Come si fabbrica un terrorista

30 marzo, 2016 | 22 commenti
Quando avanzi una proposta di budget per un'agenzia di pubblica sicurezza, un'agenzia di intelligence, non chiedi i soldi dicendo "Abbiamo vinto la guerra al terrore e tutto va bene", perché per prima cosa ti dimezzerebbero il budget. Hai presente il motto di Jesse Jackson, "Mantieni viva la speranza"? Ecco, per me è il contrario: "Mantieni viva la paura". Mantienila viva. (Thomas Fuentes, ex dirigente FBI)
Una volta a Winston capitò di accennare alla guerra contro l'Eurasia e Julia lo lasciò di stucco affermando con noncuranza che secondo lei questa guerra non esisteva. Le bombe-razzo che cadevano tutti i giorni su Londra erano probabilmente sganciate dallo stesso governo dell'Oceania, "per mantenere la gente nella paura". Un'idea del genere non lo aveva mai neanche sfiorato. Winston aveva anche provato una specie di invidia nei suoi confronti quando Julia gli aveva detto che durante i Due Minuti d'Odio la cosa più difficile per lei era trattenersi dal ridere. (George Orwell, 1984)

In allegato a questa riflessione mi piace proporre ai lettori più pazienti il testo da me tradotto di un'inchiesta condotta dal giornalista investigativo americano Trevor Aaronson alla fine del 2011.

L'articolo è uno dei tanti (recentemente è uscito anche un documentario) in cui si descrive come l'FBI, nel condurre le proprie attività di contrasto al terrorismo islamico sul territorio degli Stati Uniti d'America, crei ad arte queste minacce selezionando, istruendo, armando e finanziando i soggetti che succesivamente si vanterà di avere arrestato.

In sintesi, funziona così. Gli agenti federali reclutano un "informatore", preferibilmente di origini mediorientali e con carichi penali pendenti, in modo da poterlo ricattare qualora non collaborasse, e lo infiltrano in una comunità islamica con l'incarico di fingersi membro di un'organizzazione terroristica e individuare soggetti poveri, disadattati e/o psicolabili ai quali proporre un attentato. Grazie al supporto logistico e finanziario prestato dall'FBI, l'infiltrato fornisce al suo pupillo denaro, armi ed esplosivi, gli suggerisce un piano e lo mette in condizione di realizzarlo rimuovendo ogni eventuale ostacolo alla sua attuazione. Poi, subito prima che azioni il detonatore, l'FBI arresta l'"attentatore" in flagranza di reato e un tribunale federale lo condanna a decine di anni di carcere per tentato atto terroristico.

Lo schema replica fedelmente la vicenda narrata da George Orwell in 1984, dove il dirigente governativo O'Brien si finge un dissidente per conquistare la fiducia di Winston e Julia affinché si dichiarino pronti a compiere atti terroristici e giurino fedeltà al fantomatico cospiratore Emmanuel Goldstein (in un caso descritto nell'inchiesta, la talpa dell'FBI fa recitare a un sorvegliato un finto giuramento ad Al Qaeda). I due protagonisti del romanzo, credendo di avere trovato complicità e rifugio presso un antiquario - in realtà un membro della psicopolizia - finiranno per essere arrestati e torturati dallo stesso O'Brien.

Rispetto alla fantasia di Orwell, nella realtà dell'antiterrorismo americano le prede non sono cittadini politicamente consapevoli, ma soggetti indigenti, psicologicamente disturbati e cresciuti nella miseria materiale e morale dei ghetti, che nelle comunità islamiche locali cercavano forse una via di fuga dall'emarginazione e un riferimento identitario. E i loro falsi amici non sono alti dirigenti di partito, ma avanzi di galera, truffatori, spacciatori e violenti ingaggiati dallo Stato in cambio di qualche soldo o di uno sconto di pena per ingannare il prossimo e l'opinione pubblica.

I "terroristi" incastrati e arrestati dall'FBI non sono evidentemente tali, neanche se lo volessero. Disadattati che sopravvivevano ai margini di una società diseguale e iperclassista, genericamente arrabbiati col mondo, avrebbero ingrossato al più le fila della piccola criminalità e "non avrebbero fatto nulla se gli agenti governativi non ce li avessero spinti a calci nel sedere" (Aaronson, pag. 4). Essi appaiono piuttosto vittime sacrificali che il governo ha utilizzato per vantare successi nella lotta al "terrorismo" interno, mantenendo al contempo alta l'attenzione del pubblico verso quella presunta minaccia. Coniugando così la distopia orwelliana con il fanatismo di epoche lontane, quando emarginati, storpi e ritardati mentali erano indotti a confessare relazioni col diavolo (che è il nome antico - e più onesto - di Goldstein e Bin Laden) e immolati per appagare la paura e l'ignoranza dei benpensanti, cementandone la fiducia nell'autorità.

Sarebbe fin troppo facile - ma giusto - osservare che le risorse impiegate per incastrare quei disgraziati avrebbero potuto essere spese per alleviare le piaghe che li hanno partoriti - disoccupazione, negato accesso all'assistenza sanitaria, bassa scolarità, degrado materiale ecc. - e per bonificare un sottobosco dove, se non il terrorismo, covano disagio, esclusione e rabbia sociale.

Ma qual è lo scopo di questa pantomima? Perché il governo americano "crea crimini per risolvere crimini" (ibid.)? La risposta è suggerita dalla citazione che apre questa pedanteria: mantenere viva la paura. E non certo allo scopo di tutelare gli stipendi e i livelli occupazionali dell'FBI, che dubito figuri tra le priorità odierne del governo americano.

Sui modi in cui la sedicente "guerra al terrore" abbia allargato il potere e la ricchezza di poche élites, nonché il terrorismo stesso, sottraendo libertà e sicurezza al restante 99% della popolazione, sono stati scritti articoli e libri. Se ne è anche accennato su questo blog a proposito di socialismo dei ricchi. Un popolo impaurito è più agevole da controllare e meno propenso a mettere in discussione gli atti di un governo percepito come unico presidio possibile contro la furia de-civilizzante dei "cattivi". Come la pecora con il suo pastore, quel popolo si lascerà condurre verso qualsivoglia esito gli sia presentato come salvifico e risolutivo rispetto all'emergenza che incombe. Lo si è visto dopo i recenti fatti di Bruxelles, all'indomani dei quali rappresentanti politici e giornalisti hanno invocato, con inquietante sincronia, un'accelerazione del processo di unificazione politica e militare degli stati europei. Un non sequitur totale, il cui tempismo e la cui accettazione diffusa dimostrano come la paura serva gli obiettivi del dominus preservandoli dal vaglio critico delle masse.

Sicché non stupisce che, se gli eventuali sceicchi del terrore battono la fiacca, il compito di mantenere vivi l'allarme e il pungolo dello spavento possa toccare direttamente ai governi che vogliano operare in deroga al compromesso democratico.

L'inchiesta di Trevor Aaronson ha il pregio di presentare il fenomeno con rigore documentale, calandolo nel suo contesto storico e giuridico. Dopo gli eventi di Parigi e Bruxelles, il fatto che il nostro alleato più importante - lo stesso che si è intitolato il ruolo di difendere l'occidente dai terroristi - impieghi le proprie forze dell'ordine per escogitare piani terroristici, reclutarne gli esecutori, indottrinarli, armarli e metterli in condizione di operare, è un dettaglio che penso ci debba riguardare. Come minimo, segnala che il rapporto tra governi occidentali e terrorismo islamico è molto più complesso e simbiotico di quanto non emerga dal mortificante manicheismo delle narrazioni mediatiche.

In quanto poi al dubbio che, una volta confezionato l'attentato e l'attentatore, i burattinai governativi possano "dimenticarsi" di fermare la mano di chi aziona la bomba, è questione non documentabile che lascio alla fiducia che ciascun lettore ripone nel buon senso e nelle buone intenzioni di chi ci governa.

Aggiornamento. Poche ore dopo la pubblicazione dell'articolo mi imbatto nella seguente notizia: "Rifugiato di Gaza rischia la deportazione dalla Francia per essersi rifiutato di diventare un informatore" dei servizi segreti francesi. Lo schema è quindi sbarcato ufficialmente anche in Europa. Prepariamoci al teatro.

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Trevor Aaronson, Come si fabbrica un terrorista

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Alberto 21 dicembre, 2016 20:03

Berlino 19 Dicembre.Sara' un caso che anche stavolta i documenti del sospetto terrorista erano sotto il sedile di guida? E che il sospetto è magrebino e con un passato da piccolo delinquente? Ma ci prendono proprio per dei complottisti.Ho sentito un famoso esperto italiano di un noto Centro di studi strategici dire esplicitamente per radio: 'L'Europa dimostra di non voler capire la lezione e non si rende conto che questo sara' uno stato di guerra permanente.Questa è una guerra che si combattera' e si vincera' con le immagini e la propaganda'.

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Gian Paolo Marcialis 12 agosto, 2016 18:22

LA TERZA GUERRA MONDIALE E’ IN ATTO.

Siamo ormai nella III Guerra Mondiale. Questa Guerra non si combatte con gli eserciti schierati ma col terrorismo, le banche, il depauperamento del suolo, lo sfruttamento dei popoli e delle nazioni meno abbienti. Le migrazioni dei popoli hanno assunto caratteristiche di esodo biblico. La cronaca degli avvenimenti è un susseguirsi frenetico di fatti gravissimi: attentati, stragi, bombardamenti, abbattimento di aerei di linea avvengono in tutte le parti del mondo: dal Medio Oriente, al Bangladesh, dal Messico, alla Nigeria, Sudan, Somalia, Turchia e nella “civilissima” Europa. Diventa sempre più attuale una celebre frase di Carl Von Clausewitz…”La guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi”. Le guerre moderne le fanno i servizi segreti, i contractor (mercenari), le multinazionali, le bande mafiose, le grandi banche. Ormai viviamo in una società dove politica e criminalità convivono o meglio la politica è spesso criminale e il crimine si fa politica. Assistiamo impotenti alle“migrazioni forzate”, le cui cause, molto spesso, possono essere attribuite ai governi europei e occidentali: il traffico di armi, gli interessi legati al petrolio e ai suoi derivati, l’espropriazione di vasti territori per gli interessi delle multinazionali, lo sfruttamento del sottosuolo. Questo avviene spesso con la complicità di regimi dittatoriali senza scrupoli, che reprimono con la violenza ogni forma di dissenso. Il caos regna sovrano.

Non passa giorno che fatti gravissimi accadano a macchia di leopardo in tutto il mondo. I morti si contano a migliaia. Gli integralisti che inneggiano alla guerra di religione non sono più solo nei paesi arabi (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia ed Egitto) ma stanno penetrando sempre di più nel continente africano rafforzandosi, in particolar modo, nei paesi dove vi è una forte maggioranza islamica (Mali, Repubblica Centroafricana, Somalia, Zanzibar, Tanzania, Kenya e Nigeria). Nel 2014 il gruppo fondamentalista Boko Haram ha provocato in Nigeria oltre 2000 morti. Altrettanti nel 2015.



Ma quand’è che è iniziata la III Guerra Mondiale? Sicuramente le tracce si perdono nel tempo. A voler fissare dei riferimenti temporali basterebbe dire che dopo la II Guerra Mondiale, con la suddivisione del mondo in sfere d’influenza da parte di Stati Uniti e URSS e con il sorgere della guerra fredda i conflitti locali si sono moltiplicati. Ma l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 che ha sdoganato la guerra perpetua degli Stati Uniti e alleati: l’invasione dell’Afghanistan, la guerra in Irak, la guerra nei Balcani, la guerra in Libia con l’eliminazione di Gheddafi, la cosiddetta primavera araba… La chiamano “esportazione della democrazia”. Eufemismo per non chiamare gli avvenimenti con il vero nome: occupazione, sopraffazione, traffico di armi, furto del petrolio.

L’Italia, dal 1943 è a sovranità limitata e la posizione strategica nel Mediterraneo ne ha condizionato la libertà e l’autodeterminazione. Basterebbe rivedere la storia della Repubblica dal 1943 a oggi per capire come, da Portella delle Ginestre si sia snodata una infinita teoria di attentati, stragi, strategia della tensione, delitti eccellenti, trattativa stato-mafia e via discorrendo che hanno pesantemente limitato la libertà delle istituzioni e del popolo italiano. Accanto alla storia ufficiale esiste un’altra storia sotterranea, occulta, manovrata dai poteri forti e dalla massoneria. Un altro aspetto di questa guerra è l’accerchiamento dell’URSS da parte della Nato (leggi: USA) con l’istallazione dei missili nei paesi confinanti con la Russia e la destabilizzazione dell’Ucraina.

La Sardegna da sempre occupa un ruolo di primaria importanza in questo funereo scacchiere: non si contano le basi militari, la sperimentazione di armamenti e sistemi di guerra, l’uso dell’uranio impoverito, la mortificazione del territorio inquinato da mille sostanze tossiche e altamente nocive, la subordinazione servile alla NATO e a Israele che qui sperimenta le armi micidiali che poi usa contro i Palestinesi…

Dov'è finito il pacifismo mondiale? Dove son finite le denunce e le proteste? Negli anni ’60 e ’70 la mitica Joan Baez cantava We shall overcame (noi ce la faremo) dando voce all’utopia di un mondo nuovo. In quegli anni i giovani alzavano la testa e protestavano. Oggi la testa tengono china, per paura, indifferenza, quieto vivere, persi dietro i falsi miti di un benessere irreale, di un lavoro sempre più irraggiungibile, storditi da droghe, musica, calcio, alcol, telefonini e altri marchingegni elettronici...La politica e la mafia sono ormai sinonimi, il dio denaro regna sovrano. Una volta circolava lo slogan che recitava “Proletari di tutto il mondo, unitevi!”. Oggi si potrebbe dire: “Uomini di buona volontà, unitevi!”

Bisogna alimentare la speranza e darle gambe per camminare e braccia per agire.

Prima che sia troppo tardi.

Gian Paolo Marcialis

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Gengiss 06 aprile, 2016 14:17

A proposito dell'inquietante ipotesi che "i burattinai governativi possano "dimenticarsi" di fermare la mano di chi aziona la bomba"... segnalo ad esempio questa ricostruzione di Dezzani:

I soliti sospetti: criminali e poi terroristi. E nel mezzo reclutati

http://federicodezzani.altervista.org/i-soliti-sospetti-criminali-e-poi-terroristi-e-nel-mezzo-reclutati/

Benvenuto tra i "complottisti", Pedante !

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Bombadillo 04 aprile, 2016 21:16

@a perfect world,

sì, è vero, la durezza del vivere aumenta la produzione, cioè l'offerta, ma fa diminuire la domanda (di beni), per cui la convenienza non può essere la sola chiave di lettura. Si potrebbe obiettare che, tuttavia, la durezza del vivere aumenta una particolare domanda, cioè quella di denaro in prestito, per cui conviene ai prestatori professionali di denaro (anche per via della deflazione che lascia intatto il loro interesse). Ma davvero riteniamo che questi signori avessero bisogno di più soldi...e per farci cosa? Lo ribadisco, secondo me, la convenienza non è la sola spiegazione.

Tom

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Joel Samuele Beaumont 04 aprile, 2016 16:28

Da molto tempo avevo l'impressione che si istigasse a delinquere, per poi condannarti per aver commesso qualche reato.

C'è da dire, che a mio parere, uno Stato dovrebbe avere poche leggi, e che siano facilmente rispettabili.

Tante leggi invece, che sono impossibili da capire, è come non averne nessuna in particolare un po' come descritto in 1984 dove esisteva lo psicoreato, dove quindi non sapendo di preciso quali fossero le cose da NON fare, per paura e prudenza era meglio attenersi al comportamento di massa.

Uno Stato non dovrebbe avere tutte quelle leggi, dove puoi essere accusato di qualcosa con delle prove create.

Anche perché altrimenti ciascuno dovrebbe sorvegliarsi tutti i beni mobili e immobili 24/24.

Un esempio assurdo quindi, mi pare quello dell'ormai consueta busta di coca in macchina, che ovviamente può essere stata messa li da chiunque.

Se proprio bisogna combattere il crimine, basta rintracciare le grosse fonti di droga. Dato che la sintesi di certe sostanze –immagino– sia molto costosa, e non si possa fare in casa.

Secondo me, si può combattere il narcotraffico, semplicemente bloccando le fonti; e sempre secondo me, nessuno mi può dire che sia un segreto, e che non si sappia dove sta la droga.

Bisognerebbe anche considerare che l'avere delle piante di marijuana sia accettato dalle leggi, perché è assurdo proibire una pianta che per tanto tempo è stata la fonte di tanti prodotti utili.

L'esistenza di infinite leggi, è un problema che si va a sommare alla povertà diffusa, dove trovare quelle persone disposte a tutto, è come andare al mercato all'ingrosso.

Da tempo mi interesso della problematica del Gang Stalking, dove per l'appunto si dice che questa fosse un'eredità che proveniva dalla STASI e l'FBI. Dove attraverso un qualcosa che veniva avviato come "un gioco tra ragazzi", si instaurava un gioco perverso di sospetti e complicità, dove alla fine nessuno sa più chi è l'informatore e chi il sorvegliato.

Come detto da qualcuno, l'americanizzazione dell'Italia ha portato verso questa direzione.

E personalmente, ho avuto il sospetto che certe cose avvenissero anche in Italia, dove delle persone per risolvere i loro problemi giudiziari, dovessero prestarsi a vari tipi di giochi, per poi avere l'opportunità di tornare ad una vita normale, magari con un premio in denaro.

Si tratta di sospetti, e non voglio dire che per forza sia così. Ma ci sono troppi indizi di un qualcosa che non va, e il sistema economico stesso favorisce l'insorgere di attività private a favore di certi interessi.

Quando non si capisce, chi finanzia certe attività, è meglio sempre capire dove e come girano i soldi. Visto che ci troviamo in un sistema economico con viaggi Roma-Londra a 9 €, non si può pensare che sia un regalo, e che non ci sia qualche interesse particolare, e c'è appunto chi sospetta come Rosario Marcianò, che le compagnie aeree abbiano il carburante in regalo per far girare più aerei possibili.

Bisogna capire che un sistema economico normale, deciderebbe in maniera chiara cosa sussidiare dallo Stato, e cosa no, e quindi si potrebbe avere dei posti a sedere in treno gratuiti, perché questo viene considerato un modo per includere socialmente tutti (ad esempio).

Mentre oggi siamo in un sistema dove treni ad alta velocità viaggiano semi-deserti in certi orari, e dove questi treni comunque hanno dei costi da sostenere, ma non è chiaro come vengano sostenuti.

E poi nasce l'esigenza per i più poveri di viaggiare in low cost prenotando molto tempo prima, e questo permette ad una persona di essere seguita negli spostamenti, e quindi di essere avvicinata da i suddetti "informatori".

Tutta una combinazione di cose, che si aggiunge al fatto che strumenti come la carta di credito non siano più come un tempo strumenti dei benestanti, ma strumenti per i poveri, i quali dovendo usare servizi low cost, devono usare carte di credito; e se entrano in certe strane situazioni, potrebbero trovarsi minacciati da interruzione di servizi elettronici per motivazioni altamente improbabili. Come tra le altre cose mi è successo a me personalmente qualche anno fa con Gennialloyd (ma non spiego cosa è successo per non dilungarmi).

Quindi, unirei questo post, a quello "L'incubo no cash e il teorema di Pangloss". Poi unendo i vari puntini, prevedo un futuro elettronicamente controllato, dove se fai anche qualcosa di socialmente "scorretto", ti ritrovi col conto chiuso in banca, e vari casini coincidenti...

Con questo non voglio dare il via alla paranoia, ma consiglio di ragionare sulle cose. Anche perché la paranoia stessa fa parte del sistema in cui viviamo, e lo stesso "complottismo" è in realtà non un'alternativa al sistema, ma il sistema stesso.

Mi scuso con il Pedante per la divagazione, ma non ho saputo essere più sintetico.

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Il Pedante 04 aprile, 2016 19:14

@Joel Samuele Beaumont Al contrario, apprezzo molto le Sue riflessioni e la Sua prosa spontanea.

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Lo spontaneo 25 ottobre, 2016 09:20

Gentile @Il Pedante,

C'era proprio bisogno di dire che la prosa di quell'utente è "spontanea"?

Il fatto di essere pedante non la obbliga a essere anche altezzoso e paternalista, no?

Perché uno dalla prosa spontanea, quindi non io che ho fatto il classico, direbbe che quello non è "pedante" ma "sotto sotto stronzetto".

La saluto spontaneamente.

Ls

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Il Pedante 26 ottobre, 2016 17:19

Temo che Lei stia proiettando sulla mia persona qualcosa che Le appartiene. L'utente in questione è un amico e la spontaneità è ciò che gli invidio.

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Bombadillo 04 aprile, 2016 12:13

@FNesti,

non lo so. Da tempo, ormai, il socialismo reale è stato consegnato alla storia dei fallimenti dell'umanità. Non siamo più negli anni 70, e le giuste ragioni contro il socialismo reale, non valgono contro la società del benessere, che non a caso era stata formulata come terza via tra i due opposti mostri. La circostanza, poi, che molti vecchi adoratori del primo mostro, una volta morto, siano divenuti adoratori del secondo, cioè del suo nemico, invece che imboccare la terza via, a loro naturalmente più vicina, è davvero straordinaria. Che certa gente abbia una sorta di attrazione fatale per le ideologie mortifere?

Tom

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Bombadillo 01 aprile, 2016 21:25

Carissimi,

ringrazio anche voi dell'attenzione.

La considerazione di Ippolito sull'invidia trai popoli mi ha fatto venire un'idea.

Che si tratti di invidia della felicità?

Forse è possibile, cioè, che questi multimiliardiari prestatori professionali di denaro siano, ciò nonostante, in parte infelici, e che, per questo, provino invidia per la classe media, quando la classe media si trova in una società del benessere, e non nell'attuale incubo liberista? Che sentano di aver sacrificato inutilmente troppe cose, pure stesi su uno yacht di 60 metri, se gli altri non sono preda della durezza del vivere, ma tranquilli scorrazzano con la famiglia sul pedalò?

Questo potrebbe valere anche per i tedeschi: che siano invidiosi dello stile di vita di italiani, spagnoli e greci, e che abbiano bisogno, per dare un senso alle loro tristi vite, e ai sacrifici compiuti per primeggiare economicamente, che gli altri stiano male?

Non affermo che sia necessariamente così, si tratta solo di una riflessione estemporanea, ma forse potrebbe rivelarsi una chiave di lettura possibile.

Tom

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Ippolito Grimaldi 02 aprile, 2016 11:13

@Bombadillo

È l' invidia dei popoli delle formiche nei confronti delle cicale e della loro rabbia nel constatare, l' estate successiva, che le cicale non si sono estinte.

Se mi è consentito, ricordo aneddoticamente che durante un convegno internazionale sulle malattie neurodegenerative i colleghi inglesi e tedeschi si stupivano e subito dopo altezzosamente ci commiseravano per il grado di accudimento sociosanitario, a dir loro economicamente insostenibile, che in Italia avevamo sviluppato per i malati di SLA ed Alzheimer.

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Bombadillo 02 aprile, 2016 15:22

@Ippolito Grimaldi,

in effetti, se pensiamo al settore specifico della sanità, forse il problema è stato che l'Italia rappresentava un atto di accusa insopportabile, soprattutto nei confronti degli USA.

Se è sostenibile, perché non lo facciamo anche noi? Perché lasciamo che la gente muoia, se non ha un'assicurazione sanitaria, e spesso anche se ce l'ha, perché tanto non copre oltre il raffreddore? Siamo dei cittadini di serie b rispetto agli italiani, la nostra super-potenza è più povera dell'italiaetta, o sono i nostri governanti hanno le mani sporche di sangue?

E allora l'unica soluzione era rendere il modello di sistema sanitario italiano insostenibile, per poter dire: visto, noi lo sapevamo che non si poteva fare? Non esistono pasti gratis.

Alle volte, vorrei essere renziano: la consapevolezza di quello che stanno facendo al nostro Paese, congiunta all'impossibilità di fare alcunché per modificare il corso degli eventi, risulta particolarmente dolorosa.

Tom

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Ippolito Grimaldi 03 aprile, 2016 03:24

@Bombadillo

Era certamente disdicevole che un povero di un popolo inferiore e sconfitto potesse curarsi alla pari di un ricco; che mondo era mai quello?!

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Alessandro 30 marzo, 2016 22:37

Grazie Pedante, per la traduzione e per il solito post da applausi.

La chiusa, da sola, è un capolavoro.

Un'unica riflessione: una delle parti fondamentali di 1984 è la lettura da parte di Winnston (ad una assonnata Julia) del famoso manifesto della Fratellanza di Goldstein, consegnatogli da O'Brien. Sarebbe interessante avere una copia dei testi/libri che l'FBI consegna ai sui infiltrati per le operazioni di reclutamento.

Sono certo che nemmeno Orwell avrebbe osato tanto....

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fernando 30 marzo, 2016 19:42

Post conciso, grandioso, tragico.

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Bombadillo 30 marzo, 2016 17:27

Caro Pedante,

con questo tuo scritto, tocchi una questione molto complessa della mia materia, riguardante i limiti dell’attività sotto copertura, che non può essere esaminata fonditus in questa sede. Come tendenza generale, però, posso segnalare, sin dagli anni 90’ del secolo scorso, un incremento dell’area di operatività di tale istituto, che appare come uno dei tanti frutti avvelenati dell’americanizzazione. Prima, infatti, la non punibilità degli agenti provocatori, se agenti di polizia, si basava sulla scriminante dell’art. 51 c.p., sub specie di adempimento del dovere, mentre, se si trattava di privati cittadini, sulla mancanza del dolo di tentativo, appunto solo nel caso in cui il reato si arrestasse a tale stadio. Viceversa, nell’ipotesi di consumazione dello stesso –in modo paradigmatico: avvenuto scambio droga-contanti-, era più difficile escludere la responsabilità del poliziotto e, a fortiori, del privato. La giurisprudenza formatasi in materia era piuttosto rigorosa, tanto più nel caso che evochi tu, di c.d. provocazione in senso stretto, ovverosia quando il provocato non avrebbe mai commesso il reato, in assenza del concorso materiale e/o morale del provocatore.

Come accennavo, tuttavia, a partire dagli anni 90’, e dal settore degli stupefacenti (del resto, si tratta degli anni in cui in TV imperversava la serie americana Miami Vice), e poi appunto da quello del terrorismo, le attività sotto copertura hanno potuto beneficiare di disposizioni ad hoc, decisamente ampliative, rispetto alle attività consentite (pure alle persone interposte). Anche a seguito di una Convenzione ONU, poi –la Convenzione di Palermo del 2001, contro la criminalità organizzata transnazionale-, l’istituto è stato ulteriormente ampliato (e unificato). Pure se, almeno in Italia, una certa “ancora di salvezza” è garantita dall’obbligo di tempestiva comunicazione alla magistratura.

Con questo voglio significare che si tratta di un fenomeno controverso già quando si mantiene nei limiti della legalità italiana (la polizia dovrebbe prevenire i crimini, non istigarli o, ancora peggio, determinarli), figuriamoci in quelli della legalità americana, in cui –non ho mai fatto uno studio comparatistico al riguardo, ma sono pronto a scommettere che sia così, visto che si tratta di un istituto che ci proviene da tale cultura- le maglie saranno molto più larghe. E che da tali maglie super-larghe possa sorgere un processo degenerativo, come quello che tu riporti, mi sembra quasi scontato.

Oltre questa interessante questione che tu sollevi, comunque –e quella contigua delle vere e proprie false flag-, rimane quella del nesso biunivoco socio-politico-economico, tra il terrorismo islamico -che a mio avviso ha caratteristiche sue proprie, che lo differenziano da quello ideologico dei nostri anni di piombo-, e l’attuale società consumistico-liberale, appunto all’americana, che dalle nostre parti si identifica con il progetto di dis-integrazione europea. Se può interessarti, anche su quest’ultimo aspetto ho scritto un articoletto.

http://www.radiospada.org/2015/12/il-terrorismo-islamico-come-effetto-e-causa-della-crisi-economica-europea/

Tom

Rispondi

Il Pedante 31 marzo, 2016 00:20

Caro @Bombadillo, come già in passato i Suoi commenti impreziosiscono questo oscuro blog, tanto più se come in questo caso vertono su materie a Lei ben note. Ho volutamente scelto di affrontare un tema così sensibile e di larga eco da un'angolazione tecnica e soprattutto ben documentata, proprio per evitare di azzardare il passo nei territori a me poco conosciuti delle sintesi storico-culturali che in ogni caso - data la mia formazione - considero sovrastrutturali alle politiche economiche. Sono inoltre convinto che per afferrare il "grande quadro" si debba partire dalle piccole storie della piccola umanità falcidiata da questi crimini. Uno degli uomini di colore rovinati da questi inquisitori non cercava le vergini dell'aldilà, ma soldi per curare il fratello malato di tumore al fegato e lasciato morire dalle assicurazioni. Un altro stava semplicemente morendo di fame. L'orrore dei nostri tempi è tutto qui: la vita istituzionalmente negata ai deboli, i loro bisogni e affetti usati per ricattarli e spingerli in una rovina applaudita dai "buoni".

Ciò per dire che del Suo articolo condivido in pieno le conclusioni ma mi perdo un po' sui moventi. Per quanto mi riguarda, islamici e non - sono attori e vittime di un medesimo copione, scritto e diretto dai registi della medioevalizzazione in corso.

Rispondi

Bombadillo 31 marzo, 2016 15:29

Caro Pedante,

ti ringrazio per l’attenzione e i cortesi riscontri.

Certamente, si tratta di una realtà multiforme, in cui possono concorrere i motivi più vari, tutti fondati sull’emarginazione sociale. Quando, però, si arriva a immolarsi –perché è in particolare a questo che mi riferivo nel mio articoletto- è difficile che lo si faccia per migliorare la propria condizione economica o per curare un fratello: a limite un figlio.

A me pare, tuttavia, che non per questo, in tali casi, si tratti di “morire per un’idea” -come cantava il nostro poeta negli anni ’70: ricordando quelli che “per conto mio si dicono, in tutta intimità, moriamo per un’idea, vabbé, ma di morte lenta…e sotto ogni bandiera li vediamo superare il buon Matusalemme nella longevità"-, ma di morire per inseguire un sogno affatto materialista, se pur post-terreno, molto sensuale. Al proposito, mi sembra anche di ricordare le dichiarazioni processuali di un noto (ovviamente, mancato) attentatore suicida, che insisteva molto su questo aspetto dell’eccitazione della libido repressa, contenuta nelle videocassette (altri tempi) di propaganda islamica di cui era un avido consumatore.

Più che di medioevalizzazione (magari!), poi, credo proprio si tratti di americanizzazione.

E’ vero, nel medioevo le classi dominanti lasciavano a tutti gli altri, che vivevano avvinti dal bisogno, le briciole. Ma è anche vero che, nel medioevo, vi era essenzialmente un problema di carenza di risorse, per cui le classi dominanti non distribuivano la ricchezza, innanzitutto per non rimanere loro senza.

Oggi, invece, il modello della società del benessere non è stato rovesciato perché le classi dominanti avessero bisogno di maggiori risorse, erano già a un livello di ricchezza psicopatica e inutile, ma solo perché “rosicavano” che pure tutti gli altri stavano comunque bene. Avevano la sanità, potevano comprarsi casa, mandare i figli all’università, e pure in vacanza: magari in pensione a Rimini, invece che in villa in Costa Smeralda, ma ci andavano. Ed è questo che non andava giù. Mi sembra, cioè, che nelle classi dominanti contemporanee emerga un’intenzione prava di far stare peggio gli altri, di creare artificialmente la rarefazione delle risorse, che non mi pare abbia antecedenti storici.

Insomma, una sorta di invidia sociale al contrario, da parte di quelle stesse classi che fomentano negli altri l’invidia sociale diretta, come instrumentum regni (visto? ti ho pure citato).

Per come si è ridotta l’Italia, del resto, il vero problema morale è quello, altro che corruzione, evasione et similia. E’ triste affermarlo ma, a voler essere corrispondenti alla realtà sociale, si potrebbe riscrivere l’art. 1 della Costituzione:

L’Italia è una Repubblica oligarchica, fondata sull’invidia sociale.

Tom

Rispondi

Ippolito Grimaldi 31 marzo, 2016 21:09

@Bombadillo

Geniale la sottolineatura della invidia sociale al contrario che non è solo tra classi sociali, ma anche all' interno delle stesse classi sociali tra parvenu ed aspiranti parvenu nata probabilmente dalla mobilità sociale e dalla apparente frammentazione in sottoclassi del secolo.scorso.

Un' altra perniciosa invidia al contrario è quella che ha animato , e probabilmente anima ancora, il disprezzo dei popoli europei " virtuosi " nei confronti del benessere che avevano raggiunto i corrotti e fannulloni paesi meridionali.

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Fernando 01 aprile, 2016 16:27

@Bombadillo Tanta verità. Ma forse non è più nessuna pulsione umana (nessun essere umano!) che gestisce veramente la macchina del potere (e quindi della verità)

E ciascuno di noi si lascia esplodere nella propria vita al servizio di una macchina che ha il pilota automatico innestato verso...

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FNesti 02 aprile, 2016 22:35

@Bombadillo Oltre che invidia, temo proprio si tratti di una guerra preventiva. Vinta.

Lewis Powell: all’alba degli anni ’70 :

“E’ arrivata l’ora per il business americano di marciare contro coloro che lo vogliono distruggere”.

".. le voci più preoccupanti provengono da elementi perfettamente rispettabili, come le università, i media, gli intellettuali, gli artisti, e anche i politici."

“Il business deve imparare le lezioni messe in pratica dal mondo dei lavoratori, cioè che il potere politico è indispensabile, che deve essere coltivato con assiduità, e usato in modo aggressivo se necessario, senza imbarazzo”.

http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=151 (2009)

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a perfect world 04 aprile, 2016 13:46

@Bombadillo

da lavoratore dipendente, mi sono fatto un'altra idea, possibilmente complementare al fenomeno dell'invidia sociale "top-down": se la gente sta bene, e' ben curata, non rischia o quasi di perdere il lavoro, vive protetta in una bella casetta, puo' far studiare i figli, ha la macchina per andare al mare, semplicemente NON LAVORA PIU' - o meglio non produce lo stesso livello di surplus che pretendono! Perche' dovrei ammazzarmi di lavoro serale, domenicale ecc. se ho gia' tutto quel che serve ed anche di piu'? Una piccola minoranza sara' afflitta dal carrierismo a prescindere (mi ammazzo ma avro' la biemmevu' e non la tipo), molti altri lo compatiranno. Delocalizzando hanno tamponato il problema, adesso rimane da smantellare il welfare in casa. La "durezza del vivere" fa produrre di piu'!

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