La dittatura in un click

27 ottobre, 2017 | 33 commenti

Confesso di essermi documentato poco sui referendum autonomisti del Lombardo-Veneto. Perché, lo confesso, non mi interessavano. Confesso anzi che fino a ieri li reputavo irrilevanti, nel bene e nel male, salvo chiedermi come avrebbe reagito l'elettorato cispadano e quanto l'iniziativa avrebbe danneggiato - e quanto giustificatamente - la credibilità delle aspirazioni nazionali dei suoi promotori. Fino a ieri, appunto. Poi ho ascoltato il commento di Roberto Maroni alla giornata elettorale e mi si è accesa una lampadina, anzi una sirena antiaerea:

... è un sistema perfetto. Quindi è il futuro. Abbiamo sperimentato il futuro per l'Italia, per il sistema di voto che potrà essere utilizzato in qualunque elezione e io chiederò, ho già annunciato e preannunciato al ministro Minniti, che già le prossime elezioni in regione Lombardia possano utilizzare questa procedura. Abbiamo garantito oggi che funziona in tanti seggi diversi e in tante modalità operative diverse e abbiamo dimostrato che è sicuro.

E ancora:

Abbiamo sperimentato un sistema di voto elettronico che potrà essere il futuro del sistema di voto in Italia. Ho sentito questa sera poco fa il ministro Minniti per dirgli di questo risultato a urne... no, a voting machine chiuse, preparerò per lui una relazione dettagliata che gli invierò nei prossimi giorni e gli chiederò che il nostro sistema sia utilizzato in futuro, magari già alle prossime elezioni politiche.

Il governatore parlava ovviamente del sistema di voto elettronico utilizzato nella consultazione lombarda. Confesso che anche di questo, come di tutto il resto, mi ero disinteressato. E ne ho colpa. Perché erano anni che aspettavo e temevo di ascoltare queste parole, immensamente più rilevanti e più gravi del piccolo episodio referendario che ne ha fornito l'occasione.

Per i suoi effetti sulle libertà fondamentali, l'imposizione del voto elettronico fa il paio con quella della moneta elettronica di cui abbiamo già parlato in questo blog. In entrambi i casi si tratta della centralizzazione di un potere diffuso - economico attraverso la moneta, politico attraverso il voto - che non a caso include i due poteri su cui si fonda la libertà civile dei singoli: di disporre dei propri patrimoni e di partecipare alle decisioni collettive opponendo la propria autonomia all'arbitrio di chi governa. La diffusione di questi poteri, cioè la misura in cui i cittadini possono rivendicarne liberamente l'esercizio e la titolarità, coincide con la sostanza stessa della democrazia. Vi sembra che si stia esagerando? Vediamo.

Nel recente caso lombardo l'opzione del voto elettronico è stata proposta con una modifica alla Legge 34 dai soliti cinquestelle, quelli che già votano tra di loro su un portale online privato, a codice chiuso e senza obbligo di rendicontazione, e approvata con il voto dei consiglieri di centrodestra. Secondo il capogruppo PD Enrico Brambilla si sarebbe trattato «con tutta evidenza» di una «merce di scambio tra i grillini e la maggioranza» per appoggiare il referendum dei colleghi leghisti. Data la sproporzione delle poste in gioco, è difficile per chi scrive non sospettare che l'obiettivo di alcuni possa essere stato quello - cioè esclusivamente quello - di sdoganare il nuovo sistema di voto, quale ne fosse il pretesto.

L'appalto lombardo per la fornitura e gestione dell'infrastruttura di voto era affidato alla multinazionale Smartmatic. Come funzionano i software di acquisizione, registrazione e trasmissione dei dati della Smartmatic? Attraverso quali algoritmi elaborano le preferenze dei votanti? Non si sa né si può sapere, perché il codice è chiuso e protetto da segreto industriale. Come possono i presidenti di seggio verificare che i risultati del report finale corrispondano ai voti espressi? Non possono, per lo stesso motivo. Esiste la possibilità di convalida a valle da parte di un pubblico ufficiale? No. Tutto ciò che accade all'interno delle macchine Smartmatic dipende solo da Smartmatic ed è verificabile solo da Smartmatic. Sicché il risultato elettorale è nelle mani di Smartmatic. Il governo popolare di milioni di elettori passa così nella camera blindata di un unico soggetto privato prima di essere riconsegnato al popolo. Se ciò non avvera necessariamente un sogno di onnipotenza e di controllo globale, ne soddisfa senz'altro tutte le condizioni. Non ci resta quindi che fidarci e chiederci, perlomeno, di chi ci stiamo fidando.

Partendo dalla segnalazione di un lettore apprendo che l'attuale presidente di Smartmatic, Mark Malloch Brown, figura oggi nel board della fondazione Open Society di George Soros avendo ricoperto in passato i ruoli di vice direttore dell'Open Society Institute e del fondo Quantum dello stesso Soros, nonché di vice presidente del Soros Fund Management e, nei primi anni '90, di consigliere nel Soros Advisory Committee in Bosnia durante gli anni in servizio presso la ONG Refugees International. Nel 1995 fonda la ONG International Crisis Group grazie alle ingenti donazioni dell'Open Society Institute e dello stesso Soros.

Nella sua lunga carriera istituzionale Malloch Brown ha lavorato per l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), la Banca Mondiale e il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP), di cui era amministratore quando, nel 2004, il neopresidente georgiano Mikheil Saakašvili vi attinse un fondo cofinanziato da UNDP e da Open Society Institute per «sostenere le riforme» del governo scaturito dalla rivoluzione delle Rose in cui lo stesso Soros avrebbe investito non meno di 40 milioni di dollari. Per avvicinarsi alla sede di lavoro, un anno prima Brown si era trasferito con la famiglia in una villa di proprietà di George Soros a Katonah, nella contea di Westchester, diventando così anche vicino di casa del miliardario ungherese. All'apice del suo percorso politico, nel 2006 ha servito come segretario generale aggiunto alle Nazioni Unite sotto il mandato di Kofi Annan e, dal 2007 al 2009, come ministro degli Esteri nel governo inglese di Gordon Brown.

Giornalista di formazione, ha scritto per l'Economist e attraverso lo studio Sawyer-Miller di cui è socio è stato consulente di immagine nella campagna elettorale di Gonzalo Sánchez de Lozada in Bolivia, Mario Vargas Llosa in Perù e Corazón Aquino nelle Filippine. Nel 2012 dà alle stampe un libro che si racconta già nel titolo, The Unfinished Global Revolution: The Limits of Nations and The Pursuit of a New Politics, nella cui quarta di copertina leggiamo che

i governi nazionali non sono più attrezzati per affrontare problemi complessi come il cambiamento climatico e la povertà. Sempre più spesso, sopperiscono le ONG, la società civile e il settore privato.

Nel 2014 si scopre anche capitano d'industria. Conosce Antonio Mugica, giovane ingegnere venezuelano convinto che la e-democracy e «il voto online esploderanno nei prossimi anni» e fondatore negli anni '90 della Smartmatic, azienda di servizi informatici alle pubbliche amministrazioni dagli assetti proprietari e finanziari quantomeno opachi, stando a quanto ricostruito in un cablogramma del 2004 pubblicato da Wikileaks. Brown ne diventa presidente.

Di fronte a tanto curriculum, è davvero singolare l'entusiasmo con cui un governatore del partito più sovranista d'Italia affida le sorti elettorali della sua regione, e chiede di affidare quelle della Nazione tutta, ai sistemi informatici dell'uomo forse più globalista del globo. E il Matteo Salvini che definisce l'infrastruttura di voto fornita dal vice e dirimpettaio di George Soros una «opportunità» che il Ministero dell'Interno dovrebbe offrire «anche per le elezioni della prossima primavera», è lo stesso Matteo Salvini che metterebbe «fuorilegge tutte le istituzioni finanziate anche con un solo euro da gente come Soros»?

Intendiamoci, Smartmatic non è finanziata da George Soros. E Malloch Brown vi si è insediato solo tre anni fa. Ma se si ignorano le liasons politiche più recenti dell'azienda, prima di entusiasmarsi se ne dovrebbero almeno considerare i precedenti, ad esempio che è poco gradita negli Stati Uniti già dal 2006 quando, dopo avere quasi mandato all'aria le elezioni amministrative di Chicago, è finita sotto i riflettori del Committee on Foreign Investment per i suoi legami poco chiari con il governo venezuelano e la difficoltà di stabilirne le quote di proprietà, disperse in una «elaborata rete di aziende offshore e trust stranieri». Nelle ultime presidenziali è bastata la notizia - falsa - che la società dell'ing. Mugica avrebbe fornito i suoi sistemi ad alcuni Stati per gettare nel panico l'opinione pubblica americana. Più recentemente è stata messa sotto inchiesta nelle Filippine per essere intervenuta senza autorizzazione sui voti già acquisiti. Ma è di questa estate il caso forse più grave di tutti, proprio sotto la presidenza di Brown e proprio in Venezuela, quando Mugica ritirò i suoi tecnici dal paese per poi annunciare alla stampa che i dati sull'affluenza alle elezioni della nuova assemblea costituente venezuelana di cui era appaltatore sarebbero stati manipolati. Con quella mossa, inspiegabile secondo logiche commerciali, tirava la volata ai nemici politici di Nicolás Maduro (qui Repubblica) che poterono così disconoscere i risultati della consultazione adducendo l'«autorità» dei tecnici.

***

Checché si pensi della società Smartmatic e dei suoi vertici, è francamente inaudito che i processi elettorali di uno Stato sovrano siano affidati a un soggetto privato, straniero e per di più dall'azionariato poco o punto identificabile. Se le democrazie si governano attraverso le elezioni, la privatizzazione delle urne è una privatizzazione del governo. Come minimo, i software utilizzati dovrebbero essere di proprietà pubblica e a codice aperto, e i tecnici che li installano e ne verificano il buon funzionamento ufficiali pubblici o forze di polizia. Ma, anche così, la maggiore sicurezza del voto elettronico sarebbe garantita?

No, assolutamente no.

Perché il problema è di natura fisica, non tecnologica. I dati acquisiti da un dispositivo elettronico non sono visibili e la loro manipolazione non lascia traccia. Non c'è modo di sottoporre al vaglio empirico di un essere umano la corrispondenza tra l'input (il dito che tocca lo schermo di un tablet, o che preme un tasto) e l'output (il risultato restituito dalla macchina). A prescindere dalla tecnologia e dalla baroccaggine delle procedure di sicurezza adottate. L'unico sistema sicuro - cioè sicuro almeno tanto quanto i metodi tradizionali - sarebbe quello di stampare una ricevuta che i votanti verificano e depositano anonimamente in un'urna per il conteggio in contraddittorio degli scrutatori e il riconteggio in caso di contestazioni. Ma allora si ritornerebbe al vecchio sistema, sostituendosi semplicemente la stampante alla matita con qualche milionata di costi in più.

Il fatto è che nelle elezioni si è sempre brogliato, con qualsiasi sistema. Non potendosi garantire la fedeltà assoluta, l'obiettivo deve essere quello di rendere i brogli più difficili e dispendiosi. È qui che il voto elettronico fallisce miseramente e si trasforma in una minaccia per la democrazia. Perché da un lato accentra il controllo sui voti nelle mani dei pochi o dei singoli che programmano i dispositivi - laddove la carta richiederebbe la connivenza di squadre di scrutatori e osservatori - dall'altro offre l'opportunità di una manipolazione istantanea, automatica e senza traccia a chiunque si trovi nella stanza di controllo: un appaltatore venduto, un funzionario infedele, lo stesso governo in carica o una sinergia dei tre. Installando un software truccato su tutte le macchine di voto si otterrebbe senza costi l'equivalente di corrompere decine di migliaia di sezioni elettorali (per non dilungarci oltre sulla vulnerabilità sostanziale del voto elettronico rimandiamo i più tecnici a questo eccellente paper dell'Institute for Critical Infrastructure Technology).

In linea di principio non stupirebbe dunque se un così enorme potenziale di controllo attirasse l'attenzione di chi si è già dedicato con altri mezzi a condizionare le vicende elettorali degli Stati. Stupisce invece, e anzi rattrista, che lo strumento sia acclamato da chi può subirne gli abusi: gli elettori, i politici, i governi stessi.

Da un lato, l'ossessione della digitalizzazione riflette il desiderio di conformarsi a una narrazione politica che indica nel dovere di «innovarsi» tecnologicamente la filiale di un «progresso» rispetto al quale siamo sempre in ritardo, coltivando nelle masse un senso di difetto eterno e perciò una smania di abbracciare tutto ciò che si presenta loro nell'incarto lessicale della novità (le «riforme»). Il progresso dei progressisti è acefalo, non dichiara i traguardi a cui tende, ma in compenso è «inevitabile». Chi in questi giorni si chiede come sia possibile che si voti ancora come un secolo fa, dovrebbe anche chiedersi perché mangiamo ancora per vivere come centomila anni fa, o perché utilizziamo ancora muri e portoni, e non un più agile firewall, per proteggerci dalle incursioni dei ladri.

Ci sono cose che devono rimanere materiali perché... l'essere umano è materiale. Se fossimo un software potremmo infilarci nei tablet e rincorrere i pacchetti di dati per identificarli. Ma non lo siamo. Esistiamo in una dimensione fisica diversa dove si percepiscono la carta e i segni, non le cascate di impulsi a 5 volt. Sicché nella ubriacatura della dematerializzazione non si intravede solo il veicolo politico di un accentramento dei poteri, ma forse più a monte, e più gravemente, una patologia sociale. Vi si legge una hýbris di reazione, il sogno onnipotente di un'umanità schiacciata da uno sviluppo non più umano che si illude di disumanizzarsi per tenere il passo, che immagina di superare i suoi limiti diventando liquida e veloce per comprendere ciò che non riesce a comprendere e accettare ciò che non può accettare.

Perché in effetti la realtà fisica è l'ultimo ostacolo che si frappone tra il mondo promesso dalle teorie economiche e sociali in voga e la sua realizzazione. Sicché occorre negarla muovendo guerra ai suoi fenomeni: la geografia con le favole «no border», le distanze e gli oceani con la «globalizzazione», le culture locali con l'omologazione dei consumi e delle unioni politiche, le etnie con l'eugenetica del «meticciato», la biologia con le teorie «gender», i rapporti interpersonali con i social network, il bisogno di sicurezza e di identità con l'etica della precarietà e della migrazione perenne, la memoria di sé con il «cloud», gli averi personali con il «cashless», la storia con l'iconoclastia ecc. Muovendo insomma guerra a tutto ciò che, tracciando un limite, traccia il perimetro della nostra umanità, e quindi all'umanità stessa.

Oggi tocca - e non è certo poco - alla democrazia, ma la posta in gioco potrebbe essere ancora più alta.


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Gerolin 08 dicembre, 2017 16:55

Salve, io seguo da qualche giorno questo sito, che mi è stato consigliato da un amico.

Devo dire che mi ci ritrovo in tutto, e anzi sono contento che mi dia argomenti solidi con cui "puntellare" le discussioni di ogni giorno.

Io a problemi di questo tipo mi ero già accostato qualche annetto fa, leggendo i libri di uno sfortunatissimo (parlo di come poi è finito male, ma io qui giudico il saggista, e non la persona, per cui la prego di non farsi trarre in inganno da essa) ingegnere e poi saggista italiano, che di nome faceva Stefano Anelli, in arte Jogn Kleeves.

Mi permetto di consigliarle la lettura dei suoi fantastici 4 libri perché lui tutte queste cose le diceva fin dagli anni '90, molto prima che avvenisse la globalizzazione e queste maledette disumanizzazioni che ormai si trovano in ogni dove, in ogni aspetto della società.

Dico questo perché qui e altrove (non è mia intento naturalmente offenderla, perché come ho detto apprezzo fortemente i suoi scritti) sento spesso dar la colpa alle elites o alle massonerie, mentre lui spiega che la realtà è molto più semplice, come se ne avrà voglia potrà leggere nei suoi libri. Io dico che ne vale estremamente la pena leggerli perché con essi si ha quella chiave si volta che mette al suo posto tutto quello che si impara leggendo qua e là.

Lui ha lavorato come ingegnere appunto per parecchi anni in america, (l'ho scritto apposta in minuscolo ) e ha potuto rendersi conto di che pasta diano fatti laggiù. Semplicemente lui dice gli americani hanno sempre voluto solo una cosa, e cioè imporre il loro modello al mondo intero, per sfruttarlo e per diventare più ricchi. Hanno commesso ogni atrocità in patria prima ancora che nel mondo intero, e ad esempio la guerra fredda è stata solo una grandissima operazione di copertura per poter fare i loro comodi indisturbati lungo tutti i Paesi del terzo mondo, ribaltando governi e facendo stragi e riducendo in miseria milioni di persone, e questo da sempre, e non solo dopo Regan come sostengono molte persone.

Naturalmente lui non è per niente uno che dice le cose campate in aria, i suoi libri sono corredati di esempi terrificanti e di una bibliografia che chiama in ballo importantissimi storici e studiosi americani, tutti prima o dopo messi a tacere. Sono tutti fatti reali, di cui oggi ci stiamo sempre più dimenticando, perché ce li fa dimenticare l'immensa propaganda che loro stessi hanno messo in piedi dagli anni '50 in qua, e della quale potrà rendersi conto soparttutto leggendo il suo libro "I divi di Hollywood" e poi guardando uno dei tanti film americani che ci martellano in continuamente.

Queste sembrano tutte cose da ridere, ma che poi guarda caso si sono tutte verificate. Io non sono islamista, ma qualcuno una volta li ha chiamati "il grande satana" e aveva ragione. Noi Italia siamo purtroppo loro colonia da sempre, cioè fin dal 1945, e mi fa sinceramente schifo che lo chiamino giorno della liberazione quando invece si è trattato di niente altro che di un cambio di regime, in cui fra l'altro ci hanno riportato la mafia in casa utilizzandola poi per uccidere MAttei e di sicuro anche nelle stragi del '92.

Comunque sia non voglio fare uno spot elettorale per lui, solo mi sembrava giusto consiglierle di leggerlo o se già lo conosce di riscoprirlo, perché intellettuali di quel calibro e persone così coraggiose oggi non se ne trovano più. Poi è finito come è finito, anche se come ho detto non lo giudico per quello che ha fatto della sua vita ma per quello che ci ha lasciato scritto. Poi naturalmente è facile farlo passare per il cattivo della situazione, ma lascio di nuovo alei giudicare.

PS. Come già diceva lui, solo la Russia può salvarci, ma lui era molto più ottimista di me al riguardo, forse perché non ha visto gli ultimi svulippi.

Gerolin

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Martin Savani 04 novembre, 2017 19:42

Chapeau, come al solito.

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ws 03 novembre, 2017 17:33

Per capire Maroni bisogna ricordarsi per chi lavorava prima di diventare un "politico" . Trattasi di uno che non ha mai " convinto", ma, è abile ( ha "tenuto" nel "moderatismo" la base in un paio di momenti molto critici per la lega : 2004,2012) e non è mai "inciampato" come altri " anglosassonizzati"

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EpifanioG 01 novembre, 2017 19:54

Pienamente d'accordo, specialmente se poi a gestire quel sistema è una multinazionale di un amico di George Soros. Del resto, quale mai sarebbe l'utilità del voto elettronico? Quella di risparmiare sugli elementi umani da impiegare nella gestione della procedura di voto. Punto. Quando invece il coinvolgimento di un ampio numero di persone è un elemento che garantisce la trasparenza del voto.

Non mi si venga a parlare di supercazzole sul risparmio di carta, che sono solo ipocrisie.

In quanto alla famosa blockchain... quando sento questa parola porto la mano alla pistola. Si tratta della cancellazione di ogni elemento di riservatezza, che garantisce la libertà individuale. Perché nella blockchain tutti (dicasi TUTTI!) possono penetrare per conoscere le scelte del singolo individuo. Eh no, il fatto che poi in pratica non tutti lo faranno non toglie che tutti lo possano fare, che abbiano un piccolo potere e delle pur minime conoscenze informatiche.

Come, del resto, con le criptovalute (mai nome fu più ironico!) tutti (dicasi TUTTI!) possono conoscere i tuoi movimenti di moneta. Poi, certo, spunterà sempre l'idiota che dirà "ma io non ho niente da nascondere". Ammesso e non concesso che tutto quello che facciamo, foss'anche legale, debba essere conoscibile dai più, resta sempre l'altro problema: per ora non hai niente da nascondere, baby. Magari cose che oggi puoi fare liberamente domani non potrai farle più... e trovarsi i carabinieri dentro casa alle cinque e mezzo di mattina non è una bella esperienza per nessuno, dopotutto.

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roxgiuse 02 novembre, 2017 12:05

Gentile @EpifanioG, non sono esperto di blockchain ma mi sembra che senza la chiave privata non sia possibile accedere alla singola transazione, mentre è invece possibile che l'individuo controlli la corretta registrazione della propria. Mi corregga qualcuno più esperto se sbaglio.

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EpifanioG 03 novembre, 2017 09:26

Gentile @roxgiuse, non è possibile per chiunque farlo facilmente, ma non è che Polizia di Stato, Carabinieri, servizi segreti non abbiano le capacità e le risorse di decrittare la tua personale chiave privata per accedere a ogni singola transazione, che per definizione nella blockchain non è mai cancellabile.

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Fabrizio D. 07 novembre, 2017 17:49

Gentile @EpifanioG, La decrittazione costa tempo e a volte, quando la chiave è sufficientemente lunga, il tempo è semplicemente troppo perché possa bastare una vita per portarla a termine. Certo, immaginandosi un futuro non così tanto remoto in cui la potenza elaborativa potrebbe essere sufficiente a risolvere un problema del passato in poche ore o minuti, la segretezza delle nostre scelte del passato potrebbe essere messa a rischio (ma tanto più lunghe sono le chiavi, tanto più difficile che ciò avvenga in tempi brevi). Poi c'è anche la persistenza dell'informazione. Quando le schede vanno al macero, si perde traccia dello strumento usato per esprimere il proprio voto. L'informazione digitale si può duplicare facilmente e archiviare.

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Roxgiuse 01 novembre, 2017 17:51

Concordo come sempre col Pedante, la cui lucidità dà sublime forma di pensieri condivisi, ma stavolta non riesco a vedere nessun vantaggio nel voto cartaceo che non ci sia, amplificato, nella tecnologia blockchain: massima diffusione del controllo, immodificabilità del dato (voto), celerità, possibilità di controllo del votante che la propria indicazione non sia stata alterata. Per identificare il votante da parte di terzi occorrerebbe impossessarsi della chiave privata, cioè un'operazione di polizia giudiziaria impensabile in un paese nel quale si voti.

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Mario M 01 novembre, 2017 14:31

@Paolo Buiarelli

Per un Pugno di Bitcoin è il libro di Luca Fantacci e Massimo Amato, professori di storia della finanza alla Bocconi. Il loro giudizio su questa forma di criptomoneta è decisamente negativo. "La moneta non è un male, ma può fare del male... specialmente se è costruita male" Provo a sintetizzare il loro pensiero a riguardo: il bitcoin come sistema è simile al gold standard, di tipo speculativo, potenzialmente deflattivo. Per quanto riguarda la blockchain i nostri autori sostengono che si può trasformare in una forma estrema di programmazione della vita, che diventa il regno dell'algoritmo, togliendo all'uomo e alla vita alcune delle sue peculiarità: l'imprevedibilità, la continua trasformazione. "A furia di disintermediare, la blockchain leva di mezzo non soltanto gli avvocati e notai ma il diritto stesso". Ricordo che i due brillanti professori sono autori di: [Il/La] Fine della Finanza; La Moneta - Storia di un'Istituzione Mancata; Le Radici di una Fede: opere di economia, ma anche di letteratura e di filosofia.

Comunque non si tratta di essere a favore o contro l'informatizzazione o la tecnologia (anche nei sistemi elettorali), ma di renderle aperte, comprensibili all'utente; e si può, si deve.

@Davide Scarano.

I "sex toys" e il sesso su internet sono dei sostituti, come la prostituzione, che si dice sia il mestiere più antico del mondo. Quindi non è da biasimare la tecnologia per questi surrogati del sesso, ma sempre la nostra storia, la nostra società, le nostre istituzioni.

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EpifanioG 01 novembre, 2017 20:10

Eppure, Gentile @Mario M, i suoi apologeti vanno sostenendo che il bitcoin è (diversamente dalle tradizionali carte di credito) una moneta "al portatore". Al portatore cosa... in quel sistema può entrarci, oltre a una miriade di persone dotate di conoscenze informatiche un po' più avanzate, la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza, l'Agenzia delle entrate, e chi più ne ha più ne metta... altro che al portatore.

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Fabrizio D. 07 novembre, 2017 17:57

Gentile @EpifanioG, si, però mi scusi, visto che ha scritto un'altra risposta dello stesso genere: ma sa di che parla o si limita alle ipotesi aleatorie? Non si offenda, ma mi pare sia un po' poco pratico della materia. Chi sa fare sa anche che non può fare tutto. A volte si, ed è banale, altre volte è più complicato (diciamo che la complessità di un sistema software porta all'errore e spesso è nell'errore il problema di sicurezza), se non praticamente impossibile. Certo, se il sistema è studiato per esser aggirato... ma altrimenti le cose non sono come nei film. Per capirci, abbiamo un mondo di transazioni online. Quando qualcosa va storto ci sono motivi precisi per cui capita.

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Paolo Buiarelli 31 ottobre, 2017 16:10

Salve

la seguo sempre volentieri.

Apprezzo lo stile sobrio, chiaro e argomentato delle sue digressioni.

Condivido l'ossessione da digitalizzazione che minaccia il nostro quotidiano: da lettore di Galimberti/Severino, capisco come questo sia in linea con il progressivo avvento della tecnica che sovrasta ogni altra forma di pensiero umano o formula sociale.

Mi permetta tuttavia di manifestare il mio dissenso in merito alla sua preoccupazione legata al voto elettronico.

Per provare ad argomentare vorrei fare un parallelo con le criptomonete (orribile parola che già nella sua scelta vuole indicare che la stampa mainstream dichiara la sua contrarietà a questa evoluzione).

O meglio con quella parte che è davvero la più importante componente delle criptomonete, ovvero il blockchain (https://it.wikipedia.org/wiki/Blockchain).

Definiamolo il libro mastro delle operazioni avvenute.

Questa tecnologia consente (se lo si vuole) di ottenere due risultati democraticamente rilevanti:

- la trasparenza delle operazioni effettuate

- la non riscrivibilità della storia (ciò che è stato fatto, è stato fatto)

Se lo si vuole.....

Se poi il sistema finanziario si farà le sue blockchain, se i governi si faranno le loro blockchain......

Se la mia vita economico/finanziaria fosse tutta contenuta in un blockchain sarebbe un incubo o un sogno ?

La mia risposta è: dipende.

Dipende da cosa una comunità vuole ottenere quando uno strumento tecnologico viene adottato.

Se il fisco italiano potesse avere accesso alle blockchain di tutti i cittadini nessuna evasione fiscale sarebbe più possibile (incubo o sogno ?).

Questo per dire che, secondo me, il voto elettronico non è intrinsecamente un male.

Nè riesco a vederlo come un figlio indesiderato da "ossessione da digitalizzazione".

Quante volte abbiamo detto (o sentito dire) che la politica è rivolta solo alla popolazione che ha più di 50 anni.

Quante volte abbiamo sentito dire che il voto di scambio è un crimine oltre che un vulnus alla democrazia.....

Quante volte abbiamo sentito dire che le elezioni sono un costo per la nazione ? che sono 250 milioni di euro buttati (parlo delle elezioni nazionali).

io non vedo altro che il voto elettronico per superare tutto ciò.

vogliamo che la politica lavori per i giovani ? allora facciamo si che il peso del voto dei giovani sia maggiore del voto dei vecchi (ricorda Cuccia, i voti si pesano e non si contano).

vogliamo evitare il voto di scambio ? la volontà di votare un certo partito deve essere messa in contrasto con l'effettiva conoscenza da parte dell'elettore del contesto politico di riferimento: lo so che sarà bollato come "Metodo rischiatutto", ma sogno un meccanismo elettorale che mi domandi

"ok vuoi votare PD .... mi dici cosa propone il PD per il fiscal compact ?"

[OK ho sbagliato tutto, dal partito alla domanda]

certo è forse tutto un wishful thinking.

chi decide i pesi ?

chi e come verrebbe cambiata la Costituzione ?

No non credo che una tecnologia sia intrinsecamente malvagia e il voto elettronico non sfugge a questa regola.

occorre controllo democratico, occorre consapevolezza, occorre informazione e una stampa libera.

p.s.

e poi mi permetta: ma le sembra che il metodo elettorale oggi adottato non sia già un modo per dirottare la volontà popolare ?

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barbara 01 novembre, 2017 15:23

Gentile @Paolo Buiarelli,

Lei confonde le leggi elettorali con il modo in cui si vota. La legge elettorale votata è pessima sia che gli elettori usino la scheda sia usino il tablet. La mancanza affezione al voto dei giovani al voto o alla lettura del quotidiano mica è da attribuirsi al mezzo bensì all'offerta: che tipo di offerta politica abbiamo? Quanto i temi del dibattito sono lontani dalla vita delle persone?

La materializzazione del voto - anche se non fosse gestita da una società privata - espone il voto a rischio manipolazione per altro quasi impossible da provare e non gioverebbe certo a eliminare il voto di scambio. Preferisco una quotaparte di voto scambiato all'annullamento della democrazia.

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Paolo Cevasco 31 ottobre, 2017 14:15

Un brano di prosa documentato ma anche tagliente e luminoso. Un bisturi su cui ballano riflessi necessari e ingrati di un esame profondo. Certamente, esimio Pedante, ne avrà già piena conoscenza, ma raccomando a Lei e ai suoi fortunati lettori riflessioni analoghe che, in altri dominii dell’essere e dell’agire umano, sviluppano su Revue Limite Fabrice Hadjadj e altre penne francofone, e su Il Covile un gruppo di menti deste del bordighismo toscano. Semper nos illuminet pedanteria Pedantis.

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Davide Scarano 30 ottobre, 2017 09:47

Caro pedante, sono pienamente d'accordo con Lei. Molti dovrebbero ricordare, se non altro per averle studiate a scuola, "le magnifiche sorti e progressive" narrate da Giacomo Leopardi. Ma molti non comprendono che la dimensione materiale e tecnologica è diversa da quella tecnica. Un solo esempio: la Natura (Dio per i credenti) ha creato il Maschio e la Femmina. che completandosi tra loro, generano la Famiglia. La tecnologia ha creato i "sex toys" ed il sesso su internet, apparentemente gratis. Domanda retorica: cosa scegliere?

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Annibale 29 ottobre, 2017 22:01

Caro Pedante, gli unici cispadani ad aver votato sono i residenti nell'Oltrepò pavese e in quello mantovano.

Pedantemente suo

Rispondi

Sospettoso 29 ottobre, 2017 18:23

Sottovalutate anche un altro problema: l'orario di voto.

Uno può monitare l'entrata nei seggi e avere un'idea abbastanza precisa di chi ha votato chi.

Rispondi

Patrizia 29 ottobre, 2017 14:33

Sono perfettamente d'accordo. L'intelligenza umana consiste nella scelta di ciò che è bene digitalizzare e ciò che non è bene digitalizzare perché i danni sulla libertà e dignità non sono prevedibili e sanabili. Sono grata per la lucidità di questa pubblicazione che provvedo a diffondere.

Rispondi

a perfect world 29 ottobre, 2017 13:01

Lavoro nell'informatica e nelle telecomunicazioni da piu' di 30 anni. Quindi sono perfettamente d'accordo col padrone di casa.

Rispondi

Maurizio Moretti 31 ottobre, 2017 04:03

Gentile @a perfect world,

Mi associo in pieno (comune background)

Datemi un gruppetto di giovini "smart", Kali Linux, un po' di portatili (con scheda wifi) da sparpagliare per il paese e vi faccio eleggere chi vi pare (chi paga meglio cioè).

Rispondi

Nazario Sauro 29 ottobre, 2017 07:38

Se la scheda e una matita è sistema di voto più sicuro del voto elettronico, be’ allora facciamo un compromesso: scheda compilata a lettura ottica a mo’ del gioco Lotto. Avremmo velocità spoglio con riduzione costi e copia cartacea del voto.

Rispondi

Stefano Longagnani 03 novembre, 2017 13:00

Gentile @Nazario Sauro,

l'idea che propone mi pare di averla già vista all'opera in USA (ricorda le elezioni del 2000?).

Non mi sembra sia stato un successo.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Elezioni_presidenziali_negli_Stati_Uniti_d'America_del_2000

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barbara 28 ottobre, 2017 07:10

Gentile Pedante, il voto elettronico sarebbe una pestilenza anche se fosse gestito da società pubbliche o più trasparenti di quella menzionata. In ogni seggio elettorale ci sono 5 persone (presidente, segretario e tre scrutatori più i rappresentanti di lista - se ne vedono sempre meno - e in teoria può assistere allo spoglio, senza intervenire, ogni cittadino che in quel seggio ha votato). Anche restringendo il numero dei seggi a disposizione, corrompere tutta queste persone è quasi impossibile. Il voto elettronico - da chiunque sia gestito - riduce il controllo solo a chi gestisce il software e espone il voto a svariati rischi di manipolazione. Vorrei rispondere all'altro commentatore sul voto nullo: in genere le poche schede nulle sono tali per volontà dell'elettore. Un esempio classico: elettore che volontariamente barra tutti i simboli di tutti i partiti sulla scheda o scrive sulla scheda uno slogan. I voti nulli sono conteggiati a parte e riconsegnati in una apposita busta. Quando è il presidente di seggio ad annullare il voto, basta un solo scrutatore o un rappresentante di lista per verbalizzare il voto assegnato o invalidato provvisoriamente - e queste schede hanno una loro apposita busta. Nella maggioranza dei casi i voti dichiarati nulli rispettano la volontà di chi li ha espressi. Presidenti di seggio e scrutatori rischiano pesanti sanzioni - anche penali - in caso di brogli o di manipolazione del voto come, per esempio, la segnatura delle schede bianche. Certo, ci possono essere errori di attribuzione in buona fede ma le assicuro che si riconoscono da un broglio. La materializzazione del voto va impedita a ogni costo.

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PINO 29 ottobre, 2017 22:39

Gentile @barbara ,

Sono completamente al 1000% d'accordo con Lei. In un seggio le persone per lo più si conoscono e poi la presenza di rappresentanti di lista fanno si che le possibilità di brogli sono risicatissime.

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Federico 27 ottobre, 2017 22:25

Il potere è una pietanza troppo appetitosa per poterla lasciare nelle mani dei popoli. I sistemi nazionali complessi nei quali ci hanno conglomerato, richiedono strutture molto complesse per il loro funzionamento. In entrambi i casi, sia il voto elettronico che il voto tradizionale, sono soggetti a potenziali alterazioni che sono difficilmente rilevabili dai singoli cittadini. È solo una questione di tempo, ma vedrete che prima o poi tutti i partiti e i movimenti politici saranno concordi nell'accettare i nuovi sistemi di voto tecnologici, sia con la scusa dell'abbattimento dei costi, Sia anche con l'esigenza di intensificare i quesiti referendari. Come ogni strumento, il male non è in se stesso, ma nell'uso che se ne fa!

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M. Fioretti 27 ottobre, 2017 17:55

stessi argomenti, in forma più sintetica: http://stop.zona-m.net/it/tag/voto-elettronico/

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rossana 27 ottobre, 2017 17:37

Grazie Pedante, in particolare per la messa a fuoco dell'ultimo paragrafo.

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Gianni 27 ottobre, 2017 17:26

Caro Pedante, la democrazia è stata vilipesa e stracciata già da tempo, il vincolo esterno che inculca a livello di diritto principi anticostituzionali ne è la prova evidente, ma è altrettanto evidente che non gli basta, vogliono tutto il piatto e dopo essersi permessi il lusso di nominare i nostri governanti ora tentano di by-passare anche i processi elettivi, già da tempo si sono appropriati della politica, utilizzando a tal fine la manipolazione a tutto tondo dell'informazione, quindi affermerei che questo è forse, almeno nelle loro intenzioni, mettere un sigillo conclusivo a tutta la faccenda del governo, non che sia vitale per loro, essendo già proprietari dell'economia e quindi in grado di scavalcare i processi democratici, però il controllo dei processi decisionali consentirebbe loro di abbandonare ogni remora e venderci il totalitarismo di sostanza come una scelta di popolo, questione di cui per altro vi sono già ampie anticipazioni, non sono dubbi banali quelli che ha esposto sulle procedure tecniche, il precedente delle ultime elezioni presidenziali americane mostra, al di là di ogni ragionevole dubbio, che tali procedure sono manipolabili e manipolate, infatti in almeno due casi noti il riconto dei voti ha obbligato i controllori a chiudere imbarazzati la questione, i voti alla clinton erano per lo più fasulli, in un distretto californiano hanno contato più voti che votanti, però nella memoria è rimasto il ricordo che sì Trump ha vinto, ma con meno voti della rivale, quindi di fatto non un presidente con tutti i crismi e rappresentante di tutti gli americani, una macchia con conseguenze non da poco, che in qualche modo "giustifica" la guerriglia politica tuttora in corso.

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Joel Samuele Beaumont 27 ottobre, 2017 17:03

Avevo già segnalato su twitter, che in Venezuela c’è il voto elettronico ma si stampa la ricevuta che poi viene messa sempre nell’urna e poi riconteggiata.

Adesso non so dove sia il video, ma è una rassegna stampa con Nicolás Maduro recente, in cui parlava di questo sistema.

A mio avviso, questo potrebbe essere quello più corretto, anche per evitare la stampa di schede in più che poi dovrebbero finire al macero.

Se fatto in un contesto in cui i macchinari sarebbero totalmente fatti in Italia, compreso il programma, che in teoria non dovrebbe essere complicato da elaborare, a meno che di non fissarsi sul fatto che uno potrebbe dedurre cosa ha votato tizio o caglio, incrociando i dati di chi è entrato e a che ora, con l’emanazione dell’input del voto.

Comunque sia, con il sistema venezuelano, si eliminerebbero le schede nulle, perché sicuramente (credo) sia impossibile sbagliare il voto, dato che le scelte sarebbero preimpostate.

Dovrebbero dare chiaramente la possibilità di fare una specie di “scheda bianca” che però non sia manipolabile in fase di scrutinio. Questo per le persone che vogliono timbrare la scheda elettorale, ma non hanno alcuna preferenza di voto.

Comunque sia, a conti fatti, se c’è un discrimine tra le schede scrutinate e il voto elettronico, se questo non determina cambiamenti di seggi, non ci dovrebbero essere ricorsi post elettorali.

A tal proposito avrei un’idea su come rendere questo sistema venezuelano idoneo per il sistema italiano, ma mi dilungherei molto, e devo ancora sviluppare il progetto.

Per il momento (e in questo caso ci sta) @facciamocome il Venezuela.

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Il Pedante 27 ottobre, 2017 18:47

Conosco il caso, ma francamente non vedo il vantaggio.

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AONonA 27 ottobre, 2017 16:20

Ineccepibile, come sempre. Da professionista dell'informatica qualche giorno addietro ho provato ad approfondire la questione. Dal punto di vista tecnico sembra che esistano algoritmi che, con procedure simili a quelle della crittografia a chiave pubblica, consentirebbero di realizzare votazioni segrete, sicure e verificabili. Una sorta di firma digitale del proprio voto, che ognuno potrebbe controllare autonomamente in caso di necessità, ma con l'aggiunta del necessario requisito della segretezza.

Incuriosito ho provato ad approfondire, ma mi sono fermato quasi subito, ben prima di arrivare a capire se si tratti o meno di soluzioni praticabili. Mi sono scontrato immediatamente con algorittmi complessi, che richiedono conoscenze avanzate in ambito matematico e informatico. Algoritmi che per la loro certificazione richiederebbero esperti di grande competenza, anche quando questa fosse realizzata in modo aperto e pubblicamente controllabile. Esperti che sarebbero necessariamente pochi e quindi, in linea di principio, facile bersaglio di operazioni di corruzione o intimidazione.

Le procedure di voto non possono essere questione per pochi. Il voto deve essere un processo diffuso, deve impegnare molte persone, deve essere comprensibile a tutti, deve avvenire in luoghi pubblici aperti a tutti. Un pezzo di carta con una croce apposta nell'aula di una scuola è procedura accessibile anche a chi non ha avuto modo di studiare. E' il mezzo ideale per questo tipo di operazione.

La ruota è tecnologia vecchia di diecimila anni, ma nessuno si sogna di farla quadrata.

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Alessandro S. 27 ottobre, 2017 20:55

Gentile @AONonA, "il voto deve essere un procedimento diffuso" è esattamente il messaggio che andrebbe veicolato. Purtroppo oggi va di moda pensare che "centralizzando si risparmia". E siamo a questo punto.

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Enrico Nardelli 28 ottobre, 2017 15:30

Gentile @AONonA,

le confermo, da esperto, che è possibile realizzare meccanismi algoritmici di voto con le caratteristiche desiderate.

Il problema, come mostrato drammaticamente dai sempre più diffusi e pesanti incidenti di intrusione nei sistemi informatici e di furto dei dati digitali (qui un mio riferimento), è SEMPRE SEMPRE SEMPRE l'elemento umano. È lui l'anello più debole di ogni sistema tecnologico. E - paradossalmente - può costituire il baluardo più forte. Kevin Mitnick, forse l'hacker più famoso al mondo, nella sua nuova vita da super-consulente della sicurezza parla proprio di "human firewall" come la misura determinante per proteggere ogni organizzazione.

Per aspetti particolarmente critici della nostra società, l'unica tecnologia valida sono gli esseri umani. Il voto, cardine della democrazia, è uno di questi.

Il Pedante, da fine filosofo qual è, lo esprime in maniera cristallina e definitiva.

Purtroppo la propaganda è martellante e gli anticorpi poco diffusi. Ognuno di noi deve impegnarsi in prima persona per far riflettere chi segue le sirene del "progresso tecnologico" senza stare troppo a pensarci su.

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