La sindrome di Hood

05 dicembre, 2015 | 13 commenti

(questo articolo è disponibile anche in versione spagnola)

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L'idea che si debba togliere ai ricchi per dare ai poveri era già in voga nella foresta di Sherwood del secolo decimoterzo. Il suo leggendario inquilino, Robin Hood, incarna nella fantasia dei popoli il riscatto dalle ingiustizie e dall'ingordigia dei potenti. Robin Hood e l'epigono Zorro sono i beniamini degli oppressi, anche se in fondo hanno tutte le carte in regola per non dispiacere nemmeno agli oppressori. Perché la giustizia di questi eroi buoni non aspira a cambiare le leggi (sono infatti dei fuorilegge) né il sistema economico e sociale che produce i soprusi. Non sono dei rivoluzionari, anzi. Nelle rispettive vulgate appartengono entrambi alle stesse élites contro le quali combattono, suggerendo così che la classe dominante ha in sé gli anticorpi per disciplinare i suoi eccessi grazie alla generosità dei suoi esponenti e alla pratica trickle down dell'elemosina. Una leggenda bipartisan, quella del signor Hood, tanto bella quanto paternalistica e conservatrice: anestetizza le coscienze politiche dei dominati promettendo loro una vittoria tutta letteraria e, così facendo, preserva i dominatori da ben più concrete rivendicazioni e rivolte.

Come ogni mito, anche quello di Robin Hood è senza tempo. Ai giorni nostri non rivive soltanto nei supereroi di fumetti e cartoni animati ma anche in soggetti in carne ed ossa che, abbandonato il raziocinio storico per abbracciare l'ebbrezza della fiction, sognano di trasformare le gesta dell'eroe britannico in un programma di riforma politica. Uno a caso:


È vero che di personaggi come Ferrero ci si potrebbe serenamente disinteressare - dato il peso politico ormai prossimo allo zero - se non fosse che, esattamente come i giustizieri che vorrebbero imitare, accendono nelle masse l'illusione demagogica di una via al riscatto economico tanto seducente quanto irreale, assorbendone funzionalmente l'impegno politico nella celebrazione di una bella fiaba - alias gatekeeping.

La patrimoniale sulle grandi ricchezze è la versione moderna e istituzionale dell'arco di Robin. A sinistra quasi tutti la chiedono: politici, sindacalisti ed economisti à la carte come Thomas Piketty. Ma ce la chiedono anche - ohibò! - i banchieri della Bundesbank e gli strozzini del Fondo Monetario Internazionale. Strano, vero? Mica tanto.

Procediamo con la consueta pedanteria.

  • Nel perseguire l'equità sociale togliendo a chi ha di più invece di dare a chi ha di meno si ripropone un'etica del livellamento verso il basso già vista e sperimentata nel lavoro (togliere diritti e salari ai lavoratori tutelati per portarli al livello dei precari), nel mercato (competere con i paesi che praticano lo schiavismo de facto) e nella glorificazione del migrante intraprendente e frugale da cui dovremmo prendere esempio. È un gioco al ribasso dove vince solo chi non partecipa.
  • La patrimoniale è un'arma di distruzione di massa del residuo benessere legale. Il compagno Rocher vorrebbe fissare la soglia di applicazione alla cifra tonda del milione, ma una volta introdotta la logica del prelievo nulla vieta di rivedere l'importo a ogni nuova legge di stabilità - come è ormai prassi con qualunque parametro fiscale. Necessariamente al ribasso, perché nel frattempo i patrimoni aggredibili da cui attingere gettito si saranno assottigliati per effetto dei prelievi precedenti.
  • La tassa di Robin Hood nasce dall'invidia e produce conflitto sociale. Va ricordato ai compagni (?) che la la lotta di classe si fa tra lavoratori e capitalisti, non tra lavoratori poveri e lavoratori benestanti. Il parametro della ricchezza non distingue il risparmio dei cittadini dal capitale finanziario, anzi colpisce inevitabilemente il primo in quanto la liquidità degli speculatori è volatile, poco tracciabile e transnazionale quando non estera tout court, quindi non assoggettabile alle leggi nazionali.
  • La patrimoniale rappresenta una strisciante variazione del divide et impera. Nell'aggredire i più benestanti tra gli aggredibili (cioè i più ricchi tra i poveri, dato che i veri ricchi hanno i patrimoni al sicuro) si riveste di una patina di giustizia sociale che impedisce alle classi aggredite di solidarizzare contro l'esproprio. Se un'IMU da salasso - che è una patrimoniale - colpisce i proprietari di seconde case, i più poveri fanno spallucce: "Io manco ci ho la prima". Se il bail in - che è una patrimoniale per salvare gli Stati dai salvataggi bancari - colpisce i risparmi sopra i 100 mila euro, i più poveri si consolano: "Io ci ho il conto in rosso". Finché toccherà proprio a loro, gli ultimi: indirettamente (ad es. con un bail in a carico dei loro datori di lavoro) o direttamente (vedi Danimarca).
  • Nel nostro ordinamento il patrimonio, come i consumi, è un'indice induttivo di capacità contributiva in quanto presuppone un reddito sufficiente a mantenerlo. Ma se tassare direttamente i consumi è regressivo (v. l'IVA su questo blog e nell'analisi costituzionale di Marco Mori), tassare direttamente i patrimoni è regressivo al quadrato perché la ricchezza non investita (ad esempio la casa non affittata o il deposito bancario a condizioni standard) è un costo, cioè un reddito negativo.
  • Il tweet succitato dà la misura del carattere sgangherato e surreale dei patrimonialisti, laddove in barba alle basi della ragioneria vorrebbero finanziare un flusso (il reddito minimo) con uno stock (la ricchezza). La confusione mentale obnubila dunque il fatto che il benessere economico non è un bene cumulabile e trasmissibile ma va creato e mantenuto nel tempo. Chi si candida a governare da sinistra non dovrebbe darsi alla voga padronale delle mance ma creare le condizioni affinché tutti vivano dignitosamente del proprio lavoro. Ah già, il lavoro. A che serve il lavoro quando si possono togliere soldi dai forzieri dei ricchi e bonificarli agli indigenti? Lavoreranno i soldi per noi!
  • Ma al netto di tutto, l'utile patrimoniale che alberga nelle menti dei sinistri è semplicemente irrealizzabile. Nella storia non si è mai dato che i ricchi cedano i propri averi senza guerre e rivoluzioni, ma anche in quei casi il frutto dell'esproprio finisce di norma nelle casse di altri ricchi. Si capisce allora perché nei templi della finanza si fregano le mani: a loro non tocca, tanto più in Paesi che per sopravvivere hanno scelto di dipendere dai loro prestiti e dove lo spread conta più della mortalità infantile. Le regole le fa chi tiene la borsa, sicché mentre il sig. Ikea paga lo 0,002% di tasse e Mark Zuckerberg imbosca le plusvalenze fingendosi filantropo, nella tonnara della patrimoniale finiranno i pesci piccoli (cioè medi) e i proventi andranno a ingrassare i crediti dei nostri padroni. Con le regole attuali, Robin Hood ruba ai ricchi per dare ai più ricchi. Tra gli applausi dei centri sociali.
L'aspetto più mortificante di questa battaglia è che non solo non mette in discussione la politica economica che produce l'indigenza, ma anzi la glorifica e la cristallizza accettandone la dialettica come inevitabile e "naturale". Nel presentare la diseguaglianza come un problema di distribuzione del denaro - e non dei mezzi di produzione, come insegnava un maestro barbuto che citano sempre ma non leggono mai - i nostri giustizieri concedono supinamente alla moneta i falsi attributi che la retorica del capitalismo finanziario ha elaborato per farne uno strumento di dominio dei popoli, e cioè il suo valore intrinseco e la sua scarsità.

Ma i quattrini, cioè il capitale, non hanno valore in sé. Quelli di Giovanni Senzaterra almeno erano d'argento, mentre oggi sono fiches virtuali, astrazioni numeriche per scambiare i beni prodotti dal lavoro. E la loro scarsità è istituzionalmente perseguita da una banca centrale che non deve servire i popoli ma preservare il valore dei crediti e dei capitali dei suoi investitori privati - cioè altre banche - dall'inflazione. Poi chi sta sotto si scanni pure per un tozzo di euro, chè la concorrenza fa tanto bene ai poveri (mentre loro, i banchieri, non hanno mai partecipato a una gara d'appalto per gestire la moneta degli Stati).

Chi crede il contrario, che il capitale sia stato creato l'ottavo giorno della Genesi per liberarci dal bisogno, alimenta un feticismo del soldo che sta consegnando il governo del mondo a un manipolo di ludopatici improduttivi. E farlo credere ai lavoratori e agli affamati equivale a fargli idolatrare lo strumento che li affama. Per farne cosa, poi? Per comprare le merci dei ricchi momentaneamente espropriati e ricominciare da capo? Geniale.

I milionari - che allora si chiamavano miliardari - c'erano anche negli anni in cui in Italia la possibilità di condurre una vita decente era alla portata dei più. E nei programmi politici non si parlava di estorcere loro l'elemosina. Si percorreva la via più dignitosa dell'investimento pubblico, dell'impiego dipendente e dell'economia mista, incoraggiati e tutelati dalle leggi e dalla Costituzione, grazie a cui i lavoratori si garantivano un'indipendenza economica e un benessere che, nel bilancio sociale, accorciavano le distanze tra le classi senza espropriare nessuno.

Era un sistema ovviamente perfettibile, ma da cui forse vale la pena ripartire recuperandone l'insegnamento: che cioè gli oscenamente ricchi non sono tali perché il denaro - quasi sua sponte e per dispetto ai poveri - si è concentrato nelle loro casse, ma perché le politiche di oggi concedono loro un vantaggio esplicito e ingiustificato. E non sono così potenti in quanto ricchi, ma perché le stesse politiche impiccano i governi e la vita di milioni di individui ai loro capitali.

Ma le politiche le fanno gli uomini, non la signora TINA. Il ruolo e la proprietà del denaro si possono ridefinire per non doverlo adorare e centellinare quasi fosse il sangue di Cristo. E la ricchezza della collettività può essere ricollocata nel lavoro di chi può contribuire al suo sviluppo reale e delle aziende che ancora sopravvivono in condizioni quasi incompatibili con la vita economica. Forse non è ancora troppo tardi, ma è già chiaro che non si potrà contare su coloro che, già nemici del capitale in tempi mitologicamente remoti, oggi lo inseguono come l'asino insegue la carota. Al grido della sinistra duepuntozero: Accattoni di tutto il mondo, unitevi!


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Sergio 30 gennaio, 2016 16:25

Complimenti Chiarissimo come sempre.

Vero il discorso di R.Hood e l'effetto di rimozione del conflitto sociale, sostituito da uno scaricabarile insensato perche insostenibile e antidemocratico perche indiscriminato.

Particolare ovvio ma fondamentale, e' che la crisi non e' stata causata ne' aggravata dall'evasione fiscale e non potra' essere risolta per quella via.

L'evasione fiscale c'e' stata e ci sara' sempre in tutti i paesi del mondo. E inoltre cresce con la tassazione fino a diventare evasione di sopravvivenza. Anche questa come la 'efficienza' o la 'maturita' di un popolo sono dei falsi problemi: il famoso prosciutto per foderarci gli occhi. Un film gia' visto, che finisce con lo scannarsi col barbiere che non ti fa lo scontrino (salvo poi lamentarsi che ha chiuso), la guerra tra poveri, dividi et impera.

E noi coglioni.

SP

Ps. C'e' bisogno che io ribadisca che -certo- sarebbe comunque opportuno/utile e sacrosanto tassare i grandissimi redditi di Google o delle Slot Machines?

Forse si, ma solo per @Giovanni. Che tutti debbano pagare le tasse e secondo regole di equita' non e' una novita' e non mi dice molto su come la pensi in politica o economia. Ed e' molto chiaro come la pensa il Pedante nel momento in cui cita le scappatoie che permettono a Zuckerberg di sottrarsi alle regole. Di qualcun altro la malafede...

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giovanni 30 gennaio, 2016 13:14

tutto il pippone sulla non aggrediibilità dei maggiori patrimoni non è altro che un alibi. Una cosa è dire "sarebbe giusto prendere soldi a Zuckerberg, MA quello li imbosca", perchè da questo ragionamento la conseguenza dovrebbe essere "non si faccia solo la patrimoniale ma si facciano leggi che cancellino gli "imboscamenti legali" tramite pseudofilantropia o le leggi fiscali che permettono a FB di pagare lo 0.0 niente di tasse." Ma lei questo nemmeno lo propone, neppure per dimostrare che non si può fare. E qui si palesa la sua malafede, quando scrive uno strafalcione mostruoso del genere:

"I milionari - che allora si chiamavano miliardari - c'erano anche negli anni in cui in Italia la possibilità di condurre una vita decente era alla portata dei più. E nei programmi politici non si parlava di estorcere loro l'elemosina. "

SA perchè non si parlava di elemosine? Perchè negli anni '60 nello stato guida del capitalismo l'aliquota fiscale massima che scattava sopra i 200.000 dollari, e quindi colpiva senza pietà anche quei "poveri tra i ricchi" che tanto lei tiene a difendere) era DEL NOVANTADUE PER CENTO! (http://formiche.net/2012/10/01/quando-i-ricchi-americani-pagavano-il-90-di-tasse/)

Voglio proprio vedere con tasse del genere che bisogno c'era di una patrimoniale!

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giovanni 30 gennaio, 2016 13:04

mi stupisce che una persona intelligente come lei finga di non vedere la contraddizione totale tra il FUORILEGGE Robin Hood, e la patrimoniale,che è una tassa, che come tutte le tasse esiste in base alla LEGGE. Perchè se si sostiene che tutto e il contrario di tutto sono uguali, non si rende omaggio alla logica.

"livellamento verso il basso già vista e sperimentata nel lavoro (togliere diritti e salari ai lavoratori tutelati per portarli al livello dei precari)."

Se tolgo dei soldi ai miliardari, miliardari restano, mentre chi fa la fame non la fa più, quindi si passa da un sistema in cui pochi hanno tutto e moltissimi non hanno niente a un sistema dove NESSUNO è privo di tutto.

Al contrario, se tolgo gli ultimi diritti del lavoro rimasti a chi ce ne ha ancora, non ci sono più diritti PER NESSUNO.

Un paragone onesto sarebbe stato, ma lei sa benissimo di non poterlo fare, tra riduzione dei diritti ai lavoratori, e bruciare fisicamente tutti i soldi e le proprietà dei miliardari.

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Ippolito Grimaldi 19 dicembre, 2015 00:18

Perseguire l' uguaglianza verso il basso non può che portare alla società degli straccioni.

Una tragedia cui persino il comunismo cercò di reagire con l' illusoria ricetta stakanovista dell' aumento di produttività.

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Joel Samuele Beaumont 17 dicembre, 2015 19:20

L'unica cosa che mi dispiace di quello che scrivi, è che ormai sono cose che so a memoria, e ho capito da tempo.

Ora tocca farlo capire ai sinistrati.

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Kvas 15 dicembre, 2015 16:09

Mah, tante parole che si possono riassumere in una scena di 40 secondi da Superfantozzi: robin hood ruba ad un ricco i suoi soldi, li da a fantozzi il quale viene a sua volta derubato da robin hood...

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Silvano 15 dicembre, 2015 03:41

"Il livellamento verso il basso... (togliere diritti e salari ai lavoratori tutelati per portarli a livello dei precari)” non è stato fatto o richiesto dalla sinistra, ammesso che per sinistra non si intenda il PD di Renzi: La Boldrini cosa c’entra con la sinistra a parte aver avuto un lavoro stabile per merito di SEL? Solo perché è molto vicina alle tematiche dei rifugiati e dei migranti?

Tutte le patrimoniali, dove sono applicate, hanno un valore di soglia che le restringe ai più abbienti; se si ritiene che il valore di soglia verrà modificato allora è inutile parlare di patrimoniale.

Non è poi assolutamente scontato che ci sia un assottigliamento del patrimonio a causa del prelievo: in Francia l’IFS ha un’aliquota dello 0,25% all’anno per capitali oltre 1,3 Milioni e fino a 3 milioni. Difficile che non sia possibile far rendere il proprio capitale, mettiamo, di 1,5 milioni almeno di 3.750 euro all’anno per pagarsi la patrimoniale.

Se uno possiede beni mobili + immobili per 1,5 milioni (valore venale, al netto dei debiti) non è un lavoratore benestante: è un lavoratore che ha avuto una buona eredità. Non penso che esista un numero sufficiente di “lavoratori” di questo tipo per generare “invidia e conflitto sociale” !

Non mi risulta che il patrimonio sia un indice di capacità retributiva: se io possiedo 2 milioni di euro sul conto titoli, dopo aver pagato l’imposta di successione, nessuno può indurre capacità retributiva, salvo giustamente tassarmi suile eventuali cedole o dividenti che riscuoto. Nessuna regressività al quadrato: se il proprietario immobiliare è abbastanza suonato da pretendere gli affitti di 10 anni fa pena lasciare vuoti i suoi immobili è giusto che paghi, solo gli operai o le commesse devono guadagnare meno di quello che prendevano 10 anni fa ?

In conclusione i sinistri (il nome dice tutto) sono degli utili idioti perché non hanno capito che:

1) non è possibile far nulla perché comandano Zuckerberg & C.

2) chiunque con un paio di milioni di euro li porta subito ad Hong Kong e addio patrimoniale.

3) anche se sono ridotti al lumicino (i sinistri) devono star zitti perché appena aprono bocca danno fastidio.

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Stefano 12 dicembre, 2015 23:35

Confesso che sono stato uno di quelli che credevano nella patrimoniale. Poi, complici le numerose incongruenze degli avvenimenti economici, e della condotta dei "nostri" governanti della UE, mi sono documentato. Ho cercato di capire perchè mi alzavo ogni giorno per andare a lavoro, chi dava valore ai soldi, alla cifra sul conto corrente. Ho scoperto che i soldi sono solo un meccanismo, un regolatore, una leva su cui agire per gestire l'economia. E riflettendoci bene, come potrebbe essere altrimenti? E allora che senso ha diminuire la cifra di alcuni e aumentare quella di altri? Più semplice, più diretto, meno cervellotico aumentare direttamente la cifra dei fortunati senza diminuire a nessuno. Ma hanno lavorato così bene (Loro) per scolpire nella nostra mente il concetto di scarzità che l'illusione è così persistente da rientrare nella sfera dell'ovvio.

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emilio 11 dicembre, 2015 21:22

m'inchino. post perfetto. leggerlo, vivendo a francoforte, mi convince che, nonostante renzi ed amici, dobbiamo ancora avere speranza nell'italia e prepararci a combattere.

franco valdes piccolo proletario di provincia

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MTR 11 dicembre, 2015 13:46

C'era chi pensava che senza vincere culturalmente non si sarebbe neanche mai vinto politicamente. Il tizio fondo' anche un giornale. Sti qui non solo non leggono piu' il barbuto, ma neanche il loro connazionale con gli occhialetti, fondatore del loro flyer di propaganda.

Ma de che' stiamo a parla'...

Personalmente: alcune volte il deserto culturale dell'Europa 2.0 (si' gente, Europa perche' non pensiate che sia un discorso italiano, il vostro autorazzismo sfigato e' figlio del vostro stesso provincialismo ignorante, venite in Alemagna e vedrete che la piddinitas -o lo chic radicale- e' uno stato mentale, non un'area politica*) mi da' il voltastomaco. La verita' puo' essere molto dolorosa, aprirsi ad essa non e' facile. Il punto e' che una volta che lo fai, ti metti nella basilare e fondamentale condizione di parlare dei problemi e di tendere alle soluzioni, invece di parlare del cartone della scenografia che ti e' (rap)presentata. Punto primo. Punto secondo, mi rendo conto quanto mi faccia sentire viv* nutrire la mia mente e la mia anima, titillare il mio intelletto, quanto tutto cio' mi faccia apprezzare, nonostante tutto, le persone. Non la gggente. La gente la odio. Le persone.

Il Pedante contribuisce a cio'. E lo ringrazio per questo.

Sono sicuro che potrebbe esprimere tutto quello che ho scritto finora in termini di analisi "junghiana", dalle mie cogitazioni personali alle osservazioni "sociali". Ed e' quello che, nella sua lettura della crisi, trovo estremamente stimolante.

E quindi? E quindi niente, buon fine settimana e non smettiamo mai di comunicare gli uni con gli altri, ma soprattutto di investigare noi stessi.

*Questa settimana ho presenziato ad un dibbbbattito tra Srećko Horvat e Julian Assange (il secondo era ovviamente in video dalla prigione dorata dell'ambasciata ecuadorena a Londra). Interessante, drammatico, tutto bello. A differenza dall'ultima volta (Horvat/Varoufakis), quando me ne sono andat* prima che Varoufakis finisse (alternativa essendo alzare la mano e fargli un pippone che meta' basta), questa volta ho gradito tutto. Poi e' arrivata la parte delle domande del pubblico. Il cui frame, liberamente interpretato, poteva essere questo: "Signor Assange, come possiamo combattere il "sistema" senza pero' rinunciare a nessuno dei nostri comforts, possibilmente senza fare neanche tanto sforzo?"

Gente che chiede alla tecnologia, alla tecnica, di avere un'etica. Perche' non sono disposti, loro, a mettercela. Perche' e' faticoso. Perche' significa responsabilita' di se stessi prima ancora che degli altri, quindi molto piu' comodo esternalizzare la cosa in un outsourcing cognitivo a: movimenti, politici, tecnologia, democrazia dal basso (vedi la precedente pedanteria). Come e' faticoso, per tutti, lo sforzo creativo di immaginare un altro modo di produrre, di porsi, di distribuzione non dei sorrrdi, ma dei mezzi. Come il barbuto fece. Come Il Pedante qui ci ricorda.

Mi rendo conto di (forse) essere andat* un po' largo, o fuori tema. Colpa degli acidi, o della realta', o della ψυχή in quanto tale. Giuro che domani smetto.

Nel frattempo, Il Pedante decidera' se pubblicare il commento, tenerselo per se', o chiamare la neuro, stufo dei miei deliri, dei miei accenti mancanti e dei miei apostrofi in loro vece.

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Manfredi 11 dicembre, 2015 10:20

Caro Pedante, ti leggo con interesse e considero preziosi i tuoi contributi. Questo attacco a Robin Hood, però, non mi convince fino in fondo. Per essere precisi, mi convince - e molto - l'idea che la patrimoniale non possa rappresentare l'orizzonte della lotta ad un "sistema che produce i soprusi", come invece sembra suggerire il cinguettio che citi e critichi. Fin qui ci siamo.

Il problema viene dopo: non mi convince affatto l'idea, che trapela con forza dagli ultimi paragrafi del post, di presentare come orizzonte alternativo a quello "l'investimento pubblico, la libera impresa e l'impiego dipendente", concepiti come mezzi per "accorciare le distanze tra le classi senza [qui sta il problema] espropriare nessuno". Si tratta di una conclusione che contraddice ciò che scrivi poco sopra, e che invece mi convinceva assai: l'obiettivo della lotta di cui sopra non può che essere politico, orientato al controllo dei mezzi di produzione, e non può risolversi dunque nella mera redistribuzione della ricchezza prodotta. Se concordiamo su questo punto, però, non possiamo cavarcela senza espropriare nessuno.

Il rischio è quello di affermare una visione armonica della società capitalistica in cui - come ebbe a dire quel barbuto - "il conflitto tra le classi tende ad accrescere il valore del prodotto in misura tale che ognuna ne ottiene una parte maggiore, sicché il conflitto stesso, che le sprona, non è altro che un'espressione della loro armonia." Una menzogna ben più potente delle favole sulla patrimoniale, che pure vanno criticate. Non dobbiamo inseguire la carota, hai ragione, ma neanche il bastone.

Detto questo, anche io guardo con favore a quell'Italia in cui "la possibilità di condurre una vita decente era alla portata dei più". Ma ritengo che quella realtà fosse il risultato della lotta di classe, del suo grado di sviluppo, e non certo un mero riflesso degli investimenti pubblici (che fioccano negli Stati Uniti, regno delle disuguaglianze), né tantomeno della libera impresa - che a quel sistema di 'economia mista' si oppose con forza e, ahimé, con successo - o dell'impiego dipendente, che senza lotta di classe si approssima alla schiavitù, come sta avvenendo in questa triste epoca in cui viviamo.

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The Max 11 dicembre, 2015 09:13

Interessante interpretazione di Robin Hood.

Dopo una discussione con un amico grillino, che riguardava l’Euro, sono giunto alla conclusione che il m5s non voglia uscire dall’Euro. Se dovessero fare questo referendum e vincesse il pro-euro ci sarebbe l’arresa alla ‘volontà popolare’, se vincesse il contro-euro non verrebbe applicato perché primo non sarebbe comunque vincolante e anche in questo caso (come dettomi dal suddetto amico) ‘non si raggiungerebbe il quorum’ o in ogni caso si troverebbe il modo per aggirare la volontà popolare. Perché penso che non il m5s non voglia uscire? Perché metterebbe in discussione le principali proposte fatte, tra cui la più popolare, perché la più semplice da veicolare e da capire, il reddito di cittadinanza, la lotta alla corruzione, patrimoniali varie, e via dicendo. Economicamente parlando applicare queste proposte con l’Euro (dove per Euro intendo tutto il sistema liberale di cui l’unione monetaria è uno dei principali strumenti) sarebbe nella migliore delle ipotesi inutile ma manterrebbe la sua aureola di necessità, se applicato dopo l’uscita dall’Euro e un riforma seria del sistema economico, non sarebbero più necessarie e perderebbero gran parte del loro potere mediatico. Infatti riformare veramente il sistema economico vorrebbe dire perdere la propria ragione di esistere, a quel punto il sig. Hood sarebbe disoccupato e perderebbe la sua immagine di eroe.

Ma d’altra parte, una volta presi i soldi ai ricchi, dati ai poveri, senza una riforma del sistema economico, quei soldi finirebbero nelle tasche di altri ricchi, più ricchi dei primi, perché meno numerosi. E una volta che i poveri saranno ritornati poveri e i ricchi saranno diventati poveri, da chi li andremo a prendere?

Per Mariagrazia: cerca nei post precedenti quello con il titolo 'Reddito di sudditanza'

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Mariagrazia 10 dicembre, 2015 19:43

Bravissimo! Un punto di vista che condivido pienamemte, spiegato molto bene. Andrebbe fatto circolare, non solo negli ambienti della 'sinistra'. Anche nel M5S ha ormai preso piede la proposta del reddito di cittadinanza, diversa dalla patrimoniale, certo, ma sempre nefasta, a mio avviso. Per moticvi simili: non mette in discussione il sistema economico-finanziario attuale che non crea lavoro, impoverisce la classe media ecc. Rassegnarsi alla beneficienza di stato come i food stamps americani? Dovreste fare un altro post centrato su quello.

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