De mala fide

05 gennaio, 2018 | 39 commenti

Mi si coinvolge spesso in un dilemma antico: se chi mente sia in buona o cattiva fede, se sia un pollo o una volpe, uno stupido o un furbo. La risposta all'interrogativo parrebbe urgente per formarsi un giudizio su personalità pubbliche e interlocutori, ma non lo è. È anzi un peccato intellettuale, quello di separare i buoni dai cattivi, così antico da essere originario: «Ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti» (Gn 2,17).

Le conseguenze di quella tentazione sono illustrate dal mito e da una lunga produzione filosofica sul libero arbitrio (se cioè si sia liberi di mentire, più in generale di nuocere) e sulla coscienza (se si sia consapevoli di farlo). La conclusione è che il male certamente esiste in causa ed effetto, ma difficilmente in intenzione. Se quest'ultima può essere strumentalmente riconosciuta dal diritto distinguendo in intenzionali, preterintenzionali, premeditate, colpose ecc. le trasgressioni alla legge, il suo primo movente resta comunque e sempre l'idea - vuoi anche malfondata, provvisoria, in certi casi allucinata - di un bene finale che giustifica i mezzi. Così Tommaso d'Aquino nel De Veritate:

La volontà tende infatti naturalmente al bene come al suo proprio oggetto. Se talvolta tende tuttavia al male, ciò accade perché il male le si propone sotto le spoglie di un bene [sub specie boni].

Applicando l'assunto al nostro tema, chi mente agli altri mente sempre, anche se non sempre direttamente, a se stesso. E se chi lo fa senza saperlo è certamente stupido e/o male informato, il consapevole non può che trovare conforto nella convinzione, all'occorrenza fabbricata ex post, di farlo «a fin di bene» e quindi di essere in malafede solo in senso strumentale, non finale. Osserviamo ad esempio il commento di Mario Monti all'esperienza del governo neoliberista di Carlos Saul Menem in Argentina (devastante come lo fu quella del nostro, ventidue anni dopo):

[il] consapevole "tradimento" delle promesse elettorali del presidente argentino Menem: eletto su una piattaforma peronista, ha poi capito che era nell'interesse del Paese fare una politica diversa, l'ha spiegato agli argentini, ha avuto in Cavallo un notevole ministro dell'economia e credo che oggi i suoi concittadini siano grati del "tradimento".

È evidente che se questo elogio della menzogna elettorale fosse stato in perfida e perfetta malafede, il prof. Monti si sarebbe guardato bene dall'affidarlo... alle pagine di un quotidiano nazionale.

***

Consideriamo ora un secondo possibile e trasversale criterio di misurazione della cattiva fede, se cioè la menzogna serva l'interesse particolare di chi la profferisce. Anche in questo caso però la discriminante non reggerebbe all'esame soggettivo: infatti tutti i mentitori - consapevoli e non - credono di mentire nel proprio interesse. Sicché ci si può solo esercitare nella misurazione di quella credenza distinguendo, ad esempio, tra i miopi in «malafede» che (si) ingannano per perseguire un vantaggio immediato senza prevederne le conseguenze, e i presbiti in «buonafede» che nell'ingannarsi accettano uno svantaggio di breve termine confidando penosamente in un riscatto nel lungo.

Inoltre, il tornaconto di chi mente non è solo materiale. Ad esso va di norma sommato un più portentoso, perché non contingente né direttamente quantificabile nei suoi benefici, interesse immateriale e ideologico. Nelle idee si esprime la storia, l'identità e le relazioni di chi vi ha investito, sicché rinunciare a un'idea, quand'anche sbagliata, bislacca o irrecuperabilmente fallimentare, non significa rinunciare alle proprie cose, ma a una parte di sé. È un'automutilazione che espone all'insicurezza e alla vergogna, quando non alla disgrazia, tanto più feroci quanto più oneroso e convinto è stato quell'investimento ideale.

Ma il punto centrale della menzogna nell'interesse proprio, presunto o reale, materiale o immateriale, presbite o miope, quello che mette una pietra tombale su ogni residua ipotesi di malafede, è però un altro: è che in essa si riqualifica quell'interesse - lo ripetiamo: fallace, perché fondato sul falso - in un interesse universale. Che in essa l'inganno si struttura e si razionalizza calandosi in un sistema all'occorrenza barocco e foriero di altre, necessarie menzogne per farne la tessera di un più presentabile bene comune. Nasce da lì, dal topolino dei propri miseri cazzi e dei propri voti ideali, la montagna delle scuole economiche e politiche, dei grandi affreschi teoretici, della violenza progressista in cui l'interesse degli uni si glorifica nel bene di tutti e, per proprietà commutativa, il preteso bene di tutti tradisce l'interesse degli uni.

Si conferma così l'intuizione dell'Aquinate: il mentitore, come chiunque commetta il male, non tollera il male tra i propri moventi. Sicché esorcizza la malafede ricollocando i propri inconfessabili fini dettati dall'egoismo, dall'odio e dalle tante debolezze umane, in una dimensione più alta e inattingibile, svincolata dalle circostanze e quindi insospettabile, dichiaratamente tesa a un obiettivo superiore.

Più tardi Arthur Schopenhauer avrebbe descritto come la «volontà di vivere» (Wille zum Leben), l'istinto universale al piacere e alla vita che muove l'egoismo dei singoli, eserciti il suo dominio sull'«intelletto» (Intellekt) preposto alla rappresentazione del mondo (Vorstellung) per fabbricare giustificazioni razionali e moralmente seducenti ai propri men che nobili fini. Il filosofo affronta estesamente il tema nel supplemento «Del primato della volontà nella coscienza di sé» (Vom Primat des Willens im Selbstbewußtseyn) alla sua opera principale. Nel raccomandarne la lettura integrale, anticipiamo nel seguito la traduzione di un breve stralcio applicabile al caso:

La natura [dell'autoinganno] risiede nel fatto che la volontà, quando l'intelletto suo servo non è in grado di produrre le cose che essa desidera, lo costringe comunque a rappresentarsele e, in generale, ad assumere un ruolo di consolatore, ad ammansire il suo signore e padrone siccome una balia racconta le fiabe al bambino, agghindandole in maniera tale da conferire loro un'apparenza di vero. Qui l'intelletto è costretto a farsi violenza, a negare la propria naturale vocazione alla verità e, contrariamente alle sue leggi, a considerare vero ciò che non è né vero né probabile, spesso a malapena possibile.

***

La questione della malafede giace dunque sepolta nella storia del pensiero occidentale. Resta solo da trarne una morale, anzi due. La prima non può che essere l'irrilevanza dell'esercizio tassonomico di cui all'apertura di questo articolo. Se nell'intrico dei moventi e delle debolezze umane il giudizio finale sul dolo spetterà eventualmente a Colui che «solo conosce il cuore di tutti i figli degli uomini» (1 Re 8,39), ai mortali conviene saltare a pie' pari quell'intrico e concedere a tutti il beneficio di una buonafede, foss'anche delirante e perversa, per concentrarsi su una meno esaltante ma più produttiva ricerca del vero. La cattiva coscienza resisterà come ipotesi intermedia, per non farsi ingannare senza perciò postulare l'ombra nera di un ingannatore.

La seconda morale è che tutto ciò, a dispetto dell'apparenza, è una pessima notizia. Perché chi fosse radicalmente perfido circoscriverebbe la menzogna al proprio obiettivo, conseguito il quale smetterebbe di mentire. Chi si nasconde il falso nobilitandolo nei più alti sistemi non ha invece limiti: lo estende a tutto e tutti, lo impone, lo porta alle conseguenze più estreme e lo difende dall'evidenza con l'esaltazione dei martiri. E poiché la tentazione tocca anche chi scrive, e chi legge, occorre davvero tenersi alla larga dall'albero di Adamo: sia quando porta i frutti caldi e piccanti dell'inferno dei «cattivi», sia quando promette di santificare le nostre miserie.


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Fondazione Elia Spallanzani 21 marzo, 2018 23:31

La cosa curiosa è che non sembri applicare queste ragionevoli considerazioni al lato più politico dei tuoi post. Non sembri mai prendere in considerazione il fatto che le tue idee politiche ed economiche sono dettate, oltre che dalla tua appartenenza alla tua classe, anche da un'idea di bene neanche verosimile.

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Il Pedante 22 marzo, 2018 11:19

Temo di non avere capito ciò che ha scritto.

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Valerio Donato 13 aprile, 2018 13:39

Caro @Il Pedante, temo Le stia dicendo che Ella è un populista arruffa popoli, con l'unico fine di vedersi aumentate le detrazioni fiscali e vedersi riconosciuta un'esenzione IVA.

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Joel Samuele Beaumont 30 gennaio, 2018 02:56

Alle volte, mi sono chiesto se le persone che avevo davanti facessero per davvero o per finta.

Altre volte mi sono preoccupato di una certa cosa, pensando a quanto fosse importante, per poi scoprire che la stessa cosa per un altro può voler dire niente.

La risposta che ho trovato fino ad oggi, è che ciascuno vive in una sua dimensione, e su quella vede il mondo in modo diverso.

Chi mente sapendo di mentire, crede dal suo punto di vista che quella sia una piccola bugia, a fin di bene, o che comunque non si potrebbe fare altrimenti dato che… (e qui va aggiunta la motivazione)

Altre volte siamo così immersi nella nostra visione, che non ci stiamo nemmeno preoccupando se chi ci ascolta ci capirà. O, in altri casi, facciamo inconsapevolmente di tutto per non esser creduti.

Non per niente, su questo [pedantissimo] sito, si usano le parentesi quadre per inserire ciò che serve a comprendere il testo in questione. Ciò che mancava, e che l’autore [originario] si è dimenticato di scrivere dando per scontato che un altro avrebbe capito la stessa cosa che lui vedeva in quella frase, viene messo tra parentesi quadre.

Oppure, il nostro linguaggio diventa ermetico, perché vogliamo solo essere capiti da alcuni [eletti], e non da tutti [gli altri poveracci straccioni].

Perché ognuno, forse, pensa di essere un piccolo Re.

Rispondi

Il Pedante 30 gennaio, 2018 12:03

Ella ha scritto bene. Ci vogliono più parentesi quadre e molte più virgolette.

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Bombadillo 23 gennaio, 2018 19:57

Ciao cari,

mi scuserete l'o.t., ma questo video merita di essere visto:

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10155477240658155&id=252306033154&refsrc=http://t.co/kaQMbICPi8&_rdr

E adesso?

Bagnai mi ha posto in una situazione da "dilemma etico": io che stavo tanto bene nella mia condizione di soggetto non votante.

Certo che già un monarchico che vota è una contraddizione in termini....ma un monarchico meridionalista che vota lega non si può sentire!

Tuttavia, visto che, purtroppo per me, non sono milionario, e dei diritti di prestazione ho bisogno, sia come individuo che a livello familiare, qui "il delitto sarebbe scriminato dalla legittima difesa" (nel senso più immediato di autodifesa, cioè di difesa propria e dei propri prossimi congiunti), che poi è la stessa motivazione che mi ha portato a votare all'ultimo referendum.

Ma almeno mi dovrebbero dare la possibilità di votare lui personalmente.

Strumentalmente, potrebbero metterlo, a livello uninominale, in Abruzzo, e, plurinominale, in Lazio, Puglia, Calabria, Campania e Sicilia. Insomma, inserirlo nelle regioni meridionali e non in quelle settentrionali. Vedremo.

Comunque, bisogna "ammettere" che lui è bravo. Non dico nella sua materia, che non conosco e mi interessa fino a un certo punto, ma a livello di comunicazione. E' chiaro, efficace, "rassicurante" e difficile da mettere in difficoltà. Bello il passaggio sulle scelte irrazionali, in relazione all'interesse collettivo, ma razionali (e, quindi, spiegabili) nell'interesse di una piccola parte. Bravo anche nel porsi con umiltà, spiazzando e togliendo un argomento "personale e distraente" a chi non vuole che la cortina fumogena mediatica si diradi...sì, sì, proprio bravo.

Tom Bombadillo

Rispondi

Nina 24 gennaio, 2018 17:56

Gentile @Bombadillo,

Io, in tutta onestà, proprio non capisco.

Voglio vedere come farà, per quanto abile nel comunicare, a giustificare la flat tax, oltre al resto, naturalmente.

Boh.

Rispondi

Bombadillo 25 gennaio, 2018 11:12

Cara Nina,

sinceramente, non conosco il programma della lega, né quello degli altri partiti e/o coalizioni.

La lega propone la flat tax? Bo! Io, in quella conferenza stampa, ho sentito Salvini dire che al centro del suo programma c'è la difesa della Costituzione che, come probabilmente saprai, prevede il principio opposto della progressione.

Il punto, tuttavia, è che io non ripongo nessuna fiducia nella lega o in Salvini, E NON LI VOTERO' MAI!

Non era Salvini quello che "l'euro noi ce lo possiamo permettere togliamolo ai meridionali"?

Fino a ieri, non si chiamava lega nord?

Non si tratta di un partito nato sparando tesi economiche paradossali, sui rapporti tra nord e sud d'Italia, e parallele a quelle di certi attuali signori, magari tedeschi (ma anche italioti), per cui la Germania ci sta facendo un favore e noi siamo la sua palla al piede? Il parallelismo è notevole. Sono tesi che smontavo a vent'anni, da studente di giurisprudenza, il che mi ha probabilmente aiutato dopo a comprendere le dinamiche economiche intra-UEM in anticipo e senza difficoltà.

E poi io sono un cattolico ghibellino, figuriamoci la simpatia che posso nutrire per persone che si affacciarono alla vita pubblica di questo Paese presentandosi come epigoni del fantomatico Alberto da Giussano.

Al limite, come ho scritto, avrei la "tentazione" di votare, per "legittima difesa", Bagnai; ma questo, beninteso, solo SE mi daranno la possibilità di votare lui PERSONALMENTE, che, ritengo, per rispondere alla tua domanda, la flat tax non la proporrà, né giustificherà, mai (e, se dovesse farlo -perché, tanto, se davvero è in programma di coalizione, la domanda gli sarà posta-, perderebbe il mio ipotetico e potenziale voto).

Il punto principale, tuttavia, è che io potrei eventualmente votare lui: non la lega, né, tanto meno, la lega sol perché, in altri collegi, ha candidato Bagnai.

Si tratterebbe, in ipotesi, di votare una persona -che non è leghista-, se presente in collegio uninominale o plurinominale di mia residenza. Per questo scrivevo che, a parte farsi -come lega, ma soprattutto, almeno mi auguro, come Bagnai- due conti per la candidatura in un collegio sicuro, tipo capolista in collegio plurinominale in lombardia, aut similia (credo e spero che, prima di "metterci la faccia", questo Bagnai l'abbia concordato), forse sarebbe il caso di presentarlo in qualche regione meridionale, dove la lega è bassa, per testare il suo valore aggiunto.

Vedremo.

Diciamo che almeno mi ha dato un motivo per seguire un minimo il dibattito della campagna elettorale, almeno quando inviteranno lui: dibattito del quale, in caso contrario, mi sarei totalmente disinteressato, come sempre.

Ciao.

Tom Bombadill - Tom Bombadillo

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Nina 25 gennaio, 2018 16:55

Gentile @Bombadillo,

Mi dispiace approfittare dell'ospitalità del Pedante, ma, più ci penso, più le cose non mi tornano. Per nulla.

Ho capito candidarsi con la Lega con i motivi spiegati (vabbè), ma, insomma, c'è l'alleata FI, cioè Berlusconi. Che della flat tax (fuori dalla Costituzione, appunto) praticamente ha fatto bandiera. Per non dire di cosa si sta vedendo in sede UE e non solo.

Per quanto possa prendere anche molti meno voti della lega, resta un partner troppo ingombrante e compromettente in teoria e altrettanto in pratica.

Con certa gente si è visto che è molto rischioso fare certi conti preliminari...

E, ammesso che Bagnai si sistemi in un collegio sicuro con l'uninominale, lo farà a che prezzo, mandando altri del tutto nominati a vantaggio del Cavaliere, come si rischia di fatto con il garbuglio tra quote proporzionali, multicandidature, spargimento del voto di coalizione a beneficio di terzi?

L' unico motivo che abbia un senso, a questo punto, è mirare al "dopo", dando già per vane queste votazioni e confidare in un rimescolamento meglio assortito delle forze politiche a posteriori. Come dire, in base a un probabile nulla di fatto, al giro successivo perlomeno si possono vantare dei numeri. E se poi la zappa finisce davvero sui piedi?

Le mie scuse al Nostro Ospite, con infinita stima e gratitudine per aver scritto un libro formidabile: non abuserò più del suo prezioso spazio...

Rispondi

Il Pedante 25 gennaio, 2018 23:42

Perdonate, non sono un economista né ambisco a esserlo, ma non capisco perché la progressività via deduzioni non possa essere costituzionalmente progressiva (v. ad es. Stevanato: https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/la-progressivita-e-gia-morta-lirpef-penalizza-il-lavoro).

Rispondi

Bombadillo 26 gennaio, 2018 12:49

Cara Nina, mi pare che tu la faccia troppo complicata, invece è molto semplice.

La mia ipotesi eventuale -perché solo di quello si tratta- è quella di votare una persona, non un partito.

Io -anche prescindendo dagli aspetti metodologici, che pure per me sono prevalenti: il metodo, si sa, vitiatur e vitiat- nel merito non voterei mai né lega, né FI: figurati se mi metto a pesare quale dei due partiti è "meno peggio", per cui Bagnai si potrebbe votare perché sta con la lega (buona o, comunque, meno peggio), ma non si può più votare perché, a sua volta, la lega sta con FI, che è un PD (o viceversa) con flax tax.

Ma davvero davvero?

Io potrei prendere in considerazione di votare lui, punto e basta, con chiunque sia candidato (a partire dal PD), e con chiunque sia alleato il partito con cui si candida. Tanto, al limite, io votarei lui, non il suo partito o il partito alleato al suo. Poi vogliamo sottilizzare su collegi uninominali o plurinominali? Scendiamo nel tecnicismo...diciamo che, in caso di plurinominali, l'ipotesi potrebbe essere presa in considerazione solo ove lui fosse il capolista.

Caro Pedante,

spero che mi perdonerai se mi permetto di "ripetere l'ovvio al maestro di quest'arte", per giunta a casa (o scuola?) sua, ma, se un'imposta è progressiva è progressiva, mentre, se un'imposta è proporzionale è....proporzionale.

Trovo l'articolo che hai linkato molto disinvolto nelle argomentazioni.

L'articolo parte da un dato vero. Il sistema attuale non è veramente progressivo, ma propone una soluzione paradossale, cioè, per renderlo davvero progressivo, farlo diventare proporzionale.

Non c'è dubbio, una roba da pura scuola tomistica, non fa una grinza.

Viceversa, visto che l'attuale irpef non è (abbastanza) progressiva, la soluzione, OVVIAMENTE, è quella di rivedere gli scaglioni, senza far partire, come adesso, le aliquote "quasi-massime", sin dai redditi "quasi-minimi".

In più, bisognerebbe agire su tutte le altre forme di tassazione non progressiva, a partire da una diminuzione dell'iva (imposta regressiva per antonomasia), e su tutte le altre imposte non legate ai redditi da lavoro, rendendo anche loro, per quanto si può, progressive, ed eliminando benefit e scorciatoie.

Invece no.

Il rimedio dell'illustre studioso per la scarsa attuale progressività è la proporzione dell'irpef, perché:

"una flat-rate tax connotata da una congrua franchigia esente e un’aliquota sufficientemente elevata, in grado di far gravare la progressività (“per deduzione”) sui redditi medio-alti", sarebbe auspicabile.

Analizziamo questa frase tra virgolette.

1) ovviamente, la fascia esente esiste già ora, e, se non la si ritiene congrua, basta ampliarla, perché, altrettanto ovviamente, la soluzione per renderla congrua è appunto alzare l'asticella, e non rendere l'irpef proporzionale;

2) ovviamente, l'aliquota sufficiente (o insufficientemente) elevata non rende l'irpef proporzionale più o meno progressiva, ma solo più o meno idonea, a livello di gettito, a sostituirsi alla precedente;

3) ovviamente, non si comprende perché un'imposta proporzionale così caratterizzata sarebbe in grado di "far gravare la progressività ("per deduzione") sui redditi medio-alti", mentre se l'idea è quella di porre la soglia esente pure come "soglia di deduzione" per i redditi che la superano, io non posso che essere d'accordo, perché si tratta di una forma di progressività, che tuttavia, sempre ovviamente, per essere introdotta, non necessità affatto di una flat tax proporzionale, ma ben potrebbe e dovrebbe essere introdotta in un sistema (se pur scarsamente) progressivo come l'attuale, per renderlo maggiormente progressivo.

In conclusione, come è ovvio che sia (pedanteria: xxxxx), se la critica -condivisibile- è che l'attuale sistema non risulta sufficientemente progressivo, la soluzione è renderlo più progressivo (con scaglioni meno punitivi per i redditi medio-bassi e, quindi, realmente progressivi, ed anche, eventualmente, aggiungendo la progressività per deduzione) , e non proporzionale.

Chiedo anch'io scusa se mi sono dilungato, ma questa seconda questione mi pareva molto importante da spiegare, anche perché, se dovessero far passare il principio della proporzione, poi vedrete che, nel tempo, inizieranno a rosicare tutti gli zuccherini (ad es., progressività per deduzione) che hanno concesso per indorare la pillola, perché tanto "non ce li potremo più permettere".

Tom Bombadillo

Rispondi

Chinacat 26 gennaio, 2018 22:55

Gentile @Bombadillo,

scusa se ti faccio notare una cosa. Prendila pacatamente MA:

"io che stavo tanto bene nella mia condizione di soggetto non votante."

Allora, per coerenza, non dovresti MAI scrivere o commentare. Gli assenti, sosteneva Benito Mussolini, non hanno mai ragione. E con Lui al governo la tua condizione di SOGGETTO NON VOTANTE era garantita.

Vuoi fare il bis? :)

Ho letto quello che scrivi e quindi sei una persona molto istruita: cosa che provoca irritazione e sgomento perché se quelli istruiti si vantano di non votare... pensa a quelli non istruiti!! Se non vota Tom Bombadillo che, come dicono in Puglia, "è studiato", figuriamoci se voto io "tanto se magnano tutto".

Sai come fu ribaltato il primo esperimento di "democrazia" nell'Atene del V secolo a.c.? Con l'argomentazione, portata avanti dagli oligarchi, che tanto era inutile concedere il diritto di voto a tutti... tanto poi NON ANDAVANO A VOTARE. Lo racconta per filo e per segno Tucidide in un libro scritto 2.500 anni fa. E se provassimo ad imparare dalla Storia?

Una battuta: poi arriva un governo che concede il diritto di voto ad una famiglia del Camerun. Gli tira un pezzo di pane e quelli vanno a votare. E le persone intelligenti e preparate come Tom Bombadillo restano a casa. Tom, fai come me: fai incazzare la Merkel e vota.

Chinacat

Rispondi

Chinacat 26 gennaio, 2018 23:18

Gentile @Nina,

premesso che come cittadino italiano sono felice che delle "menti" come Borghi e Bagnai si candidino a rappresentare i cittadini italiani. E premesso che non chiedo da dove viene il pompiere se la mia casa va a fuoco, quindi li voterei anche se chiedessero l'annessione alla Groenlandia.

Candidati o meno, hanno davanti a loro 46 (circa) milioni di elettori dei quali il 98% è convinto che veri problemi siano casta-cricca-corruzione-debitopubblico-costidellapolitica e via di seguito. E ne sono assolutamente convinti. Sono 20 e passa anni che vengono manipolati ed una manipolazione così lunga, pervasiva e omnicomprensiva non la cancelli con un grafico sui Target 2 o sul surplus della Germania.

Anzi. Non mostrare MAI un grafico sul surplus della Germania perché quel 98% di elettori ti risponderebbe che "sono tedeschi virtuosi, risparmiosi, onestosi e lavorano anche mentre dormono NON come noi italiani..." e giù 7 ore di litania autorazzista. Lo so perché, preso da furore "politico", ci ho provato sul serio. L'unico nella sala che non abbaiva contro gli italiani era il cane sotto il tavolo.

Perdoni l'ironia ma non so scrivere altrimenti; il "problema" però. a mio avviso, è di non poco conto.

Chinacat

Rispondi

Bombadillo 27 gennaio, 2018 16:25

Ciao Chinacat,

le ragioni per cui non voto, mi rendo conto, non sono facili da spiegare, e, ovviamente, non hanno alcuna relazione con argomentazioni del tipo "è tutto uno schifo", "se so magnati tutto" aut similia, anche perché io non ne faccio proprio una questione di merito, ma di metodo.

Sono ragioni complesse che non possono essere spiegate compiutamente in questa sede, in cui, tuttavia, da un lato mi permetterò di consigliarti la lettura di alcuni libri (ad es.: Guenon, La crisi del mondo moderno; de Maistre, Le serate di Pietroburgo; Cochin, Lo spirito del giacobinismo), e, dall'altro, rinvierò a un mio precedente post scritto proprio su questo blog, sulla differenza tra oligarchia e democrazia in senso classico, per cui le cose non stanno proprio come riferisci tu, visto che il sistema oligarchico era quello in cui si votava (è ovvio che sia così, e solo un moderno potrebbe immaginare il contrario), mentre quello democratico era quello in cui NON si votava, perché i rappresentanti erano sorteggiati (la critica degli oligarchici non era "che tanto poi non si va a votare", visto che il voto era proprio del loro sistema, ma che, con la democrazia, si rischiava di avere rappresentati privi delle necessarie competenze tecniche: ti ricorda qualcosa?).

Per il resto, nessuna contraddizione.

Io normalmente non ucciderei nessuno, anzi non farei male ad una mosca....ma se mi trovassi in una situazione da legittima difesa sì, e in questo, appunto, non c'è alcuna contraddizione.

Come riferivo, proprio "per legittima difesa", ho votato -addirittura in pigiama, perché ero reduce da un delicato e inabilitante intervento chirurgico, ed ero a casa allettato- per il referendum....e meno male che ero andato in Comune a richiedere la tessera elettorale (che non ricordo di avere mai avuto prima) ad ottobre, perché, invece, dopo non ne avrei avuto più la possibilità fisica....quindi, come vedi, la mia non è certo una questione di "pigrizia".

Se mi si presentasse la possibilità di votare Bagnai (non la lega in genere, ma lui personalmente, come candidato indipendente), mi troverei in effetti in una situazione da "dilemma etico", tra il votarlo o meno; ma, francamente, solo se dal dibattito emergerà la sua contrarietà all'irpef proporzionale (questione di cui non sapevo nulla, disinteressandomi completamente del dibattito stesso, ma di cui, avendone riferito Nina, ho potuto facilmente verificare la rilevanza: pare sia il fulcro della campagna di FI). Viceversa, non mi si porrà neppure il dilemma, perché si tratta di una cosa gravissima. E la circostanza -ormai discriminazione?- che i redditi non da lavoro sono già tassati in modo non progressivo non si risolve eliminando o diminuendo la progressività nella tassazione di quelli da lavoro (ma, al limite, facendo il contrario), altrimenti dovremmo concludere che, ad es., visto che, col jobs act, i lavoratori del privato non hanno più tutele, la soluzione, per evitare la discriminazione, sia quella di toglierle pure ai lavorati pubblici (invece che quella contraria).

La questione della proporzione (chiamiamo le cose col loro nome, magari in italiano), invece della progressione, è gravissima, e anche con riferimento ad essa ci sarebbero troppe cose dire, pure in relazione al sistema delle c.d. risorse proprie UE, e alla vera funzione della tassazione nei sistemi a moneta convenzionale.

Vabbé, vedremo come risponderà Bagnai quando glielo chiederanno...magari, se qualcuno lo conosce, potrebbe consigliargli di vedersela bene la questione, di non sottovalutarla, perché non è da meno di quella dell'euro (e vincoli connessi) a lui tanto cara, ed anzi fa parte del medesimo progetto di "ritorno alla società ottocentesca", che di certo lui avversa (ché, altrimenti, in chiave liberale ottocentesca, la contrarietà all'euro si riduce ad un "smettiamola di concedere questo straordinario vantaggio competitivo alla nostra diretta concorrente Germania", che pure, beninteso, ha un suo senso, ma non coglie interamente la dimensione del problema, visto che la mia contrarietà, da fautore dello stato sociale e delle c.d. libertà positive, sarebbe sussistita anche a parti/nazioni invertite) .

Un caro saluto.

Tom

Rispondi

roberto buffagni 15 gennaio, 2018 18:30

Noterella. E' di esperienza corrente e comune che per fare qualcosa di male ci indoriamo la pillola con qualcosa di buono, imbrogliandoci con maggiore o minor successo. Salendo di qualche gradino incontriamo il S. Tommaso da te citato, e il Dante che nell'Inferno ci illustra come si giunga colà proprio per amore (mal diretto).

Di recente però assistiamo anche a una innovazione: l'inversione dei valori. Per fare qualcosa di male, invece di limitarci al tutto sommato umile autoimbroglio, con uno scatto d'orgoglio (peccato mortale n. 1) lo chiamiamo "bene". Esempio preclaro: utero in affitto, giustificato con la libertà e con l'amore, due beni sommi così impiegati e bestemmiati per legittimare un Male con la maiuscola. Quest'ultimo trucco è molto più pericoloso dell'altro, perchè lubrifica l'autoimbroglio e lo appoggia con la forza del conformismo sociale.

Per finire: il realista politico, es. Machiavelli, che registra come politica ed etica abbiano leggi separate, NON, ripeto NON fa mai quest'ultima cosa terribile, di chiamare il male bene, il bene male. Il male fatto "a buon fine" resta male, e punto. Quando invece il male fatto a buon fine diventa bene, diventa Male e si moltiplica esponenzialmente, prende un abbrivio inarrestabile, e ciao.

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francesco 13 gennaio, 2018 09:04

Intenzioni dei miopi/presbiti vs Visione politica (come attraversare la scuola del sospetto e non morire postmoderni).

“Il plutocrate è schiavo della sua visione, non del suo desiderio”. Il Pedante.

Per me è vero-simile il contrario: il desiderio/brama è il sintomo-compensazione di una assenza di visione: se è vero che l'Amore è il principio unificante che può “tenere insieme le cose” nel modo che più rende felici.

Il plutocrate quasi mai ha raggiunto tale posizione in virtù della propria visione ma per il desiderio di chi voleva realizzare un proprio progetto mettendolo lì.

“Lo schiavo è schiavo del desiderio di rompere le catene E uccidere chi gliele ha messe”. Anonimo.

In politica sarà forse irrilevante porsi astrattamente la questione morale del bene e del male (e dei suoi agenti) ma forse è meno irrilevante porsi la questione delle qualità, ANCHE etiche, del soggetto o soggettività politiche, se è vero che un economista, un banchiere o un politico sono prima di tutto umani.

Grazie ad un'analisi approfondita della realtà osservata, che dall'economia alla geopolitica non esclude gli aspetti reconditi dell'animo umano, è possibile avere una più o meno chiara, dialetticamente perfettibile, visione/prospettiva politica, essa è l'unica intenzionalità dichiarata che davvero conta e da prendere in esame (se non si vuole scomodare dio ed epigoni, che grazie al loro senso morale sanno sempre come schierarsi e quali autorità legittimare), così oltre ai nemici ci saranno eventualmente anche alleati che riconoscendosi in tutto o in parte con essa (visione) si proporranno di realizzarla insieme.

A quel punto i miopi o presbiti (cinici, sognatori o venditori di sogni) che continuano a negare per esempio gli effetti devastanti dell'euro-pa o della globalizzazione, saranno valutati non in base alla loro agenda individuale (intenzioni), che nessuno può conoscere se non a posteriori (sebbene molti nodi sono già al pettine), ma rispetto alle indicazione di obiettivi di cose troppe vicine o troppo lontane, slegate tra loro per mancanza di una visione unificante, e per questo tra i legami alternativi e non dichiarati potrebbe rientrare ANCHE* la corruzione: è in questa mancanza di prospettiva il primo indizio di debolezza teorica e pratico-metodologica sulla quale fare leva, non riconoscere tale debolezza indicherebbe disonestà intellettuale prodromo di corruzione (*non è che in polemica con chi parla SOLO di corruzione tendiamo la mano allo squalo o al caimano perché tassonomicamente non potremmo definirli cattivi?!).

A me sembra che la (assenza di) visione politica alla quale ci (?) opponiamo (ordoliberismo) ha all'inizio dosato alternativamente bastone e carota (Ventotene o la Ciiiina), ma finite le carote, anche quelle di plastica, poi sono arrivate sempre più bastonate, quelle vere: la violenza è l'unico modo per tenere insieme le cose quando non si può più contare su un processo libero e partecipato di adesione ideale.

Il risveglio espresso con l'astensionismo crescente rappresenta una prima presa di coscienza del vuoto del pensiero unico, il nasci-consuma-muori compreso tra il bastone e la carota, la violenza implicita nella propaganda, con gli effetti sulle vite di chi è meno preparato per reagire a un cambiamento così brusco.



Forse per avere una più chiara visione esistenziale e politica ogni tanto dovremmo toglierci gli occhiali e guardarci dentro, ad occhi chiusi.francesco

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Armando 12 gennaio, 2018 07:49

Argomento interessante e affascinante.

Non se la prenda il padrone di casa se farò un riferimento alla psicoanalisi.

La psicoanalisi ha infatti introdotto il concetto di diniego.

Semplificando all'estremo, il diniego è già un passo verso una presa di coscienza; il soggetto sa e non sa.

Questo riferimento mi è venuto in mente a proposito di un libro di un autore sudafricano che riflettendo sui carnefici aveva fatto appunto ricorso a questa categoria psicoanalitica per cercare di analizzare un meccanismo mentale molto peculiare.

Ovvero, i carnefici ammettono di aver compiuto certi atti ma al tempo stesso è come se non li avessero commessi: "voi non potete capire la situazione!" "eravamo sotto pressione!" "non potevamo agire diversamente!", ecc. ecc.

La dimensione del mentire e se tale mentire sia in buona o cattiva fede rischia forse di diventare una questione nominalistica.

Mi sembra che un aspetto da non trascurare sia appunto la facoltà dell'uomo di poter separare se stesso dalle proprie azioni, una deresponsabilizzazione che è un tratto comune, direi.

Segnalo anche il libro di Taleb "Antifragile" in cui spiega la superiorità dell'azione sull'intelletto. Non si può riassumere in poche righe, bisogna aver letto il libro, che fra l'altro è sicuramente un libro imprescindibile per chiunque vuole usare il proprio cervello.

La morale che se ne trae è abbastanza sconfortante. L'intelletto, cioè l'utilizzo delle proprie capacità cognitive, è cosa per pochi.

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Bombadillo 08 gennaio, 2018 17:40

...per non essere frainteso, specifico che il colpo al cuore non era dovuto al contenuto dell'articolo, ma proprio e solo alla circostanza che, successivamente alla sua pubblicazione, la pedanteria era stata espressa, prima, in percentuale, ma, poi, col simbolo del male, cioè la stella a cinque punte, o pentalfa o stella fiammeggiante, cioè il simbolo magico -e, poi, massonico- per eccellenza, che in magia viene usato pure per tentare di evocare il demonio (in tal senso, lo denomino simbolo del male).

Un modo facile, ad es., per datare un'illustrazione, un dipinto, un fregio, ecc., di una chiesa, come pre o post CVII, è quello, in presenza di stelle, di contarne le punte. Solo post CVII, infatti, troviamo nelle chiese cattoliche (non più tali, perché in definitiva protestantiche) le stelle a cinque punte (invece che a otto), che erano sempre state il simbolo magico per eccellenza (senza che vi fosse distinzione tra presunta magia bianca e nera).

Curiosa anche la storia dello stesso Montini, che si fece ritrarre, se non ricordo male per i suoi 80 anni, sulla listella di una porta di bronzo per S. Pietro, mentre chiudeva il CVII, con un pentalfa sulla mano: segno che, a seguito di "denuncia" da parte di don Villa, venne prima abraso e poi rimosso (nel senso che venne rimosso l'intero pannello "incriminato").

In tema -lato sensu- consiglio sempre l'illuminante lettura de I quattro del Gesù di Andreotti: se poi uno proprio non vuol capire, non capisce, ma il "buon Giulio" è piuttosto esplicito (del resto, per lui si tratta di meriti da riconoscere non di "peccati" da coprire).

Lo so che ormai siamo abituati a vedere la stella a cinque punte da per tutto, e non ci facciamo caso, tuttavia si tratta di un simbolo ben preciso, che prima delle rivoluzioni giacobine non avreste visto da nessuna parte (men che meno sulle uniformi degli ufficiali).

Quindi, come affezionato lettore, mi permetto un accorato appello al padrone di casa, per tornare alla percentuale di pedanteria o per donare tre punte alle stelle.

Tom

P.S.: ovviamente, sullo sfondo rimane la grande questione della rivoluzione francese -e, ancor prima, di quella inglese, e dell'effettivo rapporto tra cattolicesimo e protestantesimo (o modernismo cattolico, che poi sempre protestantesimo, "de sinistra", è)-, nel senso se sia stata una rivoluzione a favore della democrazia o dell'oligarchia/plutocrazia che solo i monarchi cattolici, anti-usura, poteva tenere a bada -se pur, ovviamente, paternalisticamente-, impedendo....quello che oggi sta avvenendo sotto i nostri occhi, ovvero sia una crisi dovuta non alla scarsezza dei beni, ma alla strumentale rarefazione della moneta convenzionale con cui acquistarli, che ci priva anche dell'unico grande vantaggio della civiltà occidentale contemporanea, cioè una schiacciante supremazia materiale, che difficilmente, in epoche anche relativamente recenti, sarebbe potuta essere anche solo immaginata.

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Il Pedante 08 gennaio, 2018 18:17

Caro Tom, ti ringrazio, ignoravo del tutto la questione. Poiché la stella a otto punte mi viene un po' troppo "affollata" (e l'asterisco su quel font esce a 5, non a 6 punte), ho corretto con una stella a 4 punte, non ostando simbolismi infausti.

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Bombadillo 08 gennaio, 2018 20:29

...grazie mille, caro Pedante!

Per altro -lo riferisco come curiosità-, avendo conosciuto alcuni "auritiani" (avevo anche dei simec, ma scioccamente li tenevo nel portafogli e, una volta che me lo hanno sfilato, me li sono persi), che rimproverano un certo tradimento di Grillo, che ricordano essere nato politicamente "pendendo dalle labbra" di Auriti (e, di certo, ricordo anch'io il suo primo spettacolo politico, quello che iniziava con lui vestito da monaco, in cui affrontava temi legati alla moneta, poi messi da parte), sostengono che ciò sia stato manifestato esplicitamente, appunto, dalla scelta del simbolo.

Tom

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gengiss 16 gennaio, 2018 10:44

Gentile @Bombadillo, Faccio sempre fatica a capire a Lefevriani, per cui mi toccherà di fare il “pedante” rispetto alla tua affermazione secondo cui la Chiesa cattolica dopo il concilio Vaticano II è diventata “protestantica”. I Cristiani evangelici, a seconda delle correnti e chiese, si caratterizzano per: la lettura libera e personale della Bibbia, la negazione di valore alla tradizione, la salvezza per sola fede, la predestinazione, l’abolizione della separazione tra clero e laici, il rifiuto del celibato sacerdotale e della vita consacrata, il rigetto di alcuni o tutti i sacramenti, l’interpretazione simbolica dell’eucarestia, il rifiuto del culto alla madonna e ai santi, la proibizione delle immagini, il disconoscimento dell’autorità del papa, l’organizzazione autonomia delle singole comunità, l’apertura su temi come aborto eutanasia e omosessualità, la parità delle donne nella funzione pastorale ecc. Quale di queste innovazioni sarebbe stata accolta dalla Chiesa cattolica dopo il CVII (o magari con papa Francesco) ?!

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Bombadillo 17 gennaio, 2018 11:00

...tutte tranne una (vogliono mantenere l'ordinazione, la distinzione sacramentale tra clero e popolo), quelle non ancora in atto già in potenza, come conseguenza ovvia degli errori dottrinali alla base.

Del resto, come insegna il magistero della Chiesa, e in particolare la Pascendi, il modernismo è la sintesi di tutte le eresie, quindi gli errori li trovi tutti (quelli concettuali, cioè, il resto, su cui ti concentri tu, sono mere conseguenze, applicazioni, manifestazioni...alle quali bisogna dare solo il tempo, ma tanto è stato già fatto, io non mi lamenterei troppo).

Il vero problema è che i modernisti che si esposero di più, mentre avevamo ancora un Pontefice, vennero scomunicati e ridotti allo stato laicale, quelli che più prudentemente, invece, si imboscarono aspettando tempi migliori, divennero "papi" e fecero il CVII per introdurre le loro "intuizioni giovanili" (ripeto: la testimonianza di Andreotti al proposito, che trovi nel suo libro che ho citato, è precisa). E non sono "lefevriano".

Ciao.

Tom

P.S.: mi pare indiscutibile che Bergoglio, a parte qualche stravaganza dovuta alla controversa natura del personaggio -sul piano dottrinale, del tutto irrilevante-, sia in perfetta linea di continuità con Wojtila e Ratzinger; così come, del resto, questi lo sono stati tra loro e con i loro predecessori successivi a Pio XII...magari, se vuoi, in linea di continuità intesa in senso hegeliano, il che, però, è perfettamente coerente con il loro essere, appunto, protestanti.

P.P.S.: ricordati, inoltre, che dio è padre, ma è anche madre, perché non si dica che è solo padre (no, non è il mitico Crozza/Veltroni, ma uno dei tuoi "papi").....quando ti trovi, poi, ricordati pure di portarmi un bacione...non a Firenze, ma al corano; e ricordati anche che lo stesso "papa" del bacio in questione si fece mettere in fronte lo sterco sacro di vacca; ricordatelo bene, perché, se si vuole essere coerenti, bisogna imitare Cristo, ma anche i suoi Vicari....almeno se li si ritiene tali.

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Gengiss 13 febbraio, 2018 00:48

Gentile @Bombadillo, evidentemente abbiamo frequentato corsi di catechismo molto diversi...

Ah, dimenticavo il battesimo degli adulti (noi secondo la tradizione battezziamo i bambini, perché altrimenti andrebbero all’inferno, come insegna S. Agostino)

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Gianni 08 gennaio, 2018 15:18

Ho un rapporto personale di rifiuto con la bibbia, che è nato proprio dal considerarla la primaria fonte di manipolazione, un mucchio di storielle che ha formato generazioni di creduloni, ai quali si è potuto poi far credere qualsiasi cosa si sia voluto, ma manipolare la realtà fa parte dell'uomo, è talmente complesso lo schema della realtà che isolarne uno schema a danno di altri è ineludibile, tutto quello che si sa è in genere un insieme personalizzato di quanto gli altri ci hanno raccontato, tutto quello che una mente libera può fare è verificare la coerenza di ogni rappresentazione, da quella personale a quella collettiva, se però, simbolicamente parlando, l'albero di Adamo è quello della conoscenza, va dato merito al serpente e ad Eva di avere spinto Adamo ad assaggiarne i frutti, amari o dolci che fossero.

La verità non esiste, ne esistono invece tante versioni quanti sono gli individui, però la verità si può pesare, ed un dato certo con cui fare i conti, ad esempio, ce lo offre la Commissione parlamentare d'inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro, che ci insegna una cosa fondamentale, che lo Stato non siamo più NOI Il Popolo, ma se lo sono portati via con l'inganno agenti di un'interesse contrario alla nostra sovranità, la verità dei fatti ha sempre più a vedere con gli interessi, ad esempio di classe, che con la morale, un peso di cui sarebbe urgente liberarsi, se si intende davvero realizzare un quadro utile della realtà in cui viviamo.

In senso teorico e filosofico ritengo comunque molto più utile rifarsi ad un Nietzsche ad alla sua rappresentazione di Pilato, oppure a Lao Tzi che insegnava quanto la "realtà" sia comunque un'illusione creata da noi, sia come individui che come collettività, solo partendo da questo possiamo pensare ad una realtà in qualche misura attendibile, in specie in questi tempi dove la manipolazione è diventata norma, una manipolazione che si configura precisamente come truffa a fini predatori.

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Bombadillo 07 gennaio, 2018 21:48

...argh, colpo al cuore...

Caro Pedante, lo so che lo hai fatto "in buona fede"...ma ti prego, il simbolo del male su questo tuo splendido sito no!

Se proprio stelle devono essere, almeno a otto punte.

Tom

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Massimo 07 gennaio, 2018 17:11

"[...] chi mente agli altri mente sempre, anche se non sempre direttamente, a se stesso. [...] il consapevole non può che trovare conforto nella convinzione [...] di farlo «a fin di bene»"

In ambito privato, soprattutto a lavoro, sempre più spesso, il mentitore si autoassolve non in nome del fin fi bene, ma in nome di una presunta autodifesa ("tutti fan cosi", "se non lo faccio io agli altri, qualcuno lo fará contro di me"). Autoassoluzione promossa e sdoganata dai media, dal comune sentire indotto che ci fa rassegnare (tina) all'individualismo sfrenato. Per rimanere in termini biblici, il non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te diventa un tabù, quasi un modo di pensare per spiriti semplici e deboli e dunque inadatti al modello di società imperante, del tutti contro tutti.

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Il Pedante 07 gennaio, 2018 20:29

Lei cita il caso estremo, ma non il più raro. Qui il bene finale è darwinistico: è un bene (?) che prevalga il più forte, per una società più forte ecc. ecc.

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lorenzo 06 gennaio, 2018 09:35

Ma allora la seconda morale in qualche modo ridimensiona la prima ("Se nell'intrico dei moventi e delle debolezze umane il giudizio finale sul dolo spetterà eventualmente a Colui che «solo conosce il cuore di tutti i figli degli uomini» (1 Re 8,39), ai mortali conviene saltare a pie' pari quell'intrico e concedere a tutti il beneficio di una buonafede, foss'anche delirante e perversa, per concentrarsi su una meno esaltante ma più produttiva ricerca del vero.")

E fin qui ok.

Ma quindi allora come la mettiamo con la ricerca del vero che riguarda appunto ANCHE la ricerca dei criminali veri, ossia quelli che sono perfidamente in malafede, che sanno benissimo di mentire per egoismo? Anche questa ricerca corrisponde a una necessità umanissima, se non altro per difendersi. Tribunali, giudici e carceri esisteranno pure per qualcosa. O no?

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Il Pedante 06 gennaio, 2018 15:48

La legge è un bene codificato, va da sé che possa e debba essere applicata.

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Mario 06 gennaio, 2018 06:10

In attesa di chiarirmi le idee vi riporto un passaggio di Victor Serge da Memorie di un Rivoluzionario, e un "adattamento" del Gioco del Teocono di Silvio Ceccato.

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"Mi riconosco il merito di avere visto chiaro in alcune circostanze importanti. La cosa in sé non è difficile eppure è poco comune. Non credo che dipenda dall'intelligenza alta o sveglia, ma piuttosto dal buon senso, dalla buona volontà e da un certo coraggio nel superare l'influenza dell'ambiente e una tendenza naturale a chiudere gli occhi sui fatti, tendenza che proviene dal nostro interesse immediato e dalla paura che ci ispirano i problemi. "Quel che c'è di terribile quando si cerca la verità" diceva un saggista francese, "è che la si trova"."

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https://m.youtube.com/watch?v=GqFMnwoRyy4

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ws 06 gennaio, 2018 00:06

Verrebbe quindi da concludere che in sostanza "il male non esiste" facendo quindi torto a chi ha dovuto subirlo come danno . La ricerca" delle "intenzioni" fatta dalla "umana giustizia" è, per quanto spesso discutibile , quindi uno strumento necessario a sorreggere la convivenza umana attraverso una "giusta" condanna del danno.

Il famoso " il fine giustifica i mezzi" stiracchiato fino a comprendere il " fare il male a fin di bene " è lo strumento giustificativo di ogni gaglioffo, ma sulla iniquità e la menzogna non si può costruire nulla di buono e nessuna ragione "superiore" ( come quella di stato) può essere validamente servita con mezzi "inferiori" . Ciò che separa il "piccolo" politico (Lei ha citato menem ,ma adesso ne abbiamo una caterva , praticamente tutti ) da quello "grande" ( ne vedo solo uno, putin) sta che il primo è un cosciente turlupinatore e il secondo "tatticamente" lascia solo che siano gli altri a turlupinare se stessi .

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Chinacat 05 gennaio, 2018 21:47

Mr. Pedante, è sempre un piacere leggerla. Come dissero di B.H. Liddell Hart "anche se aveva torto, per scoprire e capire il perché bisognava spremersi le meningi, e questa era la sua funzione."

Detto questo entro nel merito partendo da questa considerazione: "È evidente che se questo elogio della menzogna elettorale fosse stato in perfida e perfetta malafede, il prof. Monti si sarebbe guardato bene dall'affidarlo... alle pagine di un quotidiano nazionale."

A mio avviso la sua ottima analisi manca però di un soggetto fondamentale per essere completa: il lettore di quel quotidiano. La Sua frase, se ho ben capito, lascia intendere che il sig. Monti sappia che dire certe cose "in pubblico" è sconveniente e che dimostrare la propria malafede sulla prima pagina di un quotidiano è qualcosa da evitare. Per quale motivo opera questa distinzione? Perché qualcuno le pagine di quel quotidiano le legge e ci potrebbero essere delle conseguenze.

Questo è giusto, in linea teorica.

In linea pratica, tutti i quotidiani italiani raccontano menzogne stratosferiche da anni e nessuno ha mai detto o fatto qualcosa in merito. Un solo esempio che Lei sicuramente conosce: il Corriere della Sera ha mentito in prima pagina sulle cifre della disoccupazione e se non fosse stato per il prof. Bagnai avrebbero continuato a mentire.

Il più autorevole (DAR) quotidiano italiano falsifica le cifre sulla disoccupazione e su 60 milioni di abitanti se ne accorge e lo dice soltanto uno? E gli altri 59.999.999?

Per mentire, mi corregga se sbaglio, bisogna essere in due; purtroppo tutte le analisi che vedo fare sulla situazione odierna prendono in esame soltanto UN soggetto, l'autore della menzogna. Il ricevente non compare mai. Ci si occupa soltanto di chi sta "in alto", mai di chi sta "in basso" e men che meno della cosa più importante: le interrelazioni tra chi sta "in alto" e chi sta "in basso".

Uno può detestare quanto vuole la categoria dei giornalisti e giudicarla come crede ma quello che i giornalisti scrivono compare, come ha detto Lei, sulle pagine di un quotidiano nazionale. Non tenere conto di chi quei giornali li legge significa perdersi un pezzo essenziale del puzzle.

Per concludere, vorrei sottolinearLe una cosa.

Gli studi sui totalitarismi che vanno dalla fine della guerra alla metà degli anni '60, prendevano in esame solo ed esclusivamente chi stava "in alto", lasciando da parte tutti gli altri. Il grande e decisivo passo in avanti iniziò a svilupparsi dalla metà degli anni '60 in poi, quando misero sotto il microscopio le correlazioni tra l'alto ed il basso, con l'aiuto di studi di altre discipline (sociologia, economia, psicologia).

A mio modesto parere siamo nella stessa situazione, sotto un duplice aspetto: siamo in presenza di un "nuovo" totalitarismo e stiamo usando gli strumenti sbagliati per capirlo.

Una precisazione obbligatoria: non è un problema riferito solo all'Italia, anzi.

Mi scuso per la lunghezza e La ringrazio per costringermi a spremere le meningi :)

Chinacat

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Il Pedante 05 gennaio, 2018 23:15

La ringrazio dell'ottimo contributo. Naturalmente i moventi del mentitore qui descritti si applicano anche a chi vi crede, essendo ENTRAMBI mentitori a se stessi. Altrove ho descritto, specialmente nel libro, i meccanismi che preparano i destinatari della menzogna ad abbracciarla, farla propria e rilanciarla diventandone a loro volta mittenti.

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Lorenzo 05 gennaio, 2018 16:32

Ti adoro e seguo pedantissequamente

In questo caso non posso che esultare: Pedante papa subito!

Grazie

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Luca Pasello 05 gennaio, 2018 15:02

Eccellente Pedante,

poiché de fide si tratta, non sarebbe il caso di raccomandare più esplicitamente l'esercizio di una diffidenza metodologica assoluta verso le persone (da sospendersi ad ogni minima conquista di verità - intesa come evidenza fattuale la cui interpretazione soggiaccia a minimi sindacali di rigore logico)?

Va da sé che sarebbe altro da una scepsi radicale - che semmai si rivolge alle idee.

Se ho compreso bene, lasciamo le persone alle loro miserie e riponiamo in esse, ove del caso, una fiducia/sfiducia condizionata, mai una Fede.

Sembrerebbe un facile gioco, se non fosse per altre, ostinate evidenze e "verità" intuitive come quelle che ci fanno immediatamente (cioè a monte del giudizio e rischiosamente, certo) distinguere il Pedante da un quivis de populo ben stronzo che pretenda essere, il popolo greco, un'invenzione delle retoriche imperialiste ottocentesche.

Questo revoca in causa, scompostamente quanto vuole, il fatto che a confliggere, alla fine - e parlo di sangue che scorre - siano le persone e i loro moventi non importa quali, ciò che distingue una guerra da una disputa accademica.

Posso anche rinunciare al giudizio (e non lo faccio, tanto meno verso il piddino che fui), ma proprio la verità che il Suo post raccomanda mi forza a riconoscere all'idea (menzognera) del nemico un valore (negativo) superiore a quello della sua persona.

Questo è propriamente tragedia, e io non so uscirne.

P.s. Una preghiera: nel mio caso, faccia la tara del risentimento un po' fanatico che nutre ogni apostata verso i propri sodali di un tempo. Lo provo ma mi sono sforzato di prescinderne, qui.

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Il Pedante 05 gennaio, 2018 16:14

Pregiato Lettore, la diffidenza deve certamente essere sistematica a fronte di quanto scritto, della debolezza schopenhaueriana dell'intelletto. Ciò non esclude naturalmente lo scontro che però, se fosse condotto in schietta «malafede», cioè con una chiara e circoscritta visione del proprio legittimo interesse e non nel nome di illimitati principi, sarebbe ben più finalizzato e pronto ad accomodare il reciproco compromesso. L'invito era, appunto, a focalizzare i propri «bassi» obiettivi per non cederli nel nome degli «alti».

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FrancoCampese 05 gennaio, 2018 20:25

Gentile @Il Pedante, post un po faticoso , forse sono stanco .

Se ho capito bene la psiche umana e'dermato una brutta cosa e l' autoinganno una prassi comune .

Sono incappato nel pensiero del russo/italiano Igor Sibaldi e trovo coerenza con quanto da Lei sostenuto : Lui punta all'individuo come cellula per rifondare la razza umana in quanto le dinamiche psicologiche portano le masse a comportarsi in maniera irrazionale sulla spinta del "bisogna " anche Se le paure legate al dover fare poi razionalmente non hanno ragione di essere.

Il punto sta secondo me nel creare la massa critica che possa spostare il baricentro del pensiero unico.

Con stima

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giovanni 05 gennaio, 2018 23:32

Gentile @Il Pedante,

"se fosse condotto in schietta «malafede», cioè con una chiara e circoscritta visione del proprio legittimo interesse e non nel nome di illimitati principi,"

al contrario, se la malafede è pura, va usata sempre e comunque a prescindere da qualsivoglia principio, e non si può limitare al proprio interesse.

Esattamente come la brama di arricchimento del capitalista non si ferma quando ha guadagnato abbastanza soldi per far vivere da re sè stesso e la propria famiglia fino alla morte.

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Il Pedante 06 gennaio, 2018 15:50

Il plutocrate è schiavo della sua visione, non del suo desiderio.

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