E la fiducia si impenna!

06 luglio, 2019 | 16 comments

Questo articolo è stato pubblicato su La Verità del 3 luglio 2019.

Sono trascorsi poco più di due anni dall’entrata in vigore del decreto Lorenzin sull’obbligo vaccinale per l’infanzia. Mentre le forze del governo gialloblù annunciano di volerlo sostituire con una nuova legge dai contorni ancora incerti, alcuni (pochi, in verità) cercano di tirare un bilancio del provvedimento e delle sue conseguenze, non solo normative. Con la più che duplicazione delle vaccinazioni obbligatorie e l’introduzione di sanzioni economiche e sospensioni scolastiche per i piccoli inadempienti, il decreto ha innescato dibattiti e scatenato conflitti sia tra cittadini e istituzioni (specialmente quelle sanitarie, costrette al ruolo di «gendarmi» della salute) sia all’interno di un’opinione pubblica divisa tra i sostenitori di una omnicomprensiva «scienza» e i cosiddetti «novax» destinatari di anatemi e censure. Le sospensioni scolastiche dalle scuole d’infanzia, in certi casi di dubbia legittimità, hanno prodotto emarginazione e disagio nelle famiglie renitenti, il cui numero sembra essere tutt’altro che marginale. Proiettando i dati diffusi da alcune regioni, i minori tra zero e sedici anni non in regola con il calendario vaccinale potrebbero infatti ammontare a 1,2 milioni di unità: il 13% delle coorti interessate. Diventa perciò urgente capire se ne sia valsa la pena e riflettere su quanto sia opportuno insistere nella direzione tracciata.

La premessa d’obbligo è che l’obiettivo della legge, di aumentare l’adesione a dieci – non dodici o sette, né quindici – vaccinazioni per l’infanzia, è un obiettivo di politica sanitaria, esprime cioè una delle tante possibili visioni della salute pubblica e degli strumenti per promuoverla. Ugualmente legittima, purché democraticamente condivisa, sarebbe stata ad esempio la volontà di promuovere altre vaccinazioni, o di riservarne alcune solo ai soggetti più a rischio, o di investire in altre forme di protezione, o altro. Limitando l’analisi agli obiettivi dichiarati del provvedimento, un report della fondazione GIMBE dello scorso marzo ha stimato che tra la coorte 2015 (rilevazione a metà 2018, post Lorenzin) e la coorte 2014 (rilevazione a fine 2016, pre Lorenzin), la copertura vaccinale a 24 mesi è aumentata in media di 2 punti percentuali per l’esavalente, di 7,4 punti per il trivalente morbillo-parotite-rosolia (MPR) e di 12 punti per l’antivaricella, con picchi di incremento in Valle d’Aosta e nella Provincia di Bolzano. L’ISS riferisce che nel 2018 l’esavalente a 24 mesi ha superato il 95% di copertura in 13 regioni su 18 censite (media: 95,46%) e l’MPR in 6 su 18 (media: 94,15%). Si tratta di un risultato mai conseguito in Italia, a cui però non è seguita una apprezzabile ricaduta epidemiologica: se dal 2017 al 2018 sono dimezzati i contagi da morbillo, il numero (2526) è rimasto comunque poco sopra la media degli ultimi dieci anni e poco sotto quella degli ultimi vent’anni.

Più difficile è quantificare le già citate esternalità negative del provvedimento in termini di disagio, conflitto e credibilità delle istituzioni, i cui effetti possono generalmente rispecchiarsi nella fiducia che la popolazione ripone nella profilassi vaccinale. Un’indagine condotta per Eurobarometro nel giugno 2018 – 12 mesi dopo l’entrata in vigore del decreto – evidenziava che nel nostro Paese la vaccine confidence era mediamente cresciuta rispetto al 2015-2016. Allora, per l’85,3% dei nostri connazionali i vaccini erano «sicuri» (media UE: 82,1%). Ma oggi, a meno di un anno di distanza (marzo 2019), ecco la sorpresa: secondo l’ultimo focus Eurobarometro il 32% degli italiani riterrebbe che «i vaccini sovraccaricano e indeboliscono il sistema immunitario» (media UE: 31%) e, addirittura, quasi la metà (46%) che «i vaccini possono spesso produrre gravi effetti collaterali» (media UE: 48%). Quest’ultimo dato sale al 60% in Francia, unico Paese europeo ad avere sinora seguito l’esempio italiano (con 11 vaccinazioni obbligatorie, pena la non ammissione all’asilo... che è obbligatorio!) e insieme ultimo al mondo, secondo una recente indagine Gallup-Wellcome, per fiducia nei vaccini.

Per quanto in parte viziato dalle diverse formulazioni del quesito, il risultato è preoccupante. Se confermato, significherebbe che nel nostro Paese ogni punto percentuale recuperato di adesione all’MPR è «costato» 3,6 punti di fiducia. O che oggi 4 genitori su 10 temono eventi avversi e frequenti quando fanno vaccinare i propri figli. Questo brusco cambio di attitudine rappresenta una sconfitta innanzitutto per chi si era proposto di aumentare la propensione alle vaccinazioni con imponenti campagne di comunicazione a livello globale. Ma è al tempo stesso difficile da non correlare proprio ai toni di quelle campagne e alla collegata tentazione di introdurre obblighi, condizioni e sanzioni che sembra oggi solleticare, con curioso sincronismo, le cancellerie di mezzo mondo.

E sarebbe stupefacente il contrario. Anche tralasciando il problema grave di avere trasformato un diritto e un’opportunità quasi universalmente ben accolta in un dovere a cui subordinare altri diritti, non può non lasciare interdetti il modo repentino con cui il tema è saltato in cima all’agenda di governi e mass media – come se prima del 2017 si vivesse nel medioevo sanitario – a suon di «emergenze» che non ci sono ed «epidemie» di cui non c’è traccia (quella presunta di morbillo del 2017, ad esempio, non è mai stata registrata dall’OMS). Né sembra proporzionato che più di un milione di persone siano improvvisamente diventate «untori» sulle prime pagine dei giornali o «assassini» secondo qualche commentatore, o che tutti i medici si siano dovuti allineare a un messaggio per non essere radiati, come accade solo in casi rari di condotte – non di opinioni! – gravissime. O ancora, sarebbe innaturale non interrogarsi sui motivi di un’ansia promozionale dai contenuti iperbolici come, tra i tanti, quello dei 470 bambini morti di morbillo in Inghilterra nel 2013-2014 secondo l’allora ministro Lorenzin (qui e qui, mentre in quel biennio morì di morbillo una sola persona, ed era un adulto), o la negazione di effetti iatrogeni gravi anche quando riconosciuti e risarciti dallo Stato. Ma soprattutto, il dichiarato intento di tutelare la salute pubblica, anche con la forza, non si concilia con l’ostinato definanziamento di una «sanità pubblica [che], trascurata dalla politica, cade a pezzi» (GIMBE, 4° rapporto) dove si chiudono reparti, le morti evitabili per infezioni nosocomiali raggiungono i settemila casi all’anno e la riduzione degli infermieri pediatrici in alcune corsie farebbe aumentare la mortalità dei piccoli pazienti del 25%. Né del resto ci si preoccupa che le scuole interdette ai bambini sani per timore di ipotetiche epidemie siano per il 40% prive del certificato di collaudo statico e per il 50% di quello di agibilità e prevenzione incendi (fonte: Associazione Presidi), con una media di tre crolli al giorno (fonte: Save the Children), mentre la presenza di amianto in numerose strutture mette a rischio la salute di più di 350.000 studenti (fonte: Osservatorio nazionale amianto). Senza poi dire che per altri determinanti patologici molto più gravi – fumo, alcool, inquinamento, cibo-spazzatura ecc. - vige il più serafico laissez-faire. L’incongruenza macroscopica di mettere queste e altre emergenze in coda al recupero di poche vaccinazioni non può non avere creato confusione e irrigidimento nel pubblico.

Il problema è che la crescente diffidenza verso le politiche vaccinali fa da traino a una più grave diffidenza verso le istituzioni che le promuovono: governative, certo, ma purtroppo anche medico-scientifiche. È forte il rischio che queste ultime appaiano ai cittadini come i disciplinati esecutori di istanze politiche o industriali dai moventi opachi, dando così la stura alla dietrologia. La posta in gioco, come ha spesso denunciato Ivan Cavicchi, non sono perciò le immunizzazioni verso il morbillo o altre malattie, ma l’alleanza terapeutica tra medico e paziente su cui si fonda la possibilità stessa di fare sanità in ogni campo. L’obbligo sanitario, a fronte di progressi epidemiologici finora non tangibili e con i suoi corollari di discriminazione per i cittadini e di intimidazione per i medici, sta contribuendo ad aggravare un clima di sospetto che promette di estendersi dalla vaccinazioni a qualsiasi altro trattamento, con danni incalcolabili e duraturi. Ai politici che oggi si apprestano a «superarlo» spetta perciò il compito difficile ma cruciale di rimettere ordine nelle priorità della salute affinché essa torni a essere un diritto, non un’imposizione o un pretesto per togliere altri diritti, e il salvataggio di un piccolo mattone – i pochi punti percentuali di copertura in più – non reclami il crollo di tutto l’edificio.


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L'uebete 10 luglio, 2019 16:36

Sono da poco padre e lo sarò a breve nuovamente.

Dalla fine del 2018 il punto nascite vicino a casa è stato chiuso, quindi ne dovrò cercare uno nuovo.

Negli ultimi mesi, per diverse vicissitudini, ho potuto vedere il reparto maternità di almeno tre città a non più di 40 km da casa mia tra Lombardia ed Emilia. Nettamente inferiori come qualità e confort rispetto a quello vicino a casa e oggi chiuso.

Ad esempio, mio nipote, al secondo giorno dalla nascita, viene potrato in neonatologia perchè febbricitante, si scopre che è solo disidratazione (per fortuna), perchè il condizionamento dell'aria nel reparto maternità non funziona correttamente. Quindi non solo il piccolo ha sofferto il caldo, ma ha rischiato, lui come gli altri, una infezione dovuto al non ricambio d'aria.

Mi viene in mente il casso di un anno fa a Brescia dove un piccolo è deceduto per una infezione antibiotico resistente.

Tutti questi medici che si prodicano a voler fare il bene dei nostri figli, mai una volta che parlino della chiusura dei punti nascita che non fa altro che concentrare madri e neonati in centri dove il rischio di contagio e diffusione sono nettamente superiori. Magari quel bambino, se fosse nato nel suo punto nascita locale, non si sarebbe ammalato e oggi sarebbe sano e vivo.

Vogliono vaccinare madri, figli, padri, nonni, infermieri, ostetriche e poi infilano a calci le madri in stanzette da dove, appena riescono a stare in piedi, vengono dimesse per fare spazio. E' uno schifo ed è sempre peggio.

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cento 08 luglio, 2019 18:19

Sono un genitore "vaccinista", sono favorevole alla politica dell'obbligo vaccinale, comprese le sanzioni per i genitori, anche se concordo sul fatto che deve essere portata avanti con metodo democratico. Cioè non così.

Segnalo per onestà intellettuale che io avrei risposto al sondaggio che "i vaccini possono spesso produrre gravi effetti collaterali", semplicemente perchè è vero e previsto negli stessi bugiardini. Questo però non significa nulla sul mio personale sentire "democratico".

Segnalo anche che alcuni argomenti (sicurezza statica delle scuole ad esempio) sono "benaltrismo". Cioè non dicono nulla della bontà di una scelta politica.

Io condivido con l'autore la crociata sui pericoli della democrazia, però segnalo che sinora eravamo abituati a delle argomentazioni di un livello migliore.

con immutata stima.

saluti.

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Il Pedante 10 luglio, 2019 15:02

Accipicchia, quante cose ha affastellato! No, i bugiardini non riportano che i vaccini possono SPESSO produrre gravi effetti iatrogeni. In quanto al benaltrismo, spiace avere urtato la Sua personalissima logica, ma per il resto dei miei lettori se si dà l'ergastolo per un divieto di sosta e pochi anni di carcere per l'omicidio stradale, c'è un problema.

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chinacat 10 luglio, 2019 21:18

Gentile @cento, se considera l'evoluzione di un essere umano come qualcosa a compartimenti stagni, ha ragione:

"Segnalo anche che alcuni argomenti (sicurezza statica delle scuole ad esempio) sono "benaltrismo". "

Da questa prospettiva non ci sono nessi tra "vaccinazione" e "sicurezza statica". Certo, far vaccinare il proprio figlio e poi vederlo sepolto sotto le macerie di una scuola non ha molto senso. E non ha nemmeno molto senso osservare che lo stesso bambino vaccinato si ritrova ad avere un livello di istruzione al limite dell'analfabetismo. E si può anche andare oltre: se dopo la vaccinazione sopravvive alla scuola-poco-statica, potrebbe trovarsi laureato ma lavorare in un call center per 500 euro al mese. C'è un nesso tra un bambino di 6 mesi ed il mondo del lavoro? Se ragioniamo a compartimenti stagni, no.

Se invece consideriamo l'evoluzione bambino > adulto come un processo intrinsecamente legato alle dinamiche sociali del mondo circostante, non solo è importante la "sicurezza statica" della scuola ma sono importanti gli insegnanti e la loro formazione, i libri che legge o non legge, tutto il materiale didattico che ha disposizione.

Quindi dicono MOLTO sulla scelta politica perché se quella scelta porta alla distruzione del sistema scolastico (che è la base della mobilità sociale e di tante altre cose) , i danni fatti dal virus del morbillo in confronto sono roba da ridere (e se potesse ridere, il primo a farlo sarebbe il virus).

Ammiro il "sentire democratico" ma trovo difficile trovare delle argomentazioni migliori di quelle espresse, dato che la "democrazia" nasce sui banchi di scuola. Anzi, come cittadino di una comunità democratica, Lei ha il diritto e il dovere di pretendere il miglior livello di assistenza sanitaria possibile ed il miglior livello di istruzione possibile. E le due cose sono collegate.

Altrimenti avrebbe ragione il non compianto T.N. Carver: dato che non possiamo offrire assistenza sanitaria ed istruzione a tutti, sterilizziamo quelli al di sotto di una certa fascia di reddito.

Chinacat

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Cento 11 luglio, 2019 12:52

Gentile @Il Pedante,

mi spiace davvero che la mia critica sia stata trattata in questo modo.

Le mie argomentazioni possono essere criticabili, opinabili e persino errate, ma erano poste in modo onesto e con sincera fiducia in Lei.

Una considerazione sull'esempio (calzante) del divieto di sosta: io concordo con lei.

Però considero il metodo democratico un PRINCIPIO, cioè una cosa che viene prima, che prevale. Prevale anche quando non concordo con le conclusioni a cui porta. Quindi rilevo il problema, ma non contesto il metodo.

Cioè, per tornare ai vaccini:

se la scelta politica sui vaccini (quale che essa sia), viene presa con metodo autenticamente democratico, va considerata valida. Resta il diritto di ciascuno per lottare democraticamente per cambiare tale scelta.

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disperato 11 luglio, 2019 15:48

Gentile @cento, temo che la politica dell'obbligo vaccinale sia incompatibile con la democrazia a prescindere da come viene portata avanti, e quel che è peggio, è incompatibile con la salute della popolazione.

Avrebbe un senso se la cosiddetta immunità di gregge avesse una minima validità scientifica, purtroppissimo non è così.

La invito a leggere (l'ho già suggerito in questo blog ma evidentemente repetita iuvant) il libricino di Stefano Montanari e Antonietta Gatti: "Vaccini: si o no?". Intanto riporto un breve estratto (pag.22 e 23):"Di fatto non esiste alcuna prova di quel 95% cui si sta riferendo con insistenza come soglia di soggetti vaccinati al di sotto della quale si rischia la recrudescenza della malattia fino a condizioni epidemiche. Se si consulta il ponderoso testo Janeway's Immunobiology di Kenneth Murphy della Washington School of Medecine di Sant Louis, un testo universalmente ritenuto autorevole, vi si trova, ad esempio, un valore dell'80% ma anche in questo caso non ci sono giustificazioni basate sui fatti e tutto è confinato all'opinione, una cosa che, pur abbondantemente praticata, in campo scientifico non trova cittadinanza legittima dove tutto va rigorosamente dimostrato. Peraltro, nazioni come l'Austria, ad esempio, godono di una copertura vaccinale decisamente al di sotto dei valori dichiarati critici e non pare esistano situazione degne di un qualche allarme.

E' sempre oggetto di sorpresa sentire qualcuno che ci informa di come nel nostro corpo vivano in perfetta e indispensabile simbiosi con noi più o meno due chili e mezzo di batteri. Un concetto su cui vale la pena meditare è quello relativo all'abitudine che, nel paio di milioni di anni della nostra vita su questo pianeta (vita dell'Uomo come animale in genere, naturalmente) abbiamo di convivere con un'infinità di batteri, virus e quant'altro, moltissimi dei quali potenzialmente patogeni. E' proprio questo contatto ravvicinato durato per millenni e ripetuto generazione dopo generazione che ha fatto in modo di mettere in atto una pacifica convivenza o, quanto meno, tollerabile tra noi e queste forme di vita .... che se affrontate senza la dovuta preparazione immunitaria potrebbero fare disastri. Notissimo è l'incontro del XVI secolo tra gli Americani (quelli veri, cioè nativi di quei territori) con gli Spagnoli. Gli invasori, di fatto quattro gatti, portarono in America l'influenza e qualche altra malattia infettiva che noi europei superiamo senza particolari difficoltà o malattie che, come il vaiolo, uccidevano da noi solo in una frazione dei casi di infezione. Esportate in America, queste patologie fecero vere e proprie stragi, trovando popolazioni che, separate da noi europei da un oceano allora arduo da attraversare, non avevano mai incontrato certi patogeni. Il risultato fu che la convivenza tra americano autoctono e virus o batterio non si rivelò possibile. SE NOI CONTINUIAMO A VACCINARCI IN MANIERA INDISCRIMINATA NEI CONFRONTI DI OGNI MALATTIA, IN PARTICOLARE QUELLE MENO AGGRESSIVE, CIO' CHE RISCHIAMO E' DI COSTITUIRE UNA POPOLAZIONE PROTETTA SOLO IN MANIERA BLANDA, E NEL CONTEMPO INCAPACE DI ALLESTIRE LE DIFESE IMMUNITARIE EFFICACI, PASSANDOLE MAGARI ALLA PROLE. La conseguenza, osservabile già ora nei neonati che si ammalano di malattie una volta destinate a bambini più maturi, è di rendere decisamente più prepotenti patogeni tutto sommato di scarsa importanza. Insomma semplificando molto, i nostri anticorpi hanno bisogno di esercitarsi sul campo e, se continuiamo a farne dei "rammolliti" , il rischio non proprio impossibile che potremmo correre è quello di far nascere davvero le pandemie che finora sono state previste, spesso minacciate, senza mai avverarsi."

Insomma il problema dal punto di vista sanitario non sono i non vaccinati, ma proprio i vaccinati.

Saluti.

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Il Pedante 11 luglio, 2019 21:50

Gentile lettore, purtroppo uno scambio simmetrico di opinioni richiede una simmetrica libertà di esporre. Ci tengo ad assicurarLe che non è colpa Sua, ma quando uno dei due poli dialettici è minacciato da conseguenze sproporzionate e mostruose, quali l'emarginazione sociale o, nel caso dei professionisti, la sospensione dalla professione, l'asimmetria dei reciproci "sentire" non può non riverberarsi nell'interlocuzione. La democrazia è anche questo.

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Incazzato 12 luglio, 2019 08:12

Gentile @cento, io non vedo i pericoli della democrazia, ma vedo la democrazia in pericolo. E' quello che il Pedante sta spiegando con una certa chiarezza e che, a quanto pare, anche la politica del governo attuale non ha capito oppure non vuole capire. Anche lei, da quel che dice, non ha ancora bene a fuoco il concetto di democrazia, e infatti dice di essere favorevole all'obbligo vaccinale. Allora si faccia una sola domanda: perché esiste in democrazia l'obbligo a pagare le tasse mentre non dovrebbe esistere quello alle vaccinazioni ? Si cerchi una risposta e vedrà che sarà chiarissima. Sempre che lei abbia presente il concetto di democrazia, perché in caso contrario la risposta non riuscirà a darsela.

Saluti

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Cento 12 luglio, 2019 11:26

Gentile @disperato,

non posso per limiti di tempo e spazio rispondere a tutte le argomentazioni che mi espone, ma segnalo che su molte cose concordiamo.

Però c'è un punto PRELIMINARE (secondo me!) che va smarcato e sul quale invece ho idee diverse, lei scrive:

"temo che la politica dell'obbligo vaccinale sia incompatibile con la democrazia a prescindere da come viene portata avanti, e quel che è peggio, è incompatibile con la salute della popolazione."

No, io credo che QUALSIASI scelta (anche quella di abbandonare i bambini deformi sul monte Taigeto!) sia legittima, se presa in modo democratico.

Il punto che voglio evidenziare è che è una scelta POLITICA, e tutti gli elementi che la giustificano sono interessanti, ma non decisivi (e nel caso dei vaccini mi riferisco agli argomenti "scientifici" sia pro che contro).

Stiamo parlando, come sempre quando si tratta di politica, di come ci dividiamo la torta, se un rischio comune debba essere "socializzato" o no, con quali contromisure o più semplicemente a quali superstizioni della maggioranza è soggetto tutto il demos.

Per discutere assieme secondo me dobbiamo partire da presupposti comuni:

- o il principio è democratico (e allora poi vale tutto, a patto che sia autenticamente democratico)

- o il principio è un altro (cioè qualcosa prevale.. ditemi voi chi si sente di decidere per tutti cosa..)

er questa scelta

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Cento 12 luglio, 2019 11:28

Gentile @Il Pedante,

mi rendo conto della cosa e me ne dispiaccio.

Da autentico democratico, una delle cose che più mi fa imbestialire è questa. La sterilizzazione del dibattito. La criminalizzazione delle tesi avversarie. Il PROIBIZIONISMO delle idee.

Ma sono cose che Lei insegna a me. Io posso solo solidarizzare.

in ogni caso grazie.

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chinacat 13 luglio, 2019 22:15

Gentile @Cento, il testo è del 1988, l'autore è J.K. Galbraith, il libro è "Storia dell'economia", pag. 315

"La grande dialettica del nostro tempo non è, come si supponeva in passato e come suppongono alcuni ancora oggi, quella fra capitale e lavoro , bensì quella fra l'impresa economica e lo Stato. Forza lavoro e sindacati non sono più i nemici primari dell'impresa e di coloro che ne dirigono le operazioni. Il nemico, se si trascura il ruolo mirabilmente e pericolosamente remunerativo della produzione militare, E' IL GOVERNO."

Per quale motivo?

"E' il governo a riflettere gli interessi di un corpo elettorale CHE VA OLTRE GLI OPERAI: un corpo elettorale composto dai vecchi, dai poveri urbani e rurali, dalle minoranze, dai consumatori, dagli agricoltori, dagli ambientalisti, dai fautori dell'azione pubblica in settori così abbandonati a se stessi dai privati come quelli delle abitazioni, dei trasporti di massa e della sanità, da coloro che premono a favore dell'istruzione e dei servizi pubblici in generale".

Qualsiasi metodo autenticamente democratico è incompatibile con il sistema che è stato costruito. Il problema, come aveva già capito Galbraith, è che i cittadini votano. Il che spiega alla perfezione le parole di Monti: "al riparo dal processo elettorale". Lo Stato, in tutte le sue forme, è diventato l'alleato dell'impresa economica, visto che in parte lo ha comperato ed in parte lo ha "delocalizzato" (il più Europa).

Lei, sig. Cento, come me, è il nemico adesso. Nemico dell'impresa economica e dello Stato in quanto depositario della sovranità politica (o di quel poco che rimane). Sono stati in grado di demolire il sistema sanitario di una nazione , la Grecia, e Lei pensa che tuteleranno la salute di suo figlio con metodo autenticamente democratico? Casomai non Le fosse chiaro il concetto:

"la democrazia è una forma di governo sbagliata perché è assurdo che siano le pecore a guidare il pastore”.

(Mario Monti)

Chinacat

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chinacat 15 luglio, 2019 20:34

Gentile @Cento, a prescindere dal fatto che qui nessuno proibisce o criminalizza "l'avversario", resta un problema: cosa si si intende per "democrazia". Il motivo è presto detto:

"io credo che QUALSIASI scelta (anche quella di abbandonare i bambini deformi sul monte Taigeto!) sia legittima, se presa in modo democratico."

Se Lei utilizza come modello quello della OLIGARCHIA per dimostrare il funzionamento della DEMOCRAZIA, è evidente che c'è qualcosa che non quadra. Sparta, come è universalmente riconosciuto, è il prototipo della oligarchia, non della democrazia.

E' un po' come dire che, siccome all'interno del Gran Consiglio del Fascismo si votava per alzata di mano, le decisioni che venivano prese dimostravano l'esistenza di un "metodo democratico". Erano legittime queste decisioni? Tecnicamente si, dato che era un organo costituzionale.., peccato che il tutto avvenga all'interno di un regime totalitario. Purtroppo la "democrazia" non è semplicemente un "metodo".

Chinacat

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chinacat 07 luglio, 2019 23:22

Mr. Pedante, ottimo "cibo per la mente" come al solito. Che la partita riguardi il controllo orwelliano dell'individuo, è evidente e dato che il concetto di "salute" è comune a tutti gli individui, è un campo in cui l'oligarchia si muove a tutto campo. A dire il vero nemmeno Orwell ci aveva pensato: quale genitore, per amore del figlio, non è disposto a sacrificare qualcosa, anche un diritto? Il vecchio George pensava bastasse controllare il pensiero, qui si passa al controllo dei sentimenti. Funziona molto meglio.

L'uscita della Lorenzin sui 270 bambini morti in un anno nel Regno Unito è spettacolare. Per fortuna non lo sanno i terroristi che mettono bombe: se si organizzassero meglio, gli basterebbe prendere il morbillo, appostarsi fuori da un asilo e farebbero una strage a costo zero.

Una precisazione: Lei, Mr. Pedante, per sapere la cifra esatta ci avrà messo 5 minuti; io ci ho messo 10 minuti; il Ministro della Salute dice una cifra assurda. Non solo falsa, e passi, ma completamente insensata. Nessuno ha detto un parola. Avrebbe potuto dire che la Coca Cola cura il Parkinson e nessuno avrebbe sostenuto il contrario. La parola corretta per descrivere questo fenomeno è "gleichschaltung".

Chinacat

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Stefano 07 luglio, 2019 15:02

Articolo magistrale! Se ne rendessero conto lorsignori

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Menestrello 07 luglio, 2019 00:02

I teorici della postmodernità, quella condizione che ci toccherebbe di vivere in cui il cambiamento dell'accentazione dei significati in un discorso avrebbe il potere di cambiare la realtà, impattano inesorabilmente contro questi ostacoli inimmaginabili (da loro). Non importa quanto siano creative le centurie di addetti a PR e marketing, i bisogni di base si impongono nella testa delle persone con chiarezza: alimentazione, salute, bellezza, qualità della vita. Ambiti in cui è sempre possibile distinguere il bene dal male, un pesce di mare dal bigmac, Paolo Veronese dal circo dei pagliacci, un medico scrupoloso dai venditori di pozioni.

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nome di fantasia 07 luglio, 2019 21:41

Gentile @Menestrello, "i bisogni di base si impongono nella testa delle persone con chiarezza: alimentazione, salute, bellezza, qualità della vita. Ambiti in cui è sempre possibile distinguere il bene dal male, un pesce di mare dal bigmac, "

Quali di quelli citati sono bisogni di base? E il fatto che si mangino molti più bigmac che pesci di mare non le dice niente sulla distinzione tra bene e male che per lei è così evidente?

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