Ciucchi senza confini

19 maggio, 2018 | 26 commenti

Apprendo dai giornali che il Comune di Treviglio (BG) ha recentemente ritirato e mandato al macero duemila copie di un opuscolo di educazione stradale destinato alle scuole perché, in un box di approfondimento, vi si leggeva che «alcune razze sono costituzionalmente meno tolleranti all'alcol della razza bianca». Seguivano disagio, lamentazioni e sgomento. Per la preside di un istituto comprensorio presente alla conferenza stampa di presentazione, «nel 2018 leggere cose simili è inaccettabile» (Repubblica, 10 maggio). La vicesindaco si scusava e assicurava di prendere «le distanze da quella frase anche se siamo sicuri che si tratti di un errore compiuto in buona fede». In quanto al sindaco, nel rivelare che la nozione era ripresa una pubblicazione dell'Istituto Superiore di Sanità, non intendeva rivendicarne così la correttezza ma, anzi, la giudicava «fuori luogo e inopportuna» (Corriere della Sera, 10 maggio). E annunciava: «chiederemo all'ISS di cambiarla».

Per tradurre queste reazioni occorre innanzitutto rilevare che quelle parole non sono inaccettabili «nel 2018». Sembrano piuttosto esserlo per chi vive nel 2018. Perché non risulta che quest'anno la genetica del metabolismo dell'etanolo sia cambiata rispetto all'anno scorso né, per quel che sappiamo, ai decenni o ai secoli precedenti. La variabilità interetnica degli effetti dell'alcol sull'organismo è un fatto documentato e analizzato da studi internazionali numerosi ancorché sfuggiti, per qualche ragione, al vaglio dei revisori trevigliesi.

Tra i primi, nel 1972, lo psichiatra Peter H. Wolff osservava su Science che «giapponesi, taiwanesi e coreani, dopo avere assunto quantitativi di alcol che non hanno alcun effetto rilevabile sui caucasoidi, reagiscono con un marcato flushing facciale [vampate di calore al volto, n.d.P.] e lievi o moderati sintomi da intossicazione». Con lo sviluppo dell'approccio genetico (Goedde et al. 1979; Agarwal et al. 1981), si è scoperto che nell'organismo di individui appartenenti a ceppi etnici diversi agiscono varianti genetiche (alleli) e dosaggi diversi degli enzimi deputati alla digestone dell'alcol e dei suoi sottoprodotti: l'alcol deidrogenasi (ADH) e l'aldeide deidrogenasi (ALDH). Si è così osservato, ad esempio, che nei popoli dell'Asia orientale l'insorgenza più rapida e violenta dei sintomi da intossicazione etilica si accompagna a una prevalenza degli alleli ALDH2*2 e ADH1B*2. O che l'allele ADH1B*3, prevalente nei popoli dell'Africa, si assocerebbe «a una più rapida eliminazione dell'alcol e a una risposta più intensa all'alcol negli individui di retaggio africano» (Wall et al. 2016), a conferma dei risultati sperimentali che mostrano una «reazione più forte» agli alcolici da parte dei bevitori afroamericani rispetto ai loro omologhi di discendenza europea (Pedersen et al. 2014). O ancora, che che negli individui di pelle nera un consumo moderato di alcol in età adulta e geriatrica non produrrebbe i benefici ipotizzati nei bevitori bianchi (Jackson et al. 2015). La composizione del pool enzimatico si è inoltre rivelata essere un utile strumento esplicativo e predittivo della tendenza all'abuso di sostanze alcoliche negli individui appartenenti a etnie diverse. In generale, dove il metabolismo produce effetti più spiacevoli e intossicanti si registra una minore propensione alla dipendenza da etanolo (Chen et al. 1999; Kuo et al. 2008). Proprio la maggiore «tolleranza» agli alcolici contribuirebbe così a spiegare il più alto tasso di etilismo presso le popolazioni di razza europoide o caucasica, cioè bianca.

Ora, perché tutto ciò deve destare scandalo? La capacità di «reggere» gli alcolici non è una qualità morale, non rende le persone o i popoli migliori. Come non li rendono migliori (o peggiori) il colore della pelle, la foggia degli occhi, la forza fisica o le dimensioni del cranio. Sono caratteristiche fisiologiche che ciascuno riceve alla nascita, senza colpa né merito. Sicché l'offesa agli uomini non può consistere nel rimarcarne le differenze ma, casomai, nel disconoscerle, nel privarli della loro identità più profonda e granitica, quella genetica, per annichilirli nell'indistinzione di un'idea. Se è vero che molti popoli del mondo sono afflitti da diseguaglianze e discriminazioni, la via per difenderne i diritti non può essere quella di levar loro anche il diritto di essere sé stessi.

***

Ennesimo paradosso del «politicamente corretto», la vicenda dell'opuscolo di Treviglio illustra bene alcune delle più recenti e contraddittorie concettualizzazioni somministrate all'opinione pubblica. Da un lato, per come è stata raccontata da diversi giornali, soddisfa in pieno i requisiti di una «lotta alle fake news» a lieto fine, dall'incriminazione di un messaggio e della sua presunta e sottintesa aggravante discriminatoria («hate speech») alla censura finale con annesse scuse di chi lo ha diffuso. Si è però visto che la nozione non era «fake» e, quindi, nemmeno priva di una sua utilità nel contesto. Ciò che l'ha resa «inaccettabile» era piuttosto la sua mancata conformità a un sistema di valori, a un esprit du temps che si riflette nel progetto politico di integrare (leggi: assimilare) le minoranze etniche presenti nel nostro Paese e di contrastare le sempre più diffuse critiche ai protagonisti, alle modalità e/o ai numeri dell'immigrazione. Confermando così che, in questo come in altri ambiti, le fake news sono «false» perché - vere o false che siano - minacciano di falsificare gli obiettivi e i messaggi di chi ha il potere di perseguirle. E che il loro ammennicolo serve a conferire i crismi dell'incontestabilità fattuale a un fine politico contestabile e soggettivo.

Dall'altro lato, non si può non rimarcare che la censura con ignominia di una nozione ripetutamente suffragata dalle migliori conoscenze scientifiche, avvenga proprio negli stessi mesi e negli stessi contesti in cui si assiste a un'esaltazione pubblica senza precedenti de «la scienza» come criterio supremo della conoscenza e del diritto. Di una scienza le cui «evidenze» devono trionfare su tutto: sulle opinioni e sulle libertà dei singoli, sui parlamenti e, quindi, sui fondamenti del governo democratico e repubblicano. Perché la scienza, dicono, «non è democratica». Ma nel caso osservato, un'asserzione scientifica consolidata diventava invece «fuori luogo e inopportuna» non portando acqua all'universalismo omologante, più che tollerante, del vertice. Ciò sembra suggerire che «la scienza» e «la verità» servano a fingere l'universalità degli obiettivi particolari di chi le brandisce («vota la scienza») e a relegare i critici nella gogna della «bufala», del «complottismo» e dell'«odio». Che siano cioè «non democratiche» finché servono a interdire la coesistenza democratica delle opinioni. Diversamente non servono, danno anzi fastidio.


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The Max 31 maggio, 2018 10:52

Ma quindi dire che le donne reggono meno l'alcol sarebbe sessismo?

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Bombadillo 27 maggio, 2018 23:44

Carissimi,

mi scuso per l'intervento o.t., ma la situazione mi pare tanto significativa da meritare che in questa sede se ne lasci una traccia.

La maschera è calata, e il re (minuscolo) è nudo.

E' difficile fare previsioni: il rischio di essere, poi, smentito dai fatti è considerevole. E tuttavia oggi sono di ottimo umore per quanto accaduto e voglio crederci e sperarci.

Il trucchetto dello spread, col quale ci hanno regalato Monti e il suo Governo -per me, politicamente, il male assoluto-, non potrà funzionare due volte. Gli italiani hanno già espresso la lora opinione su quel Governo, e sappiamo il partito Scelta Civica che fine ha fatto.

Furba la scelta di Cottarelli, per tentare la parte peggiore dei 5s, quella del "se sò magnati tutto", ma non credo che l'operazione riuscirà e, forse, si risoverà solo in un argomento da (prossima) campagna elettorale: "dite che volete il taglio dei costi e intanto non avete votato Cottarelli".

Forse sarà un'occasione di evoluzione per i 5s.

In ogni caso, credo che 5s, Lega, e, se si smarca (come pare) da FI, anche FdI, cresceranno ancora alle prossime elezioni autunnali, probabilmente anche manifestando in campagna elettorale idee più propriamente volte al rilancio dell'economia mediante il sostenimento della domanda, in spregio a qualsiasi vincolo contrario.

Il PdR, poi, di fronte a una maggioranza ancora più ampia, non credo che reitererà il suo comportamento odierno, perché rischierebbe davvero conseguenze ex art. 90 Cost., che invece allo stato mi paiono improbabili.

Certo, la mia speranza è che non si butti il bambino (perseguimento di una stretta collaborazione tra gli Stati europei) assieme all'acqua sporca (della disattivazione dei diritti di prestazione costituzionali mediante euro e vincoli connessi). Ma l'essenziale rimane che l'acqua sporca, anzi, avvelenata, finalmente si butti. E, per la prima volta, inizio a credere che possa avvenire.

Siccome, però, un poco di scaramanzia non ha mai ucciso nessuno, ci metto un bel punto interrogativo.

E' l'inzio della fine?

Tom Bombadill - Tom Bombadillo

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Chinacat 29 maggio, 2018 21:27

Gentile @Bombadillo,

"E' l'inzio della fine?"

Per la Democrazia parlamentare come la conosciamo noi, assolutamente si. C'è voluto un po' di tempo ma ci siamo arrivati: il colpo si stato in diretta. Dopo il travolgente successo del colpo di stato del 2011, perchè non fare il bis? Oddio, non che la cosa preoccupi molto il popolo italiano ed i loro rappresentanti: tutti tranquilli e soddisfatti. Lo è Mattarella, che lo ha tecnicamente portato a termine; lo sono i rappresentanti politici, che hanno incassato il colpo come se fosse tutto normale; lo sono gli italiani, i quali agognano l'ombrellone, con o senza Democrazia. Fatte le debite differenze e proporzioni, l'unico precedente storico è quello del 28 ottobre 1922. All'epoca usarono i manganelli, oggi basta lo spread. Che ha funzionato due volte e se sarà necessario funzionerà ancora.

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Bombadillo 31 maggio, 2018 23:09

Caro Chinacat,

invece pare proprio che gli italiani -in netta maggioranza, nonostante il tentativo in senso contrario dei giornaloni- non se la siano bevuta, e che Mattarella abbia dovuto fare retromarcia.

Ovviamente, la strada è ancora lunga, in salita e irta di ostacoli, ma non mancano motivi per essere ottimisti, rispetto alla possibilità di un recupero delle libertà positive costituzionali, attualmente compresse oltremisura dall'adesione acritica al paradigma liberista che, come sappiamo, conviene solo ai rentier.

Mi pare che, allo stato, possiamo concludere che la gente può essere poco stupida per molto tempo o molto stupida per poco tempo, ma mai molto stupida per molto tempo.

Tutti quelli che volevano capire hanno capito: quelli che si ostinano a non capire è perché non vogliono, per via della loro adesione ideologica, magari in perfetta buona fede, a quei partiti che hanno voluto questa situazione di "commissariamento" dell'Italia.

Vedremo se con questo Governo il pilota automatico liberistico-deflattivo rimarrà niserito oppure no.

Incrociamo le dita.

Tom

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Chinacat 02 giugno, 2018 21:43

Gentile @Bombadillo, personalmente non credo che gli italiani siano più o meno stupidi di altri popoli. Ma allo stesso tempo sono forse più "manipolabili" di altri popoli e questo per motivazioni storiche che risalgono molto indietro nel tempo, non certo per stupidità.

Sono contento che il tentato colpo di stato sia andato male (per adesso) ma è pur sempre stato un tentativo di colpo di stato: soft quanto vogliamo ma che se fosse avvenuto, per dire, nel 1960, avrebbe avuto un esito ben diverso. Pensi alle reazioni innescate nel 1953 dalla "legge truffa": sciopero generale, scontri violenti in tutte le città italiane, manifestazioni a raffica, parlamentari presi a manganellate dagli "scelbotti" e via di seguito.

Cos'è cambiato?

Una precisazione: "ma mai molto stupida per molto tempo." Ne siamo sicuri?

Polibio, il famoso storico greco che studiò da vicino la Repubblica Romana, scrive nel libro VI

"Quello che presso gli altri popoli è oggetto di biasimo, cioè la superstizione religiosa, è ciò che mantiene la coesione dello Stato romano, nel quale tale elemento è stato introdotto IN OGNI ASPETTO della vita privata e pubblica".

L'Europa e l'euro come superstizione religiosa. Se ti opponi pubblicamente sei tacciato come pazzo od eretico mentre privatamente il tuo mutuo sulla casa sale del 100.000%.

E precisa Polibio

"Ma poiché le masse sono leggere, avide, sfrenate, irragionevolmente colleriche, inclini alla violenza passionale, non resta che tenerle a freno CON IL TERRORE DI ENTITA' CHE NON SONO VISIBILI e con altre simli imposture".

Funzionava all'epoca con i fulmini di Giove, funziona oggi con i fulmini della BCE, che oltretutto hanno il vantaggio di essere visibili. Giove al massimo poteva fulminare due o te persone; Draghi, se spegne i bancomat e chiude le banche come ha fatto in Grecia, fulmina una nazione.

Chinacat

PS

La citazione di Polibio è tratta dal libro "Giulio Cesare. Il dittatore democratico" di Luciano Canfora.

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Mario 21 maggio, 2018 20:55

In America fanno le statistiche ufficiali per razze per istruzione e criminalità ad esempio. Criminalità : primo posto per i negri, secondo ispanici, terzo bianchi, gialli ultimi. Istruzione: primo posto gialli, secondo bianchi, terzo ispanici, ultimo negri.

Nessuno ha niente da ridire al governo americano, Chissà perché in Italia si fanno queste sceneggiate...?!

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Il Pedante 21 maggio, 2018 21:39

Si è fatto ampio uso di quelle statistiche in un articolo precedente: http://ilpedante.org/post/indios-veros-homines-esse-la-razza-unica

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hanzojam 25 maggio, 2018 10:34

Gentile @Mario, criminalità e istruzione sono largamente dipendenti da fattori sociali e quindi culturali, mentre la capacità di metabolizzare intossicanti è prevalentemente biologica/genetica.

insomma il tuo paragone non c'entra.

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The Max 31 maggio, 2018 11:02

Gentile @hanzojam, vi sono componenti genetiche legate a comportamenti più o meno violenti. Lo si vede chiaramente nei primati e lo si riconosce anche nell'uomo, pertanto non è possibile escludere che una particolare etnia possa essere più o meno incline a comportarsi in un certo modo, magari derivando dall'ambiente in cui tale etnica si è evoluta.

D'altra parte una società in cui vige la 'legge del più forte' premierà chi adotta azione violente e competitive e punirà che adotta azioni cooperative, portando in generale ad una preminenza delle prime sulle seconde.

Ovvio che il comportamento individuale poi dipende molto anche dall'ambiente e non è determinato solo dalla genetica, ma vale lo stesso discorso per l'alcol, una etnia che regge poco l'alcol può determinare un ambiente in cui bere alcol è moralmente riprovevole e quindi arginando questa carattarestica genetica.

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Gianni 21 maggio, 2018 15:02

Stiamo diventando prigionieri, non tanto delle parole quanto dell'uso distorto che viene promosso a livello mediatico, da cui si fa strada poi nel parlare quotidiano delle genti, ci misero millenni i nostri avi per dare un nome alle cose, affinandosi nell'arte della comunicazione, noi oggi stiamo buttando alle ortiche quegli sforzi, e il senso dei termini cambia nel suo opposto in men che non si dica, segno dell'ambiguità dei tempi e della manipolazione a cui siamo sottoposti da scienziati della comunicazione, quelli che sanno che la ripetizione è ciò che crea il senso, in questo caos nulla perde valore più della scienza, anch'essa tirata di quà e di là da interessi contrastanti, ma sempre e comunque privi del costrutto necessario.

Razza è una di quelle parole il cui senso è cambiato insieme alle parabole che hanno segnato il percorso di chi ne fece un uso improprio, nel bene come nel male, rendendola infine tabù.

Confesso che non ho mai sopportato nè compreso chi usasse il termine "parolacce", davvero non mi sono mai capacitato di come si potesse dare significato morale alle parole, eppure questo leit motif ci accompagna da secoli, rendendoci ben poco "scientifici" ma molto e disperatamente ottusi.

Ci sono delle differenze etniche evidenti, negarlo è da stupidi, ora io non so bene in merito all'alcool quali siano, ma osservando quante queste esistono a livello di individui non mi preoccupa sapere che esistano anche a livello di codice genetico, anche se rimaniamo ovviamente a livelli teorici, cioè di medie che nella realtà sono solo buone per le statistiche, trovandosi nei fatti molti singoli casi del tutto discordanti.

Ogni era storica ha i suoi preconcetti ed i suoi tabù. come anche i suoi miti, il dramma del nostro evo contemporaneo è che certi miti vengono, forse per la prima volta, impiantati dall'alto ed in tempi fin troppo rapidi, troppo persino per la durata delle singole generazioni, costrette a mutare di segno nell'arco delle singole vite, e quando è troppo è davvero troppo, perchè il senso comune dovrebbe svolgersi e diffondersi orizzontalmente e dal basso verso l'alto, quanto accade a noi oggi è dimostrazione del totalitarismo di cui siamo vittime, è non esiste totalitarismo vero che non voglia imporre i suoi artificiali significati.

Quanto ci propone Mr. Pedante è il sintomo di quanto questo totalitarismo, il falsamente chiamato politicamente corretto, si stia facendo strada nelle menti di molti, menti ridotte quasi a stato virgineo da un lavorio mass-mediatico in corso da almeno un secolo buono.

Ricordo che l'eroina, prodotta dalla Bayer, al suo esordio fosse commercializzata come la panacea, penso che tutti sappiamo come tale vicenda è finita, nell'800 fecero due guerre per imporre l'apertura dei mercati Cinesi all'oppio mentre è da decenni che il cd Mondo Occidentale combatte la "Guerra alla Droga", negli ultimi cento anni abbiamo assisitito alla messa fuori-legge della Cannabis, mentre oggi se ne sta nuovamente promuovendo la produzione ed il commercio, decantandone i vantaggi, persino sotto l'aspetto fiscale.

Per non provare scandalo di fronte alle nuove suggestive versioni di fatti e parole occorre salvaguardare la memoria, studiare la Storia per poterla sbattere in faccia a chi ama adeguarsi al "nuovo" che avanza, al "non c'è alternativa" dimostrando fatti alla mano che queste formule siano semplicemente inganni, per altro non nuovi nella forma come nella sostanza.



Persino la Scienza muta incessantemente e quando è vera sa prendere atto dei propri precedenti abbagli, ma a fronte di serie teorie che trovino verifiche robuste e replicabili, in una sola parola dimostrabili, ma nel dibattito odierno è diventata una scienza opinabile e di cui si possono presentare mille diverse e contradditorie versioni, persino da scienziati con tanto di curriculum internazionalmente riconosciuto, il che non sempre costituisce motivo di vanto.

In quest'aurea che ci circonda dove è dato a tutti poter dire la propria e senza doverne dare dimostrazione, le vere vittime sono la Modestia e la Memoria, le autentiche basi di una buona Scienza.

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Porcograsso & Vannacena 21 maggio, 2018 13:23

Il problema del termine "razza" è tanto grave quanto stupido. Perlomeno parlandone da antropologo (fisico): basta mettere in fila tre crani: uno di un mongolico, uno di un negroide e uno di un caucasico: le differenze le può constatare anche un bambino. Una volta una signora mi disse scandalizzata "... ma così ci considera come le mucche da carne!". Io le risposi di sì. Con la differenza che delle mucche da carne si possono stilare delle differenze di qualità dal punto di vista organolettico e in ultima analisi gastronomico. Con le razze umane non si può e non si deve fare: siamo semplicemente la stessa straordinaria specie senziente adattata in luoghi diversi, punto e basta. Non esiste una "superorità" di razza. E questo gli antropologi lo sanno bene. A meno di non essere "poltically correct" come gli anglosassoni (e moti colleghi italiani) che non parlano neanche più di "race" o nemmeno di "ethnicity": non ne parlano e basta. Ma per loro non esiste neanche più la parola "sex" ma altresì il termine "gender". Io ho, ad alcuni di loro, pazientemente spiegato che quando si ha uno scheletro sul tavolo anatomico si può ipotizzare, più o meno sicuramente, la presenza o meno, in vita, di un pene. Pero come il soggetto l'adoperasse... beh, bisognerebbe rivolgersi a un bravo spiritista, ma certamente mai ad una antropologo, "politically correct" o meno.

Saluti e grazie di questa nuova riflessione!

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Il Pedante 21 maggio, 2018 14:45

La ringrazio per la preziosa testimonianza. Assistiamo evidentemente a un tentativo radicale di emendare i mali della realtà negando la realtà, che è come suicidarsi per non ammalarsi più.

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AlbertoM 25 maggio, 2018 02:36

"emendare i mali" cambiandone il nome: perfetto a questo proposito il monologo di George Carlin

https://www.youtube.com/watch?v=o25I2fzFGoY

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кит-кот 21 maggio, 2018 09:09

Sposto la conversazione da tw a questa sede.

Lei ha svolto sicuramente un encomiabile lavoro esplicitando gli studi e le ricerche in materia (4 dei quali son riuscito a scaricare e che -temo- occuperanno molto del mio tempo per la lettura e lo studio).

Premetto che non ho letto l'opuscolo in questione: quindi mi chiedo se nel medesimo fosse riportata la bibliografia che lei fornisce; se fosse chiesto ai destinatari di leggerla con competenza critica (ad es. nello studio di Pedersen et al. a p. 8 trovo il paragrafo "Limitations and Future Directions"); se nel medesimo opuscolo fosse chiarito che, filogeneticamente, il concetto di "razza" non ha cittadinanza in biologia.

Mi pare fosse più opportuno lasciare alla Scienza i suoi studi e le sue discussioni - piuttosto che fare "lascienza" formato "educazione stradale". Mi chiedo se non fosse più opportuno e corretto scrivere «alcuni individui sono costituzionalmente meno tolleranti all'alcol» - infatti, io sono, caucasico e poco tollerante all'alcol e non sono l'unico. In merito all' "esprit du temps" ci si dovrebbe domandare perché si sente l'irrefrenabile desiderio di fare certi "approfondimenti" fuori dal contesto che sarebbe la loro naturale sede così come di censurali tout court. Appunto è l' "esprit du temps" ed è uno spirito esiziale.

P.S. "lascienza" è la versione acritica e fideistica della Scienza.

Fare scienza vuol dire interrogarsi ed anche -spesso- fallire nel formulare risposte.

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Il Pedante 21 maggio, 2018 13:21

Gentile lettore, registro purtroppo che Lei insiste nel voler dare a un Suo personale - e rispettabilissimo - fastidio una dimensione scientifica e oggettiva. "Gli studi e le ricerche in materia" non sono 4, ma centinaia: provi a digitare "racial dehydrogenase alcohol" su Google Scholar. Del resto, non si capisce perché si possano avere pigmentazioni della pelle ma non altre caratteristiche fisiche diverse. Il fatto poi che si tratti in tutti quei casi di conclusioni scientifiche soggette a possibile revisione e falsificazione non rileva in quanto ciò è proprio della ricerca scientifica in definizione: applicandosi a qualsiasi nozione, non qualifica la specifica nozione qui documentata. Anche che il "il concetto di razza non ha cittadinanza in biologia" è un'affermazione apodittica. Se alcuni autori lo utilizzano per fini tassonomici significa che quel concetto è presente, atteso che altri lo possano rifiutare. In quanto all'"irrefrenabile desiderio di fare certi "approfondimenti" fuori dal contesto" è una sua interpretazione politica. Se la razza, o etnia, o ceppo fenotipico, o lo chiami come Le pare, a cui io appartengo ha intolleranze particolari o è esposto a rischi particolari, a me interessa saperlo. A Lei no, è legittimo.

So che non La convincerò, ma almeno a beneficio degli altri lettori esprimo il timore che qui si vada a parare nel primitivismo epistemologico dei giornali dove ci si interroga se "esistono le razze". Che è una stupidata. Le tassonomie sono convenzioni arbitrarie per definizione. Tutte, di qualsiasi tipo. Possono essere più o meno utili nel contesto e più o meno precise nella loro definizione. Ma "esistono" nella misura in cui qualcuno le adotta. Possono certo suscitare in individui o gruppi sociali delle sensazioni e reminiscenze negative. Ciò va però affrontato sul piano culturale, non cercando di smussare o contestare la realtà.

La mia posizione è che i tabù siano il rovescio dei feticci: dove c'è l'uno c'è l'altro. E credo che le diversità fisiche siano, al pari di quelle culturali, un patrimonio da conoscere e conservare. Se qualcuno, oggi o in passato, ne ha fatto uno strumento di discriminazione e oppressione, va condannato.

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кит-кот 21 maggio, 2018 18:04

Gentile @Il Pedante,

La ringrazio per la cortese risposta. Vorrei farle però presente che non è mai stata mia intenzione asserire che esistano solo 4 studi - legga attentamente il mio commento - né tanto meno negare che esistano varietà fenotipiche o differenze all'interno della specie umana e in alcun modo desidero smussare o contestare la realtà. Il patrimonio genetico è diverso per ogni individuo (fatta eccezione, credo, per i gemelli omozigoti).

Per quanto riguarda la mia frase "il concetto di razza non ha cittadinanza in biologia" mi riferisco ai seg. passi:

"Dal punto di vista statistico la variazione genetica all'interno di uno stesso gruppo è mediamente maggiore di quella tra gruppi diversi (Lewontin, 1972; Nei e Roychoudhury, 1974). Se consideriamo geni singoli, tutte le popolazioni o i gruppi di popolazioni si sovrappongono, dal momento che tutti i geni sono presenti in quasi tutte le popolazioni, anche se in proporzioni diverse; perciò nessun gene singolo è sufficiente per classificare le popolazioni umane in categorie sistematiche.[...] Minimi cambiamenti nei geni studiati o nei metodi di analisi fanno spostare alcune popolazioni da un raggruppamento all'altro; solo le popolazioni «storiche», cioè quelle selezionate per il loro lungo insediamento e il loro basso grado di mescolanza, conferiscono maggior compattezza ai raggruppamenti e maggior stabilità all'albero filogenetico."

Luigi Luca Cavalli Sforza, Storia e geografia dei geni umani, Milano, Adelphi, 2a Ed 2005, pp. 33-34

Leggo ancora:

"Razza. Termine vago, qualche volta equivalente a sottospecie, qualche volta corrispondente ad un termine di un polimorfismo genetico entro una popolazione."

Douglas J. Futuyma, L'evoluzione, Bologna, Zanichelli, 5a Ed,p. 423

Ma si leggano anche pp. 258-261 del medesimo volume così come

p. 365 e pp. 375-377 del volume di

Mark Ridley, Evolution, Oxford, Blackwell Publishing, 3rd Ed.

Inoltre, dei sette studi che lei cita, nei 4 che ho scaricato non viene mai menzionato il termine "white race".

In Jackson et al. (2015) ed in Pedersen (2013) viene usato il termine "race".

Ed in Jackson viene specificato, nel paragrafo riguardante la metodologia adottata, quanto seg.:

«Race/ethnicity. Participants were asked, “What race or races do you consider yourself to be?” They then self-identified as 1 or more of the following categories: White, Black or African American, American Indian/Alaska Native, Asian, and multiple race.»

Per quanto mi riguarda il vocabolo "razza" può tranquillamente venir usato, sebbene mi sembri opportuno specificare l'accezione con la quale lo si usa.

In ultimo spero di farle cosa gradita segnalandole il seg. studio (che non smentisce minimamente gli studi da lei citati), ma che a mio avviso è interessante da leggersi:

Hui Li et al., Diversification of the ADH1B Gene during Expansion of Modern Humans

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3722864/

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Bombadillo 21 maggio, 2018 03:28

...sì, vabbé, Myollnir, ma francamente non si può scrivere che "quella ebraica non è una razza ma una cultura".

Se c'è una razza (rectius: etnia) al mondo, un popolo numericamente ristretto che ha praticato nei millenni l'endogamia, è proprio quello ebraico.

L'ebreo, per l'ebraismo, è ontologicamente differente dal non-ebreo, nasce con un'anima in più, una scintilla divina in aggiunta, rispetto all'essere umano che ebreo non è, e al quale, infatti, non è richiesto di osservare i 613 comandamenti (del resto, come potrebbe un essere umano privo di "doppia anima" portare un peso tanto gravoso?), ma solo 7 (insomma, le leggi noachiche).

Per questo gli ebrei non hanno mai provato a convertire nessuno e, viceversa, sono sempre stati molto selettivi nell'accettare conversioni: a esito delle quali, è Dio che concede al convertito la seconda anima che lo rende ebreo: non è una questione di credenze ma di "dna". L'ebraismo, infatti, si trasmette eriditariamente (per altro, però, solo per linea femminile).

Il figlio di due mussulmani, di due cattolici, di due indù, che dovesse essere rapito il giorno della sua nascita, non eredita la religione dei suoi genitori. Il figlio di madre (di madre, non di padre) ebraica, invece, sarà comunque ebreo, anche se cresciuto sin dal primo giorno da mussulmani, magari sauditi, e convinto mussulmano pure lui.

Allo stesso modo, l'ebraismo non si può abiurare. Un ebreo che non crede in Dio, o che magari si converte al cattolicesimo o altro, rimane ebreo: suo figlio -come abbiamo capito, se si tratta di una donna- è considerato ebreo e non ha alcun bisogno di compiere il complesso passaggio di conversione formale che serve, appunto, perché Dio doni al convertito non ebreo di nascita la sua "seconda anima", che invece lui già ha.

Ma lasciamo la parola ad un rappresentante del popolo eletto:

"22) Chi frequenta una donna non ebrea, di solito, è un ebreo non osservante, poiché se lo fosse, non la frequenterebbe. In questo caso, l’unico scopo della conversione sarebbe quello di calmare la coscienza dell’ebreo non osservante che la vuole sposare. E’ quindi assurdo pretendere che la sua fidanzata osservi le Mitzvot che lui stesso – per il quale lei si sta convertendo – non è osserva.

23) Sposarsi con una donna non Ebrea è una terribile calamità per il popolo ebraico, perché un Ebreo, qualsiasi cosa faccia, o capiti, rimane sempre un Ebreo. C’è un solo modo per un ebreo di cambiare e diventare non Ebreo: se si sposa con una donna non ebrea. Invece di dare alla luce figli Ebrei, genera dei non Ebrei (questi figli che dovevano essere Ebrei - non lo sono) contribuendo a continuare il genocidio che tanti nemici hanno perpetrato nel corso della storia. Questi ci hanno distrutti fisicamente, i matrimoni misti ci uccidono spiritualmente. Il risultato è lo stesso: ci sono sempre meno ebrei nel mondo.

24) L’unica soluzione utile per evitare i matrimoni misti, è quella di dare ai nostri figli una forte educazione ebraica fin da piccoli, così da assicurare la continuità in età adulta.

Rav Elie David Borenstein

Questa la fonte: http://www.chabad.it/Articolo.asp?id=4449

Poi, chiaramente, l'ebraismo non esiste: non esiste, cioè, come forma monolitica, ma è diviso in una miriade di scuole, correnti, linee di pensiero, e non è detto che tutti siano severi come il nostro amico che ti ho citato, che tuttavia, se pur in casi limite, lascia comunque aperta la porta ad una possibilità di conversione, con tanto di dono di "seconda anima" e nuovo dna ebraico trasmissibile (appunto, donato da Dio al convertito).

D'altronde, lo stesso San Pietro dovette essere rapito in estasi e avere quella "bizzarra visione" in cui Dio gli chiedeva di mangiare animali immondi, prima di capire che il cristianesimo era per tutti, e non, come lui giustamente con la sua mentalità ebraica aveva ritenuto, solo per gli ebrei.

Attenzione, però: con questo non voglio assolutamente sostenere che qualcuno dei loro rabbini avrà davvero mai teorizzato che noi (nel senso di tutti gli esseri umani non-ebrei) siamo solo animali parlanti, che ci sono gli animali in forma animale e quelli in forma umana (cioè noi), e che entrambi sono stati creati solo per servire gli ebrei o, ancora peggio, il classico "il migliore dei non ebrei uccidilo".

Evidentemente, si tratta di invenzioni dei soliti criminali antisemiti, alle quali ti esorto vivamente di non credere.

Ci sarebbe qualcosa da aggiungere, poi, su la razza ariana, che ovviamente era una razza (rectius: etnia), sicuramente al tempo del nazismo, anche in questo caso per via di una rigida endogamia, che probabilmente fino alla fine del secolo scorso avrà resistito, in India, almeno nei paesini rurali più periferici.....e che, altrettanto ovviamente, non ha niente a che vedere coi tratti nordici: i tedeschi non sono ariani, e, del resto, la stessa idea di una popolazione che, dalle élite all'ultimo suo strato sociale, sia ariana è una contradizione in termini, visto che ariano, in sanscrito, significa nobile (riferito alla prime due caste: quella sacerdotale e quella guerriera).

E mi fermo qui, perché ho sonno.

Ciao.

Tom

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Myollnir 21 maggio, 2018 14:13

Gentile @Bombadillo,

Grazie per la risposta, che è molto colta e ben scritta, come sempre, ma non coglie il punto: il fatto che alcuni ebrei PENSINO di essere una razza, eletta o meno, non implica che lo sia; d'altra parte anche se è stata per secoli, e probabilmente ancora è, una comunità tendente all'endogamia, non ha creato un fenotipo ebraico, sicché, lo ammetterà, non è possibile vedere uno e stabilire immediatamente che è ebreo, salvo che indossi la kippah o abbia i boccoli davanti alle orecchie. Infatti il fenotipo esiste, nelle caricature dell'antisemitismo non solo tedesco, ma io personalmente non ho mai conosciuto un ebreo che gli somigliasse - enorme naso adunco, gobbetta, occhio torvo, capello corvino e sfregamento continuo delle mani, abituate a contare soldi. Non sono neppure un sottogenere morfologico, come ad esempio fra gli Africani sono gli Etiopi (presente Bob Marley?) o i Watussi (presente Leni Riefenstahl?).

Anzi, visto che in questo blog gli ebrei vengono maltrattati più spesso che no, almeno nei commenti, vorrei qui spezzare una lancia su una caratteristica che qui dovrebbe piacere, e che hanno semmai in comune con gli zingari - altri perseguitati dal nazismo, e scommetto che allora non erano tutti intenti a rubare il rame o a svaligiare gli appartamenti. Parlo del fatto di mantenere nei secoli, e nonostante i pogrom, le loro tradizioni orali, linguistiche, alimentari, religiose - anche quando non fossero religiosi: insomma proprio il contrario del mondialismo che qui gli si addebita. E non rifiutando con ciò le leggi degli Stati che li ospitavano, a differenza di chi oggi vorrebbe imporre la sharia in Europa e ha avviato le ronde islamiche in Germania. Non si dimentichi che il fatto che si siano dedicati tradizionalmente all'usura ed al commercio di preziosi (ma anche alla sartoria, all'orologeria, al piccolo commercio alimentare) era anche dovuto al fatto che ai più intelligenti di loro erano per legge vietate le professioni liberali.

Ma, per tornare all'oggetto del post, c'è una cosa che mi premeva dire nel mio primo commento, e come al solito me ne sono dimenticato: il vero problema, secondo me, non sono gli oltraggiati e le oltraggiate di professione, che personalmente mi provocano più fastidio che rabbia; no, secondo me il problema è che la maggior parte dei reprobi sente il bisogno di scusarsi, in lacrime davanti alle telecamere, come in questo caso: https://www.theguardian.com/science/2014/nov/14/rosetta-comet-dr-matt-taylor-apology-sexist-shirt

in cui tra l'altro la camicetta incriminata, nel puro stile NERD di "The Big Bang Theory, era stata confezionata e ragalata al ricercatore... dalla sua fidanzata!

Ecco, io spero che un giorno non lontano tutti, ma specialmente chi è preso di mira puybblicamente, trovino la forza di replicare con un forbito fuck off alle préfiche del PC, come fa, preclaro esempio, il Dr. Jordan Peterson (di cui sto leggendo un libro molto bello, spero che avremo occasione di parlarne). Insomma, se sai di avere ragione NON DEVI abbozzare, anche se ti può capitare di dover pagare un prezzo. In fondo, non potranno certo ostracizzare o licenziare la metà abbondante - facciamo i tre quarti, via - della popolazione attiva. Come il soldato (Alberto Sordi? Vado a memoria) che comunicava al comando di avere catturato da solo un grande numero di nemici, me che questi si rifiutavano di seguirlo.

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Bombadillo 21 maggio, 2018 23:20

Caro Myollnir,

capisco il tuo punto di vista. Non sono un esperto di fenotipi, anzi, direi che sono questioni che non mi hanno mai interessato.

Di fatto, l'endogamia è la pratica che gli allevatori applicano quando vogliono preservare una razza; poi, che quella ebraica sia più una razza, un'etnia o una popolazione, non lo so, non è il mio campo. Ma -esclusa la credenza relativa alla "seconda anima", che ovviamente risulta empiricamente indimostrabile: del resto, trattasi di una questione di fede- parrebbe proprio che ci sia una componente genetica. E' nota, e scientificamente oggetto di studio -e, quindi, anche di diverse interpreazioni- la questione, degli Aschenaziti (diciamo gli ebrei "di serie A") che, come (popolo? razza? etnia?) sono particolarmente longevi ma altrettanto soggetti a speciali malattie rare genetiche.

Per il resto, io spero sempre che tutti siano trattati bene dappertutto, e, francamente, non mi pare che qui gli ebrei, o altri gruppi, siano mai stati "trattati male", né dal padrone di casa, né dai commentatori.

Devo confessarti, però, che la storia del (mancato) globalismo mi ha convinto poco.

D'altronde, caro amico, almeno una cosa ci deve essere chiara:

il mondialismo è come la durezza del vivere.....si predica per gli altri, mica per se stessi.

Al che mi viene sempre in mente la canzone di De André, morire per delle idee, quando parlava dei fautori di questa tesi...

.....e sotto ogni bandiera li vediamo superare il buon Matusalemme nella longevità,

per conto mio si dicono in tutta intimità, muoriamo per delle idee, vabbé, ma di morte lenta, vabbé, ma di morte lenta.

Un caro saluto.

Tom

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barbara 17 giugno, 2018 06:06

Gentile @Bombadillo,

mi spiace, lei sembra non conoscere l'ebraismo o conoscerlo soltanto attraverso le lenti (deformate) della cultura cristiana. Ai tempi dell'impero romano l'ebraismo faceva proselitismo: ed è proprio nell'ambito dei romani non ancora convertiti che si sviluppano le prime comunità cristiane fuori dalla Palestina. Dopo,è stato più difficile: l'eventuale convertito/a e il convertitore rischiavano di morire entrambi per mano della Chiesa. Sono noti episodi di conversione (spontanea) di massa all'ebraismo, non ultimo - in ordine temporale - quello della piccola comunità di San Nicandro che, addirittura pensava gli ebrei si fossero estinti, e sono stati riconosciuti - anche per la loro stessa sicurezza fisica - dalle comunità ebraiche solo alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Esistono gruppi di ebrei indiani del tutto indistinguibili fisicamente dagli ebrei dell'India e del tutto dissimili da quelli polacchi, consegnati alla letteratura da Singer. In comune hanno solo l'osservanza della Torah e lo studio del Talmud. Secondo la Hanhalà è ebreo chi nasce da madre ebrea o chi si converte. Per convenienza (anche se fa strano parlare di convenienza in contesti spesso dolori), per puro credo religioso nel corso dei secoli moltissime persone si sono convertite dalla loro religione di origine all'ebraismo. I gruppi chiusi di cui parla - e sui quali sono stati condotti studi scientifici - appartengono tutti a un particolare ramo askenazita che sarebbe esagerato definire rappresentativo dell'ebraismo tutto.

Convertirsi non è facile: si deve studiare tanto ma non è impossibile. Il retaggio storico di cui sopra impone al convertitore di tentare di dissuadere il possibile convertito: al terzo tentativo deve prendere atto della volontà di chi desidera convertirsi ed aiutarlo nello studio. Non ci sono sacramenti. Nel corso dell'Ottocento poi prima in Germania e poi negli Stati Uniti, accanto al ramo ortodosso - che pure questo è tutto fuorché un monolite compatto - si sviluppa l'ebraismo riformato e quello liberale le cui posizioni in tema di conversione sono del tutto diverse da quelle degli ortodossi askenaziti. La invito a studiare di più.

Con immutata simpatia.

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Valerio Donato 20 maggio, 2018 22:54

La ringrazio per la spiegazione, ma io questa cosa qui la sapevo già...

È noto tra i maschi latini che la donna regga meno il vino bianco di quello rosso perché non produce un determinato enzima.

Di conseguenza la prima sera (o quella in cui ci si aspetti che la pulzella prescelta ceda la sua virtù) è d'obbligo mangiare pesce che come è noto si accompagna con vino bianco (e quindi senza il tannino che annulla le differenze di metabolismo tra uomo e donna).

Seguo questa tecnica da anni con buoni risultati, ma non avevo mai pensato di essere un razzista (magari un maschilista quello si).

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Ippolito Grimaldi 21 maggio, 2018 17:29

Gentile @Valerio Donato,

grazie,

anche io comincio a pensare, in base alla genetica del metabolismo dell' alcol , che le donne appartengano ad una razza diversa, confermando un sospetto che in realtà covo da tempo.

Mi chiedo anche se i neri americani che non rispondono agli antiipertensivi ACE inibitori, per motivi genetici ça va sans dire, appartengano ormai ad una razza diversa dalle loro popolazioni di origine rimaste in Africa che invece rispondono come i caucasici.

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Myollnir 20 maggio, 2018 17:46

Sono ridicoli, non c'è che dire: ma merita di spendere qualche parola in più sul punto specifico.

La parola "razza" qui è pienamente giustificata, secondo Linneo. Spesso si sente citare a questo proposito Einstein, che alla domanda sul modulo di immigrazione degli Stati Uniti, avrebbe scritto: "Umana". Ora non so se questa sia autentica - di Eistein esistono innumerevoli citazioni, la maggior parte delle quali falsa, a cominciare da quella sulle api. Però, se vera, è una buona battuta, ma solo questo: perché quella umana è una specie, non una razza. Certo che la parola è stata squalificata dal nazismo, ma in quel caso era altrettanto falsa, essendo quella ebraica non una razza - se lo fosse, confesso che non mi dispiacerebbe ibridarmi con Gal Gadot - ma una cultura, così' come non è una razza quella ariana (casomai: caucasica), quella italiana o quella tedesca.

Ma le razze umane esistono, e sono ben evidenti non solo a Luca Cavalli-Sforza ma a chiunque abbia occhi per vedere la differenza fra un Masai e un esquimese. Ed infatti io, che sono medico, so bene che certe malattie sono più comuni in alcune popolazioni che in altre, così come certi profili genetici - di nuovo: si legga Cavalli-Sforza, di suo la bestia nera della correttezza "scientifica" per avere contestato niente meno che Sua Maestà Sir Charles Darwin.

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Nina 20 maggio, 2018 14:47

Grazie, Pedante!

Finalmente La ricominciamo a leggere con intervalli di tempo meno lunghi...

Un carissimo saluto e buona domenica!

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Tonno 20 maggio, 2018 14:30

Gli è che la parola "razza", se riferita a uomini e non ad animali, è il tabù dei tabù. Evidentemente nel 2005 non lo era. Del resto, ancora nei primi anni del presente millennio, perfino Eco e Michele Serra scrivevano "negro" senza tema (per inciso, ma è un parere personale, "negro" è un termine bellissimo, visto che etimologicamente parlando indica il colore nero lucido, contrapposto ad "atro", il nero opaco). Le cose sono cambiate di molto con il politicamente corretto che ci ha sderenato, tale che se dico "fratello negro" (non "sporco negro") subito scatta la reprimenda dell'interlocutore: «Non si dice "negro"! Che cosa sei, razzista?». Ma attenzione, se dico "nero di merda" di solito non ottengo la stessa rampogna, quanto piuttosto un complice «Non sono razzista, ma effettivamente hanno rotto i coglioni».

Magari stai rivelando

il segreto della pace nel mondo,

ma se ti scappa un "razza"

anziché il più corretto "etnia",

cala vindice la mazza

della nuova psicopolizia.

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Licino 20 maggio, 2018 09:32

Penso che le anime belle trevigliesi siano state disturbate in particolare dall'uso del termine "razza", ormai bandito se riferito alla specie umana. Per sostenere questa tesi si enuncia apoditticamente che le differenze genetiche fra i gruppi umani sono talmente esigue da non consentire il ricorso a questo concetto, ma non si accompagna mai tale affermazione con una quantificazione delle differenze genetiche interne alla specie umana e quelle che, in alcune specie animali, giustificherebbero, invece, la loro classificazione in razze.

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