Se la Germania avesse vinto la guerra

27 aprile, 2016 | 12 commenti

Mi piace nel seguito ripubblicare, con il permesso dell'autore, un articolo dell'avv. Valerio Donato apparso in data odierna sul settimanale locale Il Canavese. Si tratta di una riflessione sul 25 aprile, la festa di liberazione da un progetto tedesco e da una sudditanza italiana con cui oggi torniamo a fare i conti, in un ripetersi inquietante di quelle circostanze. Celebrare il sacrificio dei partigiani e, al tempo stesso, ciò contro cui i partigiani hanno combattuto è l'indice di un ribaltamento ideologico dove l'automatismo dei simboli prevale sulla storia, condannandoci a riviverla.

***

Il 25 aprile 1945 finiva l’occupazione tedesca iniziata con l’armistizio dell’8 settembre 1943. Per tutti questo giorno è l’occasione per ricordare le atrocità commesse durante i due anni di guerra di civile. Io invece voglio provare ad immaginare come sarebbe stata l’Europa qualora Hitler avesse vinto la sua guerra.

La Germania (ancora oggi stato federale, unificato dal cancelliere prussiano Otto Von Bismark che, sconfitte Austria - con l’aiuto dell’Italia - e Francia, fece incoronare nel 1871 Guglielmo I imperatore) ha storicamente sempre avuto mire di egemonia sull’Europa continentale (il Sacro Romano Impero o Reich). Il 21 gennaio 1904 fu creata a Berlino la Mitteleuropäischer Wirtschaftsverein, finalizzata all’integrazione economica degli imperi Tedesco e Austro-Ungarico con Svizzera, Belgio e Lussemburgo. Nel 1915 il saggio “Mitteleuropa” di Naumann indicò la necessità di stabilire al termine della guerra, una grande area economica Centro-Europea. Persa la grande guerra le aspirazioni di pangermanesimo vennero resuscitate dai nazisti e affidate al ministro plenipotenziario dell’economia, governatore della banca centrale e consigliere della pianificazione del III Reich, Walther Funk.

Il Piano Funk prevedeva una grande area economica, un graduale livellamento delle normative infranazionali e un’unica moneta comune, basata sulla compensazione fra import-export dei paesi membri, dove la Germania avrebbe imposto i relativi flussi (avrebbe quindi svolto la funzione di banca centrale).

Il Neuordnung Europas, Nuovo Ordine dell’Europa, avrebbe portato la subordinazione dell’apparato produttivo di tutto il continente europeo in funzione della supremazia della Germania.

In particolare l’industria, soprattutto quella pesante, si sarebbe concentrata in Germania e in parte nel nord est della Francia (l’Alsazia e la Lorena storiche regioni a forte presenza tedesca), mentre il resto d’Europa avrebbe dovuto fornire prodotti agricoli e forza lavoro.

In un tale contesto è facile immaginare che i paesi esterni avrebbero iniziato ad importare i prodotti ad alto valore aggiunto dell’industria tedesca accumulando forti deficit nella bilancia dei pagamenti, solo in parte compensati dalle esportazioni di materie prime, dei prodotti dell’agricoltura e dalle rimesse degli emigrati. In Germania, pertanto, si sarebbero accumulatati enormi surplus commerciali i cui proventi sarebbero stati reinvestiti nei paesi periferici proprio per finanziarie le cospicue importazioni di questi ultimi.

Le banche dei paesi perdenti avrebbero di conseguenze accumulato forti passività con l’unità di compensazione centrale tedesca (la banca centrale di tutto il sistema) portando ad una situazione altamente instabile ed esplosiva.

Un’eventuale shock esterno (che potremmo ipotizzare in una serie di fallimenti di un’area esterna all’unione – ad esempio gli USA con i quali a guerra finita si sarebbero ripresi normali rapporti commerciali) avrebbe potuto fare da detonatore, portando i creditori tedeschi ad esigere i loro crediti dai paesi periferici, nei quali si sarebbero dovute intraprendere politiche atte a limitare le importazioni (che potremmo chiamare riforme strutturali per guadagnare competitività) basate su una forte tassazione dei privati e un cospicuo taglio della spesa pubblica (riducendo il reddito disponibile si vanno a ridurre i consumi e quindi anche le importazioni).

Per fortuna Hitler perse e Funk, processato a Norimberga, fu condannato all’ergastolo, altrimenti oggi magari vivremmo sotto un’unica bandiera con tante croci uncinate a rappresentare gli stati soggiogati e una generalizzata deflazione con conseguente disoccupazione, calo dei redditi e distruzione di risparmi.

Ogni riferimento ad Unioni attuali, realizzate con trattati internazionali invece che con carri armati, ovviamente è puramente casuale.



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Catilina 06 dicembre, 2017 09:56

Da tempo mi ero ripromesso di scrivere una risposta all’analisi proposta dall’avvocato Valerio Donato.

Premetto che se mi fossi presentato ad un convegno medico con qualcosa del genere sarei stato sicuramente fischiato.

Edwards Deming saggiamente disse: “Without data you are just another person with an opinion..”

Prima di entrare nel merito gradirei operare due precisazioni:

1) L’armistizio è un accordo tra belligeranti che sospende parzialmente o totalmente le ostilità. Quello che avvenne a Cassibile aveva però più le caratteristiche di una resa incondizionata e passaggio al nemico, tanto da generare in molti la convinzione che vi fu un vero e proprio tradimento da parte di settori della classe dirigente militare italiana di fede monarchica e di risaputa tradizione anglofila e massonica. Si mettano a confronto le condizioni di resa di Compiegne e la vergogna di Cassibile e avrete la differenza di statura tra Petain e Badoglio.

L’esercito francese non smobilitò né si consegnò al nemico restando nelle proprie caserme né fu dato l’ordine di sparare alle spalle all’alleato di ieri né il capo dello Stato Petain fuggì abbandonando i suoi soldati come fecero Badoglio e il re Vittorio Emanuele.

È sufficiente dare una lettura al testo dell’armistizio per farsi un’idea circostanziata. (1-2)

2) L’occupazione militare tedesca fu dettata dal tradimento dell’alleato italiano. Mors tua vita mea. I tedeschi occuparono l’Italia non perché la volessero occupare militarmente ma perché dovevano difendere la Germania che era sotto attacco. Mi rendo conto che parlare di interesse nazionale ormai è fuori moda ma tant’è. Questa lettura critica è avallata da semplici deduzioni geopolitiche, dalle dichiarazioni testamentarie di Hitler, dal fatto che i tedeschi sostennero la nascente RSI trattando i repubblichini come alleati e da semplice buon senso. Come avrebbero dovuto reagire i tedeschi di fronte al tradimento italiano? Ringraziando? Non riconoscere la legittimità della risposta manu militari tedesca è nella migliore delle ipotesi un nonsenso. E poi chiedo: come reagirebbero gli USA con un alleato instabile passato con il nemico? La domanda è pleonastica.

Mi trovo in un certo imbarazzo di fronte a quest’articolo. L’imbarazzo deriva dal fatto che, usando una metafora, si guarda la pagliuzza e non la trave.

Noi viviamo in un sistema totalmente modellato sui valori e sui canoni anglosassoni.

Vale la pena ricordare che gli anglosassoni hanno sottomesso l’intero globo. Come è possibile che a loro è concesso avere mire egemoniche e agli altri no?

Lo sconcerto è massimo. Massimo perché vi è una visione miope, assumendo la buona fede dell’avvocato Donato.

Lukacs avrebbe parlato di decadenza ideologica. Dove sono le considerazioni geopolitiche? E l’ aspetto biologico? Nulla di tutto ciò.

Come in Natura tra animali vi sono delle beghe per territori di competenza così avviene tra uomini, su vasta scala. Non vi è nulla di anomalo nell’avere un progetto egemonico. Anzi io dico che è preoccupante l’esatto opposto.

Se un’élite di un paese non ne ha uno beh vorrà dire che quesa élite è la pedina di qualcun altro.

È sconcertante assistere a requisitorie di questo tipo in assenza di qualcosa di analogo rivolto agli anglosassoni ai quali sembrerebbe essere concesso tutto. Del resto si sentono predestinati. E hanno convinto il mondo circa la bontà di tale predestinazione.

Tutto questo è chiaramente una diretta conseguenza della sottomissione culturale (Bagnai nella prefazione al suo libro lo ricorda) oltre che politica alle talassocrazie anglofone, avvenuta soprattutto a suon di bombe. Per la pace, la libertà e la democrazia si intende.

Ha ragione Dezzani quando dice che “la storia è basata sulla volontà del “mare” di sottomettere la “terra” e sull’opposto desiderio della “terra” di domare il “mare””. (3)

Il mare aperto è teoricamente libero e non è soggetto ad alcuna sovranità.

Gli anglosassoni, prima in Inghilterra e successivamente attraverso gli USA hanno voltato le spalle alla terra e hanno dominato e dominano i mari da 300 anni a questa parte. Solo così ci spieghiamo alcune frasi e formule celebri.

L’ammiraglio americano Mahn nel suo “The influence of sea power upon history” spiega la teoria del “sea power” e in un altro saggio del 1904 preconizza la riunificazione tra Inghilterra, da lui definita “isola minore, e Stati Uniti, “isola maggiore”

Qualche tempo prima Sir Walter Raleigh, navigatore, corsaro e poeta elisabettiano, ebbe a dire: “Chi domina il mare domina il commercio del mondo, e a chi domina il commercio del mondo appartengono tutti i tesori del mondo e il mondo stesso”. Oppure: “ogni commercio è commercio mondiale, ogni commercio mondiale è commercio marittimo”. A cui fanno seguito al culmine della potenza mondiale e marittima inglese gli slogan liberisti “ogni commercio mondiale è libero commercio”.

Non è un caso né che la rivoluzione industriale sia avvenuta su quell’isola né che il Capitalismo sia nato lì. Max Weber a riguardo ha scritto pagine di rara bellezza.

Utile per chi volesse capire lo scenario internazionale di oggi e di ieri è lo studio di “The Geographical Pivot of History”, pubblicato nel 1904 da Halford John Mackinder.

Purtroppo non sono riuscito a reperire il Piano Funk. Non se ne fa riferimento nemmeno sui miei libri di storia e questo la dice lunga sull'importanza che ebbe. Quindi ho preferito, per farmi un’idea, affidarmi alle parole proferite dal ministro stesso in un famoso discorso del 25 luglio del 1940 sulla riorganizzazione economica dell'Europa dopo la guerra.

Mi limito, anche alla luce di altri documenti in mio possesso, a dire che la presenza in linea di massima di un’idea su una visione di comunità europea a guida nazionalsocialista è ben documentabile e anche fisiologico a mio parere. Altro è poi cavalcare le onde della fantasia.

Quando però ad un certo punto l’avvocato scrive che “Ogni riferimento ad Unioni attuali, realizzate con trattati internazionali invece che con carri armati, ovviamente è puramente casuale” attua un procedimento che potremo definire di ingegneria storica.

Occorre ricordare tre cose:

1) Germania se annetteva pezzi d’Europa era perché quei pezzi di Europa erano pieni di tedeschi. I quali volevano entrare a far parte del Reich. Ricordo che lo smembramento fu opera anglosassone alla Conferenza di Versailles del 1919 avvenuta dopo una guerra sulla quale ancora oggi nessuno è stato in grado di dare una razionale spiegazione circa le cause che l'hanno scatenata. A tale conferenza non furono ammessi gli sconfitti ed, in nome dell’autodeterminazione dei popoli (sono bravi a trovare le formule giuste), si operarono divisioni unilaterali. Che poi l’autodeterminazione dei popoli valeva per tutti eccetto che per tedeschi ed italiani. Ricordo a tal proposito l’infinita tracotanza di Sir Wiston Churchill che lo spinse a vantarsi pubblicamente, alla Camera dei Comuni, il 3 marzo 1919, del fatto che il blocco navale stava distruggendo la Germania: « Stiamo mantenendo tutti i nostri mezzi di coercizione pienamente operativi... Stiamo rafforzando il blocco con vigore... La Germania è prossima alla morte per fame. Le prove di cui dispongo... mostrano... il grande pericolo del collasso dell'intera struttura sociale tedesca e della vita nazionale, sotto la pressione di fame e malnutrizione.»

2) la dichiarazione di guerra stando ai fatti fu consegnata da Londra e Parigi a Berlino e non il contrario. E non mi risulta sia stata consegnata anche ai russi che avanzarono nell’altra metà della Polonia. Fu proprio Stalin attraverso le colonne della Pravda il 30 novembre del 1939 a dire: “non è stata la Germania ad attaccare la Francia e l’Inghilterra, bensì la Francia e l’Inghilterra hanno attaccato la Germania, assumendosi la responsabilità della guerra in corso” (4).

Sempre la Pravda, il 26 gennaio del 1940, scriverà: “la guerra imperialista intrapresa dall’Inghilterra e dalla Francia prosegue già da cinque mesi…Il 3 settembre Inghilterra e Francia hanno respinto le proposte di pace insistendo ostinatamente non solo sulla continuazione della guerra ma anche sul suo ulteriore prolungamento. Gli imperialisti anglo-francesi vogliono la distruzione della Germania e, se si astengono da ogni offensiva immediata, è solo per ragioni politiche”

3) Carri armati? Quali carri armati?

Taylor, uno dei più grandi storici inglesi dell’età contemporanea, dirà: “Il primo riarmo tedesco fino alla primavera del 1936 fu in gran parte un mito. Hitler ne fu spinto dal timore dell’armata rossa. Naturalmente anche Francia e Inghilterra avevano dato avvio al riarmo. In verità Hitler avanzava di pari passo con gli altri, e non molto più velocemente…Nel 1938-39, l’ultimo anno di pace, la Germania spese in armamenti circa il 15 % del PIL. La percentuale inglese era la stessa. Le spese tedesche per gli armamenti furono in effetti DIMINUITE dopo Monaco, restando ferme a questo livello più basso tanto che, nel 1940 la produzione inglese di aerei, per esempio superava di gran lunga quella tedesca…La Germania aveva 3500 carri armati, la Gran Bretagna e la Francia 3850”. Durante il famoso Anschluss avvenuto nel 1938 ben “il 70% dei veicoli si guastarono per via prima di raggiungere Vienna”.

Non male per l’esercito che di lì a due anni, per detta di molti, avrebbe avuto tra le sue mire il mondo intero. Un mondo fatto per tre quarti di acqua e con in vigore l’accordo bilaterale anglo-tedesco del 18 giugno del 1935 con il quale il tonnellaggio della marina tedesca non avrebbe dovuto superare il 35% di quella britannica.

Continua Taylor: “…la produzione di armamenti in Germania non fu ridotta soltanto nell’inverno 1940-41: subì un’ ulteriore riduzione nell’autunno del 1941, quando la guerra con la Russia era già cominciata. Né ci furono cambiamenti sostanziali dopo la prima ritirata di Russia e neppure dopo la catastrofe di Stalingrado. La Germania continuò ad avere un’economia di guerra da tempo di pace. Solo le incursioni aeree inglesi con bombardamenti delle città tedesche indussero Hitler a prendere la guerra sul serio. La produzione tedesca toccò il suo apice nel luglio del 1944”. (5)

Si badi bene a me non interessa fare l’apologia della Germania nazionalsocialista o di Hitler.

Mussolini faceva bene, a mio avviso, a tenere fortificato il Brennero più di ogni altro limes italiano. Inoltre sono sempre stato in sintonia con Andreotti quando affermava di amare la Germania talmente tanto da preferirne due.

Viviamo però in un mondo dove o sei predatore o sei preda. L’unica cosa che si può fare è, se non si è preda, nel qual caso si subiscono una serie di imposizioni, è di essere un predatore benevolo (socialista per intenderci) applicando i principi partoriti dalla rivoluzione francese, però corretti.

Questo è un punto chiave. E qui mi rivolgo a tutti coloro sono contro il sistema euro.

Non basta professarsi contro. Occorre proporre una visione altra. Un progetto egemonico e totalizzante da contrapporre a quello esistente.

Nel mentre leggevo l’analisi una domanda su tutte però mi rimbalzava nella testa: ma l’avvocato Donato parla da italiano o da cittadino del mondo?

In entrambi i casi però mi risulta difficile comprendere la sua analisi. Mi spiego meglio.

Se parla da cittadino del mondo la sua compenetrazione circa la sorte che forse avrebbero subito i cittadini dell’area balcanica (il forse è d’obbligo dato che nessuno sa realmente cosa sarebbe accaduto non essendoci mai stata l’attuazione del piano Funk) cozza con quello che realmente è successo in quelle aree con la disfatta dei fascismi e il dominio anglosassone e sovietico.

Alcuni paesi sono finiti nell’orbita sovietica e hanno pagato sulla loro pelle il prezzo del Comunismo, quello vero. A riguardo è utile “Rapporto sulla dittatura comunista” che conta più di 600 pagine è stato il frutto di una ricerca che ha riunito 20 studiosi (storici, sociologi, politologi ecc.) (6)

Gli altri, i più fortunati direbbe qualcuno che ha coraggio da vendere, quelli al di qua per intenderci, sono stati smembrati in lotte intestine o bombardamenti umanitari (tra l’altro proprio da noi che avremmo avuto tutto l’interesse geopolitico ad spingere per una Jugoslavia unita) tanto che si è coniato un temine ad hoc per definire certe operazioni democratiche: “balcanizzazione”.

Se parla invece da italiano lo capisco ancora meno dato che Mussolini era alleato di Hitler e non vedo in che modo l’Italia avrebbe potuto subire il destino che l’avvocato prefigura (ipoteticamente) per quei paesi dell’area balcanica inseriti nel fantomatico piano Funk.

Fu lo stesso ministro Funk a ribadire questa ovvietà in un famoso discorso del 25 luglio del 1940 dove ad un certo punto chiosava così: "Wir werden mit dem verbündeten Italien auf allen Gebieten auf das engste zusammenarbeiten un die deutschen und italienischen Wirtschaftskräfte zum Neubau Europas zumammefassen" (7). Il traduttore di google rende giustizia alla frase anche se so che Lei, signor Il Pedante, non ne ha bisogno.

Italia che ha poi subito il destino amarissimo che è sotto gli occhi di tutti. Destino riservatole dagli anglosassoni e non certo dai tedeschi. “Colonia Italia” o anche ”il Golpe Inglese” di Fasanella e Cereghino sono letture aspre ma consigliate.

L’articolo è evidentemente volto solo a configurare una continuità tra la Germania di ieri con quella di oggi adoperando la solita reductio ad Hitlerum. Interessante poi che lo stesso Milosevic fu identificato come il “piccolo Hitler serbo”(8)

Pare che ogni epoca abbia il suo mostro.

Si dimentica che nella Germania odierna sono installate più di 170 basi americane con circa 34.000 soldati statunitensi armati fino ai denti (9). Senza parlare di navi da guerra, squadre aeree, sistemi balistici e arsenale atomico.

Solo chi è sprovvisto degli elementari rudimenti geopolitici può pensare che uno Stato in queste condizioni sia libero di agire autonomamente. “Quando il dito indica la luna, lo sciocco guarda il dito".

L’intenzione è quella di piegare i fatti al fine di suffragare la propria ipotesi di lavoro. Ovvero che i tedeschi sono cattivi

Ricordo che il termine “cattivo" deriva dal latino captīvus, che significa prigioniero. In una guerra, colui che perde, e viene fatto prigioniero, diventa il “cattivo”.

Quindi, quando ci parlano dei cattivi, ci parlano dei perdenti. Che magari avevano pure delle buone idee. Ma questo, dimenticavo, non si può dire.

1) Testo corto: https://ilbanditodellaguerrafredda.files.wordpress.com/2017/03/allegato-2-termini-armistizio-pdf.pdf

2) Testo lungo (suggerisco su tutti lettura punti: 16, 20, 23, 32b): http://www.storiaxxisecolo.it/documenti/documenti16.html

3) http://federicodezzani.altervista.org/assalto-alleurasia-la-corea-del-nord-e-solo-lantipasto/

4) https://web.archive.org/web/20070927220656/http://www.carlonordling.se/ww2/didstalin.html

5) Alan John Percival Taylor: “Le origini della Seconda Guerra Mondiale” coadiuvato da Burton H. Klein: “Germany’s Economic Preparation for the war”, Klein era un economista che lavorava con la Rand Corporation

6) https://www.wilsoncenter.org/sites/default/files/RAPORT FINAL_ CADCR.pdf

7) http://www.profit-over-life.org/books/books.php?book=37&pageID=12&expand=no

8) Nolte: Il terzo radicalismo. Islam e Occidente nel XXI secolo

9) http://www.kelebekler.com/occ/bas_it.htm e http://www.limesonline.com/lo-schieramento-militare-usa-4/95581

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Kevin Lomax 25 novembre, 2017 16:31

nazioni come la Germania (e l'Italia) hanno necessità di esportare perchè non hanno materie prime per la propria industria e non hanno nemmeno i terreni per produrre tutto il cibo che gli serve, per cui servono le esportazioni per compensare le importazioni (non lo fanno quindi perchè teteski=cattivi) o come alternativa c'è l'ampiamento territoriale o le colonie, anche lo sfruttamento del lavoro produttvo non è una via giusta per risolvere tali problemi e se spinto oltre il limite crea altri problemi (come oggi ben vediamo).

la strada per la prosperità quindi si scontra contro questi ostacoli apparentemente insormontabili, le mie considerazioni sono:

il mondo è grande e su tante cose è possibile trovare accordi, tuttavia alcune situazioni di competizione perdureranno sempre,

queste tematiche si possono e si devono gestire, ma servono persone molto migliori di quelle che abbiamo ora al comando

curiosità: Funk era uno studioso economico e proveniva dall'ala sinistra e anticapitalista del partito nazionalsocialista, il suo documento sulla riorganizzazione dell'Europa post-guerra in caso di vittoria tedesca và letto tutto in quanto molto interessante ed attuale.

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Valerio Donato 10 maggio, 2017 00:15

L'anno scorso si analizzavano le similitudini tra il Reich e la UE.

Quest'anno qualcuno ci vuole dare ragione a tutti i costi.

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10155071737661233&id=608791232

Mio articolo su il Canavese circa le manifestazioni del 25 aprile a Milano.

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Mura Sandro 20 settembre, 2016 14:50

Sicuamente ha perso, non ha rimandato sostituendo gli attori, anche perchè verrebbe il dubbio che il regista sia esterno.

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Fulvio 09 settembre, 2016 11:23

Mi chiedo cosa cambi con l'unione europa (unione solo di nome).

Siamo sotto un gioco straniero, non di un altro stato, ma economico, con una classe politica che prende ordini da londra o bruxelles. Se avesse vinto la guerra la Germania non si avrebbero queste cose, ma la politica avrebbe regnato sovrana sull'economia. Ora si ha l'esatto contrario. Vendiamo pezzi di mare alla Francia e nessuno lo sa, lasciamo che l'europa (scritto volutamente con la lettera minuscola) decisa cosa e quanto materiale agricolo dobbiamo produrre (ditemi voi se è una cosa accettabile).

Quando in Italia ci stava un altro governo, almeno questa era rispettata, avevamo una dignita, ora l'abbiamo venduta al miglior offerente. Da scrivere ci sta ancora molto altro ma tanto la gente capisce solo quello che vuole capire. Non gliene faccio neanche una colpa, alla fine sono stati rincoglioniti da 70 anni da una propaganda in cui tutti i mali erano il fascismo e il nazismo. Leggete gente..

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carlo lavezzari 15 agosto, 2016 19:00

Se la Germania avesse vinto la guerra....

Se italiani e greci non fossero andati in pensione a 38 anni, se i burocrati greci non avessero avuto una ciurma di 50 autisti, se la figlie nubili dei burocrati greci non avessero incassato una pensione di 1200 euro/mese, se la corruzione greca e italiana non fossero a livelli mediorientali, se il sud italia non fosse dominato dalla malavita organizzata, se ogni tentativo di impresa in sud italia non fosse soffocato dai taglieggiatori, se ogni tentativo di impresa in Grecia non fosse soffocato da clientelismo e nepotismo, se la Grecia producesse qualcosa oltre alle olive kalamata, se la Grecia non avesse falsificato i conti per entrare nell'euro (sperando di ottenere che?)

Ma il pedante se la prende con la Germania.

Pedante, ma che, a casa hai gli specchi di legno?

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valerio donato 11 settembre, 2016 00:48

Gentile @carlo lavezzari,

mi permetto di rispondere ponendo delle riflessioni che la Sua prosa originale e profonda mi solletica.

Lei ha i dati delle pensioni greche e italiani?

Perché vede le Sue obiezioni sono note e, altrove, sedicenti professori le hanno analizzate, giungendo alla conclusione che esse siano un coacervo di luoghi comuni basati su superstizioni e credenze popolari assolutamente sganciate da qualsiasi rilievo fattuale.

Siccome il dubbio contraddistingue la persona intelligente, non posso non chiedermi chi sia il ciarlatano nella disputa.

La prego pertanto di fornirci le evidenze delle Sue affermazioni di modo che si possa rispondere a tono a siffatti pseudo scienziati.

Quanto alle ciurme greche le confesso che ho sempre provato antipatia per i marinai ellenici, che ho avuto modo di incontrare sui traghetti vacanzieri. Ho sempre sospettato tali sordidi individui fossero dediti alle peggio nefandezze, e il Suo autorevole commento mi giunge quindi come una conferma liberatoria.

Non comprendo il riferimento alle "figlie nubili dei burocrati greci". Intende forse le vergini vestali, guardiane del focolare domestico?

Le posso assicurare in merito che i greci non c'entrano nulla. Si tratta di un male esclusivamente italico risalente, pensi un po', ai tempi di Numa Pompilio.

In merito alle altre Sue pregevoli osservazioni le pongo infine un interrogativo. Perché un popolo così nobile e puro come quello tedesco ha acconsentito di unirsi con tali spregevoli nazioni "mediorientali", dominate "dalla malavita organizzata", dal "clientelismo" e dal "nepotismo"?

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gio80 01 novembre, 2016 01:08

Gentile @valerio donato,

Chi prese cosa, chi prese una decisione oppure un'altra sono tutte congetture che servono solo a confondere le idee. La storia é scritta dai vincitori quindi la verità non si scoprirà mai. Se hitler avesse perso apposta la guerra? Riflettendo sui fatti potremmo farci strada su quest'ipotesi, visto che un uomo così acuto che ha costruito un mega impero dalla cenere e dopo si é perso commettendo errori da dilettante con la "campagna di Russia"....Perché potrebbe averlo fatto? Il fatto che a noi interessa é che il 25 Aprile é finita una tirannia indiretta ed in Italia abbiamo salutato con gioia la sfilata dei carri armati degli USA...quindi un'altra volta non liberi...Dopo arriva la Santissima svalutazione della moneta di proprietà dello stato sovrano, dove i politici potevano "andarci giù pesante" ma il popolino viveva decentemente ed in 10 anni il privato acquistava una Casa. Dopo l'avvento dell'€ tutti i "giochini" sono finiti, casa in 40anni ecc ecc...É in corso un nuovo riassetto politico a livello mondiale e l'unico scopo é quello di riportare potere, denaro e proprietà immobiliari nelle mani di pochi.

Come ho sentito dire da terzi solo un'altra guerra ci può salvare, pensate voi come siamo messi...

Scusate la forma delle frasi ma credo che in questo modo si riesca a rimanere di più "sul pezzo" e pensare forse nella direzione giusta.

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valerio donato 23 novembre, 2016 22:12

Gentile @gio80, veramente nell'articolo non c'era nessuna congettura sui se e i ma della storia. Indignato dall'atteggiamento dei "compagni", che berciano di antifascismo ma poi difendono nella sostanza il peggior fascismo (che nacque sostanzialmente per disciplinare i lavoratori agli interessi dei padroni), mi sono limitato ad evidenziare le analogie tra la situazione attuale e quella desiderata dall'elite nazista.

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Maurizio Moretti 03 maggio, 2016 09:30

Egregio Pedante,

La colonna sonora, il trucco, gli effetti speciali e gli attori, soprattutto i caratteristi, cambiano, ma il tema è sempre lo stesso. E i conflitti di classe. E lo "scacchiere internazionale" dei vari imperialismi.

Ma ci hanno raccontato che tali concetti obsoleti sono finiti nella spazzatura della storia assieme al muro di Berlino (mentre al riparo di un opinione pubblica sedata si calibravano gli ultimi aggiustamenti del meccanismo liberista in Cile e dintorni) e quasi tutti ce la siamo bevuta.

Diamogli tempo e si troverà anche il capro espiatorio da arrostire sul barbecue di una nuova Shoha.

PS: malgrado tutto i nonni Carletto e Federico, i prozii Vladimiro, Leone, Rosa e Antonio fanno ancora una paura barbina a lorsignori. Tanto da arrivare ad abbattere a rivoltellate persino un quasi innocuo nipote svedese (Olof) che aveva avuto l'ardire di dipingere l'inevitabile epilogo, molto di lá da venire, dell'eresia del rinnegato Kautsky: cari compagni, socialdemocratici o bolscevichi, prima o poi dovremo mettere all'ordine del giorno i passi finali, abolizione della proprietà privata, socializzazione di ogni strumento di produzione, ecc ecc. E sa una cosa? Da queste parti paiono crederci ancora. Ah, questi inguaribili utopisti vikinghi....

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Joel Samuele Beaumont 30 aprile, 2016 18:28

Una riflessione sul fascismo e l'antifascismo.

Essendo nato nel 78, mi hanno insegnato fin da piccolo che il fascismo è cattivo, mentre invece il sistema dove sono nato garantisce il massimo dell'espressione democratica, ed è stato un bene che l'Italia abbia perso la guerra, e il 25 aprile costituisce quindi una delle ricorrenze più importanti dell'Italia, in quanto rappresenta il punto di partenza della democrazia.

Ma con l'esperienza mi sono reso conto che non potevo esprimermi al meglio, sulle cose che contano.

Mi rendo conto, leggendo ad esempio Karl Kraus, che la Germania ha sempre avuto la mania delle esportazioni, e che questa idea della moneta forte, è radicata nel sistema tedesco. Questa cosa tra l'altro, è stata ribadita nel primo summit MMT, il quale ideatore Paolo Barnard spiegava la provenienza dell'idea dell'€uro anche nel post: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=257

Nel post linkato sopra, si parla di progetto franco-tedesco, durante la seconda guerra mondiale, dove se uno si appella alla realtà del momento, la prima cosa che pensa è che in quel periodo Francia e Germania erano nemici. Come può essere che stavano pensando una cosa del genere in quel periodo?

Ma siccome gli ambienti letterari, culturali, e di élite, ragionano su un altro piano, esistono varie correnti, nei vari regimi, che esistono e resistono a prescindere dei cambi di facciata.

Quindi se uno pensa che il fascismo era cattivo e invece poi sono arrivati i buoni, dovrebbe fare una profonda analisi di tutte le forze in gioco, che sono vissute durante il fascismo, e che sono sopravvissute anche dopo.

In particolare, penso che all'interno di fascismo e nazismo ci fossero varie correnti, anche in conflitto tra di loro, e che alla fine della guerra, sono sopravvissute probabilmente quelle che riguardano la moneta unica, e non solo.

Bisogna ragionare sul fatto, per esempio riguardo il fascismo, che la creazione di una economia di Stato, l'istituzione della banca d'Italia pubblica, l'IRI, e tanti interventi pubblici che oggi sono un sogno, sono propriamente cose avvenute durante il fascismo.

A mio parere, uno dei motivi principale per cui ci hanno "liberato", è quello di contrastare una certa politica statale, contraria alle logiche del libero mercato. E di fatto è stata la sinistra liberista, ad essere campione nello smantellare quelle istituzioni che il fascismo aveva creato.

Ma per quanto riguarda invece l'idea della moneta unica tedesca, quella l'hanno lasciata passare, e oggi ne subiamo le conseguenze.

Dopo avvenimenti recenti come la guerra in Libia, dove - secondo me - i ribelli non erano altro che mercenari pagati dai soliti, ho cominciato a dubitare sulla storia di come ce l'hanno insegnata. E non dico di essere sostenitore di fascismo e nazismo, per il semplice fatto che io non c'ero, e non me la sento di dire la mia, partendo da punti di vista che tendenzialmente sono sempre faziosi, e quindi si parla sempre di mezze verità, o anche totali bugie.

Ma ho smesso di usare il termine fascista e/o nazista in senso negativo a prescindere, in attesa di capire come realmente sono andate le cose, soprattutto ora che attraverso lo studio della MMT, mi rendo conto che la vera politica, è al di fuori di date "certe" come quella del 25 aprile, e che tutto avviene con varie sfumature, e spinto da interessi di vari tipi.

Il 25 aprile per me significa, sbarco degli americani, che con le loro installazioni militari fanno un po' come gli pare (vedi MUOS in Sicilia), e mancanza di sovranità sul territorio italiano. Questo a prescindere di cosa sia stato realmente il fascismo, e il nazismo, che per me sono due fenomeni distinti, e non della stessa natura; e che quindi non vanno considerati in un unico blocco con il termine "nazi-fascismo".

Quindi per me è una data festiva sul calendario, che interessa gli statali che quel giorno stanno a casa.

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ws 28 aprile, 2016 13:42

avrai comunque notato che si celebra la vittoria " partigiana " sul "nazifascismo" ... mica la sconfitta della germania .

E in questo gioco semantico basta dichiararsi noi " partigiani" e " "nazifascisti" tutti gli altri ed e' fatta , non ci sono " contraddizioni" .

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