L'incubo no cash e il teorema di Pangloss

19 febbraio, 2016 | 22 commenti
... καὶ ἵνα μή τις δύνηται ἀγοράσαι ἢ πωλῆσαι εἰ μὴ ὁ ἔχων τὸ χάραγμα, τὸ ὄνομα τοῦ θηρίου ἢ τὸν ἀριθμὸν τοῦ ὀνόματος αὐτοῦ. (Apocalisse 13,17)

Delle tante pessime idee escogitate dalla civiltà occidentale per autodistruggersi, l'abolizione del denaro contante è forse la più folle e pericolosa. I pretesti variano secondo l'inclinazione del gregge: in Italia si dice per fermare l'evasione e all'estero - nientemeno - per sconfiggere il terrorismo e le mafie.

Ovviamente in un'ipotetica società cashless gli evasori e i criminali continuerebbero a frodare il fisco e a muovere miliardi truccando bilanci, creando società di comodo e corrompendo funzionari e politici, esattamente come fanno oggi. E i ladri troverebbero altri modi per rubare, esattamente come ne hanno già trovati. Le cose cambierebbero invece per tutti gli altri, quelli che non avendo conti in Lussemburgo e/o inclinazione al crimine non potranno più proteggere la propria ricchezza dalle crisi finanziarie e dall'arbitrio dei governi.

La massa di coloro che invocano il monopolio del denaro elettronico sale come una marea marrone. Sicché se ne parla apertamente e chi ne parla è talmente rassicurato dalla stupidità dei tanti da mettere il carro davanti ai buoi e anticipare senza segreti i dettagli di un furto legalizzato:

  • i tassi di interesse negativi, già praticati da alcuni istituti di credito in Svizzera e Germania, consentono alle banche di maturare attivi prelevando un interesse dai depositi dei correntisti oltre alle normali spese di gestione. In pratica, chi presta soldi alla banca paga gli interessi. I pretesti di questa operazione - abbassare i tassi di credito, incentivare l'investimento e i consumi ecc. - sono talmente ridicoli da non meritare commenti. La controindicazione è invece ovvia e intuibile: i correntisti preferiscono ritirare il capitale e metterlo in cassaforte per non farselo erodere dagli interessi. La soluzione? Impedirglielo ex lege. Ad esempio in Svizzera, dove il pretesto di turno è la necessità di deprezzare la valuta nazionale:


  • la disciplina del bail-in, in vigore in Italia dal primo gennaio 2016, prevede che il salvataggio delle banche a rischio di fallimento sia prioritariamente in carico ad azionisti, obbligazionisti e correntisti della banca (questi ultimi solo se con depositi superiori a 100.000 euro, ma beato chi ci crede). Ciò significa che i clienti devono pagare per le malversazioni e la cattiva gestione di chi amministra i loro conti pur non avendovi ovviamente alcuna corresponsabilità. Gli effetti di questa norma si sono già visti, in piccolo, nel caso dell'aretina Banca Etruria, che pur essendo un istituto periferico e avendo requisito le sole obbligazioni subordinate ha lasciato sul lastrico decine di migliaia di famiglie. Da quest'anno sarà quindi molto, molto peggio. Per difendersi dall'esproprio i correntisti potrebbero ritirare i soldi alle prime avvisaglie oppure affidare alla banca solo lo stretto necessario, visto che prevedere una crisi bancaria è praticamente impossibile. Una strategia saggia ma naturalmente negata nel magico mondo cashless, dove potremo solo incrociare le dita sperando che i nostri risparmi non siano utilizzati per ripianare gli errori altrui;
  • i congelamenti dei conti correnti possono del resto avvenire per una varietà di altri motivi. Ad esempio nel 2012 furono trentamila i correntisti bloccati dalla magistratura durante il processo per bancarotta a carico di Banca Network. In altri casi può bastare un ritardo nei pagamenti o una mancata comunicazione. Negligenze (forse) deplorabili, ma non tali da essere punite con l'impossibilità di comprarsi il cibo;
  • il sequestro a sopresa dei depositi da parte dei governi senza alcun confronto democratico è stato imposto a Cipro nel marzo 2013 e può essere imposto ovunque sotto il pretesto di un'emergenza accuratamente perpetua delle finanze pubbliche dell'eurozona. Va ricordato che una delle ossessioni più ricorrenti dei banchieri internazionali - dalla Bundesbank al FMI - è che in Italia all'alto debito pubblico (cioè ai soldi che loro prestano a usura agli italiani) corrisponda un altissimo risparmio privato. E che quindi quest'ultimo debba essere messo a pegno del debito, requisibile a (loro) richiesta senza che un solo cent resti imboscato nei cassetti delle nonne;
  • il denaro elettronico ha un costo - peraltro sacrosanto in quanto è un servizio che implica competenze, lavoro e infrastrutture. Sicché non sappiamo che cosa passi nelle menti deteriorate di chi sogna transazioni gratuite per un mondo senza contanti. Chi mettiamo negli uffici AmEX e VISA? I boy scout? Gli elfi di Babbo Natale? I volontari della San Vincenzo? Pare ovvio che se le commissioni si azzerassero davvero le ritroveremmo occultate altrove (ad esempio negli interessi negativi di cui sopra) senza poterle né controllare né confrontare. Qualcuno apparentemente più ragionevole lancia accorati appelli affinché i costi di transazione siano almeno drasticamente ridotti. Dimenticando però che oggi sono tenuti a freno proprio dal fatto che l'utente può in molti casi optare per il contante. Se il monopolio dei pagamenti elettronici fosse imposto per legge il servizio non avrebbe più competitor e l'unico argine al sicuro aumento dei prezzi sarebbe rappresentato dalla buona volontà del regolatore, con i bei risultati già visti con assicurazioni, autostrade, energia ecc.

Ciò che è fin qui descritto è già realtà e già da solo basterebbe a fare di un'economia senza contanti uno strumento di distruzione del risparmio e di trasferimento infallibile dall'ampia platea dei poveri al vertice puntiforme dei ricchi. Non c'è invece limite alle ulteriori distopie che una schiavitù di questo tipo può produrre: da una sorveglianza di massa soffocante e feroce all'uso punitivo del negato accesso al denaro, dall'automatismo fiscale (con conseguente nullaosta a qualsiasi inasprimento e arbitrio, non essendoci rischio di renitenza) al controllo "granulare" degli acquisti (ad esempio negando determinate categorie merceologiche a determinate persone, o per perseguire determinate scelte di consumo). Uno scenario orwelliano di marca ultrastalinista paradossalmente sponsorizzato dalle pecore del libero (sic) mercato.

***

Di solito a questo punto della discussione qualcuno se ne esce con la domanda: "Ma se non fai nulla di male, perché temi?". Una domanda il cui sottinteso insinuante - sarai mica un ladro? un evasore? un furbetto? - ammutolisce e confonde, recuperando nella colpevolizzazione dell'interlocutore quell'autorità dialettica che la sua logica spregevolmente conformista le sottrae.

Consegnarsi mani e piedi legati alla discrezionalità di un governo - qualsiasi governo - tradisce una visione simbolica e per certi versi divinizzante delle istituzioni che è propria delle teocrazie e dei totalitarismi. È la visione degli Onesti dove la legge si fa valore etico in sé e i margini oppositivi dei cittadini all'arbitrio di chi comanda non sono percepiti come un'assicurazione minima di dignità e di partecipazione politica ma temuti come una minaccia da disinnescare. Cancellando così le tante e atroci lezioni della storia recente. Immaginiamo ad esempio se le decine di migliaia di ebrei scampati ai rastrellamenti degli anni '40 non avessero potuto occultare i propri beni e la propria persona... Oggi è diverso? Chi scrive non lo crede, ma se anche lo fosse nessuno può garantire per un futuro che altrove si è già fatto presente.

Tornando al nostro tema, spaventa la smania di chi chiede di rinunciare a uno strumento di tutela del proprio patrimonio senza domandarsi chi ne farà uso e come. È in fondo una versione speculare della cessione di sovranità in ambito privatistico dove agisce lo stesso bisogno infantile di affidare le storture dei casi umani a un padrone onnipotente e severo. Anche chi per assurdo credesse che siamo retti dal migliore dei governi possibili (aka teorema di Pangloss) e che la rinuncia al risparmio contante sia un sacrificio privo di rischi, dovrebbe avere la lucidità di riconoscere che i governi cambiano come cambiano le generazioni, e che la minor libertà che accetterebbe oggi in cambio di qualche scontrino in più potrà essere usata domani per depredarlo e perseguitarlo. Tanto più che, come abbiamo visto, gli strumenti già esistono.

Può sembrare eccessivo parlare in questi termini della soppressione di banconote e monete, ma è lampante che qui non sono in gioco gli strumenti di pagamento - che infatti non si fila nessuno - bensì il risparmio e la sua tutela. Un tema già caro ai Padri costituenti che all'art. 47 vi individuavano un fondamento dello sviluppo dell'individuo e della collettività:

La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito. Favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

Non c'è bisogno di grandi esegesi per capire che un governo che mette il risparmio dei suoi cittadini a pegno del moral hazard bancario viola brutalmente i propri obblighi costituzionali. E che è perciò un dovere difendere i residui strumenti legali di opposizione a questo crimine preservandone il più diffuso e accessibile tra tutti: il denaro contante.

Un individuo senza risparmi, o i cui risparmi siano legati al filo sottilissimo e imprevedibile di una requisizione istituzionale, è in fondo uno schiavo che sopravvive solo a condizione di un gettito reddituale sufficiente e costante, tanto più improbabile in un'epoca che glorifica la precarietà. Senza quel cuscinetto di sussistenza rappresentato dai beni mobili e immobili accantonati (perché già allocati al salvataggio dei ricchi) egli è alla mercé del mercato. E qui sta finalmente il punto. È merce-lavoro, carne umana a disposizione di chiunque possa garantirgli qualche giorno di vita per sé e i suoi figli: poi poco importa se con un lavoro sottopagato a cui non può dire di no o con un reddito di cittadinanza, trattandosi in fondo della stessa identica cosa.

Allargando lo sguardo, chi toglie ai poveri la facoltà di custodire e difendere il proprio misero gruzzolo non lo fa tanto e solo per avidità, ma anche per promuovere una precarietà psicologica e materiale in cui gli individui non possono più contare sulle proprie capacità e sulla propria avvedutezza per mettersi al riparo dal bisogno. Anche i prudenti devono finire in strada, a disposizione dei pochi compratori rimasti. Si capisce allora come la guerra al denaro contante si integri in un più ampio e coerente ventaglio di misure per allentare la sicurezza sociale: dall'erosione del welfare agli attacchi al surrogato welfare genitoriale (pensioni, reversibilità, donazioni, diritti ereditari ecc.), dalla flessibilità in uscita all'ultratrassazione del risparmio immobiliare.

Un tema che ci porterebbe lontano e a cui riserveremo una trattazione dedicata, ma il cui accenno basta ad avvalorare il monito di Zerohedge, autorevole blog americano che da anni denuncia i pericoli di una società cashless:

In short, this is a direct return to serfdom. (Zerohedge, The War On Cash - The Central Banks' Survival Campaign)

E non sta esagerando.


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Daniela 09 marzo, 2017 10:45

Lucidissima e dolorosissima analisi. I pedanti di questo tipo li apprezzo. Grazie.

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Alberto 08 dicembre, 2016 11:19

Sto rileggendo a ritroso i Suoi lucidissimi post,non mi confortano (sigh!) ma mi danno consapevolezza.Quello che mi inquieta grandemente,in queste che appaiono a una prima lettura,visioni distopiche,è il loro graduale e implacabile tentativo di realizzazione,come se ci fosse una regìa (non-occulta anzi sfacciatamente palese) che 'testa' sulle collettivita' e sulle economie piu' facilmente attaccabili,infami esperimenti di dominio economico e controllo sociale.Riporto questo articolo della Stampa (singolare,in quanto organo prevalentemente dedito negli ultimi due anni alla controinformazione dei gruppi dominanti).La realta' del 'NO-Cash' diventa incubo e proprio per i ceti piu' poveri......http://www.lastampa.it/2016/12/08/esteri/india-un-mese-senza-rupie-fra-morti-e-code-nelle-banche-HYUQc8iesf98u2nRzGpcdL/pagina.html

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Daniele 11 aprile, 2016 19:50

Segnalo un articolo su quello che secondo me è l'aspetto più inquietante e distopico di una società senza contante e che è già qui oggi: http://www.theatlantic.com/technology/archive/2016/04/cashless-society/477411/?single_page=true

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Furio Detti 08 marzo, 2016 14:36

Analisi lucidissima che mi permetterei - citandola a dovere - di farne una lezione a scuola. Me lo permette?

Cordialissimi saluti.

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Ippolito Grimaldi 03 marzo, 2016 08:00

La ringrazio della risposta che trovo, purtroppo, convincente.

Resta l' amarezza che, di questi tempi, alla mancanza di certezza del diritto alla tutela del risparmio e della libertà del suo utilizzo si debba opporre una sorta di " Ius omnium noctium" di riposare su qualcosa che , una volta dentro il materasso, da symbolum si fa res da difendere in quanto tale.

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Robuzz 02 marzo, 2016 17:56

Qualche tempo fa avevo scritto qualcosa in proposito...

Fra qualche anno (pochi presumibilmente) aboliranno il denaro cartaceo e sarà  possibile effettuare solo transazioni elettroniche.

I motivi per cui molti sono favorevoli a questo passaggio epocale è che renderà  impossibile l'evasione fiscale e le transazioni illegali in genere, tagliando quindi in modo sostanziale i proventi di base della criminalità . Si suppone anche una riduzione delle attività  criminali dirette. Le rapine in banca ad esempio non avrebbero più ragion d'essere, mancando l'oggetto, ovvero il denaro. Ma anche il furto di beni non consumabili, perderebbe di senso, diventando solo barattabili e non vendibili.

A questo mondo semi idilliaco si oppone con scetticismo chi pensa che questo tipo di leggi restrittive alla fine vengono osservate solo da quelli che sostanzialmente già  le osservano mentre gli altri troverebbero degli escamotage per aggirarle, ad esempio sviluppando delle valute illegali, ma circolanti, utilizzabili da chiunque voglia scambiare merci eludendo il fisco o illegalmente.

Per esempio, potrebbero esserci negozianti compiacenti che potrebbero fare da "cambiavalute" clandestini, vendendo merci, inesistenti o sopravvalutate, e dando in cambio un tot di valuta illegale, spendibile in mondo anonimo. Merce ricettata, droga, armi... qualsiasi cosa. Tale valuta sarebbe anche accettata in esercizi commerciali che hanno interesse a eludere il fisco, in pagamento di lavori effettuati. Le cose pertanto non cambierebbero, se non che la gestione della valuta sarebbe completamente in mano alla criminalità.

Un po' come quando c'è stato il proibizionismo in America, relativamente agli alcolici. E come è ora in buona parte del mondo riguardo la droga che essendo vietata sviluppa giri di affari vertiginosi del tutto in mano alla criminalità.

D'altro canto, chi parla di evitare con il denaro elettronico il riciclo di denaro non sa di cosa parla o parla in malafede. Infatti, i miliardi di dollari di provenienza illegale che vengono riciclati in tutto il mondo, sono già denaro elettronico. Semplici click su catene di server, scatole cinesi di intrecci societari inestricabili, favoriti e coperti da leggi ad hoc che chi opera in questo campo conosce perfettamente.

In realtà , quello che si vuole ottenere dall'introduzione del denaro elettronico è il sogno del controllo totale. Infatti, anche ammesso che tramite circuiti illegali, che sarebbero comunque combattuti, una parte della popolazione possa continuare a vivere una parte, seppur piccola, della propria esistenza, in una zona "oscura", per la stragrande maggioranza degli altri ci sarebbe una vita totalmente "rintracciabile" dal momento della nascita fino a quello della morte.

Ogni acquisto, dal pannolino al pannolone, sarà  "scritto" in qualche memoria di computer, riferibile da ognuno di noi. Ogni istante della nostra vita, quando vedremo un film, compreremo un libro, un paio di pantaloni o di scarpe, una canna da pesca o un paio di sci, una discoteca o un teatro, un viaggio al mare o in montagna, un benzinaio o un bar, tutto, tutto, tutto, entrerà  nel nostro database.

Si certo, ci sono cose che altri compreranno per noi, e viceversa. Ma saranno parte della nostra "cerchia", cioè quel gruppo di persone con cui interagiamo nella nostra quotidianeità . E quindi facilmente ascrivibili a noi, tramite interpolazione statistica.

Tali dati saranno interfacciabili con le nostre ricerce sui computer, le nostre amicizie sui social network, le pagine che visitiamo.

E anche con i software di riconoscimento facciale che potranno (già  lo fanno in molte zone calde) identificarci in ogni nostro movimento, "matchando" (facendo scopa) con quello che comunica il nostro smarphone tramite il chip di prossimità  o gps/celle.

E ancora saranno riscontrabili con le prestazioni sanitarie, che d'altro canto paghiamo elettronicamente. Nella rete cadranno non solo le problematiche mediche, ma anche eventuali "vizi", fumo, alcool, alimenti insani. Questi dati, interfacciati con quelli delle analisi e della storia famigliare tracceranno aspettativa di vita e qualità  della stessa. Sarà  il caso di proporci un'assicurazione o concenderci un mutuo? La risposta sarà  in quei server.

I nostri gusti sessuali saranno perfettamente noti, fin nelle sottigliezze. Saranno deducibili da letture effettuate nel corso di una vita, dall'interesse dimostrato verso articoli nella rete, avendo acquistato riviste, visionato film, la nostra rete di amicizie.

La potenza dei computer nel gestire tali dati è già  tale, e sarà  sempre di più, da poter considerare decine di interpolazioni con algoritmi impensabilmente sofisticati. Non solo sapranno facilmente tutto ciò che abbiamo fatto, ma potranno, con margini sempre più ristretti, sapere statisticamente quello che faremo, con una probabilità  di errore prossima allo zero.

Ci conosceranno, letteralmente, meglio di noi.

Chi riuscirà  ad avere accesso a questi dati per gestirli commercialmente avrà  un potere enorme. Ma ci "faciliterà" moltissimo la vita. Perché il software che si occupa di noi si prenderà cura di ogni nostra esigenza. Saprà  quando avremo sete e ci farà  trovare la pubblicità della nostra bibita preferita, dandoci indicazione su dove trovarla più velocemente. E così via. Saprà  quando è ora che ci sposiamo, o di fare un figlio.

Saprà  probabilmente anche quando staremo per scoppiare e magari delinquere. E forse qualcuno a quel punto interverrà  preventivamente, per il nostro bene. E quello di questa società  sovrappopolata che avremo intorno.

Il mondo che verrà , ammesso che sopravviva, avrà  tante cose che mi piacerebbe vedere. Ma sono contento di non esserci, pensando a questo.

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The Max 02 marzo, 2016 17:59

@Robuzz Mi sovviene una esclamazione del tipo: "Aggghiacciante" (imitando un noto allenatore).

Quello che descrivi, per quanto sembri da film di fantascienza, è molto preoccupante, perché molto vicino alla realtà.

Aggiungo alle tue riflessioni quanto segue:

- una valuta futura alternativa esisterebbe già  ed è l'oro: non tracciabile, facilmente occultabile, facilmente rubabile e soprattutto limitato (a differenza del denaro). Tutti i traffici alternativi sarebbero in metallo prezioso, da un lato le persone sarebbero ipercontrollate dalla stato, dall'altra sarebbero completamente alla mercè del mercato del metallo;

- mancando il denaro fisico non si limiterebbe la criminalità , infatti ora si clonano i bancomat e le cc, ecc. Anzi é quasi più semplice. L'ipotetico criminale non avrebbe più la necessità  di esporsi fisicamente e personalmente;

- il passo geniale del neoliberismo è quello di rendere la nostra schiavitù accettabile e volontaria (la necessità  delle riforme, il fate presto, lo stato di calamità  permanente). La lotta al contante non è fatta per contrastare la criminalità vera (mi sembra molto più facile aggiungere uno zero ad un conto in un computer che rubare un carico di oro), ma per contrastare sul nascere qualunque forma di opposizione. La libertà costa caro, se si rendono gli oppositori più poveri e controllabili, o li si obbliga a rivolgersi al mercato nero, come potranno opporsi in modo efficace? Mi vengono in mente le scene dei film di fantascienza con società  supertecnologiche e nei bassifondi i mercati di contrabbando: gran bel futuro...

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Leo Pistone 22 febbraio, 2016 00:14

Lei Boria spiega bene le cose fino al momento in cui entra in confusione e scambia per eguali due elementi del tutto in antitesi.

Il reddito garantito è il primo elemento atto a scongiurare la riduzione dell'essere umano a merce, proprio in quanto svolge le medesime funzioni del risparmio, quale ammortizzatore, o cuscinetto come dice lei, atto appunto a evitare che il lavoratore e il frutto della sua fatica siano ridotti a merce.

Con la semplice differenza che i risparmi presto o tardi finiscono, il reddito garantito no.

Ecco allora che il grande progressista si inserisce nel ricco filone della neoborghesia reazionaria che ha la sfrontatezza di definire le vittime della crisi indotta dalle esigenze del capitale, e in quanto tali espulse in via definitiva dal mondo del lavoro spesso dopo una vita di fatiche, servi della gleba, mendicanti e parassiti.

Facendo così il paio con lo Scalfari che definisce bestie i poveri.

Qui lei cerca di essere un pochino meno sociopaticamente fondamentalista e darwiniano, limitandosi ad apostrofare quelle vittime come sudditi.

Trascurando minuziosamente che se invece si è costretti a subire quotidianamente il ricatto dell'esistenza, quello imposto da padroni e borghesi proprio in assenza di qualsiasi elemento atto a salvaguardare dalla perdita del salario, oggi praticamente sicura proprio in virtù della glorificazione della precarietà come la definisce lei stesso, o meglio della sua legalizzazione, non fosse condannato alla forma peggiore di sudditanza.

Quali e quanti capovolgimenti logici devono affrontare coloro che si affannano a sostenere una teoria tanto contraddittoria e quindi insostenibile.

Ancora una volta il verbo avariato della Goofology sparge i miasmi pestilenziali del suo marciume concettuale anche presso aree che si immaginerebbero degne di miglior sorte. Anche se evidentemente non lo sono.

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The Max 22 febbraio, 2016 12:54

@Leo Pistone Per sig. Pistone.

Mi scusi, ma il suo discorso sul reddito "garantito" non è corretto.

1. non mi pare che esistano proposte concrete in tal senso. Nessuna proposta prevede la garanzia del reddito a qualsiasi costo ma il vincolo "virtuoso" di determinate condizioni (esempio: alla terza proposta di lavoro rifiutata lo perdi). In qualche post fa se ne parla.

2. chi garantisce il reddito? dove è garantito? come? per quanto tempo?

Cito dall'articolo

"Anche chi per assurdo credesse che siamo retti dal migliore dei governi possibili [...] dovrebbe avere la lucidità di riconoscere che i governi cambiano come cambiano le generazioni, e che la minor libertà che accetterebbe oggi in cambio di qualche scontrino in più potrà essere usata domani per depredarlo e perseguitarlo".

Una volta dato il reddito chi impedisce a qualcun altro di toglierlo, soprattutto se vengono usate le stesse scuse che hanno portato a riconoscerlo (dobbiamo risanare i conti)?

Si vedano a proposito tutti i diritti previsti dalla costituzione che giorno dopo giorno vengono smantellati. Chi impedirà al prossimo governo di ridurre o eliminare il reddito garantito per, ad esempio, una maggiore vicinanza alla durezza del vivere.

3. il reddito "garantito" diventa inutile in un Stato che, usando tutti gli strumenti di cui è pienamente possessore, è in grado di perseguire la piena occupazione.

4. la nostra costituzione non prevede la tutela del reddito, ma del lavoro (che lo genera) e del risparmio conseguente "in tutte le sue forme" (quindi anche il materasso). Posso avere anche un reddito garantito, ma se è inferiore alle mie uscite come faccio a generare risparmio? E chi decide il livello di reddito a cui posso aspirare.

5. con un reddito "garantito"; si ottiene proprio la possibilità di essere ricatattato, magari non dal datore di lavoro, ma dallo stato stesso, che in nome di questo potere può fare quello che vuole, magari farci scegliere tra la sanità pubblica e il reddito "garantito", oppure accettare proposte contro la nostra etica in cambio di un aumento del reddito garantito (magari di 80€). La vera libertà si ottiene in una situazione in cui un lavoratore è libero di licenziarsi, non perchè avrebbe un reddito "garantito", ma perchè avrebbe altre possibilità lavorative garantite dallo stato mediante politiche di piena occupazione.

Rispondi

Leo Pistone 23 febbraio, 2016 21:49

@The Max

Le rispondo per punti

1. E che vuol dire? Il fatto che non ci sia una proposta non impedisce che questa possa essere presentata o che non si possa parlare di determinati argomenti.

Anche se a molti farebbe un grandissimo piacere.

2. Anche questo non mi sembra abbia molto senso.

A che sarebbe servito allora fare la Costituzione, se in una fase successiva la si sarebbe sempre potuta cambiare?

Il punto è che occorre imporre a livello politico una sensibilità verso determinati obiettivi. Il primo dei quali dovrebbe essere appunto la presa di coscienza che le vittime delle esigenze del capitale non possono essere lasciate al loro destino, anche se questo piace molto a padroni e confindustria.

3. È ben noto che il capitalismo, mano a mano che diviene più efficiente e perfezionato nei suoi principi, persegue da un lato modi di produzione che tendono ad aumentare sempre più la produttività impiegando un numero di persone via via più ridotto, mentre dall'altro è alla perenne ricerca dei luoghi in cui il costo del lavoro è minore. Di qui la delocalizzazione dei siti di produzione.

Questo è nella logica stessa del capitalismo e pretendere che non sia così o non lo sia più equivale in linea di principio alla pretesa piddina di cambiare verso all'Europa. Solo che qui si vuole addirittura cambiare verso al capitalismo.

4. Prima di parlare di Costituzione si dovrebbe avere almeno la compiacenza di leggerla:

Art. 38

Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

5. Quelle elencate al n. 5 del suo intervento sono pure illazioni. Evidentemente il riconoscimento di un reddito garantito, e quindi il rispetto del dettato costituzionale non può essere oggetto di commercio, come lo sarebbe nel caso da lei ipotizzato.

Per quanto riguarda la contrapposizione al reddito garantito di quelle che definisce politiche di piena occupazione, riporto qui le mie domande al riguardo, cui nessuno finora, a qualsiasi livello, è stato in grado di rispondere:

- Si tende da varie fonti a definire il reddito garantito come strumento di un quadro reazionario. Del resto è proprio un quadro simile che stiamo vivendo.

In condizioni simili, l'ostinarsi a non voler prendere in considerazione un reddito di base incondizionato, che al momento allevierebbe le sofferenze di milioni di disoccupati ed emarginati restituendo ad essi il minimo di dignità, rende forse questo quadro meno reazionario?

- Se persino l'iper-reazionario Von Hayek ne riconosce la necessità in condizioni simili a quelle attuali, ostinarsi a negare il reddito garantito non pone automaticamente in una posizione persino più reazionaria rispetto a quella dell'economista austriaco?

-Quali precedenti storici ha la piena occupazione, esclusi quelli della Germania nazista e dell'Inghilterra che coinvolse persino i civili nel suo sforzo bellico della seconda guerra mondiale?

- Come si intende agire nel concreto per rendere effettiva fino in fondo la piena occupazione, tantopiù nel quadro attuale, e in particolare riguardo a cosa si vorrebbe far produrre alle maestranze che ne fruiscono, tenuto conto delle condizioni di saturazione dei mercati dei beni di consumo e di quelli durevoli cui si contrappone l'ormai sperimentata scarsa attitudine del settore dei servizi ad assorbire le quantità di manodopera resa disponibile dai livelli odierni di disoccupazione?

- Quanto costerebbe concretamente la piena occupazione?

- In quanto tempo la si potrebbe ottenere?

- Nel lasso di tempo necessario affinché la piena occupazione arrivi a regime, che fine fanno i milioni di persone espulse dal mondo dell'occupazione, spesso in via definitiva e dopo una vita di lavoro, assieme alle loro famiglie?

Dal momento che a queste domande non è mai stata data una risposta, ma ad esse è già stata contrapposta una serie infinita di pretesti, illazioni e supercazzole delle più inverosimili, chiunque volesse controbattere è il benvenuto ma è pregato di rispondere nel merito, in maniera argomentata e dettagliata.

Grazie

Rispondi

Pedante 02 marzo, 2016 01:14

@Leo Pistone L'aiuto incondizionato ai deboli è un dovere. Non so dove abbia letto il contrario, non certo su questo blog.

Rispondi

Michela 02 marzo, 2016 09:38

@Leo Pistone Lei è un invasato (sì, devo ricorrere all'insulto perchè all'omicidio non posso) e un propugnatore di quelle teorie che già in fase di discussione della nostra Costituzione furono definite "forze di regresso" ; oltretutto distorce il senso degli articoli da lei citati. Si vergogni!

http://orizzonte48.blogspot.it/2014/11/flexicurity-e-reddito-di-cittadinanza.html

Rispondi

giovanni 03 marzo, 2016 07:49

@Leo Pistone "Se persino l'iper-reazionario Von Hayek ne riconosce la necessità in condizioni simili a quelle attuali,"

Potrebbe fornirmi una citazione? Io me ne ricordo solo un paio di segno diametralmente opposto, qualcosa tipo "non mi fa dormire la notte l'idea che un lavoratore possa amdare dal datore di lavoro SENZA i crampi allo stomaco per la fame" (il che implica che la riduzione alla fame per farne un docile schiavetto è il presupposto ideale di FVA, e la riduzione alla fame è impossibile se c'è anche il minimo aiuto dello stato a chi non lavora)

Rispondi

The max 04 marzo, 2016 19:47

@Leo Pistone

1. Certo, nulla vieta di proporre qualcosa e di parlarne esattamente come è stato fatto in questo blog e nel nostro scambio di osservazioni;

2. "presa di coscienza che le vittime delle esigenze del capitale non possono essere lasciate al loro destino", assolutamente d'accordo (vivendola in prima persona), ma non vedo come la mia risposta si discosti da questo presupposto. Lei si preoccupa delle vittime, io di prevenirle;

3. io ho parlato di piena occupazione e lei mi parla di capitalismo? Questo non lo capisco. Ma rispondo: i) il miglioramento tecnologico aumenta la produttività individuale; ii) non mi sembra però che questo abbia portato un aumento della disoccupazione, povertà o altro, anzi mi pare che i paesi più tecnologici siano quelli in cui le persone stanno meglio. Per quanto riguarda la delocalizzazione, ne sono pienamente a conoscenza, il fatto è che il reddito garantito non lo limiterebbe, ma lo limiterebbe la sovranità monetaria e un mercato dei cambi più corretto (semplifico per ragioni di tempo) che renderebbero le produzioni estere meno appetibili rispetto a quelle interne;

4. l'art. da lei citato parla di assistenza, su cui non ho niente da dire (a meno di far notare come questo anche questo articolo venga calpestato giorno dopo giorno). Il discorso era sul reddito garantito, come nota l'art. 38 parla di chi non è in grado di lavorare, non di chi pur essendo in grado non può perchè manca il lavoro. In ogni caso, l'art 1 parla di lavoro e in quanto primo articolo assumo una importanza maggiore.

5. io facevo sempre riferimento ad un reddito garantito ma vincolato ad alcune condizioni, certo se fosse garantito costituzinalmente (ma non lo è) allora sarebbe un altro paio di maniche, in ogni caso se nota, sempre più la costituzione non viene rispettata per cui anche la sua costituzionalità non sarebbe una protezione verso la sua non applicazione.

Veniamo poi alle sue osservazioni successive, cercherò di essere breve;

- non capisco il suo discorso. In ogni caso, in un contesto in cui uno stato è pienamente possessore della sua sovranità è in grado di fare tendere l'economia alla piena occupazione rendendo suprefluo il reddito garantito. Nel caso italiano, rimanendo nell'Euro, il reddito garantito sarebbe: i) inefficace nel caso del rispetto del pareggio di bilancio (sarebbe solo uno spostamento di reddito da una tasca ad un'altra senza un effetto a livello macroeconomico) ii) pericoloso nel caso di non rispetto porterebbe ad un aumento del debito (o pubblico o estero). L'unico modo sarebbe uscire dall'Unione Monetaria, ma in questo caso il reddito garantito diverrebbe inutile, perchè in questo modo si potrebbero adottare politiche anticicliche senza incorrere in problemi di bilancia commerciale;

- Hayek lo proponeva proprio per tenere buoni i poveri affinchè non fossero un problema per i ricchi, che è proprio quello che ho cercato inutilmente di trasferirle;

- es. Italia del dopo guerra che è passata da essere un paese quasi da terzo mondo, ad una delle potenze industriali mondiali;

- elenco in modo non esaustivo (esistono testi e autori più autorevoli): uscita da Euro, unione BC con Tesoro, divisione banche commerciali da banche d'investimento, aumento della spesa pubblica, ecc

- al limite lo stesso del reddito garantito: se lei propone di dare 1200 EUR a testa a tutti quelli che non lavorano, io propongo di far lavorare tutti quelli che non lavorano per 1200 EUR. Quindi come vede al limite il costo, ammesso che sia un problema, sarebbe lo stesso;

- effettivamente richiederebbe più tempo per motivi tecnici, non ho dati con cui rispondere, lei si?

- nel frattempo non è detto che non si possa prevedere un sussidio temporaneo, non perpetuo come lei dice.

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Leo Pistone 11 marzo, 2016 13:06

@The max

- E dove starebbe questa piena occupazione?

- Ha precedenti storici?

- Lei sa come si fa nel concreto a renderla operante?

- A quali costi?

- Per produrre cosa che non sia scavare buche e poi ricoprirle, stante la situazione di piena saturazione di qualsivoglia mercato e di crisi irreversibile della domanda, per non parlare del progresso tecnologico che sta sempre più estromettendo l'uomo dalle fasi di produzione?

- In base a quale volontà politica di cui si ha almeno un minimo di controllo?

- In quanto tempo ci si arriva?

Ma soprattutto:

- nel frattempo che fine fanno le vittime delle esigenze del capitalismo globalizzato?

Tutte domande alle quali non siete e non sarete mai capaci di rispondere.

Non solo voi, ma neppure quei gran luminari dei sovranisti all'amatriciana, doppiogiochisti messi li apposta per convincervi che gli asini volano. Ovvero della fattibilità di cose che mai sono esistite e non esisteranno mai.

Almeno fino a che esisterà il capitalismo.

Ma se e quando lo si sarà abbattuto, che senso avrà parlare di piena occupazione?

Ancora una volta nessuno.

Capitalismo cui costoro, con le loro ricette surreali, vorrebbero farvi credere sia possibile cambiare verso.

Mentre deridono e danno dei decerebrati ai piddini, che però a confronto loro si dimostrano un modello di ragionevolezza incommensurabile, dato che almeno si limitano a voler cambiare verso all'Europa.

Vi deciderete un giorno o l'altro a far funzionare il cervello o no?

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Leo Pistone 11 marzo, 2016 14:17

@Michela

la ringrazio sentitamente delle sue valutazioni e intenzioni nei miei confronti.

Che dimostrano innanzitutto la sua indole, profondamente basata sui valori di democraticità e tolleranza.

Indole che non soltanto la caratterizza per quello che è, ma la accomuna a un'altra persona, curiosamente donna anch'essa, che va proclamando pubblicamente di voler sputare sulla tomba di chiunque non sia mentalmente soggiogato all'idolo che si è scelta e sia così imprudente da rilevare la platealità delle sue contraddizioni.

Trattasi di un personaggio che del tentativo di pratica dell'autocrazia nel più genuino stile goebbelsiano vorrebbe fare il veicolo della propria revanche personale, mentre proclama di essere il più grande democratico del momento. Cosa che non si stanca di dimostrare facendo dei suoi accoliti una squadraccia di arditi da tastiera, che chiama sistematicamente al manganellaggio nei confronti di chiunque si azzardi a cogliere l'inconsistenza e la faciloneria delle sue posizioni.

Posizioni che tra l'altro si compiace di mutare con frequenza quotidiana, forse proprio per mettere alla prova la fedeltà dei seguaci.

A quelle squadracce lei denota l'appartenenza nell'uso della minaccia e dell'insulto, oggi solo a livello mediatico ma domani chissà. Dimostrando così, come quel personaggio e tutti i suoi accoliti, di essere persona socialmente pericolosa e incapace di sostenere le proprie idee mediante una qualsivoglia argomentazione. Sostituita da slogan senza senso ripetuti a pappagallo e appunto minacce, che come quelle dei suoi simili riguardano immancabilmente la morte di chiunque si azzardi ad avere un'idea diversa dalla vostra.

Se questo è il profilo che mostra in pubblico, evidentemente non dispone di nulla di meglio, Quindi, per lei non vale neppure la pena di reiterare le domande cui The Max, come del resto il suo idolo, ha già dimostrato di non essere in grado di rispondere.

Allora mi limito a rilevare che lei ha parlato di forze di regresso. Dunque lei è convinta che abbandonare le vittime delle esigenze del capitalismo al destino che è stato deciso per loro, ovvero essere espulse in via definitiva dal mondo del lavoro spesso dopo una vita di fatiche e quindi abbandonate a una vita di stenti senza alcun rispetto della loro dignità, prima ancora che dei loro diritti, sia un elemento di progresso.

Se questo è progresso, lo è certamente di una forma molto particolare.

A occhio e croce si tratta di quella più gradita ai sociopatici di rito bocconiano, tipo Monti o Padoa Schioppa.

Ai quali lei e tutti quanti propagano bestialità simili dimostrate di essere allineati e del tutto intercambiabili a livello ideologico.

Per questo e per il resto della sua performance, quantomai efficace ed esaustiva nell'illustrare la realtà pietosa che pervade i ranghi del sovranismo all'amatriciana, non mi resta che formularle i miei complimenti più sentiti.

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Ippolito Grimaldi 20 febbraio, 2016 19:48

Pur condividendo i timori del Pedante mi sembra debole la motivazione secondo la quale la difesa del risparmio possa essere affidata anche alla possibilità di occultamento e non invece, come dovrebbe essere,preminentemente a strumenti di tutela legislativi che discendano dai principi della nostra Carta Costituzionale.

I recenti accadimenti dimostrano che le stesse ruberie e precarizzazioni del risparmio se ne sono ampiamente infischiati della facoltà del povero disgraziato di mettere le proprie monetine sotto il mattone del bagno.

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Pedante 02 marzo, 2016 01:17

@Ippolito Grimaldi Sig. Grimaldi Lei ha ragione, il risparmio deve essere garantito e promosso dal legislatore. Ma dove ciò non avviene e in attesa di tempi migliori, è doveroso mantenere gli strumenti legali per difenderlo. La libertà di preservare - per quanto in modo imperfetto, ma la perfezione è solo del Cielo - il proprio patrimonio non è occultamento, non più di quanto lo sia rinchiudersi in camera da letto con la propria moglie.

Se ci priviamo della dignità e della sussistenza ci priviamo anche della possibilità di impegnarci per cambiare le politiche.

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PaMar 20 febbraio, 2016 01:30

Prove tecniche?

http://www.engadget.com/2016/02/15/monopoly-money-is-no-more-in-the-new-ultimate-banking-edition/

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Joel Samuele Beaumont 19 febbraio, 2016 23:29

Benché, sembra ancora un ipotesi lontana, in fondo anche il bail in qualche anno fa era impensabile.

Se davvero gli Italiani permettono una cosa del genere non c'è veramente più niente da fare.

Ma poi come farebbero, con il fatto che dovrebbero togliere il contante di tutta la zona €uro?

Mi piacerebbe poi sapere: se esiste un caso di nazione senza contante, attuale.

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Pedante 02 marzo, 2016 01:15

@Joel Samuele Beaumont Non esiste né mai esisterà. Nella società cashless il contante circolerebbe come oggi circolano l'eroina e le prostitute.

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Roberto 11 marzo, 2016 09:08

@Pedante

Egregio - sive 'ex de grege' - Pedante,

voglia accettare i miei poveri complimenti per i contenuti e per la forma (il buon italiano, cioè, e la sobrietà della veste grafica) di codesto blog. E per l'assenza di pubblicità.

Ciò premesso, vengo al tema del presente post. Nella risposta all'ultimo commento, lei cita eroina e prostitute. In effetti 'per scorta ire' diventerebbe un guajo, senza contanti. Per giunta sia queste ultime che il gioco d'azzardo (la droga no, curiosamente) contribuiscono al PIL nazionale.

Secondo lei, in quel di Bruxelles sanno quel che fanno?

Cari saluti.

Roberto

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