L'epidemia dello spettacolo

08 febbraio, 2020 | 12 comments

Questo articolo è stato pubblicato, in versione leggermente ridotta, su La Verità di venerdì 7 febbraio.

Come molti, cerco anch’io di tenermi informato sull’evolversi dell’epidemia di Coronavirus 2019-nCoV, sulle probabilità di contrarlo e sulla sua gravità. Ma non è facile. Mentre mi districo tra gli aggiornamenti e le raccomandazioni delle autorità sanitarie, il seme del microbo ha attecchito sul terreno di un’opinione pubblica affamata di simboli e di ossessioni e da lì ha generato una foresta narrativa che nulla dice degli eventuali pericoli della malattia, moltissimo di quelli di una società imprigionata nelle trame immateriali dello «spettacolo» (Guy Débord).

I primi a muoversi sono stati gli alfieri delle vaccinazioni obbligatorie. Ancora non esiste un vaccino per difendersi dal Coronavirus cinese quindi (!), spiegava il nostro rappresentante OMS ai microfoni di Radio Radicale, «il rimedio principale è il vaccino contro l’influenza» e «a maggior ragione» contro la polmonite, cioè contro altre malattie. Massì. Se ci duole un dente fasciamoci un piede, che male non fa. Del resto, ha poi aggiunto, «noi siamo un paese vulnerabilissimo. Dal ’99, quando il Parlamento ha sospeso o attenuato l’obbligo di vaccinazione per entrare nelle scuole, ci sono decine di migliaia di giovani… non vaccinati. Queste sono vittime predestinate». Mentre cerchiamo di capire che ci azzecca con l’epidemia cinese, facciamo timidamente notare che dal 1999 al 2017 (quando fu rintrodotto l’obbligo) il tasso di adesione alla vaccinazione anti-polio-tetano-difterite è invece rimasto invariato, mentre quello all’anti-morbillosa è addirittura cresciuto di venti punti percentuali. Mais passons. Altri hanno fatto il salto ancora più lungo, brandendo il vaccino immaginario per annichilire i propri nemici: immaginari. «Desidererei,» scrive un noto virologo su Twitter, «che si trovasse immediatamente un vaccino contro il coronavirus [anche] per il piacere di vedere gli antivaccinisti implorare la vaccinazione in ginocchio sui ceci». Il riferimento di questo tecnico e olimpico auspicio è con tutta evidenza il fiabesco sottogruppo di coloro che rifuggirebbero qualsiasi vaccino siccome l'aglio i vampiri, non chi vorrebbe solo scegliere se e quali farne, o magari più semplicemente discuterne col proprio medico senza fargli rischiare la radiazione e la gogna. Giacché questo secondo gruppo ha il difetto di esistere, mal si presterebbe al copione.

Ci sono poi quelli asserragliati nel fortino dell’amore, i sempre-buoni che lottano contro il Paese incattivito e crudele. Ecco il sindaco di Firenze apparire in video con un signore dai tratti orientali per denunciare «lo sciacallaggio che alcuni fanno per trovare soltanto una scusa per l’odio e l’esclusione». Il virus è solo «una scusa», l’hashtag #AbbracciaUnCinese (sul serio). Ecco ogni aggressione o ipotesi di aggressione a persone con gli occhi a mandorla diventare un’«emergenza sinofobia», il sintomo di una «psicosi razzista» che va espiata in pubblico con apposite mangiate riparatrici di involtini primavera, a favor di Instagram sotto l'immancabile hashtag. Ed ecco i cronisti a caccia di mamme preoccupate dal rientro in classe di un compagnuccio dalla Cina. «C’è il rischio di una caccia all’untore», ammoniscono gli stessi che chiamano migliaia di bimbi sani «piccoli untori» e gioiscono se li si caccia a pedate dagli asili. Secondo l’OMS è possibile che il virus si trasmetta anche da ospiti asintomatici, ma Alberto Villani (SIP), lo stesso a cui «ha fatto molto piacere» che il trascorso governo abbia confermato il divieto di frequenza scolastica per chi non si vaccina contro malattie scomparse da decenni nel nostro Paese o per le quali non è in corso alcuna epidemia, ci informa oggi dalle pagine del Corriere che se invece incombe un’epidemia allora è ingiusto e «non ha senso» imporre una breve quarantena agli alunni provenienti dalle zone dove infuria. Perché, adesso sì, il rischio è solo «teorico» e comunque «se esiste è altamente improbabile». Sullo stesso spartito canta l'UNICEF. Nel 2018 il portavoce per l'Italia esprimeva «apprezzamento per il superamento della [sospensione del]l’obbligo vaccinale come requisito per l’iscrizione e la frequenza scolastica» e lanciava un appello affinché la «tutela della salute dei bambini – in particolare i più vulnerabili – non sia demandata al senso di responsabilità dei singoli cittadini» Oggi, non essendoci di mezzo le punture, scopriamo invece che bisogna «dire no a qualsiasi pregiudizio e discriminazione» perché «nessun bambino è un virus». E «i più vulnerabili»? Qui non servono, quindi restano in panchina.

Per l’eurodeputata Alessandra Moretti, «se ogni Stato rimane sovrano, limita l’autorevolezza dell’Europa a essere rilevante anche per questi casi». Si chiede perciò se «saremo capaci di rinunciare… a un pezzo di sovranità anche per quanto riguarda la salute e la sicurezza sanitaria… per diffondere un sistema di tutela europeo». Chiaro: se la malattia vola sulle ali del globalismo, ci vuole più globalismo. Non manca, né può mancare, «il clima», che sta oggigiorno alle cronache come il curry alla cucina indiana: «L’epidemia da coronavirus in atto», scrive un medico sul Fatto Quotidiano, «rientra tra le conseguenze del cambiamento climatico in atto». Chi lo ha detto? Al Gore, sicché. Per chiudere il cerchio un lettore mi scrive preoccupato: «Ma il contante? Possibile che nessuno abbia ancora detto che veicola i virus?». No, ma siamo fiduciosi. Nel frattempo arriva una buona notizia, che in un istituto di Roma si sarebbe isolato il genoma del virus. Che cosa è emerso? Quali sono i risvolti pratici della scoperta? Non si capisce, non si sa, perché il vero scoop è ben altro: che la squadra di ricerca sarebbe composta da sole donne, pare addirittura «meridionali». A parte il chissenefrega, sentirlo annunciare come un fatto straordinario dai difensori della parità di genere fa sempre un certo effetto.

Più di un commentatore ha lamentato la troppa politicizzazione della vicenda, ma francamente mi sembra un understatement. Ciò che vedo è piuttosto un evitamento sistematico e centrifugo dell’oggetto, l’incapacità di considerare il suo dato e la compulsione di digerirlo in una griglia immateriale di desideri, rappresentazioni e ossessioni per deformarlo fino a renderlo irriconoscibile e inerte, prostituibile alla qualsiasi. Vedo un teatro senza finestre sulla realtà, dove della realtà entrano solo poche ombre per farsi pretesto di un copione già scritto. Come a teatro, tutto diventa appunto spettacolo con i riti collettivi clowneschi sui social, le formule ripetute in coro, i battimano a comando, le star da acclamare, i figuranti e l’azione che converge sul finale escogitato dagli autori e atteso dal pubblico, tra peripezie libere di svilupparsi senza vincoli di verosimiglianza, raziocinio e coerenza.

In questo teatro o circo ci si diverte e ci si rassicura a vicenda, si gode nell’assistere all’elegante farsi dei propri sogni sul palco. Resta però il problema della finzione che, per quanto collettiva e ripetuta, non può incidere sulla realtà a cui così liberamente si ispira. Non so quanto sia grave l’epidemia di Coronavirus, ma il fatto di non riuscire a focalizzarla nella sua sostanza tutto sommato banale segnala un problema che supera per gravità ogni eventuale emergenza sanitaria: quello di una civiltà accecata dalle proprie consolanti finzioni e sprezzantemente ignara di tutto ciò non le avvera. E perciò destinata a subirlo.


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Herzog 15 febbraio, 2020 07:21

Mi scuso del copia-incolla, è solo un mio modo per "maneggiare" delle perle. Grazie!

"Vedo un teatro senza finestre sulla realtà, dove della realtà entrano solo poche ombre per farsi pretesto di un copione già scritto. Come a teatro, tutto diventa appunto spettacolo con i riti collettivi clowneschi sui social, le formule ripetute in coro, i battimano a comando, le star da acclamare, i figuranti e l’azione che converge sul finale escogitato dagli autori e atteso dal pubblico, tra peripezie libere di svilupparsi senza vincoli di verosimiglianza, raziocinio e coerenza."

"In questo teatro o circo ci si diverte e ci si rassicura a vicenda, si gode nell’assistere all’elegante farsi dei propri sogni sul palco. Resta però il problema della finzione che, per quanto collettiva e ripetuta, non può incidere sulla realtà a cui così liberamente si ispira."

"...segnala il problema... di una civiltà accecata dalle proprie consolanti finzioni e sprezzantemente ignara di tutto ciò che non le avvera. E perciò destinata a subirlo."

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Efesto 14 febbraio, 2020 09:11

grazie, l'ultimo paragrafo, da solo, vale più di tutto quanto è stato scritto e detto sulla questione fin dall'inizio

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disperato 13 febbraio, 2020 15:03

Questo è un paese dove si processa un ministro dell'interno per sequestro di persona dato che ha difeso i confini nazionali e l'ordine pubblico (che poi è esattamente il motivo per cui esiste il ministero dell'interno).

E abbiamo una popolazione che discute se è giusto o sbagliato.

Ci preoccupiamo dei possibili danni futuri dei vaccini, dei virus, dell'inquinamento, ma il problema sono i danni presenti al sistema neuronale di una fetta enorme della popolazione. E non mi si venga a dire che in realtà sanno quello che fanno ma sono in malafede, la verità è che non sanno quello che fanno e le conseguenze per tutti sul lungo termine delle loro azioni.

Qui non c'è più nulla da salvare, il paese è perduto, vi sono zombie ovunque.

Scappate, scappate, scappate. E senza voltarvi indietro, non avete altra scelta se volete un futuro.

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Aristide 13 febbraio, 2020 20:55

Gentile @disperato,

Sanno benissimo quello che fanno. Il loro è un habitus caratteristico, che li distingue e che difficilmente possono dismettere o nascondere. Se uno vuole scappare libero di farlo, ma se scappi una volta lo farai sempre. E' quello che vogliono: apolidi, senza identità e senza radici. La retorica dell'uomo globale è solo cacca. Quando sei nella tua comunità con persone che parlano la tua stessa lingua e hanno la tua stessa cultura, semplicemente sei a casa. La battaglia è iniziata, è da fare qui, adesso.

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disperato 14 febbraio, 2020 11:03

Gentile @Aristide, sanno quello che fanno come lo sapeva Robespierre o qualche dirigente dell'unione sovietica.

Non si rendono conto che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, banalmente, quindi non sanno che stanno scavando la fossa per tutti, loro compresi.

Poi io non scappo semplicemente perché non è ho la possibilità, e resto qui a lottare (che poi vuol dire votare Lega, comprare LaVerità, cercare di non farsi fregare dalle banche, evitare i vaccini e poco altro), ma credo che un giovane neolaureato faccia bene a scappare a Londra o in Svizzera per salvarsi, salvo poi tornare magari tra vent'anni. Saluti.

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Herzog 15 febbraio, 2020 14:28

Gentile @Aristide, nell'eterna battaglia tra dominanti e dominati, di cui lei parla, a me sembra che anche oggi si possa identificare nella strategia dei dominanti l'uso attualizzato del metodo "panem et circenses". E ho scarsa fiducia nel buon esito della battaglia per i dominati.

Trascrivo, a proposito di panem e circenses, un brano tratto da Étienne De La Boétie, Discorso sulla servitù volontaria (1549). (Si parla di Ciro il Grande fondatore dell'impero Persiano).

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Herzog 15 febbraio, 2020 16:10

Ops! è saltato la trascrizione del brano tratto dal Discorso sulla servitù volontaria. Lo aggiungo qui:

"...L'astuzia dei tiranni nell’abbrutire i propri sudditi più che in ogni altro caso si è manifestata in modo evidente nel trattamento che Ciro riservò agli abitanti della Lidia, dopo essersi impadronito di Sardi, capitale di quella regione, e dopo aver fatto schiavo il ricchissimo re Creso che si era rimesso nelle sue mani. Giunse notizia a Ciro che gli abitanti di Sardi erano scesi in rivolta. Avrebbe potuto ridurli in un attimo ai suoi voleri; ma non volendo distruggere una così bella città e neppure essere obbligato a tenervi di guardia un esercito, per garantirsene la sottomissione, ricorse a questo espediente: vi fece collocare bordelli, taverne e giochi pubblici e bandì un’ordinanza con cui i cittadini erano autorizzati a farne uso come volevano. E questa specie di guarnigione gli rese così buon servizio che da allora non ci fu più bisogno neppure di un solo colpo di spada contro gli abitanti della Lidia. Questi poveracci si divertivano a inventare ogni tipo di gioco a tal punto che i latini, per indicare ciò che noi chiamiamo passatempi, trassero dal loro nome il termine “ludi”. ..."

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Aristide 16 febbraio, 2020 00:12

Una geremiade copia/incolla. Complimenti.

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Mario M 09 febbraio, 2020 19:42

Il virus non ha metabolismo, vita propria. Secondo Arthur Baker essi sono il prodotto o le scorie del processo di distruzione delle cellule che il nostro organismo mette in atto

https://www.medicinenon.it/bfd_download/il-mito-della-teoria-dei-germi

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disperato 09 febbraio, 2020 15:46

Caro Pedante io ho rinunciato da tempo alla speranza di capire cosa sta succedendo a livello geopolitico globale. Continuo ad ascoltare tv e leggere quotidiani ma sono consapevole che purtroppo la realtà è altra cosa, ed è fuori dalla mia portata.

Certo l'idea di poter trovare un vaccino per un virus nuovo nel giro di pochi giorni sa più un barzelletta che altro, un vaccino andrebbe quantomeno testato per valutarne l'efficacia e gli effetti collaterali, quindi servirebbero, mi pare, come minimo anni (parlo a livello farmacologico, non legale, perché sappiamo che da un punto di vista giuridico i vaccini sono considerati presidi medici e per legge non vengono testati, e questo è un altro problema) .

Quanto all'idea che i bambini non vaccinati non debbano entrare a scuola mentre quelli che vengono da zone a rischio non possano essere limitati neppure per pochi giorni mi sembra una politica che si commenta da se, ma che è in linea con le pseudologiche degli ultimi decenni.

Infine il contante veicola virus? L'hanno detto, non per questo specifico, ma l'hanno detto. Mi ricordo di un articolo di giornale in cui si magnificavano le magnifiche sorti e progressive della Svezia dove il contante sta scomparendo, e si evidenziava come i soldi cartacei sono sporchi e veicolano malattie, vuoi mettere la carta di credito?

E se poi ti bloccano il conto? Cazzi tuoi.

Saluti.

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Aristide 09 febbraio, 2020 13:57

Gesù disse di perdonare 70 volte 7, mica all'infinito.

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Roxgiuse 08 febbraio, 2020 22:31

Il contante veicola il virus...Ma cosa fa Pedante? Lei istiga. Già coronavirus evoca una valuta. Comunque davvero, si sono perse le relazioni tra le cause e gli effetti. Esistono solo reazioni emotive completamente avulse dagli stimoli che le hanno generate. Una vera psicosi collettiva.

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