I giorni della torre

04 aprile, 2021 | 32 comments

Questo articolo è uscito in versione leggermente ridotta su La Verità del 2 aprile 2021 con il titolo "L’idea globale nuova torre di Babele. Usa la scienza per imporre dogmi".

Durante il suo viaggio apostolico in Iraq, nella mattinata del 6 marzo 2021 papa Bergoglio ha partecipato a un incontro interreligioso con alcuni leader ebraici e musulmani presso il sito archeologico di Ur dei Caldei.1 L'antica città sumera di Ur, abbandonata da millenni per la desertificazione che ha colpito l'area, sorge nelle vicinanze di Nassiriya, circa quattrocento chilometri più a sud della capitale irachena. Tra i suoi resti spicca l'imponente base della ziqqurat, la tipica costruzione religiosa a torre dell'area mesopotamica, dedicata al dio lunare Nanna. Qui, secondo i biblisti, nacque il patriarca Abramo, che da qui partì con la sua famiglia al seguito del padre Terach verso il «paese di Canaan» (Gen 11,31). Stabilitosi a Harran, oggi sul confine turco-siriano e anticamente centro devozionale di Sin/Nanna (come Ur), si arricchì «di oro e di argento e di molto bestiame» (Giudit 5,7-8) e ricevette poi l'ordine divino di proseguire il viaggio verso la terra promessa, il «paese che io ti indicherò» (Gen 12,1), dando inizio alle peripezie della stirpe israelitica da cui scaturiranno i tre grandi monoteismi abramitici.

Il luogo scelto dal pontefice cattolico appare simbolicamente perfetto per tendere la mano a «fratelli e sorelle di diverse religioni» nel segno di una paternità comune. Né va trascurata la suggestione anche linguistica del toponimo, identico al prefisso tedesco Ur- in uso in molte lingue per identificare un'origine primigenia e lontana. Il tema indoeuropeo ṛ indica il «sorgere», da cui anche il lat. or-ior, or-iens e, appunto, or-igo, l'origine. È però anche difficile che questo auspicio di unità fraterna all'ombra di una torre mesopotamica non suggerisca un'altra e più famosa torre, quella eretta «in una pianura nel paese di Sennaar» e tramandata ai posteri come la «torre di Babele» (Gen 11,1-9). Identificata dagli storici con il maestoso Etemenanki, la ziqqurat di Babilonia (oggi al-Hilla, un centinaio di chilometri sotto Baghdad) era invece dedicata al dio solare Marduk e la sua prima edificazione risalirebbe al regno di Hammurabi o, secondo la tradizione, al mitico re-cacciatore Nimrod, nipote di Cam (Gen 10, 8-12).

La vicenda biblica è nota. «Emigrando dall'oriente, gli uomini» allora accomunati da una sola lingua si stabilirono nel Sennaar, la regione tra il Tigri e l'Eufrate, e lì si proposero di costruire «una torre la cui cima tocchi il cielo» con l'intento di acquisire fama e di «non disperder[s]i su tutta la terra». Ma Dio, vista la loro opera, decise di confondere le loro lingue facendo sì che non si comprendessero a vicenda e fossero costretti a interrompere l'opera e poi a dividersi per colonizzare ogni parte del mondo, come aveva comandato loro nel giorno della creazione (Gen 1,28).

Se interpretato alla lettera, il racconto illustra direi senza equivoci l'antipatia divina – o più laicamente l'inopportunità, secondo l'esperienza e il giudizio degli antichi – delle ambizioni che chiameremmo oggi cosmopolitiche e «globali», di riunire tutti i popoli sotto per asservirli a una comune «agenda» terrena. Sul punto qualche commentatore ha anche posto l'accento sul concetto di fratellanza ultimamente caro al pontefice argentino, che nel breve discorso tenuto a Ur ricorre per ben quindici volte, nel solco della Dichiarazione sulla fratellanza umana di Abu Dhabi e dell'enciclica Fratelli tutti. In passato non sono mancati moniti sui rischi di spingere l'accezione del termine oltre il perimetro della sequela cristiana e di avvicinarlo così alla fraternité laica e rivoluzionaria la cui realizzazione, si legge in un commento del Grande Oriente d'Italia alla Fratelli tutti, sarebbe «dalle origini la grande missione e il grande sogno della Libera Muratoria». San Pio X rammentava ai vescovi francesi che «non c’è vera fraternità al di fuori della carità cristiana» e reputava il sincretismo civile e religioso

una costruzione puramente verbale e chimerica, in cui si vedranno luccicare alla rinfusa e in una confusione seducente le parole di libertà, di giustizia, di fraternità e di amore, di uguaglianza e di umana esaltazione, il tutto basato su una dignità umana male intesa. Si tratterà di un'agitazione tumultuosa, sterile per il fine proposto e che avvantaggerà gli agitatori di masse meno utopisti (Notre charge apostolique, 1910).

Per Joseph Ratzinger «diversamente dallo Stoicismo e dall’Illuminismo, il Cristianesimo chiama col nome proprio di fratello solo il correligioso... per cui si è fratello del cristiano e non del non cristiano», perché «l’affermazione di una fraternità universale senza Cristo, stronca la missione» (La fratellanza cristiana, 1960). In tempi più recenti mons. Athanasius Schneider ha polemicamente rimarcato che «la vera fraternità universale può esistere solo in Cristo, vale a dire tra tra persone battezzate».2 Sul carattere divisivo del messaggio cristiano si potrebbero citare anche le parole del suo Fondatore: «non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada» (Mt 10,34).

Meno letterale, ma più diffusa, è l'interpretazione allegorica secondo cui lo sfortunato tentativo dei babilonesi sarebbe una ripetizione in chiave prometeica del peccato di Adamo, di ambire a farsi «come Dio» (Gen 3,4) elevandosi fino alla la sede celeste mediante la tecnica. Dante colloca Nembrot/Nimrod nel pozzo dei giganti colpevoli di avere sfidato la divinità (If XXXI, 58-81) e ne illustra l'impresa tra gli esempi di superbia che adornano la prima cornice del purgatorio, «a piè del gran lavoro quasi smarrito, e riguardar le genti che ’n Sennaàr con lui superbi fuoro» (Pg XII, 34-36). Nel De vulgari eloquentia chiarisce lo strumento e il fine: l'umanità «incorreggibile, istigata dal gigante [tale era definito nella lezione alessandrina dei Settanta, nota a Dante tramite Agostino] Nembrot, ebbe la presunzione di superare con la tecnica non solo la natura, ma lo stesso naturante, che è Dio» (VE I,VII,4). L'interpretazione è comune a gran parte della tradizione patristica e rabbinica e ha una delle sue attestazioni più antiche nelle Antiquitates Iudaicae di Flavio Giuseppe, scritte nel I secolo d.C., in cui si narra che Nimrod si sarebbe fatto tiranno per indurre i suoi sudditi a «oltraggiare Dio e non curarsene e […] non concedere a Dio di essere autore della loro fortuna, ma crederla derivata dalla propria forza». A tale scopo avrebbe dunque ordinato la costruzione della torre, per «vendicarsi di Dio» e mettersi in salvo da un altro diluvio (I, 109-121).

Specialmente con l'avvento dei commerci, delle guerre e delle politiche in scala planetaria, il «peccato» cosmopolitico ritorna d'attualità e rivive nei dispositivi di governo continentali e sovranazionali, la cui megalomania declina la stessa volontà di potenza che agita lo sviluppo tecnologico forsennato a cui i moderni affidano il «trapassar del segno» (Pd XXVI, 87), della propria natura e quindi anche del proprio «naturante». Nel 1916 Stefan Zweig pubblicava in rivista il saggio Der Turm zu Babel, dove il cantiere interrotto della torre diventava la metafora di un'unità possibile dei popoli europei sotto una stessa bandiera. Nell’accettare la lettura tradizionale, lo scrittore austriaco la ribaltava in bono per imprimere al suo appello un chiaro accento prometeico, se non proprio blasfemo, di un dio invidioso che «vide con terrore crescere» l’opera dell’umanità «immortale», ne ebbe paura e capì che «non avrebbe potuto essere più forte dell’umanità se non vi avesse seminato di nuovo la discordia». Così il genio dei nuovi costruttori dovrebbe trarre «senso e beatitudine dalla lotta contro il proprio creatore» (corsivo mio). Più recentemente, il giornalista Stefano Feltri ha ripreso le tesi di Zweig nel libro Populismo sovrano (2018), nel cui ultimo capitolo (“Ricostruire la torre”) leggiamo che «quelle idee, un paio di generazioni dopo, sono diventate i mattoni con cui è stata costruita la torre di Babele della nostra Europa».

Tornando al testo sacro, in entrambi i casi di arroganza punita, quella cognitiva di Adamo e quella tecnopolitica babilonese, Dio riconosce la capacità degli uomini di portare a compimento i loro empi propositi. «Ecco, l'uomo è diventato come uno di noi quanto alla conoscenza del bene e del male», commenta prima di cacciare i progenitori dall'Eden affinché non prendano «anche del frutto dell'albero della vita, ne mangi[no] e viva[no] per sempre» (Gen 3,22). Con identica formula, nel secondo racconto registra il peccato («ecco, sono un popolo solo»), ne prefigura l'esito («ora nulla impedirà loro di condurre a termine ciò che intendono fare») e interviene per scongiurarlo. La follia di questi gesti non risiede dunque nella loro irrealizzabilità, ma nel ricusare la filiazione divina degli uomini condannandoli così all'irredimibilità dei demoni. Gli stessi passi hanno però anche alimentato certe rappresentazioni gnostiche e neognostiche di un demiurgo geloso che teme la concorrenza degli uomini e ne frustra perciò i successi e i tentativi di elevarsi alla divinità del pleroma (v. ad es. La testimonianza veritiera di Nag Hammadi). Forse conscio di questi pericoli, Bergoglio ha anche ricordato al pubblico di Ur che «l’uomo non è onnipotente, da solo non ce la può fare». Non ce la deve fare.

***

Che la si legga come un messaggio di fede o come un archetipo senza tempo, la parabola della ziqqurat biblica raffigura una tentazione degli individui e delle civiltà di ogni epoca, ma si rivela più limpidamente che mai oggi, in quest'ultimo scorcio di modernità dove l'erosione dei confini politici e culturali si fonde con un'altrettanto sconfinata fiducia nella tecnica che eleva, redime e allude senza più infingimenti alla semidivinità del «postumano». Il centralismo delle «politiche globali», l'interdipendenza delle produzioni e dei consumi, il susseguirsi di emergenze e rimedi planetari e, sopra a tutto, i sistemi di telecomunicazione prima voluttuari, poi utili e oggi surrogati obbligatori di ogni interazione, sotto qualsiasi pretesto, hanno portato a livelli ineguagliati «l'opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza» che Pier Paolo Pasolini imputava cinquantanni fa alla televisione. «Ecco, sono un popolo solo» la cui «sola lingua e le stesse parole» non sono un idioma, ma i messaggi, i pensieri e le formule fotocopiati in ogni angolo di mondo, litanie sempre identiche dell'erigendo tempio globale. Il modo e la catena di questa adaequatio ad unum è la «rete» – informatica, di governo, economica, sanitaria ecc. – che connette a pochi vertici le informazioni, i giudizi, gli oggetti d'uso quotidiano, i patrimoni e i corpi di ogni atomo d'umanità, li plasma e li rende governabili con l'istantaneità di un click.

Affinché ciò sia possibile non bastano però i manufatti, bisogna imporli per imporne le ragioni. Tutto deve diventare obbligatorio, tutti devono partecipare al Grande Cantiere. Gettata la maschera del filantropo e la livrea del progresso desiderabile, anche il Nimrod odierno deve «mutare gradualmente il governo in tirannide, non vedendo altro modo di distogliere gli uomini dal timore di Dio» (Ant. Iud., I,113) e comandare a tutti la stessa lingua, lo stesso pensiero, lo stesso nuovo culto. Anche i saperi devono perciò omologarsi e diventare dogmatici e imperativi. Per la prima volta dacché esiste, la scienza rinuncia agli statuti galileiani, rifiuta il dubbio e la riserva empirica e vuole invece che si «creda» in ciò che «dice». La fallacia ab auctoritate si fa sistema, la fede in studi e dati che nessuno può personalmente verificare si gabellano per antidoti a una credenza acritica, ci si fida per vantare la propria diffidenza, si ubbidisce per marcare la propria indipendenza. Il ribaltamento è totale. L'incertezza scientifica diventa allora certezza sapienziale e rivelata, appunto gnosi, il bitume che impasta i mattoni della torre con cui si va alla conquista del cielo.

I lavori sono a buon punto e si accelera il passo sulle impalcature, la riflessione lascia il passo alla frenesia di chi intravede la meta. Non c'è tempo per discutere. Chi dubita va zittito, chi esita incatenato. I filosofi tacciono, le chiese si accodano, i giornali magnificano i lavori e i leader politici, indistinguibili Gauleiter del capomastro, imboniscono a turno le maestranze. Ovunque risuonano «una sola lingua e le stesse parole», il coro unanime dei costruttori. Fin qui la fedeltà al copione biblico è perfetta anche nel lessico. Manca però l'epilogo, quello in cui le crepe negate con rabbia dagli architetti in basso e una volontà di salvezza in alto accentueranno le tensioni sinora represse dalle leggi e dalle edulcorazioni dell'incanto mediatico. Verrà allora a mancare la concordia per completare l'opera e ciascun gruppo troverà la propria lingua e si disperderà secondo la propria storia e i propri pensieri, ciascuno verso un destino che Dio ci ha voluti liberi di abbracciare (Dt 30,19), fratello coi fratelli, vicino ai vicini, lontano dai lontani. Il crollo non sarà indolore ma, siccome indietro non si torna, è il miglior esito che ci possiamo augurare, l'unico a cui ci dobbiamo preparare.


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Occhiali 13 settembre, 2021 15:11

Complimenti, Pedante

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Scapola Alata 15 aprile, 2021 18:39

L'entropia è onnipresente e speriamo rapidamente agente.

Potrebbe essere interessante conoscere l'iinterpretazione di Mauro Biglino sulla Torre di Babele.

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antaie 19 aprile, 2021 16:55

Gentile @Scapola Alata,

semplice un vettore per esplorare lo spazio. L'uomo essendo creato come loro schiavo non doveva uscire dal luogo assegnato.

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Peppe 15 aprile, 2021 11:46

La politica applica le evidenze scientifiche ad intermittenza: solo quando sono funzionali ai propri scopi.

Se in un ambito di studi ci sono forti controversie fra gli studiosi, forse bisognerebbe riferire tutte le posizioni contrastanti: ma la politica sceglierà soltanto quelle posizioni favorevoli ai propri scopi.

Lo scienziato è un essere umano che la politica può corrompere, affinché riferisca soltanto alcune delle sue conoscenze, omettendone convenientemente altre.

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Luca 13 aprile, 2021 19:30

meraviglioso

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Robi 10 aprile, 2021 13:09

Lei mi da speranza

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Eugene and his Axe 10 aprile, 2021 09:29

Grazie

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Nina 09 aprile, 2021 19:01

Magistrale come sempre, Pedante.

Ora tocca fare la conta dei dolori a cui stiamo andando incontro (e/o dai quali già siamo travolti).

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Dante Preve 07 aprile, 2021 18:19

Mi sia consentito, al posto del commento, rispondere alla qualità del post con uno stralcio tratto da un testo di J. Baudrillard, "Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?" che mi è arrivato proprio oggi.

Lo stralcio è tratto da un capitoletto intitolato "La sindrome di Babele".

...Per restituire il mondo alla sua impietosa illusione, alla sua irrimediabile indeterminazione, c'è una sola soluzione: la disinformazione, la deprogrammazione, lo scacco alla perfezione.

Ci siamo avvicinati molto al delitto perfetto con la costruzione della torre di Babele. Fortunatamente, Dio è intervenuto disperdendo le lingue e seminando la confusione tra gli uomini. La dispersione delle lingue, infatti, è un disastro solamente dal punto di vista del senso e della comunicazione. Dal punto di vista del linguaggio stesso, della ricchezza e della singolarità del linguaggio, è una benedizione del cielo - contro la segreta intenzione di Dio, che era di punire gli uomini; ma chissà, forse era un'astuzia dell'Onnipotente.

Le lingue sono così belle, tutte senza eccezione, solamente per il fatto che sono incomparabili, irriducibili l'una all'altra. E' mediante questa distinzione che esercitano la loro seduzione, è mediante questa alterità che sono profondamente complici. La vera maledizione si ha quando siamo condannati alla programmazione universale della lingua. Finzione democratica della comunicazione, in cui si riconcilierebbero tutte le lingue all'ombra del senso e del buon senso. Finzione dell'informazione, di una forma universale di trascrizione che annulla il testo originale. Con i linguaggi virtuali stiamo inventando l'Antibabele, la lingua universale, la vera Babilonia, in cui tutte le lingue sono confuse e prostituite le une con le altre. Autentico prossenetismo della comunicazione, che si oppone all'illusione magica dell'alterità.

Come se si potessero riconciliare le lingue! L'ipotesi stessa è assurda. Lo si potrebbe fare se esse fossero differenti, solamente differenti. Ma le lingue non sono differenti, sono altre. Non sono plurali, sono singolari. E irriconciliabili, come tutto ciò che è singolare. Bisogna preferire il singolare al plurale. Bisognerebbe estendere a tutti gli oggetti la dispersione fatale delle lingue.

Infettato da questo virus della comunicazione, il linguaggio stesso è vittima di una patologia virale. Certamente, esso soffre tradizionalmente di retorica, di vuotaggine, di logorrea, di tautologia, come un corpo può soffrire di attacchi meccanici e organici - anche il segno può essere malato, ma mantiene comunque la sua forma, e un'analisi critica e clinica può sempre ristabilire le condizioni della sua buona forma. Con i linguaggi virtuali, invece, non abbiamo più una patologia tradizionale della forma, abbiamo una patologia della formula, di un linguaggio destinato a comandi operativi semplificati: cibernetico. E' allora che l'alterità rubata del linguaggio si vendica e che s'installano quei virus endogeni di decomposizione contro i quali la ragione linguistica non può più fare nulla. Destinato a un'organizzazione numerica, alla ripetizione infinita della propria formula, il linguaggio, dal fondo del suo genio maligno, si vendica deprogrammandosi completamente da solo, disinformandosi automaticamente. (La deprogrammazione del linguaggio sarà opera del linguaggio stesso! La deregolamentazione del sistema sarà opera del sistema stesso!)...

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Mario M 07 aprile, 2021 13:02

Voce Muta: Andrà tutto avanti così, oppure quale sarà il futuro della scienza?

Erwin Chargaff: Per la scienza le cose non vanno bene. Il nostro tipo di scien­za non avrà più lunga vita, almeno a mio avviso. Passeranno, direi, meno di cento anni.

VM: Qualcosa d’altro ne prenderà il posto?

EC: In realtà, la scienza - al pari dell’arte, della letteratura, della musica, e così via - non ha mai occupato nel nostro mondo un posto vero e proprio. Ma le altre attività intellettuali non si sono sviluppate come la scienza al punto di diventare occupazioni di massa. In questo momento tutto sembra un’assurdità; ma sembrerà meno assurdo ai pochi superstiti dai quali, immagino, sarà abitata in futuro la Terra e che si nutriranno di formiche radioattive.

VM: Non sai che la fine del tempo è venuta, che lo spazio è stato eliminato, che non esiste più un hic et nunc, un futuro?

EC: Lo so. Ma pensavo che le domande si riferissero al passato, e un passato c’è sempre. Quanto al mio tempo, vorrei dire che il mondo era divenuto troppo complicato per gli uomini che lo abitavano. La vita umana non ha perduto il suo valore a causa delle grandi conquiste della biologia: la verità è che questi due processi hanno proceduto parallelamente: ogni volta che su una rivista scientifica leggevo la relazione di un lavoro interessante, il giornale riportava contemporaneamente la notizia di un assassinio raccapricciante. Una società, che aveva i mezzi per visitare la Luna, non riusciva a preservare l’umanità dai suoi stessi componenti e andava in frantumi nel medesimo tempo in cui faceva irruzione nell’universo. Essa guastava la vita del suo stesso ambiente, mentre formulava ipotesi sulla vita su Marte. Sono convinto che anche i dinosauri avevano i loro comitati di sicurezza, non meno efficienti dei nostri.

VM: Vorresti dire che le scienze sono la causa del declino?

EC: Ho smesso di distinguere tra causa e sintomo. La putrefazione segue alla maturità come la notte al giorno.

VM: In principio era il verbo, e alla fine è il silenzio. L’interrogatorio è aggiornato.

(Erwin Chargaff, Il Fuoco di Eraclito)

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astolfo 08 aprile, 2021 08:37

Gentile @Mario M, "ma... quanta vita ha ancora il tuo intelletto, se dietro a te scompare la tua razza?".

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Peppe 06 aprile, 2021 17:41

Per quel poco che ho capito, non c’è una dittatura della scienza, ma c’è una tendenza alla dittatura o meglio, c’è la tendenza dell’essere umano ad imporsi sui propri simili.

In passato, gli individui che volevano imporsi sugli altri strumentalizzavano la religione.

Prima dell’invenzione della stampa a caratteri mobili, i libri venivano duplicati manualmente: c’erano i monaci amanuensi che copiavano i testi sacri. Questo fatto però aveva due inconvenienti: l’elevato costo di copia e il tempo necessario per duplicare un libro.

Non tutti potevano permettersi una copia della bibbia, ma solo una minoranza di persone: i religiosi.

Chi entrava in un ordine religioso poteva accedere alle biblioteche dei monasteri, mentre la maggior parte delle persone non aveva una conoscenza diretta della bibbia, ma sapeva solo l’interpretazione dei testi sacri fornita dai religiosi.

Con l’invenzione della stampa a caratteri mobili, si riduce sia il costo di copia, sia il tempo necessario per duplicare un libro: anche i poveri possono procurarsi una copia della bibbia.

Prima dell’invenzione della stampa, i religiosi erano gli unici ad avere la bibbia e questo fatto conferiva loro un vantaggio culturale sulla maggior parte della popolazione. Quando la bibbia diventa di tutti, i religiosi perdono il loro vantaggio. La stampa a caratteri mobili provoca una evoluzione sociale, perché sposta potere da una ristretta élite alla massa.

Oggi, almeno nei paesi occidentali, la religione non può più essere strumentalizzata per imporsi sui propri simili: bisogna quindi trovare qualcos'altro con cui bastonare chi non ti obbedisce.

“Lascienza” è un valido candidato da usare come bastone: dato che la maggior parte delle persone non capisce nulla di virus e vaccini, puoi bastonarle con “ciò che dice Lascienza” per imporgli le tue decisioni.

Come se ne esce? Se ne uscirà quando la maggioranza delle persone, oppressa da continue restrizioni di libertà, inizierà a studiare come funzionano virus e vaccini.

Quando ciò che dice la scienza diventerà cultura di massa come la bibbia, allora ciò che dice “Lascienza” non potrà più essere usato per bastonare chi non obbedisce.

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Dionigi 05 aprile, 2021 16:09

@ Paolo Mariani e Stefano Longagnani,

non vedo in Pedante una critica alla scienza, quella vera, piuttosto allo scientismo, anche nella sua forma postmoderna. Ma lo scientismo non è scienza e solo gli sciocchi confondono le due cose. Prosit!

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Stefano Longagnani 05 aprile, 2021 19:50

Gentile @Dionigi,

non sia così severo con il sig. Paolo Mariani. Non penso sia sciocco, ma semplicemente imbevuto della propaganda mainstream, dove bisogna "credere" ne lascienza e avere "fede" ne gliesperti.

La propaganda purtroppo funziona, funziona parecchio, e non me la sento di etichettare come sciocco chi semplicemente non ha ancora compiuto un percorso di consapevolezza che non è né facile né indolore. Personalmente ho sofferto parecchio, ho perduto punti di riferimento importanti, politici e culturali. Ho dovuto ammettere a me stesso di aver fatto gravissimi errori (come votare Sì al referendum costituzionale del 2001, che tra le altre nefandezze, di soppiatto - ma l'ho scoperto molto dopo - ha inserito la tutela della concorrenza in costituzione). Ognuno è pronto ad affrontare il deserto quando la misura è colma, e non per tutti il momento è arrivato.

Da parte mia mi impegnerò di più per rendere maggiormente evidente il sarcasmo nei miei commenti futuri. So per certo che IlPedante lo ha colto, ma qui giungono, per fortuna, persone da percorsi molto diversi che hanno il diritto di capire.

Grazie di avermi dato la possibilità di correggermi.

Cordialmente

Stefano Longagnani

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Gengis 05 aprile, 2021 14:13

Tutto ingiusto e imperfetto ... se togli la "divinità " che non ha ad uno degli Eloi'm della bibbia sulla quale è stato costruito tutto al tavolino... alcune cose devono essere un poco rivalutare per fare un ragionamento costruito senza una "fondaxione" ... comunque nella fine ok, mi sembra che i mutanti modificati dagli Eloi"m e affini ... faranno, per la loro presunzione ... crollare tutto...

Comunque me lo auguro per ke generazioni future

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Allegra 05 aprile, 2021 11:17

Grazie, bellissima riflessione che dà una speranza almeno ai nostri figli. A noi toccherà la guerra e la preghiera.

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Andromakia 05 aprile, 2021 10:49

Gentile @Paolo Mariani, si legga Kurt Gödel così tanto per passarci il tempo. Avere elevato la scienza e le sue verità scientifiche a rango di Dio non ne fa di sicuro un nume meno discutibile e limitato nei poteri salvifici di tutti quelli che hanno trovato posto nei vari pantheon (in questa epoca poi dove l'unità di misura è il profitto si può soltanto temere su quale piedistallo poggino i piedi di un Dio tanto potente e globalizzante). Era scienza anche il manicomio per epilettici ed omosessuali, scienza l'elettroshock agli esagitati, il lombrosismo e altre amenità di cui oggi ci si vergogna. Spero domani ci si possa di nuovo vergognare per questo Trattamento Sanitario Obbligatorio Collettivizzato.

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barabba 05 aprile, 2021 04:29

Caro Pedante, leggo qui nel suo articolo di quello che scriveva questo Zweig - che Dio avrebbe timore della sfida lanciatagli dall'Umanità, che tenti perciò a tutti i costi di prevenire l'unione delle genti, che invece dovrebbero persistere, e anzi trarre beatitudine dalla lotta contro il proprio creatore - e immediatamente, solo da questo, lo identifico per quello che è, senza manco dover cercarne la biografia. Faccio spallucce, penso "sempre i soliti, questi erano proprio un disco rotto..." e proseguo nella lettura. Al che, mi stupisco nel vederlo nel testo poi caratterizzato, assai eufemisticamente, come "uno scrittore austriaco". E basta. Compio per scrupolo la ricerca, che rapidamente mi conferma nel mio sospetto.

Sono costretto perciò a muovere un appunto a questo articolo dalla direzione opposta a quella di Paolo Mariani: critico tale omissione biografica.

In fondo, qui tra torri di Babele, esili babilonesi, Nimrod all'Inferno, peripezie di grandi religioni abramitiche, Flavio Giuseppe e Ur-fascismi vari, chi doveva capire ha capito, mentre invece chi non ha i riferimenti continuerà a non capire, neppure in presenza di cenni biografici più rigorosi.

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Mkz 05 aprile, 2021 16:55

Gentile @barabba,

SZ è morto suicida in Brasile nel 1942. Scappato da Vienna e dall’Austria per le note ragioni peregrinò da Londra a NY, per finire a Petropolis. In rete, proprio quella, si trova pure una foto di lui sul letto di morte, abbracciato alla sua seconda moglie. Non so quanto valga la pena sottolineare che era ebreo, proprio lui, che non aderì al sionismo e che dalla fine dell’Austria e dell’Europa non si riprese più, di depressione in depressione.



Mi riprometto sempre di leggere una buona volta “Il mondo di ieri”, perché mi sento esattamente come lui, di fronte al disfacimento del mondo in cui sono cresciuto - ed è semplicemente insopportabile. Non-sopportabile. Voglio dire, si disfa non solo il mondo materiale, o gli usi e i costumi, ma il mondo ideale e spirituale: è venuto meno l’orizzonte di senso di cui sono fatto. Come fai a tirare avanti? Immagino che sia qui che subentra la fede, per chi ce l’ha.

Capisco dove vuole andare a parare, ma l’allusione biografica dove porta? Se non a facili accuse, in un senso e nell’altro. Dritto per dritto allora anche Gesù era ebreo, che famo?

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il generale Diaz 06 aprile, 2021 20:21

Gentile @Mkz,

mi sento di spezzare una lancia verso l'utente Barabba: non comprendo perché lei debba mettere in mezzo gli ebrei e Gesù Cristo, come se vedesse complotti e apparizioni mistiche dappertutto!

A me appare chiaro, Barabba confermerà, che l'omissione rimproverata al Pedante consiste nel non aver specificato che lo scrittore fosse anche un convinto Internazionalista. Visto il sito, esordirò con tono pedantesco: nel periodo tra la comune di Parigi del 1871 e la seconda guerra mondiale costoro, gli Internazionalisti, pullulavano nella borghesia mitteleuropea e dell'impero russo, oltre che nel gotha finanziario dei paesi più a occidente, contribuendo a incubare i movimenti socialisti->comunisti che, fino a che Stalin non facesse un po' di pulizia, erano orientati verso l'universalismo e lo scardimento della società tradizionale ("lavoratori di tutto il mondo, unitevi!"), usando lo specchietto per allodole della ridistribuzione della ricchezza (declinato in questo caso in "proletarizzazione dei mezzi di produzione") che, almeno fin dai tempi di Gaio Mario, è impiegato da nuove, aspiranti elite per far uscire le masse dal torpore e renderle attore storico, eterodirigendole come strumento per i propri fini.

Non c'è bisogno di stare a descrivere quel che hanno combinato questi Internazionalisti nel periodo successivo all'ultima guerra che li ha visti trionfanti. Liquidato il colpo di coda reazionario del senatore McCarthy in America, hanno voluto imporre alla società uno sbilanciamento in senso dionisiaco, per dirla in termini nietzscheiani, che ormai ai giorni nostri procede a passo di galoppo, e credo non possa che risultare evidente a chi non è completamente rimbambito (ahimé l'1% della popolazione se va bene ...).

La ringrazio poi dei dettagli che paternalisticamente ci elargisce riguardo la lagrimevole morte del nostro. Sono comunque facilmente reperibili in rete, ma in ogni caso ci ha risparmiato di cambiare finestra e digitare la ricerca sulla tastiera. Fare ricorso al patetico e all'emozionale, mi tocca aggiungere però, non è un discorrere sobrio.

Mi chiedo tra l'altro se non sia un tantino voyeuristico scattare foto a suicidi sul letto di morte, abbracciati o non. Censurabili tanto chi scattò la foto all'epoca, quanto chi la pubblica oggi, se vuole la mia opinione oltre a quella di Barabba.

Fatto è che da Rathenau, il più eminente della cricca, in giu fino a tutti questi originali cantori della finis Austriae ( https://lh3.googleusercontent.com/proxy/gcDkQemX32UbtbKqXecllyyUtcFNQ_uYT9cYLGcua7te7p5FMPFUZbCdokOUxuLgdU4quoarS2mPC_wBl6DejBqhmxUaHYiBTjlqkAaG_QshaKrRi_ZV-gMmX_l5RYU ): Zweig, Thomas Mann, Elias Canetti, Robert Musil, tutti quanti scrivevano essenzialmente sempre lo stesso libro "senza qualità", impregnandolo della medesima, decadente atmosfera (pensi che la Montagna Incantata di Mann sarebbe Davos in Svizzera). Essi erano tutti - senza eccezione - Internazionalisti, o coniugati tali.

Toni e contenuti dei discorsi che facevano erano ben riconoscibili, come lo sono le odierne litanie del Pensiero Unico dei loro attuali discendenti Internazionalisti, o coniugati tali, o prezzolati tali. Credo sia questo quello cui alludeval'utente Barabba.

Allora come ora, questi fanno venire l'orticaria, a chi ha ancora qualche straccio di anticorpo per avvedersene.

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mkz 07 aprile, 2021 12:57

Gentile @il generale Diaz,

lei non è abbastanza pedante. Perché partire solo dal 1871 e non da prima? Almeno dal 1400, stando a Sombart, e poi attraverso Venezia e le sue famiglie risalire su per l'impero bizantino e poi indietro nei secoli ancora più su, fino a Babilonia.

In ogni caso, grazie per avermi illuminato su cosa volesse dire Barabba, non ci ero arrivato, anche se continuo a ritenere l'allusione biografica una strategia sbagliata, in ogni senso.

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Nf 04 aprile, 2021 23:21

Grazie Pedante, il punto di vista qui magistralmente espresso aiuta a dare un senso alle vicende del nostro tempo e riesce a dare anche una speranza di uscita. Però... uscita in tempi biblici?

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Paolo Mariani 04 aprile, 2021 21:03

"Per la prima volta dacché esiste, la scienza rinuncia agli statuti galileiani, rifiuta il dubbio e la riserva empirica e vuole invece che si «creda» in ciò che «dice». La fallacia ab auctoritate si fa sistema, la fede in studi e dati che nessuno può personalmente verificare" Questo passo è illuminante. Nessuna prova scientifica per voi sarà mai abbastanza, perchè pretendete addirittura di avere le conoscenze per giudicare da soli, il che è una palese sciocchezza. Ma è un comodo alibi per sganciarvi totalmente dal dibattito scientifico per rifugiarvi nel vostro solipsismo. Proprio oggi, epoca nella quale mai è stato così facile conoscere e verificare le scoperte scientifiche. Ma non per voi, ovviamente.

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Il Pedante 04 aprile, 2021 22:47

Beato Lei che trova «facile conoscere e verificare le scoperte scientifiche», laddove gente in cerca di comodi alibi come John Ioannidis e altri che si rifugiano nel nostro solipsismo scrivono da decenni di «replication crisis». Lei invece replica e verifica, mi compiaccio.

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Stefano Longagnani 05 aprile, 2021 02:12

Gentile @Il Pedante,

per verificare i risultati de lascienza non c'è che da accendere la TV, aprire le pagine di un giornale, sfogliare i social come Facebook o Twitter o semplicemente interrogare un motore di ricerca come Google. Non ne è capace?!

Il suo ostracismo verso lascienza è inspiegabile! Se vuole tornare all'epoca dei cavernicoli faccia pure, ma da solo. Oggigiorno le notizie e le ricerche scientifiche sono verificabili e il fenomeno dei tanti fact checker indipendenti è lì a dimostrarlo. Non sarà il suo linguaggio finto forbito ad incantare i lettori dei suoi articoli. Gli unici che verranno abbindolati ssaranno gli analfabeti funzionali indoeuropei che la leggono.

Paolo Mariani dovrebbe rispondere per le rime al suo sarcastico commento!

#PLI

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Paolo Mariani 05 aprile, 2021 09:26

Gentile @Il Pedante, come sempre lei utilizza la sua magistrale conoscenza della lingua italiana per fraintendere volutamente il senso delle parole di chi molto più umilmente le ha scritto. Mai come ora lei può avere accesso alle ricerche scientifiche, che vengono regolarmente pubblicate non in forma manoscritta come un tempo: sa benissimo come e forse anche più di me che attraverso la rete informatica se ne può agevolmente venirne in possesso. Ma questo non le basta: lei vuole essere uno specialista di tutto, perchè le vuole capire da se. Non è un problema: si prenda una decina di lauree scientifiche, dovrebbe bastarle. La prestesa che ricerche di alto livello siano immediatamente comprensibili a chiunque è un comodissimo stratagemma per mettere in dubbio la competenza e la trasparenza di chi le produce. Ed è un espediente ingiustificabile. Sarebbe come pretendere doversi laureare in ingegneria aeronautica prima di salire su un aereo, e lei sa benissimo che è un'assurdità.

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Il Pedante 05 aprile, 2021 10:43

Gentile lettore, il fraintendimento non nasce dall'uso forbito della lingua, ma dalla sua comprensione. Se Lei parla di trovare su internet e capire, e io parlo di replicare e verificare, è evidentemente un dialogo tra sordi. Qui mi attengo da un lato a una questione di epistemologia consolidata, dall'altro denuncio un'attitudine molto più recente. Rispondo a Lei per rivolgermi a chi legge.

Mi imbarazza dover ripetere che anche chi come Lei ha una decina di lauree scientifiche, non è in grado di verificare le conclusioni degli studi. Per Galileo l'ipse dixit si supera guardando nel cannocchiale, mentre all'opposto i criteri di validazione in uso nella scienza post-galileiana sono praticamente tutti di autorità: reputazione delle riviste, h-index degli autori, istituzionalità delle fonti ecc. La peer review, cardine della validazione moderna, si fonda da un lato sull'autorevolezza (appunto) dei peer, dall'altro sulla verifica di correttezza metodologica e coerenza interna dei procedimenti elaborativi, nonché sulla compatibilità delle conclusioni con la scienza precedente (autorità, appunto). MA nessun revisore raccoglie ex novo i dati elaborati, per mille ottimi e anche inevitabili motivi. Si fida, e a fortiori si fidano coloro che non hanno neanche le loro competenze e il loro prestigio: cioè praticamente chiunque. Gli effetti distorsivi di questa mancata verifica empirica sono stati denunciati abbondantemente da epistemologi e addetti e ai lavori (si legga almeno questo: https://journals.plos.org/plosmedicine/article?id=10.1371/journal.pmed.0020124).

Interessante è viceversa il Suo esempio aeronautico, che dimostra perfettamente il punto e apre un'altra vexata quaestio. Praticamente nessuno ha avuto incidenti aerei né conosce alcuno che li abbia avuti. Questa si chiama conoscenza empirica, di fronte alla quale la comprensione del perché gli aerei volano diventa del tutto secondaria ai fini di salire su un velivolo (del resto gli ingegneri non comprendono perché il calabrone vola, ma ne prendono serenamente atto). Il problema di confondere la "comprensione" (un sistema condiviso di ipotesi astratte) con l'"esperienza" o persino la "realtà" è un altro dramma del primitivismo epistemico postmoderno.

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Roxgiuse 05 aprile, 2021 20:23

Gentile @Stefano Longagnani, per un attimo ho pensato ad una millantata identità. L' hashtag finale mi ha rassicurato.

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Paolo Mariani 05 aprile, 2021 20:30

Gentile @Il Pedante, la ringrazio per l'interessante risposta. Fosse per lei andremmo ancora in giro a piedi. Mi auguro solo che ci possa essere, un giorno, una società finalmente libera da coloro che sanno unicamente guardare il alvoro degli altri per giudicarlo e reprimerlo.

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Lumaca in Retromarcia 05 aprile, 2021 21:39

Gentile @Il Pedante,

Riproducibilità scientifica di cui abbiamo una diapositiva: https://www.nature.com/news/1-500-scientists-lift-the-lid-on-reproducibility-1.19970

Ma ci sarebbe anche un'istantanea su mondo farmaceutico: https://www.nature.com/articles/nrd3439-c1

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disperato 06 aprile, 2021 20:13

Gentile @Paolo Mariani,

"Proprio oggi, epoca nella quale mai è stato così facile conoscere e verificare le scoperte scientifiche", ma è serio?

Mai come oggi vi sono stati così grandi e devastanti conflitti di interesse, e mai come oggi le verità scientifiche vengono consapevolmente e sistematicamente negate in malafede.

Pensi solo al divieto di usare l'idrossiclorochina per curare la covid perché giudicato un farmaco pericoloso quando si usa senza problemi da decenni, e Lancet era ritenuta (da oggi molto meno) una prestigiosa rivista scientifica https://www.radioradio.it/2020/06/le-riviste-scientifiche-sono-governate-dalla-logica-del-profitto-di-bella-contro-the-lancet/

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disperato 07 aprile, 2021 14:39

Segnalo anche, per capire come oggi la scienza, in particolare quella medica (che è scienza a tutti gli effetti anche se sui generis e non dura), non sia libera e sia difficile avere una visione corretta dei problemi (a causa soprattutto di malafede e conflitti di interessi) https://www.youtube.com/watch?v=uL_u3b9hBpw&list=PLQgiZUONZ9jnHDZduxAB_r-UxEjYenxae&index=2

(ovviamente non bisogna condividere tutte le tesi del dottor Massimo Citro per accettare la tesi principale e cioè che la medicina non è più libera, ammesso che lo sia mai stata, ma oggi è proprio incatenata...)

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