Reddito di sudditanza

15 giugno, 2015 | 17 commenti

Tra i tanti eventi che certificano la morte della "sinistra" ce ne sono pochi di così simbolicamente potenti come il passaggio dalla battaglia per la piena occupazione a quella per il reddito o elemosina universale. La svolta è epocale ma consequenziale. Una comunità falsamente convinta che il denaro preceda la ricchezza non può che vedere nella disoccupazione un problema di mancato reddito e non - quale è - di mancata produzione, e quindi un impoverimento collettivo in termini reali.

Sul piano pratico le domande da porsi sono semplici. Se la produttività - cioè il rapporto tra output produttivo e costo - è tra le ossessioni principi dei tempi moderni, che senso avrebbe azzerarla per via istituzionale? E se la spesa pubblica improduttiva è l'incubo e lo spauracchio dei salotti contemporanei, che cosa c'è di più improduttivo di uno stipendio dato a chi non produce nulla? Poi dicono i forestali calabresi.

Ma soprattutto: perché uno Stato che lamenta carenze di risorse umane in settori vitali - sanità, giustizia, sicurezza, istruzione e uffici pubblici a ogni livello - adducendo l'impossibilità di pagarle, dovrebbe adesso distribuire stipendi senza chiedere in cambio le prestazioni lavorative di cui ha (cioè abbiamo) disperato bisogno? I 7.200 euro netti annui citati ad esempio nella proposta di legge del Movimento 5 Stelle corrisponderebbero a una decente retribuzione part-time. Chi la percepisce potrebbe riparare strade, argini e scuole cadenti, rimuovere discariche abusive, piantare alberi, custodire edifici pubblici, senza dire dei profili più qualificati: infermieri, geometri, giuristi, educatori ecc. Invece no. Ci teniamo il settore pubblico sotto organico («non ci sono i soldi!») e paghiamo i disoccupati per non far nulla («troveremo i soldi!»). Una proposta troppo folle per essere frutto (solo) della stupidità.

In realtà se i poveri bramano il reddito garantito per disperazione, i ricchissimi (come un Grillo, per dire) avrebbero ottimi e più ragionati motivi per desiderarlo. Molto è stato giustamente scritto sulla necessità di salvaguardare un livello minimo di sopravvivenza tra le masse per scoraggiarne le rivolte - che ricordiamolo, non si fanno né per le bandiere colorate né per la democrazia, ma per fame. Celebre è la formulazione di un padre spirituale dell'assetto economico comunitario europeo, Friedrich von Hayek (The Constitution of Liberty, cap. 19):

Occorre qualche forma di aiuto per chi versa nella povertà estrema o nella fame, anche solo nell'interesse di coloro che devono essere protetti dai gesti di disperazione dei bisognosi.

A sostegno di questo cinico ma centralissimo movente - in una civiltà in preda al caos il ricco non potrebbe godersi la ricchezza - altri aspetti concorrono a sposare felicemente il reddito senza lavoro con gli interessi di una ristretta classe dominante.

Compressione dei salari. Come ogni altro bene, anche la forza-lavoro risponde alla legge della domanda e dell'offerta, cioè si deprezza quando è più abbondante e si apprezza quando è più rara. Se tante persone si contendono pochi posti di lavoro vince chi, a parità di competenze, è disposto a farsi pagare di meno. Nello scenario opposto (tanto lavoro per pochi lavoratori) i datori di lavoro dovrebbero invece contendersi l'un l'altro i lavoratori offrendo compensi sempre più alti. La celebre curva di Phillips esprime questo fenomeno mostrando una relazione empirica di proporzionalità inversa tra disoccupazione e livello dei salari (all'aumentare della disoccupazione diminuiscono i salari). Ora, che nel nostro Paese la disoccupazione non sia una sciagura, ma uno strumento deliberato, cioè lucidamente perseguito, di compressione salariale (altrimenti detta "competitività") e deflazione via curva di Phillips, è stato recentemente denunciato persino da un esponente del PD, Alfredo D'Attorre. In quanto al reddito di cittadinanza, versare un'elemosina di sopravvivenza ai disoccupati senza impiegarli consentirebbe di salvaguardare l'ordine sociale mantenendo al contempo alta la disoccupazione, cioè quell'esercito industriale di riserva che garantisce la disponibilità di lavoro a basso costo e a bassi diritti. Il vero capolavoro è che questa soluzione, a beneficio di pochissimi, sarebbe in carico alla fiscalità generale cioè ai "privilegiati" che, avendo un reddito da lavoro, dovrebbero cederne una parte per finanziare un meccanismo infallibilmente destinato a comprimere i loro stipendi e a minacciare la sicurezza stessa del loro impiego.

Privatizzazioni. Che lo Stato crei lavoro - unica ricetta anti-crisi ad oggi collaudata con pieno successo, quella keynesiana - è una bestemmia da non pronunciare nei consessi politici contemporanei. Piuttosto, al reddito senza lavoro si contrappone il lavoro senza reddito. Ma pagare i propri cittadini per lavorare, giammai! Perché? Perché di norma i settori in cui opera lo Stato sono quelli potenzialmente più lucrosi: sia perché coprono bisogni vitali e irrinunciabili - salute, energia, sicurezza, giustizia, infrastrutture - sia perché intrinsecamente universali. Se lo Stato assorbisse la disoccupazione in modo diretto assumendo i lavoratori di cui ha bisogno, toglierebbe ai privati la possibilità di lucrare nei settori di sua competenza tramite privatizzazioni e appalti. Il reddito di cittadinanza scongiura efficacemente questo pericolo e fa sì che le casse pubbliche, cioè i cittadini, paghino tre volte: l'obolo ai disoccupati + il servizio pubblico ai privati + il relativo lucro.

Domanda interna. Come è noto, la "distruzione della domanda interna" è un obiettivo orgogliosamente rivendicato da Mario Monti e diligentemente perseguito dai suoi successori. Occorre tuttavia preservare un lumicino di domanda diffusa a beneficio delle élite industriali transnazionali senza minacciarne il primato economico. Come? L'importo esiguo del reddito di cittadinanza consente di foraggiare un mercato di consumatori low cost inevitabilmente orientati all'acquisto di merci seriali, di bassa qualità e di importazione: cioè esattamente il segmento produttivo delle industrie multinazionali. Gli eventuali produttori nazionali e di piccole dimensioni sono esclusi dal beneficio di uno stimolo economico di così bassa entità, avverando così la definizione lepeniana: «La mondialisation, c'est faire fabriquer par des esclaves pour vendre à des chômeurs». E che cos'è il reddito di cittadinanza se non appunto uno strumento per «vendre [pattumiera] à des chômeurs»?

Controllo sociale. Se il lavoro garantisce dignità e indipendenza, l'assistenzialismo crea schiavi. La condizionalità del beneficio è uno strumento di governo degli ultimi dove alla partecipazione democratica si sostituisce il ricatto. Non è certo un caso che fin dall'inizio il dibattito sul reddito di cittadinanza sia stato caratterizzato da letture "meritocratiche", cioè moralistiche e punitive: chi rifiuta un lavoro - qualunque lavoro, a discrezione del proponente - perde il diritto all'elemosina. Chi non dimostra di cercare lavoro, idem. Chi fa lavoretti in nero, pure. La definizione e il controllo dei requisiti apre orizzonti illimitati di potere per il dominus, che può imporre il proprio modello etico-politico e i propri interessi mediante la carota (cioè il bastone) dell'obolo.

Andrebbe fatto sommessamente notare che, se l'elemosina non è un diritto, lo sono invece il lavoro (Costituzione, art. 4), la sua retribuzione dignitosa (art. 36) e la salute (art. 32). Il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, di cui l'Italia è parte e che ha - ci piace dimenticarlo - la stessa obbligatorietà di Maastricht, riprende e amplia i diritti costituzionali includendo il diritto di ogni individuo "alla sicurezza sociale" (art. 9), "ad un livello di vita adeguato per sé e per la sua famiglia, che includa alimentazione, vestiario, ed alloggio adeguati" (art. 11), "alla libertà dalla fame" (ibidem), "a godere delle migliori condizioni di salute fisica e mentale che sia in grado di conseguire" (art. 12). La revoca del reddito di cittadinanza, per qualsiasi motivo e in assenza di misure sostitutive a garanzia dei succitati diritti, non è uno stimolo per costringere i "fannulloni" alla virtù paventando miseria, ma un crimine contro l'umanità: che è poi l'esito puntuale di ogni forma di moralismo collettivo.

Ma non solo. Lo stesso Patto sancisce "il diritto di ogni individuo di ottenere la possibilità di guadagnarsi la vita con un lavoro liberamente scelto od accettato" (art. 6). Comunque la si metta, il reddito di cittadinanza non è compatibile con il diritto umanitario, il quale infatti individua il veicolo di realizzazione dei diritti fondamentali nel lavoro e nella sua "decorosa" remunerazione (art. 7), non nell'assistenzialismo in conto capitale. Se gli Stati devono prendere "misure appropriate per garantire" il diritto al lavoro (art. 6), uno Stato che versa salari senza creare lavoro è inadempiente.

Il reddito di cittadinanza è uno strumento di controllo e sottomissione sociale, repressione dei salari e favoreggiamento dei grandi gruppi privati. Il fatto che sia invocato dal movimento politico personale di due milionari è perfettamente coerente con le premesse, mentre è patologico il sostegno dei cosiddetti, residui ed eventuali compagni. Un tempo difendevano le ragioni del lavoro contro il capitale. Oggi di quel capitale, bramato e quindi legittimato, chiedono le briciole per alimentare e sedare le fila di un gregge inerte, obbediente e ricattabile. Da proletari senza prole a lavoratori senza lavoro. Un bijou.


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Laura 23 gennaio, 2017 08:58

Buongiorno. Fra gli estremi di dare un reddito di cittadinanza incondizionato (sperimentazione in Finlandia appena iniziata) e lo zero assoluto di sostegno a chi non può essere preso in carico da Anpal perchè non ha potuto ottenere Naspi prima, sarebbe utile avviare sperimentazioni su campioni - molto piccoli direi - e per sperimentazione intendo quella in cui viene previsto un gruppo di controllo per evidenziare gli effetti degli interventi sul gruppo sperimentale. E, volendo essere pedante anch'io, farei attenzione all'effetto hawthorne http://w3.ced.unicz.it/upload/denito/lettura_mayo.pdf . Non posso sopportare che una giovane donna si riduca pelle ossa e stia per essere sfrattata e non accetti proposte di ricovero in comunità di crisi perchè ormai non è più lucida, senza tentare almeno di ragionare su come non arrivare a questo estremo. E' nel momento della prima crisi, quando ha perso punti di riferimento familiari e un lavoro, senza stare a guardare l'ISEE dell'annno prima (niente di più falso in molti casi, benefici a iosa a chi ha evaso o la disgregazione del nucleo familiare che è effettiva ma non documentata all'anagrafe), che deve intervenire il pubblico ufficio con la presa in carico effettiva della persona. No presa in carico tanto per dire: effettiva, cioè proporre, seguire l'inserimento, scoprire cosa c'è dietro a tante offerte di lavoro abominevoli ... Quindi, se questa impostazione di pensiero preliminare vi interessa, possiamo approfondire come - passo passo - fare.

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Dario Genovese 07 gennaio, 2017 22:16

Condivido in pieno. Ci sono mille modi per creare un 'reddito' di cittadinanza. Trasporti pubblici gratuiti (almeno quelli locali), acqua e energia gratuita fino ad una soglia di sopravvivenza, miglioramento dei servizi pubblici in genere (strutture sportive, etc...). Garantirebbero un'esistenza più dignitosa a tutti e creerebbe automaticamente lavoro utile per la collettività.

Ci si può anche affiancare un piccolo 'reddito' di cittadinanza, che conti esattamente per quello che è, cioè un reddito non subordinato ad altre condizioni. Avrebbe esclusivamente la funzione di una specie di aliquota negativa per i redditi più bassi e funzione redistributiva della ricchezza.

L'idea dietro al RdC come proposta dal m5s assomiglia troppo a questo:

http://www.wsj.com/articles/a-guaranteed-income-for-every-american-1464969586

Probabilmente l'obiettivo è distruggere il welfare pubblico, così il reddito lo usi, sotto ricatto, per garantirti i diritti fondamentali (salute e istruzione in primis).

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Marco Mercanzin 06 gennaio, 2017 15:04

Un piccolo contributo : fatti salvi i settori naturalmente monopolistici, che dovrebbero essere nazionalizzati, per tutto il resto, non è necessario che stato diventi imprenditore.

Infatti esso può benissimo "ordinare" lavori per la comunita, a aziende private, posto, per esempio, che esse dimostrino tot assunzioni in un determinato periodo.

È, infatti, solo la spesa dello stato a poter far ripartire l'occupazione, in periodi di recessione.

Si avrebbe così un impulso a assunzioni, e contemporaneamente, scongiurato clientelismo e inefficienze.

Un Piano di Lavoro Garantito fungerebbe anche da bechmark, in quanto lo stato imporrebbe, per affidare le commesse, un livello minimo di salario, sotto al quale la commessa non viene affidata.

Questo impedirebbe ai lavoratori di accettare salari inferiori, perché a quel punto potrebbero sempre scegliere di entrare in un PLG ed avere un salario superiore.

Avremmo quindi l'effetto che gli imprenditori, se vogliono forza lavoro, dovranno adeguarsi al benchmark fissato dallo stato.

Una volta raggiunta la piena occupazione, ci penserà la legge di domanda e offerta a garantire la giusta retribuzione ad ogni lavoratore : cioè, se tutti coloro che sono disponibili a lavorare, risultano occupati, nessuno di essi accetterà di abbandonare il proprio impegno se non per un salario maggiore di quello che percepisce, o per migliori condizioni.

Con tanti saluti a Marx.

Emerge quindi, come sia fondamentale un Prestatore di Lavoro di Ultima Istanza, impattante tanto quanto un LOLR.

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Giacomo 05 gennaio, 2017 12:55

Veramente interessante.

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Michele Masoch 04 gennaio, 2017 10:59

Gentile Pedante, ho letto oggi questo Suo post grazie alla segnalazione del prof. Bagnai (v. odierno post su Goofynomics, riguardante l'introduzione prossima ventura del c.d. "reddito di inclusione per le famiglie più povere", preannunciata dal ministro Martina). Chapeau! Sono davvero contento di averLa votata al #MIA16. Grazie per il Suo prezioso lavoro.

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Marco 14 dicembre, 2016 16:41

Gentile Pedante, mi permetto di segnalarle che il link https://www.mps.it/Glossario/C/CurvaDiPhillips.htm non è più attivo.

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mario cossu 16 agosto, 2016 19:20

Qui ci firmiamo senza paura, noi che commentiamo, nel blog dell'innominato. Giusto due spunti di riflessione sulle sue argomentazioni economiche, mentre su quelle sociologiche mi fa ribrezzo entrarvi, per come è evidente che vengano da qualcuno che la fame non l'ha mai conosciuta.

1. Un sussidio di disoccupazione/reddito di cittadinanza è presente in tutta Europa e in primis, compagno, nelle decantate socialdemocrazie scandinave;

2. il reddito di cittadinanza va contestualizzato in un pacchetto di misure economiche (di cui la principale sarebbe il ritorno alla lira e il riallineamento del cambio), possibili solo in un regime di espansione della spesa pubblica in cui l'emissione di titoli troverebbe nella Banca d'Italia il prestatore di ultima istanza;

3. per trovare lavoro a 2-3 milioni di italiani non basta ripianare gli organici pubblici, cosa che pure andrà fatta; servono 200 o 300 miliardi di PIL in più e questo si può fare solo recuperando produzione industriale e rendendo più competitiva la nostra economia (svalutando la moneta);

4. il reddito di cittadinanza porterebbe all'innalzamento dei salari e non il contrario: almeno per il fatto che per un salario analogo o per poco più nessuno sarebbe disposto a lavorare! Dunque fungerebbe da salario minimo (quello che in Italia voi di sinistra non avete voluto).

5. un'altra cosa evidente è che non si tratta di una misura statica: a mano a mano che più persone troveranno lavoro, i salari si alzeranno (a causa della competizione dei datori di lavoro) e diventeranno sempre più attrattivi per i disoccupati, visto che crescerà la differenza tra salario e sussidio; crescerà l'inflazione finalmente ed andranno introdotte misure d'indicizzazione;

6. Un'ultima cosa: mi spiace molto che benestanti come lei si permettano di scrivere queste cose, quando ci sono eserciti di derelitti in fila alle mense Caritas. Queste persone hanno diritto ad avere un reddito adesso, poi sarà compito dello Stato dare loro un lavoro dignitoso, altrimenti viene meno il patto sociale; e persone come lei dovrebbero guardarsi ogni giorno di più le spalle.

Ottimo il blog, fa piacere leggere uno che scrive bene, buona palestra di riflessione sull'attualità, ma non spari a zero sui 5 stelle con questo atteggiamento borioso e saccente. Probabilmente il motivo è che quelli come lei saranno esclusi, sotto i governi 5 stelle, dalle redazioni dei giornali, da incarichi prestigiosi e così via proscrivendo...

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Il Pedante 21 agosto, 2016 15:37

@mario cossu Vediamo se ho capito. Io scrivo ciò che scrivo IN QUANTO, scrivendo ciò che scrivo, non troverò lavoro né incarichi prestigiosi nel prossimo governo. Dimostrazione nitida degli effetti del fanatismo sulla logica.

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Sandro Lanzafame 07 settembre, 2016 19:53

@mario cossu, rispondo io su alcuni dei tuoi punti ( l'articolo de Il Pedante è ineccepibile e inattaccabile da qualsiasi punto di vista ) .

" 1. Un sussidio di disoccupazione/reddito di cittadinanza è presente in tutta Europa e in primis, compagno, nelle decantate socialdemocrazie scandinave; "

Certo che è presente, ma è un AIUTO per chi temporaneamente è senza lavoro, e non un SOSTITUTO del lavoro ,come viene presentato da Grillo. Quest'ultimo, infatti, continua ad andare in giro a ripetere che il lavoro non c'è più perchè viene sostituito sempre di più dalle macchine (sic)… e quindi il reddito di cittadinanza è il sostituto dal lavoro, perché il lavoro al posto nostro lo faranno le macchine (quando non si sa)… come d'altronde stanno strombazzando sempre di più La Stampa, L'Espresso e company (se vuoi ti linko gli articoli) che dicono le stesse "idiozie di regime" di Grillo… d'altronde uno che dice che "i dipendenti pubblici sono troppi e bisogna sfoltirli perchè costano troppo allo stato" (sic) e poi propone il reddito di cittadinanza, se credesse in buona fede a quel che dice (ma non è così) sarebbe da internare subito in un manicomio perchè non ha tutte le rotelle a posto...

" 2. il reddito di cittadinanza va contestualizzato in un pacchetto di misure economiche (di cui la principale sarebbe il ritorno alla lira e il riallineamento del cambio), possibili solo in un regime di espansione della spesa pubblica in cui l'emissione di titoli troverebbe nella Banca d'Italia il prestatore di ultima istanza"

Bellissima teoria, peccato che proprio voi dei cinquestelle, dopo un primo uso strumentale dell'uscita dell'Euro da parte di Grillo in campagna elettorale, avete completamente affossato l'idea e siete sul punto ambigui e contradditori, quando non apertamente per rimanere nell'Euro, come Grillo e Casaleggio stessi. Dopo il voltafaccia,l'idea di Grillo (che è la stessa del pagliaccio Varoufakis) è diventata quella di combattere i tecnocrati "dentro la UE" per farla diventare "da Europa delle banche a Europa dei popoli" (sic)… come se i tecnocrati potesse accettare di cambiare la propria creatura e stravolgerla rispetto allo scopo per cui l'hanno creata. Semplicemente ridicolo.

"3. per trovare lavoro a 2-3 milioni di italiani non basta ripianare gli organici pubblici, cosa che pure andrà fatta; servono 200 o 300 miliardi di PIL in più e questo si può fare solo recuperando produzione industriale e rendendo più competitiva la nostra economia (svalutando la moneta)"

Tutto giusto, ma fa strano sentirlo dai seguaci di uno che nel 2013 scriveva sul suo blog:

"Ogni mese lo Stato deve pagare 19 milioni di pensioni e 4 milioni di stipendi pubblici. Questo peso è insostenibile, è un dato di fatto, lo status quo è insostenibile, è possibile alimentarlo solo con nuove tasse e con nuovo debito pubblico, i cui interessi sono pagati anch'essi dalle tasse. E' una macchina infernale che sta prosciugando le risorse del Paese. Va sostituita con un reddito di cittadinanza".

http://www.beppegrillo.it/2013/02/gli_italiani_non_votano_mai_a_caso.html

A parte l'idiozia di un paragrafo in cui si dice che il peso dei dipendenti pubblici è insostenibile (sic) e poi si invita a dare il reddito di cittadinanza a tutti, senza chiedere lavoro in cambio (quello non è insostenibile? Ha ragione Il Pedante a sottolineare la demenziale contradditorietà di certe affermazioni), anche quello che enunci nel punto 3 non è comunque sufficiente. Per risolvere il FALSO problema della disoccupazione, basta applicare la semplice ricetta di Keynes: siccome macchinari e computer riescono a sostituire in sempre più cose il lavoro umano, e grazie a questo la produttività è aumentata in maniera impressionante, allora dobbiamo lavorare tutti TRE ore al giorno… basterebbe adottare questa semplice ricetta per eliminare il problema fasullo della disoccupazione… che sappiamo benissimo essere creata ad hoc dai capitalisti… peccato che, GUARDA CASO, non esista nessuna proposta di riduzione dell'orario di lavoro a parità di stipendio da parte dei cinquestelle, che sarebbe l'unica cosa sensata da fare...

http://www.eddyburg.it/2013/05/perche-stanno-cosi-male-i-pronipoti-di.html

Sugli ultimi tre punti non commento neanche, dopo i primi tre sarebbe superfluo. Dico solo che l'ultimo punto è ridicolo nel suo moralismo ricattatorio da Libro Cuore. L'assistenzialismo del reddito di cittadinanza è una pura presa per il culo se non si parla al contempo di lavorare tutti meno a parità di stipendio, ed eliminare così alla radice il falso problema della disoccupazione; perchè il lavoro C'E', checchè ne dica Grillo, basta ripartilo fra gli abili al lavoro, invece di lavorare tutti OTTO ore al giorno come i somari, perchè fa comodo ai capitalisti che introiettano 5 ore di puro SURPLUS (pluslavoro), e così si possono fare la villa alle Bahamas.

Se non si comprendono questi punti,e si continua a ciarlare di "lavoro che non cè più", e si continua a proporre il reddito di cittadinanza come sostituto di questo,allora si è dei ciarlatani come Grillo oppure degli imbecilli totali.

Purtroppo il movimento cinquestelle è un movimento da "fine delle ideologie" (ovvero la super-ideologia del capitale che oggi regna incontrastata, avendo eliminato tutte le altre) ed è il mascheramento dell'ideologia turbo-capitalistica che deve continuamente travestirsi e illudere la plebe del cambiamento continuo (quello di Tancredi nel Gattopardo: "cambiare tutto per non cambiare nulla"), per evitare le rivolte popolari che sono sempre possibili,stante la sempre maggiore insoddisfazione e miseria delle persone.

Eviterei di fare ricatti moralistici sulla povertà, proprio voi che siete i più grandi alleati del Capitale, pur travestiti di "rinnovamento" e "movimento democratico e dal basso" (sic), etichette che possono incantare solo i polli.

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Sandro Lanzafame 08 settembre, 2016 15:38

Ah,dimenticavo....visto che il tema del reddito di cittadinanza è da sviscerare e discutere per bene,andiamo a vedere proprio in un paese dell'Europa del Nord come viene usato...perchè questo è il punto.

Pare proprio che abbia ragione chi come Il Pedante paventa che possa essere una forma di assistenzialismo statale che non risolve affatto i problemi intrinseci al capitalismo e fa comodo ai padroni,perchè li solleva dall'" onere " di dare uno stipendio decente ai lavoratori,o di dargli un lavoro tout court.

Un pò come è sempre stata usata la cassa integrazione,per esempio: al lavoratore licenziato deve proveddere lo Stato...così il capitalista può tranquillamente licenziare," snellire la sua azienda " ,massimizzare i profitti,andare a produrre in Croazia,ecc...in questo modo,ciò che sembra solamente un giusto aiuto per i disoccupati,è in realtà,surrettizziamente,un vero e proprio " aiuto di Stato " ai capitalisti...poichè da una parte lo Stato dà la cassa integrazione o reddito di cittadinanza ai disoccupati,dall'altro lascia completa mano libera ai padroni di fare i propri porci comodi,avendo da tempo " rinunciato " ad avere una pianificazione economica statale in favore delle meraviglie del " libero mercato " .

Guardiamo per l'appunto come stanno usando il reddito di cittadinanza in Germania. Un comodo strumento per mantenere una massa di schiavi salariati,precari e part-time,in una situazione che sostiene in qualche modo la domanda interna,e al tempo stesso fa molto comodo a chi impiega i lavoratori secondo le nuove tipologie neo-schiavistiche dei " mini-jobs " : bassissimo costo del lavoro,libertà totale di licenziare secondo comodo,e contributi da versare allo Stato semplicemente ridicoli:

http://www.huffingtonpost.it/2013/05/11/reddito-di-cittadinanza-in-germania-ha-reso-precari-75-milioni-di-lavoratori-ed-e-diventato-la-bengodi-degli-imprenditori_n_3258229.html

Intendiamoci,il reddito di cittadinanza potrebbe anche essere uno strumento utile,in un contesto in cui parallelamente venissero affrontati e risolti i problemi della globalizzazione,della precarietà sul lavoro,della delocalizzazione,dei diritti sul lavoro,dei facili licenziamenti,ecc....all'interno di una pianificazione economica di Stato che mettesse dei seri paletti al capitalismo selvaggio,soprattutto con la definizione di salari minimi dignitosi uguali per tutti e di orari MASSIMI di lavoro...si,perchè l'unica strada sensata da percorrerre è quella keynesiana delle tre ore di lavoro al giorno,strada sulla quale mi pare si stiano incamminando proprio i paesi scandinavi,che stanno varando la giornata lavorativa di sei ore,ovviamente a parità di stipendio. E' ovvio che in questo senso bisognerebbe fare subito piazza pulita di tutte quelle tipologie di contratto neo-schiavistiche e precarizzanti che sono state introdotte negli ultimi decenni.

E' invece uno strumento utile ai turbo-capitalisti,nel momento in cui tutti gli altri nodi fondamentali dei rapporti di produzione vengono sistematicamente ignorati,e si presenta il reddito di cittadinanza come panacea universale di tutti i mali.

Certo,bisogna dire che il trucco è ben congegnato; il reddito di cittadinanza è un'idea assai popolare ( chi non vorrebbe dei soldi senza fare niente? ) . In questo senso si può ben dire che è un'idea POPULISTA,nel senso che apparentemente sarebbe conveniente per il popolo,anche se poi in realtà serve per metterglielo meglio nel didietro.

E' significativo che le proposte dei cinquestelle per affrontare i nodi essenziali che ho elencato,e per mettere un freno al turbo-capitalismo siano del tutto inesistenti e/o contradditorie e ridicoli ( come appunto l'idea di tornare alla Lira,impedita però di fatto dall'inesistenza di un progetto,o persino di una vaga idea,per uscire dalla trappola della UE - con i cinquestelle si resta in Europa anche fino alla disintegrazione totale dell'economia,questo oramai lo si è capito ) : per voi esiste solo il reddito di cittadinanza,in questo contesto nient'altro che un comodo aiuto di Stato affinchè il capitalismo predatorio e parassitario possa proseguire sulla strada della " cinesizzazione del lavoro " già avviata da diversi decenni.

Questo è esattamente ciò che viene comunemente chiamato " socialismo per ricchi " ,e le vostre politiche populiste ne sono l'esempio più lampante.

Altro che i poveri che fanno le file alle mense della Caritas...se aveste una dignità dovreste sciaquarvi la bocca ogni volta che avete il coraggio di menzionarli.

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Gianfranco Colombo 21 giugno, 2016 19:13

Scrivere questo genere di articoli stupidi è dimostrare che chi li scrive sputa nel piatto che mangia,crea solo caos per i cittadini e aiuta i padroni.

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Massimiliano 20 giugno, 2016 22:21

Qui sotto la vera frase e più in basso quella ottenuta tagliando una parte essenziale della frase originaria. Cliccando sul link, la spiegazione completa.

http://www.oraliberale.com/2012/09/chi-di-taglia-e-cuci-ferisce/

«Nel Mondo Occidentale, fornire agli indigenti e agli affamati per cause al di fuori del loro controllo una qualche forma di aiuto è una pratica oramai accettata come dovere dalla comunità. In una società industriale nessuno dubita che una qualche forma di intervento sia in questi casi necessaria, fosse anche solo nell’interesse di coloro che devono essere protetti da eventuali atti di disperazione da parte dei bisognosi. » Friedrich August Von Hayek



E questa sotto è la frase falsamente attribuitagli:

«fornire agli indigenti e agli affamati qualche forma di aiuto, ma solo nell’interesse di coloro che devono essere protetti da eventuali atti di disperazione da parte dei bisognosi.»

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Roberto 25 settembre, 2015 08:56

condivido l'articolo e trovo molto pregnanti le considerazioni riportate nel riquadro grigio,pertanto mi sembra essenziale sostenere che lo Stato, con opportune politiche keynesiane per creare lavoro, dovrebbe senz'altro riestendere gli organici dei settori pubblici secondo necessità e corrispondere un salario, benché minimo, per occupare i disoccupati in attività utili e necessarie. Giustamente ne hai citate un tot come : la tutela del territorio,rimozione di discariche abusive, manutenzioni strade ecc.,ecc. Tuttavia, affrontato vivaddio tutto ciò e ottenuta in tal modo l'occupazione per un bel numero di individui (ma questo ovviamente è già di per sé una battaglia lunga e per nulla scontata), rimane una questione tabù che sembra tutti evitino di affrontare, o per insipienza o per semplice ignoranza e sottovalutazione). L'innovazione tecnologica attuale e la sempre più accelerata ed efficiente automazione, stanno distruggendo e distruggeranno sempre più posti di lavoro in tutto il mondo,in qualunque settore e a qualunque grado di sviluppo dei paesi (perfino in Cina ed India), anche se naturalmente in modo più accentuato nei paesi con economie più avanzate.Tutto ciò si chiama : "disoccupazione tecnologica": tanti vecchi lavori spariscono a fronte di poche ed insufficienti nuove attività che nascono. Un esempio per tutti Uber che sta sottraendo lavoro ai tassisti ma già si sta profilando l'avvento dell'auto senza guidatore che soppianterà anche il lavoro degli improvvisati autisti di Uber. Questo è avvenuto già da tempo nel settore Primario (anche se l'agricoltura biologica potrebbe invertire parzialmente la tendenza), ma negli ultimi decenni anche e sempre più nel secondario, nel terziario e ultimamente nel terziario avanzato. Quindi, a parte tutta la giustezza di quanto affermato nel tuo intervento, il serio e attualissimo problema che si pone ulteriormente è il come potremo affrontare già da adesso anche tutto ciò ? Non è un problema del futuro è già pienamente in atto !

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Carmine 29 agosto, 2015 21:31

Le notizie si dovrebbero dare correttamente , molto falso quanto riportato qui sul reddito di cittadinanza proposto dal M5S. AL cittadino spettante tale aiuto , prima si vuole ridare dignità , quindi si propongono 3 lavori, se non si accettano o rifiuti di formarti torni a chiedere elemosina. L'idea condivisibile , in merito, è quando si dice che le piante organiche , in diversi settori, sono carenti pertanto bisognerebbe soddisfare tali carenze prima di parlare di NUOVO LAVORO.Ma il problema è sempre quello , LA RICONQUISTA DELLE NOSTRE SOVRANITA'

1) MONETARIA 2) ENERGETICA 3) ALIMENTARE ............... e forse per ultima anche quella linguistica io di "escort" sapevo solo di un certo tipo di automobile.

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fiorenzo fraioli 16 giugno, 2015 11:40

Ho ripubblicato, con link, il tuo ottimo articolo sul mio blog.

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Vitruviano 16 giugno, 2015 00:22

Con meno dovizia di richiami storico-giuridici-costituzionali ero arrivato alle stesse conclusioni anche se - ti sembrerà strano - trovo tu sia stato ottimista.

Il disegno finale non è neanche quello di una massa di nullafacenti che spende il reddito di cittadinanza in cloni di iphone ma quello di creare una massa di disperati ai quali ritogliere tutto quello che ricevono attraverso la privatizzazione dei servizi essenziali - sanità, energia elettrica, acqua - in modo che non abbiano via d'uscita.

L'insistenza con la quale dall'Europa (con il supporto dei libberisti de' noantri alla Giavazzi) si spinge l'Italia a privatizzare le municipalizzate mi fa pensare di non sbagliarmi troppo.

ps: non escludo che in qualche modo si leghi il percepimento del reddito di cittadinanza all'accettazione di qualche forma di "collaborazione sociale" chiudendo il cerchio, anzi la catena

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Vitruviano 16 giugno, 2015 00:22

Con meno dovizia di richiami storico-giuridici-costituzionali ero arrivato alle stesse conclusioni anche se - ti sembrerà strano - trovo tu sia stato ottimista.

Il disegno finale non è neanche quello di una massa di nullafacenti che spende il reddito di cittadinanza in cloni di iphone ma quello di creare una massa di disperati ai quali ritogliere tutto quello che ricevono attraverso la privatizzazione dei servizi essenziali - sanità, energia elettrica, acqua - in modo che non abbiano via d'uscita.

L'insistenza con la quale dall'Europa (con il supporto dei libberisti de' noantri alla Giavazzi) si spinge l'Italia a privatizzare le municipalizzate mi fa pensare di non sbagliarmi troppo.

ps: non escludo che in qualche modo si leghi il percepimento del reddito di cittadinanza all'accettazione di qualche forma di "collaborazione sociale" chiudendo il cerchio, anzi la catena

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