Terapie tapioco: le apologie del fallimento

27 agosto, 2015 | 59 commenti

Indice dei contenuti

Introduzione: Dall'inconscio ai mercati

1. Mito del lungo termine
2. Mito della radicalità
3. Mito della resistenza
4. Infantilizzazione
5. Mito dell'autorità
6. Mito dell'insufficienza
7. Mito del dolore terapeutico
8. Mito del controfattuale fantastico

Conclusione: La terapia che vuol curare se stessa

Dall'inconscio ai mercati

La psicoanalisi freudiana, nata a Vienna negli stessi anni in cui vi nascevano e studiavano Friedrich von Hayek e Ludwig von Mises, offre alla fantasia sincretica del Pedante lo spunto per approfondire le strategie e le aporie comunicative del pensiero politico oggi dominante, che abbiamo altrove definito economia pseudoscientifica. Gli argomenti sviluppati dalla critica scientifica al metodo psicoanalitico - filosofici (Kraus, Popper e Wittgenstein, e in seguito Sulloway, Gellner, Cioffi, Crews, Onfray ecc.), sperimentali (Kline, Eysenck, Wilson) e filologici (Obholzer, Eschenröder, Thornton, Borch-Jacobsen) con l'esposizione delle grossolane falsificazioni di Freud - formano un corpus di strumenti di demistificazione e identificazione dei pattern ragionativi più ricorrenti dei processi pseudoscientifici, specialmente in relazione alla loro pretesa normativa, cioè terapeutica.

I due fenomeni qui accostati condividono la fede in un entità postulata, immateriale e teleologica - l'inconscio per gli psicoanalisti, il mercato (o più spesso al plurale, i mercati) per gli economisti pseudoscientifici contemporanei - che in entrambi i casi assurge a principio immanente e prevalente sugli oggetti storici, mantenendo al tempo stesso un'indeterminatezza metaforica che consente agli addetti di convalidare qualsiasi tesi manipolando una premessa tanto indiscutibile quanto liberamente interpretabile. La pretesa funzione terapeutica della psicoanalisi trova riscontro nella natura normativa di ogni pseudoscienza, tra cui anche quella economica con il suo lessico vulgato: la medicina del rigore, il risanamento dei conti pubblici, il malato d'Europa, la cura Monti ecc.

Ma soprattutto, entrambi i metodi investono buona parte dei propri sforzi dialettici nella giustificazione dei propri fallimenti rispetto all'obiettivo terapeutico dichiarato, inanellando una serie di concettualizzazioni difensive tra loro complementari che è utile conoscere per disinnescare le seduzioni della comunicazione politica contemporanea.

In una terapia psicoanalitica i pazienti si trascinano in lunghissime e costose "cure" la cui durata sarebbe giustificata dalla necessità di ottenere risultati terapeutici duraturi in luogo di effimeri sollievi (mito del lungo termine) intervenendo sulle strutture profonde (?) della psiche (mito della radicalità). L'assenza di miglioramenti, anche dopo anni o decenni di sessioni, sarebbe motivata dalle resistenze opposte dall'inconscio del paziente (mito della resistenza) che indurrebbe quest'ultimo a rifugiarsi in schemi comportamentali regressivi e infantili (infantilizzazione) e a rifiutare le prescrizioni e le interpretazioni terapeutiche dell'analista (mito dell'autorità). Con un'involuzione che sottrae il processo a qualsiasi opzione di falsificabilità scientifica, l'inefficacia della terapia è assunta a prova della necessità di perseverare nel processo (mito dell'insufficienza) e gli eventuali peggioramenti sono interpretati come un salutare ma doloroso passaggio dalla malattia alla guarigione (mito del dolore terapeutico) e quindi, paradossalmente, come evidenze di un miglioramento in atto. Quale che sia l'esito terapeutico - anche il più negativo - ci si consola con la nozione che, in ogni caso, il paziente sarebbe stato peggio se non si fosse sottoposto all'analisi (mito del controfattuale fantastico).

I miti apologetici qui anticipati per analogia trovano riscontri sorprendentemente puntuali nella retorica mercatista ed europeista in cui si identifica, con poche differenze cosmetiche e pochissime eccezioni, l'intero arco politico contemporaneo.

1. Mito del lungo termine

Siamo determinati a fare scelte nel breve periodo per guardare a obiettivi a lungo periodo. (M. Monti, settembre 2012)
I risultati [delle riforme di Renzi] vanno valutati nel medio e nel lungo termine, in un arco di due-tre anni. (A. Merkel, marzo 2014)
Una volta che [i primi segnali di ripresa] si saranno consolidati, non dovremo però leggere in questo rimbalzo ciclico, seguito a una lunga e pesante recessione, l’indicazione che sono state risolte le difficoltà di crescita dell’economia italiana. Le tendenze che ho delineato [...] impongono una lunga transizione verso una nuova organizzazione dell’economia e della società. (I. Visco, giugno 2015)

Il vizio del lungo termine ammorbava il pensiero politico-economico già ai tempi di Keynes, il quale ebbe a liquidarlo con le famose parole: "Nel lungo termine saremo tutti morti!". Ovvero: ciò che è perso in una recessione è già il risultato di azioni di lunga durata e la sua preservazione è prioritaria e propedeutica alla realizzazione di obiettivi futuri. Il nostro tessuto produttivo - attivamente e lucidamente distrutto dalle sedicenti politiche di lungo termine - si è formato in un secolo di condizioni storiche quasi certamente irripetibili, mentre le vite umane falcidiate dalla miseria e dai suicidi non saranno mai recuperate.

Sul piano metodologico va osservato che la verificabilità di un nesso causa-effetto è funzione inversa del numero di agenti che intervengono nel sistema osservato. Collocare i primi effetti di una politica nei successivi due, tre o dieci anni equivale semplicemente a sottrarla alla possibilità di verifica. In un arco di tempo così lungo agiscono cambi di potere, riposizionamenti geopolitici, shock finanziari, innovazioni tecnologiche ecc. che alterano le premesse iniziali. A quel punto si dirà naturalmente che sì, l'obiettivo era raggiungibile e gli strumenti adeguati, ma il destino cinico e baro ha scombinato le carte.

Ma per farla ancora più breve, basterebbe sfidare i sostenitori del lungo termine - quasi sempre vittime inconsapevoli di suggestioni pedagogiche e popolari: Rome wasn't built in a day ecc. - a citare esempi storici di provvedimenti i cui primi effetti positivi si siano palesati solo a distanza di anni. Leggi elettorali? Riforme sanitarie? Privatizzazioni? Nazionalizzazioni? Non sforzatevi: non esistono.

2. Mito della radicalità

Le riforme strutturali. (Anonimo)
Spero di cambiare cultura e modo di vivere degli italiani, altrimenti le riforme strutturali sarebbero effimere (M. Monti, febbraio 2012)
Senza un cambiamento radicale chi potrà fermare il declino? (M. Boldrin, dicembre 2012)
Dobbiamo rifare l’Italia da capo. (B. Grillo, maggio 2013)

La retorica della rottamazione integrale di schumpeteriana memoria esercita un fascino irresistibile e liberatorio sugli intelletti più deboli, specialmente se surriscaldati da una comunicazione di massa interessatamente dedita alla rappresentazione di un Paese incancrenito, irrecuperabile, arretrato. All'idea di migliorare per gradi e per inevitabili compromessi l'esistente si sostituisce l'illusione puerile di ricostruirlo da zero o, nei casi più gravi, di ricostruire culturalmente la stessa umanità che lo abita con l'inquietante ambizione eugenetica di trasformare i fini (gli esseri umani) in uno strumento al servizio dei mezzi (le politiche). In entrambi i casi difetta completamente la consapevolezza del valore, anche economico, della consuetudine e dei suoi corollari di pace sociale, processi lavorativi, prassi legali e contrattuali ecc. alla cui perfettibilità si sostituiscono le macerie di un'incertezza in cui le regole saranno inevitabilmente dettate dal più forte.

Il mito della radicalità non è una strategia apologetica in sé ma prepara il terreno agli altri miti. Una volta fabbricato, il diffuso bisogno di ricostruzione ex novo giustifica tempi lunghi, sacrifici e fede nell'autorità.

3. Mito della resistenza

Il rinnovamento istituzionale, dopo una lunga serie di omissioni e ritardi, ancora fatica a prendere corpo e cozza contro ostacoli e resistenze molteplici. (G. Napolitano, ottobre 2013)
L'Italia forse ha qualche resistenza al cambiamento che, sempre si manifesta come in tutti gli organismi vivi, quando si dà una medicina forte che si capisce che fa superare la patologia e poi ti libera anche dai molti problemi che la patologia stessa ha indotto in tutti i settori. (S. Giannini, settembre 2014)

In medicina il fallimento di una terapia è indice della sua inefficacia o perfettibilità. Non così nel magico mondo della pseudoscienza, dove la causa dell'inefficacia può essere - e di fatto è sempre - spostata dall'agente terapeutico all'oggetto, cioè il paziente. Ovvero: se la medicina non funziona, è perché il malato si rifiuta di guarire opponendo resistenza ai benefici del trattamento. Ne deriva l'ovvia impossibilità di ipotizzare l'inefficacia della terapia - o anche soltanto di migliorarla.

Il successo di una manovra così intellettualmente squallida si spiega con l'enorme potere che essa conferisce ai sedicenti guaritori svincolandoli dall'onere della convalida. Le riforme si qualificano esclusivamente come necessarie. La loro bontà o perfettibilità non è oggetto di dibattito, anzi: non lo sono nemmeno i contenuti. L'unica variabile dell'equazione è la disponibilità del popolo a sottoporvisi.

Il mito della resistenza getta anche una luce sinistra sulla percezione democratica prevalente. Se "la sovranità appartiene al popolo" (Cost. art. 1), chi governa è costituzionalmente obbligato a rappresentarla e tradurla in atti legislativi, non ad agire contro la volontà popolare fiaccandone le resistenze e vantandosi della propria impopolarità. Il senso eversivo di questi messaggi è solo in parte attenuato dal sottinteso dialettico che tali resistenze riguarderebbero settori sociali "privilegiati", "retrogradi" e "arroccati" ai quali puntualmente il destinatario sente di non appartenere: cioè gli altri. Resta però la concezione di un esercizio del potere ostile e punitivo in cui i cittadini sono i nemici, non i mandanti. Una concezione alla quale ci stiamo pericolosamente abituando.

4. Infantilizzazione

La Grecia deve fare i compiti a casa. (A. Merkel et al.)
L'italia, come tutti i paesi del mondo scavezzacolli che vivono di una vista corta... (E. Scalfari, gennaio 2012)
La crisi ha dimostrato che finora abbiamo vissuto nel mondo delle fiabe. (M. Draghi, novembre 2013)
Se i bambini si comportano male, è inevitabile: arriva la babysitter tedesca. (B. Severgnini, luglio 2015)
L'infanzia, nella vita e nella politica, finisce quando si scopre che si fanno le cose che si possono fare, nn quelle che si vorrebbero fare. (Vittorio Zucconi, dicembre 2015)

Rappresentare il carattere o le azioni di un intero gruppo nazionale utilizzando il lessico, le immagini e le metafore dell'infanzia persegue lo scopo umiliante di negarne la capacità di autodeterminarsi e la pari dignità nei consessi esterni. L'insistenza del messaggio lo fa decantare nelle coscienze trasformandolo in autorappresentazione di una collettività sfiduciata e priva di autostima, pronta a lasciarsi condurre e manipolare da chiunque le si proponga credibilmente come guida.

L'infantilizzazione non è solo un incidente retorico penoso, ma si impone come strumento trasversale e fondante dei miti qui descritti, dove agisce un richiamo implicito ma ben percepibile alla pedagogia infantile. Ai bambini si chiede di fare i compiti a casa, per quanto sgradevoli (m. del dolore terapeutico), senza pretendere risultati immediati (m. del lungo termine) e affidandosi con fiducia a un tutore i cui precetti non devono essere discussi (m. dell'autorità). I bambini buoni sono additati a esempio di condotta (retorica del #facciamocome) mentre ai cattivi toccano le parabole terrorizzanti dell'uomo nero - qui a scelta: la Troika, i mercati-che-non-finanziano-più-il-debito, l'ISIS, l'aumento del petrolio, l'inflazione sudamericana, l'isolamento internazionale, la guerra ecc. (m. del controfattuale fantastico).

5. Mito dell'autorità

Ce lo chiede l'Europa. (Anonimo)
Monti ha l’autorevolezza necessaria per sbloccare la situazione. (R. Prodi, novembre 2011)
Sulla ripresa a fine 2013 [sic] mi fido di più di Draghi e Saccomanni che degli aspiranti macroeconomisti fai-da-te. (R. Puglisi, agosto 2013)

Altrove è stato osservato che la pseudoscienza mutua le insegne esteriori della scienza per conferire autorità ai propri arbitri. Un'autorità solo formale e non fondata sulla critica dei fatti, ma per questo tanto più efficace per chi vi si sottomette in quanto radicata nella seduzione prerazionale ed emotiva delle credenze fideistiche.

Il mito ha diversi declinazioni. Una è appunto quella di abbracciare tesi, interpretazioni e prescrizioni metodologicamente scorrette o smentite dai fatti ma proferite da individui la cui autorità scientifica e/o morale è formalmente suffragata da titoli accademici, ruoli istituzionali e dai media (autorevole è epitetum ornans nella letteratura giornalistica). In un suo libro A. Bagnai offre una confutazione di questa fallacia ab auctoritate nel campo dell'economia osservando che con la settorializzazione dei saperi un economista, per quanto titolato ed esperto, sa poco o nulla dei settori nei quali non ha una formazione specialistica (il che non ne giustifica comunque il ricorso ad argomentazioni moralistiche e pseudoscientifiche per dissimulare le proprie lacune o fini occulti).

Una seconda e più grave declinazione è quella in cui l'autorità risponde a un bisogno di individui o masse infantilizzati. Nell'invocazione quasi liturgica del "ce lo chiede l'Europa" e nel rito demenziale della cessione di sovranità - che integra una fattispecie del mito di autorità - si celebra l'umiliazione e il senso di minorità di una comunità nazionale che si sottomette a un genitore saggio e all'occorrenza severo del quale, come un figlio indegno, brama l'approvazione e il perdono.

Che individui e popoli non sempre scelgano il meglio per sé è dimostrato in continuazione dalla storia. Non è invece dimostrato né è dimostrabile che il proprio meglio possa essere ottenuto delegandone ai più forti non solo il perseguimento ma finanche la definizione. La nuda logica e gli esempi storici suggeriscono che puntualmente in questi casi prevale l'interesse del tutore su quello dei tutelati. Se i bambini - quelli veri - hanno talvolta la fortuna di trovare chi li accudisca e li guidi saggiamente, gli adulti che si fanno bambini trovano sempre e solo altri adulti più furbi di loro.

6. Mito dell'insufficienza

Per superare la crisi ci vuole più Europa, non meno Europa. (M. Renzi, settembre 2012)
Il Consiglio è dell'opinione che servano sforzi aggiuntivi [... L'italia deve] trasferire ulteriormente il carico fiscale dai fattori produttivi ai consumi, ai beni immobili e all'ambiente (Consiglio dell'Unione Europea, luglio 2014)
Le istituzioni e la politica devono proseguire lungo il sentiero delle riforme strutturali (S. Mattarella, maggio 2015)

Il mito dell'insufficienza prescrive che, se un’azione non produce i risultati sperati, occorre intensificarla senza porre limiti alla sua reiterazione e insistendo ad libitum nella fideistica certezza del successo finale, a prescindere dai risultati nel frattempo osservati. Ancora una volta si tratta di una strategia di chiaro marchio pseudoscientifico, laddove le scienze sperimentali - ma anche il buon senso empirico - imporrebbero di vagliare la validità di un'ipotesi sulla base dei suoi effetti in un arco temporale di osservazione prestabilito.

Due esempi tra centinaia: 1) Dagli anni '90 a oggi (cioè in vent'anni) liberalizzazioni e privatizzazioni non hanno mantenuto nessuno degli obiettivi promessi: riduzione del debito pubblico, abbassamento dei prezzi, miglioramento del servizio, aumento dell'occupazione. Ciò nondimeno si prosegue convintamente sul binario attribuendo il fastidio di questi fallimenti al fatto che non si sarebbe osato abbastanza; 2) Che la precarizzazione del lavoro non aumenti l'occupazione è ormai certificato anche dagli insospettabili. Ciò non distoglie legislatori e think tank dal denunciare i misfatti di un mercato del lavoro ancora troppo rigido.

La demenza collettiva innescata da questo mito è tale da permettere ai pochi che ne traggono vantaggio di giocare a carte scoperte. Il FMI ha recentemente certificato che il debito greco, qualsiasi cosa si faccia, non sarà ripagato. Ciò non ha minimamente frenato le misure di messa in sicurezza del debito (?) già distruttive della capacità produttiva nazionale. Mentre c'è chi crede che insistere sia intelligente, quelli davvero intelligenti saccheggiano il paese a prezzi da discount benedicendo ogni mattina la virtù della perseveranza.

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Mito dell'insufficienza: diagramma.

7. Mito del dolore terapeutico

È quasi impossibile che la costruzione proceda tanto in fretta da evitare la pena della distruzione: posti di lavoro perduti, aziende che chiudono. L'avvio del nuovo difficilmente comincia prima che morda il bisogno. La necessità aguzza l'ingegno. (T. Padoa Schioppa, dicembre 2005)
I sacrifici importanti, le riforme difficili [...] sono necessari per il miglioramento della vita economica sociale e civile italiana, e soprattutto nell’interesse dei nostri figli. (M. Monti, febbraio 2012)
Fiscal consolidation is producing results, the pain is producing results (P. C. Padoan, aprile 2013)
Fare riforme dolorose sul piano sociale, alla lunga ripaga i sacrifici. (C. Dell'Aringa, luglio 2015)

L'etica del sacrificio che prepara il riscatto pasquale sposta il dibattito politico nelle profondità antropologiche della religione (i giorni di Cristo nel deserto, la morte in croce, la penitenza, il digiuno quaresimale ecc.), della cultura popolare (no pain no gain, per aspera ad astra ecc.) e di antichi precetti pedagogici, attivando nei destinatari un'adesione istintiva ed emozionale a cui la ragione stenta a porre freno. Sicché non stupisce l'insistenza con cui gli spin doctor ne riprongono il repertorio a un pubblico ansioso di riscattarsi da un passato peccaminoso che nella coscienza storica collettiva - cioè mediatica - porta i tratti della dissolutezza, dell'insostenibilità e dell'egoismo generazionale.

Il mito ne richiama altri tra cui quelli del lungo termine e della resistenza (ad es. dalla tentazione di imboccare "comode scorciatoie" sottraendosi alla prova), ma trova la sua premessa vitale nel concetto di radicalità. La pena del sacrificio è accettabile solo se propedeutica a una rinascita integrale resa necessaria dall'irredimibilità del passato, a un nuovo ordine socio-economico dove gli antichi vizi saranno espiati dall'inevitabile e purificante dolore della transizione. La citazione in incipit di Padoa Schioppa è tratta da un articolo intitolato "La distruzione creativa" dove, in un delirio parareligioso travestito da anedottica economica, si saluta appunto la devastazione del tessuto economico nazionale anche allo scopo di creare una condizione di indigenza e disoccupazione da cui dovremmo - cioè i superstiti dovrebbero - rinascere più forti e competitivi di prima.

Malauguratamente queste idee sono sopravvissute al suo autore, e anzi godono di ottima salute. Ciò che anche qui gli invocatori di crisi fingono di ignorare è che il patrimonio politico, sociale ed economico su cui si masturbano è già il frutto di enormi - ma non necessariamente sgradevoli - sacrifici. I popoli hanno affrontato guerre e privazioni, costruito case, nutrito famiglie e coltivato mestieri, istituzioni, culture: è questo il sacrificio da difendere, conservare e valorizzare. Rinunciarvi per inseguire suggestioni da catechismo significa consegnarlo ai predicatori di sacrificio altrui: gli stessi che raccolgono i proventi sicuri dell'indebitamento pubblico, gli stessi che comprano lo Stato e le attività fallite per un tozzo di pane, gli stessi che rimpiazzano le macerie dei sacrificati con le loro merci e le loro regole.

Gli stessi da cui metteva in guardia il catalano Joan Fuster: "Cal desconfiar dels qui prediquen la idea de sacrifici: és que necessiten que algú se sacrifique per ells".

8. Mito del controfattuale fantastico

Senza l'euro, saremmo in guai molto più seri. (C. A. Ciampi, ottobre 2011)
[Il decreto Salva-Italia] è stato necessario per [...] rovesciare una deriva che stava portando il nostro Paese sempre più vicino a una situazione molto critica, in fondo alla quale vi sarebbero state l’insolvenza del debito sovrano, l’incapacità di fare fronte ai pagamenti dello Stato, la perdita della sovranità economica e la cessione di fatto della responsabilità della politica economica a istituzioni sovranazionali, come il Fondo Monetario, la Banca Centrale Europea e la Commissione. (M. Monti, settembre 2012)
Senza la cura Monti-Fornero, oggi non parleremmo di ripresa in vista. (R. Puglisi, agosto 2013)

Lo scienziato politico ed economico non ha la possibilità di condurre esperimenti controllati per testare le reazioni di un sistema a stimoli diversi. Immaginare scenari alternativi all'esistente (controfattuali) è un esercizio intellettuale non solo complesso ma soprattutto non verificabile nelle condizioni in cui è formulata l'ipotesi. Il che fornisce un'occasione fin troppo ghiotta allo pseudoscienziato, che infatti trova qui il suo eldorado: una landa dialettica libera e selvaggia dove tutto può essere sostenuto senza opzione di smentita.

Rispetto alle previsioni - di cui il tempo farà prima o poi giustizia - il controfattuale ha il vantaggio di riferirsi a un passato ormai concluso e immutabile che lo blinda da ogni rischio di errore. La sua dubbia utilità scientifica è compensata dal potere suggestivo che conferisce a chi ne fa uso. Se non avessimo fatto X sarebbe accaduto Y, quindi X è bene - dove Y è il controfattuale fantastico (cioè frutto di fantasia) dialetticamente brandito come un fatto reale al pari di X e, per incidere più efficacemente sulle emozioni, edulcorato fino al grottesco. Nel bene o nel male il controfattuale fantastico ha da essere iperbolico come le favole moralizzanti a cui si accomuna, così da terrorizzare o esaltare il pubblico e allontanarlo dai climi freddi della comprensione razionale.

Per quanto aleatorio e inconclusivo, il controfattuale non è quel liberi-tutti da bar a cui ci ha abituato la comunicazione politica. Il suo esercizio andrebbe quantomeno inquadrato nei dati di contesto disponibili (ad es. la certificata sostenibilità del debito pubblico italiano escludeva il rischio di commissariamento per ragioni economiche) e ancorato a precedenti storici comparabili. Per immaginare un'Italia senza Maastricht si può sfogliare un almanacco del 1980, per simulare gli effetti dell'abbandono del cambio fisso leggere i giornali del 1992, per conoscere un'Europa senza Europa prendere un treno fino a Chiasso: fanno 4,00 euro per 49 minuti di viaggio dalla città di origine del Pedante. Troppo per chi può comodamente fabbricare giustificazioni ex post sul divano di casa, al riparo dal fastidio dei fatti.

La terapia che vuol curare se stessa

Ripartendo dall'analogia psicoterapeutica dell'incipit, in un suo aforisma Karl Kraus definì la psicoanalisi "la malattia mentale di cui crede di essere la cura". Il che si applica perfettamente anche alle monolitiche ricette "anticrisi" contemporanee dove, in un acrobatico rovesciamento orwelliano, la terapia ammala e la malattia guarisce.

Quale sarebbe per i terapeuti di via Sarfatti e dintorni la malattia - o peccato - originale della nostra civiltà recente? L'elenco è lungo: spesa a deficit, politiche di piena occupazione, attività imprenditoriali di Stato, flessibilità del cambio, tutela corporativa dei lavoratori, limitazioni alla circolazione di merci, capitali e persone, assenza di vincoli e sorveglianza esterni su bilanci e norme, dipendenza della Banca Centrale dall'esecutivo, prevalenza dello Stato nei settori sociali. In breve: tutti i cardini normativi che hanno traghettato l'Italia dalle macerie di una guerra persa a un benessere accessibile a tutti e tra i primissimi paesi industrializzati del mondo.

Perché quell'eredità deve essere superata? La prima risposta è perché sì: perché lo dicono loro e lo pubblicano pure in inglese sulle riviste internazionali, come non credergli? La seconda è più insidiosa: perché quelle politiche non sarebbero sostenibili. Ma insostenibili in base a che cosa? In base alle loro regole! Non possiamo spendere a deficit perché lo hanno deciso loro con una legge costituzionale, la quale è stata decisa per l'impossibilità dello Stato di finanziarsi emettendo moneta e indebitandosi con la propria Banca Centrale (cioè con se stesso) ma solo ricorrendo all'usura dei privati, la quale impossibilità era stata decisa sempre da loro: nel 1981. Idem per il lavoro: salari e diritti devono essere repressi perché sui mercati aperti competono paesi a parità di cambio e con tutele inferiori alle nostre, la quale apertura è stata decisa da loro per l'Europa e - visti i bei risultati - sarà prossimamente estesa al Nord America. Idem per il cambio fisso, timidamente introdotto nel 1979 e poi coronato dal disastro dell'euro. Idem per le crisi finanziarie esplose con la liberalizzazione dei movimenti e l'abrogazione della legge bancaria americana del 1933.

L'insostenibilità denunciata da questi pulpiti è retroattiva: ieri abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità in base alle loro regole di oggi. Un nonsense storico e aristotelico. Un superior stabat lupus di marca colonialista dove le regole dei conquistatori sostituiscono gli ordinamenti e la memoria dei nativi per legittimarne la spoliazione.

La terapia inocula il virus e pretende di curarlo aumentandone le dosi. Nel labirintico avvitamento di cause e effetti si aprono voragini dialettiche per i tanti che, a beneficio di pochi, si prestano a difendere i fallimenti del presente e a condannare i successi del passato. In questo labirinto non vale la pena intrattenersi, se non per prendere atto della pena umana e intellettuale dei suoi degenti e maturare un'unica certezza: che per guarire dobbiamo prima di tutto smettere di curarci.


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giulio pelernei 05 febbraio, 2017 14:04

L'euro è quella malattia economica di cui crede di essere la terapia. [Karl Kraus]

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giulio pelernei 04 febbraio, 2017 17:43

Grande articolo, non c'è che dire. È un mondo capovolto dove è il territorio che si deve adattare alla mappa e non viceversa.

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carlo lavezzari 26 ottobre, 2016 14:50

Chi puo' negare che i greci abbiano vissuto vertiginosamente al di sopra delle disponibilità? Politici e burocrati con ciurme di 50 autisti, figlie nubili di politici e burocrati che incassavano uno stipendio di 1400 euro, produzione limitata alle olive e alla Feta.

Nemmeno gli italiani scherzano. Corruzione, nepotismo, clientelismo, falsi invalidi, regioni intere mantenute dall'assistenza, malavita organizzata.

La malattia e' reale, e anche grave. Se sono arrivati questi un motivo ci sarà.

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Il Pedante 26 ottobre, 2016 17:17

Lei mi fa pena e orrore.

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Carlo 26 ottobre, 2016 18:14

Gentile @Il Pedante,

Mi dispiace, una grandiosa teoria demolita da un banale fatto.

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franco 17 dicembre, 2016 14:49

Gentile @Carlo,

le sono solidale per la brutta risposta ricevuta ma in essa ho trovato conferma dei dubbi che si facevano crescenti durante la lettura dell'articolo ,iniziata fra i migliori auspici . La deresponsabilizzazione e l'attacco ad ogni autorità in senso antieuropeista sono la tesi centrale . Tolto il lessico forbito e l'efficace disamina psicoanalitica non siamo distanti da un Salvini o una Le Pen.

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Il Pedante 17 dicembre, 2016 18:46

Effettivamente non amo prestarmi al tifo da stadio.

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Daniele Bonora 20 settembre, 2016 09:11

Sostanzialmente d'accordo col parallelo-accostamento pasicanalisi-economia pseudoscientifica. D'altronde lo stesso Freud scrisse,sul finire della sua vita,che la psicanalisi,come metodo terapeutico,era ed è fallimentare o impossibile da gestire se non in ristrette circostanze.(non vado a recuperare lo scritto originale,sarebbe troppo noioso).

La psichiatria è in evoluzione ma lentamente e, forse, solo le neuroscienze saranno in grado di svelare l'arcano cerebrale.

Lancio comunque una freccia a favore del povero Freud: il transfert funziona in alcune delle categorie nevrotiche poco strutturate.

Possiamo anche chiamarlo manifestazione di una manipolazione psichica, al sottoscritto non interessa più di tanto, di fatto alcuni risultati li ho ottenuti senza dover far altro che utilizzare, non al chiuso di uno pseudostudio ma nella vita di tutti i giorni, questo strumento. Una donna sofferente di enuresi senza patologie evidenti, una ragazzina di 11 anni piuttosto precoce, una psicosi simbiotica in collaborazione con il CPS. Non faccio statistica ovviamente.

Poi mi sono dedicato ad altro fortunatamente.

Cosa funzionò potrei descriverlo come una fascinazione verso il pensiero magico.

Qui mi fermo, volevo solo fare una puntualizzazione storica con un esempio che mi riguarda strettamente e penso di essere OT.

Di questo me ne scuso. Mi sono perso questo articolo nella furibonda ricerca di notizie su twitter.

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Pietro 08 settembre, 2016 17:06

Gentile @Il Pedante,

apprezzo moltissimo il suo blog e questo articolo in particolare mi sembra impeccabile nell'analisi macroeconomica. La critica alla psicoanalisi invece è condivisibile solo da un punto di vista strettamente razionale. Se è vero che non può essere conosciuta razionalmente l'essenza profonda dell'uomo, è vero anche che una pseudoscienza che si ponga l'obiettivo di conoscerlo non può che fallire se tenta di usare come strumento il pensiero razionale.

Tuttavia, la stessa ragione impone di fermare la propria analisi al dato empirico: tutto ciò che non è empiricamente dimostrabile è inconoscibile (razionalmente), ma questo non vuol dire che non esista.

E così l'essere umano non può essere considerato un essere esclusivamente razionale solo perché il pensiero razionale non può spiegarne le realtà più profonde. Seppur non conoscibili razionalmente quelle parti possono essere intuite e "viste" nella relazione tra esseri umani, e la terapia può essere un modo per riuscire a comprendere quelle realtà profonde attraverso un rapporto "sano" con il terapeuta che può essere riproposto in tutte le relazioni.

Il fatto che non si tratti di una scienza dimostrabile, però, giustifica le sue perplessità e il proliferare di psicoterapeuti incompetenti non fa che suffragare la sua ipotesi.

Non si può, però, solo per questo sminuire un'intera branca che, seppur "pseudoscientifica", pone l'attenzione sul benessere non materiale dell'individuo.

In ogni caso Le faccio i più vivi complimenti per il Suo blog che seguo pedissequamente ormai da qualche mese.

Pietro

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Il Pedante 09 settembre, 2016 12:02

Gentile Pietro, La ringrazio per i complimenti. Già ebbi modo di rispondere ad altri lettori sul tema della psicoanalisi. Il Suo rilievo è di carattere strettamente epistemologico e richiama temi a cui già feci cenno in un altro articolo (qui: http://www.ilpedante.org/post/economia-scienza-e-pseudoscienza/).

Non Le sfugga che nel riconoscere l'esistenza di dinamiche "irrazionali" Lei adotta un approccio strettamente razionale. In altri termini, l'atteggiamento scientifico - che anche Lei adotta - consiste nello spostare il fronte dell'indagine razionale oltre l'irrazionalità di un fenomeno, fino a pervenire su un terreno descrittivo sufficientemente solido. La psicoanalisi non è affatto chiamata a rendere conto dell'irrazionalità dei fenomeni che studia (come a fortiori la psichiatria, per intenderci), ma della razionalità dei dei suoi strumenti, delle sue ipotesi e dei suoi risultati. Qualsiasi cosa accada in analisi, e anche ammettendo serenamente di non capirne del tutto il senso e il perché, l'osservazione empirica dei risultati deve essere razionalmente soddisfatta.

Questo, posso concederLe, è un interrogativo aperto, ma converrà con me che fin dalla sua fondazione la disciplina ha speso abbondanti energie intellettuali per costruirsi un argine dialettico contro coloro che la chiamavano a rendere razionalmente conto *di sé* (non del suo oggetto). Che è un peccato, e giustifica l'analogia dell'articolo.

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lorenzo 28 giugno, 2016 16:25

Bellissimo pezzo, molto molto interessante. Credo che bisognerebbe farlo leggere a tutti quelli che si fidano dell'informazione ufficiale. Coltiva pure la tua fantasia sincretica, caro Pedante, se i risultati sono questi. GRAZIE!

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davide bortoletto 13 aprile, 2016 13:47

in assoluto il più bel post che io abbia letto in un blog

assolutamente speciale e grandioso

luce che aumenta di intensità riga dopo riga

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Armando 20 marzo, 2016 09:01

Articolo interessante e ben scritto, ma il parallelo con la psicoanalisi non regge.

L'idea della psicanalisi che viene qui portata avanti (e che riecheggia anche in alcuni commenti) ha ben poco a che fare la realtà stessa della psicoanalisi, sia teorica che pratica.

Il discorso da fare sarebbe piuttosto lungo.

Segnalo solo un paio di "indizi".

Il primo è che la psicoanalisi è stata essa stessa sottoposta a un processo di valutazione per "testarne" in qualche modo la scientificità. E da questo processo non ne è uscita bene.

Ma chi ha valutato preliminarmente se questo apparato concettuale e metodologico è appropriato per una realtà così particolare come la mente umana?

L'operazione che viene condotta qui è simile a quella portata avanti in molte modellizzazioni economiche: un grande apparato matematico per arrivare alla fine a delle soluzioni già incluse nelle premesse.

Insomma, si tira fuori il coniglio dal cilindro dopo avercelo infilato prima di salire sul palco.

Nel caso della psicanalisi, si è proceduto a una disinteressata indagine epistemologica ben sapendo che date le premesse, le conclusioni erano totalmente scontate.

Secondo indizio, non le sembra strano che la psicoanalsi è stata ormai mediaticamente rigettata e che tale rigetto ha raggiunto l'apice in coincidenza con il trionfo dell'ideologia neo-liberale?

Una coincidenza che dà da pensare, anche perché le prime avvisaglie di questa radicale revisione sono sorte in parallelo con la lunga marcia dei pensatori della destra politica ed economica, americana ma non solo.

Da dottrina invisa ai sistemi totalitari, la psicanalisi è considerata inaccettabile nel quadro del pensiero unico.

Conosciamo la ragione dell'opposizione del nazismo e dello stalinismo, ma cosa non va nella psicanalisi per il neoliberale di oggi?

E' sufficiente l'accento posto sulla storicità a renderla inassimilabile al pensiero dominante. L'economia impone infatti la completa intercambiabilità degli agenti economici; ogni specificità è un freno al compimento dei vantaggi insiti in un sistema economico libero di agire. Il sogno, per resta in tema psicanalitico, è raggiungere la famosa "globalizzazione profonda" che magnificherebbe i guadagni di economie di scala ormai planetarie.

Concludo dicendo che, pur condividendo la sostanza dell'articolo, l'analogia con la psicanalisi non regge.

Essa si fonda su un'idea della psicanalisi che è quella messa in giro da coloro che vogliono sostituirla con un cocktail farmaceutico.

(Questo non significa che le classi alte non continuino a farvi ricorso. Come è naturale che sia. Alla vecchina i cibi di plastica, alle classi alte il biologico e i cibi gourmet...)

Su che cos'è la psicoanalisi il discorso è lungo.

E' più facile dire che cosa non è.

Non è una cura.

Il che non esclude che possa avere effetti terapeutici.

Ed è auspicabile che sia così.

Ma non può certo forzare l'uscita dalla malattia, se di malattia si tratta.

Essa, in ogni caso, richiede che il soggetto debba metterci del suo.

E non è poco.

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Il Pedante 20 marzo, 2016 23:43

@Armando Il metodo scientifico non è che la sistemazione teorica del principio di esperienza: lo stesso che muove le automobili col verde e le ferma col rosso, che insegna ai bambini che non bisogna mettere le dita sul fuoco, che ci fa coprire d'inverno e spogliare d'estate. Ciò che non è scientificamente dimostrabile è invece fede. Io coltivo la fede come credente, ma c'è anche chi coltiva una fede in cose terrene come appunto la psicoanalisi, i tarocchi o la telecinesi. Il che mi sembra pericoloso perché avulso dai confini dell'esperienza, cioè della realtà, in cui si collocano appunto le cose terrene.

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Armando 27 marzo, 2016 08:45

@Il Pedante Ma allora come fa lei a giudicare la psicanalisi senza averne fatto esperienza diretta? Come fa a capire se i racconti di coloro che si sono sottoposti a una terapia analitica sono fondati o sono frutto di una sorta di autosuggestione?

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Il Pedante 27 marzo, 2016 20:57

@Armando Vede ora l'importanza di fondare i propri ragionamenti sull'evidenza empirica? Non ho scritto né di averne fatto esperienza né di non averne fatta, ma Lei ha fondato la sua obiezione su ciò che ha immaginato, non sulle informazioni raccolte alla fonte. E del resto non avrebbe alcuna importanza. Fortunatamente, per accertare l'efficacia di una terapia contro la lebbra non è necessario ammalarsi e provarla su se stessi.

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Armando 31 marzo, 2016 14:13

@Il Pedante Evidenza empirica? Mi spieghi cosa intende, perché francamente non capisco che cosa sia l'"evidenza empirica". Lei crede negli elettroni? Non dovrebbe, perché non li ha mai visti. Ci crede? Allora si fida di un gruppo di persone, la comunità scientifica, che ha elaborato un metodo condiviso (quasi) da tutti. In un caso o nell'altro, lei non ha nessuna evidenza empirica non solo dell'esistenza degli elettroni ma di quasi nulla, a parte alcuni oggetti banali che usa nella sua vita quotidiana. Empiricamente può sostenere "in questo momento ho caldo", "mi ricordo di un fatto avvenuto tempo fa" a prescindere se è davvero avvenuto in quel modo, e via di banalità in banalità. Un po' pochino, direi.

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Il Pedante 31 marzo, 2016 22:04

@Armando No guardi, di gente che "ciò in cui credo non è scientificamente dimostrato, ma del resto nulla può esserlo" me ne capita già davvero troppa. Potrei suggerirLe di partire da Galileo per informarsi sui requisiti di una verifica sperimentale, ma sarebbe teoria. Più banalmente è ciò a cui Lei e gli psicoanalisti si attengono quando rifiutano di sottoporsi a una cura medica la cui efficacia non sia scientificamente testata. Ed è proprio ciò che rende la teoria dell'atomo di Bohr - al contrario della psicoanalisi - scientificamente "vera" e replicabile sperimentalmente. Il che non significa né reale (?) né visibile con gli occhi (eh??). Se Le interessa, sul tema ho scritto un articolo sulla tristezza e le conseguenze di quelli che "l'economia non è una scienza": http://ilpedante.org/post/economia-scienza-e-pseudoscienza.

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Armando 01 aprile, 2016 08:55

@Il Pedante “una cura medica la cui efficacia non sia scientificamente testata”. Tutto qui il problema? Ma allora è già stato risolto da un pezzo. Chi ha cultura e possibilità economiche può nel suo caso, se ne ha bisogno e lo ritiene opportuno, ricorrere alla psicoanalisi. Chi non ha né una né l’altra difficilmente può portare avanti questa scelta.

Chi vive in ambienti benestanti, poi, ha avuto modo di incontrare e parlare con un certo numero di persone che hanno fatto ricorso alla terapia analitica, o con altre che a loro volta hanno conosciuto persone che lo hanno fatto.

Non è certo un panel ampio ed esaustivo, di quelli che piacciono alle persone scientificamente informate, ma è più che sufficiente per farsi un’idea.

Il risultato è che la psicoanalisi è ancora lì. Dopo oltre un secolo dalla sua invenzione e una quarantina d’anni o più di vaneggiamenti epistemologici.

Perché, alla fin fine, chi ha un problema serio mica si basa sulle chiacchiere che sente in giro.

Cerca di informarsi andando alle fonti.

Certo, uno è libero di pensare che gli psicoanalisti siano degli impostori, che un immenso corpus teorico sia un unico sterminato abbaglio, che i congressi, i convegni e le occasioni di scambio fra psicoanalisti siano delle finzioni, delle occasioni di scambio sociale fra truffatori (magari alcuni in buona fede, ma è difficile a questo punto sostenerlo.)

Si può anche usare un suggestivo argomento di marketing: la psicoanalisi è sopravvissuta fino ad oggi proprio perché è lunga ed estremamente costosa. Elementi che inducono automaticamente a pensare, secondo una trappola cognitiva abitualmente sfruttata dal marketing, che essa sia anche efficace.

Si può sostenere qualsiasi cosa, senza alcun problema. Ma, come dicevo prima, la psicoanalisi, semplicemente, continua a esistere.

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lorenzo 28 giugno, 2016 17:19

@Armando forse il Pedante semplicemente voleva dire che la psicanalisi non ha mai raggiunto lo status di scienza, e non che non possa mai funzionare come terapia. Sui misteri di tante guarigioni del resto sono d'accordo anche moltissimi scienziati, che si arrendono all'evidenza che alcuni malati riescano a guarire senza un perché. Ma sono due discorsi diversi. Io nel mio piccolo posso testimoniare che circa dieci anni fa, iscrivendomi al primo anno di psicologia (corso che poi non ho terminato), una delle cose che mi ricordo di una lezione è stata proprio questa: la prof che ci assicurava che la psicanalisi, ad oggi, non ha statuto scientifico, nessuno è ancora riuscito a dimostrare la sua validità scientifica, e che insomma, erano e restano solo chiacchiere (sicuramente affascinanti e magari qualche volta anche utili e terapeutiche, ma sempre chiacchiere).

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Joel Samuele Beaumont 29 novembre, 2015 16:48

Sempre referendomi alla MMT che è il modo secondo me più semplice di spiegare l'economia:

Una volta compreso che i soldi non sono ricchezza reale, e che il debito pubblico non è un qualcosa da ripagare ne adesso, ma neanche dopo, occorre solamente gestire le risorse reali, e impegnare tutti in attività produttive. Lavorare tutti per lavorare meno, anziché pagare tutti le tasse, per pagare meno. Anche perché, se il lavoro che uno svolge è fasullo o dannoso (pseudo-onesto), ci saranno altri che dovranno compensare lavorando di più, anche se tutti paghiamo le tasse, il canone RAI, e le altre mille puttanate.

Uno potrebbe dire:«tutto qui?»

Si tratta di un problema che in un economia con i soldi, la gente pensa che i beni e i servizi vengano da un posto misterioso, e se mancano i soldi, il problema sono i soldi, non i beni e i servizi.

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Satyricon 21 ottobre, 2015 18:11

Qualcuno riferisca al signor Paolo Cattani che le branche della psicologia che si rifanno al metodo scientifico (e quindi non la psicologia umanistica, né quella dinamica) non hanno assolutamente nulla di pseudoscientifico.

Bell'articolo, ad ogni modo. Non vengono affermate "cose nuove" ed è chiaro, ma rimane uno scritto piuttosto solido.

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fernando 28 settembre, 2015 17:04

Articolo grandioso!

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enrico 27 settembre, 2015 13:43

Non ho parole. E non ho ancora finito di leggerlo. Grazie.

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Papaolopopo 27 settembre, 2015 11:55

Nessuno è perfetto, caro sconosciuto critico apocalittico. Quel che si può criticare è la pretesa presuntuosa di aver raggiunto la verità attraverso una spiegazione che si presenta come "definitiva". Ma la critica radicale non autorizza un disfattismo qualunquista. Perciò, una volta de-mistificato il sapere pseudoscientifico, cosa resta? Il rinnovato tentativo di quegli stessi saperi di continuare a cercare, arricchiti del senso auto-critico, però ...

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Carlo Barranco 29 maggio, 2016 11:03

@Papaolopopo Come fosse antani.

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alessandro 26 settembre, 2015 09:37

Condivido e spammo a manetta

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matteo 26 settembre, 2015 03:07

Va bene! Ora però spezziamo una lancia in favore di Freud, il quale consigliava, una volta trovato un quadro coerente di interpretazione, di non accontentarsi e di cercare una connessione più profonda. Oppure, se decisamente non piace Freud, scriviamolo nel linguaggio di Nimzowitsch, il quale diceva: "Quando hai trovato una mossa buona, non giocarla, aspetta, pensaci sopra, ne troverai una migliore!"

(P.S. questo mio nome si sta un poco inflazionando)

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Stefano 25 settembre, 2015 21:48

articolo lucidissimo...sbaglierò ma secondo me l'autore è il Prof. Diego Fusaro

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Andrea 25 settembre, 2015 21:34

Credo che l'articolo sia del Dott. Bagnai, Professore associato di Politica economica, Facoltà di Economia, Università G.D'Annunzio, Pescara.

http://goofynomics.blogspot.it/

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Stefano 25 settembre, 2015 21:32

articolo lucidissimo...sbaglierò ma secondo me l'autore è il Prof. Diego Fusaro

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Wilhelm 25 settembre, 2015 17:08

Tanto pessimismo è facile. Alquanto più difficile è suggerire soluzioni che non ricadano tra le otto citate.

Non ci sono alternative? Ecco un'idea geniale, anche se scarsamente costruttiva: suicidiamoci tutti

Rispondi

Massimiliano 25 settembre, 2015 08:57

Paradigmatica fotografia dell'evoluzione (o meglio involuzione) della pseudo-teoria liberista.

Anche a me piacerebbe conoscerne l'autore al quale, comunque, faccio i miei sinceri complimenti: capacità divulgative, chiarezza, competenza e, perchè no, coraggio e responsabilità di "andare contro corrente".

Mi piacerebbe vivere abbastanza per leggere sui libbri di storia com'è andato questo periodo; prevarrà il selvaggismo, oh, pardon, il liberismo edificando, nella completa distruzione fisica, morale (io aggiungo anche Spirituale), templi all'egoismo miopico, pavido e becero (in questo caso, comunque forse non riuscirei comunque a leggerlo, la damnatio memoriae prevarrebbe, oppure i libbri non si stamperebbero più, meglio la clava)

oppure il manipolo di veri liberi (liberi, il più possibile, dai condizionamenti artificiosi) onesti (sempre il più possibile) impavidi ma sopratutto "lungimiranti" ed anche altruisti che nella scienza riescono ad intravvedere il tentativo di capire, comunicare con quella perfezione/bellezza (o tendenza ad essa, questa si immanente)riflesso di Dio, riuscirà nella titanica impresa di far "riflettere" l'uomo (e non la bestia)?

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Lorenzo 25 settembre, 2015 03:35

Articolo rigoroso e pieno di mordente inventività: congratulazioni. Dire la verità è SEMPRE un atto rivoluzionario.

Rispondi

Matteo 25 settembre, 2015 01:02

Grazie per questo meraviglioso e lucidissimo articolo, chiunque tu sia...

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Stefano D'Andrea 24 settembre, 2015 23:11

Onorato della sua conoscenza. Mi basta conoscere soltanto il nome di battaglia.

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Sabrina 24 settembre, 2015 18:47

Analisi efficace nel descrivere questi tempi bui. Una precisazione sul paragone con la psiconalisi: un buon psiconalista svolge un continuo processo critico su quanto succede in seduta e con il paziente, a costo di ammettere che la cura non sta ottenendo i risultati sperati.

Detto ciò, è amaro ammettere la condizione in cui siamo, ma è ancor più amaro vedere che la maggioranza non ne è nemmeno consapevole.

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Eugenio Cassi 24 settembre, 2015 17:22

Bene ! In poche parole è stato riconosciuto che la destra ha vinto e la sinistra ha perso.

Non basta però analizzare, criticare, e suggerire soluzioni. Occorre ora passare a denunciare, far sapere a tutti quelli che ancora non sanno, informare, divulgare.

Spero tanto per cominciare in una nuova formazione politica organizzata, e spero in un certo Corbyn che in Inghilterra potrebbe fare breccia ed essere una guida per tutti gli altri.

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ALESSANDRO 24 settembre, 2015 16:03

Analisi spietata e incontrovertibile. Un'arma ulteriore al servizio della ragione contro la religione liberista dell'euro. Grazie, chiunque tu sia, grazie.

Rispondi

Daniele 24 settembre, 2015 15:04

Lo stampo e lo divulgo...penso sia la miglior cosa da fare.

Complimenti per la chiarezza e la sintesi.

Unico appunto storico..Freud,alla fin fine,disse che la terapia psicanalitica serviva a ben poco se non per piccole nevrosi in pazienti giovani.Dopo una vita spesa a per quella teoria non è poco.Ma il parallelo dell'icipit è comunque corretto.

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Paolo Cattani 24 settembre, 2015 14:32

Sebbene alcuni punti siano condivisibili, non sono d'accordo sul dove l'articolo "va a parare", perche' - sempre in un discorso di logica - di fondo la tesi sarebbe che liberalizzazione e privatizzazione sono negative perche' non hanno funzionato. Il "piccolo" dettaglio e' che di queste due cose noi non abbiamo visto neanche l'ombra! Anzi, il dato macroeconomico e' che la spesa pubblica italiana, dagli anni '70 ad oggi, e' cresciuta in modo esponenziale; mi sembra che la "lezione" da trarre sia esattamente l'opposto, e cioe', visto che tutto questo "Stato", fin qui, sta distruggendo la societa', perche' non proviamo a ridurre con forza, con l'accetta, la spesa pubblica (e, quindi, la tassazione)? Anche l'Europa (e l'Euro), in questo senso, sono deleteri, in quanto hanno ulteriormente aumentato il quantitativo di "Stato" e di "Burocrazia", in un mostro mangia-soldi e mangia-risorse che diventa sempre piu' grande ed affamato.

Mi spiace, ma l'articolo, seppure ben scritto, alla fine contraddice se stesso, nel senso che vorrebbe sotto sotto riproporre il solito statalismo italico che impera da anni e sotto al quale, ahime', stiamo morendo...

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François 24 settembre, 2015 11:19

Ottimo, ma Hayeck secondo me non c'entra. Qui siamo solo e sempre e solo nel fantastico mondo di Keynes.

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Leopoldo Muti 24 settembre, 2015 10:27

L'analisi mi pare ineccepibile.

Mi domando solo se sia possibile in qualche modo venirne fuori, e come.

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the max 23 settembre, 2015 17:43

Grazie, molto interessante.

Si potrebbe fare un parallelismo anche con alcune religioni

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Dulcamara 18 settembre, 2015 13:58

C'è un piccolo particolare. Ovvero che la psicoanalisi non ha mai preteso di essere una Scienza. A parte la Fisica, la Chimica, l'Astronomia e con qualche riserva la Matematica, dotate di poderosi paradigmi e di evidenze e risultati facilmente ripetibili e soggettivi tutto il resto potrebbe essere chiamato tranquillamente a vari livelli pseudoscienza. Figurarsi le così dette scienze sociali o umane. Ci sono pessimi psicanalisti e pessime interpretazioni della psicoanalisi, ciò vale per tutte le pseudoscienze, la psicologia e l'economia, per non parlare delle mostruosità pedagogiche, cascano a mio parere spesso in queste derive magiche che lei giustamente denuncia. E ci cadono più spesso della psicoanalisi, a parere dello scrivente.

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Marco 31 agosto, 2015 09:28

Bellissimo articolo, scritto tra l'altro in maniera ineccepibile.

Applicabile in maniera 1:1 ad anche altre pseudoscienze che ci stanno precipitando in un nuovo medio evo, una su tutte l'AGW.

Perché Lei scrive in un oscuro blog invece che sulla prima pagina del Sole?

La risposta è ovviamente nella verità di ciò che scrive.

Tornerà l'età dei lumi ma vista da qui è lontana, lontanissima.

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Frank 30 agosto, 2015 19:51

Piccolo dettaglio su certe strategie comunicative: quelle che definisci correttamente come "regole" (banca centrale indipendente, pareggio di bilancio, ecc.) vengono spacciate come "leggi naturali".

Trasformarle in leggi dello stato diventa quindi un'operazione necessaria, inevitabile. E ricompare zia TINA: ἀνάγκη ha finalmente trovato sacerdoti ed esecutori.

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Pasquale Laporta 29 agosto, 2015 23:27

Filosofia, vera scienza. Grazie infinite e continui così.

Rispondi

Maurizio 29 agosto, 2015 18:04

Superlativo. Ho visto cose che non valgono 1/100 di questa spacciate per capolavori.

Complimenti.

Rispondi

Giuseppe Cernuto 29 agosto, 2015 15:38

Articolo veramente degno di nota.

Meriterebbe anche una firma da parte dell'autore.

Rispondi

Gianni Ciardiello 29 agosto, 2015 12:51

Lei è stato sublime. Dalla sua fonte sgorga acqua pulita.

Va letto e studiato nei corsi di economia nelle a tutti gli studenti, e sa che sarebbe cosa opportuna e giusta ( non faccia il modesto!!!)

Semplicemente Grande.

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Alessandro M. 29 agosto, 2015 11:17

Post veramente super, bellissima la frase "gli adulti che si fanno bambini trovano sempre e solo altri adulti più furbi di loro".

Rispondi

Mauro Grimolizzi 28 agosto, 2015 23:54

Analisi da incorniciare e divulgare nei atenei di psicologia economica, al fine di evitare l'apertura di futuri manicomi economici. Oggi, i folli economici, sono a piede libero, anzi li hanno anche promossi alla guida dello stato ..

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petrux 28 agosto, 2015 17:20

Pezzo assai interessante. Lo pubblicherò a pezzetti sulla mia bacheca facebook come fosse un romanzo di Dostoevskij. Complimenti!

Rispondi

ehia 28 agosto, 2015 12:19

Gran pezzo.

Segnalo un refuso "profferite"

Rispondi

Maurizio Potenza 28 agosto, 2015 10:44

Ecco un'analisi lucida, disincantata, spietata, che mostra un re nudo, grottesco, schiacciato da responsabilità alle quali, se possiede ancora un barlume di coscienza, non si deve sottrarre, ma semplicemente chinare il capo e proferire un mea culpa, affinché quel "dolore terapeutico" così efficacemente e pervicacemente professato possa mitigarne le immani responsabilità. Monti, Draghi, Napolitano, Prodi, fate una fila ordinata.

Rispondi

Redazione Tagli 14 agosto, 2015 11:08

Ciao.

Vorremmo fare quattro chiacchiere con te, perché secondo noi sei in gamba. Noi siamo questi qui: http://tagli.me/

Ci trovi a questo indirizzo: redazionetagli@gmail.com

A presto!

Rispondi

la funambola 10 dicembre, 2016 19:51

La casalinga di Bergamo digiuna di qualsiasi nozione di economia e macroeconomia (fino al dicembre del 2011 anno della scoperta del blog di Bagnai) ha fatto due più due.

Aziz, classe 1976, marocchino, emigrato in Italia nel 1990 ha incontrato il suo tragico destino nel duemilacinque .

Una profonda buca , incustodita, sulla strada che percorreva abitualmente per recarsi al lavoro lo ha inghiottito procurandogli un trauma cranico e fisico che lo hanno reso invalido al 70%

...Settanta per cento di invalidità perché la commissione inps che lo ha sottoposto a 3 visite ha stabilito un punteggio di quattro punti inferiore alla soglia del 74% che gli avrebbe dato diritto ad un assegno di invalidità di 274,00 euro .

Troppo per un povero Cristo che poi magari sarebbe andato a scolarseli tutti al bar, questi sporchi eurini.

Da un giorno all’altro un giovane marocchino di 25 anni perde il lavoro, la salute,la testa, in una buca incustodita, su una strada provinciale e non ha nessun parente che possa accudirlo e difenderlo o assisterlo legalmente nei confronti di un’amministrazione comunale che non muove un dito confidando nell'ignoranza di questo giovane marocchino che lavorava regolarmente da 10 anni sul suolo italiano.

E non ha alcun supporto psicologico che lo accompagni a prendere consapevolezza del suo nuovo stato

Per Aziz è come se il tempo si fosse fermato quel terribile giorno e lui non si capacita di essere un invalido

Aziz crede di essere in grado di lavorare come tutti.

Aziz viene dimesso e con i soldi della liquidazione tira avanti come può per qualche tempo. In seguito allo sfratto per morosità , senza un soldo, invalido, “leggermete fuori di testa” con un permesso di soggiorno che si è “dimenticato” di rinnovare si rivolge ad un’agenzia immobiliare con l’intenzione da acquistare una casa.

Miracolo! Gli propongono una casa in un centro storico di un paesotto pedemontano, a duecento metri dal municipio, in cui si alternano amministrazioni leghiste e piddine.

La casa è un fabbricato fatiscente privo di riscaldamento e inagibile inserito in una corte parzialmente restaurata.

Prezzo dell’immobile 55.0000 euro ma la filiale dell’UNICREDIT è generosa e gli concede un fido di 80.000 euro.

Il notaio redige l’atto e il nostro fortunato Aziz nel giro di pochi giorni si trasferisce nella sua” bellissima” proprietà e ottiene senza problemi la residenza in questo ameno comune leghista.

55.0000euro passano direttamente da UniCredit alla proprietaria dell’appartamento (sorella della moglie del sindaco) e i restanti 25.000 euro , transitati sul conto UniCredit di Aziz, prendono il volo sotto forma di assegni in bianco fatti firmare al nostro fortunato, ai conti dei suoi amorevoli angeli custodi : notaio, intermediari e forse, forse, al funzionario UniCredit che ha curato l’assegnazione del fido.

Il debito privato che diventa pubblico.

Superfluo dire che Aziz non "onora"il suo debito e che presto rimane al buio nella sua splendida "reggia"che presto si trasforma in un gattile pieno di merde, merde dei suoi unici amici silenziosi e amorevoli.

Aziz, dopo l’incidente manifesta turbe psicotiche, incapacità di concentrazione, manie di persecuzione che non gli permettono di mantenere un lavoro stabile ma secondo lo psichiatra del CPS cui Aziz fa riferimento il problema principale è che “il paziente” rifiuta di assumere un neurolettico, per cui è del tutto inutile che lui, lo psichiatra, stenda una relazione nella quale si evidenzi un aggravamento delle condizioni psichiche, relazione che aumenterebbe la “speranza” che la richiesta di assegno di invalidità non gli venga negato, perché secondo lo psichiatra responsabile del CENTRO SALUTE MENTALE Aziz è stazionario e in ultima analisi 274 euro non gli cambierebbero la vita e lui fa semplicemente il suo lavoro e non è suo compito fornirgli assistenza sociale.

Aziz si è svegliato dal coma

La casalinga di Bergamo anche

e si attiva presso l'ufficio dei servizi sociali del piccolo comune bergamasco a conduzione pidiota facendo presente che Aziz vive ai limiti della dignità umana, in condizioni igieniche proccupanti e con un sussidio di 184 euro che si è "meritato" visto la sua contribuzione di 10 anni di lavoro.

Non ho voglia di raccontarle l"iter" burocratico per sbloccare una situazione ( sempre in stallo) oggettivamente ai limiti della dignità , non ho voglia di raccontarle i grugni di questi sepolcri imbiancati che di fronte alla paura che una casalinga incazzata li sputtani su qualche giornale o con un bel "documentario" (che non passerebbe mai sui media dei servi e dei quisling e dei caritatevoli pelosi), non ho voglia di raccontarle la faccia dello psichiatra di riferimento, in organico come presidente di uno dei tanti cps della zona, che somministrano depot come se distribuissero caramelle, non ho più voglia e dichiaro la mia sconfitta, sconfitta che mi ha insegnato ad agire l'amore, agire la compassione, ad agire la solidarietà,che mi ha insegnato ad agire, finalmente agire.

In realtà questi poveri di spirito che ho incrociato sul mio cammino, questi figuri che hanno soffiato sui bassi istinti che mi abitano, che mi stavano istigando alla violenza più brutale nei loro confronti, in realtà sono stata una palestra, dura, ma necessaria per tentare di approdare ad un perdono, seppur impuro.

Un perdono che si coniuga e si sposa comunque con la volontà di combattere questo male, questo stupido, banale, terrificante male che ci abita tutti.

Bisogna stare sempre dalla parte degli oppressi, anche quando hanno torto, non dimenticandoci che sono (siamo) fatti della stessa parte dell'oppressore.

Un caldo abbraccio

la funambola

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Il Pedante 11 dicembre, 2016 01:13

La ringrazio per questa testimonianza, è vero. Bisogna stare sempre dalla parte degli oppressi, anche quando hanno torto. Hanno torto perché sono oppressi.

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