Nontuttosubitismo, subito!

10 marzo, 2019 | 60 comments

Oggi esiste una parola nuova: il «tuttosubitismo». Che alcuni usano per deplorare chi, tra gli elettori della frazione euroscettica e leghista del governo, esprime delusione e amarezza per la mancata realizzazione del programma Basta Euro di Matteo Salvini e accusa di «tradimento» i suoi autori. Dopo un anno di governo, notano i «tuttosubitisti», non sono stati adottati provvedimenti per emanciparsi dal giogo politico, economico e monetario dell'Unione, mentre alcuni messaggi pubblici suggeriscono l'intento opposto. Dall'altra parte, esponenti e sostenitori del partito controbattono che il peso relativamente esiguo della componente parlamentare sovranista nella coalizione, il sostegno sinora scarso dell'opinione pubblica, i compromessi dettati dall'alleanza di governo, le resistenze istituzionali che riflettono interessi e automatismi culturali sedimentati da decenni, nonché la delicatezza degli equilibri internazionali sottesi, rendono il percorso di recupero della sovranità nazionale necessariamente lento e faticoso. Che, appunto, non si può ottenere tutto e subito, ma ci si prova.

La querelle del «tuttosubitismo» solleva nell'elettore interrogativi importanti sulla volontà del partito di perseguire davvero gli obiettivi dichiarati in campagna e su quanto sia coeso, o lo sia mai stato, nel farli propri. Il problema non è nuovo:

Look at the Thiers, look at Guizot, in opposition and in place! Look at the Whigs appealing to the country, and the Whigs in power! Would you say that the conduct of these men is an act of treason, as the Radicals bawl,—who would give way in their turn, were their turn ever to come? No, only that they submit to circumstances which are stronger than they,—march as the world marches towards reform, but at the world's pace (and the movements of the vast body of mankind must needs be slow), forgo this scheme as impracticable, on account of opposition,—that as immature, because against the sense of the majority,—are forced to calculate drawbacks and difficulties, as well as to think of reforms and advances,—and compelled finally to submit, and to wait, and to compromise. (W. M. Thackeray, Pendennis, 1851)

Ci sono aspetti senz'altro spiacevoli del «tuttosubitismo»: che ad esempio, tra tutti gli obiettivi proponibili, si concentri su quello non solo più radicale ma anche oggettivamente più lontano dalle leve già erose fino all'osso di un governo nazionale, coinvolgendo come minimo altre ventisei nazioni, tutta la schiera delle superpotenze militari e gruppi di potere apolidi senza eserciti ma dalle risorse finanziarie quasi infinite; o che indirizzi i suoi strali contro i pochi euroscettici certificati della coalizione addebitando loro la linea del governo intero; o ancora, che accolga tra gli «sfiduciati» chi in realtà non ha mai dato né fiducia né voto al secondo partito di governo, e perciò lo incalza solo per denigrarlo; che porti in certi casi analisi superficiali e/o toni aggressivi, rabbiosi, conflittuali, ecc.

È tutto vero. Ma al netto di questi accidenti formali, nella sostanza il fenomeno riflette la funzione di una democrazia rappresentativa dove gli elettori possono e anzi devono segnalare i loro bisogni e formulare i loro obiettivi a chi li rappresenta, delegando a questi ultimi i modi, i tempi e le strategie migliori per realizzarli. I cittadini non sono tenuti a tradurre in tattica il loro mandato: non hanno le informazioni né sono retribuiti per farlo. Sarebbe anzi un problema se lo facessero perché metterebbero insieme gli strumenti (che spettano alla politica) e i fini (che spettano all'elettorato) ricalcando un pattern confusionario tipico dell'habitus tecnocratico: lo stesso con cui si è preteso di rappresentare le percentuali dello «spread» o gli alfanumerici del «rating sovrano» come bisogni primari della popolazione, per capirci. Anche nel caso qui descritto, il richiamo insistente degli impegni e la loro misurazione periodica servono a rinnovare ai vertici i contenuti del mandato popolare, il cui vincolo non può ovviamente essere scalfito dalle clausole di «contratti di governo» o di altro tipo stipulati con terzi, tanto più se dopo l'investitura del voto.

Il «tuttosubitismo» e la sua critica hanno a che fare con il consenso di un partito politico e il suo debito elettorale. Possono perciò difficilmente offrire un criterio di valutazione della legislatura intera. Anzi, rischierebbero di anestetizzare quella valutazione se appiattissero i tanti e gravi pericoli della condizione politica attuale in una dialettica senza uscita. Se cioè, nel divergere tutta l'attenzione di chi lotta verso il cuore inespugnabile della cittadella nemica, lo rendessero ignaro delle incursioni, dei saccheggi e delle stragi delle truppe ostili, fino all'irrecuperabile sconfitta. Mi spiego.

Per molti, grazie anche al lavoro di chi oggi siede nelle aule, lo stretto nesso causale tra l'(auto)imposizione dei vincoli europei e la regressione produttiva, salariale, occupazionale, infrastrutturale ecc. del nostro Paese non è più un mistero. Oggi quasi un quinto degli italiani ritiene che l'appartenenza all'Unione Europea sia «un male» e quasi la metà di non averne tratto vantaggi. Ciò che invece sfugge di norma, o si sottintende con troppa facilità, è che i trattati europei non sono che l'agente di un più ampio processo indirizzato non tanto all'unione di un continente, quanto a trasferire il potere diffuso iscritto negli ordinamenti delle nazioni - e quindi, per corollario diretto, anche delle ricchezze e della libertà di chi ci abita - dalle masse al vertice. Questo processo, che possiamo chiamare per semplicità «globalista», incrocia senz'altro il «sogno» europeo ad esempio là dove quest'ultimo indebolisce e vincola i governi eletti, liberalizza i movimenti di merci e capitali, fissa il tasso di cambio a detrimento della competitività dei più deboli ecc., ma non vi si identifica.

Lo ripetiamo: non vi si identifica. Né quindi vi si può esaurire.

La revoca del potere diffuso si consuma anche in seno alle giurisdizioni nazionali, sia limitando la democrazia nei fatti e nelle norme, sia introducendo nuove forme di costrizione e controllo dei cittadini, tra le quali spiccano oggi la dematerializzazione dei processi (fino alla dematerializzazione della democrazia) e il governo biotecnico dei corpi. Che queste strategie si stiano dispiegando negli stessi tempi e modi, e con gli stessi slogan, anche in Canada, Stati Uniti, Australia, Sud America ecc. dovrebbe bastare per riposizionare il «problema Europa» in un contesto che lo trascende di molti ordini e che potrebbe addirittura sacrificarlo, senza con ciò disinnescarne i motivi.

Fissate le coordinate del problema, non si può purtroppo ignorare che su questa «corsia interna» la legislatura attuale sta correndo molto, moltissimo, a rotta di collo, più di qualunque altra della storia recente. Non solo e non tanto per la qualità dei provvedimenti ereditati dai predecessori, attuati, incrementati o escogitati ex novo. Non solo perché la «agenda digitale» con le sue appendici di sorveglianza, controllo, manipolazione, insicurezza e costi per i più deboli è subito decollata con la fatturazione elettronica obbligatoria per tutti, la schedatura dei dati sanitari, il controllo biometrico dei dipendenti, la fregola di votare con i touchscreen e di rendere ogni cosa «smart», il cinqueggì, l'abracadabra della blockchain e della «intelligenza artificiale» - molto credibilmente affidate a un testimonial ottantatreenne. Non solo perché subordina alla somministrazione di farmaci il diritto all'istruzione e al lavoro, nel momento di minore allarme epidemiologico della nostra storia. Né perché incita con pelosa urgenza alla pratica, già degenerata altrove, dell'autosoppressione dei deboli. E non solo perché vuole incrinare ulteriormente i bastioni della democrazia nazionale colpendo insieme la democrazia - con l'idea altrimenti assurda di ridurre il numero dei parlamentari - e la nazione - con lo svuotamento delle sue competenze e la loro dispersione asimmetrica nelle regioni.

Non solo per tutte queste cose, che non sono nuove. Ma per il metodo con cui le persegue, nella velocità e nel silenzio. L'esempio più emblematico è anche il più recente. Il 2 marzo appariva in Gazzetta la determina AIFA n. 21756/2019 con cui si inseriva un chemioterapico, la triptorelina, tra i farmaci a carico del SSN se utilizzato per arrestare la pubertà dei dodicenni in crisi di identità sessuale. Ora, non solo è rivoltante l'idea in sé, di stravolgere con un antitumorale lo sviluppo psicofisico di un bambino, ma più rivoltante è l'indifferenza bovina di tutte le voci politiche sul tema, evidentemente derubricato a cavillo, a notula indegna dell'attenzione di chi bada alle cose serie (?). Eppure stiamo parlando dello stesso Paese che dieci anni fa - non cento! - dava bagarre in Aula sulla più blanda «pillola del giorno dopo». Che è successo? Quanto è inutile e perversa un'assemblea che tace mentre si entra nella carne dei piccoli? E che dire dell'obbligo di fatturazione elettronica? Come è stato possibile che un provvedimento che non voleva nessuno sia stato approvato con l'assenso tacito o vocale di tutte le sponde politiche? A che serve una rappresentanza che non rappresenta? Con le maggioranze che si imbavagliano a vicenda brandendo irrilevanti vincoli «contrattuali» (l'unico contratto è con gli elettori) e le minoranze che si disattivano per rincorrere gli ologrammi scodellati dalla propaganda più lisergica e puerile, che chiamano «opposizione»?

Di questo garbuglio si può dire una cosa: che non ha freni e che marcia unanime e imperturbato, per le ragioni più lontane ma convergenti al traguardo, in coda al pastore globale. Agli elettori di ogni parte non resta che augurarsi di barattare l'amaro calice con qualche forma di riscatto - prima o poi, quale che sia. O se esaurito il credito, portare le proprie istanze dalla sorda Versailles alle piazze-giocattolo della rete e ai parlamenti-giocattolo dei social, che però rispondono agli azionisti, non alla Carta. Lì potrebbero perciò essere censurate, menomate, penalizzate. Anzi possono esserlo, lo sono già. E dopo? Dove si sfogheranno gli elusi? E come?

Tutto ciò sta accadendo molto velocemente e da ciò - mi auguro e mi appello in questo senso ai lettori - il palcoscenico del «tuttosubitismo» non ci deve distrarre. Se in quella trama si fotografa una parte, forse la più calcificata e avanzata, del problema, nuovi veleni devono ancora colare sulle radici della democrazia costituzionale e delle sue filiali. Occorre perciò invertire il messaggio e dirsi invece «nontuttosubitisti», far precedere all'auspicio di controriforme sacrosante ma lontane la condizione più urgente di una assenza di riforme e il dovere di resistere a uno Zeitgeist che finge di accogliere le alternative per sopprimerle. Coltivare cioè il katéchon, il «trattenitore» paolino (2 Tes. 2:6-7) che rallenta l'avvento dell'Anticristo intralciandone il cammino, il potere oppositivo che per Carl Schmitt (Der Nomos der Erde) salva l'umanità mettendo un freno ai suoi «progressi». La metafora teologica allude non per forza alla fine dei tempi storici, ma certamente a quelli della disseminazione materiale e politica dell'età costituzionale, il cui crepuscolo è già evidente.

L'illusione di «governare la modernità» - di accettare cioè ogni sua singola clausola cambiandone qua e là il titolo e la posizione nel testo - segna l'orizzonte angusto e penoso di tutte le politiche di matrice globale. Non viene il dubbio che quella «modernità» possa non essere che il marchio commerciale di una agenda tra le tante, la cui trazione è ormai tale da rendere vergognosa e oscena la sola ipotesi di dubitarne. E che quell'agenda possa non essere né vecchia né nuova, ma semplicemente indesiderabile alla radice e quindi in ogni sua singola parte.

Nel merito hanno ragione i critici del «tuttosubitismo»: non si può respingere in campo aperto un nemico radicato e potente, un nemico dai cui successi dipendono i successi dei più forti del mondo. Crederlo è sbagliato, farlo credere è scorretto. Ma per tradurre il giusto monito in atti e non ricascare nelle trappole successive dovrebbero però aggiungere che occorre sottrarsi a esso in ogni suo campo e in ogni sua metamorfosi, per quanto possibile: sparpagliarsi nei boschi, non rispondere alle sue chiamate o rispondere tardi, non eseguire i suoi comandi o eseguirli male, temporeggiare, piegarsi alla sua violenza ma non alle sue minacce, temerne le armi ma disprezzarne le lusinghe, disseminare falle nel codice, non prendere l'iniziativa, salire per ultimi e scendere per primi, accamparsi nell'ombra, riverirlo ma non rispettarlo.

Perché questo possiamo oggi pretendere: che non accada tutto, non subito. Che in un mondo che si precipita a gara nell'abisso ci resti un piccolo vantaggio, una piccola differenza che può trasformarsi domani in salvezza.



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Aristide 19 aprile, 2019 14:47

Aoh! Pure la biondina col caschetto va in Leuropa a cambiala dadentro. Bello lo spot e bella lei, daje che mo vincemo la cempionslig.

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Steong 14 aprile, 2019 10:30

Caro Pedante, la leggo sempre con grandissimo piacere, come anche ho divorato il suo libro. Solo un appunto : mi ha bloccato su Twitter, penso, senza averlo meritato. Solo questo. Del resto continuerò a leggerla e a seguirla volentieri.

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Il Pedante 15 aprile, 2019 11:08

Mi scriva.

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Eugene_with_an_axe 14 aprile, 2019 09:24

Grazie

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Aristide 13 aprile, 2019 02:15

Aoh! Li vedevo sempre in tv 'sti cazzoni, voi vede che alla fine ce li trovamo candidati per le europee? Il toscano e il romano mo vanno a cambia' Leuropa da dentro. Me raccomanno pianopiano, non tutto&subito.

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Marco Maria 11 aprile, 2019 13:00

Forse non sono il lettore colto che meriterebbe questo articolo per le preziose citazioni ma credo di averne colto il segno anche se mi rimane comunque difficile identificarmi tra "tuttosubitista" e "nontuttosubitista".

Forse già la scelta di cosa "tutto e subito" e cosa, è già quesito variegato, probabilmente anche la risposta risulterebbe disomogenea tra la gente che mi circonda, che siano famigliari, sodali, semplici conoscenti, o estranei con cui mi incrocio continuamente senza empatia o punti di contatto.

Sembra molto più diffuso invece il modus "NOqualcosa" o "PROqualcosa". Ormai, in questi tempi di incertezze, il senso di appartenenza e la voglia di inclusione per non rimanere solitari naufraghi tra i frangenti di una società ostile, prevale e spazza via tutti i dibattiti e lascia il posto solo alle grida.

Il sistema non è nuovo, è qualcosa che mi ha accompagnato per tutto il tempo e prima ancora ha condizionato la vita dei miei genitori. Quando si proponeva un qualunque pensiero critico, si otteneva una minaccia infamante da cui non potevi difenderti se non con il silenzio: "Sei Fascista!"

Chi non sapeva opporsi o aveva il timore che il silenzio fosse come un'amissione, diventava il più feroce emulatore dei suoi accusatori cercando di ingraziarseli superandoli in ferocia (poi magari, ci prendevano gusto).

Il sistema oggi si è diversificato sulle categorie ma non sui modi e dunque sei "un razzista", "un NOvax", "un complottista", "un populista" oppure, quando all'insulto si vuole aggiungere anche lo scherno, "un terrapiattista".

Per il momento, per rientrare tra "un subitotuttista" o il suo contrario, non vedo ancora il rischio perché nessuno sa veramente cosa vuole o non vuole, tantomeno se subito o a rate.

Forse l'unica speranza per trovare un desiderio sincero, pur solo in un palcoscenico tutto lustrini e finzioni, rimane quell'attimo impercettibile in cui l'auspicio delle Miss che si succedono ai vari concorsi di bellezza.

Dura forse qualche frazione di secondo, appena dopo l'esplosione di incredulità per la vittoria, un turbinio di gioia seguito da pienezza e svuotamento e le lacrime che rigano le guance. Sembra quasi che, anche se impercettibile, ritornino bambine nell' esprimere quel loro pensiero che a tutti sfugge vago o preso come conferma del vacuo ruolo da copione, lo stereotipo dell'oca giuliva.

Eppure in quel dialogo surreale con l'itervistatore, forse esce l'unico pensiero non mediato della ragazza, forse l'unico vero: "Sei la nuova Miss Xxx, quale è il tuo primo pensiero?" - "Dedico tutto questo a chi mi ha sostenuto" - "Quale messaggio vuoi mandare?" - "Vorrei che finissero tutte le guerre e che fosse vinta la povertà e la fame nel Mondo!"

Potremmo proporre che venga introdotta una terza domanda: "Lei è Tuttosubitista o il suo contrario?"

Chissà, ad esempio, se chi si è prodigato (sarebbe interessante capire veramente chi ne è il promotore) per far approvare ad AIFA, l’Agenzia Italiana per il Farmaco, l'inserimento della triptorelina, farmaco «blocca pubertà» da usare per le Disforie di Genere, potremmo inserirlo tra i tuttosubitisti o meno.

Avrei difficoltà a pensarmi sia oppositore di questa deriva genetista o come attendista, consolandomi pensando "non ci si può opporre" almeno non tutto subito ed ora.

Ognuno di noi probabilmente avrebbe una lunga lista e le sue priorità di cosa cambiare. Tutto è comunque destinato a rimanere lettera morta perché ormai il Sistema ha messo le sue radici e la marcia verso la catastrofe sembra essere ineluttabile. Solo un punto di rottura, con tutti i sui rischi e le contrdadizioni che si genererebbero potrebbe arrestare questo suplizio, solo una Rivoluzione.

Questa Rivoluzione non ha bisogno di armi ne gihliottine.

E' pittosto una consapevolezza, una presa di coscenza di un concetto semplice, per quanto brutale: Non esisterebbero i Dominatori se si smettesse di sentire il bisogno di essere Dominati!

Forse su questo concetto potremmo impegnarci di essere tutti insieme "TuttoSubitisti!"

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Eusebio 10 aprile, 2019 17:17

Questo paese avrebbe bisogno di ritrovare una dignità, nontuttosubitando non ritroveremo dignità e tutte quelle cose importanti che ne seguono, moriremo male.

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disperato 10 aprile, 2019 13:57

Eccellenza (ho visto che la chiamano così e credo sia meritato), leggo su LaVerità di oggi a pag. 9 di un disegno di legge leghista (che in teoria, ma non so più in pratica, dovrebbe essere il mio partito) sul recupero crediti.

L'avvocato del potenziale creditore potrebbe essere autorizzato ad accedere alle banche dati senza bisogno di decreto ingiuntivo, scoprendo i beni del (presunto) debitore, il quale avrebbe 20 giorni per organizzare una difesa se no ciccia.

Non so a Lei (e agli altri utenti del blog) ma a me sta roba fa venire in mente la Stasi.

E il fatto che a proporla sta legge siano i parlamentari avvocati della Lega a me fa veramente cadere le palle.

Questo è l'equivalente della pentastellata ministra Grillo sui vaccini, con l'unica differenza che invece della salute si limitano a cercare di fotterti i soldi.

Le chiedo consiglio, a sto punto come ci difendiamo?

E chiedo anche scusa che ogni volta che scrivo porto pessimismo, ma ragioni di ottimismo proprio non ne vedo.

Saluti.

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Roberto 17 aprile, 2019 15:04

Gentile @disperato,

per questo pensa alla Stasi? Stiamo parlando di privati, non di istituzioni totalitarie. A me sembra interessante, anche se non so' bene i dettagli. Conosco diverse persone che hanno ottenuto un causa contro inquilini morosi, facoltà di pignorare beni di cui verranno in possesso fino ad estinsione del debito contqtto, ma come sapere? La soluzione potrebbe essere di chiedere all' INPS se versano contributi per lavoro regolare, ma non si puo'. Braccarli ovunque? Non si puo'.

La privacy è una nuova mitologia, neanche un gran valore e comunque i poteri istituzionali (con cui i paragoni con la Stasi calzerebbero di piu') ne trascendono.

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disperato 19 aprile, 2019 14:30

Gentile @Roberto, il mio riferimento alla Stasi ha a che fare col fatto che nella Germania dell'Est tutti sapevano tutto di tutti, la privacy era sostanzialmente abolita, e con essa la libertà.

In questa proposta di legge qualsiasi avvocato, per il solo fatto di essere un avvocato, potrebbe conoscere tutti i tuoi beni, in pratica tutti saprebbero tutto di tutti. Inoltre è facile supporre che vi sarebbero molte richieste di denaro totalmente illegittime (visto il gran numero di avvocati presente in Italia, per ragioni statistiche, vi saranno per forza anche molti delinquenti tra essi).

Insomma questa proposta di legge mi pare che affronti in modo totalmente sbagliato un problema reale, cioè il ritardo nei pagamenti. Dalle mie parti si dice peso el tacon del buso.

Saluti.

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chinacat 19 aprile, 2019 22:30

Gentile @Roberto, ma noi siamo già in "regime totalitario".

Chinacat

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chinacat 19 aprile, 2019 23:35

Gentile @Roberto, cerco di spiegarmi meglio. Lei infatti scrive:

" Stiamo parlando di privati, non di istituzioni totalitarie. "

Dal che si deduce che Lei da per scontato che per esserci un "totalitarismo" sia necessario avere delle "istituzioni totalitarie", il che non è affatto così. La stessa parola "totalitarismo" PRECEDE le istituzioni totalitarie, come è facile dimostrare, essendo stata coniata in Italia PRIMA che il Fascismo andasse al potere. Le istituzioni totalitarie (nel caso italiano, il regime fascista) vengono dopo. Una spiegazione più articolata la può trovare nelle opere del prof. Emilio Gentile (soprattutto il libro "La via italiana al totalitarismo").

Casomai Lei abbia dei dubbi che stiamo vivendo all'interno di regime totalitario moderno, Le faccio un esempio pratico e facilmente documentabile.

Una delle caratteristiche principali dei regimi totalitari è quella di poter mentire apertamente ai propri cittadini. Nulla di nuovo, da sempre i politici mentono agli elettori ma la parola chiave è "apertamente". Avendo il totale controllo di tutte le istituzioni statali non è difficile da ottenere come risultato ed i soggetti "privati" si possono solo adeguare: i direttori dei quotidiani privati dal 1925 in poi vengono stabiliti dal regime, il quale dice anche cosa devono scrivere e come devono scriverlo.

Per esempio: la "velina" del 4 agosto 1937 specifica che:

"Il Duce ha fatto un viaggio in Sicilia. E' vietato pubblicare le foto che lo ritraggono mentre sta danzando".

A questo punto Lei pensa: perfetto, non essendoci "istituzioni totalitarie" questo perverso meccanismo non può funzionare; i direttori dei quotidiani, per esempio, mica li sceglie il presidente del consiglio, no? Anzi, nel mondo dei social, se Renzi si mette a danzare dopo 5 minuti lo sanno pure in Alaska: questa è libertà!

Ne siamo sicuri?

Siamo nel 2019 e sono 11 anni che non si fa altro che discutere e decidere politiche economiche in base all'assunto che il problema dell'Italia (e non solo) sia il famigerato "debito pubblico".

Ora: ci sono dozzine di prove che dimostrano in maniera inequivocabile che non si tratta di debito pubblico ma di "debito privato" e sono due cose ben diverse. Eppure non passa giorno che su tutti i media nazionali Lei non sente altro che parlare di "debito pubblico" e se per caso si azzarda a far notare che le cose non stanno così la guardano come uno squilibrato.

Per capirci bene: stiamo rovinando la vita a milioni di persone per una banale menzogna.

Dal momento che non esiste una singola istituzione in grado di spedire veline ai quotidiani, mi spiega come è possibile che tutti quanti mentono apertamente per 11 anni di fila e continuano a farlo? O debbo pensare che nessun quotidiano abbia un giornalista in grado di capire Paul De Grauwe?

La mia personale opinione è che si tratti di un regime totalitario moderno dove le tecniche di manipolazione delle masse sono state talmente perfezionate che non serve più il manganello e non c'è bisogno di mettersi il fez. Studiare i totalitarismi del passato è un buon sistema per capire il totalitarismo presente.

Chinacat

"

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la funambola 04 aprile, 2019 18:00

"Da quando sono entrato in politica non credo più in niente. Ne ho viste troppe: la verità rovesciata in menzogna, la programmazione del falso, l’eliminazione violenta di ogni ostacolo, la ruberia elevata a comandamento. Non so perché continuo a stare qui; c’è una forza che mi attrae, ma non riesco a darle un nome. La sera, quando torno a casa, cerco invano di distendermi. Qualcosa mi consuma gli intestini, e lavora dentro, contro di me. Mi passano davanti le immagini di persone che credono in noi, che ci hanno messo la faccia, e in qualche modo la vita. Se c’è un Dio, ce la farà pagare. Ogni tanto leggo il vangelo: mi spaventa quella cosa che chiamano Geenna, dove sarà pianto e stridore di denti. Vedo gente disperarsi, mentre noi ridiamo per come siamo capaci di infinocchiare il mondo. Penso che Dio, se c’è, ci punirà per questo: per non esserci commossi di fronte al debole che crolla, fra le nostre risate. Eppure Dio me lo immagino con la faccia di Rutger Hauer. Ecco, Dio è un santo bevitore, che ha bisogno di stordirsi per reggere ogni giorno il male del mondo. Vive sugli argini spogli del lungofiume, col vestito logoro e la camicia gualcita. Beve, mentre noi ridiamo. Non credo più in niente, da quando ho visto Dio dormire su una panchina, con la bottiglia che gli pendeva da una mano. Da quando sono entrato in politica, ho capito che lui dorme ogni notte sui giornali, con gli occhi azzurri pieni di lacrime, nell’eterna umidità del lungo fiume"

qualcosa di pulito! Subito! :)

demagogia? anima bella?

la seconda; maiuscolata

la seguo :)

baci

la funambola

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disperato 04 aprile, 2019 10:39

Mi permetto alcuni suggerimenti pratici sulla linea teorica della resistenza giustamente invocata dal Pedante.

Rifiutate i conti correnti bancari online, restituite le carte di credito e bancomat, non date a banche e assicurazioni le vostre e-mail e i numeri cellulari (solo il numero di casa). Pagate tutto in contanti o (sopra i 3000 euro) con assegni (se proprio non ce la fate apritevi un conto in una banca a parte dove tenete pochi euro e solo lì, per comodità vi fate l'online e il bancomat, così siete anche al sicuro dalle clonazioni). Fatevi mandare le trimestrali cartacee di estratto conto e deposito titoli.

Rifiutate le tessere dei supermercati e negozi vari.

Rifiutate di rispondere ai sondaggi telefonici (a parte quelli dell'Istat che sono obbligatori, purtroppo).

Ovviamente nei social network (se proprio ci volete andare) non postate nulla di veramente personale.

Cercate di fare in modo che schedarvi (politicamente, nella religione, nei gusti sessuali, finanche negli hobby sia oggettivamente difficile).

Meno sanno di voi, meno possono ricostruire i vostri pensieri, meno vi possono controllare.

Questa è una guerra e si combatte (anche) così.

Saluti.

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salute 03 aprile, 2019 17:29

Ho preso la triptorelina per 5 anni.

Ha effetti collaterali pesanti. Chi vuole somministrarla a dodicenni dovrebbe essere denunciato, processato e portato in galera.

Inventate malattie che non esistono perché siete malati voi. Lasciate in pace i ragazzini e la loro identità,

che si scopriranno da soli senza l'intervento di adulti pervertiti.

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amadeus 02 aprile, 2019 16:06

La triptorelina, è un decapeptide agonista del rilascio dell'ormone gonadotropo. Agisce provocando una costante stimolazione della ghiandola pituitaria, diminuisce la secrezione ipofisaria delle gonadotropine quali l'ormone luteinizzante e l'ormone follicolo-stimolante.

Così, tanto per chiarire, che non si tratta di un farmaco chemioterapico (?) antitumorale in senso stretto, perchè non agisce direttamente sulle cellule tumorali.

E' utilizzato da anni (non da ora e anche in Italia) per il trattamento della pubertà precoce.

Il mio commento è: troppa chiacchiera e pochi ragionamenti concreti.

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Il Pedante 03 aprile, 2019 15:06

Poteva dirlo prima che è agonista e decapeptide. Allora va tutto bene.

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Bombadillo 03 aprile, 2019 16:09

....quindi, facciamo a capirci, siccome fino a ieri, pure in Italia, un dato farmaco è stato utilizzato, su soggetti malati, per curare una certa patologia fisica, non cambia nulla se da oggi, invece, lo usiamo su soggetti fisicamente sani, per di più MINORI, per ingenerare in loro una malattia (fisica, ma con drammatiche conseguenze psichice), solo per assecondare un'ideologia alla moda o, comunque, la stravaganza di qualche genitore scellerato, che dovrebbe curarsi lui i suoi gravi problemi psicologici, invece di infierire su di un figlio che, con tale genitore, quantomeno sarà confuso.

Sarebbe come dire che se da domani facciamo una legge in base alla quale utilizziamo le automobili (mezzo vecchio) per "asfaltare" i minori (fine nuovo), non c'è molto da discutere, perché tanto, fino a ieri, utilizzavamo l'automobile -anche in Italia, eh- per spostarci da un posto all'altro.

La morale è che, prima di invocare ragionamenti concreti, bisognerebbe accertarsi di non aver del tutto smarrito la capacità di ragionare.

Tom

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amadeus 03 aprile, 2019 17:48

Gentile @Bombadillo,

lei non sa di cosa sta parlando. Cosa vuol dire 'fisicamente sani' ? E soprattutto cosa vuol dire 'per ingenerare loro una malattia'? Secondo lei i medici sono dei delinquenti ? Forse dovrebbe parlare con un endocrinologo per chiarirsi un po' le idee (e ascoltare meno certi politici che pensano di saper tutto ma non sanno un c....). Mi creda l'ignoranza non è una bella cosa. Altrimenti perchè perdiamo tempo a mandare i filgi a scuola ?

grazie

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Bombadillo 03 aprile, 2019 21:03

Caro amadeus,

forse non ci crederai ma "fisicamente sani" significa, semplicemente...."fisicamente sani", ovverosia privi di un malattia nel corpo (nella specie, privi di quelle fortunatamente rare malattie della differenzazione sessuale, con organi sessuali non pienamente sviluppati o sviluppati con gravi difetti anatomici); mentre "ingenerare un malattia" significa, altrettanto semplicemente..."ingenerare una malattia", cioè far sorgere una malattia (il blocco dello sviluppo è una malattia: non v'è dubbio, del resto, che chi la causasse, volontariamente o per imprudenza, in un soggetto non consenziente, risponderebbe di lesioni dolose o colpose) in una persona che prima era fisicamente sana.

Francamente, per capire questo non mi pare necessario un consulto con un endocrinologo.

Io non credo che i medici siano delinquenti (quando l'ho scritto??), a parte alcune eccezioni che vi sono in tutte le categorie, ma non vedo che relazione abbia con la questione di cui stiamo discutendo.

Mi pare evidente, piuttosto, che il punto sia un provvedimento che pone a carico del ssn un farmaco che, nella specie, dev'essere usato per quella che non è più medicina dei bisogni, ma dei desideri.

Beninteso, non che la medicina dei desideri sia in sé illegittima, ma se, per portarne un esempio paradigmatico, una vuole farsi una quinta di seno, non è che la mette in conto al ssn.

Ovviamente, però, il lato più oscuro della vicenda non è questo -che comunque rappresenta una spia piuttosto elequente che trattasi di un provvedimento ideologizzato e promozionale di una realtà che piace e, quindi, se ne vuole creare la domanda partendo dall'offerta: è sempre così, del resto, per i beni e servizi non necessari, è l'offerta che crea la domanda, e non il contrario-, ma il fatto che si tratti di medicina dei desideri applicata a minori, addirittura a soggetti in età pre-pubere, ipotecandone tanto gravemente il futuro.

Da questo punto di vista, gli effetti collaterali del farmaco in questione e la sua natura rilevano fino ad un cero punto, magari come aggravanti, ma qui l'effetto più sfavorevole è proprio quello diretto.

Infine, l'ignoranza è una brutta cosa, sono d'accordo, ma non è poi così grave.

Si tratta, infatti -visto che siamo in tema-, di una malattia facilmente curabile, basta studiare.

La stupidità invece no. E' una malattia gravissima, proprio perché incurabile, e la sua forma più grave è sicuramente l'ottusità ideologica.

Tom

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Chinacat 04 aprile, 2019 22:45

Gentile @amadeus, Lei scrive: "Il mio commento è: troppa chiacchiera e pochi ragionamenti concreti."

Ben detto. E dato che Lei sembra essere esperto in "ragionamenti concreti", allora vale la pena di leggere cosa scrive Lei. Ci saranno dei ragionamenti favolosi, no?

Purtroppo, per mia sfortuna, nel suo testo non c'è traccia di "ragionamenti concreti", al contrario. Se analizziamo il Suo testo ci sono ben altri aspetti che si colgono e che hanno a che fare con quello che io chiamo "totalitarismo dialettico".

La Sua risposta infatti è questa:

"lei non sa di cosa sta parlando."

A) Questo incipit è un vecchio trucco dialettico: serve a generare nel lettore l'opinione che l'autore abbia la "conoscenza" e l'interlocutore invece non l'abbia. Quindi l'interlocutore non solo è "ignorante" perché non conosce la materia ma è anche in malafede poiché scrive di cose delle quali non sa nulla. Bel trucchetto ma vecchiotto. Può fare di meglio.

"Cosa vuol dire 'fisicamente sani' ? E soprattutto cosa vuol dire 'per ingenerare loro una malattia'?

B) Quello di fare domande talmente banali da risultare stupide è un altro trucco che serve soltanto a gettare ulteriore discredito sull'interlocutore. Il quale si trova, ovviamente, in leggera difficoltà nel rispondere, poiché la risposta ad un domanda stupida non può essere che stupida anch'essa. Da cui il proverbio: don't ask me silly questions, I won't play silly games.

"Secondo lei i medici sono dei delinquenti ?"

C) Altro trucco dialettico: creare una falsa accusa ed attribuirla all'interlocutore. Non solo serve nel rafforzare nel lettore il discredito verso l'interlocutore (il quale passa per un cialtrone) ma è molto utile per allontanare il discorso dal "merito della questione". Ottimo trucchetto, qui va già meglio.

"Forse dovrebbe parlare con un endocrinologo per chiarirsi un po' le idee"

D) Quello di tirare in ballo "il tecnico" e la relativa "autorevolezza" è un trucco vecchio come il mondo ma come Lei sa bene, funziona sempre. Naturalmente funziona solo a 2 condizioni: 1) che il "tecnico" in questione resti diciamo "anonimo". Difatti lei non dice: "forse dovrebbe leggere lo studio Y dell'endocrinologo X, pubblicato sulla rivista Z"; 2) che l'interlocutore sia quasi completamente privo di senno. Funzionava benissimo al bar in televisione. Qui funziona meno bene.

"(e ascoltare meno certi politici che pensano di saper tutto ma non sanno un c....).

E) Questo altro trucco è una variante del metodo C ovvero far credere al lettore che l'interlocutore sia così scemo ma così scemo che c'è bisogno di dirgli che non deve ascoltare i politici.

Qui però si vede la Sua maestria nell'uso di certi trucchi.

Lei non scrive "I POLITICI" ma "CERTI POLITICI".

Quello che vuol far credere al lettore è che solo ALCUNI politici non vanno ascoltati; altri invece si. Non solo evita di essere uno spregevole "populista" ma genera nel lettore l'impressione che ALCUNI politici abbiano la "conoscenza" (quelli che dice Lei) mentre gli altri sono dei cialtroni ignoranti.

E' un piacere leggerla, Mr. Amadeus. Era dai tempi di Goebbels che non mi divertivo tanto.

Chinacat

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amadeus 05 aprile, 2019 14:38

Gentile @Bombadillo,

in questo consesso continuate a girare intorno ai problemi producendo grandi discorsi ma poca sostanza. La sostanza è la seguente: quando avete un problema di salute andate dal medico? Perchè ? Ritenete che i medici siano competenti (che non significa che non debbano mai sbagliare ma solo che nel valutare le questioni sanitarie saranno mediamente più bravi di chi medico non è) ? L'alternativa è curarsi da soli. Qualcuno lo fa.

Naturalmente vale il motto di La Palisse: ciascuno di noi prima di morire era ancora vivo e prima di ammalarsi era sano. Post hoc ergo propter hoc, non prova alcunchè.

Anche se Lei ritiene superfluo approfondire le questioni di endocrinologia rimane il fatto che gli ormoni hanno un ruolo importante nelle fasi dello sviluppo sessuale.

Lo studio vince l'ignoranza. La chiacchiera l'alimenta.

Saluti.

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Perseo 05 aprile, 2019 16:15

Gentile @amadeus,

La questione della rimborsabilità della triptorelina per orientamento gender è solo politica. Non medica, nè scientifica.

Detto questo, Le dico, da medico e da urologo, che si tratta di un farmaco per la terapia ormonale della neoplasia prostatica e delle neoplasie del seno con recettori estrogenici, che blocca la produzione di testosterone ed estrogeni, con seri effetti collaterali accettabili e sopportabili solo in un delicato equilibrio rischio/beneficio dove l'obiettivo è la prevenzione della progressione locale e metastatica del cancro.

Tutto il resto è polemica strumentale e mistificazione.

Reply

Bombadillo 05 aprile, 2019 17:06

Caro Amadeus,

qui, lo ribadisco, il binomio studio vs ignoranza non rileva. Mentre emerge in modo prepotente una - che sia strumentale, come qualcuno sembra ritenere, o meno, è inconferente- incapacità di ragionare in modo congruo, portando, cioè, dei contro-argomenti che siano realmente tali, rispetto agli argomenti addotti dall'antagonista dialettico.

Non risponderò, quindi, al tuo ultimo commento, non perché ci siano argomenti difficili da controbattere, ma perché ci sono solo pseudo-argomenti del tutto privi di addentellato con quanto da me sostenuto.

Posso solo sperare (per te) che sia davvero un comportamento strumentale.

Passo e chiudo.

Tom

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Chinacat 05 aprile, 2019 22:36

Gentile @amadeus, noto con piacere che non si smentisce. L'unico problema di questo consesso è la scarsa ironia (che la serietà di certi argomenti può sconsigliare) ma la Sua presenza è un ottimo incentivo:

"La sostanza è la seguente: quando avete un problema di salute andate dal medico?"

Ma certo che no! Io vado dall'elettrauto, Bombadillo va dal gommista e il Pedante va dal salumiere. A meno che non si tratti di una frattura: in quel caso andiamo tutti da un gelataio.

Se la sostanza del problema fosse quella, ci saremmo già estinti e la forma di vita dominante sul pianeta sarebbe il cefalopode.

"Ritenete che i medici siano competenti ?"

Ovvio che no. Ci sono più probabilità che una frattura scomposta sia ricomposta da un idraulico che da un traumatologo: ha mai visto un osso perdere acqua? No appunto.

" L'alternativa è curarsi da soli. Qualcuno lo fa."

Verissimo. Una mia zia fa delle operazioni di neurochirurgia che sono fantastiche e riesce a farle mentre prepara il ragù, cosa non poco difficile. (per il ragù, non per il cervello).

" rimane il fatto che gli ormoni hanno un ruolo importante nelle fasi dello sviluppo sessuale."

Ecco, questo non lo sapevo. Onestamente pensavo che fosse più importante sapere se il pargolo in questione preferisce giocare con Ken o Barbie : se il tuo maschietto ti chiede di comperargli Ken, hai un problema; se preferisce la Barbie, è tutto OK. Per questo che ho sempre consigliato a chi ha figli, di andare in un negozio di giocattoli piuttosto che dal pediatra.

"Lo studio vince l'ignoranza. La chiacchiera l'alimenta."

E l'ironia serve proprio a questo: distinguere coloro che studiano da coloro che chiacchierano. Spero che sia divertente per i lettori quanto lo è per me, perché demolire a colpi di risate le banalità che scrive è uno vero spasso.

Chinacat

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amadeus 09 aprile, 2019 10:25

Gentile @Chinacat,

lei è un maestro nel rivoltare la frittata ed eludere le questioni. Contento lei...Il modo migliore per ribattere ad una domanda definita (da lei) retorica è rispondere nel merito. Cosa che lei evidentemente e dichiaratamente non fa. Io ho fatto delle domande. Mi aspetto delle risposte, ma continuo a vedere molta chiacchiera.

Ho anche fatto una affermazione (assolutamente vera), che ripeto: la triptorelina è già prescritta da diversi anni da medici endocrinologi ai bambini (solitamente < 10 anni) che hanno problemi di pubertà precoce (e crescita ossea anticipata). Vero sig. Perseo ?

grazie

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Chinacat 11 aprile, 2019 20:43

Gentile @amadeus, ogni volta che Lei scrive mi viene in mente Groucho Marx e le sue strepitose domande. Per esempio quando Groucho chiede:

"Vuoi sposarmi? Sei ricca? Rispondi prima alla seconda domanda".

Groucho Marx era un genio della comicità, Lei un pò meno ma il "modus operandi" è questo: le domande non servono a illuminare il buio ma semplicemente a confermare o meno una tesi già consolidata.

Forse non ci ha fatto caso ma io non mi azzardo minimamente a modificare od alterare quello che scrive, cosa che sarebbe disonesta (quindi non sto rivoltando nessuna frittata).

Io mi limito semplicemente ad analizzarle all'interno del contesto per dimostrare che... non c'è nessun contesto. Ci sono le Sue "opinioni" e quindi le domande hanno il solo scopo di confermarle, indipendentemente da quale sia la risposta. Onde evitare che la risposta dell'interlocutore vada in una direzione diversa da quella che vuole Lei, basta semplificare al massimo la domanda fino a renderla inutile.

Ovviamente non c'è solo la singola frase che va analizzata ma l'intero testo e come viene costruito: uno dei vantaggi nell'essere un topo da biblioteca è che a forza di leggere, impari a leggere ben oltre oltre le righe.

Ergo: non c'è nessun "merito della questione" o meglio: c'è un "merito della questione" ma non è affatto ciò che Le interessa e sperare di trovarlo con domande del tipo "quando avete un problema di salute andate dal medico?", è del tutto tempo perso.

If all You have is a hammer, everything looks like a nail.

Chinacat

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Grigio 30 marzo, 2019 20:20

Salve Eminenza, dopo un paio d'anni di lettura silenziosa vorrei porle una domanda, ma prima devo ringraziarla per tutti gli spunti di riflessione e gli strumenti analitici che mi ha regalato, seguirla arricchisce enormemente, e l'ironia amara che pervade la combriccola che la circonda su Twitter è il perfetto accompagnamento alla gravità dei temi affrontati (sembra di essere nella scena di Amici miei, con la morente cultura della democrazia al posto del defunto Perozzi).

E vengo alla domanda: comprendo e condivido la necessità del katéchon, unica mossa tatticamente sensata adesso, ma con quale fine ultimo? In attesa di quale svolta? "Prendere la via dei monti" e rallentare, sfiancandole, le forze nazifasciste, era l'unica strada possibile, nell'attesa speranzosa che dagli Urali e oltreoceano arrivasse la svolta...arretrare nelle steppa, e attendere che l'inverno strozzasse le armate nemiche era l'unica (e collaudata) strada possibile...ma noi quale cavalleria possiamo realisticamente attenderci? Nel mentre l'Avversario con estrema facilità crea falsi idoli bitreccioluti per decimare le nostre, già scarne, schiere.

Un bel libro che ho letto da poco si conclude cosi: "La realtà è un libro di cui ancora conosciamo soltanto le primissime pagine. Aspetta di essere letto non di essere raccontato. Né tantomeno inventato." Crede che dopo il katéchon torneremo a leggere il Libro, scampando dalla versione inventata?

"Peda', a che punto è la notte?"

Un caro saluto.

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disperato 31 marzo, 2019 15:54

Gentile @Grigio , mi scusi, ma secondo Lei, le vaccinazioni obbligatorie di massa a tutti e per tutto creeranno danni trascurabili alla popolazione? Chi Le scrive è convinto del contrario: presto avremo talmente tanti danneggiati in modo grave che (quasi) tutti capiranno e per disperazione si ribelleranno. Anche perché abbiamo aggiunto anche altre amenità come il 5G, un inquinamento terribile da polveri sottili (mi riferisco agli inceneritori), un'alimentazione squilibrata...

Spostandoci dal piano sanitario a quello economico la situazione non cambia, la deindustrializzazione, l'emigrazione dei più istruiti, la perdita di valore degli immobili, magari il fallimento bancario, l'invasione di popoli culturalmente incompatibili con il nostro, insomma il risultato delle politiche di austerità e cambio fisso con la Germania (anche dei paesi africani ex colonie francesi) distruggeranno il benessere anche di chi oggi sta bene (mi riferisco in particolare ai dipendenti statali e ai pensionati che inevitabilmente saranno travolti insieme al sistema). E quando il popolo sta male si ribella.

La baracca (Unione europea) non sta in piedi, come non stava in piedi l'Unione Sovietica, e crollerà allo stesso modo non per un nemico esterno (un eventuale nostro salvatore) ma per implosione.

Quindi si tratta di riuscire a sopravvivere fino al crollo (e soprattutto durante il crollo), poi bisognerà ricostruire. E anche il crollo può avvenire in modo più o meno drammatico (per questo dobbiamo cercare di limitare i danni mettendo tanti Bagnai, che va beh è unico ma si fa per dire, nelle istituzioni).

Io almeno la vedo così.

Saluti.

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Il Pedante 31 marzo, 2019 16:06

Gentile lettore, grazie per il commento e la citazione. Non so purtroppo rispondere alle Sue domande, La invito solo a riflettere dialetticamente. Gli anticorpi si sviluppano nel contatto con il patogeno. La soluzione nasce dal problema e tanto più spinge quanto più è grande il problema.

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Bombadillo 26 marzo, 2019 23:44

Carissimi,

sono proprio contento di questo ultimo articolo, che spero apra una stagione di nuova vivacità per questo prezioso blog.

Nel merito, credo che il governo giallo-verde, con la UE, potesse scegliere tra il disonore e la guerra: hanno scelto il disonore, avranno la guerra.

In questo quadro, ho trovato affatto curioso l'incidente occorso l'altro giorno a LBC? Ma come è andata a finire? Ovviamente, ha ragione lui, la sua posizione è autonoma da quella di Savona (a proposito, promoveatur ut amoveatur?),

ma davvero i dirigenti della PdC possono non saperlo?

In ogni caso, la questione ampiamente più grave è quella del farmaco per bloccare la pubertà, per giunta a carico del ssn. Passata così, senza discussione. La gente non ne sa niente. Nessuno ne parla. È il vero segno dei tempi. Che precipitano a velocità crescente.

È quello che si merita un popolo che, per maggioranza relativa, ha votato un partito simboleggiato dalle stelle a cinque punte.

Tom

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roxgiuse 25 marzo, 2019 13:53

mi pare quindi chiaro a questo punto si possa affermare che l'essenza materiale della democrazia costituzionale e della democrazia tout court sia la frammentazione del potere. Allo stesso modo penso si possa affermare che consustanziale al "progresso" digitale e telematico sia la concentrazione del potere, sempre più pervasiva e sempre più devastante. Modi di fermare il torrente digitale penso non esistano; basta presentare la parte vantaggiosa, per sua natura immediata, perchè chiunque aderisca senza paventare pericoli impalpabili e futuri. Chi non si farebbe impiantare un chip sapendo che gli salverebbe la vita iniettandogli un trombolitico nel caso in cui rilevasse valori anomali della creatina chinasi-MB? La domanda alle persone più preparate di me che frequentano il blog e all'ospite ovviamente nasce spontanea. Ci si rassegna ad un futuro orwelliano o esiste un modo di contemperare potere diffuso e digitalizzazione delle nostre vite? So da voi che la risposta non sono le blockchain e mi piacerebbe sapere se esistono altre vie

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Herzog 26 marzo, 2019 11:06

Gentile @roxgiuse,

L'esigenza della "diffusione del potere" contro il processo di " concentrazione del potere" favorito dai processi di digitalizzazione totale.

Propongo una domanda su una possibile soluzione del contrasto: puo' essere la demarchia?

E grazie, come sempre, al Pedante.

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Chinacat 26 marzo, 2019 20:38

Gentile @Herzog, dipende da cosa Lei intende per "demarchia". La parola, anche se sembra essere di origine greca, non lo è affatto essendo stata coniata da Von Hayek. Se Lei si riferisce quindi al significato originale della parola, cioé come la intendeva Von Hayek, la "demarchia" è qualcosa di estremamente pericoloso.

A Von Hayek la democrazia non piaceva per niente e non a caso è finito in Cile a dare consigli al dittatore Pinochet: vuoi abbassare i salari? Fucila un pò di operai. Cosa che hanno fatto sul serio, dopo aver fatto un colpo si stato.

Quindi, se per "demarchia" Lei intende il sistema economico e sociale proposto da Von Hayek, la mia personale opinione è questa: si domandi da quale parte del fucile sarebbe Lei e poi troverà la risposta da solo.

Se per "demarchia" invece intende il semplice elemento del "sorteggio", ci sono dei pro e ci sono dei contro, per quanto l'esperienza storica ci insegni che sono più i contro che i pro. Anche il "sorteggio", se ci pensa bene, può essere manipolato (basta scegliere i sorteggiati) ed inoltre, se ci pensa bene, Lei stesso non affida le sue scelte di vita più importanti al lancio di una moneta.

Lei non porta la macchina dal meccanico sorteggiando un meccanico tra 100 che non lo sono e nemmeno tra 100 che lo sono: Lei opera una scelta in base ad una serie di valutazioni personali che sono estremamente razionali (costi, qualità. efficienza) più alcune secondarie valutazioni di natura emotiva (simpatia, cortesia).

Se queste valutazioni valgono per una macchina, a maggior ragione dovrebbero valere per le scelte che riguardano la vita di circa 60 milioni di cittadini.

Chinacat

PS

Il problema della "concentrazione dei poteri" esiste dal tempo degli Alcmeonidi, con o senza digitalizzazione.

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Roxgiuse 27 marzo, 2019 00:17

Gentile @Herzog, è un'idea che mi affascina molto, a nulla valendo secondo me l'incompetenza dei sorteggiati. Chi sceglie gli obiettivi nn ha bisogno di alcuna competenza, necessaria invece per chi agisce sugli strumenti che gli obiettivi perseguono. Il problema però diviene un diallelo: se gli strumenti mi conferiscono tanto potere da falsare gli obiettivi che potere residua in capo al sorteggiato decisore?

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Herzog 29 marzo, 2019 18:25

Gentile @Chinacat,

intendo come segue:

"La demarchia è una forma di democrazia, alternativa alla democrazia elettiva, in cui lo stato è governato da comuni cittadini estratti a sorte. Era il principale metodo di governo dell’antica Atene, così come di molte città-stato italiane del primo Rinascimento. Al contrario delle elezioni, le quali erano conosciute per la loro tendenza ad avvantaggiare la classe aristocratica, il sorteggio estirpava alla radice il rischio che individui con troppo potere e carisma potessero facilmente ignorare i reali interessi delle classi più deboli". (cit. https://blog.demarchia.info, che contiene materiale interessante sull'argomento).

Sulla questione della scarsa "rappresentatività" delle assemblee elettive, tra le tante osservazioni che si possono fare, propongo una semplice riflessione: oggi la tendenza alla partecipazione al voto è in calo e si aggira intorno al 50% degli aventi diritto. Ossia, un 50% di elettori "attivi" elegge il 100% dell'assemblea elettiva. Così si "estende", in modo perfettamente proporzionale, il voto del 50% degli elettori "attivi" all'altro 50% di elettori "passivi" che non partecipano al voto.

Ma non può esistere nessuna dimostrazione statistica che il 50% di elettori "passivi" si comporterebbe esattamente come il 50% di elettori "attivi". Nella stessa partecipazione al voto, addirittura, gli uni si comportano in modo opposto agli altri!

Aggiungo: credo che la scarsa stima goduta dalla classe politica tra i cittadini abbia uno stretto legame con il problema della scarsa rappresentatività degli eletti. Da qui deriva l'idea del "sorteggio".

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Chinacat 29 marzo, 2019 23:45

Gentile @Herzog, quando ci avventura nel passato si corrono diversi rischi, il più pericoloso dei quali è l'ipersemplificazione. Esempio pratico:

"Era il principale metodo di governo dell’antica Atene"

Ovvio che no. E non perché lo dico io ma perché così affermano gli specialisti del settore, tra cui l'impareggiabile Luciano Canfora. La carica più importante in assoluto (lo "stratego") era elettiva. Dato che lo stratego era una carica sia politica che militare, gli ellenici non erano così fuori di testa da sorteggiarla.

Se lo immagina come sarebbe finita a Salamina se al posto di eleggere arconte Temistocle, avessero sorteggiato un calzolaio?

Alcune cariche era a sorteggio (alcune delle magistrature) ma altre no. E non è un caso se le cariche più importanti fossero elettive.

Lo stesso vale per i comuni italiani del Rinascimento: alcune cariche erano sorteggiate, altre erano elettive e sempre tenendo presente che la possibilità di essere sorteggiati non era estesa a TUTTI ma era determinata dal censo ovvero dalla ricchezza. Ricchi che sorteggiano ricchi non è democrazia...o mi sbaglio?

Un ultima considerazione: essendo la "democrazia ateniese" qualcosa di estremamente dinamico, è impossibile dire: funzionava così sempre. Si evolve e cambia a seconda degli eventi e contiene degli aspetti che sono all'esatto opposto di ciò che NOI consideriamo "democrazia". Per cui, quando l'isola di Melo tenta di uscire dalla lega delio-attica, si vede arrivare in casa la flotta dei democratici ateniesi... che la radono al suolo.

Come vede, le cose sono un pò più complesse di come la mettono giù quelli del blog da Lei indicatomi, sia come metodologia sia come risultati.

Chinacat

PS

Il problema da Lei giustamente indicato (votano in pochi) non ha a che vedere con il sistema democratico come tale ma con alcuni dei meccanismi più importanti che lo fanno funzionare o NON lo fanno funzionare: A) il ruolo dei partiti e B) la legge elettorale che si usa (i due aspetti sono ovviamente collegati).

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Herzog 30 marzo, 2019 04:44

Gentile @Roxgiuse,

Si possono trovare post interessanti riguardanti la demarchia sul sito https://blog.demarchia.info.

Reply

Herzog 30 marzo, 2019 06:10

Vorrei segnalare, inoltre, riguardo al problema della scarsa rappresentatività delle assemblee elettive, il paradosso delle elezioni dell'Assemblea Nazionale in Francia del giugno 2017:

Partecipazione al voto politico: 44% circa

Consenso ottenuto dal partito En Marche!: 32,3%

Percentuale di seggi in Assemblea ottenuta dal partito En Marche!: 61% circa

Ossia: il partito En Marche! ha ottenuto il 61% dei seggi in Assemblea Nazionale con poco più del 14% del

consenso degli aventi diritto al voto!

Chi potrebbe dimostrare che l'Assemblea Nazionale francese è rappresentativa dei cittadini francesi?

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Herzog 05 aprile, 2019 14:52

Gentile @Chinacat,

Ho avanzato qui la proposta di discussione sulla demarchia perchè ritengo che essa costituisca un "pensiero divergente", un'idea fuori dai luoghi comuni imperanti. Ma non sono un sostenitore ideologico della demarchia.

Credo che il sistema a "sorteggio" per le assemblee elettive (Parlamento, Consigli comunali, Consigli regionali, etc) non metta in dubbio il sistema democratico in sè, rimanendo intatto il valore di tutte le Istituzioni democratiche, della Costituzione, etc.

Fuori da logiche totalizzanti, l'applicazione del sistema a sorteggio potrebbe avvenire in modo parziale o blando. Faccio un esempio utile a spiegarmi: se la partecipazione dei cittadini al voto per l'elezione di un'assemblea fosse il 50%, si potrebbe assegnare il 50% dei seggi dell'assemblea come risultanti dal voto, mentre si assegnerebbe il restante 50% dei seggi con il sistema a sorteggio. Ciò trasformerebbe l'elettore che non partecipa al voto da soggetto passivo in soggetto attivo: la non partecipazione sarebbe una decisione attiva, avente lo scopo di rendere la quota a sorteggio dei seggi di un'assemblea più rilevante rispetto alla quota dei seggi assegnati con il voto. E un tale sistema costringerebbe, sicuramente, i partiti politici a migliorarsi. E non sarebbe poco!

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Chinacat 06 aprile, 2019 00:26

Gentile @Herzog, una precisazione sul sistema francese.

L'Assemblea Nazionale è eletta con il maggioritario, per cui non è affatto un paradosso che ci si porti a casa il 61% con il 14%. Il maggioritario funziona proprio così. Deve però tenere presente che quel che Lei indica come il cuore del problema, la rappresentatività dei cittadini, viene comunque garantita attraverso l'elezione diretta del presidente della repubblica. Il che ci insegna che la rappresentatività non passa solo attraverso la legge elettorale che si usa ma anche attraverso la forma di governo che si usa.

Se ho ben capito (e mi corregga se sbaglio) uno dei problemi che Lei si pone è il seguente: almeno un 50% degli aventi diritto voto non vota affatto. Verissimo. E quindi: come garantire la rappresentatività dei cittadini in presenza di questo fenomeno? La demarchia potrebbe essere una soluzione.

Forse. Prima però bisogna rispondere a questa domanda: perché il il 50% non vota?

E occorre trovare una risposta seria a questa domanda, poiché una società non regge molto se alla vita civile partecipano sempre meno cittadini.

La monarchia, in fondo, è stato il tentativo di far gestire la società ad un 10/15% della popolazione ma è finita con le ghigliottine in piazza. Negli stati liberali del primo Ottocento votavano solo i ricchi ma è finita con i ritratti di Marx in piazza. Gli ultimi ad averci provato sono i moderni regimi totalitari ma è finita con i dittatori in piazza.

Però. Se spostiamo il "potere" dall'arché al kratos, quale che sia la forma di governo e quale che sia il sistema elettorale, il kratos, per reggere, necessita di una grande partecipazione da parte del demo.

E dato che la cinghia di trasmissione tra i cittadini e le istituzioni dello Stato sono i partiti, nel rispondere alla domanda di cui sopra, va tenuto presente anche il ruolo che svolgono o che, come nel caso del moderno occidente, hanno smesso di svolgere.

Non vorrei che la demarchia risultasse essere la risposta sbagliata alla domanda di cui sopra: perché il 50% non vota più?

Chinacat

PS

Sulla differenza tra arché e kratos, mi permetto di suggerire gli scritti del prof. Paul Cartledge.

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omicron 24 marzo, 2019 03:45

La cosa che mi fa strano è che nessuno dei contestatori della globalizzazione, dell'europa ecc. (ci siamo capiti) faccia riferimento a Marx e alla sua interpretazione della società che spiega COMPIUTAMENTE ciò che accade.

Vi si legge sospirando di delusione e impazienza sperando che prima o poi facciate due più due.

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Il Pedante 24 marzo, 2019 12:44

Se legge il mio primo libro, La crisi narrata, vi troverà ampi stralci dell'opera di Marx in cui riconosco una lettura corretta e premonitrice degli eventi odierni.

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Barbariccia 26 marzo, 2019 09:37

Gentile @omicron,

2+2 fa quattro, e a proposito di ovvietà: ha mai avuto il dubbio, tra un sospiro e l'altro, che forse Marx è la foglia di fico del capitale? che magari Marx delle cose ultime, o per meglio dire degli archè del mondo in cui viviamo non c'ha capito una mazza fionda ed è lì in bella vista da due secoli proprio per quello? Ci sono fior di pensatori dimenticati da Dio e dagli uomini, spesso molto più eversivi del buon Carlo, ma lui riciccia sempre fuori... non le pare strano? visto anche i frutti del suo albero. E se fosse un gigantesco barbutissimo gatekeeper?

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Fakename 23 marzo, 2019 21:09

piccola correzione: Carl Schmitt

Reply

backspace 23 marzo, 2019 17:48

Il suo articolo è bellissimo. Come sempre lei riesce a trascinare anche i più tignosi, i riottosi, i contrariati. Stava per riuscire perfino con me, che non mi sento rappresentata né da Lega né da M5S. Questo non vuol dire che dopo il 4 marzo non sperassi con tutta l'anima che le cose cambiassero o che almeno si sentisse nell'aria l'odore pungente e fresco del cambiamento. Niente. Quasi niente. Qualcosina per i cittadini è stata fatta. Per il resto, la marcia indietro con la UE è stata plateale, innegabile. Persino il linguaggio di alcuni è completamente mutato, non solo le intenzioni. Alle tattiche segrete non ci crede neanche un bambino.

Lei spiega molto bene le ragioni della resistenza passiva ma c'è qualcosa che non convince: possibile che prima di andare a governare nessuno si rendesse conto della situazione, delle difficoltà? Possibile? No, non è possibile, quindi hanno mentito. A fin di bene? Eh, questo è da vedere. A me pare che le affinità e i punti di contatto tra Lega e PD crescano col passare dei mesi.

Per finire, almeno a coloro che non hanno gli occhi foderati di prosciutto appare chiaro che quando fa comodo il tuttosubitismo è un difettuccio che affligge anche i governanti. Guardarli mentre battono i piedi e alzano la voce è un divertimento.

Dopo quest'ultimo tradimento non resterebbe che la piazza, le pare? Scommetto che in quel caso scopriremmo affinità anche con Macron.

Reply

Analfabeta Funzionale 24 marzo, 2019 21:13

Gentile @backspace,

provo a risponderle io nell'ambito delle mie possibilità. Innanzi tutto è necessario distinguere tra campagna elettorale e governo di un paese: da che mondo è mondo il campagna elettorale si promettono mari e monti di cui poi, forse, si realizzerà un ruscelletto e una collina. Questo è un gioco che conoscono sia i candidati che gli elettori, tant'è che ci si stupisce quando gli eletti danno realmente seguito alle promesse elettorali.

Per quanto riguarda il tema UE, ci si scontra con quello che ormai è noto persino nell'anglosfera come "Vincolo Esterno", ossia la dipendenza finanziaria da entità estere via cambi fissi e indipendenza della banca centrale.

Non si parla più di uscita dall'euro semplicemente perché avendo ceduto la sovranità monetaria, l'unico canale di finanziamento dello stato sono i mercati in cui, senza la garanzia di una BC, l'unica moneta da spendere è la "credibilità".

Non appena qualche esponente della maggioranza pronuncia in sequenza le lettere E.U.R.O. parte subito l'attacco dei media ad esso ostili -tutti- alla moneta credibilità e si impenna "la misura di tutte le cose visibili ed invisibili create ed increate", cioè lo SPREAD.

Come dice Dario Fabbri, la strategia non te la inventi, la strategia te la dettano le condizioni al contorno: il governo gialloverde è forte come qualunque altro governo precedente e debole in stessa misura, le dichiarazioni di "ricatti & minacce" ricevuti da Bruxelles-Francoforte dai governi PD ne sono la dimostrazione.

La strategia del governo attuale è arrivare alle europee minimizzando i danni all'economia italiana (stante il rallentamento dell'economia globale) e poi si vedrà: se cambieranno le condizioni al contorno allora cambierà anche la strategia.

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Backspace 28 marzo, 2019 00:56

Gentile @Analfabeta Funzionale,

La ringrazio per la risposta. Mi rendo conto perfettamente della situazione, ed è per questa ragione che ho deciso di non seguire la corrente e di votare altrimenti nonostante la stima per il professor Bagnai. Sapevo perfettamente che tutte le ragioni che lei ha elencato nella sua risposta avrebbero impedito la realizzazione di progetti e intenzioni. Anche loro sapevano. Ho fatto bene: oggi non condivido molte delle posizioni del governo su diverse questioni importanti. Quanto al dopo-europee, c’ è davvero poco da stare allegri per almeno due ragioni: la prima è che l’europarlamento conta poco e non decide niente, la seconda è l’impossibilità di modificare la UE dall’interno. I Trattati sono praticamente immodificabili, non solo per struttura ma per il fatto che se su 18 paesi che chiedessero di rivedere alcune regole ve ne fosse uno solo in disaccordo, ciò basterebbe a chiudere il discorso.

Se l’eurozona dovesse un giorno collassare non sarà certo per opera nostra. E senza UEM non è detto che le politiche deflattive si esaurirebbero.

Saluti.

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Gerundo 23 marzo, 2019 11:05

Lei riesce sempre a dare una forma chiara a quello che prima era solo un malessere intuito: come un animale sente l'arrivo del terremoto.

Mi auguro che la sua intelligenza e passione serva ad aprire la mente a tante altre persone: per conservare una fede che unisca gli "sparpagliati nei boschi". Grazie.

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a perfect world 23 marzo, 2019 06:40

Gentile Pedante, grazie per l'ennesimo gioiello. Guardi, a me sarebbe bastato un "dalla mezzanotte è abolito il bollo auto". Tanto banale (le coperture alternative si trovano se si vuole) quanto impossibile. Se una banalità è impossibile, figuriamoci il resto.

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disperato 23 marzo, 2019 13:33

Gentile @a perfect world, in questo paese ormai qualunque cosa è diventata un'odissea.

Le racconto la mia piccola esperienza di questi giorni: devo rinnovare l'assicurazione della macchina, mi mandano le carte a casa, qualcosa non mi torna e per curiosità vado a chiedere spiegazioni. Risultato: ho scoperto che mi avevano cambiato il contratto senza neanche degnarsi di avvertirmi. Alla domanda perché non mi avete fatto il contratto dell'anno precedente, la risposta è stata (preciso che sono con Unipol) la formula KMsicuri non esiste più (mi vogliono fare Km&servizi). Poi guardo su internet e scopro che c'è ancora. Non ho ancora firmato, adesso andrò a litigare, ma credo che il problema sia che vogliono istallarti la unibox, cosa che io non voglio assolutamente (per inciso non ho capito se è obbligatorio, ma non credo).

Il problema è che viviamo in un mondo dove fregare il prossimo è la professione principe, e le istituzioni che dovrebbero ostacolare la cosa invece la favoriscono.

Poi va bé, voi mi direte che se mi aspetto onestà dalle assicurazioni sto fresco. Si lo so, infatti faccio solo le assicurazioni obbligatorie. Però non ho rinunciato a sperare in un mondo dove banche, assicurazioni, e ovviamente scuole e ospedali siano rigorosamente statali. E sia chiaro non è comunismo (comunista non lo sono mai stato, ne mai lo sarò).

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Chinacat 22 marzo, 2019 23:48

Mr. Pedante, per essendo d'accordo con lei in linea di massima, ho idea che la faccenda del "tuttosubitismo" sia leggermente più complessa di come sembra poiché deve tenere conto di un fattore del quale Lei non sembra tenere conto e cioé la "prospettiva". Spero quindi di riuscire a formulare una critica costruttiva :)

Tra gli altri avvenimenti del 1851, oltre al libro di Thackeray, c'è il "Jerry Rescue" (il salvataggio di Jerry).

Chi è Jerry? Jerry (nato William Henry) è un "tuttosubitista" di prima categoria. E quindi potrebbe non starci molto simpatico... se non che Jerry è nero, è nato in una piantagione del Sud degli Stati Uniti e tra la possibilità di essere forse emancipato un domani, sceglie il "tuttosubitismo" e scappa al Nord.

E già qui ci sta un pò più simpatico.

Dopo essere arrivato al Nord, in base alle leggi vigenti (il Fugitive Slave Act del 1850), il buon Jerry viene preso in custodia e deve essere riportato al Sud. La legge è legge, i trattati sono i trattati e quindi deve tornare ad essere schiavo: d'altronde non si può avere tutto e subito, no?

La fortuna di Jerry è che al Nord ci sono anche dei bianchi che appartengono alla categoria dei "tuttosubitisti", i quali si organizzano, lo liberano (violando apertamente la legge) e lo fanno scappare in Canada.

Se il buon Jerry avesse avuto la sfortuna di incontrare dei "nontuttosubitisti", sarebbe stato rimesse in catene (quelle vere) e spedito al Sud.

Non sto affermando che una cosa sia migliore dell'altra o che abbiano ragione gli uni o gli altri ma che non si può non tenere conto della prospettiva di Jerry. Anche questa va messa in conto.

Perché andare da un ragazzo italiano di 20 anni, disoccupato cronico o sottopagato cronico, e dirgli: tranquillo, ci vorranno anni ma prima o poi ne usciamo e dopottutto non si può avere tutto e subito... è come andare dal buon Jerry e dirgli: tranquillo, ci vorranno anni ma prima o poi cesserai di essere schiavo, mica puoi avere tutto e subito.

E se l'Italia è Jerry, chi vorremmo incontrare?

Chinacat

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Il Pedante 23 marzo, 2019 00:51

Mi dispiace che dal testo sia emersa una mia antipatia verso il "tuttosubitismo", che non c'è. Lo considero un momento democratico necessario dove l'elettorato richiama i vertici agli impegni presi. I cittadini non sono tenuti a occuparsi di strategie ma di bisogni e risultati.

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Chinacat 23 marzo, 2019 20:57

Gentile @Il Pedante, grazie per la precisa e importante risposta. Rileggendo il testo oggi, mi accorgo che c'è meno antipatia di quanta ne avessi scorta io.

In effetti sono d'accordo con Lei quando afferma che "Lo considero un momento democratico NECESSARIO dove l'elettorato richiama i vertici agli impegni presi."

Dove ho dei seri dubbi è sulla consapevolezza dell'elettorato: Jerry dove volesse andare, lo sapeva benissimo; l'elettore italico, indipendentemente dal "credo" politico, non ne ha la più pallida idea ed è terrorizzato dalle eventuali prospettive.

L'elettorato italiano non ha votato "a favore di" ma ha votato "contro" e se un domani, per ipotesi, il governo annunciasse "OK, si esce dall'euro", sarebbe lo stesso elettorato a fare marcia indetro.

E se i "tuttosubitisti" fossero troppo pochi?

Chinacat

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luigi briganti 22 marzo, 2019 18:05

Magistrale, bellissimo, struggente

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Fabio Sciatore 22 marzo, 2019 17:06

Tutto giusto, ma chi è che dovrebbe "sottrarsi ad esso su ogni campo e in ogni sua metamorfosi", se le formazioni politiche non tardano a essere le prime e peggiori tuttosubitiste? In pratica: quale formazione sociale può avere la forza di opporsi? Se per esempio la classe lavoratrice è frammentata in tanti corpi dalla composizione politica variegata, e la cui ricomposizione cosciente in forza "che si avanza" è molto di là da venire, quali di questi frammenti possono avere questa forza di resistenza? In verità non esistono situazioni senza via di uscita, alcuni esempi ce lo dimostrano.

In Inghilterra negli anni '70 prese piede il cosiddetto Lucas Plan, un evento storico che mi ha colpito molto, e alla cui conoscenza sono arrivato grazie ai libri di Noble. Ingegneri, lavoratori e sindacalisti presero parte a un progetto di riorganizzazione delle grandi industrie britanniche Lucas, contestandone il management e la politica di sviluppo dell'automazione, tagli del personale, regimentation and deskilling, concependo inoltre una forma partecipativa ai progetti di design industriale (rozza, è vero, ma sempre meglio delle genialate della Boeing). Ne raccomando la conoscenza e suggerisco un video: https://www.youtube.com/watch?v=0pgQqfpub-c&t=1s

Aggiungo che da qualche anno in Inghilterra alcuni attivisti hanno deciso di far ripartire il Lucas Plan - oggetto del video linkato - lanciando un nuovo progetto chiamato appunto il New Lucas Plan (link: https://lucasplan.org.uk/). Da seguire!

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Il Pedante 22 marzo, 2019 17:09

La segnalazione è preziosissima e riguarda un tema a me caro, come probabilmente sa. In quanto alla prima domanda, sì, il primo riferimento è alla classe politica (non necessariamente alle forze intese come partiti, alleanze ecc.). La mia vorrebbe essere una proposta di azione possibile.

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la funambola 22 marzo, 2019 19:10

L’Amore è Tutto

e subito :)

Il tuttosubitismo lasciamolo

a chi ha fatto dei tuttosubitisti

il ditino dietro cui nascondersi

e nascondere un tatticismo

che la Storia giudicherà

quando, sul lungo, saremo tutti morti

morti eccellenti e morti disperate

i sommersi e i salvati

un bacio

la funambola

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la funambola 22 marzo, 2019 19:41

...i Tuttosubitisti

hanno percorso tutte le strade possibili

hanno sbagliato

hanno portato pazienza

hanno sperato

hanno bestemmiato

hanno infine Pregato

affinchè i presunti salvati

ri conoscessero

la loro viltà :)

Amen

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Giulio 29 marzo, 2019 04:39

Molto bella... Molto vera.

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