Un'autostrada pubblica

17 agosto, 2018 | 89 comments

(Ri)nazionalizzare?

La tragedia del crollo del ponte Morandi ha riaperto il dibattito sull'opportunità tecnica, politica ed economica di avere affidato, a partire dagli anni Novanta, la gestione di buona parte della nostra rete autostradale a concessionari privati. Secondo alcuni, le ben note criticità di quel processo di «privatizzazione» (trattandosi di una cessione ai privati della sola gestione, non delle infrastrutture) assumono rilievo anche per la sicurezza degli utenti, sempre più minacciata da manufatti bisognosi di manutenzioni straordinarie e rimpiazzi. Si parla dunque in questi giorni di rinazionalizzare la gestione della rete per sottrarre un servizio così delicato e centrale alla sola logica del profitto.

In punto politico, chi scrive si associa pienamente a questo auspicio, anche presumendo il massimo scrupolo e la massima integrità dei concessionari. Come ho argomentato illustrando il caso della distribuzione del gas naturale, il regime di concorrenza va applicato ai mercati di beni e servizi contendibili che non necessitano di regolazione e il cui malfunzionamento non metterebbe in pericolo l'intera collettività, non a quelli assoggettabili al solo monopolio, detti appunto monopoli naturali. Forzare il mercato in questi ultimi settori equivale in tutto a forzare lo Stato nei settori naturalmente vocati alla concorrenza: è una stalinizzazione al contrario dove, nei fatti, uno o pochi operatori economici privati godono delle prerogative dominanti di uno Stato senza sobbarcarsene la missione sociale e il vincolo di rappresentanza politica, distorcendo in maniera grottesca i principi di un mercato «libero» nel solco di ciò che ho descritto altrove come «socialismo dei ricchi».

I modi per rinazionalizzare un monopolio naturale non sono semplici né scontati, e non possono comunque scindersi da più ampie politiche di spesa pubblica e, ancora più a monte, da una definizione condivisa del confine di competenze e ruoli tra Stato e «mercati». Per portare un contributo concreto alla riflessione sugli aspetti operativi di questa ipotesi, illustrerò nel seguito un caso a noi vicino di rete autostradale interamente gestita dal settore pubblico.

Il caso austriaco

L'ASFiNAG (Autobahnen- und Schnellstraßen-Finanzierungs-Aktiengesellschaft) è una società per azioni fondata nel 1982 e interamente detenuta dalla Repubblica Austriaca, il cui scopo è quello di finanziare, realizzare e gestire le strade a scorrimento veloce (Schnellstraßen) nel territorio austriaco. L'ASFiNAG si finanzia interamente con i pedaggi degli utenti e non gode di finanziamenti pubblici, né versa canoni di concessione allo Stato. Con 2.826 dipendenti, gestisce una rete di 2.223 km e diciotto autostrade, tra cui le storiche A1 lungo la direttrice est-ovest (Vienna-Walserberg, 292 km, la cui prima pietra fu posata nel 1938 da Adolf Hitler) e A2 lungo la direttrice nord-sud (Vienna-Villach, 377 km, interamente completata solo nei primi anni Duemila).

Il sistema dei pedaggi si articola in tre modalità:

  • una tariffa flat (Vignette) per automobili e motocicli che consente la circolazione illimitata sull'intera rete apponendo un bollo anonimo sul veicolo. La Vignette costa 9,00 euro per 10 giorni (5,20 per le moto); 26,20 euro per due mesi (13,10 per le moto); 87,30 euro per un anno (34,70 per le moto);
  • una tariffa chilometrica (Go-Maut) per i mezzi pesanti (più di 3,5 tonnellate) addebitata all'utente mediante un sistema di portali alle uscite che si collegano a una scatola elettronica nel veicolo (Go-Box). La tariffa applicata varia in funzione degli assi del veicolo, dell'orario di transito (di notte costa di più) e della classe di emissioni:


  • un pedaggio speciale (Streckenmaut) applicato ad auto e moto che transitano su manufatti stradali alpini i cui costi straordinari di realizzazione o ampliamento non sono stati ancora ammortizzati. Le tratte a pedaggio speciale sono oggi cinque e il loro costo, per un singolo transito, varia dai 7,50 euro del tunnel dei Karawanken (A 11) agli 11,50 euro dell'autostrada alpina dei monti Tauri (A 10), che supera i 1300 metri di altitudine e attraversa 12 chilometri di montagna con due tunnel. Gli utenti abituali possono acquistare carte annuali forfettarie fortemente scontate (41,00 euro/anno per i pendolari).

Confronto con l'Italia

Confrontare la gestione austriaca con quella italiana, fatto salvo il giudizio politico già espresso, non è semplice. Uno dei motivi è che in Italia il panorama delle gestioni e concessioni autostradali è frammentato ai limiti del caos. Alle venticinque gestioni private che coprono 5.887 km di autostrade e superstrade con contratti di concessione a volte diversissimi nei contenuti e nelle normative di riferimento, vanno aggiunte le gestioni dirette ANAS S.p.A. (954 km) e quelle, più recenti, di società compartecipate da ANAS e Regioni (483 km), che a loro volta agiscono da soggetti concedenti. Anche i pedaggi sono i più disparati: vanno dai 23 centesimi al chilometro (Classe A) della A5 Torino-Aosta-Montebianco o ai 21 centesimi al chilometro della Pedemontana (un fallimento annunciato), alla gratuità delle tratte in gestione ANAS nell'Italia Meridionale. Ci sono poi strade che, pur non classificate come autostrade, lo sono a tutti gli effetti, come ad esempio la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga fino a Colico (94,7 km), sulla quale non si paga pedaggio.

In questa «selva oscura» dove il caso particolare è la norma, tenterò un raffronto con la soluzione austriaca considerando la sola gestione di Autostrade per l'Italia S.p.A., sia in quanto principale operatore italiano (gestisce quasi la metà dei chilometri complessivi in concessione privata), sia perché è il soggetto su cui si sono più concentrate le polemiche di questi giorni. Autostrade per l'Italia è interamente detenuta da Atlantia S.p.A., società quotata in borsa che gestisce autostrade a pedaggio anche in Brasile, Cile, India e Polonia. Il suo socio di maggioranza è la famiglia Benetton. In Italia è concessionaria di trenta tratte tra cui l'A1 Milano-Napoli (759,3 km) e l'A14 Bologna-Taranto (744,1 km), per un totale di 2.857,5 km gestiti e 46.127 milioni di veicoli per chilometro/anno.

Segue un'elaborazione grafica di alcuni indicatori registrati negli ultimi anni disponibili (IT 2016; AT 2017):


Dal confronto in grafica si osserva che la rete italiana qui considerata è mediamente più frequentata - e quindi anche soggetta a usura - di quella del gestore austriaco, che deve «sopportare» un traffico inferiore del 30%.

I ricavi di Autostrade per l'Italia, cioè i costi per gli utenti incluso il canone che il gestore deve versare annualmente ad ANAS (431 milioni di euro), superano del 46% quelli di ASFiNAG su base chilometrica (+25% in rapporto al traffico). La rete italiana risulta quindi più cara. Va anche osservato che la politica di pedaggio adottata dal gestore austriaco distribuisce l'onere in modo da premiare in maniera molto decisa l'utenza «leggera» (auto e moto), trasmettendo così agli automobilisti italiani l'impressione, parzialmente distorta, di una forte convenienza complessiva. Per dare un'idea degli effetti che questa politica avrebbe nel nostro Paese, è come se, con il costo odierno di un solo viaggio di andata e ritorno da Milano a Roma (corrispondente a poco meno del prezzo di una Vignette annuale), si potesse viaggiare illimitatamente per un anno sull'intera rete nazionale... Non stupisce perciò che ASFiNAG compensi ricavando quasi il 70% delle sue entrate dal transito dei mezzi pesanti (1,37 su 2 miliardi di euro), pur incidendo questi ultimi sul traffico complessivo per poco più del 10%.

Se l'impegno economico relativo per nuovi investimenti è sostanzialmente identico, colpisce invece la forte differenza nella spesa per manutenzioni, che nel caso austriaco incide sul fatturato in misura tripla rispetto alla gestione italiana (più del doppio su base chilometrica). Se confermato, è probabilmente questo il dato su cui è più urgente riflettere.

Un'ultima considerazione che richiederebbe approfondimenti più qualificati è suggerita dalla densità di ponti e viadotti che insistono sulle due reti osservate. Nelle autostrade di ASFiNAG risultano in servizio 2,34 manufatti per chilometro: più del decuplo di quelli italiani. Viceversa, nella rete italiana ricorrono con maggior frequenza le gallerie (0,11 vs 0,07 per chilometro). Con l'eccezione delle pianure a est di Vienna (Burgenland), l'Austria è in effetti un Paese a forte prevalenza montuosa. Se tre quinti del suo territorio sono occupati dalle Alpi, anche la fascia subalpina è caratterizzata da colline e rilievi più o meno scoscesi. Per contro, solo il 23% della rete di Autostrade per l'Italia è classificata come «montagna» nelle tabelle ministeriali (il tratto più lungo è quello della A26 Genova Voltri-Gravellona Toce: 102,8 km). Da queste osservazioni si può indurre in prima ipotesi che la rete austriaca sia mediamente più costosa da realizzare e manutenere - come suggerirebbe anche il dato sulla spesa per manutenzioni - senza perciò gravare maggiormente, in comparazione, sull'utenza.

Per corroborare e misurare questa ipotesi sarebbe tuttavia necessario esaminare le perizie a valori standard delle due reti e i relativi piani di manutenzione, ammesso che siano reperibili nel pubblico dominio.

Conclusioni

Dalla comparazione su accennata la gestione austriaca, affidata a una società interamente pubblica (ASFiNAG), appare caratterizzata da costi inferiori per l'utenza e da una diversa politica di distribuzione dell'onere che penalizza il trasporto merci su gomma. A sostanziale parità di investimenti, il dato più interessante riguarda le manutenzioni, per le quali il gestore austriaco spende il triplo del collega italiano in rapporto al fatturato, nonostante la rete del secondo sia usurata da un traffico più intenso. Ciò potrebbe anche spiegarsi con la maggior presenza di manufatti «critici» e costosi (ponti e viadotti) sulle tratte austriache e, più in generale, con l'orografia del Paese alpino, ma occorre in ogni caso registrare che l'onere aggiuntivo non si ribalta sull'utenza (come viceversa accade nelle tratte alpine di altri gestori italiani, ad esempio l'A5 in Piemonte e Valle d'Aosta, o l'A32 in Valle Susa).

Per quel che possono valere stime così semplificate, a parità di variabili una gestione di tipo austriaco sulla rete italiana italiana qui considerata comporterebbe un risparmio da 755 (su base traffico) a 1.108 (su base chilometrica) milioni di euro all'anno per gli utenti e, insieme, un aumento della spesa per manutenzioni da 306 a 383 milioni di euro all'anno (su base ricavi). Se si considera che il risultato operativo ante imposte (EBIT) di Autostrade per l'Italia S.p.A. al lordo del versamento del canone ANAS è stato di 1.641 milioni di euro nel 2016, si possono in parte intuire i motivi di queste differenze.

A necessaria integrazione dell'analisi occorrerebbe infine raffrontare il valore delle reti e degli appalti e, laddove possibile, la loro qualità secondo indicatori standard che riguardino ad esempio asfaltature, illuminazione, verifiche, incidentalità, tempi di intervento, comunicazione all'utenza, tempi di adeguamento alle norme, responsabilità ambientale e altro.

***

Il modello pubblico austriaco non è l'unico possibile. Ha certo i pregi della semplicità nell'estendere le stesse politiche gestionali, ottimizzandole, all'intera rete, e della trasparenza nel far sì che un soggetto di scopo si finanzi tassando i propri utenti senza gravare i sui bilanci dello Stato e dei suoi enti. Ciò non toglie che un'autostrada pubblica possa sostenersi in tutto o in parte con la fiscalità generale come accade in Germania, Olanda e Belgio (sui cui dettagli mi appello a chi è più esperto di me), o anche in numerosi esempi italiani di «superstrade» e autostrade a gestione ANAS.

I «ritorni» di un'infrastruttura essenziale si misurano nel medio e lungo termine materiale dello sviluppo e immateriale del benessere, essendone i suoi eventuali ricavi uno strumento. L'esempio qui illustrato suggerisce che una gestione senza lucro comporterebbe vantaggi economici e di servizio per la collettività anche nell'immediato.

E la corruzione? E il magna magna?

Sono un'invariante.


Leave a comment

Send

Bombadillo 03 settembre, 2018 14:36

Carissimi,

vedo che, "mio malgrado", ne è nata una discussione infinita.

Meglio la regola processuale, per cui non si replica alla replica, che in questa sede implicherebbe la capacità di comprendere che chi muove una contestazione a qualcuno, e poi vuole avere l'ultima "parola", e appunto replica alla replica, si qualifica da solo.

Quindi, con la "pia" illusione di poterla chiudere qui, chiudo (almeno, da parte mia) con una battuta:

la tangentopoli italiana è stato un fenomeno giuridico-politico-sociale "naturale", spontaneo e "dal basso", proprio come, a livello internazionale, lo è stato il sessantotto: trattasi, del resto, di due credenze che si meritano ampiamente a vicenda.

Tom

Reply

Maurizio Moretti 03 settembre, 2018 10:33

La dottrina neoliberista nega l’esistenza dei “monopoli naturali”, tutto è mercatizzabile.

Dall’altro lato mio figlio, neolaureato in medicina, sostiene, assieme a un atro gruppo di visionari italiani e internazionali che pure la Farmacopea (nel senso aulico del termine), oltre alla Sanità, costituisca un monopolio naturale, e in quanto tale debba stare in mano pubblica.

Reply

Il Pedante 03 settembre, 2018 13:12

Suo figlio ha perfettamente ragione.

Reply

Roxgiuse 04 settembre, 2018 15:37

Gentile @Maurizio Moretti, che suo figlio, immagino giovane in quanto neolaureato, abbia di queste concezioni della ricchezza e dell'utilità, mi fa ben sperare per un futuro migliore

Reply

Peppe 02 settembre, 2018 16:13

Gentile Pedante, il suo post riferisce che in Italia ci sono “venticinque gestioni private che coprono 5.887 km di autostrade e superstrade ”. Se la circonferenza massima della Terra all’equatore è 40.075 km, significa che la lunghezza delle strade italiane è paragonabile a quasi un settimo della circonferenza terrestre?

Reply

Roxgiuse 04 settembre, 2018 15:41

Gentile @Peppe, risposta olofrastica: si. In autoevidenza. L'aritmetica è una scienza in quanto riconosce di postulare "democraticamente" che due grandezze possono essere rapportate data come unità una delle due.

Reply

mikez 31 agosto, 2018 11:56

E veniamo al dettaglio. Le critiche di Pellegrino a Mani pulite si distinguono da quelle solite, che normalmente sono “esterne” alla ratio delle inchieste (attacchi personali a Di Pietro, la misura del carcere preventivo, critiche di natura processuale):

“[I magistrati] volevano colpire esclusivamente la politica. Era chiarissimo nella richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Citaristi, che mi sorprese subito per la sua singolarità… L’inchiesta era su un appalto dell’aeroporto milanese della Malpensa. Che cos’era avvenuto? Si era costituita un’associazione temporanea di imprese, con un’impresa leader. Questa associazione, che corrispondeva grosso modo a un cartello politico-elettorale, si era aggiudicata l’appalto… L’impresa leader aveva dato il contributo maggiore alla Dc, quindi a Citaristi. Le altre imprese avevano pagato gli altri partiti. Con una differenza, però. Mentre l’impresa leader aveva versato il danaro rispettando la legge sul finanziamento ai partiti (cioè con delibera del Consiglio di Amministrazione e denuncia nel bilancio della Dc depositato in Parlamento), le altre imprese avevano fatto i loro versamenti in nero.

[…]

Citaristi era in regola, ma era imputato lo stesso di corruzione, insieme con gli amministratori degli altri partiti e in concorso con pubblici ufficiali rimasti ignoti. Quel era il problema? Nel reato di corruzione, il protagonista è il pubblico ufficiale che compie la scelta amministrativa. In quel caso dunque, i pubblici ufficiali che avevano assegnato l’appalto, non Citaristi e nemmeno gli amministratori degli altri partiti. […] I protagonisti del reato non erano loro, ma i pubblici ufficiali che aggiudicavano gli appalti: loro, però, rimanevano quasi sempre ignoti. […] Nelle commissioni che decidevano a chi affidare l’appalto, c’erano professionisti che non vennero mai inquisiti. La società civile non è mai stata toccata da Mani pulite, che ha puntato invece sui politici come protagonisti di un sistema corruttivo.

[…]

L’andazzo era questo. I pubblici ufficiali restavano ignoti, benché sapessimo che i magistrati potevano tranquillamente identificarli. Ricordo un caso di appalto di un ospedale. Dalle carte che ci avevano mandato dalla procura di Milano risultavano i nomi del presidente del consiglio di amministrazione dell’ospedale e del presidente della commissione aggiudicataria, che era il preside di una facoltà universitaria. Però loro due non risultarono tra gli inquisiti. Scrissi una lettera a Saverio Borrelli, il procuratore capo di Milano all’epoca di Mani pulite, per chiedere spiegazioni. La risposta fu: decidono i pm cosa fare o non fare.

[…]

I magistrati usavano uno schema fisso per le richieste di autorizzazione: le tangenti sono un elemento di distorsione del mercato, perché vince l’appalto, non il migliore ma chi paga di più.[…] Nelle premesse dei magistrati tutto partiva dalla premessa che gli appalti fossero pubblici. Una volta arrivò in Giunta una richiesta di autorizzazione per un appalto dell’Enel, in cui parlavano appunto di “appalto pubblico”. Ma non poteva essere un appalto pubblico, perché gli appalti dell’Enel - e io lo sapevo - erano allora appalti di diritto privato.

[…]

In quel periodo la magistratura italiana andava elaborando un concetto estremamente elastico del reato di corruzione, in cui molte delle distinzioni tradizionali tra pubblico e privato venivano meno, e la stessa figura del pubblico ufficiale veniva enormemente a dilatarsi. […] Borrelli e i magistrati del pool milanese utilizzavano abilmente questo concetto elastico di corruzione per farvi rientrare tutti i finanziamenti della politica, anche se erano avvenuti nella forma prevista dalla legge.

[…]

Il finanziamento irregolare costituiva in sé un reato; non c’era quindi necessità di considerarlo corruttivo. Ma la scelta dei magistrati di Mani pulite fu diversa, perché, se avessero agito soltanto per il finanziamento illecito della politica, gli italiani gli avrebbero riso dietro, in quanto tutti sapevano che la politica si finanziava irregolarmente. Loro, invece, avevano bisogno di innalzare tutto a corruzione o a concussione perché questo determinava un impatto mediatico e quindi creava nell’opinione pubblica un’ondata emotiva a loro favorevole.

[…]

Avevano un disegno e lo perseguivano esasperando la tecnica giuridica per provocare impatto emotivo. Ricordo di un’intervista di Borrelli proprio sul nuovo ruolo dei giudici: diceva che il XIX secolo era stato il secolo dei Parlamenti, il XX quello degli Esecutivi e che il XXI sarebbe stato quello della Giurisdizione. Era un disegno, indentiamoci, che aveva anche una sua nobiltà. Solo che si basava sul presupposto sbagliato che, caduto il Muro di Berlino, la storia dell’uomo fosse finita e che la politica avesse esaurito la propria funzione, perché ormai si andava verso la pace universale garantita dalla globalizzazione.

[…]

I magistrati si sentivano la punta di una piramide tecnocratica che comprendeva altri poteri, come le banche centrali e la grande finanza internazionale [nota mia: il testo è del 2005, la crisi finanziaria era di là da venire, questa frase all’epoca non la sottolineai, come invece tante altre, e solo adesso che la rileggo a distanza di anni acquisisce un senso]

La critica è “interna” perché riguarda l’identificazione tanto del reato quanto del colpevole. Inoltre non si inserisce in una cornice “complottista”, o almeno vi si ferma un attimo prima, non essendoci elementi di prova. Però è una visione del tutto consistente con quella che è stata l’evoluzione, non solo italiana, verso una società compiutamente tecnocratica, in cui i concetti di “pubblico” e “politico” sono ormai quasi completamente esautorati.

Allego un’altra intervista di Pellegrino, in cui è riassunta la sua posizione:

http://www.ristretti.it/commenti/2015/febbraio/pdf11/intervista_pellegrino.pdf

Reply

Chinacat 01 settembre, 2018 22:29

Gentile @mikez, confidando nella magnanimità del padrone di casa e nella speranza che questo scambio di opinioni possa risultare utile anche per altri, andiamo avanti.

Partiamo dalla fine:

" Le critiche di Pellegrino a Mani pulite si distinguono da quelle solite"

Vediamo se ho capito: Lei prende per buone le opinioni di un complice? Pellegrino era senatore di un partito che prendeva tangenti, come tutti gli altri. Ora: o non lo sapeva (e allora è un minus habens) oppure sapeva ed è stato zitto. Quale preferisce? E difatti le "considerazioni" di Pellegrino, se uno le legge, sono un coacervo di cazz... lievi imprecisioni. Non le posso segnalare tutte perché sono troppe e non ho una calcolatrice che le possa quantificare.

Il "problema", Mr. Mikez, è a monte: la gestione delle FONTI.

Mi spiego meglio. Quando la fonte di informazioni è uno dei protagonisti della vicenda, quelle informazioni vanno prese con due grandi pinze e prima ancora di valutare le informazioni, occorre valutare il ruolo della fonte in questione all'interno della vicenda.

In un caso come quello di Pellegrino, dopo aver chiarito il ruolo della persona, la domanda che io mi faccio a monte è questa: quante balle ci sono in quel che dice? Parto quindi dal presupposto che sia impossibile che il tizio (Pellegrino) dica "la verità" e non perché io sia particolarmente bastardo (e lo sono) ma perché c'è un dato di fatto oggettivo: di quel sistema Pellegrino era COMPLICE. O per negligenza, nella migliore delle ipotesi, o per attiva partecipazione, nella peggiore.

Cosa si aspetta che possa dire? Io mi aspetterei una valanga di balle e difatti, et voilà, balle come se piovesse.



Un ultima cosa: Lei usa la parola "intervista". Ma quella di Pellegrino, come milioni prima, durante e dopo, non sono affatto interviste: sono monologhi nel quale il "giornalista" non fa domande. E se siamo su questo blog è anche perché il formato intervista in Italia è morto e sepolto da anni. E cosa fa Pellegrino? Straparla senza che qualcuno gli faccia la domanda più ovvia, banale e pericolosa: E LEI DOVE'ERA?

E lo ammette lui stesso ! ! !

"Le altre imprese avevano pagato gli altri partiti."

" le altre imprese avevano fatto i loro versamenti in nero."

Tra cui quello di Pellegrino il quale, poverino, non si accorge di nulla. Non sa nulla. Piovono milioni in nero e Pellegrino non vede, non sente e non parla.

Dopodiché io dovrei credere a quello che sostiene?

Aggiungo: questo è un caso da manuale per adoperare il metodo opposto. Ovvero, sottoporre ad analisi le affermazioni del tizio proprio per vedere dove, come, quando e perché mente. L'unica cosa fuor di dubbio è una: ha molto interesse a mentire. Quindi lo fa sistematicamente. Si tratta semplicemente di incrociare le menzogne con i fatti oggettivi e dato che i processi sono pubblici (quindi è tutto materiale pubblicabile e pubblicato, compresi i verbali degli interrogatori) non è poi così difficile da fare.

1

Reply

Chinacat 01 settembre, 2018 23:23

Gentile @mikez, qui abbiamo un problema. Perché è evidente che Lei o non c'era durante Tangentopoli o non ha mai letto nulla in merito:

“la magistratura non si è inventata nulla e non ha fatto altro che arrestare quelli che hanno commesso dei reati”. Che è né più né meno che la versione data dei media."

Assolutamente NO. I media ne hanno date diverse versioni ed il fatto stesso che non lo sappia, purtroppo rafforza la mia convinzione: o non c'era o ne sa ben poco della DINAMICA degli eventi. Come dice giustamente un tizio "la differenza tra la storia e la sociologia è che la seconda non tiene conto della cronologia".

Da questa differenza nasce la "social history" che cerca di combinare i due elementi: si tiene conto dell'evoluzione della società (che non ha date precise) con l'evoluzione storica (che invece le date le ha).

Come potrà verificare Lei stesso in una qualsiasi emeroteca, il primo arresto di Tangentopoli fu quello di Mario Chiesa. Bene: non ci fu nessuna grancassa mediatica. Zero assoluto. La notizia fu data senza nessuna enfasi, tra le altre. Il Corriere della Sera non la mise in prima pagina. La Repubblica la notizia dell'arresto di Chiesa la mette a pagina 21. Si, esatto: 21. Controlli pure.

Ops. Ma come? E la spettacolarizzazione? Lei scrive:

"A conferma che la discrezionalità mediatica, se non quella inquirente, è decisiva."

E allora perché metterla a pagina 21 e non in prima pagina con un bel titolone in grassetto? Se erano decisi a farne "un caso" e se la discrezionalità è decisiva... i conti, come al solito non tornano.

Le ripeto: Lei vede un pezzo di storia con il senno del poi che serve come struttura per sostenere una tesi. Ma la Storia è DINAMICA (e la date servono!) non è così statica come la si vede DOPO.

La spettacolarizzazione ci fu, certamente ma se non ho una tesi preconcetta e preconfezionata, posso fare una cosa molto ma molto utile: osservare come gli agenti della storia (i magistrati, i media, l'opinione pubblica, i politici, gli imprenditori) si influenzino vicendevolmente senza il "senno del poi". Quindi NON soggetti astratti ed isolati ma agenti all'interno di una storia della quale questi agenti non sanno cosa succederà il giorno dopo.

Un ultima cosa: all'interno del rapporto tra i media e l'opinione pubblica operano dei meccanismi che sono del tutto fuori dal controllo degli "agenti" quindi l'idea sottostante alla voluta spettacolarizzazione ("facciamo COSI' di modo che poi l'opinione pubblica reagisce COSI'", come se fosse aritmetica) va presa con molta cautela.

2

Reply

Chinacat 02 settembre, 2018 00:27

Gentile @mikez, per concludere, Le illustro la differenza di metodo:

Lei di Pellegrino scrive:

"Un pedigree perfetto, un esperto, non viziato dall’ideologia politica, protagonista non marginale degli eventi: ha una conoscenza diretta degli eventi, ha le competenze tecniche per capire i dettagli."

Evito il sarcasmo e vado avanti. Scrive Pellegrino:

" Capii, infatti che i magistrati non volevano colpire la corruzione amministrativa, per come noi avvocati l’avevamo studiata sui libri di scuola"

Io non so quale sia stata la Sua prima reazione davanti a questa frase ("per come noi avvocati l’avevamo studiata sui libri di scuola") ma la mia è questa: quest'uomo ritiene che il lettore sia un povero idiota.

Perché tra quando Pellegrino andava a scuola (tra il 1939 ed il 1959 circa) ed il 1992 sono cambiate un sacco di cose: una fu il passaggio dal vinile al Compact Disc, per esempio. Che c'entra? Che nel mondo del Pellegrino si passò dalla carta carbone per fare le triplici copie al computer. Si passò dalla banconota al bonifico bancario estero su estero. Si passò dal telefono fisso delle cabine con i gettoni al cellulare.

Ma, sostiene Pellegrino, quando io andavo a scuola queste cose non c'erano e quindi la REALTA' non corrisponde a quello che io avevo studiato e quindi, conclude Pellegrino, è la REALTA' che sbaglia. Io ho studiato bene se poi la REALTA' fa delle storie e non si adatta.

Dovessimo seguire la "logica" di Pellegrino, se un uomo avesse inventato la ruota quadrata e l'avesse fatta studiare a scuola, andremmo in giro con le ruote quadrate... se c'è scritto quadrate perché farle tonde, no?

Il punto è che non c'è nessuna logica sottostante, ci sono solamente una montagna di sciocchezze, alcune delle quali insultano apertamente l'intelligenza del lettore, scritte da un tizio che c'era, che sapeva, che non ha mai detto nulla e che si deve creare un alibi, confidando nel fatto che:

il 50% dei lettori ci crederà, perché ciò che dice corrisponde a ciò che vogliono sentirsi dire e un altro 50% non gli crederà perché non corrisponde a ciò che loro vogliono sentirsi dire. L'idea che qualcuno possa analizzare ciò che afferma usando il cervello, Pellegrino evidentemente non lo considera possibile.

In questi casi, Socrate direbbe che essere sordi è una gran bella fortuna.

Chinacat

PS

Questa è una vera perla:

"Il finanziamento irregolare costituiva in sé un reato; non c’era quindi necessità di considerarlo corruttivo"

Un qualunque mafioso sarebbe prefettamente d'accordo. E che un mafioso la pensi in materia giuridica allo stesso modo di un senatore è abbastanza singolare. Ci rifletta. Un mafioso piazza una bomba per ottenere il pizzo: questo costituisce già un reato. Quindi, aggiunge Pellegrino, non c'è necessità di considerarlo come il risultato di una associazione a delinquere. Abbiamo già il reato e non ci serve altro, perché mai indagare a questo punto?

In fondo, sostiene Pellegrino (e qui siamo al surrealismo puro) se uno ti paga una tangente, non è mica detto che voglia qualcosa in cambio.

(Ma certo che no, come ho fatto a non pensarci prima; chi di noi paga il benzinaio e poi non fa benzina? Tutti direi. E' normale, no?)

Occhio e croce direi una cosa: Pellegrino ritiene che se l'intelligenza di un italiano fosse un palazzo a 10 piani, l'ascensore arriverebbe massimo al terzo piano.

Ha una gran bella stima dei suoi concittadini.

Reply

mikez 03 settembre, 2018 17:50

Gentile @Chinacat,

guardi, mentre alcune sue obiezioni sono assolutamente sacrosante, nel senso che meriterebbero risposte articolate (non che non mi divertirei a farle, ma anche basta), altre sono un pelo pretestuose. Ma poco eh, non tanto, giusto un po'. Quando Pellegrino parlava dei reati amministrativi studiati sui "libri di scuola", per esempio, non credo che considerasse i lettori dei poveri idioti; anzi, credo che li ritenesse semplicemente in grado di distinguere tra "senso letterale" (libri studiati a scuola) e "senso figurato" (libri di scuola=manuali di base per lo studio della materia, anche universitaria).

Ma evidentemente si sbagliava, su questo come su [tutto] il resto. Cordialità.

Reply

Chinacat 04 settembre, 2018 21:35

Gentile @mikez, massì ha ragione Lei: è stato tutto un complotto dei magistrati comunisti pilotati dalla CIA. Amen. Ite missa est. Craxi era un sant'uomo, Berlusconi un grande politico perseguitato dalla magistratura e Falcone e Borsellino due visionari da Lubjanka. Pellegrino? Santo subito, le sue parole sono il Verbo.

That's all, folks.

Chinacat

Reply

Ethane Cracker 28 agosto, 2018 15:02

E niente, adesso sappiamo anche che i capitali impiegati da Benetton nelle manutenzioni straordinarie e negli investimenti in genere sono stati remunerati dallo Stato (da noi cittadini utenti) con un tasso del 9% lordo.

Ricordo che il tasso limite di usura nel nostro paese è del 8%.

Reply

Te ghe rezun rimpiangiamo Maria Teresa D'Austri 25 agosto, 2018 13:24

Troppo semplice per la mentalità burocratica e politica italiana. Ben lo ha ricordato il Manzoni a proposito di azzeccagarbugli

Reply

Luca 24 agosto, 2018 10:45

Gentile @Il Pedante, mi interesserebbe sapere come funziona la vigilanza in Austria, cioè chi controlla l'operato di ASFiNAG e con quali poteri sanzionatori in caso di negligenza o inadempienza. Grazie.

Reply

Rosaria 23 agosto, 2018 23:34

Concordo con quanto è stato analizzato, anche se è necessario premettere che per questo tipo di valutazioni occorre molta preparazione e specializzazione. Ma allora perchè sono stati inferti attacchi al ministro Toninelli da tutti compreso esponenti di spicco del governo? Praticamente è stato emarginato quando invece la nazionalizzazione dell'autostrade sarebbe un segnale forte, anzi fortissimo che lo Stato c'è e funzione per la supremazione del pubblico contro l'interesse dei privati. Secondo me il governo ci deve ripensare seriamente prima di abbandonare questa tesi. Dove si annida la non convenienza a rinazionalizzare molte infrastutture? Vorrei una spiegazione serissima

Reply

LorenzoC 23 agosto, 2018 13:47

Tempo fa dalle mie parti è crollato un cavalcavia e ha schiacciato un tale che si trovava a passare sotto. La strada era "statale", gestita credo dall'ANAS.

La ragione per cui il cavalcavia è crollato è che si trattava di un manufatto dell'epoca del ponte di Genova, come tutti gli altri uguali lungo quella strada però questo aveva la particolarità che veniva usato da una acciaieria che si trova su un lato per movimentare carichi speciali.

Lo sapeva la acciaieria che i carichi speciali erano un problema per la statica del cavalcavia.

Lo sapeva il Comune.

Lo sapeval'ANAS.

Lo sapeva la Polizia Stradale.

Lo sapevano tutti.

Dato che il cavalcavia era facile da osservare da ogni lato, non alto cento metri e non avendo parti particolarmente sofisticate, tutti sapevano anche che il manufatto era lesionato. Qualcuno avrà anche mandato il rapportino.

NESSUNO HA MOSSO UN DITO, perché la responsabilità, come poi accertato dalla magistratura, era un po' di tutti, quindi non era di nessuno. Nessuno aveval'obbligo di decidere per la chiusura o la riduzione del traffico sul cavalcavia. Tutti avevano la facoltà, che però implicava delle grane, perché non sai se il cavalcavia crolla domani o tra un anno o tra dieci anni e nel frattempo la gente si lamenta per il disagio e/o i danni. Quindi rimbalza, sposta, procrastina, ignora, patatrac.

La cosa bella è che da allora non si è proceduto ne alla ricostruzione di quel cavalcavia ne alla demolizione e ricostruzione di tutti gli altri identici. Perché fare costa e ancora nessuno ha l'obbligo di decidere per la ricostruzione. Fino alla prossima volta. Anche perché basta andare in giro in moto e si vede che il traffico aumenta costantemente e lo stato delle strade peggiora di conseguenza.

Reply

Il Pedante 23 agosto, 2018 14:15

Non ho volutamente affrontato il capitolo della sicurezza nell'articolo, che meriterebbe un discorso a sé, tecnico e giuridico, che non sono in grado di svolgere. La mia personale idea è che la logica del profitto si sposi male con la sicurezza, ma naturalmente ci sono altri fattori.

Reply

Merchmerch 22 agosto, 2018 18:19

Mi riferisco alla frase

la politica di pedaggio adottata dal gestore austriaco distribuisce l'onere in modo da premiare in maniera molto decisa l'utenza «leggera» (auto e moto),

Premiare non è corretto

Più giusto dire che si riconosce che l'usura a manto ed opere dei veicoli leggeri è irrisoria comparata all' usura provocata dai mezzi pesanti

Reply

Klaus B 21 agosto, 2018 22:08

Gentile @Il Pedante, complimenti per questo post e per la sua pubblicazione odierna sull'unico quotidiano che, ormai, leggo regolarmente, la Verità.

Dalla lettura su Scenari economici sono passato a questo blog, e in pochi giorni ho letto tutti i post e alcuni mi riprometto di rileggerli. Ognuno mi ha aperto uno scenario nuovo, un modo diverso di osservare qualcosa. A volte sono d'accordo interamente, altre solo in parte, ma sono costanti il livello elevato di approfondimento e l'esemplare chiarezza espositiva. Come pure il notevole livello della maggior parte degli interventi dei frequentatori.

Le chiedo solo: perché non parla di scuola? a parte alcuni riferimenti qui e là, soprattutto da parte degli intervenuti, con alcune citazioni delle analisi dei compianti Preve e Bontempelli, non ci sono post sistematicamente dedicati all'argomento.

Eppure è uno di quelli nei quali le false concezioni da lei brillantemente smascherate hanno maggiormente pesato negli ultimi anni. Tutti quelli della cosiddetta Seconda Repubblica, senza distinzioni se non marginali tra l'operato del cosiddetto centro-sinistra e del cosiddetto centro-destra.

Mi riferisco, solo per fare un esempio ma di un certo peso, a cose come l'idolatria verso gli strumenti di verifica OCSE-PISA.

Non che la scuola italiana non avesse problemi, ma aveva una struttura coerente, sia pur barcollante, che è stata sistematicamente smantellata. E altrettanto è accaduto per l'università, della cui situazione sono meno approfonditamente al corrente, ma non del tutto ignaro.

Un cordiale saluto e augurio per il proseguimento della sua preziosa opera.

Reply

EpifanioG 21 agosto, 2018 12:01

Quello che sarebbe da capire è se i ponti e i viadotti autostradali austriaci vengono sottoposti alla stessa manutenzione di quelli italiani. Se ci sono stati dei casi di crolli, e se ci sono stati (a prescindere dai crolli) degli interventi di demolizione e ricostruzione.

Perché il problema fondamentale, a quanto leggo, è che un ponte in cemento armato, anche quando costruito con il miglior cemento e con la migliore armatura, dopo alcuni decenni (cinquant'anni, nella migliore delle ipotesi) entra in uno stato di obsolescenza.

Che non vuol dire che da quel giorno crolla seduta stante, ma che comincerà a presentare problemi sempre più frequenti di cedimento, con necessità di manutenzione. Ciò perché a seguito dello stress, delle intemperie e dei continui cambi di temperatura, l'acciaio comincia ad aumentare di volume e a gonfiarsi. Il cemento non solo svolge un'attività adeguata di coibentazione, ma tende a sua volta a cedere, a seguito del cambiamento di volume della struttura metallica.

Di conseguenza, interrogarsi sul fatto che a gestire l'opera debba essere un concessionario privato, oppure un'azienda pubblica, o controllata dallo Stato, diventa un'attività alquanto oziosa, se prima non si pone attenzione agli aspetti tecnici, che farebbero pensare che il cemento armato, in generale, è una metodica costruttiva piuttosto mediocre (e non solo per i ponti, ma qui si aprirebbe un lungo capitolo che qui lascerei perdere).

Altrimenti, al di là di tutto, nazionalizzare (qualunque cosa ciò voglia dire all'atto pratico) potrebbe essere anche controproducente. Prendi la gestione della rete, e non sei in grado di evitare che ogni tanto un pezzo ti crolli... e magari se fai investimenti arriva anche la procedura d'infrazione dell'UE.

Reply

Bombadillo 20 agosto, 2018 08:34

Carissimi,

vorrei solo aggiungere che, quando è stata fatta l'operazione opposta a quella che qui si suggerisce, nessuno si è preso la briga di fare studi comparatistici, per dimostrare che il privato, nel dato settore, fosse più vantaggioso per l'utenza e per altri interessi pubblici.

La circostanza è stata data per scontata, per autoevidente.

Quindi vanno bene i dati e le comparazioni in questa sede, ma sarebbe anche importante riuscire a veicolare, al grande pubblico, un ribaltamento di paradigma altrettanto "acritico": Privato cattivo, avido imbroglione e sfruttatore, Stato buono che si preoccupa della gente (anche se corrotto.... dai privati avidi, imbroglioni e sfruttatori: infatti, come se c'è qualcuno che si è indebitato troppo, e perché c'è qualcuno che ha prestato troppo ad interesse, così, se c'è un pubblico che viene corrotto, è perché c'è un privato che corrompe).

Tom

Reply

Chinacat 20 agosto, 2018 22:55

Gentile @Bombadillo, mi scusi:

" se c'è un pubblico che viene corrotto, è perché c'è un privato che corrompe"

Ma non mi dica...se c'è uno che riceve una tangente, c'è uno che la paga. Mi ricorda molto i "ragionamenti" che faceva Catalano a "Quelli della notte". Fine del ragionamento ovvero: le implicazioni, queste sconosciute.

Ma il bello, Mr. Bombadillo, è che quando poi interviene la magistratura... eh no, quello non va bene.

Lei stesso ha definito Mani Pulite come, cito le Sue parole, "un cambio di regime in puro stile CIA".

Quindi per Lei, arrestare il corrotto ed il corruttore, non equivale ad applicare la legge ma dipende. Da cosa? Beh, a questo punto lo sa solo il buon Dio. O lo sanno quelli della CIA, magari.

E chi la dovrebbe applicare la legge allora, se la magistratura non Le va bene? Facciamo una bella ordalia? Buttiamo un corrotto nel fiume: se galleggia è innocente, se va a fondo, è colpevole?

Immagino che il concetto di "obblgatorietà dell'azione penale" Le risulti un pò ostico ma è ovviamente un dettaglio: una volta trovato il capro espiatorio altrove, occhio non vede e cuore non duole.

Last but not least. Il prof. Luciano Canfora fa notare** che nel dialogo "Gorgia", Platone fa descrivere Socrate come il "corruttore degli ateniesi": non essendoci la CIA (ma non si sa mai, no?) e non avendo nulla con cui corrompere, ne possiamo ragionevolmente dedurre che il concetto di "corruzione" si estende ben oltre la "mazzetta". Ed era perfettamente chiaro ad un tizio che viveva nel V sec. a.c.

Purtroppo non posso dire lo stesso degli italiani del 2018. E non è un gran bel risultato.

Chinacat

** Luciano Canfora, Un mestiere pericoloso. La vita quotidiana dei filosofi greci

Luciano Canfora, La guerra civile ateniese

Reply

Bombadillo 21 agosto, 2018 11:30

Caro Chincat,

forse le è sfuggito che siamo qui proprio per ripetere l'ovvio, perché farlo, in tempi di menzogna, è un atto rivoluzionario.

L'ovvio è, ad es., che se c'è un pubblico ufficiale che viene corrotto, è perché c'è un privato che lo corrompe, per cui il teorema liberista pubblico brutto perché corrotto, e invece privato bello, non ha senso.... il che, OVVIAMENTE (vedi che ripetere l'ovvio non è inutile?) non esclude in alcun modo che entrambi debbano essere puniti secondo diritto.

Per quanto riguarda, infine, mani pulite, non mi riferivo alle inchieste in sé, ma al loro utilizzo mediatico, alla loro spettacolarizzazione (alla quale sono sempre contrario), al clima creato nel Paese, con evidente funzione di agevolare un cambio di regime.

Concludo esortandoti ad una minore animosita nei miei confronti, che infatti non ha ragione d'essere, e, in ogni caso, non deve essere manifestata in questa sede, col rischio di far scadere la pacatezza del dibattito che dobbiamo al nostro Ospite.

Un caro saluto.

Tom

Reply

Chinacat 22 agosto, 2018 03:16

Gentile @Bombadillo, intanto debbo fare una precisazione. Non si tratta di mia "animosità" nei Suoi confronti o nei confronti di altri utenti ma di metodo. E siccome il mio "modello" è Socrate, si tratta di pura e semplice "ironia socratica". Se poi considera che l'altro mio "modello" è Groucho Marx, il quadro è completo.

Detto questo:

"Per quanto riguarda, infine, mani pulite, non mi riferivo alle inchieste in sé, ma al loro utilizzo mediatico, alla loro spettacolarizzazione (alla quale sono sempre contrario), al clima creato nel Paese, con evidente funzione di agevolare un cambio di regime."

E di nuovo, non capisco. Una volta esclusa la diretta partecipazione nelle inchieste, quale'è il nesso tra l'utilizzo mediatico dell'inchiesta e la CIA? Mr. Berlusconi è della CIA? O magari Brosio è della CIA? Non mi dica che Emilio Fede è della CIA... perché l'idea di uno tizio della CIA che monitorizza le televisioni italiane per vedere come parlano dell'inchiesta è alquanto surreale.

E perché lo fanno? Per "agevolare un cambio di regime" dice lei: cioè distruggono un regime che conoscono e con il quale collaborano dal 1946 per mettere in piedi un altro regime ex novo, senza nessun punto di riferimento. e con l'elettorato che può mandare a monte a tutto (a meno che non mettano un mini-agente CIA in ogni casa, non possono influenzare oltre 40 milioni di elettori)

Non quadra molto; non che abbia stima della CIA ma non li faccio così tonti.

C'è poi una frase che colpisce:

"al clima creato nel Paese"

Calma e gesso. Sono stati i media a creare quel clima o sono state le notizie? Lei dice: sono stati i media che hanno spettacolarizzato la cosa ma così facendo elimina le "notizie" dall'equazione e quindi, a mio avviso, il risultato dell'equazione non potrà mai essere giusto.

Ma facciamo finta che che la sua tesi ("sono stati i media") sia corretta e applichiamola : non è spettacolare che sia venuto giù un ponte, sono i media che stanno facendo spettacolo. Perché no? Se ci pensa bene, ogni giorno sulle strade italiane perdono la vita circa 10 persone eppure mica fanno trasmissioni, editoriali, interrogazioni parlamentari, etc etc. Quindi si potrebbe sostenere "ragionevolmente" che si tratta di spettacolarizzazione dei media.

No, c'è qualcosa che non quadra in questa tesi.

Anche le notizie contano, come Lei stesso ammette quando scrive che "siamo qui proprio per ripetere l'ovvio, perché farlo, in tempi di menzogna, è un atto rivoluzionario."

Se le notizie non contassero, non ce le terrebbero nascoste, no?

Your Friendly Chinacat

Reply

Bombadillo 22 agosto, 2018 13:22

... sì, in effetti l'idea di giornalisti italiani prezzolati dalla Cia è folle, da vero complottista.... ah, aspetta, ma Giuliano Ferrara lo ammise lui stesso in una sua autobiografia.... quindi possiamo dirlo di lui, che lo ha ammesso, e non certo di altri, come ad es. un Di Pietro, che non lo hanno mai ammesso, per la semplice e fondamentale ragione che non lo erano... e comunque rimane un'idea folle e, appunto, complottista che la CIA abbia infiltrato - a livello di giornalisti, politici e magistrati- il Paese Nato con il primo partito comunista di europa, così come è solo un caso, una coincidenza, che tangentopoli sia scoppiata, affondando i partiti di governo, solo dopo che l'Unione Sovietica era decaduta e gli ex pci erano diventati fedelmente filo atlantici (con Occhetto che andò negli USA, presentato a chi conta da chi...? ah, sì, da Napolitano..).

Solo un complottista potrebbe ritenere che tangentopoli sia stata la punizione, appena è stato possibile per le ragioni suesposte, di una classe politica che si era dimostrata troppo autonoma e infedele... mentre la corruzione, per dirla con il nostro Ospite, è un'invariante. Aspetta, ma qual è stato l'unico capo di Governo italiano morto in esilio per via di tangentopoli? Non sarà stato lo stesso dell'episodio di Sigonella?

Coincidenze!

Puro complottismo, roba da scie chimiche!

Per il resto delle tue considerazioni, invece, e io che credevo che questo sito trattasse del rapporto tra fenomeno ed epifenomeno, tra fatto e narrazione, come mezzo di controllo sociale, si vede che non ci ho capito nulla, io.

Del resto, è come per la filosofia greca, non solo bisogna leggerla (ammesso che uno l'abbia mai letta, e non si sia limitato, nella migliore delle ipotesi, a testi divulgativi di commento), bisogna anche capirla.

Passo e chiudo.

Cordialmente.

Tom Bombadillo

Reply

Chinacat 22 agosto, 2018 22:28

Gentile @Bombadillo, una premessa, anzi due.

Lei parla di "fatti e narrazione" ma riguardo al "fatto" il grande Shelby Foote ammonisce che "a fact isn't truth until You love it". Se ama il fatto che Tangentopoli fu un complotto americano, continuerà ad amarlo per quante prove contrarie ci possano essere. C'est l'amour.

Secondo aspetto: "Non la verità nel cui possesso un qualunque individuo è o ritiene di essere, bensì lo sforzo sincero ch'egli ha impiegato per acquistarla costituisce il valore dell'uomo. Non infatti con il possesso, bensì con la ricerca della verità si ampliano le Sue forze."

(Gotthold E. Lessing, 1729-1781)

E questa "ricerca" include smontare le tesi che non reggono, operazione che però dovrebbe fare PRIMA colui che costruisce una tesi. Ad esempio:

dalla Sua narrazione si evince che la CIA ha infiltrato suoi uomini in tutti i settori cruciali dello Stato, a partire dai principali politici italiani per finire con l'intera magistratura. Inoltre, per stare sul sicuro, ha messo a libro paga tutti i giornalisti italiani e controlla, direttamente o indirettamente, tutti i mezzi d'informazione. Però... colpo di scena, li cacciano tutti perché era "una classe politica che si era dimostrata troppo autonoma e infedele."

E io dovrei credere che dopo avergli messo il guinzaglio, la museruola, dopo avergli legato le zampe e averlo rinchiuso in una cuccia... il mio cane se ne va a spasso a mordere i passanti. Ovvio che non regge. E se potesse leggere, anche il mio cane sarebbe d'accordo.

Ma è qui che sta il nocciolo del problema: Lei ha già la Sua narrazione, con i suoi buoni e cattivi (Di Pietro, Occhetto, Craxi), il suo bel "frame" precostituito e la Sua conclusione. Per quante contraddizioni ed errori uno possa trovare, ai suoi occhi la SUA narrazione è intoccabile.

Ecco un bell'esempio delle correlazioni tra "fatto" e "narrazione" di cui si occupa il nostro amabile padrone di casa. Lei possiede "la verità" e quindi ne possiede la narrazione "vera". Tutto fila, non ci sono zone d'ombra ed il "buono" della situazione ha la sua giusta collocazione, mentre per il "cattivo" c'è sempre la damnatio memoriae. Nelle narrazioni, ed il Pedante lo sa, c'è sempre il Buono ed il Cattivo.

Io preferisco il ruolo del Brutto, cioé di quello che mette, con razocinio, le ruote tra i bastoni per vedere se la tesi regge. E se non regge, arricchisce comunque la ricerca della verità.

Vuole un esempio? Lei scrive:

"il Paese Nato con il primo partito comunista di europa"

E questo per le amministrazioni USA, nel 1992, è un problema? Alla Sua narrazione, se può, aggiunga questo fatto: è dal 1980 circa che il PCI, ai suoi massimi livelli, partecipa attivamente alla "raccolta" ed alla spartizione delle tangenti (aka Lodo Natali). E lo sanno TUTTI. Io e Lei non lo sapevamo, ma "LORO" sì e per loro, ovviamente, intendo gli USA. I quali hanno sicuramente influenzato, e sono il primo a saperlo, la vita politica italiana del dopoguerra... ma sanno anche che dal 1980 in poi la "funzione politica" del PCI è lo zero assoluto. A che serve distruggere qualcosa che mi sono già comperato?

Sapere aude, my friend.

Chinacat

PS

"qual è stato l'unico capo di Governo italiano morto in esilio per via di tangentopoli? Non sarà stato lo stesso dell'episodio di Sigonella?"

Sempre Lei scrive: "se c'è un pubblico che viene corrotto"

ecco come fatti e narrazione diventano forma di controllo sociale: per esempio, separandoli. E' uno dei tanti "metodi" per manipolare la correlazione tra i fatti e la loro narrazione: divide et impera.

Lei infatti non scrive "corrotto" e "Craxi" nella stessa frase, anzi, non li scrive insieme nemmeno nello stesso paragrafo! Eppure sono la stessa cosa. Craxi era stato corrotto quindi, forse, era colpevole e quindi, forse, è scappato. Ma siccome l'ammissione di colpevolezza del tizio incrina la Sua tesi, separa le due cose.

In effetti scrivere "capo di Governo" e "corrotto" nella stessa frase è DEVASTANTE per l'idea stessa di democrazia. E quindi sacrifica la democrazia, separando i due fatti.

Reply

mikez 23 agosto, 2018 10:44

Gentile @Chinacat,

scusi se mi intrometto, ho capito che lei è socratico ma non credo sia giusto giocare con la logica dei predicati per sminuire l'argomento altrui, così è facile e pure un po' scorretto: Bombadillo non ha detto "tutti" (quantificatore universale), ha detto "esiste almeno uno" (quantificatore esistenziale).

E' esistito almeno un giornalista reo-confesso (Ferrara: ma lei che è un accanito lettore conoscerà sicuramente il libro di Frances Stonor Saunders, "La guerra fredda culturale - La CIA e il mondo delle lettere e delle arti", che, se ben ricordo, era una ricerca d'archivi e ben documentato), non tutti i giornalisti e tutta la stampa.

Ed è esistito almeno un caso (Sigonella) in cui quella classe politica messa a cuccia (cito lei, non Tom) ha tenuto testa ai padroni in maniera un po' troppo impertinente.

E per far capire quanto la logica dei predicati e il grande gioco del potere vadano a braccetto farò solo un esempio: 'non serve far fuori tutti i dipendenti dell'Eni per bloccare una politica energetica nazionale e internazionale, basta farne fuori uno solo, la testa pensante'.

Detto ciò l'argomento (tangentopoli) mi interessa, e si iscrive a pieno titolo nel grande tema del blog, vista la campagna mediatica dell'epoca e il framework che quella campagna ha istituito nelle "molli fibre dei nostri cervelli" e che perdura fino a oggi (lungo gli assi pubblico/privato e corruzione/efficienza, tra i tanti possibili - e torniamo a bomba alle autostrade).

Confesso che propendo per la tesi del regime-change di Bombadillo, ma più a intuito che altro, non avendo né conoscenza diretta né prove documentali - per darmi un tono direi che abduco, in stile paradigma indiziario ma la cosa si fa troppo difficile e le disponibilità di tempo e pazienza sono limitate.

Intuisco, abduco, ma non faccio il Pasolini e sono curioso degli argomenti di chi sostiene la tesi opposta (come un altro utente che adesso non ricordo ha fatto pochi giorni fa su questo blog argomentando anch'egli per una spiegazione tutta "interna" italiana), lo trovo sempre un grande esercizio di allenamento mentale e retorico, senza per questo ritenere il mio opponente un minus habens.

Detto ciò, vorrei solo far registrare a verbale, perché so che tutti lo sappiamo, che i due tasselli di tangentopoli (l'inchiesta giudiziaria e la gran cassa mediatica) si inseriscono, cronologicamente e temo logicamente, in un puzzle più grande che comprende 1) la caduta del comunismo 2) le beneamata Maastricht (l'attacco alla Lira, Ciampi, Amato, privatizzazioni e torniamo a bomba) e 3) dulcis in fundo, il terrorismo mafioso che non solo fa fuori Falcone e Borsellino ma mette piede per la prima volta nella sua storia omicida sul continente.

La cornice internazionale, nel cui contesto ha senso parlare di regime-change, e la dimensione della rottura dell'equilibrio politico sempre internazionale che durava da mezzo secolo, in cui l'Italia era entrata da paese sconfitto - e occupato militarmente - mi sembrano non trascurabili, ecco.

Vostro Onore, ho finito.

Reply

Chinacat 23 agosto, 2018 21:48

Gentile @mikez, come direbbe Groucho Marx, "qui di onorevole non c'è nessuno". Detto questo.

E' evidente che Tangentopoli va inserita in un contesto più ampio e non l'ho mai negato. E' il "determinismo storico" che c'è alla base della narrazione che io contesto: cioé l'idea che un gruppo più o meno ampio di persone abbia pilotato l'intera vicenda in una precisazione direzione e tutto è andato come previsto.

Peccato però che la Storia non funzioni in questo modo e di "fatti" che sono diventati leggende (naturalmente ex post facto) la Storia ne è piena.

Vuole un bell'esempio di notevoli dimensioni? Prenda la Marcia su Roma: non c'è mai stata, Mussolini non ha mai marciato da nessuna parte (era a Milano) e le Camicie Nere a Roma non ci sono mai arrivate. Eppure ne sono convinti tutti, probabilmente anche Lei. Ovviamente "qualcosa" è successo ma la "narrazione" del fatto è diventata qualcosa di ben diverso dal "fatto" e attenzione: ognuna delle parti in causa ha dato la sua narrazione per cui abbiamo la leggenda della Marcia si Roma da due angolazioni diverse: quella di coloro che pensano di averla fatta e ci costruiscono la leggenda intorno, quella di coloro che pensano di averla subìta e ci costruiscono la leggenda intorno.

Tangentopoli rientra nello stesso schema: la narrazione, a seconda dell'angolazione, può essere modificata per farla combaciare con la prospettiva di chi la narra. E difatti entrambe le narrazioni ufficiali non stanno in piedi, se uno le esamina da vicino e possibilmente senza pregiudiziali.

Quanto all'uso mediatico, oh sì certo che ne è stato fatto un uso mediatico ma qui siamo al paradosso. Chi ne ha spettacolarizzato alcuni aspetti? Le stesse reti televisive che l'uomo di Sigonella aveva dato ad un singolo soggetto privato in cambio di una cospicua ricompensa economica e l'apprendista stregone è stato demolito dalla sua stessa creatura. Se per "cambio di regime" intendiamo essere passati dalla padella alle braci, sono d'accordo ma il fuoco è sempre quello: una democrazia venduta pezzo per pezzo, ideale per ideale.

Last but not least: noi italiani abbiamo la tendenza a vedere l'episodio di Sigonella come qualcosa di "grande". Ed in effetti, per i nostri standard, lo fu. Ma si metta nei panni dell'amministrazione USA: per "loro" è stato semplicemente uno dei tanti episodi in cui un vassallo fa il recalcitrante. Noi giochiamo su UNA scacchiera, "loro" ragionano in termini di TANTE scacchiere, tante quante sono le loro "colonie politiche".

Quindi dal "loro" punto di vista l'uomo di Sigonella è semplicemente un pupazzetto che per 5 minuti fa di testa sua ma per il resto è affidabilissimo: l'entrata nello SME, il divorzio tra Banca d'Italia e Tesoro, il primo attacco alla scala mobile. Non mi risulta che mentre avvenivano queste "catastrofi" il PSI fosse sulle barricate per opporsi alle evidenti cessioni di sovranità (e già ne avevamo poca).

L'episodio di Sigonella ha fatto incavolare gli USA per 10 minuti ma il divorzio Banca d'Italia / Tesoro ha danneggiato e sta danneggiando milioni di italiani. Ricordarsi solo di Sigonella non è soltanto storicamente inesatto ma anche poco "patriottico".

Chinacat

Reply

mikez 24 agosto, 2018 00:44

Gentile @Chinacat,

l'uso della locuzione "determinismo storico" per descrivere il "complotto" è proprio tirata per i capelli, essendone quasi il rovescio, capisco in che senso lo usa, però resta il problema di fondo: la filosofia della storia marxista nella versione bignami sessantottina ha eliminato l'intenzione e la progettualità politica (dell'individuo o di un gruppo) come possibile spiegazione dell'accadere storico. Non come unica spiegazione eh, come una delle possibili spiegazioni.

Ora, siamo di nuovo ai quantificatori universali e esistenziali, che metto tra parentesi quadre, quando lei dice: "l'idea che un gruppo più o meno ampio di persone abbia pilotato [l'intera] vicenda in una precisazione direzione e [tutto] è andato come previsto".

Una variante più realistica potrebbe essere la seguente: un gruppo più o meno ampio di persone (dall'estero, ma con una quinta colonna all'interno del paese) ha pilotato la vicenda, scegliendo di agire su [alcune] leve ritenute più determinanti di altre (o le sole su cui poteva agire), e benché [non tutto] sia andato come previsto (per esempio è saltato fuori Berlusconi), è riuscito a ottenere un risultato [parziale] ma soddisfacente.

Che risultato? Per esempio cambiare una classe di governo forse troppo old-fashioned, troppo abbarbicata alle proprie posizioni di potere e di rendita, politica e economica, con tutte le affiliazioni che ne conseguono, in primis sul territorio. Una classe che magari non sarebbe stata così prona a svendere il paese - non dico per indomito senso della patria, forse solo per interesse e spirito di sopravvivenza.

Una classe politica, la DC, che peraltro aveva vinto la guerra fredda, a pensarci bene. Avevano avuto ragione loro, non li avremmo dovuti forse ringraziare per non aver fatto cadere l'Italia nell'area di influenza del comunismo? E donato un quarto di secolo di benessere? Gli sconfitti della storia, come direbbero adesso i piddini, non sono forse stati i proto-piddini, gli ex PCI? Caduta l'URSS, guardatisi in faccia, i comunisti avrebbero dovuto dire "vabbè, semo dei cojoni, abbiamo creduto a una cosa che non esisteva, e quella che è esistita era pure atroce, che si fa?" scaviamo una buca e nascondiamoci, avrebbero dovuto dire.

E invece no, i vincitori nel fango, e la gioiosa macchina da guerra a mani alzate pigolando "perché le nostre mani sono pulite!" (e non era manco vero) ce la siamo ritrovata per altri 30 anni fra le palle, a combinare i peggio disastri. E perché mai il Nous dall'estero avrebbe dovuto privilegiare una classe di ex-comunisti al governo? Innanzitutto perché la forma mentis era quella dell'obbedienza stalinista, e quindi avrebbero eseguito gli ordini fino alla morte - come si evince ancora oggi. Ma sopratutto, perché le riforme tragiche previste per noi sarebbero state attuabili solo da una forza di sinistra - come l'oggi e gli anni più recenti ancora ci hanno dimostrato.

Come diceva il moralista francese del '600: "gli schizzi di sangue stonano meno sul grembiule rosso. Sarà ancora una volta concesso alla sinistra della Realpolitik di gestire la situazione, perché esiste un’altra illusione della politica economica, quella che rende più accettabili politiche di destra se chi le attua dice di essere di sinistra."

Si doveva pur sempre impiantare il twopartysystem, cambiare la legge elettorale, alzare le tasse, privatizzare, svendere, far valere le aziende strategiche quel 30% in meno per iniziare a papparsele, iniziare a smontare l'agro alimentare, il chimico, insomma interi settori dell'economia. Privatizzare il sistema bancario. E tutto ciò, attenzione, alle soglie della grande novità: la globalizzazione di cui proprio a partire dai primi anni 90 si porranno le basi. Si apriva un mercato illimitato. Se avessimo avuto ancora in piedi il sistema-Paese forse saremmo andati in Cina e nel resto del mondo a fare sfracelli, io credo. Potremmo proseguire per ore, e saremmo anche d'accordo immagino, di fronte allo scempio che è stato fatto del nostro povero paese.

Come far ingollare a 60 milioni di persone una tale schifezza? A parte che con il tradimento dei rappresentanti dei lavoratori, dico?

[fine prima puntata]

Reply

mikez 24 agosto, 2018 10:48

[parte seconda]

Con le armi sempiterne del capro espiatorio (la vecchia classe corrotta mandata in galera o esiliata - Craxi da manuale proprio) e dello Spettacolo: è attraverso la prospettiva spettacolare che vanno visti, e possibilmente studiati, secondo la mia umile opinione, sia il terrorismo che l’attacco giudiziario, cioè come messa-in-scena - senza per questo farmi dire che non c’era la corruzione, certo che c’era, se è per questo c’è sempre stata, c’era bisogno dell’acume di Di Pietro per scoperchiare il verminaio?

Ora, al di là di tangentopoli, è da un quarto di secolo che ogni volta che bisogna far spazio a un nuovo capo-bastone la sua ascesa è preceduta da una bell’inchiesta con intercettazioni spiattellate a tutto spiano per eliminare il vecchio - è successo con Fassino per far salire Veltroni, con Fazio per far salire Draghi, con Bersani/Penati per far salire Renzi, e si potrebbe proseguire. Inchieste che a volte si sciolgono “come la neve al sol si disigilla ” - e le sentenze si perdono come foglie al vento.

Direi che il pattern si vede abbastanza bene, e se è la struttura anatomica dell’uomo a spiegare quella della scimmia, qualche idea sulla struttura di Tangentopoli uno volendo se la potrebbe anche far venire.

In ogni caso, il punto essenziale è che la messa-in-scena è strutturale: come se l’atto giudiziario (e quello terroristico) fossero in-formati, messi in forma fin dall’inizio come eventi da dare in pasto al pubblico.

Panem et circenses.

Perché tutti quegli eventi sono avvenuti in un ristretto lasso di tempo? perché tangentopoli è stata possibile solo allora e non prima? Dopo tutto, il tradimento della sinistra è avvenuto a fine anni ’70. E’ all’epoca che la classe dirigente del PCI ha cambiato binario. Fu Berlinguer il primo a parlare di austerità. Quando si arriva al biennio 92-94 la gioiosa macchina da guerra è pronta da mo’. Non mi invento niente, è scritto, nero su bianco - per esempio in un cablogramma dell’ambasciata americana del 1977 in cui viene riportato il pensiero di La Malfa (padre):

ITALIAN DEMOCRACY CANNOT BE SAVED UNLESS THE COUNTRY OVERCOMES ITS ECONOMIC CRISIS. TO DO THAT WILL REQUIRE UNPOPULAR AUSTERITY POLICIES WHICH WILL ONLY BE ACCEPTED BY THE WORKING CLASS IF THE PCI TAKES RESPONSIBILITITY FOR THEM. THE PCI WILL NOT TAKE THAT RESPONSIBILITY UNLESS IT GETS SOME-THING IN RETURN, AND THAT SOMETHING IS A SHARE OF GOVERNMENTAL POWER.

fonte: https://wikileaks.org/plusd/cables/1977ROME21019_c.html.

[Sempre grazie a Lim bo che ha scovato questo e altri documenti, che si possono leggere a questo indirizzo: https://the-lim-archive.tumblr.com]

L’innesco ovviamente è stato la caduta dell’URSS. Tempo un paio d’anni ed è venuto giù tutto anche da noi. Peraltro, vorrei sottolineare qui un punto che è secondo me è dirimente, per capire il cosiddetto tradimento della sinistra intesa come classe dirigente, ma anche la dabbenaggine di tutti quelli che hanno continuato a votarla per anni (io per primo). Perché dietro c’è un aspetto più profondo, di tipo filosofico e forse addirittura cognitivo. Il politico (e l’elettore) di sinistra agisce perché sa qual è il Bene. Prima riconosce qual è la dinamica vera della storia, vuoi perché studia, vuoi perché è Buono, cioè è animato dal senso di giustizia che i cattivi non hanno, e poi agisce (o vota).

Per questo i politici e gli elettori di sinistra sono delle anime candide, cioè belle. Non è colpa loro se la dinamica della storia è cambiata, progredendo dal materialismo storico al capitalismo dell’800. Loro ne hanno preso atto, e hanno cavalcato il cambiamento. Sic et simpliciter.

Con un corollario non da poco. Questa visione in termini “strutturali” dell’accadere storico oblitera ogni interpretazione dello stesso in termini evenemenziali. Si delinea una enorme tettonica delle placche di tipo storico da cui la soggettività viene eliminata, e con essa però anche la responsabilità, dei singoli come dei gruppi. Si tratta solo di amministrare l’esistente, e far sì che quello che deve accadere accada, in attesa del Sol dell’Avvenire. Ed è un elemento che secondo me contribuisce a bollare, o meglio a far accettare, psicologicamente e in maniera preliminare, che ogni “piano eversivo” venga subito bollato e derubricato a “complottismo”. Perché le leggi strutturali della storia si svolgono su un altro piano, che l’azione dei singoli non può alterare nella sua dinamica di fondo.

Ora, per prima cosa bisogna rifiutare la lingua e le parole del nemico - e la parola “complottismo” è una di queste

[fine seconda parte]

Reply

mikez 24 agosto, 2018 12:45

[parte terza]

IL MEDIATORE EVANESCENTE

Normalmente si appiattisce il complottismo sul piano psicopatologico, come se un’ipotesi alternativa a quella ufficiale per spiegare alcuni avvenimenti fosse un delirio paranoico che voglia trovare, nella realtà, un ordine nascosto, secondo uno schema

realtà (ordine nascosto) --- lettore/spettatore (paranoico)

Ma la realtà è rappresentata meglio da un altro schema

realtà — Media (versione sanzionata) — lettore/spettatore.

Quello che il lettore/spettatore cerca non è un ordine nascosto perché è paranoico, ma una spiegazione alternativa a quella dei media nel caso questa versione non stia letteralmente in piedi - o sia parecchio claudicante. Perché ci sono delle incongruenze, a volte logiche, a volte rispetto alla realtà che può osservare direttamente, a volte rispetto al semplice buon senso.

I media, che sono quelli che propongono una versione ufficiale (non necessariamente la inventano di santa pianta, ma la sanciscono) sono anche gli stessi che accusano eventuali altri soggetti di complottismo - cioè appunto di non credere a loro. Difendono la pagnotta, diciamo. Come se essi, i media, non esistessero veramente come mediatori, perché la loro versione è aderente ai fatti, e negare quello che loro hanno ripetuto a spron battuto per un certo tempo volesse dire negare direttamente la realtà (ecco il delirio).

Come se fossero trasparenti. Il mediatore in questo caso scompare, o vorrebbe scomparire. (C’è un altro caso emblematico di mediatore evanescente, che fa semplicemente da velo, almeno in teoria: il denaro).

Perché, tornando a Tangentopoli, non si tratta solo di cambiare il regime - inteso come classe politica al governo. Si tratta anche di far cambiare la testa delle persone, che devono accettare che la vecchia terra e il vecchio mare scompaiano e ne emergano dei nuovi. E senza credere peraltro di essere turlupinate o prese in giro.

C’è un momento incandescente: quando i vecchi legami vengono portati a fusione, la popolazione scossa dagli eventi, spesso terroristici, si ritrova in un marasma emotivo perché le vecchie coordinate politiche e ambientali sembrano sparire. E spariscono in effetti, sostituite da un nuovo framework portatore di un nuovo senso.

In effetti tutto ciò spaura, perché darne una spiegazione raziocinante è un compito improbo. Come far fare, come far pensare, come far sentire a milioni di persone le stesse cose? Forse, ricorrendo alla psicologia delle folle, cioè alla propaganda.

Peraltro, in natura esiste già un esempio di governo di una moltitudine di capi: l’addomesticazione degli animali. Forse noi non siamo altro che il caso, per la prima volta riuscito nella storia, dell’addomesticazione degli uomini. Credo che il padrone di casa si possa fare subito un’immagine di quale possa essere la marchiatura delle bestie.

Se noi siamo le pecore, il pastore non so chi sia, ma direi sappia usare molto bene due vincastri: la politica monetaria e la propaganda.

Tutto ciò cum grano salis. Ma anche con un grano di verità.

Mi scuso per la lunghezza ma, come disse Flaubert, non ho avuto tempo.

Reply

Chinacat 26 agosto, 2018 22:34

Gentile @mikez, bella risposta. Sul serio. Mi costringe a pensare e non capita spesso. Ma andiamo con ordine.

1

"la filosofia della storia marxista nella versione bignami sessantottina ha eliminato l'intenzione e la progettualità politica (dell'individuo o di un gruppo) come possibile spiegazione dell'accadere storico."

Può essere ma io non sono Marx e quindi non elimino affatto la possibilità che ci siano delle intenzioni e una progettualità politica alle spalle di un avvenimento, anzi ne tengo conto. Ma tengo anche conto di un altro aspetto: una cosa sono le INTENZIONI o i PROGETTI, una cosa sono i RISULTATI. Tra questi due elementi c'è una serie di "variabili" che non è possibile determinare quando i fatti avvengono ma che, leggendo la Storia dalla fine, "sembrano" già determinate. La storiografia (non la Storia) è piena zeppa di esempi in merito, per quello, prima di leggere libri di Storia, conviene imparare la storiografia. E Le faccio un esempio:

" e benché [non tutto] sia andato come previsto (per esempio è saltato fuori Berlusconi)"

Immagino Lei si riferisca al 1994. Ma questo tizio non sbuca dal nulla nel 1994 come un deus ex machina calato dall'alto. Questo tizio nel 1984 ha ottenuto il monopolio dell'informazione e delle relativa pubblicità in Italia; e lo ha ottenuto pagando personalmente il Capo del Governo. Ovvero: c'è un elefante nel salotto ma fino al 1994 non se ne accorge nessuno, dopodiché "salta" fuori. E prima dov'era? E dov'era, my good friend, quella classe politica che avrebbe dovuto tutelare l'accesso alle informazioni dei propri cittadini? Lei dice: " "Una classe che magari non sarebbe stata così prona a svendere il paese".

Ma come? Nel 1979 ci hanno "svenduti" allo SME, nel 1981 ci hanno "svenduti" ai mercati, nel 1984 hanno "svenduto" ad un privato il bene più prezioso per la democrazia (la libertà d'informazione)... e il problema sarebbe invece che non erano così disposti a svendere il paese?

"Avevano avuto ragione loro, non li avremmo dovuti forse ringraziare per non aver fatto cadere l'Italia nell'area di influenza del comunismo? E donato un quarto di secolo di benessere? Gli sconfitti della storia, come direbbero adesso i piddini, non sono forse stati i proto-piddini, gli ex PCI?"

Altro ottimo esempio di "storiografia".

La versione A è quella secondo cui la DC ci ha salavti dal comunismo "e donato un quarto di secolo di benessere". La versione B è quella secondo cui il PCI è uscito sconfitto dalla storia poiché l'URSS è stata sconfitta dalla storia. Entrambe false, entrambe di parte. Non metto in dubbio che ci sia gente che ci ha creduto e che magari ci crede ancora, narrazioni semplici per menti semplici.

Dal 1946 al 1980 circa in Italia si verifica una "rivoluzione" che non ha precedenti nella storia della nazione, della quale ben pochi sono consapevoli poiché ben pochi sanno cosa c'era PRIMA e che non si può ridurre ad un semplice "è merito mio, no è merito mio."

"guardatisi in faccia, i comunisti avrebbero dovuto dire "vabbè, semo dei cojoni, abbiamo creduto a una cosa che non esisteva"

Ed è esattamente quello che hanno fatto. Non si sono andati a nascondere ma il loro "mea culpa" pubblico lo hanno fatto, cambiando nome, cambiando simbolo (e Lei sa quanto sia importante il simbolo)... e sbagliando tutto. Vuole la pistola fumante? Prenda il libro il Tramonto dell'Euro del prof. Bagnai e guardi la fig. 38. Poi torna e ci spiega il nesso tra l'URSS e quel grafico. Più voti prendeva il PCI, più salivano i salari. Ma... non avevano sbagliato tutto? O forse quei salari, ed il relativo accresciuto benessere di milioni di famiglie italiane, non esistevano ed erano solo "proiezioni mentali dell'io digitale"?

Ipotesi alternativa: e se una forma repubblicana e parlamentare funzionasse davvero? Perché no? Con una Costituzione come la nostra alla base, ha funzionato, pur con tutti i suoi limiti. E PRIMA di pensare ai partiti politici spazzati via nel 1992, è il caso di riflettere sul fatto che i partiti, dal 1979 circa, stanno spazzando via la Costituzione.

Reply

Chinacat 26 agosto, 2018 23:37

Gentile @mikez, parte II

" Ma sopratutto, perché le riforme tragiche previste per noi sarebbero state attuabili solo da una forza di sinistra".

No. Le hanno fatte entrambi. Ognuno ha svolto il suo ruolo. Quelli "di destra" con il Porcellum, l'erede naturale della "fascistissima" legge Acerbo e quelli "di sinistra" disintegrando l'art. 18. Gli esempi sono infiniti. Ognuno, nel proprio settore di competenza, ha ingannato il proprio elettorato. Ma datare il 1993 come "la svolta giudiziaria" significa non prendere in esame quel che avviene prima.

E a proposito del potere giudiziario, qui arriviamo ad una gran bella differenza di prospettiva tra me e Lei:

" è da un quarto di secolo che ogni volta che bisogna far spazio a un nuovo capo-bastone la sua ascesa è preceduta da una bell’inchiesta "

Un quarto di secolo? Quindi prima non c'era nulla, poi c'è il Big Bang poi arrivano le inchieste (chi ha fatto Big Bang ?).

Giulio Cesare organizza la sua "marcia su Roma" adducendo come motivazione che se fosse tornato da privato cittadino lo avrebbero processato e condannato. Ed i suoi legionari gli credono (manipolazione delle masse). E non c'erano nemmeno le interecettazioni.

Prima di lui, capitò ad Alcibiade (Grecia, V sec. a.c.), affondato da uno scandalo giudiziario. E il buon Socrate come lo hanno eleminato? Con una bella inchiesta. Non da 25 anni ma da 2.500 anni ci sono dei "problemini" tra il potere politico ed il potere giudiziario ("c'è un giudice a Berlino!")

Certo, se fossero "inseparabili", non ci sarebbero problemi (e Roland Freisler sarebbe d'accordo) ma nel momento stesso in cui li separa, rischiano di scontrarsi. Se Lei vede Tangentopoli come un unicum, può reggere come tesi ma se vede Tangentopoli in prospettiva, si accorgerà che questi scontri non sono nuovi e non sono affatto tutti uguali, compreso l'uso "mediatico" che se ne può fare.

E ancora una volta, rifaccio la domanda fin'ora inevasa: sono le notizie a diventare spettacolo per i media o sono i media a spettacolarizzare le notizie? Perché trattare Tangentopoli come un comunissimo caso di corruzione (e quindi, Lei pensa, ma perché fare tanto baccano? chissà cosa si nasconde dietro quel baccano!) significa non avere idea di cosa sia avvenuto tra il 1980 ed il 1992.

Se Lei mi trova il caso di un Parlamento comperato in blocco e pagato letteralmente "in contanti" da un singolo privato imprenditore, il quale deposita soldi in tutte le sedi dei partiti e questi legiferano di conseguenza... è spettacolare la NOTIZIA o è spettacolare il FATTO?

Se poi ci fermiamo a pensare che: a) Tangentopoli è un problema giudiziario oppure b) che Tangentopoli è un problema di corruzione... ignoriamo c) che Tangentopoli è un problema per il corretto funzionamento di tutti gli organi dello Stato.

E che i privati si siano "privatizzati" le principali attività che sarebbero di competenza dello Stato (es. le autostrade) è la logica conseguenza del meccanismo che funzionava prima di Tangentopoli e che è continuato dopo in maniera più grave (dove "logica conseguenza" non va letto come "inevitabile": se ti comperi una moto, ci sali e la guidi; spero di essermi spiegato).

Reply

Chinacat 27 agosto, 2018 00:39

Gentile @mikez, e dato che siamo, anche la parte III.

Ho notato che Lei usa l'espressione "tradimento della sinistra intesa come classe dirigente" che ho già sentito altrove; usa l'espressione "elettorato di sinistra", anche questa sentita altrove. Ogni tanto però ne usa un'altra, quando fa riferimento ai media: "persone". Un momento, anche l'elettore di destra è una persona, esattamente come un elettore di sinistra: quand'è che si sdoppiano?

Ribaltiamo il tavolo: se io fossi un elettore "di destra" dovrei essere contento di come è ridotta la mia Nazione? Se per destra intendiamo la destra "classica", cioé i liberali cioé gli esponenti delle classi ricche, probabilmente sì: me ne sto nella mia bella villa con il filo spinato e i dobermann, sai quanto me ne frega di cosa succede lì fuori; assumo pakistani a 3 euro all'ora, licenzio gli italiani e compero una Bentley.

Problema: se ci presentiamo alle elezioni con questo "programma", prendiamo lo zero virgola. Ma l'elettorato di destra non è affatto così poco numeroso e nemmeno gli elettori di destra ingoierebbero certi rospi. Quindi? Facile: li si tradisce. Esattamente come l'elettore di sinistra è stato tradito dalla sua classe dirigente.

Ed è QUI la vexata questio, Mikez: se al posto del paraocchi "di destra" o "di sinistra" ci fosse stato il paraocchi della COSTITUZIONE, forse ci saremmo salvati.

Non hanno tradito gli elettori: in primis hanno tradito i cittadini... che però si sentono PRIMA elettori e DOPO cittadini. E chi gli ha messo in testa questa sciocchezza?

Il libro del Pedante, che ho iniziato a leggere ieri, si occupa di favole e narrazione. Queste favole e queste narrazioni le creano i media. Adesso le faccio una domanda: c'era bisogno di essere "di sinistra" o "di destra" per capire che affidare l'esclusiva delle informazioni su tutto il territorio nazionale ad un singolo privato imprenditore era uno sbaglio madornale? E questo è soltanto il caso più vistoso, non l'unico visto che se c'è qualcuno sotto attacco (e da molto prima di Di Pietro & Co.) è proprio la Costituzione. Che fu scritta, non a caso, da persone che quando dicevano "destra" o "sinistra" non solo ne conoscevano il significato ma si rivolgevano a persone che lo sapevano a loro volta. Non tutti, ovviamente, ma quanti bastavano per evitare pericolose derive.

Non entro nelle merito delle "manipolazioni mediatiche", ci sarebbe troppo da dire; mi limito a segnalarLe questi libri: "La fabbrica del consenso. Fascismo e mass media" dello storico P. Cannistraro; libro che viene citato spesso dal prof. Emilio Gentile nel suo "Il culto del littorio".

Manipolare le masse non è difficile: è utile.

Chinacat

Reply

mikez 28 agosto, 2018 14:58

Gentile @Chinacat,

1

devo confessare che ho avuto un po’ di problemi a rispondere perché il più delle volte, quando mi ha citato, io pensavo “ma non volevo dire questo” o “ma non era questo il punto”, per cui dovrei prima stare a spiegarmi, e il tutto diventerebbe ridicolo oltre che occupare troppo spazio.

Poi ho capito che nel suo voler essere socratico, cioè nel voler confutare le mie asserzioni, lei rimane sempre sul piano “storico”, con un metodo a volte di zoom-in (entra nel dettaglio) a volte di zoom-out (allarga la panoramica abbracciando secoli), cioè allarga o restringe il contesto alla bisogna. Capisco anche il perché lo fa, però così si sposta dal punto in cui mi trovavo io (o ci trovavamo) e il dialogo diventa difficoltoso. Come se dal punto sul piano cartesiano xy in cui ci trovavamo io mi fossi mosso su un piano z ortogonale, e lei invece si sia spostato su un’area più o meno distante del piano di partenza.

Prendiamo un solo esempio, B che “salta fuori”. Ovviamente io mi riferivo, nell’ipotesi di un immaginario regime-change, alla decisione di B di buttarsi in politica, non certo al fatto che comparisse per la prima volta sulla scena pubblica italiana. Dopo di che, se facciamo zoom-in dovremmo anche ricordare che a metà anni ’80 quando ci furono i famigerati decreti Berlusconi, il problema dell’informazione era quasi assente, credo, visto che il primo TG di Mentana sarebbe stato solo nel ’92.

Poi, volendo, si potrebbe approfondire il ruolo svolto da Weltroni e il PCI nel far passare il decreto in cambio della gestione di Rai3, quello che un libro uscito anni fa chiamò il Baratto. Non tanto per sottolineare il consociativismo, quanto per evidenziare il modus operandi tipico della sinistra da allora a oggi (forse è un problema generazionale? dai figli della FGCI in poi?): ottenere un piccolo miserevole risultato per sé e la propria miopia politica, e lasciare in cambio il paese allo sbando.

Il PCI non ha fatto mea culpa. Ha solo cambiato bandiera, da quella rossa-gialla a quella blu-gialla, conservando peraltro la stessa struttura simbolica che gli aveva dato forma nei 50 anni precedenti: impero estero (URSS-UE) di cui si fa l’avamposto in patria; il centro di decisione politica è lontano (Mosca/Bruxelles) e loro eseguono gli ordini (con Napolitano a gestire la transizione da una generazione all’altra), in nome del progresso della storia (una volta il comunismo, ora l’europeismo come forma buona del capitalismo), in tutto ciò cercando di civilizzare quel popolo di scimmie che sono gli italiani, geneticamente fascisti.

Se mi concentro sulla sinistra non è solo per sentimento personale ma perché credo che sia stata il vero cancro politico degli ultimi decenni, non B., che anzi ha funzionato - benissimo - da specchietto delle allodole. B. rispetto alla traiettoria di fondo del paese (in relazione alla svolta chiamata “globalizzazione”) a me sembra un epifenomeno, un evento a margine. Non a caso alla fine è stato defenestrato - era un ostacolo nell’ingranaggio.

L’armatura in acciaio dell’ultimo quarto di secolo è rappresentata dall’eurocomunismo, chiamiamolo così, è quello che ha permesso ai lavoratori italiani di andare mansueti al macello. Senza manco evocare il nucleo ideologico del progressismo etc. etc. per il quale rimando a Michéa e amen.

Inoltre, B. era di destra e ha occupato uno spazio politico a destra. E’ la sinistra che, a sinistra, da sinistra, ha fatto politiche di destra - nell’unica accezione in cui queste parole hanno senso, cioè rispetto ai fattori produttivi (Capitale/Lavoro), laddove forse B. ha rappresentato oltre ai propri interessi quelli di un Capitale nazionale, mentre quegli altri, le giubbe rosse, gli interessi del Capitale internazionale - per andare con l’accetta.

In ogni caso, a me sembra che sia la Sinistra la vera anomalia, sostanziale, del panorama politico italiano - post Tangentopoli, ovviamente. E più in generale, che la veste ideologica dell’EU/globalismo sia il progressismo, non la reazione.

p.s.

Confesso che dalla figura 38 di Bagnai non sono in grado di dire nulla sul nesso tra salari e URSS, visto che sul grafico sono rappresentati la quota salari e il tasso di inflazione. AB poi indica sul grafico che il punto più alto raggiunto dalla linea dei salari coincide cronologicamente con il massimo risultato elettorale del PCI, ma da qua a trovare nella politica del PCI la causa dell’aumento salariale ce ne corre. Volendo fare zoom-in eh. Poi se si vuole dire che all’epoca la sinistra difendeva i lavoratori posso pure essere d’accordo. Ma allora torniamo al tema del tradimento, più che al ruolo storico e progressivo del PCI nel dopo guerra (che ovviamente non è in discussione).

[fine parte 1/2]

Reply

mikez 28 agosto, 2018 17:33

Gentile @Chinacat,

2

E veniamo a Tangentopoli/giustizialismo/corruzione.

Se ho ben capito, per lei l’unicum non è Tangentopoli, che quindi non sarebbe strumentale a un fine politico, né interno né esterno, quanto il livello di corruzione del periodo 1980-1992, causato in particolare da B che aveva comprato [l’intero] parlamento in blocco.

Ora, faccio io un po’ di zoom-out, abbracciando anche io i secoli (tutte cose peraltro che lei conoscerà meglio di me): risalgo veloce passando per Enrico Mattei e i partiti usati e pagati come taxi, lo scandalo della Banca Romana di fine 800 che coinvolgerà Crispi e Giolitti, poi la fogna a cielo aperto del parlamento post-unitario, e via veloce fino a Giugurta che di Roma disse “Omnia Venalia” - tutto è in vendita.

Ma giunto qua, per non far pensare che sia tutta colpa del mite clima laziale, ridiscendo veloce per i secoli e le nazioni e mi fermo al Parlamento inglese del 1761 così come è descritto da Sir Lewis Namier nel suo “The Structure of Politics at the Accession of George III (1929): “un universo parlamentare condizionato dalla molla dell’interesse personale fino quasi a esserne forgiato”. Perché la struttura della politica era una incessante attività di negoziazione minuta e “sordida”, un infaticabile meccanismo di scambi e reciprocità tra clan (non esistevano ancora i partiti).

[da Berta, "Oligarchie - il mondo nelle mani di pochi", 2014]

Mi fermo dai britannici perché il clima nordico mi da l’occasione di citare il libro di Robert Neild, “Public Corruption - the dark side of the evolution” (2002), nel quale l’autore rovescia il punto di partenza usuale sulla corruzione: la domanda da farsi non è “perché esiste la corruzione?” ma “perché solo alcuni paesi, per un certo lasso di tempo, sono riusciti a non essere troppo corrotti?” visto che la norma, nella gestione del potere pubblico, non è l’onestà ma la corruzione, che è endemica, universale, nello spazio e nel tempo. Traduco a braccio dall’introduzione:

“Quasi tutta la storia è consistita nel perseguimento del potere con una qualunque combinazione di forza fisica, inganni e accordi che fosse considerata la più idonea per lo scopo da chi comandava e dai loro avversari. Così girava il mondo. Pratiche che adesso definiamo corrotte in passato erano accettate come normali. L’affermarsi di quello che si può definire ‘un governo onesto’ è avvenuto solo in tempi molto recenti, in un ristretto gruppo di paesi: tra la fine del diciottesimo e il diciannovesimo secolo nell’Europa del Nord.”

Il clima freddo mi fa sempre pensare a Mario Monti che all’epoca della sua gloria in un’intervista mi pare alla BBC disse che l’Italia, dal punto di vista fiscale, era un paese “artico.” Che Dio l’abbia in gloria. Anyway, Nield propone ovviamente una soluzione all’enigma della corruzione, che per motivi di spazio non esporrò. Anche perché mi preme sottolineare altri due punti. Il primo: l’onesta può regredire, possono scomparire le condizioni che hanno portato alla nascita di una cultura o di una pratica di “governi onesti”, così come è successo nel Regno Unito con la fine della Guerra Fredda. Secondo, non sempre la corruzione è [completamente] negativa:

“Public corruption may have beneficial effects by liberating enterprise from ill-judged government regulations and can certainly be consistent with rapid economic growth: the United States in the nineteenth century, Italy and a number of Asian countries in the second half of the twenties century are examples.”

Qui Field rimanda in nota a un altro libro: Robin Theobald, “Corruption, Development and Underdevelopment” che, attenzione, è del 1990, e in cui l’ultimo paragrafo delle conclusioni si intitola “The Re-privatisation of the state?” Così si conclude, profetico, il libro:

That is that the conception of the modern state, which has informed so much of our thinking about corruption, is very much a product of specific period. This was an era when, for reasons already outlined, a public domain - an area of social space where civil society contends publicly with the state - was more firmly institutionalised than at any other time in European history. To the extent that this public domain is shrinking- and I have proposed that it is - the opportunities for corruption and the more general though not necessarily illegal abuse of public office are likely to increase.

In conclusione, al di là del “Così fan tutti”, per me Tangentopoli va interpretato in termini traumatici. Non è un unicum in sé, ma in relazione al cambiamento di sistema che subisce l’Italia mi sembra del tutto strumentale - visto poi il comportamento successivo della magistratura rispetto alle svolte politiche, sempre gestite con una sorta di micro-management per favorire una parte politica a discapito di un'altra.

Dopo di che, certo, come diceva Napoleone, col senno di poi la battaglia sembra sempre pre-ordinata a un fine, tutti gli eventi sembrano convergere verso la vittoria finale, ma è solo un’illusione retrospettiva.

E Napoleone non era neanche uno storiografo, se non nel senso che la storia la scriveva con il sangue e con i morti.

[fine 2/2 - ma segue PS]

Reply

mikez 28 agosto, 2018 18:12

P.S perché mi ero dimenticato di rispondere alla domanda sulle notizie.

Una cosa è certa: la corruzione ha accompagnato lo strepitoso sviluppo economico italiano successivo alla guerra mondiale. Se non ha ostacolato l’economia prima, perché avrebbe dovuto farlo dopo? Può darsi che avesse raggiunto un livello endemico oltre il quale il corpo sociale non funzionava più? Può essere. Di sicuro però “la corruzione” è stata un cavallo di battaglia della pubblicistica per tutti gli anni ’70 e ’80.

Sotto casa mia c’è una rigatteria di libri vecchi. Una intera parete è dedicata appunto ai libri di economia e politica di quel periodo, scorrerli uno dopo l’altro fa impressione perché è come se emergesse un pattern, è una litania continua di titoli contro lo spreco pubblico, la corruzione, gli enti statali inutili, la mafia, etc. Quel che si dice battage, di solito pubblicitario. Mani pulite arriva anche alla fine di una battaglia, di parole, che con il grimaldello della “corruzione” ha contribuito a minare l’edificio dello stato e del pubblico (che già in Italia non avevano radici profondissime).

Rispetto alla sua domanda: non esistono le notizie, o i fatti neutri, esiste lo Spettacolo - o per parafrasare Lippmann nel suo fondamentale “Opinione Pubblica”: il compito dei giornalisti non è descrivere i fatti, non è dire la verità, ma vendere i giornali, cioè dare una forma romanzesca alle notizie rese interessanti, non [tutte] le notizie, ma quelle scelte in quanto possono suscitare l’interesse di una opinione pubblica stanca, annoiata, e distratta - e modellate per raggiungere esattamente quello scopo.

E questa è la versione gentile, perché quella cattiva sarebbe: i giornali (cioè i media tutti) sono lo strumento del Capitale (termine astratto dietro al quale però ci sono persone in carne e ossa) per tenere il resto della popolazione in minorità mentale, da un punto di vista cognitivo, e in minorità affettiva, da un punto di vista emotivo.

Reply

Chinacat 28 agosto, 2018 22:51

Gentile @mikez, una premessa metodologica.

Usare lo zoom non serve "alla bisogna", ha uno scopo ben preciso: vedere cosa resta FUORI. Perché se resta fuori qualcosa, è evidente che la teoria non quadra. Quindi non lo uso per avvalorare o smontare una teoria ma lo uso per vedere cosa eventualmente resta fuori. E quel che resta fuori in qualche modo me lo debbo spiegare.

Evitando di spingerci troppo in là, torniamo alla "teoria" originale che è più o meno questa:

"Mani Pulite è stata un'operazione pilotata per agevolare un cambio di regime. Per poterlo farle, occorreva eliminare i partiti che avrebbero potuto fare opposizione. E per raggiungere questo risultato, l'intera operazione è stata spettacolarizzata dai media."

L'espressione usata di solito è "smantellare la classe dirigente di quei partiti" e se c'è una cosa che tutti i sostenitori di questa teoria pongono in rilievo è che "Mani Pulite ha spazzato via i partiti".

E' questa la teora, giusto? Per usare le parole del Pedante, come esempio, " prima che un manipolo di magistrati smantellasse tutto." Oppure Bombadillo: "per punire una classe politica infedele."

Problema: la Costituzione, art. 27. "La responsabilità penale è individuale."

Un singolo magistrato od un pool di magistrati possono "colpire" Tizio o Caio ma NON POSSONO colpire un intero partito!! Come diamine hanno fatto a "spazzare via i partiti"? La corruzione c'era, c'è e ci sarà sempre e difatti ogni tanto, in Germania o in Canada o negli USA, ne arrestano uno e la cosa finisce lì. Ovviamente: Tizio smazzetta Caio, che c'entra il partito? Si arrestano Tizio e Caio e amen. E' così che funziona nel resto del mondo civilizzato.

Ma farlo con TUTTI i partiti di governo e di opposizione di tutta la nazione è completamente diverso. Se già non lo si può fare per UN singolo partito, come si fa a farlo per TUTTI? I nostri ordinamenti non permettono (grazie a Dio) di iscrivere nel registro degli indagati "IL PARTITO"; poteva farlo e lo ha fatto Mussolini ma la magistratura italiana non funziona così ed il nostro ordinamento giudiziario non lo permette. Anzi, per quello abbiamo delle forme di controllo sulla magistratura, come il GIP.

Quindi: se la responsabilità di una tangente è INDIVIDUALE (Tizio), come si fa ad estenderla all'intera COLLETTIVITA' (Partito)? Bel problema che fin'ora non ha ottenuto una risposta ragionevole. Ecco a cosa serve lo zoom. E finché non c'è una risposta ragionevole, l'idea che "Mani Pulite abbia spazzato via i partiti per cambiare la classe dirigente", mi spiace ma non regge. Potevano colpire UN individuo, non TUTTI e men che meno potevano colpire un partito.

En passant faccio notare che quelli condannati in via definitiva sono la maggioranza, quindi erano colpevoli... che non è affatto un dettaglio. Ovvero: la magistratura non si è inventata nulla e non ha fatto altro che arrestare quelli che hanno commesso dei reati. Fine. Non c'era UN innocente.

Specifico questo perché se l'eventuale risposta alla domanda di cui sopra è "Mani Pulite ha spazzato via tutti i partiti perché le tangenti circvolavano in tutti i partiti"... allora il problema non è giudiziario e non riguarda la corruzione ma il "modello partito" e la tenuta della democrazia.

Last but not least: ogni anno vengono arrestati dei politici per tangenti. Capita. Ma che io sappia, i partiti continuano ad esistere e continuano a presentarsi regolarmente alle elezioni. Perché non sono i magistrati, gli alieni o i vegani a spazzare via o meno i partiti: sono GLI ELETTORI.**

Ma se sono gli elettori... crolla la teoria e quindi molti preferiscono tenersi la teoria sbagliata ma confacente alle proprie opinioni.

Chinacat

** Zoom-in": durante il periodo dal 1892 al 1914, i "capi" del partito socialista, soprattutto le figure locali ma non solo, vengono arrestati in continuazione. L'attività del partito è sottoposta ad un controllo giudiziaro quotidiano (abbiamo le relazioni dei questori). I quotidiani dell'epoca gli danno contro in continuazione, sia perché vengono arrestati e condannati (quindi sono dei pregiudicati) sia perché sono socialisti quindi pericolosi in re ipsa. Sa qual'è il bello? Che li votano lo stesso. La magistratura vorrebbe spazzarli vie e ne avrebbe anche gli strumenti (le leggi di Pelloux) però non ci riesce. Li votano lo stesso e con percentuali strabilianti. Giuseppe Massarenti, che fu arrestato, condannato e scappò all'estero (ma non ad Hammamet) si portò a casa il 60% dei voti. E diventò sindaco.

Reply

Chinacat 29 agosto, 2018 00:14

Gentile @mikez, parte II

Saraà una mia deformazione, ma non riesco a "concentrarmi sulla sinistra" (e nemmeno "sulla destra", se è per quello) perché non sono il tutto. Sono parti di una forma di governo, ovvero una democrazia rappresentativa con la forma di una repubblica parlamentare.

Che si regge, piaccia o meno, sul sistema dai "partiti". E se questo sistema non funziona più, nemmeno la repubblica parlamentare funziona più, ovviamente. E men che meno può funzionare la democrazia rappresentativa.

Io non uso quasi mai la parola "onestà" perché non ha a che fare con un sistema mentre qui abbiamo a che fare con un sistema che o non funziona o funziona male (il partito) e dove la corruzione è un sintomo della malattia ma non è la malattia. Con una precisazione: la febbre non è la malattia ma di febbre si può morire.

Se un partito di sinistra può fare politche di destra (ed è vero) e se un partito di destra si trova rappresentato da un Berlusconi (che non è proprio di destra) è lapalissiano che il sistema-partito non funziona più. La rappresentanza è morta e defunta e sepolta. Gli elettori si sentono traditi? Può essere ma essendo prima elettori e poi cittadini vedono solo il "tradimento", non il collasso del sistema.

Sistema che, è bene precisarlo, ha funzionato anche e soprattutto quando la politica era molto più polarizzata di oggi. Eppure... ecco il famoso grafico 38.

I salari crescono, la vita degli italiani cambia radicalmente nel giro di 30 anni, la qualità della vita migliora di molto e per la prima volta su scala nazionale. E tutto questo con la vituperata DC pagata dalla CIA, quei sovversivi del PCI pagati dal KGB e perché no, anche la corruzione.

Perché prima funzionava e poi ha smesso di funzionare?

Chinacat

PS

Quando faccio riferimento alla prospettiva storica in cui inquadrare la corruzione intendo dire questo: la corruzione è una COSTANTE. Poi ci sono le VARIABILI: il sistema sociale, la forma di governo, il modello economico, etc etc La parola "corruzione" nella Roma di Cesare ha un significato completamente diverso da quello attuale. E la "corruzione" attuale è ben diversa da quella imperante sotto il Fascismo. E via di seguito. Si scontra quasi sempre con il potere giudiziario ma anche questa è una variabile: se i tre poteri sono riuniti non c'é nessuno scontro, per esempio.Quindi può avere origini diverse, interpretazioni diverse e anche effetti diversi ma la parola è stessa.

Se contestualizza Tangentopoli forse otterrà delle risposte diverse.

Poi, se vogliamo credere che quei funzionari romani che sul Danubio si facevano corrompere, sapessero sin dall'inizio che da un semplice e banale caso di corruzione ne sarebbe derivata l'invasione dei Goti e la relativa caduta dell'Impero romano d'Occidente... sto scherzando ma non troppo.

("9 agosto 378 - il giorno dei barbari" del prof. Alessandro Barbero)

Reply

mikez 31 agosto, 2018 11:48

Spero che il padrone di casa mi perdonerà per stare occupando quasi militarmente il suo spazio e eventualmente il suo tempo, ma conto sul fatto che ormai siamo rimasti da soli io e lei, caro Chinacat, e che dopo l’ennesimo sproloquio mi zitterò, detto ciò:

non era mia intenzione sminuire né l’analisi dei dettagli, né la prospettiva lunga, anzi, sono necessarie, inseparabili e si illuminano a vicenda. Però non posso fare a meno di rilevare come il quantificatore universale [tutto] sia infrastrutturale nel suo discorso, a scapito proprio della comprensione dei dettagli. Le sue obiezioni riguardano infatti la trasmissione magica del Male dal singolo politico a [tutto] il partito, e dal singolo partito a [tutti] i partiti.

Posto che la sua posizione in generale mi sembra quella di Travaglio/Gomez/Barbacetto (https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/02/24/mani-pulite-25-anni-dopo-il-libro-dai-pm-manettari-ai-comunisti-salvati-ecco-le-post-verita-su-tangentopoli/3415022/):

per prima cosa, faccio notare che T. non coinvolse [tutti] i partiti: il Pci si salvò. Esiste almeno un partito. A prescindere da tutto il resto (il compagno G., Di Pietro, Tiziana Parenti, tangenti alle cooperative e non direttamente ai politici, omertà e disciplina per fedeltà al partito etc. etc.) resta un fatto inconfutabile: che Occhetto potè andare in tv e alzare le manine dicendo che le sue erano pulite. Non che gli sia servito a molto.

Peraltro, uno degli argomenti a difesa di Mani Pulite, per dimostrarne l’obiettività, è che in realtà il pool indagò anche tutto il ceto dirigente milanese del PCI/PdS; ma allora, a conferma della mia tesi, diventa dirimente non l’azione giudiziaria in sé ma 1) la risonanza mediatica che viene data, a discrezione 2) il livello politico coinvolto. E qui veniamo all’altra sua obiezione: a me sembra lapalissiano che il destino di un partito sia molto diverso se viene colpito nel suo livello dirigente più alto invece che in quello più basso.

Come nel caso di Mattei e l’Eni, basta decapitare la testa pensante, o rubante, per delegittimare l’intero partito. Nel caso del PSI furono indagati, almeno, il N.1, 3 e 4 (rispettivamente Craxi, Martelli e De Michelis) - il N.2 invece, lindo e pinto, fischiettando con nonchalance, divenne da lì a poco Presidente del Consiglio, e il resto, purtroppo, è storia. A conferma che la discrezionalità mediatica, se non quella inquirente, è decisiva.

Più in generale però direi che ci troviamo di fronte a un circolo vizioso: io dico che T. va visto in una relazione di sistema con gli altri tasselli del puzzle, a iniziare dalla campagna mediatica (di quel momento e degli anni precedenti). Lei invece prima mi isola il fenomeno giudiziario da quello mediatico, legandolo all’unicum della corruzione, e poi si meraviglia che il semplice procedere giudiziario possa determinare il crollo dell’intero sistema (che quindi addebita alla decisione “pura” degli elettori), usando questa impossibilità come prova dell’autonomia giudiziaria: ma lei non può trovare quello che ha escluso a priori (il legame genetico tra inchiesta dei magistrati, lotta politica e spettacolo), e sopratutto non può usare questa assenza - che fa da premessa - come prova logica in un secondo momento per dimostrare la sua tesi.

Il contagio, dal singolo individuo al partito e poi al sistema intero, è comprensibile solo all’interno della campagna mediatica, perché 1) T si inserisce in una lotta politica, in un clima culturale e in una propaganda già esistente (da cui magistrati e elettori ovviamente non sono mica esclusi), 2) i magistrati svolgono consapevolmente una funzione di indirizzo politico generale (come si evince dai dettagli) 3) la campagna mediatica (in cui i magistrati svolgono anche una funzione attiva) va a incidere proprio sulle molli fibre dei cervelli di quei lettori che POI andranno a votare.

E’ come se lei trattasse i magistrati e gli elettori come elementi estranei, astratti, come se non fossero immersi anche loro nell’agone politico né nel pseudo-ambiente (come lo chiama Lippmann), creato dai media, prima durante e dopo. Tantomeno analizza in dettaglio il “fenomeno” giudiziario per come si è svolto concretamente, partendo dalla semplice conclusione che “la magistratura non si è inventata nulla e non ha fatto altro che arrestare quelli che hanno commesso dei reati”. Che è né più né meno che la versione data dei media. Una narrazione semplificata diciamo, qualcuno direbbe semplice.

Non è l’unica.

“La visione che all’inizio avevo di Mani pulite era quella filtrata dalla stampa, quella mitica di un pugno di eroici magistrati impegnati a fare pulizia. Nel settembre del 1992, invece, analizzando attentamente il modo in cui era stata costruita dalla procura di Milano la prima richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Severino Citaristi, l’amministratore della Dc, mi resi conto che Mani pulite era una cosa diversa da come appariva dalla lettura dei giornali. Capii, infatti che i magistrati non volevano colpire la corruzione amministrativa, per come noi avvocati l’avevamo studiata sui libri di scuola, in realtà volevano colpire esclusivamente il finanziamento della politica, cioè il passaggio di denaro dalle imprese ai partiti attraverso una serie di nozioni nuove, in gran parte di derivazione sociologica (tipo la ‘concussione ambientale’).”

[fine 1/3]

Reply

mikez 31 agosto, 2018 11:53

È la versione di Mani pulite proposta da Giovanni Pellegrino, avvocato amministrativista, senatore DS della Repubblica dal 1990 al 2001, presidente della Giunta per le immunità parlamentari nel periodo delle inchieste. Un pedigree perfetto, un esperto, non viziato dall’ideologia politica, protagonista non marginale degli eventi: ha una conoscenza diretta degli eventi, ha le competenze tecniche per capire i dettagli.

Metto le mani avanti. Citerò Pellegrino da un libro che ha scritto con il giornalista Giovanni Fasanella, “La Guerra Civile” in cui, forte della sua esperienza come Presidente della Commissione Stragi, l’ex senatore prova a dare una propria lettura del periodo storico “da Salò a Berlusconi”. Ora, a me in questa sede non interessa la validità della sua tesi generale sulla storia del dopo guerra - che lo storico Salvatore Lupo bolla come “sorta di consociativismo interpretativo [che] lo ha portato a seguire le più ardite, improbabili e depistanti teorie complottistiche” (qui il link: https://iris.unipa.it/retrieve/handle/10447/75829/75155/guerrepdf.pdf).

Mi interessa solo la sua idea su Mani pulite, in quanto avvocato e politico, come emerge dal cap. 9 (pp. 116-129), intitolato “Il disegno tecnocratico”.

Premessa/contesto.

1) LA GUERRA FREDDA è il contesto più ampio, che non solo dà forma al sistema politico italiano nei suoi caratteri generali e nelle sue dinamiche principali (p.e. il Pci non può accedere al governo) ma è di per sé un fenomeno altamente corruttivo - ovunque nel mondo, come sottolinea Nield nel suo Public Corruption (pp.133 e seguenti):

“Governments on each side lowered their peacetime standards of conduct as they sought to do each other damage by means of illicit actions short of war. Of course governments have always done these things, particularly in time of war. But in the Cold War illicit practices were subtistute for war; they were conducted with extraordinary intensity for an extraordinarily long time, leaving two legacies that have been conspicuous in corruption scandals since the Cold War ended - the use of falsehoods by ministers and officials to cover up what they have been doing, and the involvement of ministers and official in arms deals made by corrupt means.”

2) In Italia a maggior ragione, non solo perché siamo un popolo di scimmie naturalmente corrotto, ma perché abbiamo il più grande partito comunista d’occidente; per cui da noi la guerra fredda, che si incarna nella strategia della tensione e nella stagione del terrorismo rosso e nero, trasforma la lotta politica in un evento “anche” criminale, fatto di morti e sangue. La prima tappa del lungo “processo” contro il regime Dc è forse la prigione del popolo in cui è rinchiuso Aldo Moro; proseguirà poi per tutti gli anni ’80 con la feroce campagna mediatica capeggiata dalla Rep contro la corruzione del binomio Dc-Psi.

Così a volo d’uccello emerge come siano la prospettiva criminale e quella morale a determinare il giudizio sull’esperienza politica, nonché a polarizzare l’opinione pubblica - così come forse si capisce il tentativo in extremis di Cossiga di riportare tutta l’esperienza BR su un piano politico, invece che semplicemente delinquenziale: nel “salvare” i terroristi aveva cercato di “salvare” il suo partito, senza riuscirci.

3) Inoltre, secondo Pellegrino, è proprio sul terreno della lotta al terrorismo che avviene l’incontro tra Pci e la magistratura (o meglio una parte di essa), con l’innesto alla fine degli anni ’70 di alcuni ex magistrati come Violante nel gruppo dirigente, e che finirà per cambiare la cultura stessa del partito. “Comincia a nascere un ‘partito delle procure’ e si forma quasi una corrente di pensiero secondo cui i problemi politici si risolvono con i processi. Con la crisi del Pci, di fronte al calo dei consensi elettorali e all’incapacità di sviluppare una politica di alleanze in grado di portare il partito al governo attraverso libere elezioni, nella cultura della stessa base del Pci si afferma sempre più l’idea che possa essere il magistero penale a cambiare la società.”

“Quando esplode il caso Gladio, il Pds è già fortemente permeato di questa cultura giustizialista e Violante è capogruppo alla Camera, quindi ha un ruolo molto importante. E’ stato un errore: anziché essere oggetto di un’analisi storico-politica, come sarebbe stato giusto, Gladio diventa il pretesto per un processo da celebrare contemporaneamente nelle aule giudiziarie, nelle piazze e in Parlamento. L’avversario, insomma, diventa un delinquente, uno che ha violato le regole, che ha rubato, che ha attentato alla Costituzione e che ora dovrà rispondere di tutte le malefatte.”

In nuce fin dall’inizio si può scorgere questa sorta di privatizzazione dello spazio pubblico, in cui le categorie morali sostituiscono quelle politiche e predomina la criminalizzazione dell’avversario politico; si può anche vedere in filigrana la cornice in cui verrà combattuta la battaglia contro Berlusconi nei decenni a seguire, e in cui si collocano tanto la retorica dei tecnici super-partes che quella dell’onestà grillina.

In ogni caso, è in questo humus che sarà possibile Tangentopoli, e che T. avrà i suoi effetti.

[fine 2/3]

Reply

AlexZiller 20 agosto, 2018 00:45

L'analisi proposta, sebbene approfondita, sposta l' attenzione dal gravissimo fatto particolare su tematiche generali (gestione pubblica vs privata). Mentre il vero tema dovrebbe essere: con un gestore 100% pubblico sarebbe crollato il ponte Morandi ?

Spendere 3 volte di più in manutenzione avrebbe evitato il crollo del ponte Morandi?

La risposta a mio avviso è: no.

Per me il ponte Morandi è crollato per una serie di concause tecnico-gestionali ma tutte riconducibili fondamentalmente a cause di natura culturale (approccio italico alla progettazione, alla gestione, al recepimento di pareri tecnici qualificati, approccio al profitto, etc..).

Provo a spiegarmi meglio avendo vissuto in Baviera per 8 anni facendo la spola Verona-Monaco:

1. in Germania o in Austria MAI avrebbero progettato un ponte "ingegneristicamente sfidante" come il Morandi, un progetto che rende(va) "figo" il progettista con tanto di brevetti e fama mondiale. Mi aspetterei che la stessa smania individualistica di primeggiare e spingersi ai limiti possa colpire anche un funzionario pubblico (non crediate poi che se il servizio venisse "nazionalizzato" la progettazione dei ponte sarebbe in-ouse.. al contrario i funzionari dell' ente continuerebbero a ingaggiare progettisti esterni)

2. In Austria/Germania, se la Technische Universitàt (equivalente del nostro Politecnico) da un parere preoccupante sullo stato di uno strallo, tempo zero e parte il cantiere di riparazione. Dovessero bloccare tutta Monaco o tutta Innsbrueck per mesi. C'è insomma un assoluto senso di priorità del bene comune su quello privato. Mentre in Italia è esattamente il contrario.

Direi quindi che prima di nazionalizzare alcunchè gli italiani dovrebbero capire a fondo il significato di Nazione.

Reply

Chinacat 20 agosto, 2018 23:17

Gentile @AlexZiller, forse prima è il caso di informarsi:

"in Germania o in Austria MAI avrebbero progettato un ponte "ingegneristicamente sfidante" come il Morandi, un progetto che rende(va) "figo" il progettista con tanto di brevetti e fama mondiale. "

Ah no?

Tra Monaco e Verona c'è Innsbruck.

Foto: “Il ponte 'strallato' sull'Inn”

Dalla recensione: Magnifica vista di Innsbrucker Nordkettenbahnen

Ci sarebbe poi da aggiungere che ponti strallati li fanno in tutto il mondo: Giappone, Olanda, Belgio, Stati Uniti, Canada, etc etc. quindi cosa ci sia di "ingegneristicamente sfidante" non è ben chiaro: forse lo era per quelli del Paleolitico.

La storiella della "razza superiore" è finita nel cestino della storia, Herr Ziller. Come le sue "lievi imprecisioni".

Chinacat

PS

http://vocidallestero.it/2018/08/16/bloomberg-germania-le-infrastrutture-stradali-sprofondano-nella-crisi/

MIND THE GAP

Reply

Myollnir 21 agosto, 2018 09:56

Gentile @Chinacat,

Il problema non sono gli stralli (o i tiranti, per chi non conosce il gergo velistico): è farli di cemento armato che è tanto insolito da essere stato tentato solo tre volte, sempre dall'Ing. Morandi ( o non sarà stato il cantante?) e solo negli anni '60 del secolo scorso.

Ora perfino io so che il cemento risponde bene alla compressione e malissimo alla trazione, l'idea di annegarvi cavi di acciaio in tensione per renderli "tiranti" poteva essere buona ma, come si è visto in tutti e tre i suoi ponti, non ha funzionato.

L'idea è che non ha senso proporre "sfide" costruttive sulla pelle dei cittadini, quando esistono soluzioni collaudate molto più semplici ed economiche ( e anche più facili da verificare ed eventualmente aggiustare, come si fa quotidianamente sul Golden Gate e sul Brooklyn).

Poi, su tutto questo, c'è il fatto che, quando il ponte ha iniziato a dare problemi (sul primo dei tre ponti sospesi è stato necessario intervenire già quasi trent'anni fa!), non si è ritenuto di rifare interamente l'opera, o almeno di mettere in sicurezza gli altri due segmenti a rischio, ma si è deciso di affidarsi alla buona sorte e a ulteriori controlli che, come si è visto, erano piuttosto approssimativi.

Reply

AlexZiller 21 agosto, 2018 10:21

Gentile @Chinacat,

riguardo l' espressione "ingegneristicamente sfidante" provo a spiegarmi meglio riportando le testuali parole dell' Ing. Morandi. L' approccio sfidante è palese in "ho perseverato nell’intento di perfezionare sempre di più un’applicazione che si è subito rilevata particolarmente adatta per contribuire alla conquista di luci sempre maggiori" (con questo non voglio fare un demenziale e antistorico j' accouse a Morandi, che ovviamente era in buona fede) :

"Ventitre anni fa, nella primavera del 1957, sotto l’assillo di dover inventare una inusitata applicazione del calcestruzzo, cioè un ponte con grandissime luci (almeno per allora) per cui non era conveniente ricorrere a strutture spingenti e non era conveniente nemmeno usare strutture metalliche data l’eccezionale aggressività dell’atmosfera è nata la prima idea della struttura strillata omogeneizzata in calcestruzzo.

Poichè da allora e per ventitré anni ho perseverato nell’intento di perfezionare sempre di più un’applicazione che si è subito rilevata particolarmente adatta per contribuire alla conquista di luci sempre maggiori per opere in calcestruzzo armato, ritengo sia interessante ripercorrere questo ormai lungo cammino, rileggendo criticamente le soluzioni adottate per i vari temi, spesso così diversi specialmente dal punto di vista ambientale. Nel prosieguo quindi mostrerò e commenterò brevemente i più importanti ponti strallati in cemento armato da me progettati …”

Con queste parole Riccardo Morandi su un articolo della rivista "L'Industria Italiana del Cemento" raccontava la storia dei suoi ponti strallati in calcestruzzo armato.

Fonte: https://www.ingenio-web.it/20897-crolla-il-ponte-morandi-a-genova-problema-strutturale-ma-perche

Riguardo il tuo controesempio: l' Innsbrucker Nordkettenbahnen porta un trenino, non certo un'autostrada strategica per il Paese con picchi di traffico veicolare e pesante.

Reply

Mario M 19 agosto, 2018 20:55

Da più parti, in relazione al crollo del viadotto autostradale a Genova, si ritorna a sollecitare l'avvio o la ripartenza o l'accelerazione delle grandi opere (sprechi), fra cui le linee ferroviarie AV. Una fra le tante ingenuità che si commette è di ritenere che il treno sia più ecologico rispetto ai camion e agli aerei (forse perché non si vede il fumo uscire dalla motrice del treno ) .

Uno studio di Federici, Ulgiati e Basosi sostiene che le emissioni dell'intero ciclo di vita di treni ad alta velocità, tenendo in conto delle emissioni per costruire la tratta, con alcune ipotesi di riempimento possono essere peggiori rispetto al trasporto in autostrada. Purtroppo Mirko Federici, che aveva iniziato questo tipo di studi, è scomparso prematuramente, come pure Ivan Cicconi, che aveva denunciato le macchinazioni finanziarie ai danni della collettività

PS1 E' difficile spostare il trasporto merci su rotaia, perché manca della capillarità spaziale e temporale.

PS2 Una linea ferroviaria tradizionale a doppio binario in Val Susa c'è già, ed è ampiamente sottoutilizzata.

Reply

Myollnir 20 agosto, 2018 00:27

Gentile @Mario M,

Lei è per caso Mario Monti?

Le opere pubbliche solo solo una mangiatoia.

Ah, se restavamo alle merci ippotrasportate, quanto si starebbe meglio!

E che fessi gli svizzeri, che fanno i tunnel ferroviari che entri a Basilea ed esci al Gottardo!

Ps 1: la capillarità può servire per gli ultimi 50-100 Km.

Ps2: Per forza è sottoutilizzata: funziona come il trenino delle Ande. L'ho presa l'anno scorso per andare a Parigi con le bimbe: lentissima, si ferma dappertutto fino quasi a Lione, poi 300 Km/h fino a Parigi (presa con navigatore del cellulare). Fosse tutta TGV sarebbe competitiva con l'aereo.

Reply

Mario M 20 agosto, 2018 21:55

Gentile @Myollnir,

Non sono Mario Monti, ma Mario Rossi per metà. Non è detto che ciò che si fa oltr'alpe sia sempre meglio: da svizzero io non avrei forato il Piccolo Cervino, da francese non avrei sposato il nucleare, da inglese non avrei fatto il chunnel. Anni fa anche io prendevo il treno per andare a Parigi attraverso la val Susa: velocità e tempi di percorrenza ordinari.

Tieni presente che le merci non hanno bisogno dell'alta velocità. Quindi se la tratta in val Susa non è sfruttata è proprio perché la ferrovia non garantisce la capillarità spaziale e temporale.

Reply

EpifanioG 21 agosto, 2018 10:13

Negli Stati Uniti d'America la maggior parte della merce viene trasportata su rotaia, almeno sulle grandi distanze, almeno a quanto ne so.

In Italia negli anni Settanta le merci trasportate su rotaia erano tre volte quelle di oggi (in un quadro generale di minori spostamenti, non c'è dubbio). E' difficile spostare su rotaia il cellulare o il tablet che hai ordinato ad Amazon e che il corriere ti porterà a casina bella, non c'è dubbio. Ma per quanto riguarda i semilavorati industriali sarebbe molto più vantaggioso. Tanto più che non c'è bisogno di farli correre a 300 km all'ora.

Reply

Mario M 21 agosto, 2018 21:37

Gentile @EpifanioG, "Tanto più che non c'è bisogno di farli correre a 300 km all'ora."

Appunto: qui si stava parlando di nuove linee ferroviarie AV. E quella in Val Susa, tradizionale, è ampiamente sotto utilizzata.

Reply

Myollnir 22 agosto, 2018 13:44

Gentile @Mario M,

Si possono far andare treni lenti sulle linee veloci, non si possono far andare treni veloci sulle linee lente.

Il vantaggio di una LAV per le merci è che le pendenze sono estremamente ridotte (oggi sulla To- Bardonecchia ci vogliono due locomotori, cosa che sinora ho visto solo sui merci che trasportano il ferro al porto norvegese di Narvik).

Reply

Mario M 23 agosto, 2018 01:19

Gentile @Myollnir,

"Si possono far andare treni lenti sulle linee veloci, non si possono far andare treni veloci sulle linee lente."

Il pendolino era stato progettato proprio come un treno veloce sulle linee tradizionali. Poi la dabbenaggine dei nostri governanti ha divorziato da quel magnifico progetto per sposare il cemento e il tondino. Le linee AV hanno contribuito alla cementificazione del territorio. Qualcuno addirittura sosteneva che il treno doveva fare concorrenza all'aereo

"Il vantaggio di una LAV per le merci è che le pendenze sono estremamente ridotte (oggi sulla To- Bardonecchia ci vogliono due locomotori, cosa che sinora ho visto solo sui merci che trasportano il ferro al porto norvegese di Narvik)."

La Torino Bardonecchia è stata costruita ai tempi di Cavour, e di recente è stata riammodernata. Se a quell'epoca si transitava, adesso è ancora più semplice. Io l'ho presa diverse volte per andare a Parig, con tempi di percorrenza normali. Insomma non cerchiamo problemi dove non ci sono.

Reply

Myollnir 19 agosto, 2018 18:21

Molto interessante. Sapevo ovviamente della vignette austriaca, e di qualche tratto non coperto dal bollino: è la stessa soluzione della Svizzera e, tranne forse le gallerie a pagamento, della Slovenia.

Quello che non sapevo è che i camion pagano MOLTO di più, e questo mi sembra giustissimo per due ragioni: ovviamente perché si fa pagare di più chi stressa maggiormente le strutture, e poi anche perché è un bell'incentivo a mettere i container, quando non tutto il camion, sul treno. Ci sarebbe da dire che in Italia, dove quasi tutto si muove su gomma, questo provocherebbe probabilmente, almeno temporaneamente, un aumento sensibile dell'inflazione, ma d'altra parte sembra che negli ultimi anni il problema sia proprio quello di un'inflazione troppo bassa, che fa sì che il debito non si ripaghi mai. Quindi, come dire: TRE piccioni con una fava. Ma poi non so se convenga aumentare l'inflazione senza poter controllare la moneta, e allora siamo daccapo.

Le cifre della manutenzione non le commento, parlano da sé. Ce n'è abbastanza per far tornare i Benetton ai maglioncini, se non proprio in galera, senza passare dal via.

Un solo appunto sui monopoli naturali. E' giustissimo quello che dice, ma i monopoli si possono rompere anche "di lato". Per dire, la botta ad Alitalia sulla Milano-Roma non l'ha data Ryan, l'ha data l'alta velocità ferroviaria; che poi è il motivo per cui sono contrario, ma contrario non rende l'idea, a far entrare Trenitalia nel controllo di Alitalia.

Nel caso delle autostrade, appunto non operazioni di raddoppio economicamente senza senso come la Bre-Be-Mi (partita quando ormai si era portata la MI-BG a otto corsie) ma incentivazione del treno, che però poi comporta anche trasporti urbani efficienti una volta che sei arrivato in stazione.

O della navigazione di cabotaggio, se non sbaglio un'altra delle promesse non mantenute da Berlusconi.

Francia e Germania spostano la quasi totalità delle merci non urgenti sui fiumi e canali interni, e mi pare che nel sette-ottocento almeno la Val Padana fosse in gran parte navigabile, e navigata. Renzo andava da Lecco a Milano in barca, se non ricordo male, e allora era il Seicento.

PS: ora ho capito perché con rare eccezioni qui i commenti siano in generale intelligenti, informati e ben scritti: per pubblicare mi chiede quanto fa sessantacinque più cinque. Molti degli abituali commentatori dei blogghe non ce la possono fare.

Reply

Il Pedante 19 agosto, 2018 19:47

Sì, penso anch'io che la politica austriaca sui mezzi pesanti produca effetti positivi (peraltro, non registro ricadute sui prezzi delle merci). Per quanto riguarda la "rottura di lato" dei monopoli, la Sua osservazione è interessante ma non è chiaramente indirizzata all'assetto del mercato, quanto invece alle esternalità positive. Il che va diritto al punto: anche gli assetti devono essere uno strumento.

Reply

Marianna 19 agosto, 2018 01:47

Certo non è che alcuni nostri imprenditori siano amanti della collettività, non amano spendere per la manutenzione, il confronto con l'Austria evidenzia come un autostrada pubblica possa essere benefica, l'Italia potrebbe trarre un vantaggio economico se tutte le autostrade fossero pubbliche gestite dallo Stato con eque tariffe, penso che potrebbero concedere agevolazioni per invalidi e lavoratori con reddito minimo che viaggiano per lavoro non.ai trasportatori .Le tariffe austriache in Italia non si possono applicare vi è una situazione economica diversa da quella austriaca.

Reply

Chinacat 19 agosto, 2018 00:54

Mr. Pedante, nel merito dell'articolo, nulla da eccepire. Però una "battuta" la debbo fare:

"E la corruzione? E il magna magna?"

Mettiamola così: se Lei mi fornisce i fondi per corrompere tutti i partiti austriaci, far privatizzare le autostrade e cederle alla "ATTILA S.p.A." e dopodiché far legiferare i partiti per agevolare le operazioni della "Attila S.p.A.", ebbene le posso garantire che tempo 10 anni, io le autostrade austriache le rado al suolo, come nella migliore tradizione unna.

Purtroppo ho idea che ancora una volta un elemento che fa sicuramente parte del contesto, viene trattato in maniera estremistica, superficiale e dannosa. Le tesi qui sono due:

a) "la corruzione è un'invariante" = non serve nemmeno parlarne. C'è in tutti i paesi e quindi non è un argomento di discussione. Sic et sempliciter.

b) "la corruzione è l'unica variante" = la prospettiva del "casta-cricca-corruzione-magna-magna" e che grazie ad una narrazione distorta si ritorce contro chi la declama.

In mezzo, il nulla. La febbre è febbre e la possono avere tutti: però tra averla a 38 ed averla a 45 c'è una gran bella differenza. Eppure è sempre febbre, no? Provi a considerare la "corruzione" da questa prospettiva.

Lei. Mr. Pedante sposa la prima tesi ma lo fa, ovviamente, per deduzione, non per esperienza, come tutti. Quanti dei lettori di questo blog hanno pagato una "mazzetta"? Occhio e croce, nessuno.

Personalmente non credo che le esperienze personali siano così importanti ma faccio uno strappo alla regola.

Io ho avuto la "fortuna" di vivere in due paesi che sono l'esatto opposto in tema di corruzione: il Messico e gli Stati Uniti. Nel primo la corruzione è la regola: la "mordida" o la banconota da 10 dollari "por el refresco" sono la prassi, Vuole un documento? Mordida. Vuole un esame in ospedale? Mordida. Lei non ha idea di quante mordide io abbia sganciato e mi creda: è impossibile non farlo. E i messicani? Lo sanno e si adeguano. Ma non è qualcosa di astratto come per Lei, è una vera e propria esigenza. E se fai come ho fatto io la prima volta esclamando "beh allora denunciamolo!" ti guardano come un matto e ti spiegano che tecnicamente si può fare ma non conviene molto perché se fai denuncia o ti arrestano o ti fanno pagare un'altra mordida.

Negli U.S.A., che io sappia, la "mordida" non esiste per il semplice cittadino. E' l'esatto opposto del Messico: non te la chiedono, non ti fanno capire che la vogliono e se provi ad offrirla, sono guai. E gli statunitensi? Di nuovo, l'esatto opposto del Messico: la giudicano male, la criticano, la deplorano e se vogliono fare riferimento ad un paese molto corrotto, citano il Messico.

Però... su una cosa sono entrambi d'accordo, messicani e statunitensi: i politici sono corrotti. Su quello si raggiunge l'unanimità. Ed è singolare, se ci pensa bene: la qualità dei servizi negli U.S.A. è di gran lunga superiore a quella del Messico (mettendo da parte per un momento le differenze sul welfare state europeo e quello americano) quindi perchè mai gli statunitensi sono convinti che i politici siano corrotti? E non sono costretti, come il messicano, ad affrontare il problema della mazzetta nella loro vita quotidiana, quindi di che si lamentano?

Da queste esperienze ne ho tratte alcune lezioni che però escludono la tesi A e quella B.

Una delle lezioni è questa: dare 10 dollari ad un poliziotto messicano per evitare una multa è corruzione. Dare 1 milione di euro ad un partito per inserire una norma in un decreto legge per far si che la mia società ne tragga dei benefici (vedi l'art 5 del decreto Sblocca Italia) è corruzione.

La parola è la stessa ma il significato è completamente diverso.

Poi intendiamoci: che a livello macroeconomico l'impatto sia risibile, non lo discuto. Ma che esista la possibilità che la corruzione diventi un pericolo per la democrazia, beh, Mexico lindo e querido docet.

E' un'invariante? Dipende.

Chinacat

Reply

Tuonninger 18 agosto, 2018 22:49

Analisi stupendo! Spero che qualcuno dell'attuale governo abbia letto, ed agisce di conseguenza. Ma non sono fiducioso, purtroppo. Fanno tanto fumo e poco arrosto.

Reply

Argo 18 agosto, 2018 20:00

Gentile Pedante,

se si appurasse che l'entità della manutenzione ordinaria operata dalla gestione privata sia stata insufficiente a garantire adeguati standard di sicurezza, e magari giungendo alla conclusione che le spese minime da destinare a tali operazioni sarebbero soggette ad aumento nel corso dei prossimi anni, ci troveremmo davanti ad un andamento bizzarro.

I privati avrebbero avuto in concessione un bene estremamente remunerativo, per la manutenzione del quale avrebbero speso ben meno del dovuto. Il tutto per un lasso di tempo non tanto esteso da causare un deperimento invalidante dell'infrastruttura. Ad oggi però, l'obsolescenza della rete e i tempi sarebbero maturi per un ritorno della gestione allo Stato, con conseguenti ingenti spese di manutenzione che, chi sa, potrebbero per un certo periodo implicare la non proficuità del business.

Mi può far sapere che ne pensa?

Reply

Myollnir 19 agosto, 2018 18:25

Gentile @Argo,

Eh, no! Io direi: ora con quello che hai guadagnato ripristini il sistema, e POI io Stato mi riprendo le Autostrade.

Reply

Marco Scanavacca 18 agosto, 2018 15:32

Si prepari a trasferirsi al Parlamento Europeo il prossimo anno. E non accampi scuse.

Reply

Gpf70sax 18 agosto, 2018 15:06

Ottimo articolo come sempre, sarebbe interessante la stessa analisi tra autostrade IRI vs autostrade privatizzate, ovviamente con dati attualizzati, per evidenziare se la manutenzione sia diminuita o rimasta inalterata tra i due modelli di gestione. Che ne penZa?

Reply

Enio Sagretti 18 agosto, 2018 13:24

Sui tragici fatti e sui numeri, anche se sempre discutibili, non dovrebbe esserci molto da dire, il problema credo sia essenzialmente normativo, culturale e forse di sovranità.

E' possibile, in tempi non biblici e con quali oneri per lo stato, rinazionalizzare le autostrade od altre attività strategiche? Dopo anni di chemioterapia ideologica finalizzata a distruggere, come una cellula tumorale, l'idea che lo stato possa essere un soggetto economico e soprattutto che possa stabilire un quadro normativo all'interno del quale debba agire tutta l'economia, credo sia difficile far passare l'idea dello stato gestore di attività economiche. Altro aspetto problematico, in qualche modo attinente alla discussione, credo consista nel capire quanto, in seguito all'eventuale ribaltamento del paradigma nell'impostazione economica di uno stato, da meno stato e più mercato alla versione diametralmente opposta, siamo attrezzati a resistere agli inevitabili ricatti della finanza internazionale che, ormai è evidente, con vari strumenti, tende a creare delle vere e proprie colonie.

Reply

bruno rossi 18 agosto, 2018 12:57

Egregio dott. Pedante, La ringrazio per il lavoro certosino che ha fatto. A parziale e insufficiente scusante della gestione privata italiana, occorre denotare come la mancata stesura dell'asfalto drenante in Austria sia un fattore da... "non facciamo come" di cui, assunto che ci si augura a stragrande maggioranza la rinazionalizzazione delle autostrade, il futuro gestore deve tener debito conto. Stupisce infine, a livello di mera curiosità, che la bellissima A26 da Genova Voltri a Gravellona Toce sia considerata "di montagna" nonostante nel lungo tratto tra Ovada e Romagnana non superi mai la quota altimetrica di 200

Reply

Il Pedante 18 agosto, 2018 15:39

Gentile @bruno rossi, so che sull'asfalto drenante è in corso una diatriba in terra asburgica, La ragguaglierò al rientro dalle ferie. Per quanto riguarda l'A26, solo la metà (fino a Ovada, appunto) è classificata come «montagna».

Reply

bruno rossi 18 agosto, 2018 16:51

Gentile @Il Pedante, grazie mille per le informazioni suppletive. E per il suo libro, che sta aiutando mia moglie a capire che se è uscita dall'Università e ha trovato un'Italia in rovina (invece che lavori stabili e ben pagati) non è una propria colpa.

Reply

Vincenzo 18 agosto, 2018 09:00

L'errore concettuale è proprio quello di parlare di monopolio, quand'anche lo si definisca naturale. Mi capitò una volta di andare a Houston per lavoro. Atterrai all'aeroporto e lì noleggiai un'auto. Dovevo andare nei sobborghi nord. Per arrivare lì avevo due possibilità, la Interstate 45, gratuita, oppure un'autostrada privata a pedaggio alternativa al tratto a maggior traffico. Essendo domenica pomeriggio e immaginando che sulla I-45 vi fosse molto traffico per il rientro dal week-end, optai per l'autostrada dove il traffico era molto scorrevole. Cosa vieta che per un certo percorso vi siano due strade alternative?

La realtà è che se un privato vuole costruire una strada a pedaggio alternativa a quella pubblica non lo può fare perché non basta che abbia acquistato i terreni su cui farla passare. Troverà sempre un sindaco, un comitato NO-qualcosa che lo bloccherà. Ma lo stesso vale per qualsiasi altra cosa. Per quale motivo un privato non può istituire linee di trasporto urbano alternative a quelle pubbliche su alcune tratte che risultino a lui convenienti?

Reply

Il Pedante 18 agosto, 2018 11:18

Il motivo Glielo dice il mercato: non è conveniente. Altrimenti sarebbe già stato fatto.

Reply

Ethane Cracker 18 agosto, 2018 12:29

Gentile @Vincenzo,

paradossalmente l'esempio della Hardy tollway e della I-45 per andare all'aeroporto di Houston è proprio quello che faccio io per spiegare, nella maniera più semplice possibile, perché le autostrade (e infrastrutture importanti in genere) sono monopoli "naturali" (in Italia e anche in tanti posti degli USA: lei il Golden Gate come lo definirebbe?)

Atterrando al George Bush International avrà sicuramente notato la grande quantità di territorio libero da qualsiasi cosa che non sia pascolo per Longhorns, una pianura sterminata che si estende a perdita d'occhio (Texas is bigger than France, you know...), le pare che un privato che voglia per esempio costruire una Giacomo Leopardi tollway parallela alla A14 nel tratto marchigiano-abruzzese abbia a disposizione tali spazi (e questo indipendentemente dalla volontà dei sindaci pentastellati...)?

E non solo: come ha già detto il pedante, molto semplicemente la costruzione della ipotetica Giacomo Leopardi tollway non converrebbe economicamente, come non è convenuto al costruttore la costruzione della Hardy tollway, che dal 1988 ad oggi non ha ancora ripagato il capitale, figuriamoci distribuire utili.

In realtà, last but not least, la Hardy tollway non dovrà mai pagare utili, perché è stata costruita e viene gestita da una Authority pubblica, la HCTRA, completamente controllata dalla contea di Harris.

Giova anche ricordare che gli USofA si sono risollevati dalla crisi del'29 con le opere pubbliche, facendo lavorare la gente.

Ora io manco in Texas dal 2010, ma ricordo perfettamente che dopo il 2009 intorno a Houston era tutto un fiorire di cantieri sulle autostrade. Pubbliche.

Reply

Vincenzo 18 agosto, 2018 16:28

Gentile @Il Pedante,

un conto è che non si faccia per ragioni di mercato, altro per ragioni normative

Reply

Vincenzo 18 agosto, 2018 16:42

Gentile @Ethane Cracker,

dal nickname presumo che le nostre competenze professionali siano molto simili; peraltro io ormai mi occupo di tutt'altro.

Ho usato quell'esempio per dire che il monopolio naturale non deve assolutamente essere trasformato in un monopolio legale, come spesso succede in Italia. Quale ragione impone che in una città esista una sola azienda per raccogliere i rifiuti? Potrebbe essercene più di una, tra cui quella comunale, anche.

Negli USA le amministrazioni locali possono fallire. Se la contea di Harris ha sbagliato i suoi conti fallirà e manderà a casa tutti i suoi dipendenti. Lì è anche possibile che una comunità locale si dissolva lasciando i suoi abitanti a cavarsela da soli (ogni tanto non fa male).

Ciò detto non sono assolutamente contrario al fatto che stato o enti locali mettano in mano vanga e piccone ai disoccupati per realizzare opere di pubblica utilità. Ciò a cui sono stato sempre contrario è stato il fatto che stato ed enti locali paghino stipendi per scaldare sedie (nella migliore delle ipotesi) o addirittura per scovare sempre nuovi modi per intralciare la vita dei cittadini e le loro attività economiche. Dove ho una delle attività sono in corso lavori per mezzo milione di euro per la sistemazione di un centinaio di metri di marciapiedi allo scopo di mettere in sicurezza l'uscita di una scuola. E' una zona dove parcheggiare è una impresa titanica. Verranno eliminati una trentina, almeno, di posti auto, con somma gioia dei gestori dei garage. Quella scuola sta lì da almeno 80 anni. Direi che si sono ricordati piuttosto tardi della messa in sicurezza.

Reply

Il Pedante 18 agosto, 2018 22:06

Di che norme parliamo?

Reply

Chinacat 19 agosto, 2018 01:13

Gentile @Ethane Cracker, ho idea, per citare, Roger Waters, that things are not what they seem. Ovvero:

"Giova anche ricordare che gli USofA si sono risollevati dalla crisi del'29 con le opere pubbliche, facendo lavorare la gente."

Leggendo "Storia dell'economia" di J.K. Galbraith e soprattutto "The Great Crash of 1929" (sempre di J.K: Galbraith) le cose stanno in maniera un pò diversa dall'essersi "risollevati": nel 1938 ci sono ancora 10 milioni di disoccupati, vista la ricaduta del 1937.

Che il New Deal (soprattutto il Secondo New Deal) sia stato importantissimo dal punto di vista "politico" non lo nega nessuno; i risultati macroeconomici sono però inferiori a quel che si pensa generalmente perché la devastazione sociale ed economica (e persino metereologica, pensi solo alla Dust Bowl) innescata nel 1929, fu immensa e di lunga durata.

Chinacat

Reply

Vincenzo 19 agosto, 2018 10:47

Gentile @Il Pedante,

parlo di tutto il complesso normativo che di fatto in molti casi impedisce lo sviluppo di servizi in concorrenza con quelli forniti dallo stato o da altre amministrazioni pubbliche. Lasciamo da parte le strade, visto che come ha giustamente osservato esistono condizioni geografiche tali da portare al monopolio naturale.

Ma cosa mi dice, per esempio, della raccolta dei rifiuti?

Potrei io cittadino dire "non pago la tariffa della nettezza urbana perché i miei rifiuti invece di consegnarli alla municipalizzata li consegno alla Pinco Pallo SpA"? No, eppure sarebbe possibile dividendo la tariffa in due parti, una relativa alla pulizia delle aree comuni e una relativa allo smaltimento dei rifiuti prodotti in casa propria. Insomma, se oggi pago 100, continuerei a pagare 50 alla municipalizzata per le parti comuni ma per il resto mi guarderei intorno per cercare qualcuno che mi porta via i rifiuti da casa in modo più economico o più efficiente. Se il cittadino avesse questa libertà di scelta qualche Pinco Pallo Srl nascerebbe di sicuro

Reply

Il Pedante 19 agosto, 2018 19:42

Capisco il Suo punto. Ma dubito che se la cosa fosse stata appetibile per gli operatori privati non sarebbe già ampiamente passata nell'agenda politica, da decenni vocalmente aperta a liberalizzazioni di ogni tipo.

Reply

Vincenzo 21 agosto, 2018 09:05

Gentile @Il Pedante,

che sia o meno conveniente raccogliere rifiuti lo possono decidere gli operatori, o sbaglio? Si inizi a suddividere in due la tariffa, quella per le aree comuni e quella relativa ai rifiuti domestici, lasciando facoltà al cittadino di stipulare un contratto con chi vuole. Ci scommette che qualche operatore la ritirerà pure gratis perché, operando in maniera assennata la raccolta differenziata, ci guadagnerà pure riciclando il riciclabile?

Vuole una dimostrazione di come una corretta integrazione tra pubblico (controllore) e privato?

Quando Lei va dal meccanico per cambiare l'olio alla sua auto, quello usato viene raccolto dal CONOU, consorzio di raccolta che lo consegna alle raffinerie di rigenerazione. La più importante di queste è la Viscolube, azienda privatissima, che ha due stabilimenti, uno a Pieve Fissiraga e l'altro a Ceccano.

Qui ci sta il link al processo tecnologico che conosco piuttosto bene essendo stato la persona che a Pieve Fissiraga ha improvvisato la soluzione per far funzionare la parte TDA, che appena avviata presentava problemi giganteschi, e a Ceccano quella Hydrofinishing, che ugualmente presentava problemi giganteschi.

http://viscolube.it/it/tecnologia/processo-tecnologico/

Ebbene, l'olio rigenerato viene (veniva) usato sulle auto di Formula 1.

Oggi comunque mi occupo di tutt'altro.

Reply

Ethane Craker 21 agosto, 2018 12:02

Gentile @Chinacat,

i dati macroeconomici forniti a suo tempo da Galbraith (che, detto en passant, ha scritto pure "Lo Stato industriale" e non mi pare per criticarlo) sono senz'altro corretti, ma mi sfugge un po' il senso della sua contestazione: sta forse suggerendo che l'alternativa (chessò... austerità à la Padoa-Schioppa, che avrebbe riavvicinato ancor di più Tom Joad alla "durezza del vivere") avrebbe prodotto risultati migliori?

Nel mio piccolo constato solo che la Tennessee Valley Autorithy dopo 85 anni sta ancora lì e guai a chi gliela tocca.

Reply

Chinacat 22 agosto, 2018 03:56

Gentile @Ethane Craker, la mia constestazione è semplice:

"gli USofA si sono risollevati dalla crisi del'29 con le opere pubbliche, facendo lavorare la gente."

Libri alla mano, NON si sono risollevati affatto, dato che nel 1939 sono ancora in profonda crisi, come appunto dimostrano tutte le cifre.

L'economia americana decolla con guerra, non facendo lavorare la gente ma mettendogli una divisa oppure mettendoli nelle fabbriche a produrre materiale bellico. E mi creda, dico la cosa come puro e semplice "fact", senza nessuna connotazione moralistica.

Se ne vuole avere una conferma autorevole (io non faccio testo) Le consiglio la "Liberation Trilogy" di Rick Atkinson, tre grossi volumi dedicati solo alle campagne statunitensi durante la guerra. Ci sono documenti e cifre relativi al periodo di transizione (1939>1945) che sono illuminanti.

Chinacat

Reply

Ethane Cracker 25 agosto, 2018 11:58

Gentile @Chinacat,

sull'impatto della seconda guerra mondiale sull'economia americana sono assolutamente d'accordo con lei.

Non ha però risposto alla mia provocazione: sarebbe andata anche meglio se non fosse stata creata la TVA?

Perché di quello qui stiamo discutendo, almeno mi sembra.

Reply

kicku 18 agosto, 2018 01:48

Scusate...

o che nn ci capisco un tubo io...o che questo articolo e una megaballa...

E vero che in Austria si paga tot euro x km mentre in Italia un po' di piu...ma in Austria si paga tipo 85€ per 1 ANNO INTERO!

In Italia si paga solo di A/R Milano - Roma circa 84€. PER UN SOLO A/R!!!!!

Non e che in Austria una volta che paghi i 85€ ci vai una sola volta in autostrada e poi nn ci metti piu il piede...

Mentre in Italia se arrivi al casello che sei sprovisto di denaro ti multano anche...

Quindi...che ca**o di articolo e questo dove fatte vedere che 1km di autostrada costa tot in Austria mentre in Italia e leggermente superiore dovuto al fatto che tutto e piu grande...????

Ma non vi vergognate di scrivere queste cose????

Reply

Il Pedante 18 agosto, 2018 11:14

Dica la verità: ha guardato solo le figure.

Reply

Franco 18 agosto, 2018 15:37

Gentile @Il Pedante, Non l'ha riconosciuto? Era nientepopodimeno che Gilberto...

Era Lui, in persona!

Con Letta e il PD...

Reply

Stefano Longagnani 18 agosto, 2018 18:53

Gentile @kicku,

la prima. Sicuramente la prima.

Con cordialità.

Stefano

Reply

kingigor61 18 agosto, 2018 23:23

Gentile @kicku, Credo che lei non abbia letto bene l´articolo o non ne abbia capito il contenuto per intero. Provi a rileggerlo, sicuramente le permetterá di comprenderlo meglio nella sua interezza. Un cordiale saluto.

Reply

Te ghe razun 25 agosto, 2018 13:40

Gentile @kicku, purtroppo è concesso il voto a gente come lei

Reply

Gianni 17 agosto, 2018 19:11

Caro Pedante, gli esempi illustrati non hanno bisogno di commenti, a di esempi così ce n'è a bizzeffe, quindi mi limito a portare un piccolo contributo, sotto forma di lieve domanda:

Ma perchè mai un cosiddetto imprenditore può godere del diritto di acquistare una struttura economica, come ha fatto il sig. Benetton, senza pagare i costi di costruzione e di avviamento e per di più pensando di ripagarla con i ricavi dati dalla stessa? qui vorrei solo suggerire che non si tratta più e solo del dualismo Pubblico/Privato ma di un sistema ideologico e filosofico completamente marcio, che si avvale di una classe politica completamente priva di progetto politico, il cui unico servizio lo svolge a favore di potentati economici, da cui per altro si può trarre, senza rischio di cadere in errore, abbia ricevuto prebende sotto le più svariate forme, in buona sostanza con la scusa della corruzione hanno creato un sistema corruttivo enormemente più grave.

Chiudo esprimendo solidarietà per tutta la cittadinanza genovese che si appresta a vivere un periodo, che mi auguro breve, di grosse difficolta essendo l'arteria della ValPolcevera cruciale per la viabilità cittadina.

Reply

Leonardo 17 agosto, 2018 18:35

Ottima analisi, come sempre.

Oltre che i vantaggi economici di una gestione pubblica come quella austriaca, mi permetto di segnalare un'altra cosa. Rendendo inutili i caselli, si potrebbe recuperare una gran quantità di spazio pubblico.

Molti svincoli non avrebbe senso cambiarli, ma in un'ottica di ristrutturazione complessiva del sistema autostradale, la razionalizzazione delle intersezioni tra le reti locali e quelle a lunga percorrenza potrebbe essere un'operazione per migliorare le nostre città.

Reply

Joel Samuele Beaumont 17 agosto, 2018 17:26

...si arriva sempre al punto che abbiamo bisogno di “esperti” per capire come costruire e manutenzionare ciò che è stato costruito.

Arrivano quindi notizie disparate su come vengono costruite le strade, come venivano costruite una volta; che ciò che è stato fatto dai romani ancora sta in piedi, senza considerare il tipo di mezzi circolanti su quel tipo di opere.

Non per divagare…

se vogliamo ad esempio capire se il fotovoltaico può essere una soluzione ai fabbisogni energetici, ecco comparire in giro notizie che dicono che coprendo una porzione modesta di Africa si otterrebbe l’energia per tutto il mondo; subito dopo si potrebbe incappare invece in delle notizie che dicono che il fotovoltaico non va bene perché la produzione dei pannelli è inquinante, e non si sa come risolvere questo problema, o altri problemi annessi.

Potrei fare molti altri esempi come questo sopra, e si evidenzia un solo fatto: nessuno ti fa capire niente.

Bisogna anche pensare che in un contesto in cui il lavoro non è una garanzia, sempre più persone studiano modi per fare soldi, inserendosi laddove possibile nel sistema economico, senza pensare se ciò che offrono possa poi causare dei problemi in futuro. L’importante è la “pagnotta”.

Questo vale ovviamente anche per gli “esperti” dei vari settori, dove molte volte si ha il dubbio che gli esperti in realtà non CICAPiscono niente.

Ci vorrebbe un contesto sereno di analisi, dove poter decidere in tutta serenità cosa e come costruire. E valutare anche un cambio di paradigma del sistema produttivo, e del movimento delle merci sui mezzi pesanti.

Per avere questo contesto sereno, non ci dovrebbero essere masse di genti che cercano di guadagnare da qualche parte; dove al di là che uno lo faccia per guadagnare poco o tanto, è il sistema in se che è problematico nel suo insieme.

La politica vuole garantire a tutti la possibilità di quantomeno autosostenersi?

Oppure è l’azione politica che mira a tenere le persone legate al bisogno di guadagnare per sopravvivere?

https://twitter.com/Joel_S_Beaumont/status/976217637247123459

Reply

Jean 19 agosto, 2018 02:30

Gentile @Joel Samuele Beaumont,

Si potrebbe semplicemente dire che il "mercato libero" non esiste, esiste un oligarchia che detiene il potere, che si inventa regole perchè questi appunto non sia libero e non abbiano concorrenza, il problema si pone negli oligarchi, cui si potrebbero fare due affermazioni, la prima di protesta per l'incapacità nella gestione, la seconda è il tipo di gestione; "apparement" la questione che si pone è la seconda, a me però pare come una bilancia, ove le cose dobvrebbero avere un peso equo, se non ci arriviamo più come esseri umani a capire che il popolo paga un servizio e pure caro, ma pretende in ritorno la sicurezza ed un servizio adeguato, allora siamo messi male...

Saluti

Reply