Citizen Donald

27 gennaio, 2021 | 16 comments

Questo articolo è uscito in versione ridotta su La Verità del 22 gennaio 2021.

L'esclusione dell'allora presidente uscente degli Stati Uniti d'America Donald Trump dai più importanti social network ha suscitato critiche, entusiasmi e sconcerto. La purga, partita da Twitter il 7 gennaio durante i disordini di Capitol Hill, ha poi coinvolto anche Facebook, Instagram, Twitch, Tik Tok, Snapchat, YouTube, Shopify e, indirettamente, anche piattaforme non allineate come Parler, affondato dalla decisione di Apple, Google e Amazon di non fornire più le infrastrutture tecniche necessarie al suo funzionamento. Gli alternativi Telegram, Signal e Gab resistevano, e di conseguenza imbarcavano milioni di nuovi utenti incassando l'accusa di ospitare pericolose orde di ultradestra.

È noto che il motivo addotto di questi oscuramenti a catena sarebbe la presunta diffusione di incitamenti alla violenza e di notizie false o controverse sull'esito elettorale. È però vero che già nel primo video censurato da Twitter, Trump invitava i riottosi del Campidoglio ad

andare a casa, ora. Abbiamo bisogno di pace. Dobbiamo rispettare la legge e l'ordine. Dobbiamo rispettare le persone straordinarie che difendono la legge e l'ordine. Non vogliamo che ci si faccia male. È un momento molto difficile... è un'elezione fraudolenta, ma non possiamo fare il gioco di queste persone. Abbiamo bisogno di pace. Perciò andate a casa.

E che dopo dodici ore l'account @realdonaldtrump veniva brevemente riattivato e poi sospeso in via definitiva il giorno seguente, l'8 gennaio, a motivo, spiegava una nota dell'azienda, di due tweet nel frattempo pubblicati in cui l'ex presidente prometteva ai suoi sostenitori (nel primo) che non sarebbero stati «trattati senza rispetto o ingiustamente, in ogni forma e modo» e annunciava (nel secondo) che non avrebbe presenziato alla cerimonia di insediamento del suo successore. I censori di Twitter interpretavano questi messaggi come una «glorificazione della violenza» leggendo, ad esempio, nell’annuncio di non partecipare all’inaugurazione del nuovo mandato presidenziale la volontà di non agevolare una «transizione ordinata» dei poteri, se non addirittura un «incoraggiamento rivolto ai potenziali violenti» perché l’evento «sarebbe un bersaglio sicuro, non essendo egli presente». O ancora, nell’espressione «patrioti americani» un sottinteso «supporto a coloro che hanno commesso violenze in Campidoglio».

La tenuità del merito getta luce sul metodo. Diversi esponenti del giornalismo, della politica e del pensiero hanno espresso preoccupazioni fondate sull'entrata «a gamba tesa» delle aziende informatiche nella massima istituzione della massima potenza mondiale. Perché da lì, in effetti, è tutta in discesa, chiunque può essere colpito. Solo pochi giorni dopo, l'amministratore delegato di Twitter Jack Dorsey avrebbe infatti confermato in una conversazione trapelata online che «la faccenda andrà ben oltre un singolo account e si protrarrà ben oltre questo giorno, questa settimana e le prossime settimane, e anche dopo l'insediamento [del nuovo presidente]». Gli oltre settantamila account sospesi per avere diffuso o rilanciato tesi favorevoli a Trump, la rimozione di due messaggi dell'ayatollah Ali Khamenei in cui si definivano «inaffidabili» i vaccini prodotti in Occidente, le limitazioni imposte al canale Youtube (Google) della testata giornalistica di Claudio Messora, il ban della seguita pagina satirica "Le frasi di Osho" da Facebook, per citare solo i casi più discussi, potrebbero insomma essere la prova generale di una più sistematica operazione di reshaping in tempo reale dell'informazione e dell'opinione pubblica.

Restando nei termini istituzionali, è evidente il problema della mancata regolazione di mezzi di comunicazione che ormai si qualificano oltre ogni dubbio come servizi pubblici de facto, senza però sottostare agli obblighi e alla vigilanza riservati ad altri settori. I margini di autoregolazione di cui godono gli oligopolisti telematici stridono con la fitta trama di standard tecnici, commerciali e contrattuali con cui le authority nazionali si sforzano altrove di imbrigliare il mercato dei servizi essenziali. Questa lacuna oggi è ancora più drammatica perché le comunicazioni a distanza, dovendosi rispettare i diktat sanitari del distanziamento, sono anche imposte per legge e perciò irrinunciabili, non sono più una comodità o un passatempo. Se sui software chiusi e sotto gli occhi giudicanti di queste aziende si diffondono messaggi personali, politici e istituzionali, ci si istruisce, si siglano atti ufficiali, si celebrano processi e si riuniscono i parlamenti, non può non preoccupare che l'autorità pubblica costringa la popolazione ad alimentarne sempre più la penetrazione senza pretendere garanzie speciali.[1]

Ed è sconsolante che una parte della popolazione accetti questa assenza di garanzie nell'incredibile convinzione che lo status privatistico degli operatori conferisca loro la stessa discrezionalità del pizzicagnolo o della massaia. Perché allora non lasciare che le compagnie elettriche stacchino la corrente di chi spreca energia? O che quelle telefoniche tolgano la connessione a chi diffonde messaggi contrari ai valori aziendali? O che quelle autostradali non alzino la sbarra a chi ne critica la gestione? Le organizzazioni statali nascono precisamente per mettere in equilibrio i vantaggi di ciascuno per il massimo vantaggio di tutti.[2] Chi non riconosce questa funzione può accomodarsi nella giungla e sperare che l'orso, avendo oggi divorato il lupo, risparmierà domani i polli che lo acclamano.

***

Al di là delle simpatie politiche, la censura dell'esuberante Donald dovrebbe far suonare la sveglia per tutti. La prima lezione è che i grandi attori politici non istituzionali esistono, agiscono e sono tutto fuorché occulti. Hanno ragione sociale e partita IVA, operano alla luce del sole e sfidano in campo aperto la più alta carica mondiale brandendo i codicilli dei propri «termini di servizio». Anche senza intrattenersi sui moventi e sui diritti dei censori, l'episodio basterebbe in sé per misurare lo stato comatoso dei poteri politici nelle cosiddette democrazie occidentali, in cui i dispositivi costituzionali si lasciano battere sul tempo dai contratti online e dallo spontaneismo degli «imperativi morali».

La seconda lezione è che urge mettere una pietra finalmente tombale sulla neutralità di un terreno dove più o meno tutti, per scelta e per necessità, abbiamo affondato le radici. Stiamo giocando in casa d'altri secondo le regole e le inclinazioni di chi ci ospita, per di più in una fase storica dove la critica legittima ai messaggi più accreditati e «corretti» non tocca solo il diritto di esprimersi, ma per molti anche quello alla salute, al lavoro, alla dignità e alla sussistenza. È perciò pessima, davvero pessima, l'idea di smaterializzarsi e comprimere per decreto la vita pubblica, sociale e professionale nei feudi di pochi signori digitali. Perché ciò che è autorizzato solo nello spazio informatico esiste solo in virtù del suo essere ammesso in quello spazio. In queste condizioni, chi gestisce il palcoscenico virtuale è investito di un potere poietico che nel concedere la riproduzione ammessa delle cose non discrimina tra il vero e il falso, ma tra ciò che è e ciò che non è. Non distribuisce patenti di verità, ma certificati di esistenza. La rappresentazione del mondo diventa mondo e chi vi partecipa lo spendibile ologramma di un quarto potere che sovrasta gli altri riplasmando la cognizione con una facilità e un'efficienza che nessun governo potrebbe eguagliare.

L'ultima evoluzione della rete internet, quella di un servizio pubblico obbligato e occupato da pochi operatori che intervengono nel flusso della rappresentazione secondo regole proprie, segna insieme un punto di normalizzazione del nuovo e di superamento del vecchio. La concentrazione dei mercati telematici ha trasformato una manciata di prodotti in agorà, in luoghi pubblicamente e anche legalmente riconosciuti dove si assembrano miliardi di persone. Coi musi perennemente incollati alle schermate delle solite app, queste moltitudini replicano nella rete le dinamiche già proprie del medium televisivo: pervasività, dominio dei grandi network, omologazione dei palinsesti e dei messaggi «buoni».

Dal luogo anarchico delle origini al sogno libero della sua adolescenza, il web maturo si è allineato alla fruizione televisiva e di quest'ultima ha reclamato il ruolo anche politico, attirando a sé le attenzioni, le preoccupazioni e le brame di chi vuole incidere nell'opinione delle masse organizzandone le emozioni e i discorsi. Ma non si ferma qui. Come quella immaginata da Orwell, la televisione-rete risolve l'asimmetria soggetto-oggetto del suo antenato coinvolgendo gli spettatori e assorbendone l'identità per restituire contenuti e servizi personalizzati. E come quella, non si può spegnere, ma può spegnere chi non recita secondo i suoi copioni.

  1. Con il Digital Services Act (DSA) presentato in bozza lo scorso 15 dicembre, la Commissione Europea si è riproposta di definire le prerogative e i doveri in carico agli operatori e introdurre nuovi obblighi di servizio, anche contro la moderazione arbitraria. In astratto, il provvedimento va nell'unica giusta direzione possibile, ma impiegherà anni prima di tradursi in legge e potrebbe persino introdurre nuovi rischi. Nel frattempo il ruolo dominante delle piattaforme continuerà a crescere e a influenzare i dibattiti, la percezione del pubblico e inevitabilmente anche il processo di definizione delle nuove regole. Degna di nota è la scelta del governo polacco di dotarsi a breve di una normativa propria per contrastare le azioni censorie dei grandi social media. Il fatto che l'iniziativa parta da un Paese a guida conservatrice assai disallineato dalla Weltanschauung progressista generalmente abbracciata dall'industria digitale (ad esempio sui diritti degli omosessuali, o sull'aborto) illustra molto bene il punto ultimamente politico di queste tenzoni nominalmente incentrate sulla «libertà», la «verità», la «sicurezza» ecc.

  2. Se è vero che per la nostra Costituzione «l'iniziativa economica privata è libera», essa «non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana» (art. 41).



Wildkater 24 febbraio, 2021 15:02

Eh no, la moderazione noooo...

Reply

Wildkater 24 febbraio, 2021 15:01

Per seguire i tweets del Pedante, ormai "protetti", mi sono persino iscritto a twitter (incredibile dictu visuque!): ovviamente sono stato buttato fuori dopo solo 24 ore anche perché uso un vpn (e mica sono scemo, con i tempi che corrono...).

La vita al giorno d'oggi è dura per i selvatici...

Reply

disperato 18 febbraio, 2021 18:07

Caro disperato

vedo che lei non è più in chiaro su twitter e non scrive più sul blog, in attesa di un suo ripensamento (almeno su questo blog) le posto questo video di tale Bisanti che mi sembra divertente e utile https://streamable.com/kz4ptx

Reply

disperato 20 febbraio, 2021 17:56

Le posto anche questa intervista di Spina a Meluzzi, magari le è da spunto per un nuovo articolo.

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=332731518164793&id=869406966475430

(se è depresso però non lo guardi).

Saluti.

Reply

disperato 23 febbraio, 2021 14:56

Ovviamente non volevo rivolgermi a me stesso, l'invito era rivolto al padrone di casa IlPedante.

Va beh.

Comunque è un peccato che lei Pedante non scriva più le sue riflessioni.

Reply

il puffo 02 febbraio, 2021 15:43

Nel frattempo organizzatevi, decentralizzate tutto. Servirebbe un'istanza Pleroma del Pedante.

Reply

Andalifra 28 gennaio, 2021 16:47

In merito alla tecnologia che è alle fondamenta dei vari social network, aggiungo questa considerazione, non mia ma di Antonio Lima De Faria, che sento particolarmente vicina al pensiero precedentemente espresso e che ho appena letto: "Attualmente, un’ondata di oscurantismo si diffonde sull'Occidente colpendo sia scienza che arte in modo letale. La ragione sta probabilmente nel fatto che la tecnologia ha avuto il massimo successo nel trasformare la nostra vita quotidiana. Ciò ci ha reso, in gran misura, stupidi, rendendoci difficile percepire il pericolo che abbiamo davanti”..

Reply

Ned 31 gennaio, 2021 20:57

Gentile @Andalifra, Mi sfugge la ragione secondo la quale si può sostenere di un oscurantismo incombente o in atto su scienza e arte. Sull'arte forse, ma nelle sue forme più diffuse e popolari, mentre la scienza sta progredendo -e non uso questo termine a caso- in misura direi addirittura geometrica, nelle sue varie branche. Piaccia o non piaccia la scienza è la vera e unica speranza che ci rimane per un futuro accettabile, non certo la politica che viene meno ai suoi doveri e princìpi; e qui sta il vero problema. Scienza e tecnologia non ci hanno reso stupidi ma le aspettative fasulle alimentate e tradite dalla politica sì.

Reply

Mario M 31 gennaio, 2021 21:56

Gentile @Ned, dove vedi il progresso della scienza? Sono tutte al palo, sia quella per eccellenza, la fisica, sia quella medica, che, nonostante le ingenti risorse finanziarie a cui può accedere, non riesce a trovare terapie efficaci per le malattie degenerative.

Reply

Ned 01 febbraio, 2021 20:10

Gentile @Mario M, Nell'astrofisica con le ricerche sullo spazio interstellare, dalla paleoantropologia all' A.I., dai super conduttori all'informatica, nella fisica con i nuovi materiali, nella medicina con la scoperta di nuove molecole, ai vaccini ottenuti o che stanno per essere sintetizzati (quello per il covid è solo la punta dell'iceberg ma c'è, per esempio, anche ebola), ai farmaci sperimentali per la fibrosi cistica piuttosto che per alcune forme di sclerosi multipla. E vogliamo parlare di spazio, Marte, Elon Musk, razzi, telecomunicazioni e satelliti... ma che telo dico a fare.

Reply

Mario M 02 febbraio, 2021 03:42

Gentile @Ned, fai attenzione a non scambiare la pubblicistica alla Focus o alla Piero Angela in veri progressi. Un esempio: la sclerosi e i tumori ancora non trovano cure efficaci.

Reply

Andalifra 28 gennaio, 2021 16:21

Qui si manifesta la nostra "compartecipazione" a ciò che sta succedendo. La nostra corruzione alimenta e sostiene quella dei "demiurghi". Un esempio ulteriore e molto calzante di come abbiamo potuto permettere che la furbizia abbia preso il posto dell'intelligenza, la narrazione il posto della partecipazione, l'esclusione il posto della condivisione e, più in generale, il sovvertimento della nostra nobiltà. I processi cognitivi degradano, quelli emotivi collassano e l'unico collante tra i pezzi di quello che non è più un "individuo" così come il collante tra i membri di quello che potrebbe essere un corpo sociale si palesa come una corruzione capillare e indistinguibile

Reply

Mario M 28 gennaio, 2021 12:51

Il giurista Ugo Mattei, in svariate interviste su byoblu, ha messo in guardia e denunciato questa pericolosa deriva verso una nuova forma di tirannia. L'avvocato Lillo Massimiliano Musso dal punto di vista politico oggi è il più attrezzato per avviare e offrire un'alternativa, in tal senso sta costituendo un movimento politico, Forza del Popolo.

Reply

Pinco P, 28 gennaio, 2021 10:15

Approfitto dello spazio per condividere l'analisi del fenomeno proposta da Dario Fabbri di Limes https://www.youtube.com/watch?v=wp4ltijUrZc Trovo sempre interessante l'approfondimento geopolitico, seppure fuori dal tema della libertà di espressione, che è il vero problema.

Reply

Richi Mazze 02 febbraio, 2021 04:28

Gentile @Pinco P,

parliamone: viste le due puntate, mi sembra brillante, però non capisco alcune cose:

1) "l'economia è un discorso riservato alla periferia dell'impero" ma ha così tanto senso distinguere il potere (e i relativi obiettivi) politico da quello tecnologico e da quello economico?

2) ammesso e non concesso che internet sia nata per fini militari, si può sostenere che -in quanto infrastruttura e tecnologia- sia possesso di qualcuno? E che ogni tecnologia che ha fatto la ricchezza delle aziende della Silicon Valley sia originata dall'amministrazione americana o che comunque sia sotto ricatto di un (verosimile?) immediato smembramento via antitrust?

3) va bene che la damnatio memoriae non è un inedito perché fu già applicata nell'impero romano, ma negli USA? E, soprattutto, perché a Trump? Mi sembra che senza analizzare gli interessi economici (relativamente interni) non si riesca a spiegare.

4) "nello stato profondo americano hanno una quantità di dati su di noi senza precedenti", e ok, certamente, ma... "sbagliano assolutamente la chiave di lettura" (mentre Dario Fabbri saprebbe come fare) ?! Tutto può essere, però...

5) mi sembra che il fenomeno censorio a cui stiamo assistendo non può essere ridotto alla persona di Trump-e-quindi-tutti-gli-altri-tranquilli-come-prima: a parte il tema vaccini, solamente in questi giorni abbiamo visto azioni (temporanee o solamente paventate, certo...) verso Byoblu, Libero, Telegram, LefrasidiOsho, scenarieconomici, è di oggi qualcosa in India che non ho capito... e poi non so, non sono aggiornatissimo. Non credo che tutto sia riconducibile a Trump.

Chiedo, per capire.

Reply

Steffy 27 gennaio, 2021 23:39

A proposito di questo problema è il miglior articolo che abbia mai letto. Dieci e lode.

Reply