Se la Germania avesse vinto la guerra

27 aprile, 2016 | 9 commenti

Mi piace nel seguito ripubblicare, con il permesso dell'autore, un articolo dell'avv. Valerio Donato apparso in data odierna sul settimanale locale Il Canavese. Si tratta di una riflessione sul 25 aprile, la festa di liberazione da un progetto tedesco e da una sudditanza italiana con cui oggi torniamo a fare i conti, in un ripetersi inquietante di quelle circostanze. Celebrare il sacrificio dei partigiani e, al tempo stesso, ciò contro cui i partigiani hanno combattuto è l'indice di un ribaltamento ideologico dove l'automatismo dei simboli prevale sulla storia, condannandoci a riviverla.

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Il 25 aprile 1945 finiva l’occupazione tedesca iniziata con l’armistizio dell’8 settembre 1943. Per tutti questo giorno è l’occasione per ricordare le atrocità commesse durante i due anni di guerra di civile. Io invece voglio provare ad immaginare come sarebbe stata l’Europa qualora Hitler avesse vinto la sua guerra.

La Germania (ancora oggi stato federale, unificato dal cancelliere prussiano Otto Von Bismark che, sconfitte Austria - con l’aiuto dell’Italia - e Francia, fece incoronare nel 1871 Guglielmo I imperatore) ha storicamente sempre avuto mire di egemonia sull’Europa continentale (il Sacro Romano Impero o Reich). Il 21 gennaio 1904 fu creata a Berlino la Mitteleuropäischer Wirtschaftsverein, finalizzata all’integrazione economica degli imperi Tedesco e Austro-Ungarico con Svizzera, Belgio e Lussemburgo. Nel 1915 il saggio “Mitteleuropa” di Naumann indicò la necessità di stabilire al termine della guerra, una grande area economica Centro-Europea. Persa la grande guerra le aspirazioni di pangermanesimo vennero resuscitate dai nazisti e affidate al ministro plenipotenziario dell’economia, governatore della banca centrale e consigliere della pianificazione del III Reich, Walther Funk.

Il Piano Funk prevedeva una grande area economica, un graduale livellamento delle normative infranazionali e un’unica moneta comune, basata sulla compensazione fra import-export dei paesi membri, dove la Germania avrebbe imposto i relativi flussi (avrebbe quindi svolto la funzione di banca centrale).

Il Neuordnung Europas, Nuovo Ordine dell’Europa, avrebbe portato la subordinazione dell’apparato produttivo di tutto il continente europeo in funzione della supremazia della Germania.

In particolare l’industria, soprattutto quella pesante, si sarebbe concentrata in Germania e in parte nel nord est della Francia (l’Alsazia e la Lorena storiche regioni a forte presenza tedesca), mentre il resto d’Europa avrebbe dovuto fornire prodotti agricoli e forza lavoro.

In un tale contesto è facile immaginare che i paesi esterni avrebbero iniziato ad importare i prodotti ad alto valore aggiunto dell’industria tedesca accumulando forti deficit nella bilancia dei pagamenti, solo in parte compensati dalle esportazioni di materie prime, dei prodotti dell’agricoltura e dalle rimesse degli emigrati. In Germania, pertanto, si sarebbero accumulatati enormi surplus commerciali i cui proventi sarebbero stati reinvestiti nei paesi periferici proprio per finanziarie le cospicue importazioni di questi ultimi.

Le banche dei paesi perdenti avrebbero di conseguenze accumulato forti passività con l’unità di compensazione centrale tedesca (la banca centrale di tutto il sistema) portando ad una situazione altamente instabile ed esplosiva.

Un’eventuale shock esterno (che potremmo ipotizzare in una serie di fallimenti di un’area esterna all’unione – ad esempio gli USA con i quali a guerra finita si sarebbero ripresi normali rapporti commerciali) avrebbe potuto fare da detonatore, portando i creditori tedeschi ad esigere i loro crediti dai paesi periferici, nei quali si sarebbero dovute intraprendere politiche atte a limitare le importazioni (che potremmo chiamare riforme strutturali per guadagnare competitività) basate su una forte tassazione dei privati e un cospicuo taglio della spesa pubblica (riducendo il reddito disponibile si vanno a ridurre i consumi e quindi anche le importazioni).

Per fortuna Hitler perse e Funk, processato a Norimberga, fu condannato all’ergastolo, altrimenti oggi magari vivremmo sotto un’unica bandiera con tante croci uncinate a rappresentare gli stati soggiogati e una generalizzata deflazione con conseguente disoccupazione, calo dei redditi e distruzione di risparmi.

Ogni riferimento ad Unioni attuali, realizzate con trattati internazionali invece che con carri armati, ovviamente è puramente casuale.



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Mura Sandro 20 settembre, 2016 14:50

Sicuamente ha perso, non ha rimandato sostituendo gli attori, anche perchè verrebbe il dubbio che il regista sia esterno.

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Fulvio 09 settembre, 2016 11:23

Mi chiedo cosa cambi con l'unione europa (unione solo di nome).

Siamo sotto un gioco straniero, non di un altro stato, ma economico, con una classe politica che prende ordini da londra o bruxelles. Se avesse vinto la guerra la Germania non si avrebbero queste cose, ma la politica avrebbe regnato sovrana sull'economia. Ora si ha l'esatto contrario. Vendiamo pezzi di mare alla Francia e nessuno lo sa, lasciamo che l'europa (scritto volutamente con la lettera minuscola) decisa cosa e quanto materiale agricolo dobbiamo produrre (ditemi voi se è una cosa accettabile).

Quando in Italia ci stava un altro governo, almeno questa era rispettata, avevamo una dignita, ora l'abbiamo venduta al miglior offerente. Da scrivere ci sta ancora molto altro ma tanto la gente capisce solo quello che vuole capire. Non gliene faccio neanche una colpa, alla fine sono stati rincoglioniti da 70 anni da una propaganda in cui tutti i mali erano il fascismo e il nazismo. Leggete gente..

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carlo lavezzari 15 agosto, 2016 19:00

Se la Germania avesse vinto la guerra....

Se italiani e greci non fossero andati in pensione a 38 anni, se i burocrati greci non avessero avuto una ciurma di 50 autisti, se la figlie nubili dei burocrati greci non avessero incassato una pensione di 1200 euro/mese, se la corruzione greca e italiana non fossero a livelli mediorientali, se il sud italia non fosse dominato dalla malavita organizzata, se ogni tentativo di impresa in sud italia non fosse soffocato dai taglieggiatori, se ogni tentativo di impresa in Grecia non fosse soffocato da clientelismo e nepotismo, se la Grecia producesse qualcosa oltre alle olive kalamata, se la Grecia non avesse falsificato i conti per entrare nell'euro (sperando di ottenere che?)

Ma il pedante se la prende con la Germania.

Pedante, ma che, a casa hai gli specchi di legno?

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valerio donato 11 settembre, 2016 00:48

Gentile @carlo lavezzari,

mi permetto di rispondere ponendo delle riflessioni che la Sua prosa originale e profonda mi solletica.

Lei ha i dati delle pensioni greche e italiani?

Perché vede le Sue obiezioni sono note e, altrove, sedicenti professori le hanno analizzate, giungendo alla conclusione che esse siano un coacervo di luoghi comuni basati su superstizioni e credenze popolari assolutamente sganciate da qualsiasi rilievo fattuale.

Siccome il dubbio contraddistingue la persona intelligente, non posso non chiedermi chi sia il ciarlatano nella disputa.

La prego pertanto di fornirci le evidenze delle Sue affermazioni di modo che si possa rispondere a tono a siffatti pseudo scienziati.

Quanto alle ciurme greche le confesso che ho sempre provato antipatia per i marinai ellenici, che ho avuto modo di incontrare sui traghetti vacanzieri. Ho sempre sospettato tali sordidi individui fossero dediti alle peggio nefandezze, e il Suo autorevole commento mi giunge quindi come una conferma liberatoria.

Non comprendo il riferimento alle "figlie nubili dei burocrati greci". Intende forse le vergini vestali, guardiane del focolare domestico?

Le posso assicurare in merito che i greci non c'entrano nulla. Si tratta di un male esclusivamente italico risalente, pensi un po', ai tempi di Numa Pompilio.

In merito alle altre Sue pregevoli osservazioni le pongo infine un interrogativo. Perché un popolo così nobile e puro come quello tedesco ha acconsentito di unirsi con tali spregevoli nazioni "mediorientali", dominate "dalla malavita organizzata", dal "clientelismo" e dal "nepotismo"?

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gio80 01 novembre, 2016 01:08

Gentile @valerio donato,

Chi prese cosa, chi prese una decisione oppure un'altra sono tutte congetture che servono solo a confondere le idee. La storia é scritta dai vincitori quindi la verità non si scoprirà mai. Se hitler avesse perso apposta la guerra? Riflettendo sui fatti potremmo farci strada su quest'ipotesi, visto che un uomo così acuto che ha costruito un mega impero dalla cenere e dopo si é perso commettendo errori da dilettante con la "campagna di Russia"....Perché potrebbe averlo fatto? Il fatto che a noi interessa é che il 25 Aprile é finita una tirannia indiretta ed in Italia abbiamo salutato con gioia la sfilata dei carri armati degli USA...quindi un'altra volta non liberi...Dopo arriva la Santissima svalutazione della moneta di proprietà dello stato sovrano, dove i politici potevano "andarci giù pesante" ma il popolino viveva decentemente ed in 10 anni il privato acquistava una Casa. Dopo l'avvento dell'€ tutti i "giochini" sono finiti, casa in 40anni ecc ecc...É in corso un nuovo riassetto politico a livello mondiale e l'unico scopo é quello di riportare potere, denaro e proprietà immobiliari nelle mani di pochi.

Come ho sentito dire da terzi solo un'altra guerra ci può salvare, pensate voi come siamo messi...

Scusate la forma delle frasi ma credo che in questo modo si riesca a rimanere di più "sul pezzo" e pensare forse nella direzione giusta.

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valerio donato 23 novembre, 2016 22:12

Gentile @gio80, veramente nell'articolo non c'era nessuna congettura sui se e i ma della storia. Indignato dall'atteggiamento dei "compagni", che berciano di antifascismo ma poi difendono nella sostanza il peggior fascismo (che nacque sostanzialmente per disciplinare i lavoratori agli interessi dei padroni), mi sono limitato ad evidenziare le analogie tra la situazione attuale e quella desiderata dall'elite nazista.

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Maurizio Moretti 03 maggio, 2016 09:30

Egregio Pedante,

La colonna sonora, il trucco, gli effetti speciali e gli attori, soprattutto i caratteristi, cambiano, ma il tema è sempre lo stesso. E i conflitti di classe. E lo "scacchiere internazionale" dei vari imperialismi.

Ma ci hanno raccontato che tali concetti obsoleti sono finiti nella spazzatura della storia assieme al muro di Berlino (mentre al riparo di un opinione pubblica sedata si calibravano gli ultimi aggiustamenti del meccanismo liberista in Cile e dintorni) e quasi tutti ce la siamo bevuta.

Diamogli tempo e si troverà anche il capro espiatorio da arrostire sul barbecue di una nuova Shoha.

PS: malgrado tutto i nonni Carletto e Federico, i prozii Vladimiro, Leone, Rosa e Antonio fanno ancora una paura barbina a lorsignori. Tanto da arrivare ad abbattere a rivoltellate persino un quasi innocuo nipote svedese (Olof) che aveva avuto l'ardire di dipingere l'inevitabile epilogo, molto di lá da venire, dell'eresia del rinnegato Kautsky: cari compagni, socialdemocratici o bolscevichi, prima o poi dovremo mettere all'ordine del giorno i passi finali, abolizione della proprietà privata, socializzazione di ogni strumento di produzione, ecc ecc. E sa una cosa? Da queste parti paiono crederci ancora. Ah, questi inguaribili utopisti vikinghi....

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Joel Samuele Beaumont 30 aprile, 2016 18:28

Una riflessione sul fascismo e l'antifascismo.

Essendo nato nel 78, mi hanno insegnato fin da piccolo che il fascismo è cattivo, mentre invece il sistema dove sono nato garantisce il massimo dell'espressione democratica, ed è stato un bene che l'Italia abbia perso la guerra, e il 25 aprile costituisce quindi una delle ricorrenze più importanti dell'Italia, in quanto rappresenta il punto di partenza della democrazia.

Ma con l'esperienza mi sono reso conto che non potevo esprimermi al meglio, sulle cose che contano.

Mi rendo conto, leggendo ad esempio Karl Kraus, che la Germania ha sempre avuto la mania delle esportazioni, e che questa idea della moneta forte, è radicata nel sistema tedesco. Questa cosa tra l'altro, è stata ribadita nel primo summit MMT, il quale ideatore Paolo Barnard spiegava la provenienza dell'idea dell'€uro anche nel post: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=257

Nel post linkato sopra, si parla di progetto franco-tedesco, durante la seconda guerra mondiale, dove se uno si appella alla realtà del momento, la prima cosa che pensa è che in quel periodo Francia e Germania erano nemici. Come può essere che stavano pensando una cosa del genere in quel periodo?

Ma siccome gli ambienti letterari, culturali, e di élite, ragionano su un altro piano, esistono varie correnti, nei vari regimi, che esistono e resistono a prescindere dei cambi di facciata.

Quindi se uno pensa che il fascismo era cattivo e invece poi sono arrivati i buoni, dovrebbe fare una profonda analisi di tutte le forze in gioco, che sono vissute durante il fascismo, e che sono sopravvissute anche dopo.

In particolare, penso che all'interno di fascismo e nazismo ci fossero varie correnti, anche in conflitto tra di loro, e che alla fine della guerra, sono sopravvissute probabilmente quelle che riguardano la moneta unica, e non solo.

Bisogna ragionare sul fatto, per esempio riguardo il fascismo, che la creazione di una economia di Stato, l'istituzione della banca d'Italia pubblica, l'IRI, e tanti interventi pubblici che oggi sono un sogno, sono propriamente cose avvenute durante il fascismo.

A mio parere, uno dei motivi principale per cui ci hanno "liberato", è quello di contrastare una certa politica statale, contraria alle logiche del libero mercato. E di fatto è stata la sinistra liberista, ad essere campione nello smantellare quelle istituzioni che il fascismo aveva creato.

Ma per quanto riguarda invece l'idea della moneta unica tedesca, quella l'hanno lasciata passare, e oggi ne subiamo le conseguenze.

Dopo avvenimenti recenti come la guerra in Libia, dove - secondo me - i ribelli non erano altro che mercenari pagati dai soliti, ho cominciato a dubitare sulla storia di come ce l'hanno insegnata. E non dico di essere sostenitore di fascismo e nazismo, per il semplice fatto che io non c'ero, e non me la sento di dire la mia, partendo da punti di vista che tendenzialmente sono sempre faziosi, e quindi si parla sempre di mezze verità, o anche totali bugie.

Ma ho smesso di usare il termine fascista e/o nazista in senso negativo a prescindere, in attesa di capire come realmente sono andate le cose, soprattutto ora che attraverso lo studio della MMT, mi rendo conto che la vera politica, è al di fuori di date "certe" come quella del 25 aprile, e che tutto avviene con varie sfumature, e spinto da interessi di vari tipi.

Il 25 aprile per me significa, sbarco degli americani, che con le loro installazioni militari fanno un po' come gli pare (vedi MUOS in Sicilia), e mancanza di sovranità sul territorio italiano. Questo a prescindere di cosa sia stato realmente il fascismo, e il nazismo, che per me sono due fenomeni distinti, e non della stessa natura; e che quindi non vanno considerati in un unico blocco con il termine "nazi-fascismo".

Quindi per me è una data festiva sul calendario, che interessa gli statali che quel giorno stanno a casa.

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ws 28 aprile, 2016 13:42

avrai comunque notato che si celebra la vittoria " partigiana " sul "nazifascismo" ... mica la sconfitta della germania .

E in questo gioco semantico basta dichiararsi noi " partigiani" e " "nazifascisti" tutti gli altri ed e' fatta , non ci sono " contraddizioni" .

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