Bambini allo Stato

01 marzo, 2020 | 18 comments

Premessa: sono felice di avere frequentato una scuola materna e di averla fatta frequentare ai miei figli. Lo sono anche i miei coetanei, pur con poche, ma rispettabili e motivate, eccezioni. Dovrei dunque rallegrarmi del fatto che il nostro governo propone in questi giorni di renderne obbligatoria la frequenza? No, anzi. La notizia mi ha fatto male, come fa male assistere a una violenza sproporzionata e gratuita. Perché l'obbligo è una violenza: in certi casi necessaria, ma comunque tale. E nella marea di nuovi obblighi, adempimenti e sanzioni che sta salendo in questi anni sembra appunto svelarsi la trama di una società sempre più violenta nel metodo. Che non sapendo più offrire, costringe. E non sapendo convincere, impone. Perché, mi sono chiesto, un servizio ai cittadini deve trasformarsi in un dovere? Perché un diritto deve negare un altro diritto? Perché rendere odiosa e minacciosa un'occasione di crescita bene accolta da tutti? Perché farne un pretesto per accorciare il guinzaglio?

Nel cercare le risposte a queste domande, il mio malessere cresceva. In un tweet del 16 febbraio, il viceministro all'istruzione Anna Ascani spiegava che «estendere l'obbligo alla scuola dell'infanzia significa dare a tutti i bambini e alle loro famiglie più opportunità». Pochi giorni dopo, il Corriere della Sera dava la notizia dell'«asilo obbligatorio dai tre anni» aggiungendo nel titolo: «oggi frequenta solo il 12% dei bimbi». In entrambi i casi, non bisogna essere maliziosi per capire che c'è un grosso problema: sia nel rappresentare un obbligo come il suo contrario (una «opportunità»), sia nel suggerirne l'urgenza affiancandogli a caratteri cubitali un dato inapplicabile e irrilevante. Il «12% dei bimbi» è infatti la quota di frequenza degli asili nido, cioè dei bambini fino ai tre anni di età, mentre le scuole dell'infanzia oggetto della proposta sono già frequentate dal 92,60% dei piccoli del nostro Paese, che si colloca così al nono posto in Europa (fonte Openpolis). E non bisogna essere complottisti per capire che se si preferisce torturare la logica e la statistica invece di esporre i veri motivi - condivisibili o meno - di una scelta così drastica, quei motivi potrebbero essere poco presentabili al pubblico.

Nel cercare di approfondire la genesi e i moventi di questa idea (già introdotta due anni fa nella Francia di Macron, con gli stessi fumi dialettici), ho recuperato un altro articolo del Corriere della primavera scorsa in cui si illustravano le proposte avanzate dall'associazione Treellle per riformare il sistema scolastico italiano. Prima di soffermarci sull'identità dei propositori, anticipo che in quel caso il quotidiano nazionale spiegava in ben altri termini la scelta di rendere obbligatorio l'asilo. «Una scuola obbligatoria con ingresso precoce (a 3 anni)», scriveva la giornalista, «... servirebbe non solo e non tanto a sollevare le famiglie ma proprio a ridurre il peso dei condizionamenti ambientali e familiari». Oh, ecco. Altro che «opportunità» e statistiche creative: il problema sarebbero «proprio» le famiglie, cioè il «peso» dell'educazione che impartiscono alle loro creature. Un «peso», quello dei valori tramandati dai genitori ai figli, evidentemente così terribile da far decidere allo Stato di mettere in salvo i piccoli affidandoli alle cure di estranei.

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Chi è, che cosa fa l'associazione Treellle? Già da tempo oggetto delle attenzioni del ricercatore Pietro Ratto (qui un suo commento sulla vicenda trattata in questo articolo), si presenta sul suo sito come «un vero e proprio think tank» che «si pone l'obiettivo di favorire il miglioramento della qualità dell'education (educazione, istruzione, formazione) nei vari settori e nelle fasi in cui si articola». Fondata nel 2001, ha sede a Genova, è presieduta da Attilio Oliva, già presidente di Confindustria e membro di diverse agenzie internazionali, e vanta tra i suoi advisor ed esperti nomi importanti di giornalisti, accademici e politici di ogni schieramento. L'assemblea dei soci fondatori è una vetrina del gotha industrial-finanziario nostrano: da Fedele Confalonieri (Mediaset) a Luigi Maramotti (Max Mara), da Pietro Marzotto a Marco Tronchetti Provera, coordinati dal segretario Guido Alpa, già maestro e mentore di Giuseppe Conte. Tra i sostenitori troviamo la Compagnia di San Paolo di Torino e altre banche e fondazioni industriali e bancarie.

Secondo Ratto e altri, Treellle svolgerebbe da anni il ruolo di consulente privilegiato del ministero dell'Istruzione, al quale anticiperebbe gli obiettivi e le linee guida da realizzare nelle successive riforme. Così sarebbe ad esempio avvenuto con la Legge 107/2015 (la «Buona Scuola» di Renzi) le cui innovazioni, scriveva Salvatore Cannavò sulle pagine del Fatto Quotidiano il 3 giugno 2015, sarebbero state dettate «dall’associazione Treellle, think thank vicino agli industriali e a Comunione e Liberazione». Siccome, almeno a mia notizia, nessun'altra istituzione in Italia ha formalizzato la proposta di rendere obbligatoria la scuola dell'infanzia, è plausibile ipotizzare che gli attuali proponenti politici si siano ispirati proprio alle analisi e alle raccomandazioni del pensatoio genovese.

Queste raccomandazioni si possono leggere nell'ultimo Quaderno edito dall'associazione, il numero 15 del 2019 a firma di Oliva e di Antonino Petrolino, in cui si avanzano alcune proposte per riformare il sistema scolastico nazionale perché, si spiega nell'introduzione, «c’è bisogno di una scuola diversa per fronteggiare le sfide del XXI secolo. E il tempo stringe» (pag. 11). Il testo non delude. C'è tutto, ma proprio tutto, ciò che ci si aspetterebbe di trovare in una proposta conforme al più patinato spirito dei tempi: il citato «fate presto» di marca turboriformista, l'atto di fede nell'Europa («la nostra casa naturale: sempre meno una seconda casa e ormai di necessità si avvia a diventare l’unica possibile», pag. 50), il «quadro della competizione globale» (pag. 13), la meritocrazia che però si scontra con «forti resistenze» ovviamente dal basso. «radicate soprattutto nella... rappresentanza sindacale» (pag. 156), l'imprescindibilità di una «seria spending review, che passi in rassegna tutti i punti da cui è possibile ricavare risorse» (pag. 173), il «digitale» che deve essere «per tutti e ordinario» (pag. 186), più qualche bizzarria come la presunta superiorità della «scuola protestante» che, scopro leggendo, «nasce [?] dal rifiuto del magistero sacerdotale: ogni uomo è sacerdote di se stesso» e quindi «gli studenti non hanno paura di riflettere autonomamente e di dire come la pensano» (pag. 112). Una bizzarria tanto più bizzarra perché gli organi scientifici dell'associazione includono una nutrita rappresentanza di cattolici, tra cui anche un arcivescovo e segretario della Congregazione per l'educazione cattolica, mons. Vincenzo Zani.

A monte non può mancare il #facciamocome, la consapevolezza del «ritardo socio-culturale [dell'Italia] rispetto ai paesi più avanzati» (pag. 25). Adottando le fonti, gli indicatori e i campioni selezionati dagli autori, scopriamo di essere ultimi in tutto: nel tasso di scolarizzazione, nella «literacy», nella «numeracy», nelle «competenze funzionali», nella fiducia nelle istituzioni e in altro. Da queste analisi, sul cui rigore qualcuno ha espresso in passato più di una perplessità e sulla cui neutralità gli stessi estensori sembrano a un certo punto interrogarsi (pag. 164), emergerebbe la «storica arretratezza del capitale umano» (pag. 26) del nostro Paese e quindi l'urgenza di ripensarne radicalmente anche il sistema educativo.

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La proposta di rendere obbligatoria la frequenza scolastica per tutti a partire dai tre anni, per otto ore al giorno, è illustrata nel capitolo 6 e in altri passaggi del testo che confermano oltre ogni dubbio la sintesi della giornalista del Corriere, facendola anzi apparire un blando eufemismo. Il provvedimento è fin dall'inizio presentato come uno strumento per «rimuovere tempestivamente gli eventuali condizionamenti sociali negativi in una fase in cui prendono forma gli aspetti emozionali e cognitivi dell’individuo, a cominciare dal linguaggio, ed i suoi criteri di giudizio (giusto, bello, vero)» (pag. 21). I «condizionamenti sociali negativi» sono in primis quelli delle famiglie italiane, su cui gli autori proiettano la loro idea dell'italiano medio, così ignorante da costituire un pericoloso esempio per i suoi stessi figli:

... si tenga presente che la popolazione italiana adulta (25-64 anni) possiede livelli di competenze in literacy e numeracy particolarmente ridotti: in un terzo dei casi, a livello di analfabetismo funzionale. Lasciare i bambini, in una fase così cruciale per lo sviluppo delle loro potenzialità future, in un contesto culturalmente deprivato li grava di uno svantaggio iniziale che potrebbe non colmarsi mai del tutto (pag. 94).

Il concetto è ribadito un po' ovunque: «l’importante è che il peso di un ambiente sfavorito non abbia troppo tempo per segnare la personalità» (pag. 127); «l’anticipazione della scolarità e il tempo lungo... sono pensati... anche per sottrarre i bambini all’influenza di quegli ambienti familiari che, per ignoranza, non esercitano la propria azione educativa o lo fanno in modo negativo» (pag. 128); il tempo lungo serve a «massimizzare l’influenza della formazione scolastica e ridurre al minimo i condizionamenti socio-economici esterni» (pag. 95). E ancora:

Quando si inizia la scolarità a sei anni, le differenze indotte dall’ambiente familiare e sociale di origine si sono ormai saldamente radicate. Anche a tre anni, quando inizia la scuola per l’infanzia, è probabilmente tardi... Per problematico che possa risultare, bisognerebbe prendersi cura dei bambini ancora prima [!], se possibile non più tardi dei due anni, ed immergerli per buona parte della giornata in un ambiente formativo che tenda a contrastare gli eventuali condizionamenti familiari negativi (pag. 124).

«Certo», ammettono gli estensori del documento, «occorrerà una speciale attenzione ad evitare i rischi di indottrinamento di Stato». Ma, in ogni caso,

quelli di un condizionamento dell’ignoranza, del familismo amorale [poteva mancare?], della scarsità di spirito comunitario e di senso dello Stato e, per troppe fasce della nostra popolazione, persino della tolleranza del malaffare sono già adesso, e da molto tempo, più gravi e concreti (pag. 128).

Quanto amore, vero? Sempre a proposito di indottrinamenti da evitare, a pag. 39 affermano che la scuola, rispetto a un passato in cui sarebbe stata «funzione dello Stato sovrano», dovrebbe avere oggi come unico «fine lo studente» piuttosto che propagandare i progetti politici del momento. Incuriosisce perciò leggere fra le «nuove missioni» anche quella di educare a una «cittadinanza globale» (pag. 47). Segue una fresca chiosa:

L’Unione Europea ha favorito uno sviluppo economico che sessanta anni fa sembrava inarrivabile; ci ha garantito il più lungo periodo di pace nella nostra storia, dopo secoli e secoli in cui gli stati sovrani si sono dissanguati ad ogni generazione. Già oggi – e sempre più negli anni a venire – i nostri giovani della classe di età fra i venti ed i trent’anni appartengono a quella che viene detta generazione Erasmus, cresciuta senza passaporto e senza frontiere, che si sente a casa sua a Barcellona non meno che a Londra o a Berlino, che ha dato vita a migliaia di famiglie transnazionali. Come si può pensare di tornare indietro? soprattutto, mentre la spinta delle migrazioni ci sospinge se mai in direzione opposta, verso una sempre maggiore integrazione con popoli e persone ancora più diversi? (pag. 50)

Mentre cerchiamo di stabilire a quale grado si debbano collocare questi pensieri nella scala dei «rischi di indottrinamento di Stato», godiamoci il prodigio di una retorica nazionalista che smette di essere tale se si allargano i confini della nazione al continente.

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Giunto a fine lettura, reputo la proposta Treellle di un asilo obbligatorio a tempo lungo - tralasciandone molte altre su cui ci si potrebbe e dovrebbe soffermare - aberrante nel merito e nelle motivazioni. Perché fa dell'aggressione alla libertà delle famiglie di educare la prole non uno strumento, ma il suo fine primo e dichiarato. Perché, nel rendere obbligatorio un servizio, lo priva degli stimoli ad adattarsi alle esigenze dell'utenza negando a monte anche la possibilità e il valore di un'offerta educativa plurale. Perché gronda contenuti ideologici (globalismo, europeismo) invisi a una parte sempre più consistente della popolazione e pretende di inculcarli precocemente a tutti con l'intento esplicito di correggere, non di servire i cittadini. Perché non degna della minima attenzione il delicato e fondamentale legame affettivo tra genitori e figli piccoli, che si vorrebbe ridurre a poche ore al giorno per tutti. Perché non prende in considerazione i bisogni dei minori che vivono l'asilo come un'esperienza insopportabile o traumatica, e che richiederebbero perciò percorsi più modulati secondo la sensibilità e il giudizio dei genitori.

Ma anche, e peggio di tutto, perché si fonda su una visione ostentatamente elitaria, paternalistica e sprezzante del popolo italiano e delle sue famiglie. Se si accetta che mediamente un'intera popolazione sia indegna di crescere i propri figli, che non possa cioè neanche dirsi proletaria, si accetta di poterla spogliare di qualsiasi altro bene meno prezioso: cioè di tutto.

***

Eppure. Eppure qualcosa ancora non torna.

Chi ha formulato le proposte del Quaderno insiste molto sul valore dell'uguaglianza, di «ridurre al minimo il peso di una problematica eredità sociale» e di affidare alla scuola una funzione di equalizzazione tra classi. L'asilo obbligatorio è pensato per i più deboli: «l’effetto di una tale misura sarebbe tanto più positivo quanto più deprivato fosse l’ambiente sociale ed economico di partenza» (pag. 124) e, quindi, «non ci guadagneranno tanto i figli di genitori agiati e colti, ma ne beneficeranno enormemente quelli delle famiglie deprivate e socialmente marginali» (pag. 169). Messa così, l'idea sembra quasi voler bilanciare l'elitismo estremo delle sue analisi con un altrettanto estremo giacobinismo sociale, dove gli «agiati e colti» dovrebbero trascorrere meno tempo coi propri figli... per dare una chance ai figli degli altri. Più che sciogliersi, questo paradosso si scontra però con un problema di fondo, un elefante nella stanza che fa capolino nel testo in un solo punto, nella nota a pie' di pagina 94 dove si legge che «già oggi, la frequenza dei bambini della classe di età 3-6 anni alle scuole dell’infanzia (pubbliche e private) è molto vicina al 100%». Ripetiamolo: già oggi la frequenza dei bambini alle scuole dell’infanzia è molto vicina al 100%.

Quindi?

Anche volendo dare per vere tutte le analisi e le considerazioni svolte, che bisogno ci sarebbe di rendere obbligatorio ciò che già tutti fanno per scelta? Sarebbe come introdurre un nuovo reato che nessuno ha mai commesso né si sogna di commettere. Questa contraddizione è tanto più enorme in quanto gli autori non tentano minimamente di risolverla nella loro esposizione: di fronte a lunghi paragrafi con approfondimenti, serie statistiche, istogrammi a tutta pagina e commenti per «dimostrare» l'arretratezza del nostro Paese nelle aree ritenute discriminanti per educare la prole, non si spende una sola riga per qualificare il dato sulla mancata frequenza della scuola materna e dare così un senso numerico alla proposta avanzata. Oltre alla domanda già posta in grassetto, ci saremmo chiesti: quanti bambini oggi non frequentano, e perché? E di questi, quanti ne avrebbero bisogno secondo i criteri di «deprivazione» specificati? Qual è la distribuzione dei non frequentanti per censo e titolo di studio dei genitori? Quanti non vanno all'asilo per scelta delle famiglie? E quanti invece per impossibilità materiale, perché ad esempio ammalati o per carenza di strutture? E quanti perché respinti a causa delle mancate vaccinazioni? Solo questi ultimi, ad esempio, sfiorerebbero almeno in potenza le ottantamila unità su poco più di novantamila bambini fuori dagli asili, per qualsiasi motivo.

Vien da chiedersi se addirittura esista la fattispecie particolare di una famiglia che sia indigente e ignorante e, al tempo stesso, si tenga i figli a casa per scelta.

Nel testo treelllino non si dà risposta al dubbio, non ci si prova nemmeno. Il malessere iniziale diventa allora inquietudine. Se qualificare un obbligo come un'opportunità fa ridere, se giustificarlo gettando fango sugli obbligati è antipatico, non giustificarlo del tutto fa spavento. Si affaccia alla mente l'immagine di un teatro dove tutti assistono volentieri a uno spettacolo, finché gli attori non decidono di incatenare gli spettatori ai sedili e di trascinare in sala i pochi, eventuali rimasti nell'atrio. Come si fa a non pensare che di lì a poco il copione diventerà sgradevole e terrificante? Fuor di metafora, esiste un'altra spiegazione - lo chiedo sinceramente ai lettori - che non sia quella di una misura preliminare per impedire ai genitori di togliere i figli dagli asili quando riterranno inaccettabili i programmi e le attività che si prevede di introdurvi?

Siccome questa ipotesi non è mai esplicitata, il suo sviluppo richiede la formulazione di altre ipotesi che integrino i segnali dei tempi. Una prima area critica può essere suggerita dal rinnovato interesse delle istituzioni globali per l'educazione sessuale dei giovanissimi. Già dieci anni fa l'Organizzazione Mondiale della Sanità pubblicava e diffondeva i suoi "Standard per l'educazione sessuale in Europa" dove scopriamo che - indovinate - «rendere l’educazione sessuale (e relazionale) un argomento curricolare obbligatorio è un aspetto importante per l’insegnamento» (pag. 14, corsivo mio). Se «l'educazione sessuale inizia alla nascita [!]» (pag. 27), non stupisce trovare un nutrito elenco di «argomenti principali o standard minimi che devono essere presenti nell'educazione sessuale» (pag. 36) dei pargoli già in età d'asilo. Leggiamone alcuni tra quelli pensati per la fascia 0-4 anni (pagg. 38-39, cito testualmente):

  • basi della riproduzione umana (da dove vengono i bambini)
  • gioia e piacere nel toccare il proprio corpo, masturbazione della prima infanzia
  • scoperta del proprio corpo e dei propri genitali
  • ruoli di genere

Nella fascia successiva (4-6 anni, pagg. 40-41) si ripropongono gli stessi temi e se ne aggiungono altri, come «consolidare la propria identità di genere» e «relazioni con persone dello stesso sesso». Più che i programmi, complessivamente ben strutturati per quanto appiattiti sulle mode del momento, ciò che potrebbe legittimamente allarmare e indignare un genitore è il target a cui sono indirizzati: i bambini del nido e della scuola materna, o persino in fasce. Se alla volontà di renderne obbligatorio l'insegnamento sommiamo quella di rendere obbligatoria la frequenza degli asili in cui li si insegna, è fin troppo facile intravedere la gabbia che si va allestendo.

Un'altra possibile area «calda» è quella della salute psicofisica dei minori. Il contesto è tracciato dalla tendenza apparentemente incomprensibile di abbassare l'età per accedere a esami e trattamenti sanitari riguardanti principalmente la sfera sessuale e, insieme, ad affrancarli dal consenso dei genitori con l'effetto di consegnare i minori a figure istituzionali di «supporto» estranee alla famiglia. Nel catalogo dell'una o di entrambe le fattispecie troviamo oggi i test HIV, i chemioterapici per arrestare lo sviluppo dei dodicenni sessualmente «confusi», l'aborto e ultimamente anche i trapianti. In anni recenti si è denunciato l'aumento delle diagnosi di disturbi specifici dell'apprendimento (DSA) e il rischio di infliggere a migliaia di bambini uno stigma ingiustificato patologizzando ritardi passeggeri o semplici tratti caratteriali. Un disegno di legge del passato governo proponeva di abbassare l'età della prima diagnosi all'ultimo anno di asilo, mentre sembra che i test PISA OCSE e le prove INVALSI stiano approdando in segreto anche nelle scuole d'infanzia: «un congegno di civilizzazione», scrive Rossella Latempa su Roars, «che usa la retorica ipocrita della prevenzione dei disagi, del benessere dei piccoli, degli aiuti precoci e degli interventi tempestivi per sorvegliare e monitorare il profilo di sviluppo del "bambino in vitro". Pronto a segnalare e correggere ogni difformità o rallentamento, ogni eccedenza o stranezza». Anche in questo caso, con l'asilo obbligatorio e l'obbligo contestuale di introdurre simili procedure (con il citato ddl si vorrebbero sanzioni economiche per gli insegnanti inadempienti), nessun genitore potrebbe sottrarre i propri figli da ingerenze indesiderate e precoci.

Anche il nodo citato delle vaccinazioni pediatriche obbligatorie assumerebbe un altro spessore. Oggi ai bambini non in regola con il calendario vaccinale si nega il diritto di frequentare l'asilo, ma come si potrebbe negare loro un dovere? È logico prevedere che l'atto medico - estendibile a piacimento e capriccio dei consulenti governativi «indipendenti», fuori da ogni controllo democratico - passerebbe da obbligatorio a coatto. E che nei casi di renitenza estrema si avvererebbe il sogno bagnato di molti, di strappare i minori alle famiglie perché ree di «inadeguatezza educativa» ed evasione scolastica. Molti piccoli innocenti ne uscirebbero disturbati e traumatizzati a vita, è vero. Ma non dovrebbero più temere la varicella.

***

Le ipotesi elaborate fin qui superano la lettera e sicuramente anche le intenzioni del Quaderno Treellle. Ma l'asilo obbligatorio è un contenitore, non un contenuto. È un dispositivo che non può astrarsi dal contesto storico né dunque dalla tentazione di assoggettare i cittadini più ricettivi e malleabili, quelli in un'età discriminante per la formazione successiva della personalità e delle convinzioni, a sperimentazioni ideologiche e sanitarie il cui essere indigeste a una larga fascia di popolazione è già insito nel fatto, altrimenti inspiegabile, di volerle rendere obbligatorie. O anche nella debolezza dei moventi somministrati al pubblico, tanto più sgradevoli perché mettono in mezzo le istanze nobili dei diritti, della giustizia sociale e del benessere dei piccoli senza una necessità logica.

Sarebbe facile passare in rassegna i regimi dispotici che hanno rivolto le loro attenzioni alla primissima infanzia per radicare il consenso e formare sudditi devoti. Nel contesto di oggi il dispotismo è rappresentato dalla spinta a rendere tutto obbligatorio per tutti, mentre la volontà sottesa di creare «uomini nuovi» coltivandoli in appositi laboratori sociali che interrompano la trasmissione intergenerazionale dei valori e delle idee ripropone un'idea di rivoluzione più che millenaria. Nella Repubblica platonica, Socrate spiegava che togliere i bambini alle famiglie fintanto che sono «ancora immuni dai costumi dei genitori» è «il modo più rapido e più facile per istituire» il governo dei sapienti (Libro VII). Nei successivi duemilaquattrocento anni, tanti altri sedicenti sapienti hanno ritentato la stessa scorciatoia degli auto-proclamati sapienti di sempre, di esautorare le masse con agile balzo, superare il vecchio sequestrando i giovani e rifondare una società a loro dire migliore seminando scompiglio in quella esistente. Senza mai raccogliere nulla, se non i cocci di chi non li ha saputi fermare.


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disperato 20 marzo, 2020 16:50

Il governo dei traditori sta per approvare il MES, ci uccideranno. Porteranno via i soldi dai conti correnti e a quel punto nessuno avrà più da mangiare. L'economia si fermerà, tutto fallirà, e noi non potremo neppure protestare perché siamo agli arresti domiciliari.

Questa non è una semplice guerra, ma una guerra civile, scorrerà il sangue, sarà un'ecatombe.

Non credo che nella storia d'Italia ci sia mai stato un periodo così nero.

Dobbiamo protestare con tutti i modi possibili, e dobbiamo farlo ora, prima che sia tutto compiuto, o non ci può essere futuro né per noi, né per i bambini, è la fine del nostro popolo e delle nostre vite.

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twitter 19 marzo, 2020 20:54

Gentile Pedante, mi dispiace molto che abbia protetto i Suoi tweet: mi hanno aiutato a capire molte cose ed erano diventati per me una quotidiana necessità. Capisco la Sua precauzione, ma se potesse approvarmi come follower Le sarei infinitamente grata. meaxy su twitter

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Bombadillo 07 marzo, 2020 10:37

Carissimi,

a completamento di quanto giustamente osservato dal nostro Ospite (rendere obbligatorio ciò che già tutti fanno ha senso solo nella prospettiva della successiva introduzione di "insegnamenti" che potrebbero risultare particolarmente sgraditi ad utenti volontari), faccio notare che la scuola materna (poi dell'infanzia) nasce in Italia con una vocazione anti-tradizionale, e quindi specificatamente anti-cattolica, come dimostrato pure dall'anno della sua introduzione, ovverosia il 1968. È davvero necessario argomentare oltre? Solo due annotazioni ulteriori: la fine del monopolio cattolico sugli "asili" avvenne per volontà del partito di ispirazione cattolica DC (anche se, una prima volta, la proposta non passò), ma ciò può apparire una contraddizione solo per chi non consideri gli effetti, anche politici, del CVII; il livello anti-tradizionale della chiesa post-conciliare, gradualmente, nel mezzo secolo (e più) che è passato, è arrivato a tal punto che, qualora riforme curriculari stravaganti dovessero riguardare le scuole dell'infanzia pubbliche (nel frattempo rese obbligatorie), non credo che quelle cattoliche rappresenterebbero un'alternativa.

Tom

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disperato 07 marzo, 2020 22:39

Gentile @Bombadillo, guardi io sono cattolico solo in quanto italiano, probabilmente la definizione che mi rispecchia di più è quella di agnostico, e non conosco granché la teologia, anche perché ho sempre pensato che Borges non avesse tutti i torti a definirla un ramo della letteratura fantastica, quindi non l'ho mai studiata con attenzione.

Tuttavia appare evidente anche a me, profano, che le attuali gerarchie cattoliche siano profondamente atee se non proprio anticattoliche. Quando definiscono Gesù un migrante fanno politica (e passi) ma soprattutto riscrivono la Bibbia. Quando chiudono le messe senza la minima protesta dimostrano nel non credere nel potere salvifico della preghiera. Quando proibiscono il bagno a Lourdes per paura che l'acqua possa essere fonte di contagio dimostrano di non credere nella sua miracolosità (peraltro pare che l'acqua dei santuari sia particolare, cioè abbia dei domini di coerenza che potrebbero spiegare in modo razionale quantomeno perché non si ammalino tutti entrando insieme in quei posti). Quando parlando di accoglienza non discutono mai del dovere di convertire gli immigrati delle altre religioni, è evidente che per loro una religione vale l'altra, che non c'è alcuna particolarità nel cattolicesimo.

Perciò ritengo che abbia ragione a non sperare di essere difeso da costoro.

Faccio però presente che non è certo necessario essere cattolici per trovare bizzarri e falsi e forieri di gravi danni i nuovi "insegnamenti". Basterebbe un po di buon senso e guardarsi intorno per capire che guasti hanno prodotto il femminismo e il politicamente corretto e l'abbandono della tradizione: la nostra società si sta praticamente estinguendo, sia anagraficamente che culturalmente.

Ma forse è sempre stato questo il loro obiettivo: portarci all'estinzione.

P.S. Anche se con la Russia di Putin, fortunatamente, il cristianesimo e la tradizione occidentale, con tutti i suoi valori e il rispetto della persona umana, dovrebbero salvarsi.

Saluti.

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E.G. 05 marzo, 2020 20:30

Chissà perché TreeLLLe si batte "per noi" proponendo le proprie soluzioni anziché battersi per l'attuazione della Costituzione?

Basterebbe lottare affinché la Repubblica rimuovesse tutti gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese (come previsto al secondo comma del terzo articolo della Carta). A questo punto, con persone "pienamente sviluppate", si potrebbe anche adempire all'articolo 30 che prevede che sia dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli.

Invece i nostri "aristoi" vogliono prendersi il disturbo di intervenire con i loro metodi a prevenire o correggere i cattivi condizionamenti familiari: quanta disinteressata magnanimità!

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E.G. 06 marzo, 2020 01:06

Aggiungo questo passaggio calzante che mi sovviene:

"Di tutti i metodi, il più influente si chiama istruzione (...) Possiamo sperare che nel tempo, chiunque potrà convincere chiunque di qualunque cosa, a patto che possa lavorare con pazienza sin dalla sua giovane età e che lo Stato gli dia il denaro e i mezzi per farlo. La questione evolverà a lunghi passi allorché sarà posto in opera da scienziati sotto una dittatura scientifica. I socio-psicologi del futuro avranno a loro disposizione un certo numero di scolari, sui quali collauderanno differenti metodi per far insorgere nel loro animo la incrollabile convinzione che la neve sia nera. Si constaterà rapidamente qualche problema. In primo luogo che l'influenza della famiglia è un ostacolo. In seguito che non si andrà molto lontano se l'indottrinamento non sarà iniziato prima dell'età dei dieci anni. In terzo luogo che dei versi messi in musica e eseguiti a intervalli regolari sono assai efficaci. In quarto luogo che credere che la neve sia bianca dovrà essere visto come il segno di un gusto malato per l'eccentricità."

Bertrand Russell - L'impatto della scienza sulla società

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exiladadelsur 04 marzo, 2020 21:35

Grazie per questo scritto. desidero solo osservare che se come dice treelle abbiamo genitori "ignoranti" lo dobbiamo al continuo calcolatissimo impoverimento della qualità dell'istruzione dagli anni '70 in poi. Io fortunato! uscito dal Nautico nel 67, all'ultimo trimestre di terza media (1961) studiavo la metrica latina:" divitias alius fulvo sibi congerat auro, et teneat culti iugera multa soli"...….-

Dieci anni or sono una neolaureata in relazioni internazionali appena assunta non sapeva quale la relazione fra Beirut et il Libano- Kyrie eleison

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Jacopo 04 marzo, 2020 19:10

Bravissimi, osservazioni molto importanti che dovrebbero essere sottoposte a chiunque nella politica potesse contrastare quei cialtroni! Spero, vista la gravità dei fatti, che procederete in tal senso o verso una segnalazione alla procura. Un caro saluto

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Peppe 04 marzo, 2020 15:21

" ... bisognerebbe prendersi cura dei bambini ancora prima, se possibile non più tardi dei due anni, ed immergerli per buona parte della giornata in un ambiente formativo che tenda a contrastare gli eventuali condizionamenti familiari negativi …"

Ed il passo successivo quale sarà? Magari somministrare la “cura Ludovico” di arancia meccanica sin dalla più tenerà età?

Questi balordi considerano l’essere umano come un macchinario: credono che basti installare un software affinché l’hardware si comporti nel modo prestabilito.

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Herzog 03 marzo, 2020 17:18

Innanzitutto, grazie al Pedante per quest'altra perla di saggezza.

Faccio una banale premessa: credo che il perseguimento del profitto nelle attività economiche abbia portato a progressi in campo economico e sociale. A questo scopo è stato necessario lo sfruttamento delle risorse naturali permesso dallo sviluppo tecnologico e industriale. Dalle risorse naturali è stato "estratto valore" che, soprattutto dopo la fine della seconda guerra mondiale, è stato distribuito in base a un "patto sociale" che ha funzionato bene per circa un trentennio, facendo dell'Italia un paese avanzato. Credo che oggi il costo per lo sfruttamento delle risorse naturali si sia impennato a causa della minore abbondanza di tali risorse e del maggior numero di competitori, mentre rimane inderogabile la necessità del profitto con la conseguente competizione,

Data la banale premessa, pongo una questione, anch'essa banale: è possibile che il sistema economico punti su una risorsa, rimasta abbondante, allo scopo di estrarre valore e generare profitto: la vita stessa degli uomini? Non il lavoro degli uomini, ma i corpi vivi degli uomini (vecchi, giovani, bambini, neonati) potrebbero essere la nuova e abbondante risorsa su cui si scatena la competizione globale per estrarre valore?

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disperato 03 marzo, 2020 21:36

Gentile @Herzog, se posso permettermi di rispondere alla Sua domanda, credo proprio di no.

Il patto sociale ha funzionato bene fino alla caduta del muro di Berlino, e non solo in Italia ma in tutto l'occidente (periodo in cui la produttività cresceva e insieme anche i salari dei lavoratori). Poi ha smesso di funzionare visto che mentre la produttività cresceva i salari dei lavoratori sono rimasti fermi al palo, e questo perché i padroni delle ferriere non temevano più la possibilità che il popolo scegliesse un'alternativa al loro modello, dato che ogni sistema differente era stato cancellato non solo dal mondo reale ma anche dall'orizzonte per così dire filosofico dell'umanità.

Ovviamente a questo punto per vendere le merci era necessario portare la popolazione a indebitarsi, così si sono create delle ricchezze e delle povertà estreme.

Ora che il welfare state è stato quasi demolito del tutto il popolo incomincia a votare in modo "sbagliato" e quindi la democrazia va sospesa, i figli vanno sottratti ai genitori ed educati ad obbedire senza discutere, cioè vanno privati di ogni spirito critico con una scuola adatta e senza il rischio che qualcuno impari a pensare attraverso la famiglia.

A tutto ciò si aggiunge anche una oggettiva sovrappopolazione della Terra, e siccome non possiamo spedirne una parte altrove (come si faceva nel caso nelle polis greche, da cui è nata la Magna Grecia) i potenti hanno pensato, attraverso i vaccini e altro, di spedirne una parte all'altro mondo.

Io la vedo così.

P.S. Il perseguimento del profitto nella sanità mi sembra che abbia portato a gravi problemi, e la sanità pubblica mi pare che costi meno e funzioni meglio di quella privata (confrontare la sanità americana con quella che ci fu in europa, per tutta una serie di ragioni anche logiche, se un medico viene pagato in base al numero di operazioni che fa tenderà a farne molte anche non necessarie, e se è pagato in base al numero di farmaci che vende...).

E anche nella ricerca l'obiettivo del profitto economico ha portato a molti paper falsi...

Saluti.

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Herzog 07 marzo, 2020 20:28

Gentile @disperato,

Mi scuso se sono stato poco chiaro nel mio commento.

Volevo porre la seguente questione:

una "folle ideologia" sostiene un processo di trasformazione dell'uomo in macchina (perché di questo credo si tratti).

Nel secolo scorso la forza-lavoro aveva le caratteristiche di "merce", ossia, un carattere di "capitale variabile" come sono le materie prime, i semilavorati etc.

La questione che volevo porre nel mio commento precedente e' la seguente:

Se si trasformassero gli uomini in "macchine", queste macchine umane risulterebbero immediatamente dotate di capacita' cognitive e capacità cooperanti. Questi uomini-macchina cederebbero, di fatto, la loro autonomia e la loro stessa vita alle "proprieta" dei processi di estrazione di valore.

I fatti rilevanti sarebbero:

Gli uomini-macchina diventerebbero un "capitale fisso" smettendo i panni di capitale variabile. Ossia, diventerebbero un "patrimonio" inaspettato, quasi illimitato e gratuito per le "proprieta'" dei processi produttivi.

Il costo per la formazione degli uomini-macchina dovrebbe essere a carico della collettività e la stessa formazione dovrebbe iniziare sui bambini i quali, perciò, andrebbero sottratti alle famiglie.

Personalmente, credo che il progetto della "folle ideologia" sia proprio quello che ho descritto. Ma credo anche che la formazione dell'uomo-macchina sia una contraddizione intrinseca irrisolvibile... perciò ci sarà da ridere molto in futuro.

Saluti

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Leo 02 marzo, 2020 15:06

Intanto oltre alla catechizzazione dell'infanzia, le 3elle dovranno occuparsi dei programmi ai quali sarà tenuta ad adeguarsi - coattivamente - la catechesi degli insegnanti.

Nella fase attuale più che la prematura scoperta sessuale del corpo e dell'inutile implementazione di improbabili geopolitiche, si sentirebbe l'impellenza di un'educazione allargata sia ai temi essenziali di igiene personale ma soprattutto di educazione alimentare. Alle anoressie intellettuali suppliscono però in modo determinante le obesità alimentari, quelle già come abitudini permanenti e trasversali.

Oltre ad una, spero sicura, disapprovazione e contrapposizione della maggior parte dei genitori, alla vera reazione che consisterebbe nel tenere i bimbi a casa, si contrappone la necessità della loro assistenza nel tempo di lavoro dei primi e l'indispensabile socializzazione dei secondi. Su questi conta l'Intelligencija dei nostri sovrani. Intanto viviamo nella speranza che le considerazioni 'pedantesche' possano essere diffuse, capite e condivise al di fuori delle riserve indiane della comunicazione telematica. Kyrie eleison.

PS Il Pedante ci renderà noti gli eventuali futuri incontri de visu.

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Tarro Magno 01 marzo, 2020 21:15

Egregio Pedante, sul sito del forum - "Chi siamo"/"Profilo sintetico dell'Associazione" - è chiaramente indicato che "i membri del Forum e gli Eminent Advisor non possono essere ritenuti responsabili delle tesi o proposte elaborate da TreeLLLe".

Mi chiedo, ma queste personalità - utilizzate per dare credibilità al progetto, credo - hanno mai letto le proposte dell'associazione e/o le condividono ?

C'è mai stato un dibattito pubblico (e contradditorio) sulle tesi presentate ?

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Luebete 02 marzo, 2020 15:42

Gentile @Tarro Magno,

ritengo verosimile l'ipotesi.

Come ogni associazione elitaria, l'appartenenza diventa uno status e non è necessariamente detto che un membro conosca le implicazioni o che, conoscendole, le condivida.

Tuttavia una volta dentro si viene inevitabilmente cooptati, si partecipa a party, forum, incontri con personaggi dalla stessa estrazione sociale e questo è sufficiente, se non per omogeneizzare il pensiero, almeno per sedare eventuali dubbi o richiami della coscienza o per non farsi domande.

Riguardo al dibattito pubblico, immagino proprio che non ci sia. Queste associazioni nascono proprio per rendere opachi i processi decisionali, per decidere cose al di là del processo deomocratico per poi servirli preconfezionati alla politca che ha il compito di crearne un'illusione democratica. Molto similmente a quanto accade in UE.

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disperato 02 marzo, 2020 18:52

Gentile @Luebete, credo che sia il contrario, ovvero prima le persone vengono cooptate, poi tra i cooptati se ne scelgono alcuni di provata fede liberista, ça va sans dire, per fare parte di questi gruppi. Cioè se sei là dentro è perché ti hanno già convinto (e la tua coscienza è già stata silenziata) da un bel po. Del resto perché dovrebbero correre rischi? e poi si sa: Il y a des gens qui paieraient pour se vendre, e non sono mica pochi, e mica solo in Italia.

Il punto è che uno Stato serio non si fa dettare l'agenda da un'associazione privata con persone non elette da nessuno e finite lì senza uno straccio di concorso.

Ma viviamo in un sistema dove persino le banche centrali sono "indipendenti", cioè con membri che non rispondono ai governi e quindi ai cittadini, e rispondono agli interessi delle multinazionali, e quando Kennedy o Aldo Moro hanno provato a obiettare...

Quindi è chiaro che anche i programmi scolastici devono essere "indipendenti" dall'interesse dei cittadini, e dipendere dai desiderata delle multinazionali che vogliono schiavi a basso costo e totalmente privi di spirito critico, sia mai che si ribellassero.

In quanto all'educazione alimentare, quella vera, sarebbe esiziale sia per le multinazionali dell'alimentare che del farmaceutico: la gente non mangerebbe più tante cose, si ammalerebbe di meno e consumerebbe molti meno farmaci.

Saluti.

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Artemio 01 marzo, 2020 19:20

Grandissimo Pedante!

Un'altra prova di intelligenza, inattaccabile logica, incorrotto senso morale, profonda umanità!

La meschina e feroce bestialità al potere imperversa... Ci aiuti e fortifichi nella battaglia la presenza di combattenti come Lei!

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disperato 01 marzo, 2020 18:24

Gentile Pedante non stiamo andando verso una dittatura totalitaria per la semplice ragione che questa è già una dittatura totalitaria.

Resta aperta la domanda: quanti se ne sono accorti? Io credo molto pochi finora (presto però...).

Finirà in tragedia e nel sangue come accade sempre nei regimi violenti e distopici.

A corollario del fatto (che viviamo in un regime violento e distopico) segnalo sia l'intervista di Stefano Montanari a Roberta Doricchi dove si parla del Coronavirus (ammesso che si riesca ancora a trovare visto che la stanno censurando un po ovunque), sia il videoblog di Messora Byoblu nella puntata in cui si parla della "Xylella in Puglia:la verità dietro al taglio degli ulivi". Potrete vedere che l'interesse della collettività viene calpestato e persino deriso per il vantaggio di pochi.

Ora stanno solo alzando la posta e puntano sui figli, insomma siamo all'ultimo atto di un'escalation che poteva essere fermata se gli italiani non avessero come primo (e forse unico) interesse il calcio e non la loro sopravvivenza.

Per dirla con Brecht siamo di fronte a una resistibile ascesa che però non trova resistenze.

Saluti.

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