Falce e cartello, matrimonio imperfetto

08 maggio, 2016 | 34 commenti

Si è già visto su questo blog come le politiche reclamate dai grandi detentori di capitali a detrimento della restante umanità spesso coincidano stranamente con quelle auspicate da coloro che dovrebbero esserne i nemici più consapevoli e attrezzati: cioè le sinistre "vere", quelle che si identificano nell'impostazione originaria e più che mai attuale della lotta tra chi lavora e chi specula.

Ripassiamone qualche esempio:

  1. le tasse patrimoniali (ne abbiamo parlato qui) invocate insieme dalle sinistre tsipro-rifondarole e dagli strozzini del FMI;
  2. il reddito di cittadinanza e altre forme di elemosina o trickle-down (v. qui), che mettono d'accordo non solo i miliardari à la Grillo, gli zerbini finanziari à la Renzi a botte di 80 denari e, nell'ultima versione pervenuta, gli affamatori della BCE con l'helicopter money, ma anche la sinistra compagnia di chi baratterebbe il lavoro per una briciola di capitale;
  3. l'apertura senza limiti all'immigrazione, poco importa se da stipare nei lager o negli agrumeti a 3 euro l'ora, cavallo di battaglia dei pauperisti di sinistra e, insieme, del re degli speculatori George Soros che investe milioni per promuovere lo sversamento del Terzo Mondo in Europa e USA;
  4. l'integrazione politica e la moneta unica europee, difese dall'impero americano e dal caviar-marxista Varoufakis;
  5. i diritti civili aka cosmetici LGBT, abortisti, antitradizionalisti e gender, i cui paladini contano su un'alluvione di finanziamenti da parte di multinazionali, banche d'affari e ricchi conservatori di destra;
  6. nei casi più moderati (cioè deteriori), la demonizzazione dell'evasione fiscale, della corruzione e del denaro contante, già cara a Mario Monti e ai banchieri centrali.

Questa sbalorditiva comunione di intenti tra falce e cartello, questi amorosi sensi tra guevaristi e multinazionali, si prestano a diverse chiavi di lettura. Sul piano delle intenzioni ci assiste la categoria già analizzata in questo bog del questismo.

Le sinistre sedicenti alternative non vogliono questa patrimoniale che colpisce la prima e unica casa delle famiglie e/o i risparmi degli anziani, ma un prelievo sui patrimoni dei super ricchi: cioè quella che non esiste. Non vogliono questo reddito di cittadinanza per ricattare gli indigenti (come in Inghilterra e Germania), ma un sostegno incondizionato e universale: cioè quello che non esiste. Non vogliono questa immigrazione da condannare allo sfruttamento, allo sradicamento e alla discriminazione, ma un'integrazione piena degli stranieri con la dignità di un reddito oggi negata agli stessi italiani: che quindi non esiste. Non vogliono questa Europa dei banchieri, ma quella dei popoli: che non esiste. Eccetera.

Il questismo incarna una visione consolatoria dove le politiche non sono sbagliate in sé, ma lo sono l'intenzione e il sostrato ideologico che le declinano, alimentando così l'illusione di condurre una battaglia schiettamente ideale che non metta in discussione gli atti del nemico, ma li orienti verso un fine migliore. In questa pia illusione manca naturalmente l'idea dei rapporti di forza in gioco. Se le politiche in oggetto sono progettate e concepite all'origine per servire determinati fini, e se chi le gestisce ne manovra indisturbato e sovrano l'applicazione, la scelta di sostenerle coincide con l'accettazione dei loro obiettivi.

Come si è già osservato, il questismo nasce con la pretesa di mettere i sogni in concorrenza con la realtà e finisce per mettere i sogni al servizio della realtà. Il realismo politico di chi fa il lavoro di Soros per sconfiggere Soros è pari a quello di chi avesse chiesto al Reich di non fermare la costruzione dei lager ma di farne dei luoghi di pace e riflessione. Come è poi effettivamente successo: dopo qualche milione di morti.

Si consideri poi l'inclinazione antagonista di queste forze politiche, il cui impegno si esprime di norma nell'individuazione di un nemico di facile e simbolica identificazione. In ciò si può concedere il pregio di focalizzare gli sforzi, ma solo a patto di mantenere ben aggiornato l'identikit dei bersagli demistificandone i travestimenti nell'arco mutevole delle circostanze storiche e dei posizionamenti politici.

Sicché farsi ossessionare oggi da chi porta i fiori a Predappio o sventola la croce celtica negli stadi è un caso di discronia ideologica da parte di chi ignora che, ormai da decenni, il capitale si è reincarnato nei partiti progressisti che onorano la lotta partigiana. Ma forse più grave è il disprezzo che in certi casi si leva contro la residua classe media, quella che un tempo chiamavano borghesia, alla quale si rimprovera l'egoismo meschino e pantofolaio dei privilegiati. Non che molti dei suoi esponenti non lo meritino: questo blog ospita una fenomenologia dei moderati dove se ne deplora la dominante ideologia lumacona e gregaria, pavida e osannatrice del potere di turno. Ma stigmatizzare lo squallore intellettuale di una classe - peraltro neanche tutta - è ben diverso dal disprezzarne le istanze di sicurezza economica e sociale. Nel difendere con le unghie benessere e patrimoni maturati nella parentesi del dopoguerra, la classe media italiana - anche quella che vota Meloni, anche quella che legge Libero, anche quella che ha paura degli immigrati - difende le conquiste di una sinistra che ha dato il sangue per l'emancipazione dei deboli. La stessa esistenza di una classe media, in Italia come all'estero, è il documento storico di una vittoria sul capitale certamente incompleta, ma unica per estensione e profondità nella storia, dalla quale è d'obbligo ripartire senza arretrare di un millimetro.

Schifare le paure piccolo-borghesi per l'orticello è sputare sulla tomba di chi cent'anni fa scioperava sotto i fucili per quell'orticello. Ma è anche mettersi al servizio di un capitale che oggi ha deciso di riprenderselo, anzi di riprendersi tutto: diritti del lavoro, salari, patrimonio, welfare, incominciando come è ovvio da chi ha ricevuto di più. E non certo per ridistribuirlo ai poveri. Se riconoscere i propri nemici è importante, lo è altrettanto riconoscere i nemici dei propri nemici. Chi straccia i libri di Salvini rende un favore a Mario Draghi e Bini Smaghi - i cui libri infatti riposano intonsi. Se il primo difende solo i redditi degli italiani infischiandosene del mondo, i secondi, da veri internazionalisti, puntano a ridurre i redditi di chiunque viva in Europa.

Il capitale agisce secondo opportunità, non simboli o appartenenza. In questo agile agnosticismo sta il segreto delle sue vittorie nella guerra dei consensi. Mentre gli avversari danno la caccia ai fantasmi di Ciano e di donna Rachele, il capitale si è già disfatto dell'impresentabile autoritarismo di destra per indossare il tweed delle sinistre internazionali, progressiste e democratiche. E mentre queste ultime sembrano declinare nel gradimento dei consumatori, già invita a colazione le facce pulite del movimentismo che avanza. Se invece dovessero prevalere i nazionalisti, si adopererà per infiltrare anche questi. Il capitale è rosso sul rosso, nero sul nero. Intinge i suoi interessi nella vaselina dei valori di volta in volta più nobili e/o in voga: la solidarietà, l'onestà, il sacrificio, la fratellanza tra i popoli, la pace, la libertà sessuale ecc. come ieri la patria, la religione, l'onore, il re.

Il mimetismo del grande capitale vince perché i consumatori della politica leggono le etichette senza assaggiare il prodotto. Indossa la casacca dei suoi oppositori per farseli complici, ne asseconda le passioni e le mode per sdoganare i suoi fini. È, insomma, la dementia symboli:

portare la guerra promettendo la pace,
portare lo sfruttamento promettendo l'integrazione,
portare la corruzione promettendo l'onestà,
portare la dittatura promettendo la democrazia,
portare il conflitto sociale promettendo la fratellanza,
portare il fascismo promettendo l'antifascismo,
ecc.

Se invece di interrogarci sui significati - o peggio sui significanti - osservassimo gli effetti, la storia recente sarebbe un libro aperto e le politiche in corso si rivelebbero per ciò che sono e che i numeri dimostrano: strumenti usa-e-getta per affermare gli interessi di pochissimi a spese di tutti. Gli atti di chi porta interessi opposti ai miei sono atti che ledono i miei interessi. Punto. E va da sé che assomiglino tanto ai miei sogni: la rassomiglianza non è casuale, è una strategia di marketing.

Oppure...

Oppure c'è un'altra ipotesi, la più penosa da credere. Che alcuni compagni, in un ribaltamento allucinato dei rapporti di forza, credano di sfruttare l'abbrivio del capitale triumphans per avvicinarsi astutamente alla rivoluzione, e di saltar giù dal treno dei ricchi prima dello schianto. Ad esempio per mettere fuori gioco i nemici del momento (mister B, i razzisti, i fascioleghisti ecc.) o per realizzare obiettivi ritenuti propedeutici e urgenti. Così Jacopo Fo, quello che dio-è-comunista-e-femmina, nel 2012:

Il motivo per cui io ringrazio Monti, teatralmente in ginocchio, è perché, nonostante una serie di azioni indegne, è riuscito (miracolosamente!) a evitare che il capitano Schettino portasse la nave a inabissarsi!!! E vorrei aggiungere che alcune leggi terribili le ha fatte forse anche perché erano la contropartita per ottenere alcune cose essenziali.

O ancora nel 2014:

Il pericolo oggi... è quello di non capire che anche se Renzi è cattivo dentro riuscirà a realizzare un’enorme riforma dello stato, culturale e legislativa. Non farà le riforme come le farei io, non saranno perfette, non renderanno l’Italia un paese giusto. Ma è un fatto che oggi esiste una maggioranza di italiani... che pretende il cambiamento e che pure gli interessi del grande capitale e degli imprenditori spingono in questa direzione: portare l’Italia a un livello austriaco di legalità ed efficienza.

Furbissimo.


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Cosmo 02 settembre, 2016 17:10

Temo che l'articolo http://lesobservateurs.ch/2016/02/11/calais-noborders-milliardaire-george-soros/ faccia confusione tra i NO-border e una delle migliaia (?) di associazioni e gruppi simil-NGO.

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Bombadillo 11 maggio, 2016 23:05

Caro Pedante,

come spesso avviene condivido quasi completamente il tuo interessante post. Allora, però, volendo dare un mio contributo alla discussione, mi concentrerò sul solo aspetto rispetto al quale mi differenzio. Ritengo, infatti, che molti individuino un nesso causale tra due termini che in realtà, invece, sono tra loro sconnessi, solo in base al post hoc propter hoc. E’ vero, la società del benessere, della redistribuzione, c’è stata solo nella seconda metà del novecento, con gli Stati nazionali. E allora? Ciò non implica che lo Stato nazionale sia una condizione, né necessaria, né sufficiente, per il realizzarsi di tale forma di società. Forse, a chi ha letto fin qui i miei commenti, sembrerà la cosa più strana dopo la pizza in lattina, ma io non sono contro l’Unione Europea e per il ritorno agli Stati nazionali. E non si tratta di “questismo”, nell’accezione da te proposta del termine. Sono contro l’euro, certo, perché è un gold standard, e perché ha permesso alla Germania di lucrare un surplus commerciale folle ai danni, principalmente, nostri, oltre che degli altri Paesi UEM. Ma questo non mi porta ad essere contro l’integrazione europea, né contro gli Stati Uniti d’Europa, almeno se intesi come Confederazione di Stati, e non come Stato federale. Certo, si tratta di qualcosa che non esiste, e che nella mia idea è l’esatto opposto di quel che esiste, perché, a prescindere dall’euro, io immagino una Confederazione che faccia tutto quello che la UE non fa, e non faccia nulla di quanto invece la UE ci impone. Ma non si tratta di qualcosa che non potrebbe esistere, come invece non potrebbe mai esistere un flusso di immigrazione totalmente incontrollato e, allo stesso tempo, un sistema di integrazione e di diritti sociali per gli immigrati: sono due cose che, nella pratica, si escludono a vicenda. Mentre potrebbe esistere una Confederazione europea che unisse solo verso l’esterno (ad es., con una politica estera e pure un esercito comune), senza vincolare all’interno, cioè il contrario dell’attuale. Insomma, senza dilungarmi, un poco come con la moneta comune teorizzata da Sapir, che è appunto l’inverso della moneta unica che abbiamo attualmente.

La verità è che l’unica condizione necessaria per uno stato del benessere è il livello di progresso tecnologico a cui siamo giunti. Prima non si poteva fare, perché prima le risorse erano davvero un problema: erano sempre scarse. Ora abbiamo una situazione di over produzione/offerta di beni, con una grande domanda di essi, che però non riesce ad esprimersi, perché non si danno ai potenziali compratori i soldi per comperare i beni: soldi che non costano niente, e non valgono niente, in quanto meramente convenzionali. Il titolare di questa convenzione è lo Stato (che è il primo che li accetta, altrimenti la convenzione non si reggerebbe), ma ha pensato bene di cederla ai banchieri privati, che sono gli unici che, diversamente dai lavoratori e dagli imprenditori, hanno interesse alla deflazione (così i loro interessi non sono "mangiati" dall’inflazione) e alla rarefazione monetaria (così la gente per comprare prende i soldi in prestito: vedesi il prestito al consumo), oltre che alla riduzione della società del benessere, in modo che la gente chieda soldi in prestito per ciò che lo Stato del benessere offrirebbe gratis: sanità, università, previdenza, etc.

Il punto, però, non è Stato nazionale vs. Confederazione europea. Quando la UE finirà, perché se continua così finirà, ci troveremo comunque con uno Stato nazionale tutto a favore della lobby dei prestatori professionali di denaro. E, del resto, l’inversione era già iniziata autonomamente in casa nostra con il divorzio, senza il bisogno della UE. Certo, in concreto, questa UE è stata utilizzata per accelerare il processo di ritorno all’interesse dei prestatori professionali di denaro, ma non per questo si può dire che né è stata una causa necessaria o sufficiente, o che un modello di integrazione europea diametralmente opposto sarebbe utopico, o sempre e comunque incompatibile con il ritorno ad una società del benessere. Ci sarebbe molto altro da aggiungere, ma mi sono già dilungato.

Chiudo, piuttosto, con un aneddoto su Jacopo. Da ragazzo, venti anni or sono, essendo un meridionalista –i temi, del resto sono sempre gli stessi, e le analogia tra UE e Unità d’Italia sono sconcertanti: ma non per questo sono contro l’Italia unita-, ero il “conduttore” di una piccola trasmissione di approfondimento culturale, Obiettivo Sud, su di una minuscola emittente privata. Una puntata, mandammo la nostra inviata ad intervistare il buon Jacopo, che era a Bari per presentare un suo libro (un “saggio”, mica un romanzo di fantascienza), nel quale sosteneva -tenetevi forte- che le piramidi non erano state costruite dagli egizi, ma da una precedente società matriarcale di negri, che le usavano per l’irrigazione, e non certo come mausolei. Jacopo illustra la sua tesi (la prima domanda era semplice: di cosa parla il suo libro?), e, quando finisce il suo discorso, la nostra inviata, che scema non era, gli chiede “scusi, ma lei quali prove porta a sostegno di questa sua tesi?”. Risposta di Jacopo, io la tesi l’ho formulata, adesso tocca a gli altri dimostrare che è falsa.

Insomma, ma di chi stiamo parlando? Parole in libertà…che è un concetto diverso da parole libere.

Tom Bobadill – Tom Bombadillo

P.S.: ci sarebbe davvero qualcosa da aggiungere sul rapporto tra carità e solidarietà, che ne è la scimmia -come satana di Dio-, e sul pugnale per uccidere l’io nelle iniziazioni estremo-orientali, ma è davvero troppo tardi…

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Il Pedante 13 maggio, 2016 02:26

Gentile @Bombadillo, La ringrazio per il commento che lucidamente tocca molti punti su cui concordo. Come ho spiegato nel mio ultimo articolo, sono sostanzialmente agnostico rispetto alle questioni nazionali. Non mi scalda particolarmente il cuore l'ipotesi di una confederazione europea rispetto, ad esempio, a un sistema di trattati e patti multilaterali tra nazioni europee e non. Sicuramente però in questo momento avverto l'esigenza di fermare il processo di integrazione in quanto ariete dei poteri finanziari, e non vedo come si potrebbe strappar loro il giocattolo di mano per convertirlo in qualcosa di diverso e di più compatibile con uno sviluppo pacifico del continente. Né in fondo perché.

Al momento una moratoria mi parrebbe la cosa più prudente, se non doverosa.

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Bombadillo 13 maggio, 2016 16:41

@Il Pedante, sì il giocattolo non glielo strappi, finché non lo avranno rotto. Quello attualmente in corso, del resto, più che un processo di integrazione, mi pare di disintegrazione europea. Ci rimarranno i cocci. E uno Stato nazionale ottocentesco, schiacciato dai debiti. Non c'è che dire, un bel regresso. Se mai riusciremo a riprenderci quello che ci hanno tolto, forse si potrebbe pensare alla Confederazione, perché mi pare l'unico modo in cui l'Europa può tornare a contare da un punto di vista della politica estera. Non c'è niente da fare, il diritto pubblico internazionale, stringi-stringi, è regolato dai rapporti di forza tra gli Stati: forza militare, ancor prima che economica. Da soli, contiamo quanto il due alla briscola. Una Confederazione europea potrebbe fare una propria politica estera pacifica, senza buttarsi a capofitto in tutte le avventure di destabilizzazione dei nostri confinati che saltano in testa agli USA. Insomma, solo una Confederazione europea può salvarci dalla Nato. Ma mi rendo conto che, in questo momento storico, l'emergenza, e dunque la priorità, è un'altra.

Tom

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Il Pedante 13 maggio, 2016 22:55

@Bombadillo La prospettiva geopolitica che introduce è preziosa. In effetti il nostro Paese era parte di una confederazione, se non politica, militare, pur ritagliandosi il lusso di derogare e amoreggiare di tanto in tanto con le parti avverse. Non so se in una federazione ciò sarebbe possibile, e se questa impossibilità sarebbe un bene.

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Nat 10 maggio, 2016 23:40

Bravissimo. Scrivi veramente bene. (E quel triumphans in effetti messo così è bellissimo).

Su Jacopo Fo e gli altri come lui secondo me ha ragione Bagnai: la loro vera colpa è l'aridità, la mancanza di empatia, l'indifferenza per il destino degli altri. Che crepi la giustizia, se avremo l'efficienza: è il cuore dell'ethos capitalista, alla fine, contro cui lui dice (e magari anche crede) di essere schierato.

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Il Pedante 11 maggio, 2016 00:22

@Nat Il punto è prezioso. Personalmente credo che la mancanza di empatia si associ alla stupidità. Gli intelletti piccoli non hanno l'estensione sufficiente per abbracciare la condizione altrui. Sicché nascondono a sé stessi l'handicap con un'iperbole, fingendosi apprensione per le sorti di luoghi lontani (ad es. il terzo mondo) ed epoche lontane (ad es. il fascismo). Cioè per chiunque, ovunque e quandunque non sia il proprio prossimo.

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epifaniog 10 maggio, 2016 20:33

Negli anni a partire dal '68 è stata presa di mira da sinistra la cultura borghese, credendo che smantellando la cultura borghese e la borghesia si sarebbe smantellato anche il capitalismo, che a questa era strettamente legato.

Fu un errore, di cui probabilmente in alcuni posti alcune persone si resero ben conto, incoraggiandolo. La borghesia, di fatto, con la sua cultura e la sua etica era diventata più che un volano dello sviluppo capitalistico un freno al suo dispiegamento. E fu via via sbaraccata, in favore di una nuova classe dominante cosmopolita libertaria, che almeno sul piano etico non può essere conservatrice, cresciuta com'è tra Erasmus, viaggi a New York e a Londra, rave party, consumo di droghe e relazioni sessual-sentimentali fugaci. Da qui, a mio avviso, la condiscendenza di vasti settori della classe dirigente nei riguardi dell'immigrazione, della precarietà, e di tante altre belle cose.

In quanto ai piccolo borghesi che votano PD, si consideri che sono di età media piuttosto avanzata, e poco propensi al cambiamento. Certo, per chi come me ricorda ancora cosa era il Pci ancora all'inizio degli anni Ottanta non è fonte di consolazione, ma finirà anche questa specie di brutto sogno che sogno non è, come sono finiti i "trenta gloriosi".

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Il Pedante 11 maggio, 2016 00:49

@epifaniog È l'analisi, che sottoscrivo a due mani, di Preve e Fusaro (non a caso detti "rossobruni").

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epifanio g 11 maggio, 2016 13:36

@Il Pedante E' vero, di Preve me lo ricordavo! Poi l'ho vista riproposta anche da altri, segno che ha avuto fortuna (forse perché è vera...). Preve rossobruno? Poveraccio... il suo unico torto era quello di dialogare con gli elementi più aperti della destra.

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Lorenzo Dorato 12 maggio, 2016 07:09

@Il Pedante

E' un'analisi, quella di Preve sul Sessantotto e il superamento capitalistico della cultura borghese che condivido anche io al 100%. Ho conosciuto personalmente Costanzo Preve ed ho imparato da lui tantissimo, condividendo pensieri, elaborazioni teoriche e avendo la fortuna di poter collaborare fattivamente con lui sul sito Comunismo e Comunità e in altre occasioni. Un vero maestro per la mia maturazione culturale e filosofica. Purtroppo morto prematuramente due anni fa.

Non è che qui la sede per elencare le numerosissime intuizioni di Costanzo Preve che condivido in modo incondizionato.

Proprio per la forte condivisione di idee, del resto, mi è stato anche possibile criticare alcune derive prese da Preve stesso, critiche che ebbi modo di muovergli di persona. Derive che Diego Fusaro (che ho conosciuto in modo assai più superficiale, ma che leggo in rete nelle sue frequenti esternazioni) ha purtroppo accentuato ed esasperato, portando il "prevismo" su un sentiero di banalizzazione unito all'accentuazione di alcune derive d'impostazione: binari che personalmente non trovo condivisibili.

Il problema è lo stesso di cui ho parlato nelle risposte precedenti: per criticare anche radicalmente la sinistra e l'ultra-sinistra (insomma tutta la mostruosa paccottiglia culturale e ideologica del sinistrismo, vera sciagura culturale che imperversa in tutte le sue forme da almeno 40-50 anni) non occorre mostrare compiacenza (nel peggiore dei casi) o indifferenza (nel migliore) nei confronti della paccottiglia della cultura reazionaria. La sottovalutazione dei pericoli di una cultura "fascistoide" è un errore grave che non solo apre le porte a rischi politici futuri, ma depotenzia il potere di una critica radicale e profonda del sinistrismo, del politicamente corretto ovvero dell'attuale cultura ultra-capitalistica e "post-borghese" (termine ammissibile se intendiamo la borghesia in senso non economico, ma come classe portatrice di valori "tradizionali"). Preve lo sapeva e ne abbiamo parlato tante volte, ma in alcuni casi, a mio avviso, ha commesso degli errori di impostazione. La grandezza, profondità e lunga durata teorica della sua elaborazione critica (peraltro molto sofferta nel panorama settario della sinistra e del mondo comunista o sedicente tale in cui si è trovato ad agire e dialogare per decenni) è tuttavia immensamente più grande delle derive e degli errori commessi, questi ultimi frutto prevalentemente di una vis polemica e di un isolazionismo intellettuale a volte quasi ostentato. Fusaro è giovane, intelligente e la sua elaborazione è di breve periodo e tutta in divenire, pertanto derive ed errori non trovano contenstualizzazioni di sorta e devono essere semplicemente criticati in modo netto nel merito.

L'accusa di rossobrunismo naturalmente è ridicola poiché di "bruno" il pensiero di Preve e dello stesso Fusaro non hanno assolutamente nulla. I rossobruni esistono, se proprio si vuole usare il termine e sono quattro gatti, affondano le proprie radici storiche nell'ala più "socialisteggiante" del fascismo storico (i cosiddetti autodefinitisi “fascisti di sinistra”) e poi del neo-fascismo e in generale della destra sociale. Si è sempre trattato di sparute minoranze mai emerse come preponderanti entro gli stessi movimenti fascisti storici, e sempre risucchiate nel motivo di fondo che il fascismo ha sempre avuto e sempre avrà nelle sue potenziali elaborazioni: la reazione e il supporto degli interessi economici più forti.

Certamente alcune scelte di stile, di tono e alcuni posizionanti contingenti (tanto per dirne una: l'accettazione dell'invito di Fusato ad andare a parlare con Casapound) hanno prestato il fianco ai denigratori da tastiera, quelli che amano gridare al rossobrunismo ogni qualvolta si metta in discussione la propria ortodossia sinistrorsa. Idioti da tastiera senz'altro, ma perché prestare il fianco a tale idiozia con ambiguità manifeste? Perché fare il loro gioco che, ricordiamolo, è un gioco pericolosissimo perché pone un'insopportabile equazione tale per cui: se critichi i dogmi della sinistra politicamente corretta allora fai inciuci con la destra. Asserzione gravissima per falsità e spesso per mala fede.

Perché dunque, da parte di certi personaggi intelligenti e capaci, depotenziare con scivoloni ridicoli quella che è o dovrebbe essere una straordinaria e potentissima critica della sinistra mossa negli interessi del lavoro e di una società migliore del capitalismo?

Ecco, personalmente, ritengo che vada rivendicata una critica radicale del sinistrismo mantenendo sempre dritta la barra!

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epifaniog 16 maggio, 2016 10:20

@Lorenzo Dorato Ma insomma, è possibile che a destra per molti di voi non c'è nessuno che possa dire niente di interessante e di fecondo sul piano politico? Alla fine il difetto di Preve sarebbe quello di non essere stato ligio all'antifascismo militante?

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ws 10 maggio, 2016 12:16

furbissimo

e' lo e' certamente perche' sa benissimo di lavorare "oggettivamente" per il Kapitale e che questo gli ricambiera' il favore quantomento non intaccandogli la carriera. Ed e' evidente che la " paligenesi " promessa di una futuribile "rivoluzione" sia tanto truffa ideologica degli "adepti" che ipocrita giustificazione del proprio egoistico interesse .

Perche ' non si tratta soltanto della famosa frase di spengler " la sinistra fa sempre ect.. ect" ma proprio di una mutazione funzionale,del" sinistrismo" all' interno del Nuovo Ordine" verso quel ruolo che il "cristianesimo" ha fornito per millenni a quello " vecchio"; cioe' la "consolazione" delle masse servili con il miraggio di un " paradiso" , non piu' posto nell' "aldila' " ( la " sinistra" e laica e non "trascendente" ) ma nell' "aldiqua'" certo , ma sempre in un inarrivabile "futuro".

E' questa infatti la radice del " quietismo" della attuale "sinistra" e trovo inutile se non addirittura ridicolo che molti si arrabattino nella attesa messianica di "un' altra sinistra". La "conversione" di questi " furbissimi" avverra' solo quando cambieranno gli attuali rapporti di forza tra capitale-lavoro che essi , con il loro "quietismo" "ogettivamente" difendono per puro interesse di "classe" : la LORO :-)

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adpoz 11 maggio, 2016 10:09

@ws porco boia se mi piace sto commento.

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valerio donato 10 maggio, 2016 00:45

su salvini invece è interessante leggere questa conversazione su twitter: https://twitter.com/lorenzdonofrio/status/722549841499459585

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Il Pedante 10 maggio, 2016 01:21

@valerio donato Eccellente catalogo degli orrori. Va aggiunto questo: https://twitter.com/matteosalvinimi/status/715465052174868480

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Grazia 10 maggio, 2016 07:16

@valerio donato con buona pace di chi si fa tentare dalla lega. Anche loro malati di questismo. La lega è questa, non un'altra.

Non se ne esce.

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valerio donato 10 maggio, 2016 00:42

non mi tocchi giulietto chiesa la prego. ha il merito di avere messo a nudo le peggiori strategie del capitale (i false flag che contribuiscono a muovere le masse. es https://www.youtube.com/watch?v=e4PRRRthCIY).

c'è chi capisce di economia e chi no, ma l'€ è solo uno degli strumenti con cui le elites ci governano.

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Il Pedante 10 maggio, 2016 01:16

@valerio donato Chiesa è stato uno dei miei maestri, ho scambiato corrispondenze con lui. A maggior motivo mi ha ferito il suo spinellismo (che non riguardava solo l'euro e l'economia, ma il progetto politico europeo). Pare però sia rinsavito, sicché ho aggiunto una nota tra parentesi. Manterrò in ogni caso il riferimento come testimonianza del corto circuito valoriale analizzato nel testo.

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a perfect world 09 maggio, 2016 23:44

"tutta la sinistra compagnia di chi baratterebbe il lavoro per una briciola di capitale": complimenti, sintesi davvero potente.

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Joel Samuele Beaumont 09 maggio, 2016 03:02

Ghombagno di scuolaaaaa

ghombagno di nienteeeee

ti sei salvato....

E sei entrato in banca pure tuuuuuu

fine commento

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giovanni 09 maggio, 2016 00:33

"reddito di cittadinanza e altre forme di elemosina o trickle-down"

LA fantateoria liberista del trickle down non parla di nessuna forma di reddito per i più poveri, si inventa delle magiche briciole che cadrebbero AUTOMATICAMENTE (e senza intervento statale o pubblico) in bocca ai poveri dalla tavola del libero imprenditore. E quindi proprio perchè questo automatismo funzioni al meglio è assolutamente necessario che il padr...ehm il libero imprenditore non abbia nessun contrasto al suo arricchimento (più la tavola è imbandita, e più briciole cadono). Il RDC impone invece un intervento pubblico.

"l'integrazione politica e la moneta unica europee, difese..da Giulietto Chiesa;"

Non lo leggo tutti i giorni, ma l'ultima volta non era esattamente filo-UE

http://www.libreidee.org/2015/07/giulietto-chiesa-via-dallunione-europea-e-un-branco-di-lupi/

"Se il primo (Salvini) difende solo i redditi degli italiani"

magari bisogna approfondire le cose prima di parlarne, eh. Salvini è una nullità (intellettualmente parlando) buona giusto a ripetere gli slogan prodotti dal suo esperto di PR che è Morisi, e dal punto di vista economico da Borghi. Uno che vuole la flat tax al 15%, che vuol dire "difendere" i redditi degli italiani chiudendo immediatamente l'INPS, ovvero la fonte di reddito di un italiano su tre (questo ovviamente non lo dice, perchè sa che sarebbe un suicidio politico, ma è automatico che con un bilancio pubblico ridotto ad un terzo, e con le spese per la sicurezza incomprimibili perchè ci vorranno molti poliziotti per le strade quando chiuderai tutti gli ospedali e toglierai le pensioni, quando hai pagato gli sbirri i soldi sono finiti).

E non credo proprio che chi punta alla flat tax al 15% sia così tanto in disaccordo con gli altri signori di cui parla (gli internazionalisti del capitale), perchè con ospedali e pensioni aboliti, si aprono tante belle opportunità di guadagno per gli operatori del settore. L'unico reddito che Salvini difende è il suo di politico, punto, pertanto sia la frase quotata che quella successiva ( Se invece dovessero prevalere i nazionalisti, si adopererà per infiltrare anche questi.) non hanno senso alcuno, perchè Salvini E' GIA' uno di loro.

Il resto è quotabile col sangue, compresa la sacrosanta presa in giro del delirio di Jacopo Fo: è vero che le riforme porteranno legalità ed efficienza: l'efficienza di un governo che legifera che dopo 3 rate del mutuo saltate la banca si può riprendere la casa, anzichè subire l'"illegalità" attuale di essere costretti ad aspettare anni per avere lo sfrattato finalmente fuori di casa, facendo perdere un sacco di soldi ai poveri banchieri! Auschwitz era il massimo dell'efficienza, ma vaglielo a spiegare a Fo.

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giovanni 09 maggio, 2016 00:51

fra l'altro quando ho fatto l'esempio di Auschwitz come massimo dell'efficienza non mi ero nemmeno accorto del modello di efficienza di Fo junior, ovvero quell'Austria dove è ampiamente probabile che tra qualche giorno sarà presidente della repubblica un politico di estrema destra. CHissà se ripeterà ancora che ci serve la legalità austriaca !

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Il Pedante 09 maggio, 2016 00:55

@giovanni La ringrazio per le preziose puntualizzazioni. Il trickle-down l'ho in effetti inteso come "capitalismo compassionevole" à la Bush, quale considero il RdC nelle forme ricattatorie che si vanno delineando. Su Giulietto Chiesa mi rallegro, meglio tardi che mai (introduco una nota). In quanto a Salvini condivido la Sua nota in generale, ma Le faccio notare che misurare le pensioni in funzione del gettito è liberismo purissimo.

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ws 10 maggio, 2016 12:24

@giovanni

So da chi ci lavora che in cina la pressione fiscale personale e' ridicola ... Chissa' laggiu' come fara' LO STATO a pagare " servizi&pensioni " ? :-)

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Lorenzo Dorato 08 maggio, 2016 17:59

E' la prima volta che commento un articolo di questo blog. Per cominciare faccio i miei complimenti all'autore di cui ho più volte apprezzato la lucidità di analisi. Sono sempre molto interessanti le "Pedanti" frecciate. Sono critiche politiche, economiche, e culturali delle quali ormai da diversi anni ho preso coscienza grazie a letture, riflessioni e continui confronti con persone acute e profonde. E da anni cerco di darne una declinazione coerente, alla ricerca di un'impostazione complessiva che tenga insieme analisi economica, politica e filosofica.

Tuttavia nel Pedante, come in altri commentatori del suo tenore (non sono pochi ormai), emerge un problema non banale con cui occorre fare i conti (e vale la pena farli visto che ritengo di muovermi in un terreno di analisi condivisa e con importanti similitudini): se è vero che la sinistra nel suo complesso ha perso completamente la brocca e la capacità di orientamento prendendo abbagli clamorosi e non cogliendo spesso quelle che sono le contraddizioni principali elevando le contraddizioni secondarie a nemico numero uno, allo stesso tempo è errato e pericoloso ridicolizzare le contraddizioni secondarie.

Lo è nella misura in cui tali contraddizioni (fascio-leghisti, capitalismo nazionale, culturale di destra etc) se oggi non rappresentano un campo di scontro principale, potrebbero diventarlo domani. E' del tutto evidente oggi, materialmente il trionfo di un capitalismo imperialista post-nazionale che sta schiacciando da decenni quello italiano e di altri paesi europei e, come portato culturale di ciò, è altrettanto evidente la preferenza del capitale per un pensiero debole, demo-progressista, anti-conservatore, anti-tradizionalista che sussume il linguaggio e le pratiche di una sinistra libertaria ex-anticapitalistica e ormai per lo più solo libertaria nei costumi. Tutto ciò è del tutto evidente. Ma questa fase non è affatto detto che sarà eterna e, con l'approfondirsi della crisi i rapporti di forza intercapitalistici potranno cambiare e con essi gli stessi riferimenti ideologici. Non è una circostanza da escludere né sottovalutare. E' già successo in passato e potrebbe accadere di nuovo, sebbene in forme inedite (la storia non si ripete mai uguale a sé stessa, ma simile forse sì).

Insomma credo sia più che doveroso criticare le degenerazioni di orientamento della fu-sinistra o anche della sinistra che pretende ancora di essere tale e finanche degli stessi ultimi comunisti o socialisti rimasti (davvero pochi). Ma lo si può fare, anzi lo si deve fare, senza dover cadere nella banalizzazione estetizzante delle contraddizioni secondarie. Cosa serve per stare in questo difficile equilibrio di analisi?

Serve una seria analisi dei rapporti di classe che non si fermi a dicotomie irrigidite e riesca a cogliere quella pletora di soggetti concretamente sfruttati oggi dal capitale (lavoro dipendente, autonomo, alcuni segmenti della piccola imprenditoria caratterizzati dalla decisa prevalenza del lavoro sul capitale); serve poi un'analisi seria della cultura dominante in tutte le sue sfaccettature (non solo quelle tragicomiche e prevalenti demo-progressiste, ma anche quelle reazionarie e qualunquiste. Non dimentichiamoci che esiste una cultura reazionaria che se oggi è minoritaria e macchiettistica al bisogno può tornare a diventare relativamente importante domani e che esiste una cultura di massa qualunquista che si nutre sia di demo-progressismo che di reazione allo stesso tempo. Per criticare il sinistrismo più osceno con lucidità non c'è alcun bisogno di cadere nella relativizzazione di altre oscene culture di cui nessuno sente la nostalgia; serve infine un'analisi del contesto reale e delle possibili convergenze strategiche e tattiche con le diverse forze esistenti. Con la chiara distinzione tra convergenza strategica (obiettivi di fondo grosso modo condivisi) e convergenza tattica (obiettivi di breve periodo condivisi, obiettivi di fondo diversi o persino contrapposti).

L'importante è tenere sempre ben dritta la barra degli obiettivi che da parte mia sono l'approdo ad una civiltà più solidale e giusta che elimini lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e la norma generalizzata della competizione, che rispetti e realizzi l'essere umano nella sua dimensione personale e comunitaria. Obiettivo che non può che passare, seppur in forme graduali, intelligenti e caute, per una chiara e netta opposizione al capitalismo in tutte le sue forme.

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Il Pedante 08 maggio, 2016 19:36

@Lorenzo Dorato La ringrazio per il lungo commento e i complimenti, che mi obbligano a una risposta. Poiché condivido la Sua visione e in particolare il "programma" da Lei esposto nella chiusa, mi dispiacerebbe averLe recato offesa con questa mia colorita pedanteria. Le persone lucidamente e coerentemente di sinistra esistono, e secondo me non sono neanche poche. Sono le stesse che nel novembre 2011 mi dissero "È arrivato Pinochet, ora la lotta si fa aperta". E in effetti mai come oggi il capitale si è manifestato in tutta la sua sfacciata ingordigia. L'agenda politica è ormai ridotta alle loro lerce categorie professionali: lo spread, la fiducia dei mercati, il risanamento contabile, la sostenibilità economica dei diritti...

Capisce quindi che per chi scrive mancare questo appuntamento, questo pachiderma nella storia, cincischiando con categorie simboliche è un PECCATO MORTALE, altro che contraddizione secondaria. In quanto alla cultura qualunquista e reazionaria, penso di averne scritto nel precedente pezzo sui "moderati".

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Maurizio Moretti 09 maggio, 2016 08:32

@Lorenzo Dorato

"Opposizione al capitalismo in tutte le sue forme"

Ok. In linea di principio. Ma Keynes mi sta assai più simpatico di Milton Friedman.

Fatte le dovute proporzioni mi associo a Noam Chomsky: benché Bernie Sanders sia semplicemente un new-dealer (ma chiunque stia a sinistra di Gengis Khan oggi viene dipinto come pericoloso bolscevico, quindi persino Bernie Sanders riesce a passare per socialista), se devo indirizzare le mie simpatie su qualcuno (ma non per forza il voto) preferisco Bernie alla "abuela de todos" , mrs. Clinton, che Wall Street paga 225.000 US$ a discorso/conferenza.

Ma io conto poco, mi sono arreso anni fa e sono fuggito in Scandinavia, perlomeno il tramonto della mia esistenza me lo passo fra utopisti mangiatori di carne di balena (quando si dice le contraddizioni....)

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a perfect world 10 maggio, 2016 00:27

@Lorenzo Dorato

Non riesco a respingere i volenterosi compagni che - assidui piu' dei Testimoni di Geova - mi portano Lotta Comunista a casa. Quindi poi me lo leggo, il dolce & inutile foglio. Cio' per dire che quando sento parlare di "opposizione al capitalismo" rimango perlomeno confuso, perche' non so di cosa si parli - il che non e' assolutamente una critica, ma appunto solo mia ignoranza. Socialismo, comunismo implicano un uomo ideale troppo differente da quello reale. Il capitalismo e' stato un motore di progresso (scientifico/materiale) straordinario, ma adesso tale motore sta vistosamente rallentando, frenato proprio dal perfezionamento totale della logica del profitto. E' piu' conveniente curare con continuita' una persona sana oppure guarire definitivamente una persona malata? L'innovazione, quella vera, non esiste piu' da tempo. Viviamo essenzialmente con tecnologie degli anni '60/'70 al piu', dal jet di linea al motore a scoppio. L'innovazione si concentra su carabattole pressoche' inutili, cosmetiche. Perfino Internet, dove disquisiamo elegantemente, non mi sembra comporti un reale progresso per le maggioranze. Certo non avrei conosciuto persone di valore come il padrone di casa ed altri, ma cio' non mi salvera' dalla cassa integrazione - quando sara' il momento. Quindi posso anche sognare con voi una societa' ideale non capitalistica, ma non ci credo per nulla. Forse sara' il capitalismo - forma moderna del potere di sempre - a riformare se stesso, unica altra alternativa un nuovo baratro - super guerre, crisi ecologica, ecc. - che livelli tutto. Se non ci estinguiamo, ricominceremo purificati, ma nel tempo chi sa organizzarsi centralizzera' nuovamente risorse e potere. Spero vivamente possiate confutare questa mia personale TINA.

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Lorenzo Dorato 12 maggio, 2016 07:00

@Il Pedante

Grazie della risposta. Il mio "appello" in effetti era duplice. Da un lato non banalizzare i rischi di una cultura reazionaria-qualunquista (ho letto il suo pezzo sul moderatismo e ne condivido totalmente la sostanza). Dall'altro non sottovalutare i rischi concreti di soluzioni capitalistiche contro i lavoratori che potrebbe sorgere da destra, o meglio diciamo da quella specifica destra che a parole si fa oggi campione di un interesse nazionale contro la UE (e che tra l'altro fino a 4-5 anni fa era pro-euro e pro-UE). Insomma volendo proprio usare il termine politologico semplificativo di "destre" potremmo dire che vi sono più destre oggi in parlamento. La destra PD-Vendola-dissidenti anti-renziani, la destra Renziana, la destra (ormai alla deriva) berlusconiana, e infine la destra leghista-fratelli d'Italia etc. Se vogliamo invece uscire dalla scomoda categoria politologica e troppo generica (non è semplice affermare che Vendola sia “di destra” senza stravolgere anche alcuni aspetti culturali che la categoria si porta appresso), possiamo anche dire (ma fa lo stesso) che ci sono diversi modi di intendere il dominio del capitale sul lavoro e sull'uomo da parte delle forze politiche e delle "alternative" ideologiche oggi predominanti. E questi modi sono rappresentati per l'appunto da: un blocco centrista filo-UE che asseconda l'assoggettamento completo e totale del sistema produttivo italiano al capitale straniero e da pseudo-alternative di contrattazione di spazi di sopravvivenza del capitale nazionale che non mettono in discussione in ogni caso il blocco di potere dominante e che promuovo in ogni caso la distruzione del lavoro e dei suoi diritti (alternative che prendono poi l’aspetto culturale destrorso –Lega- o sinistrorso –Vendola, sinistra PD- a seconda del pubblico di riferimento).

Ecco, il secondo appello dunque è quello di non sottovalutare lo spettro delle pseudo-alternative siano esse schiettamente di destra o liberiste-libertarie a "sinistra" del PD. Se è vero che, per usare categorie sempre utili care al marxismo-leninismo nelle sue elaborazioni antimperialiste del novecento, il "nemico principale" è senza ombra di dubbio il blocco di potere del capitalismo tedesco-statunitense (passante per il dominio della tecnocrazia UE e della NATO), è anche vero che esistono potenziali contropoteri capitalistici che, senza in fondo voler davvero scalfire il primo, cercano solo spazi di contrattazione ed esistenza con il medesimo fine di distruggere i diritti del lavoro. Quando parliamo di un personaggio come Salvini, ma probabilmente anche quando parliamo di personaggi come i "dissidenti" PD più critici verso l'Europa stiamo parlando di un modello di contrattazione capitalistico con il blocco di potere principale che in realtà non lo mette affatto in discussione.

E qui veniamo alla specifica critica della destra vera e propria.

Nel caso di Salvini e compagnia questo posizionamento opportunistico avviene con aggiunti elementi di pericolosità culturale e potenziale involuzione autoritaria da non sottovalutare del tutto. Non che bisogni gridare al fascismo istericamente ad ogni angolo della strada o strappare i suoi libri ad ogni costo come azione militante (gesto peraltro che ritengo sbagliato solo nella misura in cui finisce per offrire un'immensa pubblicità a quel losco personaggio nel panorama culturale qualunquista della masse, ma tant'è). Non si tratta di declamare un antifascismo ideologico ossessivo, ma proprio di tenere in modo intelligente alte, molto alte le difese verso la potenzialità di involuzioni reazionarie. E questo richiede analisi delle circostanze politiche concrete, presenza sul territorio e nessuna accondiscenza o sottovalutazione delle forze reazionarie o potenzialmente tali. La storia dimostra che le involuzioni autoritarie sono sempre possibili, in forme spesso originali, non necessariamente con manganello e squadrismo incendiario, ma comunque molto pericolose.

In ogni caso le ha risposto bene Giovanni su Salvini e la Lega.

Un’altra cosa infine. Non ho proprio capito la sua sospensione di giudizio sulla Flat Tax (aliquota unica). Forse sono proprio questi i punti della sua analisi che mi "spaventano" un po’. Cerco di interpretare il suo pensiero: se lo Stato fa spesa in deficit può crescere fino al pieno impiego e poi redistribuire il reddito ai più poveri e promuovere un benessere generalizzato. Dunque in tale ottica keynesiana la imposte non sarebbero più necessarie o comunque non sarebbero una parte fondamentale del programma redistributivo e di spesa di un governo. Se è questa l'impostazione (e mi è sembrato di intuirla anche in altri suoi vecchi articoli) le vorrei chiedere cosa accadrebbe allora una volta che si dovesse raggiungere il pieno impiego se mai un governo teso a tale obiettivo potesse riuscirci. Ancora riterrebbe le imposte non necessarie? O negherebbe alle imposte la loro fondamentale funzione redistributiva? Ricorderei in proposito che le imposte progressive ottemperano ad una tripla funzione.

1- redistribuire il reddito dai più ricchi verso i più poveri (tramite una spesa corrispondente altrettanto progressiva)

2- limitare il potere del capitale nella sua espansione e in generale il potere dei redditi alti

3- una volta raggiunto il pieno impiego sono il modo più concreto per effettuare una redistribuzione non solo tra i più ricchi e i più poveri ma anche tra i sani e i malati, tra gli abili e i meno abili, insomma tra esseri umani in diverse condizioni che tali sarebbero anche se ci trovassimo in una società socialista compiuta.

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Il Pedante 13 maggio, 2016 02:20

Gentile @Lorenzo Dorato, nel ringraziarLa per i sempre stimolanti contributi, desidero rassicurarLa sul fatto che non intendo sdoganare né sottovalutare le possibili derive che Lei a più riprese denuncia. Peraltro, come già in altri commenti, condivido il Suo giudizio su Matteo Salvini ma, è vero, non ne sono al momento così spaventato perché oggi i vassalli del capitale, quelli in prima linea per realizzarne i disegni, sono altri. La recente e disgustosa performance salviniana a Tel Aviv dimostra abbastanza chiaramente una disponibilità a farsi assimilare, quando sarà il momento. Fino ad allora mi concentrerò sugli esecutori attuali, non su quelli potenziali. Capirà poi che mi scandalizza molto di più una sinistra che fa la destra rispetto a una destra che fa la destra, da cui anche il senso di questo articolo e dei successivi due.

In quanto alla flat tax ha probabilmente ragione Lei. La progressività, che il prof. Borghi giura di avere rispettato nella sua proposta, è un principio irrinunciabile. Il mio appunto era riferito a un concetto che mi pareva di avere colto nella sua obiezione circa problemi di gettito che, appunto, non dovrebbero riguardare i servizi fondamentali essendo questi da sostenersi con il lavoro e l'emissione sovrana di moneta, non con la raccolta fiscale. Ma su questo mi pare abbiamo trovato una convergenza.

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davide Bortoletto 08 maggio, 2016 17:22

Mi ritrovo a 50 anni a disprezzare i santini di una volta, maledetti tutti. Gli schiaffi di Dio appiccicano al muro tutti...

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Valerio 08 maggio, 2016 15:57

Sig. Pedante, dovrebbe smetterla. Ho terminato i modi in cui manifestare gradimento ed approvazione per i suoi scritti.

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Cristina 08 maggio, 2016 14:45

Riassumendo: oggi sono i "compagni" che vogliono toglierci le rose, e lasciarci a stento il pane.

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