Un’idea vecchia per un Mondo Nuovo

21 gennaio, 2019 | 6 comments

Questo articolo è apparso, in versione leggermente ridotta, su La Verità del 19 gennaio 2019.

Nel commentare il controverso «Patto per la scienza» firmato da Beppe Grillo e Matteo Renzi sotto gli auspici del professor Burioni (ce ne siamo già occupati qui), Ivan Cavicchi ha scritto che l’idea di scienza che vi si esprime è «vecchia e superata», «un rottame d’altri tempi che nonostante ciò ha la pretesa di proporsi come metafisica, cioè valore assoluto, incontestabile, autoritario e impositivo».

In effetti, in quel breve testo si chiede ai politici firmatari un impegno duplice e contraddittorio: da un lato di elevare la scienza a «valore universale di progresso dell’umanità» (intento lodevole ma inutile, non avendo mai alcuno affermato il contrario), dall'altro di non prestarsi «a sostenere o tollerare in alcun modo forme di pseudoscienza e/o di pseudomedicina che mettono a repentaglio la salute pubblica» e, quindi, di «fermare l’operato di quegli pseudoscienziati che con affermazioni non dimostrate e allarmiste creano paure ingiustificate tra la popolazione nei confronti di presidi terapeutici validati dall’evidenza scientifica e medica». Come se la scienza si riducesse solo alla medicina e alla salute pubblica, oltre tutto (qui una critica epistemologica dello stesso Cavicchi, qui una di Pier Paolo Dal Monte).

La contraddizione del messaggio risiede chiaramente nel fatto che il rispetto della scienza come «valore universale di progresso» non può coniugarsi con il suo assoggettamento a forze politiche che ne censurino i risultati o ne «ferm[ino]» i protagonisti. Se il principio di autorità è estraneo al metodo scientifico, tanto più deve esserlo quando si dota degli strumenti repressivi di uno Stato. Molte delle nozioni e delle pratiche scientifiche oggi riconosciute sono state, in qualche momento della storia, eterodosse perché nuove e non suffragate dalle esperienze successive. Altrettante convinzioni un tempo «ufficiali» (come, restando nella medicina, i numerosi farmaci ritirati dal commercio) oggi non sono più accettate grazie al lavoro di chi ha rimesse in discussione, spesso con fatica. Per farla breve, se fosse avvenuta anni fa, l’entrata a gamba tesa della politica nel mondo scientifico e il suo ergersi a gendarme di una parte o dell’altra del dibattito – inevitabilmente, della più forte – avrebbe rallentato e intralciato il miglioramento delle conoscenze e il processo critico di cui si nutre la ricerca, fino ad arrestarli.

All'analisi di questa contraddizione ho dedicato buona parte di Immunità di legge, il libro che ho firmato nel 2018 con Pier Paolo Dal Monte sul tema delle vaccinazioni obbligatorie (a cui il «Patto», al netto dei suoi voli pindarici, allude palesemente fin dai curricula dei suoi proponenti). Già nel sottotitolo, suggerivo che la velleità di mettere «la scienza al governo» avrebbe comportato il «governo – cioè la riduzione in servitù – della scienza» da parte del potere politico, per imporre obiettivi inevitabilmente politici: «Mentre giura di mettersi al servizio de “la scienza” e delle sue certezze – scrivevo – la politica ne stravolge il senso per avvalorare i propri decreti. Nei fatti, accade quindi che è invece il metodo scientifico a doversi piegare agli obiettivi di chi governa, sicché l’invito a “votare la scienza” si rivela essere tutt'altro: un attacco di tipo opportunistico con cui i decisori politici usurpano l’autorevolezza faticosamente maturata nei secoli dal discorso scientifico per farla propria e ammantarsi della sua luce riflessa».

L’idea è tutt'altro che nuova. Né è nuova l’intuizione degli effetti oppressivi, distopici e pericolosi di questo falso inchino alla scienza per poterla disciplinare e reprimere. Nel 1932 lo scrittore e intellettuale britannico Aldous Huxley, già professore di francese di George Orwell a Eton, pubblicava il suo romanzo più famoso: Il Mondo Nuovo (The Brave New World), in cui immaginava un futuro dove gli esseri umani sono prodotti in laboratorio, le caste sociali sono geneticamente determinate fin dalla nascita e non esistono più né famiglia né religione né vecchiaia, perché la morte arriva per tutti al compimento dei sessant'anni di età, per eutanasia (quest'ultima fu idea poi ripresa dal mentore di Emmanuel Macron, Jacques Attali, già banchiere e consigliere di François Mitterand, in una famosa intervista del 1981, dove predisse che sarebbe stata una «regola della società futura»). Nel Mondo Nuovo le persone vivono in pace sotto un’unica dittatura mondiale e coltivano una sorta di felicità o spensieratezza grazie al progresso tecnologico, alla libertà sessuale incoraggiata fin dalla prima infanzia, a un incessante indottrinamento «ipnopedico» e, soprattutto, all'uso del soma, una droga sintetica priva di effetti collaterali che provoca benessere e oblio, fornita gratuitamente dallo Stato.

Dopo varie peripezie, i tre protagonisti del romanzo – il timido e complessato Bernard, il letterato Helmholtz e il “selvaggio” John, prelevato da una riserva del Centro America – sono tratti in arresto per avere attentato all’ordine sociale distruggendo grandi quantitativi di soma, nell’intento di risvegliare le coscienze dei loro concittadini. Finiscono così al cospetto del governatore dell’Europa Occidentale, Mustapha Mond, uomo di profonda cultura e intelligenza che si intrattiene con loro prima di mandarli in esilio su un’isola remota. Mond spiega loro i delicati equilibri sociali del Mondo Nuovo. Non solo l’arte, dice, deve essere repressa in quanto fonte di emozioni e interrogativi che minerebbero la serenità degli individui, ma anche la scienza: «la scienza è pericolosa. Noi dobbiamo tenerla con la massima cura incatenata, e con tanto di museruola».

Helmholtz reagisce sbalordito. «Ma come! Noi diciamo sempre che la scienza è tutto. È un ritornello ipnopedico». Che, aggiunge Bernard, va ripetuto «tre volte alla settimana, dai tredici ai diciassette anni». E poi, «tutta quella propaganda scientifica che facciamo all'università...».

«Sì, ma quale scienza?» chiede Mond. «Io ero un ottimo fisico, ai miei tempi. Troppo bravo, bravo quanto basta per rendermi conto che tutta la nostra scienza è una specie di ricettario, con una teoria ortodossa che nessuno ha il diritto di mettere in dubbio, e una lista di ricette alla quale non si deve aggiungere nulla se non dietro permesso speciale del capocuoco. Adesso il capocuoco sono io. Ma una volta ero un giovane sguattero curioso. Mi misi a fare un po' di cucina a modo mio. Cucina eterodossa, cucina illecita. Un po' di scienza reale, insomma».

«E poi che accadde?» chiede Helmholtz.

«Più o meno ciò che sta per accadere a voi giovanotti. Sono stato sul punto di essere spedito su un'isola».

Sarebbe superfluo chiosare questo estratto che, rispetto al «Patto» burioniano, ha solo il pregio di un’esposizione letteraria migliore e di una consapevolezza didascalica che manca alla sua più moderna versione notarile. Già negli anni Trenta era chiaro all'autore che la «propaganda» ossessiva e ritornellante della scienza («è tutto») non è solo compatibile con la sua repressione di Stato, ma serve a sostituirla, idealizzandola, con una versione più addomesticata e puerile («quale scienza?», non certo la «scienza reale»). Che, cioè, chi vuole incatenare gli uomini deve incatenare la scienza, non può permettersi di lasciarla agli scienziati.


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Hero of Sky 04 aprile, 2019 16:09

[...] Il maggior piacere che Winston aveva riservato dalla vita consisteva nel suo lavoro. La maggior parte di esso era, è vero, monotono, ma pure comprendeva, a volte, certi lavoretti così complessi e diffcili da districarsi, che ci si poteva perdere come nelle profondità di un problema di matematica pura... certi delicati lavoretti di falsificazione nei quali si aveva, a far da guida, null'altro che la conoscenza dei principi del Socing, e il calcolo approssimativo di quel che il Partito si saebbe atteso. Winston riusciva veramente bene in questo genere di cose. Certe volte gli era persino affidata la rettifica degli articoli di fondo dek Times, interamente scritti in neolingua. Srotolò la comunicazione che aveva messa da parte prima. Diceva: times 3. 12. 83. riproduz ordogior gf bispluserrata nonesisper riscrinter pristes supautor anteinclucoll.In archelingua (ovvero nella lingua normale) tale comunicazione si poteva rendere cosi: La riproduzione dell'Ordine del Giorno del Gran Fratello pubblicata nel Times del 3 dicembre 1983 è del tutto insoddisfacente e allude addirittura a persone che non esistono. Riscriverlo da capo e sottoporre tale prima stesura al-l'autorità superiore prima di includerla nella collezione. Winston lesse per intero l'articolo incriminato. L'Ordine del Giorno del Gran Fratello era dedicato principalmente a lodare l'operato di una organizzazione conosciuta con la sigla SSFG che riforniva sigarette e altri generi voluttuari ai marinai della Fortezza Galleggiante. Un certo camerata Withers, membro influente del Partito Interno, era stato scelto per una menzione speciale e gli era stata conferita una decorazione, l'Ordine del Gran Merito di seconda classe. Tre mesi più tardi la SSFG era stata sciolta senza dare nessuna spiegazione. C'era da pensare che Withers e i suoi di-pendenti e colleghi fossero in disgrazia, ma non c'era stata, peraltro, alcuna comunicazione a riguardo né attraverso la stampa, né attraverso il teleschermo. E del resto in tutto questo non c'era niente di straordinario, perché era assolutamente fuori della consuetudine, per chi offendeva le ideologie politiche, d'esser processato ovvero denunciato all'opinione pubblica. I grandi repulisti di migliaia di persone, con processi a porte aperte, dei traditori e degli psicocriminali, che facevano una contrita confessione dei loro delitti e venivano in seguito giustiziati pubblicamente, costituivano spettacoli a sensazione speciali, che non cadevano più spesso d'una vota ogni due anni. Comunemente, chi diveniva inviso al Partito non faceva che scomparire e non se ne sentiva parlare più. Né si aveva il più pallido indizio di quel che gli potesse esser successo. In certi casi avrebbe potuto essere ancora vivo. Una trentina di persone, tra quelle che Winston conosceva più o meno intimamente, senza mettere nel conto i suoi genitori, erano scomparse, chi prima chidopo. Winston si grattava il naso con una molletta di quelle per tenere assieme i fogli di carta. Nel cubicolo di fronte, il ca-merata Tillotson continuava a sputare i suoi segreti nel dittografo. Levò la testa per un momento: ancora quella specie di riflesso ostile degli occhiali. Winston si chiese se per caso il camerata Tillotson. non fosse occupato nello stesso lavoro in cui era occupato lui. Poteva darsi benissimo. Un lavoro così delicato, di solito, non veniva mai affidato a una sola persona: e d'altra parte metter la cosa in mano a una specie di commissione sarebbe stato come ammettere che una qualche sorta di falsificazione stava pur fabbricandosi. Era molto probabile che non meno d'una dozzina di impiegati stessero in quel momento redigendo, in feconda rivalità, diverse versioni del vero discorso del Gran Fratello. E quindi qualcuna delle menti dirigenti del Partito Interno avrebbe scelto la versione più soddisfacente, l'avrebbe ristampata, e avreb-be insomma messo in moto il complesso di verifiche e sostituzioni che si rendeva necessario, e quindi la menzogna scelta sarebbe passata nei documenti permanenti e sarebbe divenuta verità. Winston non sapeva perché Withers era caduto in disgrazia. Forse per corruzione, ovvero per incompetenza. Forse il Gran Fratello intendeva soltanto liberarsi d'un suo subordinato che stava diventando troppo popolare. Forse Withers, o qualcuno comunque vicino a lui, era stato sospettato di tendenze eretiche. O forse (e questa era la spiegazione più attendibile) la cosa era successa semplicemente perché i repulisti e le vaporizzazioni erano una parte essenziale per il funzionamento stesso del complesso meccanismo del governo. Il solo indizio era l’espressione nonesisper che stava a significare come Withers fosse già morto. Non si deve credere, tuttavia, che la morte fosse la sola alternativa che attendeva gli arrestati. Certe volte venivano rilasciati e addirittura rimessi in circolazione, anche un anno o due, prima di essere giustiziati. Certe volte, assai di rado, qualcuno che si credeva morto da tempo riappariva, come un fantasma, in qualche pubblico processo dove, con la sua testimonianza, comprometteva definitivamente centinaia di altre persone, e quindi, soltanto allora, scompariva, e questa volta per sempre. Withers, ad ogni modo, era già un nonesisper. Egli non esisteva:non era mai esistito. Winston decise tra sé che non sarebbe stato sufficiente limitarsi a rovesciare il significato del discorso del Gran Fratello. Sarebbe stato meglio impostare il discorso su qualche argomento del tutto estraneo a quello originale. Avrebbe potuto far consistere il discorso nella solita denunzia dei traditori e degli psicocriminali, ma era un po' troppo facile e ovvio; d'altra parte metterci una qualche vittoria al fronte o qualche risultato eccedente le previsioni nella pro-duzione d'uno qualsiasi dei generi previsti dal Nono Piano Triennale avrebbe portato con sé eccessive complicazioni nella rettifica dei documenti. Ci voleva un pezzo di pura fantasia. Improvvisamente gli si parò dinanzi, proprio come se fosse in carne e ossa, l'immagine di un camerata, Ogilvy, morto recentemente in battaglia, e in circostanze eroiche. In certe occasioni, infatti, il Gran Fratello dedicava l'intero ordine del giorno a commemorare un qualche umile gregario del Partito, la cui vita e soprattutto la cui morte poteva rappresentare un buon esempio da seguire. Oggi avrebbe commemorato Ogilvy. Veramente, per esser sinceri, una persona come il camerata Ogilvy non si era mai sognata di esistere, ma poche righe di stampa e un paio di fotografìe false lo avrebbero messo in vita per poi privarnelo, in quattro e quat-tr'otto. Winston indugiò un momento a pensare, quindi trasse il dittografo a sé e cominciò a dettare, contraffacendo lo stile del Gran Fratello, che gli era perfettamente familiare, e che era a un tempo militaresco e professorale e per via d'un certo vezzo di far domande e quindi fornire subito le risposte appropriate ("Che lezione ricaviamo da questi fatti, camerati?La lezione, in cui consiste anche uno dei principi fondamentali del Socing, che, eccetera eccetera") piuttosto facile da imitare. All'età di tre anni, il camerata Ogilvy aveva rifiutato qualsiasi giocattolo, con l'eccezione d'un tamburo, d'un mitra e d'un elicottero in miniatura. A sei anni (un anno prima dell'uso, per una eccezionale contravvenzione al regolamento) era entrato a far parte delle Spie: a nove comandava il suo plotone. A undici aveva denunciato uno zio alla Psicopolizia perché l'aveva sorpreso a parlare di certe cose che gli erano parse tradire una tendenza criminale. A diciassette era stato l'organizzatore rionale della Lega Giovanile Anti-Sesso. A diciannove aveva disegnato un progetto di bomba a mano che era stato in seguito adottata dal Ministero della Pace e che, alla sua prima prova, aveva mandato all'altro mondo trenta, dico trenta, prigionieri eurasiani tutt'in un colpo. A ventitré era morto gloriosamente in azione di guerra. Insegui-to da aerei da bombardamento nemici, mentre volava sull'Oceano Indiano, latore di importanti dispacci, era balzato fuori dall'elicottero armato di mitra, tenendosi stretti i suoi dispacci, per poter affondare più facilmente nelle profondità del mare... una fine, aggiungeva il Gran Fratello, che era impossibile ricordare senza sentirsi pungere da un sentimento d'invidia. Il Gran Fratello concludeva mettendo in rilievo la purezza e la dirittura morale esemplificate nella vita del camerata Ogilvy: egli infatti era del tutto astemio, non fumava, non si concedeva nessuno svago all'infuori di un'ora giornaliera in palestra, e aveva fatto voto di celibato persuaso che il matrimonio e le cure d'una famiglia erano incompatibili con la sua devozione al dovere. Sdegnava qualsiasi soggetto di conversazione, che non fossero i principi del So-cing, e non aveva altro scopo, nella vita, che quello di provocare la definitiva sconfitta dell’esercito eurasiano, come an-che lo sterminio di tutte le spie, i sabotatori, gli psicocriminali e i traditori in generale. Winston disputò con se stesso se fosse opportuno concedere al camerata Ogilvy la decorazione dell'Ordine del Gran Merito: decise infine che sarebbe stato opportuno non dargliela, per via delle infinite complicazioni che sarebbero deri-vate dalla verifica e dall'aggiornamento dei documenti. Gettò un'altra occhiata al suo rivale nel cubicolo opposto. Qualcosa gli diceva che Tillotson era occupato nell'identico suo lavoro. Non c'era modo di sapere quale lavoro sarebbe stato infine adottato, e nondimeno egli si sentiva profondamente convinto che avrebbero adottato proprio il suo. Il camerata Ogilvy, che nessuno avrebbe potuto immaginare un'ora prima, era ora un fatto incontrovertibile. Gli sembrò buffo che si potessero creare uomini morti, ma non uomini vivi. Il camerata Ogilvy, che non era mai esistito nel presente, ora esisteva nel passato; e una volta dimenticato l'atto della falsificazione, sarebbe esistito né più né meno, e cioè con lo stesso fondamento, con cui esistevano Carlomagno o Giulio Cesare. Trovo questo passaggio, tra i tanti del libro a esserlo, molto significativo

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disperato 16 febbraio, 2019 13:18

Il problema della non libertà di scelta sui vaccini è solo la punta dell'iceberg purtroppo.

Leggo su la Verità di oggi di una proposta di legge di due senatrici (PD e Forza Italia) per comminare carcere fino a due anni e multe anche per 100000 euro a chi propone regimi alimentari che causino anoressia o bulimia. Tradotto: chiunque, medico o no, si permetterà di dissentire dalle linee guida dettate dalle multinazionali non solo sarà ostracizzato ma andrà proprio in galera e portato alla miseria.

Ad esempio, io sono anni che pratico ogni anno alcuni giorni di digiuno terapeutico (non per dimagrire, anche se come effetto collaterale c'è anche quello) per disintossicarmi. Lo faccio perché funziona, ma per scoprirlo ho dovuto prima trovare dei libri, anche di medici, che lo consigliassero. Ebbene in futuro è facile prevedere che tali libri, e trasmissioni televisive, e interviste su internet non saranno più reperibili.

Stiamo andando verso una dittatura totalitaria veramente impressionante e oggi sono più disperato del solito.

Saluti.

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Vittorio 27 gennaio, 2019 11:44

E' chiaro che stanno preparando il terreno per il più grande esperimento di zootecnia umana mai realizzato nella storia: il 5G.

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langat 23 gennaio, 2019 23:56

Se domani 100 addetti alla comunicazione di regime si adoperassero per la causa della libertà di vaccinazione dopodomani 60 milioni di italiani aderirebbero a tale tesi.il mostro è lì ed e stato creato da un lungo lavoro educativo.Dietro c'è un progetto o è frutto dello svolgersi della natura umana?

La ringrazio molto per il suo lavoro!

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Mario M 22 gennaio, 2019 07:12

La legge sulle vaccinazioni è la forma rozza della scienza al governo che si trasforma in governo della scienza. L'economia neoclassica con le leggi "naturali" della domanda e dell'offerta era una forma subdola della scienza al governo che si trasformava in governo della scienza.

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FSciatore (avi) 21 gennaio, 2019 18:03

Che belli i buriones che parlano di progresso con così grande convinzione. Non sanno che i riduzionisti non possono, ontologicamente, concepire il progresso; al limite possono concepirlo solo come il realizzarsi di qualcosa di vecchio, senza avvedersene.

- La "sostanza" dell'uomo è attività oggettiva, prassi, e non sostanza dinamicizzata presente nell'uomo. Il riduzionismo è il metodo del "nient'altro che", [per cui] tutta la ricchezza del mondo non è nient'altro che una sostanza immutabile oppure dinamicizzata. Questa è anche la ragione per cui il riduzionismo non può spiegare un'evoluzione nuova, di natura qualitativa. Tutto ciò che è nuovo [secondo il riduzionismo] può venir ridotto a condizioni e ipotesi: il nuovo "non è nient'altro che" il vecchio. - (Karel Kosìk, Dialettica del concreto)

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