Il questismo tra seduzione e conservazione

04 agosto, 2015 | 7 comments

(questo articolo è disponibile anche in versione spagnola)

I noti fatti di Grecia, con lo scontro tra creditori internazionali e governo, l'umiliante capitolazione di quest'ultimo e la prosecuzione delle atroci politiche nazionali, hanno prodotto negli organi di informazione l'emergere di una curiosa, ma non inedita, forma di euroscetticismo selettivo: il questismo. Gli esponenti di questa corrente presentano un decorso ideale comune: già sostenitori convinti del processo di integrazione europea nella versione accelerata di Maastricht, in tempi recenti si sono portati alla spicciolata su posizioni più critiche avendo maturato la vaga e incompleta sensazione che quello stesso processo di integrazione - lo stesso che avevano esaltato - rappresenti una minaccia per la pace e il benessere dei popoli coinvolti. Questa consapevolezza non ha tuttavia prodotto in loro ripensamenti sul punto, ma un più sfuggente e articolato atteggiamento riformista ben connotato dall'aggettivo dimostrativo che dà il nome al fenomeno: "Siamo e restiamo europeisti, ma [o a seconda dei casi: quindi] non amiamo questa Europa!". Questa.

Il questismo consiste nel salvare un'idea già oggetto di un importante investimento emotivo e reputazionale criticandone l'applicazione e le manifestazioni storiche ma non la "sostanza". Oltre ad essere un toccasana per l'autostima, perché esclude l'incomodo di ammettere i propri errori, ha il vantaggio sociale di presentarsi come un metodo non distruttivo inteso a emendare una realtà esistente che, per quanto problematica, conterrebbe una "parte buona" da preservare.

Per completare la definizione occorre però esaminare ciò che differenzia il questismo dal fenomeno più generale a cui pretende di assimilarsi: il quellismo. Nel quellismo l'applicazione deplorata e "distorta" di un'idea - o ideologia, o fede - rappresenta soltanto una delle sue tante manifestazioni storicamente attestate, ma non ne esaurisce la varietà dei fenomeni. Tutti i grandi movimenti ideali della storia si prestano - necessariamente - a esercizi di distinguo quellista: "sono cristiano, ma rifiuto quel cristianesimo [ad es. quello della caccia alle streghe, ma non quello di San Francesco]", "sono musulmano, ma rifiuto quell'Islam [ad es. quello delle monarchie saudite, ma non quello dei mistici sufi], "sono comunista, ma rifiuto quel comunismo [ad es. quello delle purghe staliniste, ma non quello di Che Guevara]", eccetera.

Nel questismo, al contrario, la variante deplorata è la sola e unica attestata nella realtà. Non ne esistono altre. C'è solo, appunto, questa. O meglio, l'alternativa desiderabile esiste nell'immaginazione di chi formula il giudizio. Il carattere patologico del questismo si colloca precisamente qui: nel mettere in concorrenza realtà e sogno nell'illusione che il secondo, per il solo fatto di essere coltivato da una moltitudine, sia reale o quanto meno realizzabile al pari della prima. Gli effetti di questa allucinazione inquadrano i due cardini del questismo: seduzione e conservazione.

Seduzione

La migliore realtà non può essere migliore di una fantasia. Quest'ultima, oltre che prestarsi ad astrazioni perfette e perciò inapplicabili, calza perfettamente le declinazioni soggettive di ciascuno. Gli euroquestisti, per tornare al punto, rifiutano questa Europa (che è l'unica) in quanto asimmetrica rispetto alla loro immaginata e, ça va sans dire, perfetta idea di Unione. Il che dà la stura a un carnevale di immagini, parole e sentimenti dove ciascuno può alimentare il coro dell'utopismo in voga: dagli appelli per tornare al "sogno [sic] di Spinelli" e allo spirito di Ventotene (tipicamente evocato da chi non ha mai letto una riga dell'omonimo Manifesto) alle vibranti immagini di pace e solidarietà tra popoli, indifferentemente applicabili all'Europa come al Medio Oriente, all'Africa subsahariana come al mondo intero. Se i più prediligono il terreno sicuro del vago - la "rifondazione etica", "l'Europa dei popoli", "la fine degli egoismi" ecc. - altri si avventurano nel tecnico - la BCE come la FED, la riscrittura dei trattati, più poteri al Parlamento, più trasferimenti fiscali - ma senza esagerare: un tavolo di discussione concreta costringerebbe i sognatori a confrontarsi con le resistenze degli attori reali, trascinando l'utopia nel fallimento o nel compromesso e privandola così della sua seduzione.

Conservazione

I questisti vedono nell'Europa politica una doppia matrice: ideale e reale. Per salvarne la matrice ideale - che non esiste se non come proiezione dei loro sogni - rifiutano di mettere in discussione l'integralità del progetto pur criticandone la matrice reale: questa Europa. In ciò non vi è nulla di politico. Il marchio "Unione Europea" è un contenitore semantico, una camera vuota che accoglie le fantasie e l'autoesaltazione dei questisti come già in origine ha accolto, fornendogli un nobile schermo ideale, un progetto di svuotamento delle sovranità democratiche e dei diritti dei più. Mentre questo progetto è in avanzata fase di realizzazione, l'alternativa questista non può e non deve essere realizzata: non solo perché non esiste (altrimenti sarebbe un'alternativa quellista), ma anche per mantenere intatta la sua seduzione e assolvere alla sua duplice funzione psicologica - di nobilitare la cecità di chi ha acclamato l'integrazione senza comprenderne i veri obiettivi e di colmarne il vuoto politico con generose zeppe di luoghi comuni. In quanto alla sua funzione politica, il fatto di demandare la riforma del processo in atto ad astrazioni ontologicamente inapplicabili e inesistenti, lascia il campo libero a chi, senza proclami né slanci ideali, costruisce indisturbato l'Unione vera: questa Unione.


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Il Marchese 23 agosto, 2021 22:29

Consapevole del mio ritardo, trovo quest'articolo estremamente interessante. In particolare rispetto alla parte della conservazione. Molti europeisti, ovvero questisti, si ritengono progressisti (almeno tutti quelli che ho conosciuto personalmente). L'idea di conservare qualcosa che dovrebbe progredire e che non può progredire in alcun modo la trovo grottesca.

Complimenti, continuerò a leggere i suoi articoli con interesse e piacere.

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elbuscadero 20 agosto, 2018 11:10

mi associo al plauso generale. Complimenti vivissimi.

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Azzurro 19 agosto, 2018 22:29

lei scrive in maniera incantevole analisi geniali.

Il questismo! Una patologia pesantemente contagiosa per i giovani. Purtroppo.

Complimenti e grazie.

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Eugene_with_an_axe 19 agosto, 2018 18:44

C'è una cura?

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Armando 04 gennaio, 2017 09:30

Ottimo articolo, per nulla datato.

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arquebuse 11 dicembre, 2016 17:12

Grazie. Bellissimo contributo

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rapa 05 agosto, 2015 21:33

Vorrei averlo letto sei mesi fa! Eccellente.

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