A Vienna la fanno profumata

14 ottobre, 2017 | 21 commenti

Si ritorna a parlare della classifica Transparency International sulla corruzione nel mondo, dove l'Italia si collocherebbe terza in Europa dopo Bulgaria e Grecia. Trattandosi come è noto di corruzione percepita, lo strumento è semmai utile per misurare l'autostima dei popoli più che la diffusione del reato: sicché è già tanto se non ci troviamo in prima posizione. In attesa che escano le nuove pagelle mi piace offrire un contributo pedante al dibattito, di cui propongo nel seguito una prima puntata sulla situazione - quella vera - di un Paese a me molto caro: l'Austria.

***

Qualche mese si fa si apprendeva che nel villaggio di St. Wolfgang, in Alta Austria, la quasi totalità degli immobili non sarebbe in regola con i permessi edilizi, per un totale di 974 infrazioni su 1067 unità: il novantuno per cento. Una vicenda di abusivismo che come già le mazzette di Peter Hartz, lo scandalo delle centraline Volkswagen e altri più o meno noti casi di corruzione (qui un promemoria, qui un commento) hanno fatto vacillare per qualche minuto la credenza tutta italiana in un mondo tedesco baciato dal successo perché ligio alle regole.

Per restare in Austria, è leggendaria la vicenda dell'ospedale generale di Vienna (AKH) il cui costo è lievitato di 45 volte nel corso di una pluridecennale storia di tangenti, costi gonfiati, errori, malaffare e ritardi che lo hanno reso il nosocomio più costoso d'Europa, se non forse del mondo. Quando fu inaugurato nel 1994, con trent'anni di ritardo, per la sua costruzione erano stati spesi 3,12 miliardi di euro. Negli anni Novanta si ricordano i casi di altre grandi opere: l'ampliamento della metropolitana viennese, la costruzione dell'aeroporto di Schwechat e la realizzazione dell'autostrada A11 dei monti Karawanken, i cui costi lievitavano di centinaia di milioni di euro per i cartelli illegali delle aziende coinvolte e la collusione dei funzionari. Più recentemente, nel 2012, il nuovo terminale Skylink dell'aeroporto viennese è stato consegnato con quattro anni di ritardo, a quasi il triplo del costo preventivato e con un contorno di procedimenti penali per frode, appropriazione indebita, corruzione, malagestione e irregolarità di esecuzione. Nella relazione di collaudo si elencavano 3000 difetti costruttivi, di cui un centinaio «potenzialmente letali».

Nel 2010 Mark Pieth, capo del Working Group on Bribery in International Business Transactions dell'OSCE, definiva l'Austria «un'oasi di corruzione». Un anno dopo l'edizione internazionale dello Spiegel aggiornava i lettori sugli ultimi scandali viennesi definendo la capitale austriaca «un intrico di malaffare». Nel frattempo un gruppo di artisti locali trovava il modo di monetizzare l'andazzo dando vita a un Istituto di corruzione applicata (Institut für angewandte Korruption), con tour guidati nei santuari della corruzione viennese, seminari e un libro per diventare «più belli, più ricchi e più intelligenti» con le mazzette.

I casi più gravi esplodono nel nuovo millennio, come il mega-scandalo Telekom Austria, una saga inaugurata nel 2000 con sei filoni processuali a carico di politici e appaltatori di centrodestra che per anni hanno utilizzato l'azienda per beneficiare sé e i clientes. I reati vanno dalla turbativa d'asta alla manipolazione di titoli, dal finanziamento illecito ai partiti alle sponsorizzazioni non autorizzate, dalle fusioni societarie in perdita alla corruzione pubblica e privata. O come l'acquisto dei caccia Eurofighter per i quali politici e alti ufficiali intascavano dal produttore tangenti per un totale record: quasi 100 milioni di euro. Nell'affare BUWOG l'ex ministro dell'Economia Karl-Heinz Grasser (FPÖ) percepiva provvigioni illegali per centinaia di migliaia di euro sulla privatizzazione degli alloggi popolari di Vienna. Nel 2013 Ernst Strasser, già ministro degli Interni (ÖVP) e poi eurodeputato, finiva in carcere per essersi venduto come lobbista presso il Parlamento europeo. In casa SPÖ l'ex cancelliere Werner Faymann si faceva pagare dalle ferrovie e dalle autostrade dello Stato la campagna elettorale mentre era ministro dei Trasporti. Sotto il governatorato di Jörg Haider il Land della Carinzia acquistava dal sindacato nazionale tre villaggi turistici affacciati su altrettanti laghi al prezzo monstre di 42 milioni di euro (furono rivenduti pochi anni dopo a un terzo del valore), di cui oltre 700 mila euro finiti nelle casse del partito.

Non mancano gli scandali bancari. Nel crack della BAWAG (Bank für Arbeit und Wirtschaft), forziere della socialdemocrazia austriaca e roccaforte del suo centrosinistra, in pochi anni un ristretto gruppo di dirigenti bruciava quasi un miliardo e mezzo di depositi in operazioni ad alto rischio presso società di comodo ai Caraibi e prestiti insolvibili a speculatori amici, occultando le perdite ai correntisti, agli organi di controllo e all'azionista unico: quello stesso sindacato ÖGB che dovrà in seguito vendere i tre laghi carinziani, con annesse tangenti, per cercare di coprire il buco.

Ancora più tragico e rocambolesco il fallimento di Hypo Bank Alpe Adria. Nei primi anni 2000 l'istituto si lancia in speculazioni ad altissimo rischio vantando la garanzia del socio pubblico di maggioranza, il Land della Carinzia. Le cose vanno male e con la crisi perde tutto. Nel 2009 interviene il Ministero, la banca è nazionalizzata e diventa una bad bank. Il Land, a cui spetta l'onere di ripianare debiti per miliardi di euro, evita la certezza del fallimento grazie a un accordo in extremis con i creditori e a un ulteriore intervento dello Stato, che i carinziani dovranno rimborsare scontando mezzo secolo di lacrime e sangue. Il disastro Hypo Bank è costellato da un lunghissimo catalogo di reati con numerose inchieste ancora in corso: finanziamenti illeciti ai partiti, false comunicazioni, bilanci truccati, conti segreti, riciclaggio e tangenti, ma anche affari con mafie e trafficanti d'armi balcanici.

I casi qui accennati sono i più illustri, quelli la cui enormità ha reso inevitabile l'intervento della magistratura e una certa risonanza mediatica. Ma nella sostanza esemplificano, sia pure ai massimi livelli, uno stile di clientele, favoritismi e disinvoltura istituzionale che secondo alcuni non rappresenterebbe l'eccezione, anzi. Scrive Robert Brettschneider in Tu felix Austria (2012):

Ritengo che lo scandalo AKH [l'ospedale, ndP] sia sintomatico della situazione in Austria. È una storia di corruzione, economia di relazione e occultamento: cose assolutamente normali e socialmente accettabili da queste parti. Se non fosse che le dimensioni di questo progetto sono diventate così mastodontiche da far sì che anche le tangenti che quasi obbligatoriamente lo accompagnarono abbiano superato largamente la "misura tradizionale".

La «normalità» e la «accettabilità sociale» di un fenomeno hanno a che fare con la sua percezione, sicché forniscono anche una chiave di lettura della più blasonata classifica della corruzione mondiale. Qui l'Austria, quella sopra descritta, si colloca al diciassettesimo posto tra i virtuosi del mondo. Nella civiltà dell'immagine conta, appunto, l'immagine che si ha di sé.

***

Quindi? Contrordine? Non facciamocome? Elaboriamo il lutto? No. Perché come spesso accade, il problema non sta nella risposta ma nella domanda, nella proposizione stessa del problema. Se in questa puntata ci siamo presi la pena di stare al gioco triste della Schadenfreude per dare una sfoltita al senso di inferiorità nazionale, nella prossima cercheremo più pedantemente di indovinare la radice ideologica di queste competizioni senza frontiere che tanto piacciono a chi odia il proprio Paese.


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Vincesko 22 ottobre, 2017 23:09

Bell'articolo! Lo integro con:

60 MILIARDI: UNA STIMA GROSSOLANA

L’Italia genera la metà del giro d’affari della corruzione in Europa, con un costo per la collettività di 60 miliardi di euro l’anno. Questi i titoli sui giornali e telegiornali che sintetizzano il primo Rapporto dell’Unione Europea sulla corruzione, a firma del Commissario agli Affari Interni Cecilia Malmstrom. In questa notizia una grossa confusione e un triste dato di verità. La confusione sta nella cifra e nella quota italiana. Il dato di 60 miliardi di euro l’anno nasce da una grossolana stima, figlia di un curioso passaparola: nel 2004 stime mondiali indicano nel 3-4 per cento del Pil il costo della corruzione, percentuale che, applicata al Pil italiano, genera quella cifra. Chi per primo fa questo calcolo abborracciato ottiene la cifra di 60 miliardi di euro. Un numero che poi viene passato di rapporto in rapporto, ogni volta precisando che è una stima approssimativa, ma continuando nella sua fortunata carriera di unico numero disponibile. Non comparabile, tra l’altro, con il dato europeo di 120 miliardi di euro, dal cui confronto emerge infine il nostro triste primato di detentori della metà del fenomeno comunitario. Questo pasticcio segnala la bassa qualità dell’informazione, e la difficoltà di quantificare un fenomeno che, in quanto illegale, per sua natura è di difficile stima. [...]

Corruzione: come mai l’Italia sta peggio?

04.02.14

Michele Polo

http://www.lavoce.info/archives/16930/corruzione-criminalita-tangenti-burocrazia-unione-europea/

DAVIDE DE LUCA BLOG

LUNEDÌ 3 FEBBRAIO 2014

La bufala dei 60 miliardi di euro di corruzione in Italia

http://www.ilpost.it/davidedeluca/2014/02/03/la-bufala-dei-60-miliardi-euro-corruzione/

La leggenda dei 60 miliardi, stima falsa che tutti citano

–di Caterina Guidoni

21 agosto 2016

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-08-20/la-leggenda-60-miliardi-stima-falsa-che-tutti-citano-185856.shtml

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Dario 20 ottobre, 2017 23:44

Per Reporters sans frontières, la situazione della libertà di stampa a Malta (dove ieri è saltata in aria una giornalista) è "buona", mentre in Italia "problematica". Questo per dire quanto valgono i ranking mondiali....

https://fr.wikipedia.org/wiki/Classement_mondial_de_la_liberté_de_la_presse

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emanule zanette 20 ottobre, 2017 12:00

Mi fa molto piacere venire a conoscenza di questi fenomeni anche nelle nazioni cosiddette virtuose.

Loro sono molto più furbi e patriottici; impariamo da loro

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natalie 16 ottobre, 2017 10:51

La corruzione è fisiologica nell'essere umano e in tutte le società e come ogni cosa evolve e si adatta. Nei paesi arretrati è lampante, di strada ed è di fatto appoggiata dai cittadini in quanto accessibile e funzionale a tutti. In quelli più progrediti non ha più posto in strada, ma sale di livello, aggira la legge in modo occulto mentre il cittadino magari la rispetta

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Bombadillo 15 ottobre, 2017 13:12

Carissimi,

ritengo che nell'autorazzismo italiano ci sia pure una cifra snobistica: fa più chic parlare male del proprio Paese che non parlarne bene. Ovviamente, poi, mentre si disprezzano certi presunti difetti, automaticamente, ci si auto-assolve dagli stessi. Insomma, è una via facile, paradossalmente, per dar delle arie, o, quantomeno, un certo tono. La cosa che più mi mette in difficoltà, tuttavia, è, alle volte, avere a che fare con stranieri che vivono in Italia e che -beninteso: in perfetta buonafede, magari solo per fare conversazione- iniziano anche loro ad offendere l'Italia applicando i soliti luoghi comuni, convinti di farti piacere o, comunque, di intavolare una discussione che ti troverà d'accordo, in quanto sono così abituati a fare "questo gioco" con gli altri italiani (la stragrande maggioranza), che possono ragionevolmente pensare di farti cosa gradita.

Probabilmente, l'esperienza del fascismo ha segnato in negativo il nostro Paese anche sotto questo punto di vista....il pensiero andrebbe sviluppato, ma mi chiamano...

Tom Bombadillo

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lapravd 15 ottobre, 2017 16:45

Gentile @Bombadillo, è così. Uno studio dell'autorazzismo non aneddotico purtroppo manca (?).

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Il Pedante 15 ottobre, 2017 17:09

Mi permetta di segnalarLe un mio tentativo in tal senso: http://ilpedante.org/post/facciamo-come-chi-ce-la-fa

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Mikez73 15 ottobre, 2017 22:01

Carissimi, già che ci sono mi permetto di rimandare al mio pezzullo ospitato su gufy più di un anno fa (più che altro rimando e consiglio alla lettura di Bollati, di cui avevo abborracciato un patchwork):

http://goofynomics.blogspot.it/2016/05/autorazzismo-e-lotta-di-classe.html

Detto in due parole, l'autorazzismo è l'altro nome della lotta di classe, è l'odio e il disprezzo della ruling class (italiana) nei confronti del resto dello stivale puzzolente - secondo loro. In verità a puzzare è proprio questa classe di impotenti (non nel senso sessuale del termine) afflitta da un senso di inferiorità cronica: feccia montata in scranno e nulla più.

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Bombadillo 16 ottobre, 2017 17:20

...non lo so, il contagio mi pare molto vasto, non riguarda solo la classe dirigente, e non credo possa ritenersi esclusivamente indotto da essa: si vede che molti, di qualsiasi classe essi siano, trovano lo sport in questione affatto gratificante.

Il problema, piuttosto, è la mancanza di studi sociologici in argomento. Questo avviene perché, nelle scienze sociali, si verifica esattamente quello che succede in quelle dure, o nelle discipline propriamente tecniche, quando mancano i finanziamenti pubblici. Ad es., in sociologia si studia "un sacco" l'immigrazione (fidatevi: io, se pur giurista, sono a scienze politiche, "patria" dei sociologi), perché è un tema che risulta evidentemente di grande attualità, ma anche perché porta finanziamenti esterni, possibilità di carriere e/o contratti esterni, progetti, etc.

Il problema, quindi, rimane la mancanza di finanziamento pubblico, non a progetto, dell'università pubblica, per cui sono soggetti esterni, cioè le aziende, per quanto riguarda le scienze dure e le discipline propriamente tecniche, e la politica (agenzie varie, ma anche ONG, e chi più ne ha più ne metta), per quanto riguarda quelle sociali, che direttamente o indirettamente dettano la linea di ricerca.

L'orientamento, cioè, vale per la scelta dei temi, ma anche per la prospettiva in cui si affrontano.

Quest'anno forse ci daranno (almeno ai meritevoli/produttivi: ma io non chiedo di meglio che essere valutato) 3 mila euro a testa. Sarebbe già un inizio (sono 6 anni che sono di ruolo e non ho mai visto un euro), specie se poi diventasse un finanziamento a regime, e non a singhiozzo; almeno mi consentirebbe di sostituire il toner della stampante non a mie spese (sì, siamo a questo punto). Ma è chiaro che con i progetti puoi fare ben altre cifre, che ti consentono di viaggiare, di andare a congressi, di organizzarli tu i congressi, potendo invitare chi vuoi (almeno potendogli pagare il viaggio, la cena e l'albergo), etc., etc. E poi, come accennavo, c'è la possibilità di carriere, contratti, consulenze. Insomma, meno è finanziato il sistema pubblico di ricerca (specie "non a progetto"), più la politica o, comunque, chi ha i mezzi, riesce ad orientare l'attività del singolo ricercatore. E questo, lo ribadisco, sia come scelta dei temi di ricerca, che a livello di prospettiva da cui si affrontano.

Allo stato, quindi, temo che la questione dell'autorazzismo sarà trattata solo a livello amatoriale, con la consolazione che, alle volte, i dilettanti talentuosi possono dare soddisfazioni maggiori dei professionisti.

Tom

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Mikez73 17 ottobre, 2017 09:11

Già, il contagio è vasto e per di più stratificato nei secoli, ormai fa quasi parte dell'identità stessa dell'essere italiani: essere anti-italiano. Diversi anni fa in una libreria di Londra trovai una collana "umoristica" di libretti sui diversi popoli europei, che elencavano a mo' di guida turistica, o di sopravvivenza, pregi difetti e caratteristiche varie, quello sull'Italia diceva come prima cosa, in prima pagina: gli italiani sono gli unici al mondo a disprezzare sé stessi.

Quanto al ritratto che fai dell'Università italiana è davvero livido, e direi che risponde all'aureo principio: follow the money. Siamo davvero in un cul di sacco.

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Adriano 17 ottobre, 2017 19:31

Gentile @Mikez73,

nella frase finale, per rendere meglio l'immagine, lascerei perdere il sacco.

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BomberPruzzo 22 ottobre, 2017 22:12

Gentile @Adriano, per quanto riguarda l'auto-razzismo io credo che sia anche il risultato dell'iper-individualismo italico e di tutto ciò che questo comporta. A farci caso nella quasi totalità dei casi in cui si manifesta riguarda sempre gli altri, mai chi critica e questo può raggiungere, più spesso di quanto ci rendiamo conto, vette insospettabili di ridicolo. In un circolo vizioso diabolico quest'auto-razzismo poi, alimenta e viene alimentato dall'altra colonna portante della società moderna ed italiana in particolare che è la mancanza endemica del Senso della Responsabilità. Questa mancanza generalizzata è alla base della corsa perenne di tutti a scansare ogni compito o dovere dal proprio cammino per poi liberarsi la coscienza appunto facendo le pulci al vicino che si comporta ne più ne meno come noi ed accollandogli tutte le colpe per le conseguenze di questo comportamento.

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Giovanni 15 ottobre, 2017 12:25

Riflessioni su temi inconsueti, originali, fuori dal pensiero unico, come sempre. Grazie!

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Gianni 14 ottobre, 2017 22:14

La corruzione più che variare da stato a stato è parte intrinseca del capitalismo, non è stucchevole l'enorme corruzione raccontata dal Pedante, anche in Germania mi sembra che abbiano grossi problemi al riguardo, e qui finisce per essere clamorosamente smentita la narrativa di "quanto siano buoni ed efficienti i teutonici", la sostanza è che per guadagnare più quattrini mirino sempre ad incrementare lo sfruttamento delle classi lavoratrici, questo avviene sia sul piano direttamente produttivo che su quello indiretto del governo delle risorse della cosa pubblica, i due piani si vanno poi a sovraporre quando l'economia capitalistica evolve in finanziaria, e si raggiunge la vetta odierna dove gli amministratori si mettono supini al servizio della finanza internazionale, e insieme distruggono o per via "legale", o con qualche guerra, intere nazioni, fa specie però che siano in molti a malarsi di autorazzismo quando il crimine economico attuale nasce come fenomeno transnazionale, forse in questo tipo di sondaggi andrebbero inserite domande più sofisticate, sempre ammesso che non siano sondaggi tarocchi, come va di moda negli ultimi tempi.

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Il Pedante 14 ottobre, 2017 22:38

Lei ha anticipato il seguito dell'articolo.

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Gianni 15 ottobre, 2017 09:53

Gentile @Il Pedante, mi scuso se le ho spoilerato il prossimo articolo, ma ciò non toglie che lo aspetto comunque con grande interesse, approfitto per ringraziarla per le sue chiare e approfondite analisi, rimango un suo affezionato lettore.

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Mikez73 15 ottobre, 2017 22:15

Gentile @Gianni,

concordo tranne che per un punto, però fondamentale: la finanza non sta alla fine, sta all'inizio del processo. Non è un qualcosa di parassitario che infetta un corpo sano. La finanza è l'aria che viene insufflata fin dall'inizio per farlo respirare, quel corpo. Non esiste una economia capitalistica che non sia fin da subito basata sulla finanza. Nel Libro c'è scritto: all'inizio fu il prestito. Ruah.

Comunque, questa visione diabolizzante della "finanza" secondo me va smontata, perché funzionando da capro espiatorio non permette di capire come vanno davvero le cose, come gira il mondo, (casca il mondo casca la terra tutti giù per terra).

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Gianni 16 ottobre, 2017 10:53

Gentile @Mikez73, C'è finanza e finanza, quella odierna è un giro di scommesse talmente colossale che nulla ha ancora a che vedere con l'economia "reale", anzi questa finanza è un casinò dove la ricchezza prodotta viene giocata sulle piazze di New York e Londra ed il più delle volte bruciata, il gap tra il pil mondiale ed il volume delle scommesse è talmente grande che chiamarla finanza è inappropriato, non è paragonabile il finanziamento ad attività volte a creare ricchezza con questo dispositivo transnazionale, folle e criminale, che rappresenta anche una forma di esproprio delle ricchezze pubbliche e private da parte di operatori che si basano sull'idea, a mio avviso malsana di fare denaro dal denaro, i vari QE che consistono nel creare denaro dal nulla rappresentano la fine di un processo, storicamente fatto di crisi alternate ad altre crisi, sempre prodotte da questa cd finanza, il cui scopo è l'esproprio su scala globale, intendo un disegno sul lunghissimo periodo che ha come fine il dominio planetario, è così che io leggo la storia degli ultimi duecento e passa anni.

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Mikez73 17 ottobre, 2017 09:20

Gentile Gianni, certo, il problema però è che fare denaro dal denaro, a volte anche producendo nel mezzo del ciclo un prodotto da vendere, è l'essenza del capitalismo, il quale, qualunque cosa sia, è vecchio solo qualche secolo mentre la finanza c'è da parecchio prima. Il problema non è la finanza, è il capitale, volendo metterla in altri termini.

Dico solo che bisogna mettere a fuoco il problema.

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Gianni 17 ottobre, 2017 11:37

Gentile @Mikez73, "Il Glass-Steagall Act del 1933 prevedeval'introduzione di una netta separazione tra attività bancaria tradizionale e attività bancaria di investimento. In base alla legge, le due attività non poterono più essere esercitate dallo stesso intermediario, realizzandosi così la separazione tra banche commerciali e banche di investimento. A partire dagli anni Ottanta, l'industria bancaria ha cercato di convincere il Congresso ad abrogare il Glass-Steagall Act. Nel 1999 il Congresso, a maggioranza repubblicana, approvò una nuova legge bancaria promossa dal Rappresentante Jim Leach e dal Senatore Phil Gramm, promulgata il 12 novembre 1999 dal Presidente Bill Clinton, nota con il nome di Gramm-Leach-Bliley Act. La nuova legge ha abrogato le disposizioni del Glass-Steagall Act del 1933 che prevedevano la separazione tra attività bancaria tradizionale e investment banking". (citazione da https://it.wikipedia.org/wiki/Glass-Steagall_Act)

Questo mi auguro possa aiutare a mettere a fuoco il problema, giacchè molte delle attuali bolle e crisi finanziarie sono conseguenze dirette di precise scelte politiche, che a mio avviso hanno dato la stura ad una certa finanza, il cui scopo non è più quello di finanziare l'economia reale, ma appropriarsene in modi del tutto fraudolenti, oggi abbiamo a che fare addirittura con tassi negativi, per la prima volta nella storia credo, e con miliardi di dollari us ed €uro creati quotidianamente dal nulla, che neanche lambiscono l'economia reale, ma restano nei circuiti borsistici e finanziari, e anzichè creare ricchezza la distruggono .

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Vittorio Bova 14 ottobre, 2017 19:22

Grazie per questo articolo, non conoscevo tutte le "profumatissime" vicende austriache.

Attendo le parti successive e provo a dare un contributo stando al "gioco triste della Schadenfreude" (nell'ottica di opporsi all'autorazzismo naturalmente):

Visto che quando si parla della crisi si ignorano le cause strutturali e si incolpa (anche) la "coruzzzzzione" italica, ora che c'è "la ripresaaaaaaa" gli "autorazzisti" non dovrebbero concludere che la causa sia (anche) una diminuzione della "coruzzzzzione" ed essere meno autorazzisti?

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