La posta dei lettori

26 settembre, 2015 | 3 commenti

Il Pedante ha scelto di sviluppare il suo blog su un'oscura piattaforma informatica perché gliene piaceva la veste grafica, o forse più ancora per anticonformismo. Tra i molti limiti di questa piattaforma - alcuni dei quali superati con interventi manuali sul codice - pesa l'impossibilità di rispondere direttamente ai commenti dei lettori. Il Pedante apprezza la fatica di chi lo legge e l'impegno di chi lo commenta. Tuttavia non ha né il tempo né l'interesse di elaborare ulteriormente il codice sorgente per introdurre nuove funzionalità di risposta ai commenti. Il blog è innanzitutto un veicolo di pubblicazione e divulgazione. Per i dibattiti rimando i lettori al mio account Twitter.

Ciò detto, nel ringraziare per i generosi complimenti ricevuti dai molti, alcuni commenti mi impongono una risposta: non solo per la cortesia che debbo a chi mi dedica del tempo, ma anche perché ciò mi offre l'occasione di elaborare ulteriori pedanterie. Le risposte saranno pubblicate in articoli dedicati e periodici.

Novità: Da oggi è possibile, per chi lo desidera, inserire anche il proprio account Twitter nei commenti. Ciò consentirà al Pedante di rispondere ai lettori in tempo reale, ove lo ritenga.

Edit febbraio 2016: Nell'attuale versione la piattaforma consente le risposte ai commenti.

Commenti a Socialismo dei ricchi

Michele scrive:

Estremamente chiaro, lucido e crudo... Una critica? Un po' più di pubblicità, io vi ho trovato totalmente per caso. Comunque complimenti!

Gentile Michele, Il Pedante non ama la pubblicità né chi si pubblicizza. Egli informa gli amici i quali, se interessati, informano altri amici. È così che anche Lei è capitato qui "per caso".

Vincenzo scrive:

Il socialismo reale, quello che muove e contempla l'interesse collettivo oggi è stato degradato a populismo dalla mentalità ultraliberista. E ciò proprio per dare spazio all'ossimorico concetto di "socialismo dei ricchi". Tutto ciò è reso possibile da una politica serva del capitale ma anche una informazione inetta e corrotta che costringe simili "penne" a dover veicolare le loro brillanti idee e considerazioni (come quella di sopra) attraverso blog che raggiungeranno nella migliore delle ipotesi alcune migliaia di lettori. Ma il popolo sarà sempre e comunque ammaestrato, controllato e condotto laddove vorrà il cosiddetto "socialismo dei ricchi".

Condivido la chiosa, ma aggiungo che quello dell'informazione è un gioco dialettico che si colloca a mezza via tra mittente e destinatario. Il secondo è altrettanto attivo nel creare messaggi distorti: sia per mezzo di aspettative e desideri (chiede di sapere solo ciò in cui già crede) sia in quanto egli stesso produttore di messaggi - sul tram, al bar, in famiglia, sui forum telematici ecc. Operare sul lato del destinatario significa pertanto rendere l'informazione un po' meno "inetta e corrotta". O almeno provarci.

Commenti a Reddito di sudditanza

Carmine scrive:

Le notizie si dovrebbero dare correttamente , molto falso quanto riportato qui sul reddito di cittadinanza proposto dal M5S. AL cittadino spettante tale aiuto , prima si vuole ridare dignità , quindi si propongono 3 lavori, se non si accettano o rifiuti di formarti torni a chiedere elemosina. L'idea condivisibile , in merito, è quando si dice che le piante organiche , in diversi settori, sono carenti pertanto bisognerebbe soddisfare tali carenze prima di parlare di NUOVO LAVORO [...]

Sig. Carmine, potrei spiegarLe che il lavoro non è creato da chi elargisce redditi, ma da chi lo svolge. Che il lavoro produce valore mentre il reddito non produce nulla se non per convenzione (immagini: si può dare una società senza denaro in cui si lavora, ma non può esisterne una in cui c'è denaro ma non si lavora). Che imporre, in un contesto di artefatta disoccupazione e miseria, l'accettazione di un lavoro a salari da elemosina è il sogno di chi possiede molti quattrini e, al contrario di Lei, ne conosce bene l'inutilità se non nella misura in cui gli consentano di costringere altri a produrre vero valore (cioè lavoro) per sé. Potrei spiegarLe questo e altro, ma ho deciso da tempo di non disturbare il sonno degli Onesti.

Roberto scrive:

[...] Tuttavia, affrontato vivaddio tutto ciò e ottenuta in tal modo l'occupazione per un bel numero di individui (ma questo ovviamente è già di per sé una battaglia lunga e per nulla scontata), rimane una questione tabù che sembra tutti evitino di affrontare, o per insipienza o per semplice ignoranza e sottovalutazione). L'innovazione tecnologica attuale e la sempre più accelerata ed efficiente automazione, stanno distruggendo e distruggeranno sempre più posti di lavoro in tutto il mondo,in qualunque settore e a qualunque grado di sviluppo dei paesi (perfino in Cina ed India), anche se naturalmente in modo più accentuato nei paesi con economie più avanzate.Tutto ciò si chiama : "disoccupazione tecnologica": tanti vecchi lavori spariscono a fronte di poche ed insufficienti nuove attività che nascono. Un esempio per tutti Uber che sta sottraendo lavoro ai tassisti ma già si sta profilando l'avvento dell'auto senza guidatore che soppianterà anche il lavoro degli improvvisati autisti di Uber. Questo è avvenuto già da tempo nel settore Primario (anche se l'agricoltura biologica potrebbe invertire parzialmente la tendenza), ma negli ultimi decenni anche e sempre più nel secondario, nel terziario e ultimamente nel terziario avanzato. Quindi, a parte tutta la giustezza di quanto affermato nel tuo intervento, il serio e attualissimo problema che si pone ulteriormente è il come potremo affrontare già da adesso anche tutto ciò ? Non è un problema del futuro è già pienamente in atto

Confesso che la questione della disoccupazione tecnologica non mi appassiona in sé. Come l'economia non è un fine, così non lo è neanche il lavoro. In linea di principio la maggior quantità possibile di benessere per il maggior numero possibile di individui non è incompatibile con l'aumento dell'automazione, né in fondo con la riduzione del lavoro. Anzi se - come è buona norma - prima di divinare il futuro ci rivolgessimo al passato osserveremmo che lo sviluppo delle tecnologie non solo ha complessivamente elevato il benessere ma ha anche creato nuove figure professionali. Mi intenda, però: i Suoi timori non sono infondati, purché si riconosca che implicano un passaggio politico non dichiarato. Permanendo le attuali politiche di diseguaglianza, in uno scenario di prevalente automazione i padroni dei robot cesserebbero progressivamente di avere bisogno dei lavoratori privandoli così del loro principale - se non unico - potere contrattuale: la forza-lavoro. Riproponendo la lotta di classe in forme che qualcuno ha anche provato a immaginare. Gli interventi ossessivi di deflazione salariale a cui assistiamo in questi anni mi fanno però pensare che siamo lontani da questo esito: il capitale ha ancora fame di carne, e la vuole al minor prezzo possibile.

Commenti a #ChiStaMeglio

a perfect world scrive:

[...] Vedono con autentico terrore la piena occupazione, perche' pensano che le masse si comporterebbero come loro, ovvero smetterebbero di lavorare. 

Al di là della contraddizione (se smettessero di lavorare, non ci sarebbe più piena occupazione..!), condivido il pensiero di fondo: che la paura e il disprezzo per le masse siano una pietra angolare del credo liberista. L'idea non è però esclusiva dei piani alti, anzi: si adatta perfettamente a ogni strato sociale e spinge ciascuno a diffidare dei propri simili in una competizione che non riguarderebbe più il vantaggio del singolo ma, in una delle tante allucinazioni moralistiche dei nostri tempi, l'universo bene comune. Gli altri - gli italiani, i mediocri, i parassiti, gli incapaci ecc. - sono un pericolo: vanno disciplinati e repressi, all'occorrenza spogliati di alcuni diritti (ad es. il voto). Da cui anche il successo dei tecnocrati impopolari e severi, il bisogno di consegnarsi a padroni alloctoni (l'Europa, i tedeschi, gli americani), l'insofferenza per la cultura dei diritti. Nella penosa convinzione di trovarsi, chissà perché, sull'arca degli eletti, tra coloro che saranno salvati.

Marco scrive:

[...] C'è una teoria per spiegare questo: la teoria delle risorse limitate o addirittura in diminuzione (per colpa della globalizzazione, di solito). "La coperta è corta" dicono, e si si accorcia sempre più (un fatto esogeno, una specie di calamità naturale) quindi in un ottica di equità e solidarietà dobbiamo ripartire equamente il danno, e chi ha di più sottrae una parte di coperta agli altri.

Assolutamente sì. Il paradosso è che chiamiamo "risorsa" l'unica cosa che non lo è: il denaro. Il resto, ciò che è davvero limitato in natura e andrebbe ripartito equamente - l'energia, il cibo, l'acqua, il tempo, il lavoro ecc. - sono sacrificati e distrutti per la pretesa insufficienza di un'astrazione numerica. Per simulare la "calamità naturale" hanno inventato le banche centrali indipendenti (appunto, esogene) e imposto che il loro sterco fosse centellinato dagli Stati per via costituzionale. È difficile immaginare un trionfo più definitivo del capitale.

Uno qualunque scrive:

[...] Scrivo da un paese dove l`ipercompetizione e` il pane qutidiano, le coltellate vanno schivate ogni ora, e la classe media e` spremuta come un limone. In piu`, ci sono poveri, tanti e ben nascosti. Tutele sociali pochine, e non parliamo del discorso sanita`. Non puo` funzionare cosi`, nel caso piu` fortunato si diventa acidi stronzi attaccati ai propri beefits, nel caso peggiore, si finisce sotto 2 metri di terra perche` non ci si puo` permettere di curarsi. A parte pagare tante tasse e accettare una societa` flat e poco dinamica non vedo pero` alternative.

Dott. Qualunque, la Sua esperienza è preziosa. Non altrettanto la Sua chiusa, in cui Ella abbandona la certezza empirica per pescare nell'immaginazione e nel cliché. Le basterebbe Google per sapere che diseguaglianza e pressione fiscale aumentano di pari passo in Italia, per i motivi che ho esposto nel Socialismo dei ricchi. In quanto alla società "flat e poco dinamica" la rimando al ben più autorevole Stiglitz. L'ipercompetizione blocca la mobilità sociale. Le sembra strano? Ciò non significa che non sia vero. Un consiglio: si lasci stupire dalla realtà.

Commenti a Terapie tapioco

Frank scrive:

Piccolo dettaglio su certe strategie comunicative: quelle che definisci correttamente come "regole" (banca centrale indipendente, pareggio di bilancio, ecc.) vengono spacciate come "leggi naturali". Trasformarle in leggi dello stato diventa quindi un'operazione necessaria, inevitabile. E ricompare zia TINA: ἀνάγκη ha finalmente trovato sacerdoti ed esecutori.

Non Le sfuggirà che i dogmi economici hanno soppiantato i dogmi religiosi nel persuadere gli oppressi della bontà dell'oppressione.

Dulcamara scrive:

C'è un piccolo particolare. Ovvero che la psicoanalisi non ha mai preteso di essere una Scienza. A parte la Fisica, la Chimica, l'Astronomia e con qualche riserva la Matematica, dotate di poderosi paradigmi e di evidenze e risultati facilmente ripetibili e soggettivi tutto il resto potrebbe essere chiamato tranquillamente a vari livelli pseudoscienza. Figurarsi le così dette scienze sociali o umane. Ci sono pessimi psicanalisti e pessime interpretazioni della psicoanalisi, ciò vale per tutte le pseudoscienze, la psicologia e l'economia, per non parlare delle mostruosità pedagogiche, cascano a mio parere spesso in queste derive magiche che lei giustamente denuncia. E ci cadono più spesso della psicoanalisi, a parere dello scrivente.

Scusi, ma in che modo i risultati (?) dell'astronomia possono essere ripetuti? E quando mai si è avuta conferma sperimentale di enti matematici come i numeri complessi, la radice di 2 o l'infinito? Temo che Lei, come molti, confonda il concetto convenzionale di "scienze" con il metodo scientifico. Ne ho scritto in questo articolo.

Paolo Cattani scrive:

Sebbene alcuni punti siano condivisibili, non sono d'accordo sul dove l'articolo "va a parare", perche' - sempre in un discorso di logica - di fondo la tesi sarebbe che liberalizzazione e privatizzazione sono negative perche' non hanno funzionato. Il "piccolo" dettaglio e' che di queste due cose noi non abbiamo visto neanche l'ombra! Anzi, il dato macroeconomico e' che la spesa pubblica italiana, dagli anni '70 ad oggi, e' cresciuta in modo esponenziale; mi sembra che la "lezione" da trarre sia esattamente l'opposto, e cioe', visto che tutto questo "Stato", fin qui, sta distruggendo la societa', perche' non proviamo a ridurre con forza, con l'accetta, la spesa pubblica (e, quindi, la tassazione)? Anche l'Europa (e l'Euro), in questo senso, sono deleteri, in quanto hanno ulteriormente aumentato il quantitativo di "Stato" e di "Burocrazia", in un mostro mangia-soldi e mangia-risorse che diventa sempre piu' grande ed affamato. Mi spiace, ma l'articolo, seppure ben scritto, alla fine contraddice se stesso, nel senso che vorrebbe sotto sotto riproporre il solito statalismo italico che impera da anni e sotto al quale, ahime', stiamo morendo...

Sig. Cattani, il Suo caso è grave ma istruttivo. Per non ammettere che il nesso in cui La hanno addestrata a credere (privatizzazioni = diminuzione della spesa pubblica) è sbagliato, non esita a negare la realtà storica, cioè il lungo elenco di privatizzazioni e liberalizzazioni realizzate negli ultimi 20 anni in Italia. Ne ha preso atto? Bene. Ora non Le resta che scegliere: se abbracciare il mito dell'insufficienza ("Sì è vero, le privatizzazioni sono state fatte, ma evidentemente non abbastanza visto che la spesapubblicabrutta non è scesa!") oppure arruolarsi nell'esercito dei questisti ("Queste privatizzazioni non vanno bene, perché non hanno prodotto il risultato che ho in mente io!"). Se invece volesse capirci qualcosa e sciogliere l'apparente contraddizione di una politica che, mentre predica la riduzione del ruolo dello Stato e il primato dell'iniziativa privata nell'economia, nella pratica aumenta il prelievo e la vigilanza fiscale, La invito a leggere il mio articolo Socialismo dei ricchi.

Sabrina e matteo scrivono:

Analisi efficace nel descrivere questi tempi bui. Una precisazione sul paragone con la psiconalisi: un buon psiconalista svolge un continuo processo critico su quanto succede in seduta e con il paziente, a costo di ammettere che la cura non sta ottenendo i risultati sperati.
Va bene! Ora però spezziamo una lancia in favore di Freud, il quale consigliava, una volta trovato un quadro coerente di interpretazione, di non accontentarsi e di cercare una connessione più profonda. Oppure, se decisamente non piace Freud, scriviamolo nel linguaggio di Nimzowitsch, il quale diceva: "Quando hai trovato una mossa buona, non giocarla, aspetta, pensaci sopra, ne troverai una migliore!".

Una disciplina priva di un protocollo convalidato dai risultati e di un paradigma omogeneo si presta a svariate interpretazioni applicative - incluse quelle da Voi citate ma anche quella esemplificata nell'articolo. Questo è uno dei tanti vantaggi dialettici delle pseudoscienze, che non dovendo rispondere ai requisiti della realtà empirica possono liberamente riadattarsi per schivare il colpo delle obiezioni.

Wilhelm e Papaolopopo scrivono:

Tanto pessimismo è facile. Alquanto più difficile è suggerire soluzioni che non ricadano tra le otto citate. Non ci sono alternative? Ecco un'idea geniale, anche se scarsamente costruttiva: suicidiamoci tutti.
Nessuno è perfetto, caro sconosciuto critico apocalittico. Quel che si può criticare è la pretesa presuntuosa di aver raggiunto la verità attraverso una spiegazione che si presenta come "definitiva". Ma la critica radicale non autorizza un disfattismo qualunquista. Perciò, una volta de-mistificato il sapere pseudoscientifico, cosa resta? Il rinnovato tentativo di quegli stessi saperi di continuare a cercare, arricchiti del senso auto-critico, però ...

Gentili amici, se un chirurgo vi proponesse di asportare un tumore o una ciste, non credo che pretendereste di sapere con che cosa intenda rimpiazzarli.

Stefano scrive:

articolo lucidissimo...sbaglierò ma secondo me l'autore è il Prof. Diego Fusaro.

Infatti si sbaglia. Il Pedante condivide le idee e i maestri del prof. Fusaro, ma non è altrettanto fotogenico.

Andrea scrive:

Credo che l'articolo sia del Dott. Bagnai, Professore associato di Politica economica, Facoltà di Economia, Università G.D'Annunzio, Pescara.

Pregevole Andrea, Lei sarebbe un pessimo filologo. La prosa del Pedante è rigida e saccente, o per meglio dire pedante, mentre quella del prof. Bagnai è agile e colloquiale con inserti gaddianamente colti e/o dialettali. Ma soprattutto: Il Pedante non è un economista. Senza ma.


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fricciconelcore 30 settembre, 2015 11:53

Voglio segnalare un sito simile a http://facciamocome.org/ .

Si chiama

http://www.random-austerity-measure-generator.com/

ci si può perdere molto tempo

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Emilio Simone 29 settembre, 2015 17:15

Bravo!

Ora da buon pedante sposti una "l" da dove è di troppo a dove manca ;) #SiamoTuttiNuPocoPedanti #DallaDiscilplinaAllAtrettanto

PS: Il "caso Cattani" è molto più che "grave"... la situazione pare disperata proprio... :D

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Imp€uro Galattico 29 settembre, 2015 16:54

Imp€uro Galattico sta scandagliando lo spazio alla ricerca di questo miserabile Pedante e sua prosa pedante. In particolare sua favella, sue conoscenze psichiche (la Forza scorre potente in lui), qualche indizio velato ("Il Pedante è un oscuro musicista che in gioventù ha condotto ameni ma improduttivi studi letterari") e suo approccio e chiave di lettura a crisi ci hanno condotto a sua dimora. Dobbiamo ammettere che per essere un ribelle e' piuttosto fotogenico. Ammettiamo anche che geolocalizzazione e' corretta al 90%, ma non certa.

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